2016-08-19 (00:19:20)

SALVATE L’ARTE! – RICHARD MATT ERA UN ASSASSINO E UN EVASORE, MA ANCHE UNO DEI MIGLIORI PITTORI DEL SISTEMA CARCERARIO AMERICANO — I SUOI RITRATTI ANDAVANO A RUBA (UNA GUARDIA NE HA PRESO UNO IN CAMBIO DEGLI ARNESI DA SCASSO) E IL LORO VALORE AUMENTERA

Le opere realizzate dai detenuti, in particolare da quelli famosi come Charles Manson e John Wayne Gacy, hanno sempre avuto un loro mercato tra alcune nicchie di collezionisti. Circolano nelle piccole gallerie, su eBay e altri siti controversi come murderauction.com e serialkillersink.net…

richard matt segnaleticaRICHARD MATT SEGNALETICA
Christie Chu perhttps://news.artnet.com/
La cac­cia all’uomo che ha tenu­to con il fia­to sospe­so gli Sta­ti Uni­ti è giun­ta alla sua trag­i­ca fine questo week-end, quan­do entram­bi gli evasi dal Clin­ton Cor­rec­tion Facil­i­ty del­lo sta­to di New York sono sta­ti fer­mati a colpi di arma da fuo­co in due diverse occa­sioni.
richard w. matt julia robertsRICHARD W. MATT JULIA ROBERTS
Men­tre David Sweat rimane ricov­er­a­to in con­dizioni critiche, Richard W. Matt, colpev­ole di omi­cidio, è mor­to ven­erdì scor­so a causa di tre colpi di arma da fuo­co alla tes­ta. Oltre ad essere un rino­ma­to eva­sore, con abil­ità che sono state parag­o­nate a quelle dei per­son­ag­gi del film “Le ali del­la lib­ertà”, Matt era anche con­sid­er­a­to un pit­tore niente male.
oprah winfreyOPRAH WINFREY
In un arti­co­lo pub­bli­ca­to dal New York Times, un ex pri­gion­iero di nome John Mul­li­gan descrive l’uomo come “il miglior pit­tore che un detenu­to pos­sa ricor­dare all’interno delle carceri amer­i­cane”. I ritrat­ti che dipinge­va dei suoi cari, delle celebrità e dei politi­ci (basan­dosi su fotografie) veni­vano spes­so scam­biati con i sec­on­di­ni o con altri detenu­ti in cam­bio di favori.
Gene Palmer, una guardia del carcere di Dan­nemo­ra dove Richard Matt era detenu­to, era tal­mente appas­sion­a­to dei suoi quadri da farsene dare uno in cam­bio di alcu­ni arne­si da scas­so che sono poi sta­ti usati durante l’evasione.
barack obamaBARACK OBAMA
Non è una novità che le opere real­iz­zate dai detenu­ti, in par­ti­co­lare da quel­li famosi come Charles Man­son e John Wayne Gacy, abbiano un mer­ca­to pros­per­oso tra alcune nic­chie di collezion­isti. Si trat­ta di un genere di arte che cir­co­la per­lop­iù in pic­cole gal­lerie, su eBay e altri siti con­tro­ver­si come murderauction.com e serialkillersink.net.
polizia a caccia degli evasiPOLIZIA A CACCIA DEGLI EVASIangelina jolieANGELINA JOLIE
Antho­ny Papa, per esem­pio, ha impara­to a dipin­gere men­tre scon­ta­va una pena di 15 anni e, dopo il suo rilas­cio, ha avu­to un dis­cre­to suc­ces­so come artista rius­cen­do a vendere alcune opere sul tema del­la gius­tizia sociale per cifre a quat­tro zeri. “L’arte è uno stru­men­to di riabil­i­tazione molto potente – dice Papa – non solo per i pri­gion­ieri ma anche per le isti­tuzioni”.
Un com­mer­ciante d’arte di New York, Andrew Edlin, dice che i quadri di Matt acquis­ter­an­no val­ore non a causa del­la loro qual­ità ma gra­zie alla noto­ri­età del­la sto­ria dell’evaso. “Le ragioni per cui i collezion­isti com­pre­ran­no i suoi lavori sono pura­mente com­mer­ciali – spie­ga – si trat­ta di una sto­ria biz­zarra da cul­tura pop più che di pezzi che fini­ran­no nei lib­ri di sto­ria dell’arte”.
richard matt nel 2008RICHARD MATT NEL 2008hillary clintonHILLARY CLINTON
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2016-08-19 (00:19:22)

IL MITO NUCLEARE AMERICANOIN ASSENZA DI GRANDI CIVILTA’ E DI STORIA, GLI AMERICANI CELEBRANO QUELLO CHE HANNO: LA BOMBA ATOMICASPUNTERAUN MUSEO IN OGNI CENTRALE DELLA GUERRA FREDDA E “FAT MAN”, CHE UCCISE 80 MILA GIAPPONESI A HIROSHIMA, STA GIASU UN PIEDISTALLO 

Le fotografie raccolte dal giornalista Jim Lo Scalzo nell’album “Next Exit: Armageddon” mostrano i luoghi che facevano parte del programma nucleare americano: le centrali nucleari di Oak Ridge, in Tennessee, e di Hanford, stato di Washington, ma anche il laboratorio di Los Alamos, in New Mexico…

tute nucleari al titan missile museumTUTE NUCLEARI AL TITAN MISSILE MUSEUMwhite sands missile rangeWHITE SANDS MISSILE RANGE
Durante la guer­ra fred­da l’umanità vive­va sot­to la minac­cia di una cat­a­strofe nucleare, men­tre Sta­ti Uni­ti e Unione Sovi­et­i­ca accu­mula­vano decine e decine di tes­tate da usare in caso di attac­co. Oggi, l’ipotesi che scop­pi una guer­ra nucleare tra due super­poten­ze non è più una minac­cia, ma i resti del deter­rente nucleare statu­nitense ci ricor­dano la ten­sione e la pau­ra di quegli anni.
Molte delle tes­tate che riem­pi­vano i mag­a­zz­i­ni durante la sec­on­da guer­ra mon­di­ale e la guer­ra fred­da non sono più state com­mis­sion­ate dopo i trat­tati per il dis­ar­mo fir­mati dall’Unione Sovi­et­i­ca e dagli Sta­ti Uni­ti. Ma i mis­sili e le cen­trali con­tin­u­ano ad atti­rare molti vis­i­ta­tori e presto saran­no aperte al pub­bli­co due strut­ture che parte­ci­parono alla creazione del­la pri­ma tes­ta­ta nucleare nell’ambito del “Man­hat­tan Project Nation­al His­tor­i­cal Park”.
Si trat­ta delle cen­trali nucleari di Oak Ridge, in Ten­nessee, e di Han­ford, sta­to di Wash­ing­ton, ma anche il lab­o­ra­to­rio di Los Alam­os, in New Mex­i­co. Oltre a questi gran­di impianti, il gov­er­no amer­i­cano ha scel­to di aprire musei anche in altri siti che ospi­ta­vano sis­te­mi radar e mis­silis­ti­ci durante la guer­ra fred­da.
sito di arricchimento uranio in tennesseeSITO DI ARRICCHIMENTO URANIO IN TENNESSEE
Alcu­ni di questi luoghi sono molto conosciu­ti dagli appas­sion­ati di sto­ria e da chi cer­ca una dose extra di radi­azioni, altri invece sono sta­ti dimen­ti­cati da quan­do l’opinione pub­bli­ca si è schier­a­ta con­tro le armi nucleari per pau­ra che sta­ti peri­colosi, come la Corea del Nord, pos­sano acquis­tarne una.
squadra di basket di richlandSQUADRA DI BASKET DI RICHLAND
Un radar anti-mis­sile in Nord Dako­ta è cir­conda­to da un cam­po incolto, in Ari­zona un dis­pos­i­ti­vo per la cal­i­brazione dei satel­li­ti si tro­va a due pas­si dal parcheg­gio di un motel. Le fotografie rac­colte dal gior­nal­ista Jim Lo Scal­zo nell’album “Next Exit: Armaged­don” mostra­no i luoghi che face­vano parte del pro­gram­ma nucleare amer­i­cano: da quel­li usati per fab­bri­care le bombe, a quel­li più remoti che ospi­ta­vano una parte del deter­rente nucleare amer­i­cano.
sala di lancio al minuteman museum in south dakotaSALA DI LANCIO AL MINUTEMAN MUSEUM IN SOUTH DAKOTA

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/mito-nucleare-americano-assenza-grandi-civilta-storia-103846.htm
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2016-08-19 (00:19:24)

Mozione Pd su normativa latte in polvere

Governo chiarisca alla Commissione europea

 ROMA, 29 GIU — “Il gov­er­no chiarisca alla Com­mis­sione Euro­pea che la nor­ma­ti­va ital­iana in mate­ria di pro­duzione lat­tiero casearia è tra le più pro­gred­ite, garan­tiste e lungimi­ran­ti esisten­ti e che le norme che regolano i divi­eti di uti­liz­zo del lat­te in pol­vere sono indero­ga­bili per garan­tire sicurez­za e salute. E’ l’impegno richiesto al Gov­er­no dal­la dep­u­ta­ta Pd Colom­ba Mongiel­lo, del­la com­mis­sione Agri­coltura, in una mozione.

(ANSA)
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ROMA, PICCOLI CUNEI NELLE PORTE PER SVALIGIARE APPARTAMENTI: DUE ARRESTI

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Inserivano pic­coli cunei di plas­ti­ca tra la por­ta e lo stip­ite, un sis­tema infal­li­bile per sapere se i pro­pri­etari delle case che ave­vano pre­so di mira a Roma fos­sero in vacan­za o meno. Se nei giorni suc­ces­sivi i cunei, denom­i­nati «met­ka», rimanevano al loro pos­to, sape­vano di avere stra­da lib­era e pro­cede­vano al fur­to. A fer­mare due geor­giani ci han­no pen­sato gli agen­ti del com­mis­sari­a­to Vescovio, aller­tati dal portiere di un con­do­minio nel­la zona di Vil­la Ada, insospet­ti­to a sua vol­ta dal fras­tuono causato dagli allar­mi degli appar­ta­men­ti scat­tati con­tem­po­ranea­mente per man­can­za improvvisa di cor­rente. Al loro arri­vo, gli agen­ti si sono insospet­ti­ti per la pre­sen­za dei cunei, imme­di­ata­mente riconosciu­ti poi dai col­leghi del­la giudiziaria. Così han­no avvi­a­to una serie di apposta­men­ti in atte­sa dell’arrivo dei ladri, già immor­ta­lati nei video delle tele­camere. Un’autoradio del com­mis­sari­a­to ha inter­cetta­to in breve tem­po due per­sone rispon­den­ti alla descrizione. I mal­viven­ti sono sta­ti bloc­cati men­tre ten­ta­vano di entrare in un altro con­do­minio del­la zona con arne­si da scas­so. Giu­di­cati con rito diret­tis­si­mo, i geor­giani sono sta­ti con­dan­nati alla pena di 1 anno 4 mesi di reclu­sione con la sospen­sione con­dizionale del­la pena.

http://leggo.it/news/roma/roma_cunei_appartamenti_ladri-1917159.html

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2016-08-19 (00:19:28)

L’opera d’arte è ‘parcheggiata’ male e viene multata

Ma si sarebbe trattato solo di uno scherzo

L’opera d’arte è ‘parcheg­gia­ta’ male e viene mul­ta­ta

ROMA — Se non fos­se cer­to che è accadu­to in Ger­ma­nia, ver­rebbe qua­si da pen­sare che una cosa così può suc­cedere solo in Italia, per­ché vedere la Polizei tedesca che ele­va una con­travven­zione a un’opera d’arte ha del sur­reale. Ma l’opera in ques­tione, in effet­ti, pote­va trarre in ingan­no, vis­to che si trat­ta di un vec­chio vei­co­lo com­mer­ciale Mer­cedes MB100D, il cui cas­sone è sta­to pie­ga­to e accosta­to in sen­so per­pen­di­co­lare a un muro, come se fos­se un car­tone ani­ma­to.

L’installazione è sta­ta cre­a­ta dal­lo scul­tore aus­tri­a­co Erwin Wurm ed è espos­ta in un’area ester­na del­lo ZKM Cen­ter for Art and Media di Karl­sruhe, in Ger­ma­nia. Pro­prio lì, nell’area adibi­ta all’esposizione dell’opera, è com­par­so il taglian­do di una mul­ta, piaz­za­to, nel più tradizionale dei modi, sot­to il ter­gi­cristal­lo del parabrez­za ante­ri­ore.

Tut­tavia, sec­on­do il quo­tid­i­ano Der Tagesspiegel, si è trat­ta­to sem­plice­mente di uno scher­zo, vis­to che la mul­ta è sta­ta stam­pa­ta ven­erdì e can­cel­la­ta subito dopo.

(ANSA)
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Cappello di orso e mantello di pecora e capra per Oetzi

Il Dna riv­ela l’origine degli abiti del­la mum­mia del Sim­i­laun

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Ricostru­i­ta con l’aiuto del Dna l’origine degli abiti di Oet­zi (fonte: Andree Kaiser, Nation­al Geo­graph­ic)

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Ricostru­i­ta l’origine degli abiti di Oet­zi (fonte: Insti­tute for Mum­mies and the Ice­man)

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Pel­lic­cia di orso bruno per il cap­pel­lo e pelle di capri­o­lo per la fare­tra: l’ultimo seg­re­to di Oet­zi è sta­to chiar­i­to dall’analisi del Dna. Fino­ra non era affat­to chiara l’origine di abiti ed equipag­gia­men­to del­la mum­mia del Sim­i­laun. I risul­tati del­lo stu­dio, guida­to da Niall O’Sullivan, dell’Accademia Euro­pea di Bolzano (Eurac), e pub­bli­ca­to sul­la riv­ista Sci­en­tif­ic Reports, dimostra­no che Oet­zi non prat­i­ca­va solo la pas­tor­izia, ma anda­va anche a cac­cia di ani­mali sel­vati­ci.

Il ritrova­men­to nei ghi­ac­ci del cor­po mum­mi­fi­ca­to di Oet­zi, un uomo di cir­ca 40 anni, vis­su­to 5.300 anni fa, ha per­me­s­so di aprire una fines­tra sul mon­do degli uomi­ni preis­tori­ci che popola­vano l’Europa nel peri­o­do dell’età del rame. In qua­si 20 anni di stu­di, le anal­isi dei resti han­no per­me­s­so di ricostru­irne la dieta, lo stile di vita, le abi­tu­di­ni e molti det­tagli sug­li stru­men­ti usati all’epoca.

L’origine dei vesti­ti e dell’equipaggiamento rimane­va però anco­ra poco chiara e per far chiarez­za i ricer­ca­tori han­no anal­iz­za­to abiti e acces­sori alla ricer­ca di trac­ce del Dna che si tro­va nelle cen­tra­line ener­getiche delle cel­lule, chia­mate mito­con­dri. I risul­tati indi­cano che la mag­gior parte dell’abbigliamento proveni­va da specie addo­mes­ti­cate (pecore, muc­che e capre), men­tre il copr­i­capo era fat­to con pel­lic­cia di orso e la fare­tra con pelle di capri­o­lo.

Il ‘cap­pot­to’ era for­ma­to da una com­bi­nazione di 4 diverse pel­li di capra e pec­o­ra, il che fa sup­porre che fos­se sta­to cuci­to in modo piut­tosto casuale, sul­la base dei pezzi disponi­bili. I gam­bali era­no com­posti sola­mente con pelle di capra, prob­a­bil­mente un mate­ri­ale scel­to in modo speci­fi­co per questo capo d’abbigliamento.

I dati dimostra­no che il grup­po a cui appartene­va Oet­zi non era ded­i­to sola­mente alla pas­tor­izia, ma era anche in gra­do di prati­care la cac­cia e cat­turare ani­mali sel­vati­ci.

(ANSA)

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PUBBLICA SU FB UN POST DI BENEFICENZA E FINISCE IN CARCERE: ECCO COS’È SUCCESSO

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Un uomo di 42 anni, di nazion­al­ità bri­tan­ni­ca e aus­traliana, è sta­to trat­tenu­to per 22 giorni e incrim­i­na­to dalle autorità di Dubai per aver pub­bli­ciz­za­to una rac­col­ta fon­di di benef­i­cen­za su Face­book, sen­za autor­iz­zazione. Lo riferisce la Bbc.

L’uomo, Scott Richards, con­sulente per lo svilup­po eco­nom­i­co che vive a Dubai con la moglie e due figli, ha pro­mosso sul suo pro­fi­lo una cam­pagna per com­prare cop­erte e teloni per i rifu­giati in Afghanistan. Ma una nuo­va legge proibisce le oper­azioni delle orga­niz­zazioni car­i­tat­evoli non reg­is­trate negli Emi­rati e vieta don­azioni e pro­mozioni sen­za un’autorizzazione scrit­ta approva­ta dal Dipar­ti­men­to degli affari islam­i­ci e delle attiv­ità car­i­tat­evoli di Dubai.

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Le sanzioni preve­dono con­danne da due mesi a un anno di carcere e un’ammenda fino a 100 mila dirham (cir­ca 24 mila euro). Il For­eign Office ha reso noto di seguire la vicen­da e che sta for­nen­do assis­ten­za. La madre di Richards, Penelop­er Haber­field, ha rifer­i­to che il figlio può cam­biar­si i vesti­ti una vol­ta alla set­ti­mana e che deve pagare per l’acqua. «Sua moglie è sot­to forte stress. Può solo por­tar­gli i vesti­ti una vol­ta alla set­ti­mana e dei sol­di per l’acqua e cibo in più», ha rac­con­ta­to alla Bbc.

http://leggo.it/news/esteri/scott_richards_carcere_dubai_post_facebook-1918498.html

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Il parroco e i diritti Lgbt al tempo di Facebook: “Chi colora la foto arcobaleno, non potrà fare il padrino”

Il par­ro­co e i dirit­ti Lgbt al tem­po di Face­book: “Chi col­o­ra la foto arcobaleno, non potrà fare il padri­no”

Il parroco e i diritti Lgbt al tempo di Facebook: "Chi colora la foto arcobaleno, non potrà fare il padrino"-Redazione- Chi col­o­ra con l’arcobaleno la pro­pria foto del pro­fi­lo su Face­book non potrà fare né il padri­no né la mad­ri­na di bat­tes­i­mo o di cres­i­ma e nep­pure potrà fare da cat­e­chista ai bam­bi­ni o avere respon­s­abil­ità in par­roc­chia.
Una dura pre­sa di posizione quel­la di don Emil­iano De Mitri, 33 anni, vicepar­ro­co a Spongano, Lec­ce, che con un minac­cioso post su Face­book, ha chiar­i­to cat­e­gori­ca­mente le sue posizioni: “Ora bas­ta! Tut­ti quei par­roc­chi­ani che “col­or­eran­no” (con l’applicazione che Face­book ha mes­so a dis­po­sizione degli uten­ti per cel­e­brare il via lib­era del­la Corte Supre­ma degli Sta­ti Uni­ti alla legal­iz­zazione del mat­ri­mo­nio tra per­sone del­lo stes­so ses­so, ndr) le foto arcobaleno a sosteg­no delle orga­niz­zazioni LGBT non sapen­do nem­meno cosa sono e quali sono le teorie gen­der non avran­no da me: 1) cer­ti­fi­ca­to – nul­la osta per fare padri­ni-madrine 2) non avran­no incar­ichi come edu­ca­tore-cat­e­chista o respon­s­abile di asso­ci­azioni eccle­siali con final­ità educa­ti­va. Per­ché in net­to con­trasto con il San­to Van­ge­lo. Qual­si­asi repli­ca a questo post ver­rà can­cel­la­ta”.
Una pre­sa di posizione net­ta, che in poche ore ha provo­ca­to un putiferio,da cna­cel­lare, addirit­tura, il suo pro­fi­lo.
Le idee del Don sui dirit­ti degli omoses­su­ali era­no già note. Sem­pre sul social net­work, qualche giorno fa, scrive­va: “Scomu­ni­ca leatae sen­ten­ti­ae per tut­ti col­oro che fan­no parte di orga­niz­zazioni e cir­coli che pro­muovono l’ideologia gen­der! Questo va fat­to”.
http://www.articolotre.com/2015/06/il-parroco-e-i-diritti-lgbt-al-tempo-di-facebook-chi-colora-la-foto-arcobaleno-non-potra-fare-il-padrino/
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Paesi Ue pro-nucleare più lenti a ridurre emissioni CO2

Esper­ti, in nazioni con­trarie le rin­nov­abili crescono di più

epa05380684 A picture made available on 21 June 2016 and taken with wide angle lens shows two cooling towers of the nuclear power plant Grafenrheinfeld, Germany, 31 May 2016. The 143-meter-high natural draft wet cooling towers were used for heat dissipation of the power plant. The nuclear power plant, which has lost power a year ago, is currently under decommissioning. The operator of the power plant is planning to finish the demolition to by approximately 2035.  EPA/DANIEL KARMANN

epa05380684 A pic­ture made avail­able on 21 June 2016 and tak­en with wide angle lens shows two cool­ing tow­ers of the nuclear pow­er plant Grafen­rhe­in­feld, Ger­many, 31 May 2016. The 143-meter-high nat­ur­al draft wet cool­ing tow­ers were used for heat dis­si­pa­tion of the pow­er plant. The nuclear pow­er plant, which has lost pow­er a year ago, is cur­rent­ly under decom­mis­sion­ing. The oper­a­tor of the pow­er plant is plan­ning to fin­ish the demo­li­tion to by approx­i­mate­ly 2035. EPA/DANIEL KARMANN

ROMA, 23 AGO — Un forte impeg­no nazionale per l’energia nucleare va di pari pas­so con per­for­mance deboli nel taglio delle emis­sioni di gas ser­ra, men­tre i Pae­si europei sen­za nucleare o con l’intenzione di ridurne la pre­sen­za sono più celeri ad adottare eoli­co, solare e idroelet­tri­co per ridurre la CO2 e rispettare i tar­get Ue al 2020. E’ quan­to sostiene uno stu­dio con­dot­to dall’università del Sus­sex insieme alla Scuo­la di Vien­na per gli stu­di inter­nazion­ali, pub­bli­ca­to sul­la riv­ista Cli­mate Pol­i­cy.

Se è dif­fi­cile dimostrare un nes­so di causal­ità tra sosteg­no al nucleare e ritar­do nell’adozione delle rin­nov­abili, per gli esper­ti lo stu­dio get­ta “dub­bi sull’energia nucleare come rispos­ta al cam­bi­a­men­to cli­mati­co. Repri­men­do meto­di migliori per rag­giun­gere gli obi­et­tivi cli­mati­ci — scrivono gli autori — l’evidenza dimostra che un forte impeg­no nel nucleare può in realtà essere con­tro­pro­du­cente”.

Gli scien­ziati han­no divi­so i Pae­si dell’Unione euro­pea in tre grup­pi. Del pri­mo fan­no parte nazioni che non han­no impianti nucleari come Dan­i­mar­ca, Irlan­da e Norve­g­ia, i quali han­no ridot­to le emis­sioni in media del 6% all’anno dal 2005 e incre­men­ta­to le fonti rin­nov­abili di ener­gia del 26%. Nel sec­on­do grup­po rien­tra­no le nazioni che han­no annun­ci­a­to un allon­tana­men­to dal nucleare, tra cui la Ger­ma­nia, l’Olanda e la Svezia. Questi han­no taglia­to la CO2 in media dell’11%, e fat­to crescere le rin­nov­abili del 19%.

Nel ter­zo grup­po si trovano i Pae­si che vogliono man­tenere o incre­mentare le cen­trali nucleari, quali il Reg­no Uni­to, la Bul­gar­ia e l’Ungheria. In questi Sta­ti le emis­sioni sono aumen­tate in media del 3%, men­tre la cresci­ta delle rin­nov­abili si è fer­ma­ta al 16%. Il Reg­no Uni­to si dis­tingue per aver ridot­to la CO2 del 16%, ma le rin­nov­abili con­tribuis­cono solo per il 5% al mix ener­geti­co nazionale. (ANSA)

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VENDE L’ABITO DA SPOSA PER PAGARSI IL DIVORZIO: L’ANNUNCIO SU EBAY

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Il mat­ri­mo­nio va male, ma la sposa si ingeg­na per­chè tut­to non vada per­so. “Ven­do abito da sposa Art Deco “in ottime con­dizioni”, ma “da lavare bene” per­ché “puz­za anco­ra di tradi­men­to”.

Saman­tha del­la cit­tà inglese di Chester­field ha scel­to di met­tere un annun­cio davvero orig­i­nale su eBay e, per atti­rare l’attenzione, scrive la Bbc, ha volu­to rac­con­tare anche la sto­ria del suo mat­ri­mo­nio fal­li­to. “Lo ven­do per pagare il con­to del divorzio” scrive sul­la bacheca di aste on line, spie­gan­do che il mar­i­to non solo l’ha las­ci­a­ta per “andare a vivere con un’altra don­na”, ma “mi ha anche las­ci­a­to molte spese da pagare”. “Di foto ne ho messe solo due, le altre le ho bru­ci­ate per la rab­bia” ammette la 28enne. Paga­to 2mila ster­line nel 2014, l’abito è sta­to mes­so all’asta a un quar­to del prez­zo orig­i­nale una set­ti­mana fa.

Il risul­ta­to? La gio­vane ha rice­vu­to 75 offerte e, per ora, la cifra mas­si­ma rag­giun­ta è sta­ta di 65mila e 900 ster­line pari a più di 76mila euro. “Oltre all’offerta di sol­di, ho rice­vu­to anche 2 pro­poste di mat­ri­mo­nio, ma sono già impeg­na­ta” con­fes­sa la gio­vane sor­ri­den­do.

http://leggo.it/news/esteri/samantha_abito_sposa_ebay_tradimento-1917293.html

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