Tangenti in Congo del fondo Och Ziff, le autorità Usa chiedono informazioni all’Eni

Car­lot­ta Scoz­zari

Roma 23/06/2016, l’allora pre­mier Mat­teo Ren­zi incon­tra i ver­ti­ci delle prin­ci­pali aziende ener­getiche nazion­ali. Nel­la foto Clau­dio Descalzi, ad dell’Eni, e Ren­zi — foto di Pier­pao­lo Scav­uz­zo / AGF

Dopo la Nige­ria, dall’Africa giunge l’eco di una nuo­va vicen­da di cor­ruzione che toc­ca indi­ret­ta­mente l’Eni, ques­ta vol­ta come tes­ti­mone e poten­ziale parte lesa. A fornire qualche gener­i­ca infor­mazione sul­la vicen­da è il bilan­cio del 2016 del grup­po petro­lif­ero guida­to dall’amministratore del­e­ga­to, Clau­dio Descalzi: “In data 9 luglio 2015 – si legge nel doc­u­men­to – Eni ha rice­vu­to la noti­fi­ca di un “sub-poe­na” (un atto di citazione, ndr) pres­so la sede di New York. Si trat­ta – spie­ga anco­ra il doc­u­men­to – di una richi­es­ta di pro­duzione doc­u­men­tale emes­sa dal Depart­ment of Jus­tice degli Usa in vista di un’audizione di un rap­p­re­sen­tante di Eni in relazione agli asset Marine XII in Con­go e a rap­por­ti intrat­tenu­ti con alcune per­sone fisiche e soci­età indi­cate nell’atto”.
Come si può notare dal­la nota del bilan­cio, il ris­er­bo sui nomi delle per­sone e delle soci­età coin­volte è mas­si­mo. Tut­tavia, qualche indi­cazione in più sul­la vicen­da, che aiu­ta a sbrogliare la matas­sa, si rica­va dalle domande riv­olte dall’azionista Fon­dazione cul­tur­ale respon­s­abil­ità eti­ca (Ban­ca Eti­ca) all’assemblea dei soci di Eni del mag­gio del 2016. E’, infat­ti, in quell’occasione che il man­age­ment ammette un coin­vol­gi­men­to del­la soci­età ital­iana parte­ci­pa­ta al 30% dal Tesoro (il 25,8% tramite la Cas­sa deposi­ti e presti­ti), in qual­ità di tes­ti­mone, nell’indagine sul fon­do hedge amer­i­cano Och Ziff con­dot­ta da alcune autorità amer­i­cane, nel­lo speci­fi­co la Sec e il Dipar­ti­men­to di gius­tizia, che ipo­tiz­zano episo­di di cor­ruzione in relazione ad alcu­ni inves­ti­men­ti in Africa.

Clau­dio Descalzi, ad dell’Eni, pri­ma dell’investor day di Milano, aprile 2016 – foto di GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images

Nel frat­tem­po, lo scor­so set­tem­bre, quelle indagi­ni sono giunte a con­clu­sione. E Och Ziff, una poten­za nel mon­do dei fon­di con masse in ges­tione per qua­si 34 mil­iar­di di dol­lari alla fine del 2015, ha siglato un accor­do di pat­teggia­men­to con la Sec, omol­o­go a stelle e strisce del­la nos­tra Con­sob, nell’ambito del quale ha dovu­to pagare una sanzione da un totale di 413 mil­ioni di dol­lari. L’anello di con­giun­zione tra Eni e Och Ziff si chia­ma Marine XII ed è il bloc­co con cui la soci­età ital­iana, in Con­go, si occu­pa del­la pro­duzione di petro­lio. Eni, in par­ti­co­lare, parte­ci­pa Marine XXII a mag­gio­ran­za, con una quo­ta del 65%, men­tre gli altri azion­isti sono l’azienda pub­bli­ca con­golese Snpc, al 10%, e New Age african glob­al ener­gy, al 25 per cen­to. E quest’ultimo – e qui si chi­ude il cer­chio, almeno per adesso – è il fon­do spe­cial­iz­za­to in inves­ti­men­ti in petro­lio e gas nel con­ti­nente africano che con­ta tra i prin­ci­pali azion­isti e pro­mo­tori Och Ziff.

Il pres­i­dente del Con­go Denis Sas­sou Ngues­so a Brux­elles – foto di THIERRY CHARLIER/AFP/Getty Images

Dall’indagine del­la Sec emerge che l’hedge fund statu­nitense ha uti­liz­za­to inter­me­di­ari e uomi­ni d’affari per pagare tan­gen­ti ad alti espo­nen­ti del gov­er­no in Africa. Sem­pre sec­on­do le con­clu­sioni cui è giun­ta la Sec, tali paga­men­ti illeciti han­no indot­to il fon­do sovra­no libi­co Libyan Invest­ment Author­i­ty (Lia, vec­chia conoscen­za del­la finan­za ital­iana per­ché già azion­ista ril­e­vante di Uni­cred­it, Fin­mec­ca­ni­ca-Leonar­do e Juven­tus) a inve­stire in alcu­ni veicoli gesti­ti da Och Ziff. Altre tan­gen­ti sono poi state pagate dall’hedge fund per assi­cu­rar­si dirit­ti di esplo­razione e per cor­rompere rap­p­re­sen­tan­ti del gov­er­no in Lib­ia, nel Ciad, in Guinea, in Nige­ria e in Con­go. Dei 413 mil­ioni di dol­lari di sanzione com­p­lessi­va, 200 sono servi­ti per sis­temare il pro­ced­i­men­to civile sec­on­do cui Och Ziff ha vio­la­to il codice estero anti cor­ruzione (For­eign Cor­rupt Prac­tices Act, Fcpa). Men­tre gli altri 213 mil­ioni rap­p­re­sen­tano la cifra che l’hedge fund avrebbe deciso di pagare per rag­giun­gere con il Dipar­ti­men­to di gius­tizia amer­i­cano un “deferred pros­e­cu­tion agree­ment“, ossia un accor­do che prevede la sospen­sione delle incrim­i­nazioni penali in cam­bio essen­zial­mente di una sanzione finanziaria.

08/05/2014 Roma, assem­blea degli azion­isti Eni. Nel­la foto Giuseppe Rec­chi e Pao­lo Sca­roni – foto di Scav­uz­zo / AGF

E’ pro­prio qui che la stra­da di Och Ziff incro­cia quel­la di Eni, per­ché evi­den­te­mente è nell’ambito di ques­ta indagine che va inquadra­ta la “richi­es­ta di pro­duzione doc­u­men­tale emes­sa dal Depart­ment of Jus­tice degli Usa in relazione agli asset Marine XII in Con­go e a rap­por­ti intrat­tenu­ti con alcune per­sone fisiche e soci­età” di cui par­la in ter­mi­ni gener­i­ci il bilan­cio del grup­po petro­lif­ero ital­iano e a cui è sta­to fat­to un rifer­i­men­to più esplic­i­to nell’assemblea dei soci del 2016. “Dai pri­mi con­tat­ti infor­mali inter­cor­si con l’autorità da parte dei legali amer­i­cani incar­i­cati da Eni – aggiunge il bilan­cio del 2016 in relazione alla vicen­da – l’atto si inserirebbe in un con­testo di indagine più ampio, nei con­fron­ti di par­ti terze, nell’ambito del quale Eni ha il ruo­lo di tes­ti­mone e – poten­zial­mente – di sogget­to dan­neg­gia­to. È sta­ta atti­va­ta la rac­col­ta del­la doc­u­men­tazione rispon­dente alle richi­este dell’autorità, con pro­gres­si­va pro­duzione all’autorità”.

Al cen­tro del­la ques­tione sem­bra esser­ci la ces­sione a New Age da parte del grup­po del Cane a sei zampe del 25% del­la licen­za in Marine XXII, risalente al 2009. Anche in questo caso, l’Eni ha affronta­to l’argomento in maniera più det­tagli­a­ta in occa­sione dell’assemblea dei soci del mag­gio del 2016, quan­do le indagi­ni del­la Sec su Och Ziff era­no anco­ra in cor­so. “La ven­di­ta del 25% a un ter­zo sogget­to – ha spie­ga­to il man­age­ment del grup­po petro­lif­ero a con­trol­lo pub­bli­co rispon­den­do alle domande del­la Fon­dazione cul­tur­ale respon­s­abil­ità eti­ca – era parte inte­grante dell’accordo siglato da Eni. Il gov­er­no con­golese ci ha infor­ma­to del nome di questo nuo­vo azion­ista, New Age, e in ottem­per­an­za agli impeg­ni ha paga­to a Eni le spese legate al suo ingres­so nel­la joint ven­ture. Di con­seguen­za, Eni non ha avu­to alcun dirit­to di selezionare né approvare New Age”.

LAUREA HONORIS CAUSA A DESCALZI (nel­la foto con la moglie Madeleine),
16-12-2016 – foto di SARA MINELLI / Ima­goe­co­nom­i­ca

Sem­bra quin­di da esclud­ere che la scelta dell’azionista da affi­an­care alla soci­età ital­iana in Marine XXII sia sta­ta con­dot­ta al ter­mine di una gara pub­bli­ca. Sec­on­do le con­clu­sioni cui giunge la Sec (che nel doc­u­men­to finale sulle indagi­ni omette alcu­ni nomi, tut­tavia facil­mente desum­i­bili), Och Ziff avrebbe con­clu­so l’operazione in Marine XXII nonos­tante “un sig­ni­fica­ti­vo ris­chio di cor­ruzione” e a dis­pet­to del parere con­trario dei pro­pri legali. Il doc­u­men­to dell’autorità amer­i­cana par­la addirit­tura di una con­feren­za tele­fon­i­ca in cui uno degli avvo­cati di Och Ziff fece un ulti­mo, dis­per­a­to ten­ta­ti­vo e “chi­amò dalle sue vacanze in Italia per fer­mare l’operazione”, ma sen­za rius­cirvi. Inoltre, il super fon­do hedge a stelle e strisce non è nem­meno sta­to in gra­do di spie­gare alla Sec il ruo­lo degli inter­me­di­ari Wal­ter Hen­nig e Jean-Yves Olivi­er, che han­no rice­vu­to 18 mil­ioni nell’ambito del­la transazione.

Eni sostiene di non essere sta­ta a conoscen­za delle pratiche cor­rut­tive. “Nel 2009 – affer­ma il man­age­ment del colos­so petro­lif­ero ital­iano all’assemblea dei soci del mag­gio del 2016 – seguen­do le indi­cazioni del gov­er­no con­golese, l’Eni ha con­dot­to una due dili­gence (un’analisi finanziaria appro­fon­di­ta, ndr) su New Age, col sup­por­to di una soci­età ester­na spe­cial­iz­za­ta, che non ha riv­e­la­to par­ti­co­lari prob­le­mi nel cam­po dell’anti-corruzione”. Ma poiché, nel frat­tem­po, dall’indagine del­la Sec è emer­so l’opposto, il grup­po guida­to da Descalzi avvierà una nuo­va due dili­gence sull’operazione? Non sem­bra che al momen­to una sim­i­le even­tu­al­ità si pos­sa esclud­ere.

08/04/2016 Vig­giano, Cen­tro olio Cova, per il trat­ta­men­to del petro­lio estrat­to in Val d’Agri da Eni – foto di ZUMAPRESS.com / AGF

Tra i dub­bi soll­e­vati in assem­blea dal­la Fon­dazione cul­tur­ale respon­s­abil­ità eti­ca, c’è anche quel­lo sul prez­zo paga­to da New Age alla soci­età ital­iana per la quo­ta in Marine XXII, pari a 53 mil­ioni di dol­lari, vale a dire qua­si un ter­zo del val­ore attuale net­to sti­ma­to in 142 mil­ioni di dol­lari. “New Age – è sta­ta la rispos­ta rice­vu­ta dal man­age­ment dell’Eni in assem­blea – ha riconosci­u­to a Eni Con­go una parte dei costi sostenu­ti in pas­sato, pari a 35,2 mil­ioni di dol­lari, più alcu­ni aggius­ta­men­ti sul prez­zo”. Il grup­po sem­bra quin­di con­fer­mare il prez­zo del­la quo­ta pari a 53 mil­ioni di dol­lari. Nel 2009, quan­do cioè New Age entrò in Marine XXII, pre­cisa sem­pre il man­age­ment del Cane a sei zampe nell’assemblea del 2016, “era sta­ta effet­tua­ta una sola scop­er­ta, per la pro­duzione di gas. Soltan­to con la sig­ni­fica­ti­va attiv­ità di esplo­razione che è venu­ta dopo, e i cui costi sono sta­ti sostenu­ti anche da New Age, sono emerse le ris­erve di gas e petro­lio annun­ci­ate poi da Eni”. Il grup­po petro­lif­ero ital­iano sem­bra essere sul­la difen­si­va, ma se effet­ti­va­mente New Age pagò un prez­zo bas­so e fuori mer­ca­to per la parte­ci­pazione, per Eni si tradur­rebbe in un dan­no con­cre­to e tan­gi­bile. Chissà se è anche a questo che la soci­età ital­iana si riferisce quan­do sostiene di avere poten­zial­mente, in ques­ta com­pli­ca­ta vicen­da, “il ruo­lo di sogget­to dan­neg­gia­to”.

https://it.businessinsider.com/tangenti-in-congo-del-fondo-och-ziff-le-autorita-usa-chiedono-informazioni-alleni/

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