COMERANO DAVVERO LECASE CHIUSE”?

COMERANO DAVVERO LECASE CHIUSE”? — LA STORICA MIRELLA SERRI: “LE DONNE CHE NEL 1948 RISIEDEVANO IN QUESTE MAISON ERANO CIRCA TREMILA IN OLTRE 700 CASINI. E SI TROVAVANO IN CONDIZIONE DI SCHIAVITÙ: DOVEVANO GARANTIRE UN CERTO NUMERO DI RAPPORTI QUOTIDIANI (SUPERIORE AI 30), AVEVANO ORARI INCALZANTI (“DALLE 10 ALLUNA, DALLE 2 ALLE 8, DALLE 9 ALLE 24, (”NON TI LASCIANO CHE IL TEMPO DI MANGIARE E DI LAVARTI LA FACCIA”) A CUI SI AGGIUNGEVA ANCHE L’ESIBIZIONE DIETRO GLISPECCHI AMERICANIPER I VOYEUR. QUASI NESSUNA RAGAZZA GODEVA DI UNA STANZA SINGOLA E A VOLTE DI UN PROPRIO MATERASSO

Mirella Ser­ri per “la Stam­pa”

mirella serri mirella ser­ri

«Cara Sig­no­ra dep­u­tates­sa sen­a­trice sono una di quelle», sono «una sig­no­ri­na», «sono una figlia di NN e fac­cio il mestiere»: così si fir­ma­vano tante «belle di giorno» che invi­a­vano numerose let­tere alla social­ista Angeli­na Mer­lin det­ta Lina.

Antifascista a fian­co di Gia­co­mo Mat­teot­ti, con­dan­na­ta al con­fi­no da Mus­soli­ni e poi pri­ma don­na a con­quis­tar­si lo scran­no di sen­a­trice, la Mer­lin fu una grande madre cos­tituente in lot­ta per i dirit­ti fem­minili (a lei si deve l’ intro­duzione dell’ espres­sione «sen­za dis­tinzione di ses­so» nell’ arti­co­lo 3 del­la Cos­ti­tuzione ded­i­ca­to all’ uguaglian­za dei cit­ta­di­ni davan­ti alla legge).

Nel 1948, sostenu­ta da Umber­to Ter­raci­ni, pre­sen­tò in Par­la­men­to il suo dis­eg­no per l’abolizione delle case chiuse in Italia che fu approva­to dopo dieci anni e un’ aspra lot­ta com­bat­tuta anche su moltissi­mi gior­nali e tes­tate popo­lari.

case chiuse case chiuse

Volen­do far sen­tire la pro­pria voce, numerose «sig­norine» si riv­olsero diret­ta­mente alla Mer­lin. Il 20 feb­braio ricor­rono 60 anni dall’ approvazione di ques­ta fon­da­men­tale nor­ma­ti­va che can­cel­lò le case di toller­an­za intro­ducen­do i reati di sfrut­ta­men­to, induzione e favoreg­gia­men­to del­la pros­ti­tuzione.

MERLIN MERLIN

E adesso ri-escono (sul sito del­la Fon­dazione Kulis­cioff) pro­prio le Let­tere dalle case chiuse ind­i­riz­zate alla Mer­lin (già pub­bli­cate nel 1955 dalle edi­zioni «Avan­ti!»), men­tre appare da Mar­silio il vol­ume ded­i­ca­to a La sen­a­trice. Lina Mer­lin, un «pen­siero oper­ante» a cura di Anna Maria Zanet­ti e Lucia Danesin.

Il libro delle let­tere alla Mer­lin toc­ca­va un ner­vo scop­er­to del­la pub­bli­ca opin­ione: Indro Mon­tanel­li nel 1956 rispose addirit­tura con un libel­lo polemi­co, Addio, Wan­da!, in cui spie­ga­va che in Italia «un colpo di pic­cone alle case chiuse fa crol­lare l’intero edi­fi­cio, basato su tre fon­da­men­tali pun­tel­li, la Fede cat­toli­ca, la Patria e la Famiglia».

Case chiuse Case chiuse

Però le case — dette chiuse dalle per­siane sem­pre sig­illate — anda­vano vera­mente pic­conate: le tes­ti­mo­ni­anze delle pros­ti­tute anco­ra oggi ci colpis­cono per la mis­e­ria e per la durez­za delle loro con­dizioni di vita. Persi­no nelle res­i­den­ze appar­ente­mente più sofisti­cate ed ele­gan­ti reg­na­vano povertà, spor­cizia e totale caren­za del con­trol­lo igien­i­co-san­i­tario da parte di medici qua­si sem­pre cor­rot­ti.

TREMILA «SCHIAVE»

Le donne che nel 1948 risiede­vano in queste mai­son — di cui Benedet­to Croce dice­va «elim­i­nan­do le case chiuse non si dis­trug­gerebbe il male che rap­p­re­sen­tano, ma si dis­trug­gerebbe il bene con il quale è con­tenu­to, accer­chi­a­to e atten­u­a­to quel male» — era­no cir­ca trem­i­la in oltre 700 casi­ni. E si trova­vano in con­dizione di schi­av­itù: dove­vano garan­tire un cer­to numero di rap­por­ti quo­tid­i­ani (supe­ri­ore ai 30), ave­vano orari incalzan­ti («dalle 10 all’una, dalle 2 alle 8, dalle 9 alle 24, non ti las­ciano che il tem­po di man­gia­re e di lavar­ti la fac­cia») a cui si aggiunge­va anche l’esibizione dietro gli «spec­chi amer­i­cani» per i voyeur. Qua­si nes­suna ragaz­za gode­va di una stan­za sin­go­la e a volte nem­meno di un pro­prio mat­eras­so.

COLETTE ROSSELLI INDRO MONTANELLI COLETTE ROSSELLI INDRO MONTANELLI

LIBRO SULLA SENATRICE MERLIN LIBRO SULLA SENATRICE MERLIN

«La nos­tra pelle è gri­gia e avvizzi­ta», protes­ta­va un’ altra cosid­det­ta cor­ti­giana: non pote­vano uscire e nem­meno fare acquisti fuori dal bor­del­lo poiché i pro­pri­etari vende­vano a prezzi mag­gio­rati biancheria, dis­in­fet­tan­ti, saponi e pro­fu­mi. «Non è vero che una don­na può rifi­utare qualche cosa al cliente…cliente scon­tenta­to, rin­no­vo per­so… e la voce corre e le case non vogliono donne “schizzi­nose”»: così una fan­ci­ul­la spie­ga­va che non ci si pote­va mai sot­trarre alle prestazioni richi­este .

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«I SOLDATI SI SOLLEVERANNO»

«Dicono che non abbi­amo voglia di lavo­rare ed è per questo che fac­ciamo ques­ta vita», ril­e­va­va una «sig­no­ri­na», sot­to­lin­e­an­do invece che la mag­gio­ran­za di loro ave­va bim­bi da man­tenere e che a 40 anni una che face­va il mestiere era da but­tar via. Se si vol­e­va provare un’ esisten­za diver­sa man­ca­va il libret­to di lavoro che non si pote­va ottenere sen­za il per­me­s­so di res­i­den­za il quale a sua vol­ta non veni­va con­ces­so se non si ave­va un lavoro, ma nes­suno assume­va un’ ex pros­ti­tu­ta.

Benedetto Croce Benedet­to Croce

E se un’ex mere­trice era pronta a con­volare a nozze con un mil­itare di car­ri­era, il min­is­tero dell’Aeronautica nega­va l’autorizzazione. Se vol­e­va aprire un negozio, non le era con­ces­so. In molte si riv­olsero dis­per­ate alla Mer­lin pure per trovar lavoro. Tra le cor­rispon­den­ti vi era­no poi anche le luc­ci­ole a favore dell’ isti­tuzione. «Cara Mer­lin, alla Cam­era la legge non passerà! Vi sono gio­vani robusti che vogliono fare all’ amore al sicuro, ed i mil­i­tari si sollever­an­no se chi­ud­er­an­no le nos­tre case!».

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La legge Mer­lin invece passerà e i turpi lupa­nari dal set­tem­bre del 1958 saran­no trasfor­mati in patronati per l’assistenza alle ex pros­ti­tute. Non fun­zion­er­an­no e saran­no mal gesti­ti nell’ostilità di quan­ti ave­vano avver­sato il provved­i­men­to. La sen­a­trice con­seguì comunque un gran suc­ces­so nel­la lib­er­azione delle donne e nell’eliminazione del loro sfrut­ta­men­to gesti­to dal­lo Sta­to. Era un gran pas­so avan­ti per com­pierne tan­ti altri che poi non furono mai fat­ti.

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