Hiv, nel 2018 verrà testato sull’uomo anticorpo che attacca il 99% dei ceppi del virus

Hiv, nel 2018 verrà testato sull'uomo anticorpo che attacca il 99% dei ceppi del virus

E’ già sta­to tes­ta­to sulle scim­mie. Un altro stu­dio con­dot­to da un team ital­iano ha scop­er­to come l’immunodeficenza umana riesca, a liv­el­lo geni­co, a ‘nascon­der­si’ e a pro­lif­er­are nel sis­tema immu­ni­tario

di CLAUDIO CUCCIATTI

NUOVI ANTICORPI che attac­cano il 99 per cen­to dei cep­pi dell’Hiv e la scop­er­ta, a liv­el­lo geni­co, di come il virus si ‘nascon­da’ e si ripro­d­u­ca nel sis­tema immu­ni­tario. A per­me­t­ter­ci di com­piere pas­si in avan­ti con­tro l’immunodeficenza umana, che ha provo­ca­to mil­ioni di mor­ti e che, nel 2015, soltan­to in Italia, ha col­pi­to più di 3.400 per­sone, due stu­di, uno amer­i­cano e l’altro ital­iano. L’Inter­na­tion­al Aids Soci­ety ha defini­to i risul­tati del­lo stu­dio con­dot­to dall’Istituto nazionale di Salute amer­i­cano e dal­la casa far­ma­ceu­ti­ca Sanofi e pub­bli­ca­to sul­la riv­ista Sci­ence, “una scop­er­ta emozio­nante”.

Un nuo­vo anti­cor­po, tes­ta­to su 24 scim­mie, è in gra­do di attac­care il 99 per cen­to dei cep­pi dell’Hiv, il virus che por­ta all’Aids. Nel 2018 i medici dell’Harvard med­ical school, del Scripps research insti­tute e del Mass­a­chu­setts insti­tute of tech­nol­o­gy, inizier­an­no le sper­i­men­tazioni sull’uomo per vedere se può pre­venire o curare l’infezione. L’anticorpo cre­ato e tes­ta­to è defini­to ‘tri-speci­fi­co’, deri­va cioè dal­la ‘som­ma’ di tre anti­cor­pi. “Sono più poten­ti e han­no una larghez­za mag­giore di qual­si­asi sin­go­lo anti­cor­po nat­u­rale che è sta­to scop­er­to”, ha det­to alla Bbc Gary Nabel, tra gli autori del­lo stu­dio. E’ in gra­do di attac­care il virus in suoi tre dis­tini­ti ‘pun­ti deboli’.

C’è un altro stu­dio impor­tante nel­la lot­ta a ques­ta malat­tia, pub­bli­ca­to in questi giorni. Il virus Hiv, una vol­ta entra­to nell’organismo, infet­ta le cel­lule del sis­tema immu­ni­tario, inte­gra il suo dna nel loro geno­ma e le uti­liz­za per ripro­dur­si e dif­fonder­si in tut­to l’organismo. L’infezione può essere bloc­ca­ta effi­cacemenete da un cock­tail di far­ma­ci, ma il trat­ta­men­to non può essere inter­rot­to altri­men­ti l’infezione riemerge rap­i­da­mente. Sape­va­mo già dove Il virus dell’Hiv si nascon­desse, cioè all’interno di quel­li che gli scien­ziati chia­mano i ‘san­tu­ari’ delle cel­lule del sis­tema immu­ni­tario. Ora gra­zie allo stu­dio pub­bli­ca­to su Nature Com­mu­ni­ca­tions, con­dot­to dei ricer­ca­tori dell’unità di Biosi­curez­za dell’Istituto San Raf­faele Telethon per la ter­apia geni­ca (Sr-Tiget), in col­lab­o­razione con l’unità di Immunopato­ge­n­e­si dell’Aids e con l’unità di Malat­tie infet­tive dell’ospedale San Raf­faele, si è scop­er­to anche come il virus riesca a dif­fonder­si.

Gli scien­ziati han­no scop­er­to che l’Hiv, quan­do infet­ta le cel­lule T rego­la­to­rie (un sot­totipo di cel­lule del sis­tema immu­ni­tario) inte­gra il suo geno­ma accan­to a due geni speci­fi­ci, STAT5B e BACH2, che han­no un ruo­lo impor­tante nel­la soprav­viven­za e nel­la pro­lif­er­azione delle cel­lule T, e li atti­va. In questo modo, le cel­lule infette si ripro­ducono più velo­ce­mente delle altre e per­sistono più a lun­go nell’organismo, andan­do a cos­ti­tuire un vero e pro­prio “ser­ba­toio virale”. “Non solo il virus si inserisce nelle cel­lule T rego­la­to­rie, ma ne accresce le dimen­sioni e ne pro­l­un­ga l’esistenza. L’aspetto più affasci­nante — spie­ga Euge­nio Mon­ti­ni, coor­di­na­tore del­lo stu­dio e a capo dell’Unità Sr-Tiget — è che l’Hiv attua una e vera e pro­pria oper­azione di ingeg­ne­r­ia genet­i­ca per pro­muoverne la pro­lif­er­azione e pro­l­un­gar­ne l’esistenza”.

Le cel­lule T rego­la­to­rie. Tra le fun­zioni delle cel­lule T rego­la­to­rie c’è la mod­u­lazione del­la rispos­ta immu­ni­taria: sono loro a ‘speg­nere’ il sis­tema immu­ni­tario quan­do è nec­es­sario. Il fat­to che l’Hiv ne influen­zi la soprav­viven­za e la pro­lif­er­azione, dunque, potrebbe impli­carne un ruo­lo nel pro­teggere il virus, con­te­nen­do l’attacco di altri lin­foc­i­ti.

Svilup­pi futuri. Attual­mente non è pos­si­bile elim­inare il virus. Gra­zie a ter­apie speci­fiche se ne può con­trol­lare la pro­lif­er­azione. “Siamo rius­ci­ti a sco­prire il mec­ca­n­is­mo che l’Hiv aziona per nascon­der­si nel sis­tema immu­ni­tario. Il prossi­mo pas­so — spie­ga Daniela Cesana, pri­mo nome del­lo stu­dio finanzi­a­to dal­la Fon­dazione Telethon, dal Min­is­tero del­la Salute e del­la Bill&Melinda Gates Foun­da­tion — sarà quel­lo di indi­vid­uare altri geni dere­go­lati dal virus per trarne van­tag­gio. Siamo fiduciosi che l’identificazione dei geni coin­volti in questo proces­so pos­sa, nel futuro, indi­care speci­fi­ci trat­ta­men­ti far­ma­co­logi­ci atti ad attac­care questi ser­ba­toi virali e final­mente portare all’eradicazione defin­i­ti­va dell’infezione causa­ta dal virus dell’Hiv”.

http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2017/09/22/news/hiv_anticorpi_sistema_immunitario-176191350/

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