7 ottobre 1985. La nave da crociera italiana Achille Lauro, mentre stava per lasciare le acque egiziane, direzione Israele, venne sequestrata da quattro militanti del Fronte per la Liberazione della Palestina (FLP) che minacciarono di uccidere un ostaggio ogni tre minuti se Tel Aviv non avesse liberato 50 loro compagni detenuti nelle carceri israeliane.

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Un cit­tadi­no amer­i­cano di reli­gione ebraica Leon Kling­hof­fer, ancorchè dis­abile e costret­to su una sedia a rotelle, venne ucciso ed il cor­po get­ta­to in mare. Seguirono fre­netiche trat­ta­tive tra i vari gov­erni inter­es­sati con il medi­a­tore Abu Abbas, capo filo siri­ano del FLP che, sem­bra, dis­ap­provasse l’avvenuto dirot­ta­men­to. Si reg­istrò il ten­ta­ti­vo amer­i­cano di estromet­tere l’Italia da qual­si­asi trat­ta­ti­va. Ma il pres­i­dente del Con­siglio Bet­ti­no Craxi si oppose decisa­mente. Egli rifi­utò qual­si­asi ingeren­za in quan­to il dirot­ta­men­to era avvenu­to su una nave ital­iana.

Dopo alcu­ni giorni e varie trat­ta­tive l’Achille Lau­ro fece rot­ta per Por­to Said in Egit­to dove gli uomi­ni del com­man­do palesti­nese furono pre­si in con­seg­na dalle autorità egiziane. Nel­lo stes­so istante, sem­pre sec­on­do accor­di, un Boe­ing 737 del­la Egypt Air decol­lò con a bor­do Abu Abbas ed i ter­ror­isti in direzione Tunisi.

Era ormai l’11 otto­bre e fu allo­ra che i servizi seg­reti israeliani infor­marono gli amer­i­cani dell’omicidio Kling­hof­fer per cui 4 F14 Tom­cat decol­larono dal­la por­taerei Sarato­ga di stan­za nel Mediter­ra­neo ed inter­cettarono l’aereo egiziano costrin­gen­do­lo ad atter­rare nel­la base Nato di Sigonel­la in Sicil­ia: il pres­i­dente amer­i­cano Ronald Rea­gan era sem­pre più con­vin­to del­la diret­ta respon­s­abil­ità di Abu Abbas nel­la vicen­da.

Irri­ta­to dall’attivismo statu­nitense e deciso a far rispettare la sovran­ità ital­iana, Craxi ordinò, dopo l’atterraggio del­l’aereo egiziano, che il veliv­o­lo venisse cir­conda­to da 30 Vam dell’aeronautica e 20 cara­binieri. Subito dopo il disp­ie­ga­men­to ital­iano, due Lock­heed C‑141 Star­liter amer­i­cani, atter­rati sen­za autor­iz­zazione a Sigonel­la, fecero scen­dere 200 uomi­ni del­la “Delta Force” che cir­con­darono gli ital­iani pun­tan­do le armi con­tro di loro.

La situ­azione, già di per sé del­i­ca­ta, si com­plicò ulte­ri­or­mente per l’intervento di numerosi altri cara­binieri in asset­to di guer­ra fat­ti arrivare dalle caserme di Cata­nia e Sir­a­cusa. Essi cir­con­darono a loro vol­ta gli amer­i­cani cre­an­do così un trip­lice cor­done di mil­i­tari che si minac­cia­vano a vicen­da.

A nul­la valsero le fre­netiche tele­fonate a Craxi di un infu­ri­a­to Rea­gan. Oltre a non far­si intimidire il Pres­i­dente del Con­siglio ordinò al gen­erale Ric­car­do Bisognero di far pre­sidiare la base di Sigonel­la dall’esercito con blin­dati al fine di ren­dere inof­fen­sivi gli amer­i­cani. I palesti­ne­si furono pre­si in con­seg­na dalle autorità ital­iane. Alle 4 del mat­ti­no gli amer­i­cani si riti­rarono.

Abu Abbas, forte di un pas­s­apor­to diplo­mati­co che di fat­to impe­di­va all’Italia di trat­ten­er­lo oltre, volò con un aereo di lin­ea jugosla­vo ver­so Bel­gra­do: ver­rà in segui­to riconosci­u­ta la sua respon­s­abil­ità nel­la vicen­da e sarà con­dan­na­to in con­tu­ma­cia all’ergastolo, gli altri ter­ror­isti con­dan­nati a pene tra i 17 ed i 30 anni. I rap­por­ti tesis­si­mi fra Italia e Sta­ti Uni­ti saran­no fati­cosa­mente ricuci­ti dalle rispet­tive diplo­mazie.

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