La guerra civile spagnola

Pub­bli­ca­to il 22 dic 2016
Regia di Gilles Del­lanoy e Claude Dassier, pro­duzione Vision 7.
Dis­tribuito nel 1989 da Deltavideo.
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Istruzione
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“Coplas de la Defen­sa de Madrid” di Estu­dios Talk­back (iTunes)

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Morto Gerald Grosvenor, tra i più ricchi del mondo: una fortuna da 10 miliardi di dollari

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È mor­to all’età di 64 anni il mil­ionario pro­pri­etario ter­riero e filantropo Ger­ald Cavendish Grosvenor, ses­to Duca di West­min­ster. Lo ha annun­ci­a­to un por­tav­oce di famiglia, spie­gan­do che il duca, ami­co del­la famiglia reale, è dece­du­to all’ospedale di Pre­ston nel Lan­cashire, dove era sta­to por­ta­to in segui­to a un mal­ore improvvi­so avu­to nel­la sua tenu­ta di Abbey.

La for­tu­na di Grosvenor è sta­to sti­ma­ta a 10,8 mil­iar­di di dol­lari (9,7 mil­iar­di di Euro) dal­la riv­ista Forbes, facen­do di lui la 68esima per­sona più ric­ca del mon­do e la ter­zo del Reg­no Uni­to. Diven­ta­to il ses­to duca di West­min­ster nel 1979, tra le pro­pri­età sparse per tut­to il Reg­no Uni­to spic­cano i 77 ettari di Bel­gravia, uno dei quartieri più ric­chi di Lon­dra vici­no a Buck­ing­ham Palace. E un por­tav­oce del Palaz­zo Reale ha fat­to sapere che la Regi­na ha invi­a­to un mes­sag­gio di con­doglianze alla famiglia

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/gerald_cavendish_grosvenor_morto_duca_westminster-1904507.html

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Duca di Westminster Gerald Grosvenor è morto. Era uno dei più ricchi del Regno Unito

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Duca di West­min­ster Ger­ald Grosvenor è mor­to. Era uno dei più ric­chi del Reg­no Uni­to

LONDRA – E’ mor­to all’età di 64 anni in un ospedale del nor­dovest dell’Inghilterra Ger­ald Cavendish Grosvenor, ses­to Duca di West­min­ster, uno dei pro­pri­etari ter­ri­eri più ric­chi del Reg­no Uni­to. Grosvenor Estate, la soci­età del duca, possiede 121 ettari nel cen­tro di Lon­dra. Groves­nor possede­va anche vaste pro­pri­età nel Lan­cashire, nel Cheshire e in Sco­zia, oltre a pro­pri­età in Fran­cia, Spagna e Cana­da.

Il suo ante­na­to sir Thomas Grosvenor sposò nel 1677 l’ereditiera Mary Davies, acquisendo una zona all’epoca palu­dosa, ma che la famiglia trasfor­mò nei sec­oli in due dei quartieri più ric­chi di Lon­dra, Bel­gravia e May­fair. La Sun­day Times Rich List 2016 sti­ma­va la ric­chez­za del Duca in 9,35 mil­iar­di di ster­line (10,9 mil­iar­di di euro).

Il duca di West­min­ster sposò nel 1978 Natalia Ayesha Phillips, figlia del colon­nel­lo Harold Pedro Joseph Phillips e di sua moglie Georgina (poi Lady Ken­nard), figlia di Sir Harold e Lady Zia Wern­her. Sua moglie è una dis­cen­dente diret­ta del poeta rus­so Alek­san­dr Puškin e per­tan­to del suo ante­na­to africano Ibrahim Han­ni­bal nonché di re Gior­gio II, e quin­di in lin­ea per il trono bri­tan­ni­co.

Buck­ing­ham Palace ha fat­to sapere che la Regi­na ha invi­a­to un mes­sag­gio di con­doglianze alla famiglia.

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/duca-di-westminster-gerald-grosvenor-e-morto-era-uno-dei-piu-ricchi-del-regno-unito-2525657/

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Morto duca di Westminster, Gerald Cavendish Grosvenor era uno degli uomini più ricchi del mondo

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Ger­ald Cavendish Grosvenor (foto di Philip All­frey — Wikipedia)

E’ mor­to all’età di 64 anni il mil­ionario pro­pri­etario ter­riero e filantropo Ger­ald Cavendish Grosvenor, ses­to duca di West­min­ster. Lo ha annun­ci­a­to un por­tav­oce di famiglia, spie­gan­do che il duca, ami­co del­la famiglia reale, è dece­du­to all’ospedale di Pre­ston nel Lan­cashire, dove era sta­to por­ta­to in segui­to a un mal­ore improvvi­so avu­to nel­la sua tenu­ta di Abbey.

La for­tu­na di Grosvenor è sta­ta sti­ma­ta a 10,8 mil­iar­di di dol­lari (9,7 mil­iar­di di euro) dal­la riv­ista Forbes, facen­do di lui la 68esima per­sona più ric­ca del mon­do e la terza del Reg­no Uni­to.

Diven­ta­to il ses­to duca di West­min­ster nel 1979, tra le pro­pri­età sparse per tut­to il Reg­no Uni­to spic­cano i 77 ettari di Bel­gravia, uno dei quartieri più ric­chi di Lon­dra vici­no a Buck­ing­ham Palace. E un por­tav­oce del Palaz­zo Reale ha fat­to sapere che la Regi­na ha invi­a­to un mes­sag­gio di con­doglianze alla famiglia.

http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2016/08/10/morto-duca-westminster-gerald-cavendish-grosvenor-era-uno-degli-uomini-piu-ricchi-del-mondo_hMkMwy66wvUATI90jHQT4L.html

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E’ morto Mario Garriba! [nov1944-dic2013]

E’ mor­to Mario Gar­ri­ba! [nov1944-dic2013]

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in col­lab­o­razione con la Cinete­ca Nazionale
mer­coledì 19 Mar­zo h21.45, SalaNomad­i­ca | SpazioMeno­male, Bologna
E’ mor­to Mario Gar­ri­ba! [nov1944-dic2013]
due film di Mario Gar­ri­ba, con Fabio Gar­ri­ba
In pun­to di morte (1971)
Regia: Mario Gar­ri­ba; sogget­to e sceneg­giatu­ra: M. Gar­ri­ba; fotografia: Rena­to Berta; scenografia: Lidi­ja Yura­kic; musi­ca: Dim­itri Nico­lau Golovnyi; mon­tag­gio: Fabio Gar­ri­ba, M. Gar­ri­ba; inter­preti: F. Gar­ri­ba, Elio Capi­toli, Ercole Ercolani, Job­st Grapow, Lui­gi Guer­ra, Maria Marchi; orig­ine: Italia; pro­duzione: Cen­tro Sper­i­men­tale di Cin­e­matografia; dura­ta: 55’
A Orvi­eto, un gio­vane di buona famiglia si com­por­ta in maniera irriv­er­ente e goliardi­ca nei con­fron­ti del­la famiglia, del mon­do del lavoro e delle isti­tuzioni, travol­gen­do con il suo sar­cas­mo ogni bar­ri­era sociale. Non arre­standosi nem­meno di fronte alla morte, estremo, tragi­co, gio­co. «Non ho volu­to rac­con­tare una sto­ria. Ho pre­so invece un per­son­ag­gio che con le sue con­trad­dizioni mi per­me­ttesse di pas­sare di con­tin­uo dal­la realtà alla finzione, dal pre­sente al pas­sato come se fos­sero la stes­sa cosa. Un per­son­ag­gio chiu­so den­tro una cit­tà di provin­cia con gior­nate tutte uguali fat­te da desideri inutili, preti fer­mi davan­ti alle chiese, pezzi d’opera can­tati a squar­ci­ago­la, il ridi­co­lo sui­cidio degli esi­bizion­isti, funer­ali silen­ziosi. Ma non ho volu­to nem­meno inventare parole nuove e i dis­cor­si sono sem­pre dei modi di dire così come situ­azione è un luo­go comune. Il rifi­u­to stes­so che il mio per­son­ag­gio por­ta con­tro tut­to quel­lo che incon­tra, non è mai vero e res­ta sem­pre un gio­co o un sog­no, des­ti­na­to quin­di a morire presto per un urlo trop­po forte» (Mario Gar­ri­ba).
Voce del ver­bo morire (1970)
Regia: Mario Gar­ri­ba; sogget­to e sceneg­giatu­ra: M. Gar­ri­ba; fotografia: Emilio Bestet­ti; mon­tag­gio: Job­st Grapow; inter­preti: Fabio Gar­ri­ba; orig­ine: Italia; pro­duzione: Cen­tro Sper­i­men­tale di Cin­e­matografia; dura­ta: 16’
Un gio­vane cer­ca in tut­ti i modi di sui­ci­dar­si, ma la (s)fortuna non lo assiste e tut­ti i ten­ta­tivi fal­lis­cono (tragi)comicamente. «Era la pri­ma vol­ta che mi met­te­vo dietro una macchi­na da pre­sa e ho volu­to provare tut­to: car­rel­li avan­ti e indi­etro, accel­er­azioni, ral­len­ta­men­ti, gags, col­ore, bian­co e nero, virag­gi, cin­e­ma muto, sonoro, etc… e tut­to questo in fret­ta, anche con con­fu­sione, pren­den­do appun­ti per film molto più bel­li che avrei fat­to dopo. Ma intan­to ave­vo dimen­ti­ca­to che per fare cin­e­ma occorre soltan­to for­tu­na» (Mario Gar­ri­ba).


Di seguito un testo di Enrico Magrelli, Domenico Monetti, Luca Pallanch

in punto di morte 1
I fratel­li Fabio e Mario Gar­ri­ba, 
enfants prodi­ge del cin­e­ma ital­iano, l’attore e il reg­ista, ma anche a sovver­tire i rap­por­ti di forza tra i due gemel­li, il reg­ista e l’attore, tan­to da gener­are spes­so con­fu­sione sulle loro apparizioni cin­e­matogra­fiche. Non volen­do sciogliere defin­i­ti­va­mente il mis­tero sul­la loro pre­sen­za nel cin­e­ma ital­iano, lì abbi­amo (intra)visti in Ven­to dell’est di Godard, Lo sco­pone sci­en­tifi­co di Comenci­ni, Sbat­ti il mostro in pri­ma pag­i­na di Bel­loc­chio, Non ho tem­po di Giannarel­li, Una breve vacan­za di De Sica, Agosti­no d’Ippona di Rosselli­ni, La via dei bab­bui­ni di Mag­ni, Nove­cen­to di Bertoluc­ci, La ter­raz­za di Sco­la, Sog­ni d’oro Bian­ca di Moret­ti, Pic­coli fuochi di Del Monte. Ma è un film a con­sacrar­li, defin­i­ti­va­mente, fin dal prin­ci­pio, nel­la memo­ria (e nel­la sto­ria del cin­e­ma ital­iano): In pun­to di morte, sag­gio di diplo­ma al Cen­tro Sper­i­men­tale, diret­to da Mario e inter­pre­ta­to da Fabio, che vince, a sor­pre­sa, il Par­do d’oro al Fes­ti­val di Locarno 1971, ex aequo con …Han­no cam­bi­a­to fac­cia di Cor­ra­do Fari­na e Les amis di Gérard Blain. Un caso uni­co nel­la sto­ria del Cen­tro Sper­i­men­tale e del cin­e­ma ital­iano, un sag­gio di regia che vince uno dei più impor­tan­ti pre­mi cin­e­matografi­ci del mon­do, sen­za però gran­di echi, al pun­to che l’unico telegram­ma di felic­i­tazioni il gio­vane reg­ista lo riceve da Rober­to Rosselli­ni con un «bra­vo, bra­vo, bra­vo. A nome mio e del Cen­tro Sper­i­men­tale», che vale più dal silen­zio del­la crit­i­ca, col­ta alla sprovvista dal­la proiezione alle 17 di un fatidi­co ven­erdì 13 agos­to. Non così la mit­i­ca Lotte H. Eis­ner, che vede il film ed, entu­si­as­ta, gli apre le porte del­la Ciné­math­èque Française.
In pun­to di morte: film di sno­do del cin­e­ma ital­iano, che riprende da I pug­ni in tas­ca di Bel­loc­chio il tema del­la con­tes­tazione all’interno del­la famiglia, ma con una vena sin­go­lare, rias­sun­ta in modo fol­go­rante dall’ingegnere del suono, Jeti Gri­gioni (il fon­i­co di Diario di un mae­stro di De Seta): «Se il cin­e­ma ital­iano fos­se sta­to più serio, oppure più intel­li­gente, si sarebbe accor­to che Woody Allen era già nato e abita­va a Roma vici­no a Cam­po dei Fiori». Orig­i­nal­ità col­ta da Nan­ni Moret­ti, per il quale In pun­to di morte «antic­i­pa­va umori e atmos­fere di tan­ti film real­iz­za­ti poi negli anni ’70». Nell’eterno gio­co dialet­ti­co tra i due gemel­li Fabio riven­di­ca per sé quell’originalità, facen­dola risalire al suo sag­gio di diplo­ma al Cen­tro Sper­i­men­tale, I par­en­ti tut­ti del 1967, altra vari­azione sul tema del­la morte (così come l’esercitazione di Mario Voce del ver­bo morire, a chi­ud­ere un ide­ale trit­ti­co): come avrebbe fat­to due anni dopo Gino De Domini­cis, Fabio Gar­ri­ba fa stam­pare un necrolo­gio in occa­sione del­la sua morte, duel­lan­do anche lui con l’immortalità. Fabio, stu­dente di architet­tura, al pri­mo anno era già arriva­to alla corte di Le Cor­busier, che, tra­volto dai suoi dis­cor­si cin­e­matografi­ci (Pasoli­ni lo inviterà a par­lare da solo), gli seg­nala l’esistenza a Roma del Cen­tro Sper­i­men­tale, dove Gar­ri­ba entra “come caso eccezionale”, non essendo anco­ra lau­re­ato. E come tale si com­por­ta por­tan­do una vena di sana pazz­ia tra le mura del Cen­tro, deg­no pre­lu­dio a una breve, ma inten­sa, car­ri­era da seg­re­tario di assis­tente-aiu­to reg­ista per Carme­lo Bene (Capric­ci), De Sica (per l’episodio Il leone de Le cop­pie), Godard (Ven­to dell’est), Pasoli­ni (Por­cile) e Vis­con­ti (provi­ni d’ammissione al Csc), pri­ma di dedi­car­si (purtrop­po non defin­i­ti­va­mente, solo per pochi anni) alla car­ri­era di attore, con il suo incon­fondibile volto («la fac­cia gemel­la, meno sag­gia e più trag­i­ca», rispet­to a quel­la egual­mente «stra­or­di­nar­ia» di Mario, come scrisse affet­tu­osa­mente Tat­ti San­guineti), che avrebbe mer­i­ta­to sguar­di più atten­ti, ma che oggi riecheg­gia pre­po­ten­te­mente nelle numerose par­ticine che fuori­escono qua e là. Innu­merevoli camei di un per­son­ag­gio che por­ta­va con la non­cha­lance di un out­sider la sua fama già pos­tu­ma.
Cin­e­ma che già nasce inesora­bil­mente ter­mi­nale, «fiore reciso» (anco­ra San­guineti), quel­lo dei fratel­li Gar­ri­ba, e muore infat­ti con la sec­on­da pro­va da reg­ista di Mario, dopo anni e anni di ten­ta­tivi repres­si dall’industria cin­e­matografi­ca, con un film a suo modo prover­biale per lo sta­to delle cose, sul finire degli anni Set­tan­ta, anni di crisi e di ritorni nell’alveo: Corse a perdic­uore, che dove­va essere inter­pre­ta­to da Benig­ni, il quale poi chiede asi­lo a Fer­reri e il povero Mario si deve accon­tentare di Andy Luot­to, ter­zo per­son­ag­gio più famoso del momen­to gra­zie a L’altra domeni­ca, dopo il Papa e Per­ti­ni, sec­on­do il sondag­gio di un set­ti­manale deci­si­vo nel­la scelta del pro­tag­o­nista da parte del­la casa di pro­duzione, la mit­i­ca PEA di Alber­to Grimal­di. Poi l’apparente silen­zio, spez­za­ta in un cal­da gior­na­ta di set­tem­bre, a Venezia, tra treni sbagliati, orari sbal­lati e una lun­ga fila di spet­ta­tori, fra i quali Nan­ni Moret­ti, impeg­na­to in «un’operazione nos­tal­gia».

http://www.nomadica.eu/e-morto-mario-garriba-nov1944-dic2013/
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Addio Fabio Garriba, il poeta del cinema

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L’attore e reg­ista Fabio Gar­ri­ba

Sebbene il pub­bli­co, soprat­tut­to gio­vane, lo conosca poco, l’attore Fabio Gar­ri­ba, nato a Soave il 13 novem­bre 1944 e spen­tosi a Verona tre giorni fa, il 9 agos­to, è sta­to uno dei volti del cin­e­ma ital­iano degli anni Set­tan­ta.
Oltre che per il gemel­lo Mario (Voce del ver­bo morire, 1970, e In pun­to di morte, 1971, Par­do d’Oro all’opera pri­ma al Fes­ti­val di Locarno), Fabio Gar­ri­ba ha recita­to, fra gli altri, per il Grup­po Dzi­ga Ver­tov (Ven­to dell’est, 1969), Rober­to Rosselli­ni (Agosti­no d’Ippona, 1972), Lui­gi Comenci­ni (Lo sco­pone sci­en­tifi­co, 1972), Mar­co Bel­loc­chio (Sbat­ti il mostro in pri­ma pag­i­na, 1972), Lui­gi Mag­ni (La via dei bab­bui­ni, 1974), Bernar­do Bertoluc­ci (Nove­cen­to, 1976) ed Ettore Sco­la (La ter­raz­za, 1980). È sta­to anche aiu­to reg­ista di Bertoluc­ci (Part­ner, 1968, ispi­ra­to a Il sosia di Dos­to­evskij), Pier Pao­lo Pasoli­ni (Por­cile, 1969), Carme­lo Bene (Capric­ci, 1969) e Mar­co Fer­reri (La cagna, 1972).
Nel 2011 la Mostra del Cin­e­ma di Venezia ha reso omag­gio ai fratel­li Gar­ri­ba (sopran­nom­i­nati «i Woody Allen di Cam­po de’ Fiori») all’interno del­la ret­ro­spet­ti­va «Oriz­zon­ti 1960–1978», dove, insieme ai lavori di Mario, è sta­to proi­et­ta­to anche un cor­to scrit­to e diret­to dal­lo stes­so Fabio (che ha pure lavo­ra­to come sogget­tista insieme a Nico Gar­rone, padre del reg­ista Mat­teo): I par­en­ti tut­ti (1967), nel quale un ragaz­zo immag­i­na di essere mor­to e di sen­tire i com­men­ti di famil­iari e ami­ci. «Ques­ta ambi­gu­i­tà riflette la mia situ­azione reale», dichiarò Fabio Gar­ri­ba. «Si trat­ta­va cioè di un mio bisog­no per­son­ale di vedere mor­ta e sep­pel­li­ta la mia infanzia, la mia ado­lescen­za e chi­ud­ere così i rap­por­ti con i famil­iari per pot­er resus­citare adul­to. Oggi, a un anno di dis­tan­za, pos­so dire in sin­cer­ità che la cas­sa car­i­ca­ta sul car­ro fune­bre era vuo­ta per­ché mi ritro­vo con addos­so anco­ra il mio cada­v­ere alla ricer­ca di una fos­sa dove sep­pel­lir­lo».
Non va inoltre scor­da­ta la car­ri­era par­al­lela di Gar­ri­ba come poeta. Nel­la pre­sen­tazione del­la sua ulti­ma rac­col­ta (Il fas­tidio delle parole, sul­la cui cop­er­ti­na è accred­i­ta­to come Gar­rib­ba), l’amico Bernar­do Bertoluc­ci lo ha defini­to «accu­ra­to e iron­i­co come il ritrat­tista che in realtà non è, per­ché Fabio è un vero poeta. I ver­si di Fabio cadono sul­la pag­i­na come goc­ce ed è un mira­co­lo se non si can­cel­lano da soli, men­tre li sti­amo leggen­do». La cer­i­mo­nia fune­bre si ter­rà ques­ta mat­ti­na alle 8 al Cimitero Mon­u­men­tale.
Angela Boset­to

http://www.larena.it/home/spettacoli/personaggi/addio-fabio-garriba-il-poeta-del-cinema-1.5062505

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Kawase Hasui, Yakumo Bridge at the Nagata Shrine, Kobe, 1934

Kawase Hasui, Yaku­mo Bridge at the Naga­ta Shrine, Kobe, 1934

Kawase Hasui, Yaku­mo Bridge at the Naga­ta Shrine, Kobe, Col­lec­tion of Scenic Views of Japan II, Kan­sai edi­tion, 1934
Gra­zie Arte in Giap­pone

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I 1000 quadri più belli di tutti i tempi


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