Perché la laurea delle donne è una causa del declino demografico

Perché la laurea delle donne è una causa del declino demografico



Ai padri con figlie in età da università. Anche lo storico americano Steven Mintz, professore dell’Università del Texas e autore di “The prime of life. A history of modern adulthood”, vede nella laurea una causa del declino demografico: “Il rallentamento dell’economia e la crescita dell’importanza attribuita a una buona formazione universitaria fa sì che sempre più giovani ritardino il matrimonio o scelgano di non sposarsi”. Non solo in Italia, dunque, ma nell’intero Occidente l’istruzione universitaria di massa, che sposta troppo in avanti la scelta di riprodursi, si configura come un pericolo per la sopravvivenza della società. Oltre che per la trasmissione dell'onomastica famigliare e del dna genitoriale. I padri ci pensino bene prima di mandare all’università le figlie (Mintz parla dei figli in generale ma siccome la fertilità maschile si conserva più a lungo il problema è innanzitutto femminile): commetterebbero un gesto antisociale.

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Il documento shock del ministero dell’Interno, «CasaPound? Solo bravi ragazzi»

Il documento shock del ministero dell’Interno, «CasaPound? Solo bravi ragazzi»

Rivelazioni – La sconcertante nota informativa della Polizia di prevenzione che sdogana i neofascisti di CasaPound

Una organizzazione di bravi ragazzi molto disciplinatii, con «uno stile di militanza fattivo e dinamico ma rigoroso nelle rispetto delle gerarchie interne» sospinti dal dichiarato obiettivo «di sostenere una rivalutazione degli aspetti innovativi e di promozione sociale del ventennio». Chi scrive non è uno storico ma un funzionario della polizia di Stato. Si tratta di un documento (protocollo N.224/SIG. DIV 2/Sez.2/4333) della Direzione centrale della Polizia di prevenzione che porta la data dell’11 aprile 2015, con sigla in calce del direttore centrale, prefetto Mario Papa, allegato dal legale di CasaPound Italia in una causa civile che oppone la figlia di Erza Pound, signora Mary Pound vedova de Rachewiltz, a Gianluca Iannone. La signora Pound contestava l’uso del nome del poeta da parte dei «fascisti del terzo millennio», allora il legale di CasaPound ha chiesto al giudice di acquisire informazioni sulla natura del gruppo politico al ministero dell’Interno. Dall’ordinanza emessa dalla giudice Bianchini è scaturita la nota della Polizia di prevenzione che i fascisti di via Napoleone III stanno tentando di utilizzare come un biglietto da visita anche in altre cause.
Il testo della informativa che potete leggere in integrale qui sotto fa ricorso ad un’abile strategia linguistica che tende ad eufemizzare i passaggi più scomodi. Non viene opportunamente mai citato il termine fascismo, né tantomeno si precisa che fu una dittatura, al suo posto si usa un sinonimo neutralizzante come «ventennio», di cui si da acriticamente atto della possibilità di rivalutarne «gli aspetti innovativi di promozione sociale».
La prosa, del tutto inusuale per una nota informativa degli organismi di Polizia, lascia trasparire una chiara empatia, quasi una sorta di compiacimento che rasenta l’agiografia quando si valorizzano le capacità politiche del gruppo «facilitato dalla concomitante crisi delle compagini della destra radicale e dalla creazione di ampi spazi politici che Casa Pound si è dimostrata pronta ad occupare». Il passaggio successivo è piaggeria pura: «Il risultato è stato conseguito anche attraverso l’organizzazione di innumerevoli convegni e dibattiti cui sono frequentemente intervenuti esponenti politici, della cultura e del giornalismo anche di diverso orientamento politico».
Ma il meglio deve ancora venire. L’autore del testo nel periodo che segue valorizza la «progettualità» chiaramente xenofoba del gruppo «tesa al conseguimento di un’affermazione del sodalizio al di là dei rigidi schemi propri delle compagini d’area», come se in passato tra le “compagini d’area“ non ci fossero state allenze politico-​​elettorali con il centrodestra. Prova ne sarebbero – prosegue la nota – «le recenti intese con la Lega Nord, di cui si condividono le istanze di sicurezza e l’opposizione alle politiche immigratorie, con la creazione della sigla “Sovranità – Prima gli Italiani” a sostegno della campagna elettorale del leader leghista».
Dal punto di vista politico è questo il fulcro della informativa, redatta in prossimità di quello che i giornali hanno definito il «patto del Brancaccio», al momento della venuta di Salvini a Roma.
Precauzioni semantiche di un funzionario che guarda avanti e non vuole avere guai in futuro? Operazione di restyling preparata a tavolino?
Forse qualcuno tra i banchi del parlamento e sui giornali dovrebbe chiedere al ministro dell’Interno Alfano una spiegazione in proposito.
Non è finita qui!
La nota informativa ci riserva altre sorprese quando l’estensore, quasi immerso in un brodo di giuggiole, descrive «l’impegno primario» di CasaPound volto alla «tutela delle fasce deboli attraverso la richiesta alle amministrazioni locali di assegnazione di immobili alle famiglie indigenti, l’occupazione di immobili in disuso, la segnalazione dello stato di degrado di strutture pubbliche per sollecitare la riqualificazione e la promozione del progetto “Mutuo Sociale”».
E se non li conoscete: «L’attenzione del sodalizio è stata rivolta anche alla lotta al precariato ed alla difesa dell’occupazione attraverso l’appoggio ai lavoratori impegnati in vertenze occupazionali e le proteste contro le privatizzazioni delle aziende pubbliche».
La strategia dissimulativa e imitativa di CasaPound viene descritta nella nota come un ampliamento delle tematiche di intervento «in passato predominio esclusivo della contrapposta area politica, quali il sovraffollamento delle carceri, o la promozione di campagne animaliste contro la vivisezione e l’utilizzo di animali in spettacoli circensi» e per finire ci sono pure gli aspetti ludici. Davvero non manca nulla!
A questo punto vorremmo sapere se esiste una analoga nota informativa che descrive con le stesse modalità linguistiche la pluiridecennale attività dei movimenti di estrema sinistra e dei Centri sociali in favore della lotta per la casa, delle occupazioni di immobili abbandonati, contro la speculazione edilizia, contro tutte le forme di precariato, le carceri, ecc. Attività duramente perseguite con accuse addirittura di racket e richiamo di reati associativi. E sì,  perché comunque la si voglia mettere dal punto di vista del codice penale si tratta di azioni illegali, che tuttavia se commesse da CasaPound perdono questa connotazione per divenire unicamente esempi di azioni verso il prossimo.
E la violenza? Le azioni squadristiche, le spedizioni punitive che hanno visto coinvolti non solo i militanti ma soprattutto i quadri dirigenti, centrali e locali, del gruppo?
Anche qui la tecnica narrativa è quella di ridimensionare e scindere le responsabilità individuali da quelle organizzative. In sostanza CasaPound, associazione «rigorosa nel rispetto delle gerarchie interne», non c’entra. La colpa è di alcuni suoi militanti indisciplinati (e le gerarchie?), in particolare quelli infiltrati «nel mondo delle tifoserie ultras calcistiche, ambito in cui l’elemento identitario si coniuga a quello sportivo divenendo spesso il pretesto per azoni violente nei confronti di esponenti di opposta ideologia anche fuori dagli stadi».
Dunque «anche fuori dagli stadi», il lapsus è sfuggito alla penna dell’estensore che subito corre ai ripari: «il sodalizio organizza con regolarità, sull’intero territorio nazionale, iniziative propagandistiche e manifestazioni nel rispetto della normativa vigente e senza dar luogo ad illegalità e turbative dell’ordine pubblico».
Purtroppo ci sono delle mele marce che rovinano il cesto e l’estensore del testo deve rilevare «che all’interno del movimento militano elementi inclini all’uso della violenza, intesa come strumento ordinario di confronto e di affermazione politica oltre che quale metodo per risolvere controversie di qualsiasi natura».
Come possano degli individui, che le cronache spesso ci raccontano posti ai vertici delle strutture centrali e locali, agire così indisciplinatamente all’interno di una organizzazione descritta per la sua apicalità, e «rispetto delle gerarchie interne», vorremmo capirlo?
La contraddizione nel testo è palese ed esplode perché tutti i tentativi di eufemizzazione alla fine devono confrontarsi con i fatti. E i fatti urlano!
Pol prev CasaPound
Pol prev CasaPound 2
Pol prev CasaPound 3
http://​insorgenze​.net/​2​0​1​6​/​0​1​/​3​0​/​i​l​-​d​o​c​u​m​e​n​t​o​-​s​h​o​c​k​-​d​e​l​-​m​i​n​i​s​t​e​r​o​-​d​e​l​l​i​n​t​e​r​n​o​-​c​a​s​a​p​o​u​n​d​-​s​o​l​o​-​b​r​a​v​i​-​r​a​g​a​z​zi/
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Ponte Milvio in lutto, Giulio non c’è più

Ponte Milvio in lutto, Giulio non c’è più

Claudio Cafasso | 30-​​Gennaio-​​2016 

giulio240.jpgA soli 64 anni, stroncato da un infarto, Giulio Testoni Pallotta non c’è più. Se n’è andato questa notte, dopo oltre cinquant’anni di lavoro trascorsi a guidare lo storico bar di Ponte Milvio, poi diventato Libri e Bar Pallotta, nel quale è stata allestita la camera ardente per un ultimo saluto.
Piazza Ponte Milvio ha una sua voce inconfondibile: la voce di mille voci, il suono delle voci della gente che viene e che va. E di quella che si ferma a chiacchierare sotto i platani, davanti ai Pallotta. Perchè da sempre piazza Ponte Milvio si è identificata con quel locale, con quel bar e con quella storica pizzeria di cui Giulio per decenni è stato regista e protagonista.
Quando, a gennaio 2013, i fratelli Pallotta annunciarono di lasciare il ristorante nelle mani di altri Giulio, al quale chiedemmo il perchè, ci rispose in puro stile pontemollese “perché nun je la famo più“.
Nonostante nu je la facesse più, da allora, per altri tre anni è stato però sempre presente dietro la cassa del bar distribuendo scontrini e resti senza mai lesinare a nessuno il suo sorriso sornione e il suo sguardo avvolgente. Era di poche parole, ma con lo sguardo ti diceva tutto. Ricorderemo sempre con affetto l’occhiataccia che ci lanciava quando tentavamo di pagare il caffè.
Anche oggi e domani Giulio sarà lì, accanto alla cassa all’interno della libreria, vegliato dai suoi cari. Fino a domenica sera sarà possibile dirgli per l’ultima volta “ciao Giulio”, poi i funerali, che saranno celebrati lunedì 1 febbraio, alle 11, nella chiesa Gran Madre di Dio di Ponte Milvio.
Alla famiglia tutta, ai figli Valeria e Daniele nostri fedeli lettori, le condoglianze più sentite dalla direzione e dalla nostra redazione.
Claudio Cafasso

http://​www​.vignaclarablog​.it/​2​0​1​6​0​1​3​0​3​6​1​1​3​/​p​o​n​t​e​-​m​i​l​v​i​o​-​i​n​-​l​u​t​t​o​-​g​i​u​l​i​o​-​n​o​n​-​e​-​p​iu/
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Il sistema immunitario può essere 'immortale'

Il sistema immunitario può essere 'immortale'

Le sue cellule-​​soldato si auto-​​rinnovano all'infinito

Un macrofago (fonte: Sieweke Lab)
Un macrofago (fonte: Sieweke Lab)
Il sistema immunitario dell'uomo è teoricamente 'immortale': le sue cellule-​​soldato, chiamate macrofagi, possono rinnovarsi all'infinito grazie ad una rete di geni simili a quelli che regolano le cellule staminali embrionali. La scoperta, pubblicata sulla rivista Science, promette di avere ricadute importanti nella medicina rigenerativa. Si deve al un gruppo di ricercatori franco-​​tedesco guidato da Michael Sieweke, del Centro Max Delbruck di medicina molecolare di Berlino.

A differenza di altre cellule del sistema immunitario, i macrofagi continuano a dividersi anche quando sono già 'adulti' e pienamente differenziati. I ricercatori hanno dimostrato, nei topi, che i macrofagi possono dividersi senza perdere le caratteristiche acquisite mentre si specializzano in cellule immunitarie, e senza bisogno di manipolazioni genetiche. 

Per capire come ciò sia possibile, hanno confrontato i macrofagi con le cellule staminali embrionali, che hanno una capacità di auto-​​rinnovamento simile. "I macrofagi contengono un gruppo di geni dormienti - spiega Sieweke - che possono essere 'risvegliati' e stimolare l'auto-rinnovamento. Questi geni lavorano insieme, in una rete molto simile a quella attiva nelle staminali embrionali. Si può dire che le cellule differenziate contengano i geni delle cellule staminali dormienti".

(ANSA)
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