George Romero morto a 77 anni. Addio al pioniere dell’horror e regista cult de ‘La notte dei morti viventi’

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Gli “zom­bie di Romero” diven­tarono presto, con la loro evi­dente crit­i­ca al sis­tema socio-cul­tur­ale dom­i­nante, una metafo­ra cin­e­matografi­ca inar­riv­abile che riv­o­luzionò l’uso dell’horror fino ad allo­ra imbal­sam­a­to tra le Mum­mie, i Drac­u­la, e gli Uomi­ni Lupo delle major e poi del­la più arti­gianale Ham­mer

Stay scaredGeorge. Il padre degli zom­bie, George Romero, leggen­da dell’horror, colui che inven­tò dal nul­la un nuo­vo genere, è mor­to in un ospedale di Toron­to per un can­cro ai pol­moni. Ave­va 77 anni e nel 1968 bat­tè il ciak fonda­ti­vo degli zom­bie movie con una pel­li­co­la low bud­get che fece scal­pore come La notte dei mor­ti viven­ti. Gira­to a Pitts­burgh in bian­co e nero con un bud­get di 114mila dol­lari, Night of the Liv­ing Dead ha incas­sato 30 mil­ioni di dol­lari ed è diven­ta­to un cult.

Il film rac­con­ta di un grup­po di per­sone intrap­po­la­to in una casa coloni­ca del­la Penn­syl­va­nia che finisce ostag­gio di una lenta orda di mor­ti viven­ti che li accer­chia. Il manipo­lo si bar­ri­ca e tra di loro prende il coman­do un afroamer­i­cano, ma la vorac­ità degli zom­bie non per­dona, fino all’arrivo di quel­li che potreb­bero essere “i nos­tri”, un grup­po di tizi armati fino ai den­ti che com­pie più di un errore fatale. “La cosa incred­i­bile è che quan­do feci La notte dei mor­ti viven­ti non ave­vo pen­sato di fare un film sug­li zom­bie”, ci ave­va spie­ga­to Romero non più di un anno fa al Luc­ca Film Fes­ti­val (leg­gi l’intervista). “Vole­vo sem­plice­mente mostrare che sebbene fuori suc­cedesse qual­cosa di stra­or­di­nario, le per­sone riman­gono attac­cate alle loro beghe e alle loro mes­chinità e non si accor­gono di cosa sta acca­den­do al di là del loro con­testo”. Già, per­ché gli “zom­bie di Romero” diven­tarono presto, con la loro evi­dente crit­i­ca al sis­tema socio-cul­tur­ale dom­i­nante, apice e cul­mine il tito­lo Zombie/Dawn of the dead (1979) dove ci sono i mor­ti viven­ti che vagano den­tro al cen­tro com­mer­ciale, una metafo­ra cin­e­matografi­ca inar­riv­abile che riv­o­luzionò l’uso dell’horror fino ad allo­ra imbal­sam­a­to tra le Mum­mie, i Drac­u­la, e gli Uomi­ni Lupo delle major e poi del­la più arti­gianale Ham­mer.

Sad to hear my favorite collaborator–and good old friend–George Romero has died. George, there will nev­er be anoth­er like you.

The world has lost a mas­ter. Thank you for the inspi­ra­tion. You changed my life with your art. You will be missed.

Romero era nato nel 1940 nel Bronx. Fin da ragazz­i­no ama­va affittare vec­chi film in pel­li­co­la per poi proi­et­tarseli e ved­er­seli in autono­mia. Una vol­ta lau­re­atosi iniz­iò a girare spot pub­blic­i­tari e cor­tome­trag­gi. Con fare pio­ner­is­ti­co, ed assieme ad un grup­po di ami­ci fondò la Image Ten Pro­duc­tions e pro­dusse il suo film d’esordio. La for­mu­la mista tra sceneg­gia­tori e pro­dut­tori si tradusse suc­ces­si­va­mente in un groviglio legale e artis­ti­co per gestire dirit­ti e director’s cut de La notte dei mor­ti viven­ti. Romero però con­tin­uò la sua car­ri­era di reg­ista sen­za trop­pi entu­si­as­mi del­la crit­i­ca, e sen­za grande inter­esse di pub­bli­co, con Sea­son of the witch (1972), e con La cit­tà ver­rà dis­trut­ta all’alba/The Cra­zies (1973). Anche in questo film c’è un altro manipo­lo di resisten­ti agli effet­ti di una bom­ba tossi­ca sgan­ci­a­ta inavver­ti­ta­mente da un bom­bardiere amer­i­cano pre­cip­i­ta­to tra le case del­la Penn­syl­va­nia, e la sol­erte ipocrisia isti­tuzionale che nega ogni errore. Nel 1978 è invece la vol­ta di un gioiel­lo camp asso­lu­to: Martin/Wampyr. Una riv­is­i­tazione dell’archetipo del vam­piro dove ven­gono abban­do­nati aglio e palet­ti di frassi­no per una col­lo­cazione “gio­vanilis­ti­ca” del pro­tag­o­nista mostru­oso. Romero ha sem­pre ama­to questo film, gira­to anco­ra una vol­ta con un bud­get lim­i­tatis­si­mo e con una poet­i­ca indipen­dente, diver­ti­ta e trag­i­ca allo stes­so tem­po.

Il 1978 è anche l’anno di Dawn of the dead/Zombi. La sum­ma del zom­bie movie rome­ri­ano. L’apocalisse in ter­ra dei mor­ti che riemer­gono dalle tombe e invadono il mon­do. Sta­vol­ta a fug­gire da Philadel­phia sono due poliziot­ti (ce n’è sem­pre uno afroamer­i­cano, che anco­ra una vol­ta diven­terà leader del grup­po), e due gior­nal­isti del­la tv, tra cui una don­na, che prestò si sco­prirà inc­in­ta. I quat­tro fug­gono dal­la cit­tà in eli­cot­tero ma finis­cono il car­bu­rante e atter­ra­no sul tet­to di quel­lo che diven­terà lo “shop­ping mall” più cele­bre del­la sto­ria del cin­e­ma. I quat­tro pri­ma sgomber­a­no l’intero enorme cen­tro com­mer­ciale delle orde di zom­bie poi iniziano a vivere con agi e beni dei negozi chiusi, fino a quan­do l’incursione di un grup­po di moto­ci­clisti alla Hells Angels (tra loro il fido Tom Savi­ni, cre­atore degli effet­ti spe­ciali di molti film rome­ri­ani) dis­trug­gerà ogni equi­lib­rio tra i quat­tro e ogni ipote­si di vita futu­ra. Cap­ola­voro hor­ror dal forte impianto criti­co del­la soci­età con­sum­isti­ca e indi­vid­u­al­ista, Dawn of the dead venne gira­to spes­so all’alba per non dis­tur­bare la nor­male attiv­ità del cen­tro com­mer­ciale (tra i pri­mi ad andare in fun­zione negli Usa ndr), e guadag­nò 55 mil­ioni di dol­lari a fronte di un mil­ione di spe­sa.

Romero però con­tin­ua coc­ci­u­ta­mente la sua stra­da di autore indipen­dente e sfor­na un altro tito­lo mis­conosci­u­to ma poten­tis­si­mo e arti­co­la­to (dura 145 minu­ti) come Knightrid­ers (1981), dove si seguono le ges­ta di un grup­po di motociclisti/circensi sem­pre dedi­ti a peri­colosi spet­ta­coli in cos­tume, mod­el­lo giullari medio­e­vali, e alle prese con una ger­ar­chia all’interno del grup­po che li porterà al con­fron­to e al dis­faci­men­to al cospet­to delle ten­tazioni del dio denaro sot­to for­ma di avi­di impre­sari.

Nel 1982 è la vol­ta di Creepshow, altro film cult ad episo­di, con script di Stephen King (al suo esor­dio), impre­scindibile, biz­zarro e folle omag­gio ai fumet­ti hor­ror anni cinquan­ta del­la Comics EC. Nel 1985 con­clude la trilo­gia zom­bie con Day of the Dead, sen­za entu­si­as­mare trop­po nem­meno i pro­pri fan più accan­i­ti. Poi anco­ra negli anni ottan­ta e novan­ta si susseguono Mon­key Shines, Due occhi dia­bol­i­ci (in col­lab­o­razione con Dario Argen­to), La metà oscu­ra, Bruis­er: ten­ta­tivi di un cin­e­ma hor­ror più tradizionale, dove l’intimismo dei pro­tag­o­nisti ruba forse trop­po spazio alla vision­a­r­i­età apoc­alit­ti­ca anni set­tan­ta a cui il reg­ista newyorch­ese ci ave­va abit­uati.

Quan­do però nel 2004 Romero è costret­to a sor­bir­si il remake di Dawn of the dead diret­to da Zack Sny­der con i pro­tag­o­nisti del film sedu­ti al bar del cen­tro com­mer­ciale come fos­sero tur­isti e gli zom­bie fuori a cor­rere come cen­tometristi, ecco il guiz­zo del grande autore. Il ritorno dei suoi zom­bie nel 2005 con Land of the dead, che si va ad aggiun­gere alla trilo­gia che pare­va con­clusa vent’anni pri­ma e che ne apre un’altra com­pos­ta da Diary of the Dead (2007) and Sur­vival of the Dead (2009), è d’obbligo. Nul­la di trascen­den­tale, ma il Romero che riag­gior­na il suo file più prezioso è comunque una lezione di cin­e­ma politi­co che allarga il suo sguar­do criti­co ai mali del­la glob­al­iz­zazione, al ter­ror­is­mo e alla sopraf­fazione dei più mis­er­abili del­la ter­ra. Il pub­bli­co però non va più in sala per i suoi film, ma preferisce vivere nel mito e nel­la leggen­da, ripete a memo­ria le sequen­ze di Dawn of the dead o de La notte dei mor­ti viven­ti. Ven­er­a­to George ora ti aspet­ti­amo riemerg­ere dal­la tom­ba. Ques­tione di ore. Sarai l’unico zom­bie a cui non spap­pol­ere­mo il cranio. sono cer­ti: anche lui, come i suoi per­son­ag­gi, è des­ti­na­to a tornare.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/17/george-romero-morto-77-anni-addio-al-pioniere-dellhorror-e-regista-cult-de-la-notte-dei-morti-viventi/3733987/

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