Afghanistan, attacco in un hotel a Kabul: sale il bilancio dei morti. I talebani rivendicano

Afghanistan, attacco in un hotel a Kabul: sale il bilancio dei morti. I talebani rivendicano

L'hotel Intercontinental di Kabul durante l'attacco (afp)

Un kamikaze si è fatto saltare in aria all'ingresso. Uccisi tre assalitori, 126 persone tratte in salvo, fra cui 41 stranieri. Le vittime, secondo fonti della sicurezza, sono 43

di GIOVANNI GAGLIARDI

QUATTRO UOMINI armati hanno assaltato l'hotel Intercontinental di Kabul: un kamikaze si è fatto esplodere all'entrata consentendo ad almeno 4 uomini armati di irrompere nell'edificio e iniziare a sparare sugli ospiti e a prendere degli ostaggi. Con il passare delle ore (le operazioni si sono concluse alle 06 del 21 gennaio, ora italiana) il bilancio delle vittime si è aggravato: i morti potrebbero essere 43, ha detto una "fonte credibile della sicurezza" alla tv Tolo. Finora i portavoce del ministero dell'Interno hanno ammesso solo sei vittime, anche se altre fonti anonime hanno alzato il bilancio a 18 morti.
Intanto un responsabile della compagnia Kam Air ha comunicato a 1TvNews che undici suoi dipendenti, fra cui cittadini ucraini e venezuelani, sono morti ed altri nove risultano dispersi.

Tre assalitori sono stati catturati e uccisi. I talebani afghani hanno rivendicato l'attacco sostenendo che esso ha provocato "decine di vittime fra nemici stranieri e loro mercenari". In un tweet in inglese il portavoce Zabihullah Mujahid ha precisato che l'operazione è stata condotta da 5 mujaheddin e che nell'albergo era in corso un incontro fra responsabili militari stranieri e personalità del governo afghano.

ASSEDIO DURATO ORE
Secondo una fonte della sicurezza, l'ultimo membro del comando si era barricato "in una grande stanza con ostaggi, afghani e stranieri", prima di essere ucciso. "Abbiamo sentito come ha gridato agli ostaggi che li avrebbe uccisi tutti se non avesse potuto andarsene", ha detto questa fonte.

• LA CRONACA DELL'ATTACCO 
Poco dopo le 8:00 (4:30 in Italia), mentre il fumo usciva dal sesto e ultimo piano dell'edificio, alcuni uomini hanno cercato di fuggire attraverso il balcone usando alcuni lenzuoli legati. Uno di questi si è sciolto, e la caduta è stata vista in diretta in televisione. Le strade principali che portano all'hotel sono state tutte chiuse, riportano i media internazionali. Secondo fonti dell'intelligence nessun italiano risulta essere alloggiato nell'hotel, né vi sarebbero italiani direttamente o indirettamente coinvolti. La tv Tolo ha segnalato che l'intervento delle forze di sicurezza ha permesso di mettere in salvo almeno un centinaio di persone, fra clienti e membri dello staff dell'albergo, di cui 16 di nazionalità straniera.

Un numero imprecisato di feriti sono stati trasferiti nell'ospedale di Wazir Akbar Khan, in strutture militari e nel Centro medico di Emergency di Gino Strada. Sui social media e sui siti online delle tv afghane circolano foto persone ospitate nell'hotel che cercano disperatamente di mettersi in salvo calandosi dai balconi in tutti i modi possibili.

· IN AZIONE LE TESTE DI CUOIO 
Le forze speciali afghane hanno ucciso due degli assalitori, ha confermato il portavoce del ministero dell'Interno Nasrat Rahimi secondo il quale è stato messo in sicurezza il primo piano dell'edificio. I piani superiori dell'edificio sono invece ancora in mano agli assalitori. Le forze di sicurezza hanno messo in salvo alcuni degli ospiti dell'albergo che erano rimasti intrappolati.

Mentre le forze speciali afghane cercano di raggiungere due dei quattro militanti ancora asserragliati ai piani alti dell'hotel, un giornalista della tv Tolo ha riferito che secondo un uomo riuscito a fuggire gli attaccanti, sparando, hanno gettato alcuni ospiti fuori dalle finestre del terzo e quarto piano, al grido di 'Allah u Akbar'.

Kabul, l'hotel Intercontinental in fiamme e gli ostaggi liberati dopo l'attentato

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Uno degli ostaggi liberati

TRE ESPLOSIONI
Tre le forti esplosioni all'interno dell'hotel. Lo riferiscono testimoni citati dall'agenzia Tolo News. Dai piani alti dell'hotel si sono levate alte fiamme. L'incendio sarebbe stato appiccato dai terroristi in una cucina del quarto piano, riferiscono fonti ufficiali afghane. Al momento non si sa quale sia la situazione del rogo.

· L'ATTACCO SUICIDA E L'ASSALTO
L'attacco è cominciato alle 21 ora locale (le 17.30) in Italia con un'esplosione con cui il commando si è aperto la strada, poi l'elettricità è stata interrotta, ha spiegato una fonte della sicurezza antiterrorismo. Gli assalitori hanno dato fuoco alle cucine e si sono poi asserragliati al quarto e al quinto piano dell'edificio. Le forze speciali afghane prima di entrare in azione avevano circondato la zona e, secondo alcune ricostruzioni, hanno scambiato colpi di arma da fuoco con gli assalitori. Le ambulanze "sono sul posto in attesa del via libera" per far entrare i soccorritori, ha dichiarato il ministro della Sanità afghano Wahid Majrooh.

· LA TELEFONATA "SALVATECI"
Un ospite dell'albergo ha raccontato di aver sentito "crepitare delle mitragliatrici provenienti da qualche parte vicino al primo piano". Altri hanno riferito di essersi chiusi nelle stanze e con i telefonini hanno chiesto alle forze di sicurezza di andarli a salvare. "Siamo nascosti nelle nostre stanze - ha detto un ospite chiamando i soccorsi al telefono - Chiedo alle forze di sicurezza di aiutarci il prima possibile prima che ci raggiungano e ci uccidano".

· QUARTO PIANO IN FIAMME E COMBATTIMENTI
Un agente delle forze di sicurezza, durante i primi concitati momenti, aveva detto che i terroristi erano armati anche con Rpg (lancia razzi portatili anti carri armati, "rocket propelled grenade" ndr). "Al momento sono al terzo e al quarto piano (quello in fiamme, ndr) e stanno combattendo con le nostre forze. Non abbiamo ancora dettagli (ufficiali) sulle vittime ma hanno anche messo a fuoco le cucine" aveva riferito il portavoce del ministero dell'Interno, Nasrat Rahimi.

· L'ALLERTA
Giovedì scorso il Dipartimento di Stato Usa aveva diramato un'allerta su possibili, imminenti attacchi contro alberghi a Kabul. In un tweet, il ministero degli Esteri americano scriveva: "Allerta sicurezza a Kabul. Notizie che gruppi estremisti potrebbero preparare un attacco contro hotel a Kabul, come l'hotel Baron vicino all'aeroporto Hamid Karzai".

Security Alert for , : reports that extremist groups may be planning an attack against hotels in Kabul, such as the Hotel Baron near Hamid Karzai Int'l Airport. Review suggested actions in attached image. For more information, visit: http://ow​.ly/​2​B​E​r​3​0​h​R​n8Z 

UN HOTEL DI LUSSO
L'Intercontinental è un albergo 5 stelle situato nella zona ovest di Kabul ed è stato il primo hotel di lusso in stile occidentale costruito nella capitale afghana nel 1969. L'hotel ha 200 stanze ed ospita molti stranieri. Si trova su una collina a ovest della capitale afghana e dall'attentato del 28 giugno del 2011 è sotto sorveglianza speciale. Nell'albergo si svolgono spesso incontri internazionali e ha ospitato questa mattina una conferenza sugli investimenti cinesi in Afghanistan.

· IL PRECEDENTE ATTACCO
Nel precedente attacco del 2011, che avvenne ad opera dei talebani con modalità simili a quelle odierne, al termine di un assedio durato 5 ore morirono 20 persone, inclusi nove assalitori.

* articolo aggiornato il 21 gennaio 2018

 

http://​www​.repubblica​.it/​e​s​t​e​r​i​/​2​0​1​8​/​0​1​/​2​0​/​n​e​w​s​/​a​f​g​h​a​n​i​s​t​a​n​_​a​t​t​a​c​c​o​_​a​l​l​_​h​o​t​e​l​_​i​n​t​e​r​c​o​n​t​i​n​e​n​t​a​l​_​d​i​_​k​a​b​u​l​-​1​8​6​9​2​6​3​31/

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Puglia, pagati senza lavorare gli ex delle Province: finiscono dallo psicanalista

Molti degli 85 poliziotti transitati nella Regione dopo la riforma sono chiusi in uffici senza fare nulla. E sembra il film di Checco Zalone

di CHIARA SPAGNOLO

Puglia, pagati senza lavorare gli ex delle Province: finiscono dallo psicanalista
Una scena del film "Quo vado" di Checco Zalone
Da più di due anni vengono pagati per non lavorare a l’inattività li ha stressati talmente tanto da costringere alcuni di loro a ricorrere a cure mediche. Sono malati di “non lavoro” molti degli 85 ex poliziotti provinciali transitati nel 2015 nella polizia regionale. Sembra il film di Checco Zalone "Quo vado" che si occupava proprio dei dipendenti delle ex Province. E invece è così. Chiusi in uffici senza alcuna attività da svolgere, per sei o nove ore al giorno, cinque giorni a settimana. Con uno stipendio da 1.200 euro al mese, che non vogliono più guadagnare senza muovere un dito, come denuncia la Funzione Pubblica della Cgil, che ha fatto la ricognizione della situazione in tutte le province della Puglia, esclusa Bari, che ha salvato la polizia provinciale grazie all’istituzione della città metropolitana.

La storia paradossale è conseguenza del caos creatosi in molti settori dopo la riforma Delrio e la complicata dismissione di settori e compiti prima affidati alle Province. Trentaquattro sono i dipendenti in queste condizioni a Taranto, 5 nella Bat, 14 a Brindisi, 16 a Lecce e Foggia. Proprio nella provincia più a nord della Puglia, qualche mese fa si era pensato di utilizzare gli ex agenti provinciali per la vigilanza di Borgo Mezzanone, uno dei più grandi ghetti della regione, ma, dopo pochi giorni di ronde senza divisa e senza pistola, i lavoratori sono tornati in ufficio. A timbrare cartellini e fissare i muri. A Lecce addirittura, per otto mesi, tutti e sedici sono stati costretti a stare seduti nella sala conferenze della sede regionale di via Aldo Moro in assenza di uffici in cui sistemarli, come testimonia il segretario della Fp Cgil, Paolo Taurino. "Si tratta di lavoratori competenti - spiega - che hanno maturato esperienza soprattutto in campo ambientale e potrebbero essere molto utili a una terra che punta tutto sul turismo e sul suo territorio”. Non tanto, però, da trovare una soluzione rapida al rebus sull’utilizzo della polizia regionale. Deciso lo spostamento dalle province alla Regione nel 2015, infatti, c’è voluto un anno e mezzo perché fosse approvato il Regolamento che chiarisse quali sono le sue funzioni e attività. Ora che esiste il Regolamento, non lo si può applicare perché mancano le dotazioni: armi, divise, auto.

La rassicurazione della presidenza della Giunta è che le gare sono state bandite e l’inizio delle attività è solo questione di mesi. I dubbi sull’utilizzo di quel personale, però, persistono nei sindacalisti. Perché un esercito di 85 unità diviso in cinque province è davvero troppo piccolo per svolgere qualunque attività in un territorio vasto e complicato qual è quello pugliese.

http://​bari​.repubblica​.it/​c​r​o​n​a​c​a​/​2​0​1​8​/​0​1​/​2​1​/​n​e​w​s​/​p​u​g​l​i​a​_​p​a​g​a​t​i​_​s​e​n​z​a​_​l​a​v​o​r​a​r​e​_​g​l​i​_​e​x​_​d​e​l​l​e​_​p​r​o​v​i​n​c​e​_​f​i​n​i​s​c​o​n​o​_​d​a​l​l​o​_​p​s​i​c​a​n​a​l​i​s​t​a​-​1​8​6​9​6​9​7​49/
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Il vitalizio dei politici non finisce mai: va in eredità a coniugi, figli e fratelli

Le Camere spendono 43 milioni l'anno, solo a Montecitorio 652 assegni. Consigli regionali, record in Sicilia e Campania

«Se ci saranno interventi sulle pensioni di reversibilità, saranno solo per evitare sprechi e duplicazioni, non per fare cassa in una guerra tra poveri» assicura Palazzo Chigi.

Si potrebbe magari iniziare proprio dalle pensioni di reversibilità di cui godono gli eletti in politica, parlamentari e consiglieri regionali. Mogli, mariti, figli, fratelli che per anni o decenni campano con il vitalizio dell'ex onorevole trapassato. Un assegno, nella maggioranza dei casi, ottenuto con una contribuzione minima, una sola legislatura, o un solo mese, addirittura un solo giorno in Parlamento (il mitologico deputato Luca Boneschi, dei Radicali, ventiquattrore alla Camera nel febbraio dell'82, pensione a vita). Con 945 parlamentari (più i senatori a vita, adesso sono cinque) per ogni legislatura e relativo parentado, gli assegni da pagare sono parecchi, e per parecchio tempo. Nel bilancio 2015 compare una voce, «Assegni vitalizi di reversibilità», e un numero: 25,3 milioni di euro, la cifra complessiva sborsata da Montecitorio per le pensioni de parenti di ex deputati defunti, solo nel 2015. Per il Senato, che ha un numero minore di componenti, la spesa per le pensioni di reversibilità è più bassa ma sempre milionaria: 18 milioni di euro (in un anno). Significa che gli assegni di reversibilità dei due rami del Parlamento costano ogni anno oltre 40 milioni di euro.Abbiamo chiesto alla Camera quanti siano gli onorevoli parenti che godono del trattamento previdenziale di reversibilità, è la risposta è 652. Le regole sono stabilite dall'ufficio di presidenza della Camera («Regolamento per il trattamento previdenziale dei deputati»), e prevedono che il vitalizio del parlamentare vada al coniuge superstite (nella misura del 60%, più 20% per ogni figlio), oppure in mancanza di vedovi ai figli superstiti, oppure in mancanza di prole a fratelli e sorelle «che risultino fiscalmente a carico del deputato deceduto». I consigli regionali non si sono certo lasciati sfuggire la cuccagna. Solo la Regione Sicilia paga ogni anno 117 assegni di reversibilità che pesano sul bilancio regionale 6 milioni di euro. Il caso più spettacolare è quello di Anna Maria Cacciola, figlia di Natale Cacciola, messinese che si candidò all'assemblea sicula con il partito Monarchico. Nel 1947. Dopo solo tre anni l'onorevole (titolo che spetta ai consiglieri regionali in Sicilia) finì il suo mandato, e in base a quei tre anni passati lì maturò il vitalizio di attuali 2mila euro al mese. Passato a miglior vita, l'assegno è stato trasferito per «reversibilità» alla suddetta figlia Anna Maria, che lo incassa da ben 41 anni, senza aver mai neppure messo piede all'assemblea regionale. Così pure gli eredi del marsalese Ignazio Adamo, eletto nel 1955, defunto nel 1973. Da quell'anno, cioè da 43 anni, l'assegno di 3.900 euro è stato versato prima alla vedova, e ora - dopo la scomparsa della signora Adamo - alla figlia. Anche in Abruzzo i congiunti di 34 ex consiglieri regionali ricevono ogni mese un assegno di reversibilità pari al 50% dell'importo che spettava ai loro cari, mentre la Campania spende un milione e 700 mila euro per mantenere in tutto 184 coniugi, figli e parenti di ex consiglieri defunti. Vitalizi infiniti, anche dopo la morte.

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Placidi71
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Dalle stelle alla Legion d'Onore: le tappe della straordinaria carriera di Paul Bocuse

Dalle stelle alla Legion d'Onore: le tappe della straordinaria carriera di Paul Bocuse

L'apprendistato, i primi successi, l'attività imprenditoriale: ecco come il grande chef francese è entrato nella leggenda della cucina.

11 febbraio 1926: nascita a Collonges-au-Mont-d'Or (Rhone).

1945: apprendista presso "Mère Brazier"

1954: lavora nel ristorante di suo padre Georges

1958: prima stella nella guida Michelin

1960: seconda stella nella guida Michelin

1961: ottiene il titolo di Meilleur Ouvrier di Francia

1965: terza stella nella guida Michelin

Dalle stelle alla Legion d'Onore: le tappe della straordinaria carriera di Paul Bocuse

La consegna della Legion d'Onore a Paul Bocuse da parte del presidente francese Valery Giscard d'Estaing

1975: decorato con la Legion d'onore dal Presidente della Repubblica Valèry Giscard d'Estaing.
- Creazione della zuppa di tartufo nero, piatto di cui si disse "il più orgoglioso".

1979: creazione di una linea di specialità gastronomiche: vini, champagne, foie gras in particolare, distribuiti principalmente in Giappone

1982: apertura del Pavillon de France a Orlando (Stati Uniti) con Roger Vergè e Gaston Lenotre

1987: crea il concorso di cucina internazionale Bocuse d'Or

1989: eletto "Cuoco del secolo" di Gault & Millau

Dalle stelle alla Legion d'Onore: le tappe della straordinaria carriera di Paul Bocuse

Paul Bocuse nella sua cucina nel 1973

1990: creazione del Paul Bocuse Institute Hotels and Culinary Arts a Ecully (Rhone)

1991: primo chef ad entrare nel museo Grèvin

1994: apertura del primo birrificio: Nord. Seguono South (1995), East (1997), West (2003) e Argenson-​​Gerland (2002), tutti situati a Lione. L'Abbazia, a Collonges, destinata ai ricevimenti, può ospitare 500 persone dal 1998

2000: nominato "Papa della cucina francese" dalla giuria del Chateau Pape Clèment, uno dei più famosi vini di Bordeaux

2005: pubblica "Il sacro fuoco", la sua autobiografia

2011: designato "Chef del secolo" dal Culinary Institute of America

2013: appena tornato dal ricovero, inaugura ancora un ristorante nel suo nome, a nord di New York

2018: morte nella sua famosa locanda di Collonges-au-Mont-d'Or, pochi giorni prima dei suoi 92

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Addio al grande Paul Bocuse, il mondo della cucina in lutto

Addio al grande Paul Bocuse, il mondo della cucina in lutto

Maestro indiscusso, ha formato generazioni di cuochi francesi e ispirato i colleghi di tutto il mondo. Chef e imprenditore, aveva 91 anni.

di LARA DE LUNA

LIONE - È morto Paul Bocuse. Maestro indiscusso della cucina internazionale, stella tra le più brillanti della gastronomia internazionale, si è spento, a 91 anni, esattamente dov'era nato, a Collonges-au-Mont-d'Or, nei pressi di Lione. L'alta cucina perde così, a poche settimane dalla scomparsa di Gualtiero Marchesi, un altro dei suoi più grandi esponenti.

Il "papà della cucina", "l'imperatore della gastronomia", oppure semplicemente "Monsieur Paul". Lo chef con alle spalle oltre cinquant'anni di tre stelle Michelin - ha ricevuto il terzo "macarons" nel 1965 e non l'ha più perso -, è in queste ore ricordato in numerosi modi. Legato profondamente al suo territorio - alla regione dell'Alvernia-Rodano -, in cui ha sempre vissuto, è stato per proprio il ministro degli interni francese Gérard Collomb, ex sindaco di Lione, ad annunciare la sua morte con parole sentite e profonde. "Monsieur Paul - ha detto il ministro - era la Francia. Semplicità e generosità, eccellenza e arte nel vivere. Possano i nostri chef, a Lione come in ogni angolo del mondo, coltivare a lungo i frutti della sua passione".

Paul Bocuse est mort, la Gastronomie est en deuil.
Monsieur Paul, c’était la France. Simplicité & générosité. Excellence & art de vivre.
Le pape des gastronomes nous quitte. Puissent nos chefs, à Lyon, comme aux quatre coins du monde, longtemps cultiver les fruits de sa passion.

Figlio e nipote di cuochi, il suo rapporto con la cucina parte da molto lontano.  Fin da piccolo "piomba" nella cucina dei suoi genitore George e Irma, all'Auberge du Pont de Collognes-​​ ancora oggi cuore del suo impero gastronomico - , e scopre la passione e il feeling per quel mondo che ben presto si traduce in apprendimento prima e grande talento poi. La prima occasione al di fuori della cucina familiare arriva a soli 20 anni, quando viene assunto presso lo chef stellato Eugene Brazier, già punto di riferimento per la gastronomia, in quegli anni. Dopo l'esordio fortunato, la storia scorre velocemente. Dopo  è la volta di Fernand Point, del ristorante La Pyramide. Il suo pigmalione, da cui - come Bocuse stesso ha dichiarato più volte - ha imparato moltissimo; il rigore, in primis, l'importanza dei gesti in cucina, e la necessità d'attenzione al più piccolo dettaglio.

Poi il ritorno all'Auberge, e nel decennio tra il 1955 e il 1965, esplode in toto la sua leggenda. La prima stella Michelin arriva nel 1958, la terza circa sette anni dopo. E' in questo periodo più che fortunato che un giorno, per caso, Gault et Millau - teorici e fondatori della Nouvelle Cuisine - lo incontrano, e rimangono folgorati. Loro stessi, in alcune interviste raccontano di averlo incontrato per la prima volta quando aveva "soltanto" due macarons, ma era già con un piede sul gradino più alto dell'empireo Michelin. Ogni cosa "che lui ci propose, dai suoi piatti più famosi alla più semplice insalata era grandiosa - hanno più volte ripetuto - nella sua estrema semplicità. La Nouvelle Cuisine esisteva già, e noi l'avevamo appena incontrata".

Oggi é un giorno molto triste, il nostro mentore ci ha lasciati.
Buon viaggio Maestro

Ducasse, Robuchon, Savoy. Bocuse ha fatto da mentore e ha "aperto la strada" con la sua cucina a molti grandi chef, ma soprattutto ha fatto dell'insegnamento e della coltura dei giovani talenti uno degli scopi della sua carriera. Prima di tutto l'istituto di Ecully, dove da decenni arrivano chef da tutta la Francia - e non solo - per imparare i fondamenti della cucina francese e poi le altre sue due grandi creazioni. Nel 1987, 31 anni fa, fonda il Bocuse d'Or. Un concorso internazionale rivoluzionario nato "prendendo in prestito" la forma dei più grandi eventi sportivi. Ispirandosi a eventi mondiali come le olimpiadi ha immaginato un grandioso spettacolo gastronomico con un ciclo di due anni e una grande finale dal respiro mondiale, dandogli come casa il Sirha, un salone dedicato ad arte e gastronomia. Ovviamente a Lione. Il concetto: riunire 24 giovani chef da tutto il mondo, i più talentuosi della loro generazione, e farli cucinare per 5.35 ore davanti a un pubblico, con una giuria di chef esperti. Oltre all'evento clou, l'ingranaggio gigantesco che è il Bocuse d'Or comprende una sessantina di competizioni nazionale che si svolgono nell'arco dei due anni, appuntamenti che hanno il compito di selezionare gli chef che approderanno poi alla prova finale. Il suo "progetto formazione" ha visto poi nel 2004 aggiungersi la fondazione Paul Bocuse per i giovani talenti.

Come i suoi mille progetti, la sua è stata una personalità scoppiettante e complessa. Uomo di mondo, pur restando visceralmente ancorato alla sua terra, al suo Paese, alle cose semplici. Creatore fantasioso, circondato da una squadra tra le più longeve nella cucina, con camerieri e maitre con oltre trent'anni di servizio, in un mondo dove tutto cambia molto velocemente. Per lui, come dichiarava spesso, "il coraggio era la fedeltà. Fedeltà al gusto, ai sapori veri, alla buona cucina, agli amici veri. A sè stessi". 

http://​www​.repubblica​.it/​s​a​p​o​r​i​/​2​0​1​8​/​0​1​/​2​0​/​n​e​w​s​/​m​o​r​t​o​_​p​a​u​l​_​b​o​c​u​s​e​_​l​o​_​c​h​e​f​_​p​a​d​r​e​_​d​e​l​l​a​_​n​o​u​v​e​l​l​e​_​c​o​u​s​i​n​e​_​m​a​e​s​t​r​o​_​d​i​_​g​e​n​e​r​a​z​i​o​n​i​_​d​i​_​g​r​a​n​d​i​_​c​u​o​c​h​i​-​1​8​6​9​0​2​9​22/

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Paul Bocuse è morto

di Chiara Cavalleris 20 gennaio 2018

Paul Bocuse è morto oggi all’età di 91 anni.

A darne notizia è stato Gerard Collomb, ministro dell’Interno francese, che ha ricordato come “monsieur Paul” fosse semplicemente la Francia.

Bocuse è stato il più celebre chef transalpino del dopoguerra, figura di spicco della Nouvelle Cuisine, il pioneristico movimento culinario che, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, ha modernizzato la cucina francese classica, sostenuto da Henri Gault e Christian Millau, editori dell’influente guida Gault-​​Millau.

Seguendo i precetti di Fernand Point, padre spirituale della Nouvelle Cuisine e mentore di molti tra i suoi pionieri (da Paul Bocuse a Alain Chapel, dai fratelli Troisgrois a Michel Guerard e Alain Senderens, anche lui scomparso di recente), il “papa della gastronomia” ha plasmato il proprio stile puntando su salse più leggere, ingredienti freschi, combinazioni di sapori insolite e uno spirito innovativo inarrestabile che, nel suo caso, si basava su una solida padronanza della tecnica classica.

I premi che il cuoco francese ha ricevuto nel corso di una carriera luminosa parlano per lui. Tre stelle Michelin dal 1965 per il leggendario Auberge du Pont de Collonges, ancora oggi considerato un rito iniziatico per chi vuole capire l’alta cucina francese classica, nel 2011 ha ottenuto il titolo di “Chef del secolo”.

Conosciuto come “l’imperatore della cucina”, Paul Bocuse, malato di morbo di Parkinson e scomparso poco dopo il suo amico Gualtiero Marchesi, ha creato una lunga lista di piatti d’autore che oltre a soddisfare il palato seducevano lo sguardo stuzzicando l’immaginazione.

Come la Spigola in crosta farcita con mousse di astice o la Poularde de Bresse en vessie, ovvero il pollo cotto nella vescica di maiale, creato nel 1975 per il presidente francese Giscard d’Estaing, che gli aveva appena assegnato la Legione d’onore francese.

Nato nel 1926 a Collonges-au-Mont-d’Or, vicino Lione, da una coppia di cuochi –George e Irma Bocuse–, lo chef ha proseguito la tradizione familiare e, dopo una lunga gavetta lontano da Collonges, era tornato nel ristorante dei genitori, dove nel 1958 ha ricevuto la prima stella Michelin; la seconda e la terza sarebbero arrivate nel 1962 e nel 1965.

Nel 1987 aveva inaugurato il Bocuse d’Or, premio internazionale di cucina tra i più prestigiosi del mondo.

Dell’Italia era solito dire: “L’egemonia della cucina francese durerà sino a quando gli chef italiani capiranno l’enorme patrimonio che hanno a disposizione, sia per quanto riguarda le materie prime che per il ricco patrimonio di tradizioni”.

Anche questa volta ha avuto ragione lui: buon viaggio, monsieur Paul.

https://​www​.dissapore​.com/​c​h​e​f​/​p​a​u​l​-​b​o​c​u​s​e​-​e​-​m​o​r​to/

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Paul Bocuse

Paul Bocuse E' morto a 91 anni lo chef francese Paul Bocuse. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno transalpino, Gerard Collomb. Bocuse, che soffriva da molti anni del morbo di Parkinson, era tra i principali esponenti della Nouvelle cuisine. E' morto nel suo celebre albergo a Collonges-au-Mont-d'Or, vicino Lione. Con l'edizione della Guida Michelin 2015, è l'unico chef ad essere riuscito a mantenere 3 stelle per 50 anni di fila. Considerato tra i più grandi chef mondiali del 20esimo secolo, fu uno degli ideatori della Nouvelle cuisine.

http://​www​.totomorti​.com/

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Le rinviano visita cardiologica urgente: Mirella si sfoga su Facebook poi muore d’infarto

Mirella Ottonello, 58 anni, è morta d’infarto pochi minuti dopo aver pubblicato su facebook: “Non trovo possibile esser trattata come una nullità dalla sanità. Mi hanno rimandato l’appuntamento cardiochirurgico già due volte! Ma si può esser trattati cosi”.

D. F.

Le rinviano visita cardiologica urgente: Mirella si sfoga su Facebook poi muore d’infarto Da settimane attendeva una visita cardiologica all’ospedale San Martino di Savona, ma due giorni fa, per la seconda volta, le era stata rinviata. Una notizia che l'ha profondamente indignata: Mirella Ottonello, 58 anni, si è sentita abbandonata da quella sanità che aveva servito per tanti anni come infermiera professionale ed ha scritto un post su facebook. Uno sfogo legittimo, figlio di una rabbia maturata a lungo. Una rabbia che ha finito per causarle, poco dopo, un infarto che l'ha uccisa. La donna aveva da poco scritto: "Non trovo possibile esser trattata come una nullità dalla sanità. Mi hanno rimandato l’appuntamento cardiochirurgico già due volte! Ma si può esser trattati cosi". Come racconta Il Secolo XIX in molti le hanno risposto, ma Mirella non ha fatto in tempo a leggere tutti quei commenti di solidarietà. L’attacco di cuore infatti non le ha dato tempo.

Mirella Ottonello

Giovedì

Possibile esser trattata come una nullità dalla sanità mi hanno rimandato l'appuntamento cardio chirurgico già due volte!ma si può esser trattati cosi

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Luigi, marito di Mirella, racconta al quotidiano genovese: "Mirella era stata operata e sapeva di dover tornare sotto i ferri. Ma prima c’era da fare quella visita cardiochirurgica. E aspettava. L’avevano annullata una prima volta e programmata per giovedì, ma ci hanno telefonato e ci hanno detto che bisognava rinviare di nuovo perché il medico era malato". La donna sapeva di essere in gravi condizioni, ma fino all’ultimo ha tentato di mantenere l’ottimismo. "La vita è talmente breve – aveva scritto sabato scorso sempre sul suo profilo di Facebook — bisogna godere di ogni momento che ci viene regalato! Sto facendo di tutto per combattere ogni giorno per poter aiutare anche se solo cn poco io miei figli!spero che si risolva tutto al più presto perché Mi dispiace esser di peso agli altri e a me stessa!".

Mirella Ottonello

circa una settimana fa

La vita è talmente breve bisogna godere di ogni momento che ci viene regalato! Sto facendo di tutto x combattere ogni giorni per poter aiutare anche se solo cn poco io miei figli!spero che si risolva tutto al più presto xké Mi dispiace esser di peso agli altri e a me stessa!

 

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Ecco chi è Massimo Montinari, medico-​​poliziotto, 10mila euro a paziente tra visite e perizie

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Questa storia è molto più brutta di quello che si possa pensare.  Questa storia dei vaccini che causano autismo è molto più brutta perché porta dietro di sé la sofferenza delle famiglie e dei genitori di quei bambini che, disperati, sono pronti ad appoggiarsi su qualsiasi cosa pur di avere una speranza. Quel "qualsiasi cosa" è un medico pugliese dal passato assai travagliato, Massimo Montinari. È lui il santone italiano della guerra ai vaccini. E' lui il medico che certifica la correlazione tra malattia e vaccino, che segue praticamente tutte le famiglie nelle battaglie legali, che intasca migliaia di euro per visite, perizie e cure sconfessate da tutta la medicina internazionale: Montinari promette di sconfiggere l'autismo con un'alimentazione senza glutine e latte vaccino e con farmaci alternativi (omotossicologici). E un po' come è accaduto per Stamina, la disperazione è capace di fare miracoli. E così - tra le decine di pazienti in fila nel suo studio di Firenze dove è dovuto emigrare in seguito a scontri durissimi con i suoi stessi colleghi - c'è chi è pronto a giurare che quelle cure sono un portento. E che i loro bimbi ora, grazie a Montinari, stanno molto meglio.



 Anche per questo è forse importante chiedersi, chi è esattamente Montinari? 
A Bari tutti quello che lo hanno conosciuto ricordano quel chirurgo pediatra del Giovanni XXIII che girava con la pistola sotto il camice. Siamo negli anni '80-​​90 e già da allora Montinari parlava di vaccini e di controindicazioni, offrendo teorie per lo meno originali. A Bari non trovava però terreno fertile tanto che nel 2003 decide di provare un concorso in polizia. Lo vince e si trasferisce a Firenze, come dirigente medico. Qui affina i suoi studi e continua quella libero professione che già aveva cominciato a Bari: apre uno studio privato e comincia la sua crociata personale per guarire i bambini dall'autismo. In breve tempo cominciano a sorgere in Italia comitati che portano il suo nome, il Comisva (il Comitato del movimento italiano per la libertà delle vaccinazioni) lo elegge a paladino e insieme con gli avvocati Giuseppe Romeo e Roberto Mastalia comincia ad assistere i genitori dei bambini che decidono di intentare cause contro il ministero della Salute. L'affare diventa sempre più importante, Montinari una volta a settimana va a Roma a visitare, il suo nome rimbalza tra le famiglie con bimbi autistici di tutta Italia.

La svolta arriva negli ultimi mesi quando Montinari decide di tornare in Puglia per una serie di conferenze: sei in tutto, una delle quali l'11 gennaio a Trani. Il suo contatto, racconta il medico stesso, è Fabrizio Ferrante, dirigente regionale del Partito democratico, che organizza anche una conferenza pubblica alla quale partecipa il pm Michele Ruggiero, lo stesso che oggi ha aperto l'indagine. Ma questo è un dettaglio. Dalla Procura spiegano che non potevano fare altro che indagare dopo aver ricevuto una denuncia, che ha presentato proprio Ferrante. A occuparsi del caso sono ora i carabinieri del Nas che proprio in queste ore stanno facendo quello che il pm gli ha chiesto: ieri sono stati al centro epidemiologico regionale per chiedere i dati sul numero di bambini autistici in Puglia per poi provare a fare una correlazione con il vaccino esavalente. "

Edmond Dantes

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Padre si impicca, moglie e figlie sotto choc: "Accuse lo hanno portato a questo. Non sappiamo se era tutto vero"

Padre si impicca, moglie e figlie sotto choc: "Accuse lo hanno portato a questo. Non sappiamo se era tutto vero"

«Sono state dette tante cose non vere, quello che avete detto ieri e l'altro ieri l'hanno portato a questo». Così la moglie dell'uomo trovato suicida questa mattina in seguito alle accuse di presunti abusi sulla figlia 14enne commenta la notizia della morte del marito ai microfoni del Gr1. La donna in lacrime dice di essere «tanto, tanto arrabbiata» e conclude: «non si sapeva ancora se era vero».

SAPUTO DEL SUICIDIO DAI MEDIA La famiglia dell'agente penitenziario, accusato di violenza sessuale dalla figlia 14enne in un tema scolastico, ha saputo dai mezzi di informazione del suicidio dell'uomo. «La moglie e le cinque figlie sono sotto choc», riferisce all'ANSA l'avvocato della famiglia Emanuele Carbone. «È una vicenda triste con un epilogo ancora più triste - riferisce il legale -. La notizia del suicidio è un ulteriore trauma per la famiglia che ora prova rabbia e dolore».

«Da una parte c'è rabbia per quello che ha fatto, forse per qualcuno perfino sollievo per la sua morte, dall'altra sono sconcertate -osegue l'avvocato Carbone - era pur sempre il padre. Si stanno adoperando per un funerale dignitoso. È una situazione surreale».

L'avvocato esclude che vi siano state altre violenze in famiglia in passato e riferisce di «un approccio respinto dalla figlia maggiore oltre 20 anni fa». La coppia ha avuto 5 figlie, tre minorenni vivono in famiglia - tra cui la 14/​enne - e altre due maggiorenni sono sposate.

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