LA SUPPOSTA COLLETTIVA CHIAMATA MPS

LA SUPPOSTA COLLETTIVA CHIAMATA MPSPER IL SALVATAGGIO DELMONTEIL CONTO PER LO STATO AUMENTA ANCORA: I 6,6 MILIARDI NON BASTANO, LA BCE CHIEDE DI PIÙ — I TEDESCHI INCAZZATI CON L’EUROPA ACCUSATA DI ESSERE TROPPO ACCONDISCENDENTE CON L’ITALIA PER EVITARE IL BAIL-IN — I POSSIBILI SCENARI

DRAGHI RENZI DRAGHI RENZI

Alessan­dro Bar­bera e Gian­lu­ca Paoluc­ci per “la Stam­pa”

Sem­bra ieri, eppure sono già pas­sati quat­tro mesi. Fu il pri­mo atto del gov­er­no Gen­tiloni, man­ca­vano poche ore a Natale e sem­bra­va non ci fos­se tem­po da perdere.

E invece la prat­i­ca Mps è sem­pre lì, inevasa, in un rim­pal­lo con­tin­uo fra Siena, Roma, Fran­co­forte e Brux­elles. L’ ulti­ma novità è che il sal­vatag­gio pub­bli­co del Monte più anti­co del mon­do si è com­pli­ca­to una vol­ta di più, con il ris­chio che l’ onere per lo Sta­to sal­ga anco­ra rispet­to ai 6,6 mil­iar­di ipo­tiz­za­ti fino­ra.

PADOAN GENTILONI1 PADOAN GENTILONI1

Che sta acca­den­do? Sono due i prob­le­mi emer­si. Nei giorni scor­si la Bce ha recap­i­ta­to a Siena gli esi­ti dell’ultima ispezione, con­clusa lo scor­so feb­braio e che riguar­da­va la clas­si­fi­cazione dei cred­i­ti, i liv­el­li di cop­er­tu­ra e la val­u­tazione delle garanzie dei cred­i­ti dete­ri­o­rati. La ban­ca, anche in virtù degli scam­bi di vedute con il team di ispet­tori europei, ave­va già mod­i­fi­ca­to metodolo­gie e para­metri uti­liz­za­ti per il cal­co­lo nel bilan­cio 2016. Ma l’esito dell’ispezione ha comunque fat­to emerg­ere perdite supe­ri­ori a quelle cal­co­late fino a ora e che pesano nel com­puto dell’ inter­ven­to statale.

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Il sec­on­do prob­le­ma irrisolto riguar­da la ces­sione delle sof­feren­ze. La Bce ha infat­ti richiesto che il val­ore ven­ga fis­sato nel piano sul­la base di offerte pun­tali di sogget­ti terzi. I prezzi di mer­ca­to sono però anco­ra estrema­mente bassi.

La maxi oper­azione lan­ci­a­ta da Uni­cred­it ha avu­to un prez­zo medio di poco supe­ri­ore al 17 per cen­to del nom­i­nale. Sul­la base dei val­ori delle sof­feren­ze scritte nei bilan­ci di Mon­tepaschi — sono attorno al 30 per cen­to — vender­le anche solo al 20 per cen­to com­porterebbe un’ ulte­ri­ore perdi­ta fino a cir­ca 4,5 mil­iar­di, con il qua­si azzera­men­to del pat­ri­mo­nio net­to che al 31 dicem­bre scor­so era di 5,4 mil­iar­di.

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La ricap­i­tal­iz­zazione nec­es­saria — cal­co­la­ta dal­la Bce in 8,8 mil­iar­di, di cui 6,6 di inter­ven­to pub­bli­co e 2,2 di obbligazioni sub­or­di­nate di investi­tori isti­tuzion­ali con­ver­tite in azioni — sarebbe suf­fi­ciente per riportare il Cet1 (il prin­ci­pale indi­ca­tore di solid­ità pat­ri­mo­ni­ale) oltre il lim­ite rego­la­mentare, ma non abbas­tan­za per cen­trare i tar­get Srep imposti dal­la Ban­ca cen­trale euro­pea. Di qui l’ aumen­to dell’ onere per il Tesoro, che però sarebbe anco­ra ogget­to di negozi­a­to con la vig­i­lan­za uni­ca e la direzione con­cor­ren­za del­la Com­mis­sione euro­pea.

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Tra le ipote­si avan­zate da parte ital­iana c’ è anche quel­la — in caso di val­u­tazioni ecces­si­va­mente basse — di non vendere tutte le sof­feren­ze (sono cir­ca 30 mil­iar­di lor­di) così da non reg­is­trare perdite tali da abbat­tere il cap­i­tale. Ma ques­ta soluzione, sec­on­do quan­to ricostru­ito, non sarebbe gra­di­ta a Fran­co­forte.

Sin da Natale obi­et­ti­vo delle par­ti è di chi­ud­ere l’ inte­sa entro giug­no. A Siena sono anco­ra ottimisti, ma il lun­go stal­lo, se è vero che non avrebbe avu­to effet­ti gravi sul­la fedeltà dei cor­ren­tisti, sta inizian­do a creare delle dif­fi­coltà oper­a­tive.

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Sul­lo sfon­do di ques­ta del­i­catis­si­ma trat­ta­ti­va c’ è poi il malu­more dif­fu­so di alcu­ni ambi­en­ti con­ti­nen­tali e in par­ti­co­lare tedeschi sul­la «ecces­si­va disponi­bil­ità» — così la definis­cono fra Can­cel­le­ria e Bun­des­bank — mostra­ta dall’ Europa nei con­fron­ti delle ragioni ital­iane per evitare le con­seguen­ze del cosid­det­to bail in (sal­vatag­gio inter­no) e for­ti perdite ad azion­isti ed obbligazion­isti. Ciò vale sia rispet­to alla vicen­da Mps che delle due banche venete, anche in questo caso lon­tano dall’ essere risol­ta.

Se è vero che l’ Italia non si è mossa quan­do le regole per­me­t­te­vano lau­ti aiu­ti statali alle banche — e molti ne fecero uso — oggi il quadro nor­ma­ti­vo è rad­i­cal­mente muta­to e i tedeschi si sono adeguati.

Basti dire che la famiger­a­ta Hsh di Ambur­go — in pas­sato pre­sa dalle autorità ital­iane come esem­pio di doppi­ope­sis­mo teu­ton­i­co per­ché ben­e­fi­cia­ria di un aiu­to pub­bli­co autor­iz­za­to anni pri­ma — ha rischi­a­to di fal­lire e ora è in ven­di­ta. A pri­vati.

http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/supposta-collettiva-chiamata-mps-salvataggio-monte-146784.htm

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