Ex Generale Mori: mafia sconfitta. I magistrati “oggi mafia più forte che mai”

Oggi la mafia è qua­si scon­fit­ta defin­i­ti­va­mente. Scon­fit­ta non dal­la polizia e dai mag­is­trati ma per­ché è venu­ta meno la soci­età che la sup­por­t­a­va. La mafia è una devi­azione cul­tur­ale, è sta­ta scon­fit­ta da una soci­età che si è evo­lu­ta. E quel­la soci­età che la tene­va in pie­di si è sgre­to­la­ta”. Fir­ma­to Mario Mori, ex gen­erale, ex prefet­to, ex coman­dante del ROS e ex diret­tore del Sis­de.

La Themis & Metis non può restare indif­fer­ente a sim­ili dichiarazioni, non fos­se altro che per quel che è emer­so durante l’incontro pub­bli­co da noi orga­niz­za­to insieme al M5S di Berg­amo, dal tito­lo “La mafia è sta­ta sconfitta?”dove, fra le autorevoli per­son­al­ità pre­sen­ti, Nino Di Mat­teo, mag­is­tra­to impeg­na­to nel proces­so trat­ta­ti­va Sta­to-mafia, ha smen­ti­to net­ta­mente le dichiarazioni rilas­ci­ate da Mat­teo Ren­zi, all’epoca Pres­i­dente del con­siglio che, affet­to dal­lo stra­no ottimis­mo che par colpire anche l’ex gen­erale Mori, dichiar­a­va al G20, alla pre­sen­za dei più gran­di capi di Sta­to “Abbi­amo scon­fit­to stra­gi e mafia, l’Italia ha la forza per affrontare anche il ter­ror­is­mo”

In quell’incontro, Nino Di Mat­teo disse “Mafia e cor­ruzione sono ormai fac­ce del­la stes­sa medaglia ma men­tre i boss sono adeguata­mente puni­ti, i cor­rot­ti che van­no a brac­cet­to con i padri­ni sono garan­ti­ti da una sostanziale impunità dal­la polit­i­ca”. Gli fa eco il mag­is­tra­to del­la DDA di Reg­gio Cal­abria Giuseppe Lom­bar­do: “il con­cet­to di mafia che ci rac­con­tano è super­a­to e oggi per com­bat­tere le mafie è nec­es­sario uti­liz­zare stru­men­ti di con­trasto estrema­mente evo­lu­ti che noi con­tinuiamo a chiedere. Una sola doman­da c’è da fare al potere politi­co e leg­isla­ti­vo: da che parte state?”.

Oggi la mafia è qua­si scon­fit­ta defin­i­ti­va­mente” dice Mori…

Poche set­ti­mane fa, un gior­nale ha defini­to Mario Mori ” leggen­da dell’intelligence ital­iana” il che ci stupisce notevol­mente dato che, pro­prio su questo sito, abbi­amo rac­con­ta­to i gran­di suc­ces­si dell’ex gen­erale in ques­tione che di leggen­dario non ha nul­la. Dopo lo stu­pore, arri­va il ridi­co­lo nell’apprendere che, pre­sen­tan­do il suo libro “Oltre il ter­ror­is­mo”, Mario Mori da lezioni di cac­cia ai ter­ror­isti islam­i­ci, lui che non ha cat­tura­to Proven­zano pur aven­do­lo a un tiro di schiop­po .

Citan­do un altro dei suoi lib­ri, “Servizi e seg­reti” il sen­so del ridi­co­lo non scom­pare per­ché, sem­pre facen­do il dovu­to rap­por­to fra la realtà pro­fes­sion­ale dell’ex gen­erale e quel che ten­ta di trasmet­tere ai suoi let­tori, ne dedu­ci­amo un modo biz­zarro di offrire ver­ità, ossia : Mario Mori face­va parte dei servizi e con­tem­po­ranea­mente collezion­a­va seg­reti che i mag­is­trati di Paler­mo, stan­no oggi ten­tan­do di sve­lare al Paese in quan­to moti­vo di pro­fondis­si­mi dub­bi sul­la con­dot­ta riscon­tra­ta anche nel proces­so “man­ca­ta cat­tura Proven­zano” che lo ha vis­to sul ban­co degli impu­tati. Da qui dunque i suoi servizi e i suoi seg­reti.

Oggi la mafia è qua­si scon­fit­ta defin­i­ti­va­mente” dice Mori…

E’ emer­so che Castel­ve­tra­no, paese del lati­tante numero uno in Italia, Mat­teo Messi­na Denaro, è la cap­i­tale del­la mas­sone­r­ia in Italia e che l’intreccio di potere cre­ato intorno alla pro­tezione del super­lati­tante, “è in gra­do di influire sulle attiv­ità ammin­is­tra­tive e il fun­zion­a­men­to degli enti pub­bli­ci.” Il medes­i­mo intrec­cio di potere avvis­ta­to nel nord dell’Italia, in Toscana esat­ta­mente; anche qui, il nome di Messi­na Denaro è una qua­si nor­mal­ità negli ambi­en­ti fre­quen­tati da impren­di­tori e banchieri.Matteo Messi­na Denaro è con­sid­er­a­to il boss più ric­co e potente di Cosa Nos­tra e dal 2010, è inser­i­to nell’elenco dei dieci lati­tan­ti più peri­colosi del mon­do. Numerose tes­ti­mo­ni­anze riscon­trate, affer­mano che la rete di potere che lo cir­con­da e pro­tegge, ha influen­za­to e con­tin­ua ad influen­zare la vita polit­i­ca ital­iana e quan­do i mafiosi arrivano ad occu­pare posti in Par­la­men­to, le ricadute sul­la vita sociale ed eco­nom­i­ca rag­giun­gono dimen­sioni cat­a­stro­fiche.

Oggi la mafia è qua­si scon­fit­ta definitivamente”dice Mori…

Rober­to Scarpina­to, Procu­ra­tore gen­erale del­la Corte d’Appello di Paler­mo, pochi giorni fa ha illus­tra­to il nuo­vo mon­do del­la mafia che non da alcun seg­no di scon­fit­ta ma al con­trario, evi­den­zia vita flori­da “gra­zie al coin­vol­gi­men­to 
di avvo­cati, com­mer­cial­isti, ban­cari e altri col­let­ti bianchi in un fenom­e­no con­sol­ida­to, per­ché sono loro a offrire i servizi di cui la crim­i­nal­ità orga­niz­za­ta neces­si­ta. Suc­cede nel Merid­ione, dove sono sta­ti con­dan­nati parec­chi pro­fes­sion­isti, suc­cede al Nord 
e all’estero.”

Non ultime, le anal­isi del procu­ra­tore nazionale anti­mafia Fran­co Rober­ti, anch’esse in net­to con­trasto rispet­to alle parole di Mario Mori: “Oggi la vera svol­ta è il salto del­la medi­azione: le mafie man­dano in Par­la­men­to e nelle isti­tuzioni i loro uomi­ni, le loro proiezioni”. Parole chiare che ci aiu­tano a capire quan­ta poten­za crim­i­nale in più ci sia nel Paese oggi rispet­to a 20 anni fa e pro­prio a causa delle col­lu­sioni che l’ex gen­erale, si guar­da bene dall’evidenziare ad ogni inter­ven­to pub­bli­co.

Oggi la mafia è qua­si scon­fit­ta defin­i­ti­va­mente” dice Mori, il fenom­e­no che si guadagna, (insp­ie­ga­bil­mente), pla­tee di stu­den­ti nelle scuole dove, emozionati e col fia­to sospe­so ascoltano il grande eroe che NON HA cat­tura­to i peg­giori mafiosi, che NON HA imped­i­to l’infiltrazione del­la mafia nel­la Cap­i­tale che NON HA por­ta­to a ter­mine altri obi­et­tivi pun­tual­mente fal­li­ti.”

Oggi la mafia è qua­si scon­fit­ta defin­i­ti­va­mente” è una men­zogna che fa como­do solo a chi non l’ha mai real­mente con­trasta­ta. Che ven­ga oltre­tut­to ripetu­ta davan­ti a gio­vani e gio­vanis­si­mi, ci reca una grande pre­oc­cu­pazione.

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Francesca Sco­leri

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