Macchina da bagno

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Inven­ta­ta nel Kent già alla metà del Set­te­cen­to, quan­do il cos­tume da bag­no non esiste­va e i pochi che anda­vano in “vacan­za” si tuffa­vano al largo nudi, la ‘macchi­na da bag­no’ ebbe il suo boom un po’ più tar­di, in epoca vit­to­ri­ana, quan­do anche il nascente fenom­e­no del­la “vil­leg­giatu­ra” borgh­ese si accom­pa­g­na­va ad una rigi­da cas­ti­gatez­za nei cos­tu­mi, non solo da bag­no. Pote­va essere tut­ta di leg­no oppure chiusa con una ten­da. Una vol­ta arrivati in spi­ag­gia, i bag­nan­ti — in molti casi divisi per ses­so — entra­vano in cab­i­na dove indos­sa­vano il cos­tume; la “macchi­na” veni­va poi trasci­na­ta in acqua da un addet­to. Qui, a una cer­ta dis­tan­za dal­la spi­ag­gia, ci si pote­va final­mente immerg­ere sen­za fare ‘passerel­la’ sul bag­nasci­u­ga, come richiede­va il gala­teo bal­n­eare. Dal­l’archiv­io Get­ty, le immag­i­ni di bag­nan­ti al mare scat­tate su alcune spi­agge del­la Gran Bre­tagna e del Bel­gio tra la fine del­l’Ot­to­cen­to e il 1920.

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