Giappone: ‘Cercasi ‘Ninja moderni’

Per il ruolo di ‘guerriero e spia’ anche l’assicurazione medica

TOKYO, 28 FEB — “AAA cer­casi Nin­ja in chi­ave con­tem­po­ranea”. E’ l’annuncio appar­so su un sito del­la prefet­tura di Aichi, nel Giap­pone cen­trale, per sop­perire alla man­can­za — in tem­pi mod­erni — di vali­di rap­p­re­sen­tan­ti delle popo­lari fig­ure dei guer­ri­eri e spie che oper­a­vano durante il Giap­pone feu­dale. “La posizione di Nin­ja si è resa disponi­bile in tut­to il ter­ri­to­rio come con­seguen­za dell’aumento del flus­so tur­is­ti­co nel Paese del Sol Lev­ante”, spie­ga Yumi Dohara, respon­s­abile del prog­et­to Hat­tori Han­zo, un grup­po di pro­mozione tur­is­ti­ca del­la prefet­tura che ospi­ta la cit­tà di Nagoya, introdot­to nel 2015 per ampli­are le pre­sen­ze dei vis­i­ta­tori stranieri. I can­di­dati al ruo­lo di Nin­ja dovran­no sostenere un provi­no e un con­trol­lo fisi­co — indi­ca l’avviso — e la conoscen­za del giap­ponese non è indis­pens­abile. E’ pre­vis­to uno stipen­dio iniziale di 180.000 yen, l’equivalente di 1.400 euro, più un bonus, le spese per il trasporto e l’assicurazione med­ica.

(ANSA)

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Accompagna il marito al lavoro poi l’incidente: muore mamma, grave bimba di 5 anni

Fa scen­dere il mar­i­to davan­ti al pos­to di lavoro, lo salu­ta, come tutte le mat­tine e riparte: deve accom­pa­gnare la figli­o­let­ta di cinque anni a scuo­la. Ma la trage­dia si con­suma dopo qualche istante, sot­to gli occhi dell’uomo, impo­tente: tre auto, fra le quali quel­la sul­la quale viag­giano moglie e figlia, si scon­tra­no, due frontal­mente, una terza le tam­pona. La moglie, Francesca Masiero, 34enne di Due Car­rare, muore sul colpo, la figli­o­let­ta res­ta feri­ta e viene trasporta­ta in ospedale in eli­cot­tero. Una famiglia dis­trut­ta in una man­ci­a­ta di sec­on­di. Il padre e mar­i­to non ha ret­to, ha avu­to un mal­ore ed è sta­to por­ta­to in ospedale.

https://www.leggo.it/italia/cronache/incidente_auto_due_carrare_padova_morta_francesca_masiero_bimba_ferita_27_febbraio_2018-3575508.html

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Afghanistan, nuovi attentati per la supremazia jihadista

di Enrico Campofreda
domeni­ca 25 feb­braio 2018

I tal­iban nelle province di Hel­mand e Farah, l’Isis afghano a Kab­ul. Dopo nep­pure un mese riprende la sfi­da a dis­tan­za fra i due grup­pi che si con­tendono la supre­mazia jihadista nel Paese. E dunque un com­man­do tal­ib ha attac­ca­to sta­mane una base mil­itare a Humvee e suc­ces­si­va­mente ha fat­to esplodere un’autobomba pres­so il forti­no dell’Intelligence locale a Lashkar Gah, una delle cit­tà forte­mente insidi­ate dal con­tropotere ter­ri­to­ri­ale tale­bano. Altro aggua­to dei tur­ban­ti a Bala Boluk, ed è il più san­guinoso. Solo qui si con­tano diciot­to mor­ti, tut­ti mil­i­tari di guardia al check point pre­so di mira dal­la guer­riglia. In totale le vit­time accer­tate del­la mat­ti­na­ta s’aggirano sulle doppia dozzi­na, com­p­rese le tre o quat­tro vit­time civili reg­is­trate nel­la cap­i­tale. Lì nei pres­si del­la zona verde, area diplo­mat­i­ca cen­trale e teori­ca­mente con­trol­latis­si­ma, un atten­ta­tore sui­ci­da s’è fat­to esplodere coin­vol­gen­do alcu­ni pas­san­ti. Era sta­to nota­to dai mil­i­tari di vedet­ta per l’insolito abbiglia­men­to: por­ta­va al col­lo una cra­vat­ta che lo stes­so per­son­ale diplo­mati­co sul ter­ri­to­rio omette. All’intimare delle guardie di far­si riconoscere, l’uomo azion­a­va l’ordigno che indos­sa­va sot­to la giac­ca. Defla­grazione e sangue a fiot­ti. Sec­on­do un copi­one con­sol­i­datis­si­mo si reg­is­tra­no anche diver­si fer­i­ti, due in con­dizioni critiche.

L’attacco a Kab­ul, riven­di­ca­to dall’Isis, pur non rius­cen­do a colpire diret­ta­mente il quarti­er gen­erale del­la Nato e l’ambasciata statu­nitense, sem­br­erebbe diret­to sim­boli­ca­mente pro­prio a essi, vis­to che nel cor­so del mese di fuo­co (28 dicem­bre 2017–27 gen­naio 2018) l’amministrazione Trump ave­va annun­ci­a­to di attuare l’incremento di mil­i­tari statu­niten­si, sebbene il numero resti cir­co­scrit­to alle 3.000 unità pro­poste. Il gov­er­no locale ha lan­ci­a­to solo laconi­ci comu­ni­cati sui nuovi lut­tu­osi even­ti che vedono le forze di sicurez­za inca­paci non solo di pre­venir­li, ma spes­so di gestire l’emergenza sul­la lin­ea di fuo­co. Mostran­do, d’altro can­to, una pseu­do nor­mal­ità grande enfasi in questi giorni viene data all’avvìo dei lavori sul ter­ri­to­rio afghano del famoso gas­dot­to denom­i­na­to TAPI, acron­i­mo ripreso dalle nazioni attra­ver­sate dall’opera (Turk­menistan, Afghanistan, Pak­istan, India). Cos­ic­ché nel­la provin­cia di Her­at, del­egazioni prove­ni­en­ti da varie local­ità sono inter­venute alla cer­i­mo­nia d’inaugurazione, vesten­do cos­tu­mi tradizion­ali e insce­nan­do inter­mezzi musi­cali e dan­zan­ti. Sec­on­do dichiarazioni rac­colte da Tolo-tv il gov­er­na­tore, un rap­p­re­sen­tante del comi­ta­to del­la cit­tad­i­nan­za, un espo­nente trib­ale han­no par­la­to di svilup­po e miglio­ra­men­to delle con­dizioni di vita e di lavoro gra­zie a quest’opera.

C’è un pic­co­lo par­ti­co­lare. Il gas­dot­to, già nei piani statu­niten­si ai tem­pi delle pres­i­den­ze Clin­ton che vede­va (e vede assieme alla sau­di­ta Delta Oil) la Uno­cal al ver­tice dell’impresa, attra­ver­sa per qua­si 800 km il ter­ri­to­rio afghano lun­go le province di Her­at, Kan­da­har, Hel­mand. Le ultime due se non uffi­cial­mente a gui­da tale­bana poco ci man­ca. Dunque i tale­bani nel bene e nel male, rap­p­re­sen­ta­to da sab­o­tag­gi d’ogni tipo, sono un sogget­to con cui le imp­rese costrut­tri­ci devono fare i con­ti. Per anni, lo stes­so con­flit­to e la via dell’oppio l’hanno inseg­na­to come il busi­ness pur di pro­cedere paga qual­si­asi prez­zo, per­ciò l’accordo è e dovrebbe essere pos­si­bile almeno con l’interlocutore tale­bano, inter­es­sato alle sor­ti del ter­ri­to­rio e del­lo sta­to afghano addirit­tura con mire di gov­er­no. Ora, però, è spun­ta­to un ter­zo inco­mo­do: l’Isis locale, che sia nelle fig­ure del­la dias­po­ra tal­ib, sia nelle nuove leve dell’Islamic State Kho­rasan Province, sem­bra dis­in­ter­es­sato ai pat­teggia­men­ti e potrebbe seguire diret­tive dif­fer­en­ti. Insom­ma la par­ti­ta dell’acclamato inves­ti­men­to del TAPI — che rispet­to alle altre nazioni coin­volte por­ta all’Afghanistan una quo­ta ridot­ta sia di con­su­mi di metano (4 mil­ioni di metri cubi gior­nalieri dagli iniziali 14), sia d’introiti per l’attraversamento — non è affat­to scon­ta­ta sul fronte del­la sicurez­za. E gli obi­et­tivi sim­bol­i­ci che i jihadisti d’ogni fronte con­tin­u­ano a colpire, potran­no riv­ol­gere il miri­no anche sull’investimento del gas, quale ennes­i­mo tas­sel­lo d’instabilità duratu­ra.

Enri­co Cam­pofre­da, 25 feb­braio 2018

arti­co­lo pub­bli­ca­to su http://enricocampofreda.blogspot.it

http://www.agoravox.it/Afghanistan-nuovi-attentati-per-la.html
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G8: confiscato Salaria Sport Village ad Anemone

Su disposizione Tribunale di Roma. Era già stato sequestrato

Le piscine e gli spoglia­toi del Salaria Sport Vil­lage in una foto del 2009

Il tri­bunale di Roma, sezione di mis­ure di pre­ven­zione, ha dis­pos­to la con­fis­ca del com­p­lesso Salaria Sport Vil­lage, per un val­ore com­p­lessi­vo di 70 mil­ioni di euro. Il Salaria Vil­lage, già pos­to sot­to seque­stro, fa capo alla Soci­età Sporti­va Roma Srl ricon­ducibile all’imprenditore Diego Anemone, con­dan­na­to nei giorni scor­si a 6 anni nell’ambito del proces­so sug­li appalti G8.

La soci­età risul­ta pro­pri­etaria del cir­co­lo, del ter­reno e degli immo­bili che sor­gono sul ter­reno, com­pre­sa una palazz­i­na di 9 mila metri qua­drati con pisci­na olimpi­oni­ca che funge­va da res­i­dence. La strut­tura in questi anni non ha mai smes­so di fun­zionare ed è gesti­ta dagli ammin­is­tra­tori giudiziari. La con­fis­ca, in base a quan­to si apprende, è sta­ta dis­pos­ta per­ché si ritiene che il com­p­lesso sia sta­to acquis­ta­to e costru­ito con il proven­to di speci­fi­ci reati. Nel proces­so per il G8 del­la Mad­dale­na sono sta­ti con­dan­nati anche l’ex pres­i­dente delle Opere pub­bliche, Ange­lo Bal­duc­ci (6 anni e mez­zo), a 4 anni l’ex gen­erale del­la Gdf, Francesco Pit­tor­ru, a 4 anni e mez­zo l’ex provved­i­tore alle opere pub­bliche del­la Toscana, Fabio De San­tis. Assolto, invece, l’ex capo del­la Pro­tezione civile, Gui­do Berto­la­so.

(ANSA)

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Frontale tra un furgone e una Ford Ka: una vittima e un ferito grave

Frontale tra un furgone e una Ford Ka: una vittima e un ferito grave

BELLUNO — Dram­mati­co scon­tro, poco dopo le 16, allo svin­co­lo dell’area indus­tri­ale di Arsié. Il bilan­cio, al momen­to, è  di una vit­ti­ma e un fer­i­to grave. L’incidente è avvenu­to tra un fur­gone  Peu­geot Box­er  e un’utilitaria, una Ford Ka.

La vit­ti­ma è una don­na trenti­na di Cas­tel Tesino, S. Z., di 52 anni, il fer­i­to un 49enne vicenti­no, A. B. di Dueville.

Sul pos­to l’elicottero del Suem, l’ambulanza dell’ospedale di Fel­tre e i cara­binieri.

https://www.leggo.it/italia/cronache/incidente_mortale_arsie_vittima_ford_ka_donna_dueville_27_febbraio_2018-3575604.html

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Muore per il ritardo dei soccorsi, a “Pomeriggio 5” la sorella: “Il 118 chiedeva se pioveva”

Muore per il ritardo dei soccorsi, a "Pomeriggio 5" la sorella: "Il 118 chiedeva se pioveva"

In col­lega­men­to in diret­ta con lo stu­dio di “Pomerig­gio 5” la sorel­la di un uomo mor­to a Tri­este dopo essere sta­to colto da infar­to in stra­da. Prob­a­bil­mente si sarebbe potu­to sal­vare se i soc­cor­si fos­sero arrivati in tem­po.

In onda l’intervista all’uomo che ha chiam­a­to il 118, un barista che ha vis­to il 56enne accas­cia­r­si all’improvviso. Due chia­mate, del­la dura­ta di ben oltre tre minu­ti, non sono bas­tate e l’ambulanza è arriva­ta con 14 minu­ti di ritar­do.

Pomerig­gio 5

16 ore fa

56enne muore d’infarto causa ambu­lan­za in ritar­do #Pomeriggio5

DIBATTITI E SERVIZI: Ambu­lan­za in ritar­do, 56enne muore d’infarto. La ricostruzione delle tele­fonate al 118. Le parole del­la sorel­la del dece­du­to e del barista che ha chiam­a­to il 118.. Guar­da su Medi­aset On Demand il video del pro­gram­ma Pomerig­gio Cinque!
video.mediaset.it
La Procu­ra ha deciso di inda­gare per omi­cidio col­poso due infer­mieri del­la Sores, la sala oper­a­ti­va regionale emer­gen­za san­i­taria che da Pal­mano­va gestisce le emer­gen­ze san­i­tarie dell’intero Friuli Venezia Giu­lia. I due avreb­bero ritarda­to l’invio di un’ambulanza, anche facen­do domande inutili durante l’intervista tele­fon­i­ca: han­no chiesto se l’uomo fos­se ubri­a­co e se piovesse a Tri­este.
https://www.leggo.it/italia/cronache/muore_ritardo_soccorsi_pomeriggio_5_la_sorella_118_chiedeva_se_pioveva_27_febbraio_2018-3575380.html
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Turista sbranata dai leoni durante il safari in Sudafrica: aveva 22 anni

Turista sbranata dai leoni durante il safari in Sudafrica: aveva 22 anni

Una gio­vane tur­ista, di 22 anni, è mor­ta poco dopo essere sta­ta sbrana­ta da una leones­sa men­tre parte­ci­pa­va ad un safari in una ris­er­va fau­nis­ti­ca pri­va­ta in Sudafrica. La ragaz­za, di nazion­al­ità statu­nitense, ha ripor­ta­to ferite pro­fonde e per lei non c’è sta­to nul­la da fare.

L’incidente, ripor­tano vari media, è avvenu­to a Ham­man­skraal, non lon­tano da Pre­to­ria. La polizia sta inda­gan­do. Alcu­ni giorni fa un cac­cia­tore di fro­do è sta­to sbrana­to e ucciso da un bran­co di leoni in un’altra ris­er­va pri­va­ta ad Ing­we­lala. Nel 2015 ci fu un’altra vit­ti­ma amer­i­cana: una don­na che non rispet­tò i rego­la­men­ti e aprì il finestri­no durante un safari, facen­do avvic­inare un leone per fotogra­far­lo da vici­no. Il grande feli­no però le si avven­tò con­tro e l’uccise.

https://www.leggo.it/esteri/news/sudafrica_turista_sbranata_leoni_28_febbraio_2018-3576946.html

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Un’ondata di conflitto tra piattaforme del cibo e lavoratori si sta diffondendo in Europa?

di Cal­lum Cant

26 feb­braio 2018

Il con­flit­to dei lavo­ra­tori delle piattaforme si sta dif­fonden­do in diverse par­ti d’Europa. In ques­ta auto-inchi­es­ta, i lavo­ra­tori pre­sen­tano un’analisi appro­fon­di­ta del­la rior­ga­niz­zazione del proces­so pro­dut­ti­vo e del­la resisten­za che ne è deriva­ta. Con­tro qual­si­asi “pes­simis­mo tec­no­logi­co”, ques­ta ricer­ca dal bas­so dimostra che sta pren­den­do for­ma un nuo­vo ciclo di lotte transazion­ali

In Italia negli ulti­mi mesi si stan­no molti­pli­can­do le lotte e gli scioperi dei lavo­ra­tori delle piattaforme, in par­ti­co­lare quelle ali­men­ta­ri (Deliv­eroo, Foodo­ra, Just Eat, ecc.). A Bologna si sono orga­niz­za­ti i Rid­ers Union a Roma e a Pado­va le Clap (Camere del Lavoro Autonomo e Pre­cario) lan­ciano un appel­lo ad orga­niz­zarsi anche in altre cit­tà. In questo sen­so può essere utile leg­gere ques­ta impor­tante auto-inchi­es­ta sul­la cresci­ta delle lotte in Europa.


L’importanza delle ricerche mil­i­tan­ti sulle piattaforme di con­seg­na pasti a domi­cilio è impor­tante per due motivi. Pri­mo, il seg­men­to del­la classe cap­i­tal­ista che con­trol­la queste piattaforme è sta­to il pri­mo ad adottare la ges­tione algo­rit­mi­ca che ha trasfor­ma­to il proces­so pro­dut­ti­vo tradizionale del­la con­seg­na cibo attra­ver­so l’automazione del­la super­vi­sione. Sec­on­do, i lavo­ra­tori delle piattaforme han­no resis­ti­to alle con­dizioni cre­ate da ques­ta rior­ga­niz­zazione del proces­so pro­dut­ti­vo, sfo­cian­do in una serie di scher­maglie tra lavo­ra­tori e padroni.

Nonos­tante ques­ta com­bi­nazione di ril­e­van­za polit­i­ca e tec­ni­ca, molti mil­i­tan­ti han­no una com­pren­sione lim­i­ta­ta sulle attuali dinamiche di resisten­za dei lavo­ra­tori delle piattaforme ali­men­ta­ri. Ven­gono viste come un sem­plice caso-stu­dio gener­i­co sul­la resisten­za dei lavo­ra­tori in con­dizioni di rapi­do cam­bi­a­men­to tec­no­logi­co o come un fenom­e­no mar­ginale con­fu­sion­ario. Queste due visioni errate non col­go­no la realtà dei fat­ti e sono state messe in dis­cus­sione dall’emergere di un recente filone di ricerche fat­te dai lavo­ra­tori delle piattaforme ali­men­ta­ri.

Queste inchi­este han­no svilup­pa­to un pun­to di vista appro­fon­di­to sul­la rior­ga­niz­zazione del proces­so pro­dut­ti­vo e sul­la resisten­za dei lavo­ra­tori che ne è deriva­ta. Gra­zie a queste ricerche pos­si­amo com­pren­dere gli ele­men­ti gen­er­ali del­la com­po­sizione di classe delle piattaforme ali­menta­re. Ora abbi­amo l’opportunità per andare avan­ti.

La resisten­za dei lavo­ra­tori di queste piattaforme si sta dif­fonden­do in diver­si pae­si. Ad agos­to è sta­to affer­ma­to che stava­mo assis­ten­do ad un’ondata di azione ed orga­niz­zazione transnazionale. Nei mesi suc­ces­sivi, scioperi e proteste sono dila­gate in Olan­da e Bel­gio ma fino­ra è sta­to dif­fi­cile rius­cire ad anal­iz­zare quest’ondata di resisten­za dei lavo­ra­tori. La man­can­za di dati con­sis­ten­ti sul numero, il luo­go e l’intensità degli scioperi e delle proteste si è dimostra­ta essere un serio osta­co­lo. Questo arti­co­lo cer­ca di aggi­rare il prob­le­ma e, a tale scopo, illus­tra i risul­tati di un prog­et­to di ricer­ca minore che si pre­figge­va l’obiettivo di rac­cogliere pro­prio quei dati con­creti di cui siamo sprovvisti.

 

Dati dal Basso

Pri­ma di pot­er­si orga­niz­zare, i lavo­ra­tori han­no bisog­no di com­pren­dere la pro­pria situ­azione. Questo tipo di ricer­ca non ha una fun­zione didat­ti­ca spe­cial­is­ti­ca, ma cos­ti­tu­isce la base di qualunque con­flit­to di classe e rap­p­re­sen­ta il pri­mo pas­so da com­piere per real­iz­zare inchi­este fat­te dai lavo­ra­tori. Questo arti­co­lo illus­tra i risul­tati di un prog­et­to di ricer­ca por­ta­to avan­ti dai lavo­ra­tori stes­si che ha rac­colto i dati sug­li scioperi e le azioni di protes­ta all’interno delle piattaforme ali­men­ta­ri. L’obiettivo è quel­lo di fare in modo che i lavo­ra­tori e i loro sosten­i­tori pren­dano coscien­za del­la loro situ­azione e agis­cano di con­seguen­za.

Le sta­tis­tiche uffi­ciali sug­li scioperi non descrivono a suf­fi­cien­za la resisten­za all’interno delle piattaforme ali­men­ta­ri. I lavo­ra­tori han­no uno sta­tus lavo­ra­ti­vo atipi­co e ten­dono ad uti­liz­zare tat­tiche di sciopero e di protes­ta infor­mali. Questo rende inef­fi­cace la rac­col­ta dati basa­ta sul sin­da­cal­is­mo tradizionale. Pos­si­amo pre­sup­porre che i padroni delle piattaforme ali­men­ta­ri rac­col­gano sta­tis­tiche ad uso pri­va­to, ma ovvi­a­mente queste non sono acces­si­bili ai lavo­ra­tori. Come risul­ta­to, la percezione dell’ampiezza del­la resisten­za del­la classe lavo­ra­trice è rimas­ta parziale e locale. Un proces­so di comu­ni­cazione lavo­ra­tore-lavo­ra­tore potrebbe però super­are tale iso­la­men­to. Molte conoscen­ze delle diverse aree locali pos­sono essere svilup­pate col­let­ti­va­mente fino a for­mare un quadro gen­erale.

Ques­ta ricer­ca si pone l’obiettivo di facil­itare tale comu­ni­cazione. I parte­ci­pan­ti era­no tut­ti lavo­ra­tori e sosten­i­tori facen­ti parte di una rete euro­pea di piattaforme ali­men­ta­ri dif­fusa in sette pae­si: Reg­no Uni­to, Olan­da, Ger­ma­nia, Spagna, Bel­gio, Fran­cia e Italia. Ai mem­bri di ques­ta rete è sta­to chiesto di riportare i dati sulle pro­prie proteste ed i pro­pri scioperi. Questi report era­no com­posti da tre ele­men­ti: descrizione, sti­ma del numero di lavo­ra­tori coin­volti e col­lega­men­ti ad arti­coli dei media o alle dis­cus­sioni fat­te dai parte­ci­pan­ti. Questi rap­por­ti sono poi sta­ti mes­si insieme in una time­line col­let­ti­va che ha così potu­to fornire le infor­mazioni per un dataset indipen­dente sul­la resisten­za dei lavo­ra­tori.

Ques­ta metodolo­gia ha delle chiare lim­i­tazioni. All’interno del­la rete euro­pea esistono diver­si liv­el­li di con­nes­sione tra i lavo­ra­tori dei diver­si pae­si. Inevitabil­mente, alcu­ni scioperi e proteste sareb­bero sfug­gi­ti alla rac­col­ta dati. Le forme gen­eral­mente assunte dal­la resisten­za dei lavo­ra­tori nelle piattaforme ali­men­ta­ri non aiu­tano a super­are ques­ta incom­pletez­za. Gli ele­men­ti pecu­liari di queste forme includono lead­er­ship dis­tribui­ta, dis­con­nes­sione dai sin­da­cati e mobil­i­tazioni spon­ta­nee in rispos­ta alle con­dizioni di lavoro (ren­den­do la rac­col­ta dati anco­ra più dif­fi­cile).

Il metro di giudizio uti­liz­za­to nell’analisi del dataset è il numero totale di lavo­ra­tori mobil­i­tati in un mese. E questo ha i suoi difet­ti. Ci sono due esem­pi di mobil­i­tazioni che sono durate per più giorni: lo sciopero di Lon­dra dell’agosto 2016 e quel­lo di Mar­siglia del mar­zo 2017. In entram­bi i casi, i lavo­ra­tori han­no sci­op­er­a­to per giorni ma sono sta­ti con­teggiati come se avessero sci­op­er­a­to per un sin­go­lo giorno. Il para­metro vac­il­la anche quan­do bisogna dis­tinguere tra scioperi e proteste. Scioperi e proteste sono forme di azione diverse ma ogni lavo­ra­tore mobil­i­ta­to con­ta allo stes­so modo. Questi lim­i­ti sono frus­tran­ti ma anche in qualche modo inevitabili. I dati dal bas­so non saran­no mai per­fet­ti, l’importante è che siano buoni a suf­fi­cien­za per con­tribuire all’espansione e allo svilup­po del­la resisten­za dei lavo­ra­tori delle piattaforme ali­men­ta­ri.

 

Intensità e sincronia

Nel suo insieme, il dataset copre 41 even­ti nell’arco di 18 mesi attra­ver­so 7 pae­si con una sti­ma di 1493 lavo­ra­tori coin­volti.

 

FIGURA 1 Numero degli even­ti reg­is­trati per mese

Dal luglio 2016 al dicem­bre 2017 c’è sta­to un chiaro aumen­to del numero men­sile degli scioperi e delle proteste. Ma il trend dell’intensità gen­erale di questi even­ti risul­ta essere meno chiaro. Quan­do osservi­amo le stime sul numero dei lavo­ra­tori coin­volti, la natu­ra spo­rad­i­ca del­la resisten­za dei lavo­ra­tori diven­ta più chiara.

 

FIGURA 2 Numero dei lavo­ra­tori mobil­i­tati per mese

Negli ulti­mi 18 mesi sono sta­ti riscon­trati tre pic­chi spo­radi­ci di mobil­i­tazione, nonos­tante il numero gen­erale degli even­ti fos­se in aumen­to. Il pri­mo nell’estate del 2016, il sec­on­do nel­la pri­mav­era del 2017 e il ter­zo nell’inverno 2017. Anal­iz­zan­doli nel loro com­p­lesso, pos­si­amo osser­vare per la pri­ma vol­ta la por­ta­ta e la dimen­sione del movi­men­to dei lavo­ra­tori delle piattaforme ali­men­ta­ri su scala transnazionale. Anal­iz­zan­do il numero di lavo­ra­tori in mobil­i­tazione trimestre per trimestre per far emerg­ere le dif­feren­ze, il trend diven­ta anco­ra più chiaro.

 

FIGURA 3 Totale dei lavo­ra­tori mobil­i­tati per trimestre

Questo trend in aumen­to nell’incidenza e nell’intensità del­la resisten­za dei lavo­ra­tori non è etero­ge­neo nei 7 pae­si in ogget­to. Il quadro gen­erale è com­pos­to da movi­men­ti locali speci­fi­ci, ognuno con rit­mi e ten­den­ze pro­prie.

 

FIGURA 4 Totale dei lavo­ra­tori mobil­i­tati in ogni paese per mese.

Con questi dati nazion­ali alla mano, i pic­chi sopra­men­zionati diven­tano più facili da com­pren­dere: sono il risul­ta­to di movi­men­ti locali con­comi­tan­ti.

Il pri­mo pic­co è il risul­ta­to dei pri­mi scioperi nel Reg­no Uni­to (Lon­dra) e in Italia (Tori­no), segui­to da un calo gen­erale delle mobil­i­tazioni a novem­bre e dicem­bre 2016.

Il sec­on­do pic­co è il risul­ta­to di una sec­on­da onda­ta di mobil­i­tazioni nel Reg­no Uni­to (Leeds e Brighton) e in Fran­cia (Mar­siglia e Pari­gi). Ques­ta vol­ta, però, le mobil­i­tazioni han­no avu­to segui­to anche in Ger­ma­nia (Berli­no), Spagna (Bar­cel­lona, Valen­cia e Madrid) e nuo­va­mente in Fran­cia (Pari­gi, Bor­deaux, Lione).

Il ter­zo pic­co è di minore inten­sità ma di mag­giore sin­cro­nia. Mobil­i­tazioni a Brighton, Ams­ter­dam, Brux­elles, Bologna, Tori­no e Berli­no si sono ver­ifi­cate nel­lo stes­so mese, novem­bre 2017. Nes­suno sta­toe ha reg­is­tra­to gran­di man­i­fes­tazioni deg­ne di nota, ma l’effetto uni­tario è sta­to di poco infe­ri­ore a quel­lo delle mobil­i­tazioni in Fran­cia e nel Reg­no Uni­to del mar­zo 2017 (vedi Fig 2)

I lavo­ra­tori france­si han­no anche real­iz­za­to una map­patu­ra di tut­ti e 41 gli even­ti.

 

Figu­ra 5. Map­pa com­p­lessi­va delle proteste reg­is­trate.

Questi dati ci per­me­t­tono di rispon­dere alla doman­da prin­ci­pale pos­ta da questo prog­et­to: un’ondata di con­flit­to tra piattaforme del cibo e lavo­ra­tori si sta dif­fonden­do in Europa? Il ter­mine ”onda­ta” viene usato in genere per descri­vere una serie di istanze inter­con­nesse di resisten­za dei lavo­ra­tori. Questo dataset indipen­dente mostra tre fenomeni ten­den­ziali. Il pri­mo, è un aumen­to delle inizia­tive nel cor­so del tem­po. Il sec­on­do, è un aumen­to men­sile spo­radi­co ma con­sis­tente del numero di lavo­ra­tori mobil­i­tati nei vari trimestri. Il ter­zo, è un aumen­to nel­la sin­croniz­zazione delle mobil­i­tazioni nei sette pae­si in esame.

Prese tutte insieme, queste ten­den­ze con­fer­mano che sia in atto un’ondata di resisten­za transnazionale dei lavo­ra­tori. Però, ques­ta con­fer­ma non for­nisce alcu­na garanzia sul futuro. L’ondata sarà capace di con­tin­uare?

La rispos­ta a ques­ta doman­da può essere data soltan­to dall’autorganizzazione dei lavo­ra­tori delle piattaforme ali­men­ta­ri.

 

Predisposizione allo sciopero, migrazione e ristrutturazione dall’alto.

Le piattaforme ali­men­ta­ri si basano su una speci­fi­ca orga­niz­zazione del proces­so pro­dut­ti­vo al fine di pot­er sfruttare la forza lavoro per ottenere prof­it­to e han­no una pro­pria com­po­sizione tec­ni­ca di classe. Ques­ta com­po­sizione include un ele­men­to chi­ave: il man­age­ment algo­rit­mi­co. La dig­i­tal­iz­zazione e automazione del­la super­vi­sione del lavoro rap­p­re­sen­ta l’elemento pecu­liare del cam­po del­la lot­ta di classe in questo set­tore. Però la ges­tione algo­rit­mi­ca si sta dif­fonden­do in molti altri set­tori delle economie cap­i­tal­iste: gli autisti di Her­mes, i lavo­ra­tori not­turni dei super­me­r­cati e i lavo­ra­tori dei mag­a­zz­i­ni di Ama­zon con­di­vi­dono una for­ma sim­i­le di super­vi­sione. Il man­age­ment algo­rit­mi­co cos­ta decisa­mente meno dell’impiego di super­vi­sori umani. Questo sig­nifi­ca che nonos­tante le perdite in effi­cien­za e il poten­ziale aumen­to del­la resisten­za dei lavo­ra­tori, le piattaforme ali­men­ta­ri con­tin­u­ano lo stes­so ad estrarre gran­di quan­tità di plus­val­ore da ogni sin­go­la unità di cap­i­tale.

Questo sig­nifi­ca che le lotte nei set­tori in cui il man­age­ment algo­rit­mi­co è già defini­to assumono un’importanza aggiun­ti­va. Nuove vie per lo svilup­po del­la resisten­za dei lavo­ra­tori ven­gono elab­o­rate in questi lab­o­ra­tori di mas­si­fi­cazione e di lot­ta di classe. I recen­ti scioperi dei dipen­den­ti di Ama­zon e l’ondata di resisten­za dei lavo­ra­tori delle piattaforme di con­seg­na pasti a domi­cilio devono essere approc­ciate tenen­do a mente ques­ta con­dizione. In Bel­gio ed in Italia, i lavo­ra­tori di Deliv­eroo, Foodo­ra e Gio­vo han­no sci­op­er­a­to in occa­sione del Black Fri­day nel­lo stes­so momen­to dei lavo­ra­tori di Ama­zon. L’intenzione era quel­la di unire le lotte dei lavo­ra­tori in pri­ma lin­ea nel 21° sec­o­lo.

Un’analisi del­la cir­co­lazione transnazionale delle lotte sfi­da il pes­simis­mo deter­mi­na­to dal­la tec­nolo­gia. L’ipotesi sec­on­do la quale l’aumento del con­trol­lo tec­ni­co del proces­so pro­dut­ti­vo da parte dei padroni por­ti inevitabil­mente ad un calo nel­la resisten­za dei lavo­ra­tori è infon­da­ta.

Il liv­el­lo del­lo scon­tro di classe è sem­pre sta­to, in ulti­ma istan­za, deter­mi­na­to dal­la polit­i­ca. La tran­sizione da una com­po­sizione tec­ni­ca ad una polit­i­ca viene inter­pre­ta­ta come un scar­to pro­prio per questo moti­vo.

L’esempio del­la cate­na di mon­tag­gio è esem­pli­fica­ti­vo. Men­tre ques­ta nuo­va orga­niz­zazione del proces­so pro­dut­ti­vo veni­va svilup­pa­ta agli inizi del 20°secolo, molti all’interno del movi­men­to operaio ne pre­an­nun­ci­a­vano l’irrilevanza. La dequal­i­fi­cazione del­la man­od­opera rap­p­re­sen­ta­va un attac­co diret­to alla classe opera­ia e alla loro capac­ità di orga­niz­zarsi. Eppure, la cate­na di mon­tag­gio non ha risolto il con­flit­to di classe a favore del­la borgh­e­sia. La resisten­za dei lavo­ra­tori ha trova­to nuove forme, costrin­gen­do il cap­i­tale a rea­gire dura­mente negli anni ’70 per cer­care di dis­trug­gere quel­la com­po­sizione di classe che ave­va gen­er­a­to una mil­i­tan­za opera­ia glob­ale.

La ten­den­za allo sciopero nel Reg­no Uni­to è un indi­ca­tore utile per con­frontare le poten­zial­ità del­la resisten­za dei lavo­ra­tori nelle piattaforme ali­men­ta­ri. Una sti­ma approssi­ma­ti­va indi­ca che i giorni di lavoro per­si a causa degli scioperi all’interno di Deliv­eroo nel peri­o­do set­tem­bre 2016/agosto 2017 sono sta­ti supe­ri­ori di cir­ca il 42% rispet­to ai giorni per­si dal resto del­la man­od­opera nel Reg­no Uni­to1. Questo tipo di spec­u­lazione iniziale ci sug­gerisce che, di fat­to, i lavo­ra­tori gesti­ti algo­rit­mi­ca­mente pos­sono, in deter­mi­nati con­testi, essere più incli­ni allo sciopero rispet­to ai loro col­leghi con­trol­lati da esseri umani. Ovvi­a­mente, ricerche più appro­fon­dite in questo cam­po sono essen­ziali pri­ma di pot­er trarre delle con­clu­sioni e la resisten­za dei lavo­ra­tori assume forme diverse rispet­to a quel­la del­lo sciopero. Ma la pos­si­bil­ità esiste.

Sono anche nec­es­sarie ricerche sulle pecu­liar­ità dei fenomeni migra­tori e delle lotte all’interno piattaforme ali­men­ta­ri. Nel Reg­no Uni­to, i rid­ers migranti era­no in pri­ma lin­ea nei prin­ci­pali scioperi di Lon­dra, Bris­tol e Brighton. Così come per il set­tore del­la logis­ti­ca in Italia, i migranti obbli­gati ad accettare salari bassi e lavoro pre­cario han­no assun­to un ruo­lo di pun­ta all’interno del­la lot­ta. Sono nec­es­sarie anche ulte­ri­ori ricerche di carat­tere nazionale sulle relazioni tra il lavoro nelle piattaforme ali­men­ta­ri, i fenomeni migra­tori e la dis­oc­cu­pazione nei con­testi urbani all’interno dei sin­goli pae­si pri­ma di pot­er com­pren­dere a pieno il per­ché i lavo­ra­tori migranti si tro­vi­no così in pri­ma lin­ea. La com­po­sizione sociale non è soltan­to un con­cet­to astrat­to all’interno di un quadro teori­co ma è anche una base reale e mate­ri­ale per la lot­ta di classe.

 

Conclusione

Il pri­mo giorno del 2018 ha vis­to uno sciopero di Deliv­eroo nel­la cit­tà di Harleem in Olan­da. Lo sciopero era sta­to chiam­a­to per le 17 ma già da ora di pran­zo il numero di lavo­ra­tori che ave­vano effet­tua­to il logoff dal sis­tema era così alto che l’app ha avu­to un bloc­co. A gen­naio abbi­amo assis­ti­to a scioperi e proteste in Bel­gio e in Fran­cia.

La resisten­za dei lavo­ra­tori delle piattaforme ali­men­ta­ri dif­fi­cil­mente pros­eguirà in maniera lin­eare. Il con­flit­to, per definizione, è sem­pre insta­bile. Però sem­bra quan­tomeno pos­si­bile che ques­ta onda­ta transnazionale di resisten­za all’interno del lavoro pre­cario pos­sa con­tin­uare. Affinché ciò sia pos­si­bile, sarà nec­es­sario un ulte­ri­ore svilup­po del­la coor­di­nazione e dell’organizzazione transnazionale dei lavo­ra­tori.

 

Arti­co­lo pub­bli­ca­to su notes­frombe­low

Traduzione di Michele Fazi­oli per DINAMO­press

Foto di aper­tu­ra RIDERS UNION BOLOGNA

Un’ondata di con­flit­to tra piattaforme del cibo e lavo­ra­tori si sta dif­fonden­do in Europa?

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Sei in diretta su Facebook”: e l’uomo gli spara e lo uccide

"Sei in diretta su Facebook": e l'uomo gli spara e lo uccide

Pren­tis Robin­son, di 55 anni, era appe­na usci­to dal­la stazione del­la polizia di Wingate, nel North Car­oli­na, dove si era reca­to per denun­cia­re un cel­lu­lare ruba­to e si sta­va fil­man­do con un bas­tone per self­ie per trasmet­tere un video su Face­book Live, quan­do un uomo gli si è avvi­c­i­na­to e gli ha spara­to quat­tro colpi ucci­den­do­lo.

Ad un cer­to pun­to un uomo gli si avvic­i­na e gli pun­ta una pis­to­la pro­nun­cian­do alcune parole. «Sei in diret­ta», gli dice Robin­son pri­ma che vengano sparati quat­tro colpi. L’omicida, iden­ti­fi­ca­to dal­la polizia come Dou­glas Col­son, è sta­to arresta­to dopo esser­si con­seg­na­to alle autorità ques­ta mat­ti­na, come ripor­ta la stam­pa anglosas­sone.

Nel frat­tem­po un por­tav­oce di Face­book ha det­to alla CBS News che la soci­età ha rimosso il video orig­i­nale. «Poiché non pos­si­amo sapere se la vit­ti­ma avrebbe volu­to che questo orri­bile atto fos­se trasmes­so in diret­ta sui social media, abbi­amo rimosso il video orig­i­nale», ha det­to il por­tav­oce.

https://www.leggo.it/esteri/news/facebook_prentis_robinson_diretta_spara_uccide_27_febbraio_2018-3575334.html

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