Legge di Bilancio, nuovo sgravio fiscale per le fondazioni bancarie. Mentre il governo dimentica la povertà

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La manovra con­cede agli enti riu­ni­ti nell’Acri un cred­i­to di impos­ta del val­ore di 10 mil­ioni di euro sui ver­sa­men­ti ai Cen­tri servizio al volon­tari­a­to aggiun­tivi rispet­to a quel­li che devono fare per legge. Nes­sun accen­no invece a inter­ven­ti per gli indi­gen­ti. Nel 2017 par­tirà il Red­di­to di inclu­sione, pri­ma misura uni­ver­sale ad hoc, ma i sol­di stanziati l’anno scor­so baster­an­no solo per un ter­zo dei 4,6 mil­ioni di per­sone che ne avreb­bero bisog­no

di Chiara Brusi­ni

Nuo­vo cadeaux, sot­to for­ma di sgravio fis­cale, per le fon­dazioni di orig­ine ban­car­ia. Men­tre, a dis­pet­to delle richi­este delle asso­ci­azioni, scom­pare ogni trac­cia di fon­di aggiun­tivi per la lot­ta alla povertà. Così la pri­ma misura nazionale di con­trasto all’indigenza, il Red­di­to di inclu­sione, par­tirà con risorse insuf­fi­ci­en­ti per rius­cire ad aiutare i 4,6 mil­ioni di ital­iani che non pos­sono per­me­t­ter­si nem­meno i beni e servizi essen­ziali. E’ quel­lo che emerge dal­la ver­sione defin­i­ti­va del­la legge di Bilan­cio per il 2017, fir­ma­ta saba­to dal pres­i­dente del­la Repub­bli­ca Ser­gio Mattarel­la e invi­a­ta al Par­la­men­to che ne avvierà l’esame mer­coledì.

Gli 88 enti riu­ni­ti nell’Acri, la lob­by gui­da­ta da Giuseppe Guzzetti, incas­sano un cred­i­to di impos­ta del 100% sui ver­sa­men­ti volon­tari ai Cen­tri servizio al volon­tari­a­to, che da tem­po lamen­tano il calo dei fon­di ero­gati per il loro fun­zion­a­men­to e han­no in cor­so pro­prio con l’Acri una com­pli­ca­ta trat­ta­ti­va per il rin­no­vo del pat­to tri­en­nale fir­ma­to nel 2013. “La legge quadro sul volon­tari­a­to del 1991 obbli­ga le fon­dazioni a ver­sare almeno un quindices­i­mo dei loro proven­ti ai Csv”, spie­ga il pres­i­dente del coor­di­na­men­to nazionale dei 71 Cen­tri servizio ital­iani, Ste­fano Tabò. “Ma negli anni del­la crisi la loro red­di­tiv­ità è cala­ta, per cui i sol­di sono dimi­nu­iti. Così, a inte­grazione del­la legge, nel 2013 ave­va­mo stip­u­la­to un accor­do che prevede­va stanzi­a­men­ti aggiun­tivi. Il Tavo­lo di mon­i­tor­ag­gio dei risul­tati ottenu­ti, però, non si è mai riu­ni­to, e non siamo arrivati a un’intesa per il rin­no­vo“.

Così spun­ta lo sgravio, che costerà alle casse del­lo Sta­to 10 mil­ioni di euro. Con questo zuc­cheri­no il gov­er­no pun­ta ad invogliare le ric­che fon­dazioni (nel com­p­lesso han­no 41 mil­iar­di di pat­ri­mo­nio e nel 2015 han­no reg­is­tra­to proven­ti per 1,4 mil­iar­di) a rim­pol­pare gli stanzi­a­men­ti. Almeno fino a quan­do sarà vara­to il decre­to attua­ti­vo del­la rifor­ma del ter­zo set­tore che dovrà rivedere il sis­tema di accred­i­ta­men­to dei Csc e ren­derne sta­bile il finanzi­a­men­to. “E’ una misura ponte”, ammette Tabò, “che ci viene in aiu­to nel 2017 quan­do altri­men­ti gli enti di orig­ine ban­car­ia ci avreb­bero ver­sato solo i 29 mil­ioni obbli­ga­tori, con­tro i 45 di quest’anno”.

Non si trat­ta comunque del pri­mo rega­lo con­ces­so dall’esecutivo agli enti soci del Tesoro in Cas­sa e deposi­ti e presti­ti, di cui deten­gono il 18,4%: se la legge di Sta­bil­ità per il 2015 ave­va aumen­ta­to sen­si­bil­mente l’imposizione fis­cale sui loro div­i­den­di, lo scor­so anno a parziale com­pen­sazione è arriva­to un maxi sgravio del 75%, per un val­ore di oltre 100 mil­ioni di euro, sui con­tribu­ti des­ti­nati a un nuo­vo fon­do per il con­trasto alla povertà educa­ti­va. Questo nonos­tante le fon­dazioni si occu­passero già, per statu­to, di povertà e di edu­cazione, investen­do­ci risorse anche pri­ma di ottenere il tor­na­con­to fis­cale.

In ogni caso, il Fon­do per il con­trasto alla povertà educa­ti­va mino­rile è effet­ti­va­mente par­ti­to. I pri­mi ban­di sono sta­ti pub­bli­cati il 15 otto­bre, giorno in cui il con­siglio dei min­istri ha dato in teo­ria il via lib­era alla manovra per il 2017, che in realtà è sta­ta scrit­ta nei suc­ces­sivi quindi­ci giorni. Nel­la ver­sione finale per la povertà asso­lu­ta – che sig­nifi­ca, per una famiglia di quat­tro per­sone res­i­dente al nord, soprav­vi­vere con meno di 1.500 euro al mese – non c’è nul­la, nonos­tante una delle slide pre­sen­tate quel giorno dal pre­mier Mat­teo Ren­zi recitasse: “Povertà: 500 mil­ioni – Dal 2018 aumen­to del fon­do con i rispar­mi isti­tuzion­ali”. Nel ddl di quei 500 mil­ioni non c’è trac­cia. Né per l’anno prossi­mo né per il 2018. La povertà non viene del resto mai cita­ta: il Capo I del Tito­lo III, che com­par­i­va nelle bozze in cir­co­lazione fino alla scor­sa set­ti­mana ed era inti­to­la­to “Mis­ure di con­trasto alla povertà”, è sta­to espun­to.

Il prossi­mo anno, dopo la sper­i­men­tazione del Sosteg­no di inclu­sione atti­va, dovrebbe par­tire il Red­di­to di inclu­sione, pri­ma misura organ­i­ca anti indi­gen­za nell’unico Paese europeo, insieme alla Gre­cia, che anco­ra non ne ha una. A dis­po­sizione c’è 1 mil­iar­do, stanzi­a­to nel 2015. Sec­on­do l’Alleanza con­tro la povertà basterà solo per il 35% degli indi­gen­ti, las­cian­done scop­er­ta la mag­gior parte. Se invece quei sol­di fos­sero spalmati su tut­ti i 4,6 mil­ioni di poveri asso­lu­ti ital­iani, han­no cal­co­la­to i tec­ni­ci del Servizio bilan­cio del Sen­a­to, ognuno di loro ricev­erebbe solo 20 euro al mese.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/31/legge-di-bilancio-nuovo-sgravio-fiscale-per-le-fondazioni-bancarie-mentre-il-governo-dimentica-la-poverta/3132956/

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