Un giovane Hitler esulta per l’inizio della Prima Guerra Mondiale, 1914.

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L’UNIONE LETALE TRA UNA FRAGILE SCIROCCATA E UN MANTENUTO SADICO

AMORE ACIDO - IL RAGAZZO FERITO DALLA BOCCONIANA MARTINA RISCHIA DI PERDERE LA VISTA. LEI E IL PALESTRATO ALEXANDER RISCHIANO L’ACCUSA DI TENTATO OMICIDIO - L’UNIONE LETALE TRA UNA FRAGILE SCIROCCATA E UN MANTENUTO SADICO

Il ragazzo di 22 anni ha una “deturpazione drammatica del viso” e in queste ore proveranno a salvargli la vista - Martina davanti ai magistrati difende Alexander: “E’ tutta colpa mia”, ma è lui che ha preparato l’agguato e inseguito la vittima con un martello dopo che lei ha lanciato l’acido...

1. FERITO CON L’ACIDO, RISCHIA DI PERDERE LA VISTA
Gianni Santucci per il “Corriere della Sera
le armi trovate a casa di alexander boettcherLE ARMI TROVATE A CASA DI ALEXANDER BOETTCHER
Sarà operato questa mattina. Proveranno a salvargli la vista. «Speriamo che sia possibile — spiegano i medici — si potrà dire soltanto dopo l’intervento». In un letto della terapia intensiva dell’ospedale Niguarda di Milano riposa Pietro Barbini, 22 anni, studente a Boston, tornato in città per passare le vacanze con la famiglia, aggredito domenica scorsa da una ex compagna di liceo e dal suo compagno. L’acido muriatico che la 23enne universitaria della Bocconi Martina Levato gli ha scagliato sul volto ha provocato ustioni di terzo grado.
«Una deturpazione drammatica del viso», spiega chi in queste ore sta vicino al ragazzo, i genitori, l’avvocato Paolo Tosoni, i poliziotti della questura che sono rimasti sempre accanto alla famiglia. La prima prognosi era di 60 giorni, ma il quadro clinico col passare delle ore sembra sempre più grave. E questo modificherà le conseguenze giudiziarie per Alexander Boettcher, 30 anni, e Martina Levato. Oggi sono in carcere con l’accusa di lesioni, che passerà certamente a «lesioni gravissime», e potrebbe arrivare al tentato omicidio.
l acido sequestrato a casa di alexander boettcherL ACIDO SEQUESTRATO A CASA DI ALEXANDER BOETTCHER
Ieri il legale Paola Bonelli ha incontrato Martina nel carcere di San Vittore. La ragazza era tranquilla. Ma ha sostenuto ancora con ostinazione: «Alexander non c’entra niente, la responsabilità è tutta e soltanto mia». La versione è smentita da tutte le evidenze. L’aggressore impugnava un martello.
E quando Pietro, nel panico e per il dolore violentissimo dell’acido che gli bruciava la pelle s’è messo a scappare, Boettcher l’ha rincorso. Con tutta probabilità ha partecipato anche all’organizzazione della trappola: dal giorno di Santo Stefano, Pietro riceveva telefonate da un uomo che si qualificava come addetto di una ditta di spedizioni; diceva di dovergli consegnare un pacco. Per questo il giovane, accompagnato dal padre, domenica pomeriggio è andato in via Giulio Carcano. Alexander e Martina, incappucciati, lo aspettavano per l’agguato.
alexander boettcherALEXANDER BOETTCHER
Ecco, di fronte a questi elementi, la studentessa della Bocconi ha continuato a negare, pur di proteggere e scagionare il suo uomo. Questo fa riflettere sulla sua condizione psicologica di grave sottomissione. Per chiarire queste dinamiche sarà con tutta probabilità necessaria una perizia psichiatrica, a cui l’avvocato ha già fatto riferimento durante l’udienza del processo per direttissima. Il movente dell’agguato sembra essere nei messaggi che Pietro ha inviato a Martina la scorsa estate.
Dopo aver conosciuto i dettagli della storia morbosa che stava vivendo, le aveva detto: «Mollalo, è un pazzo squilibrato. Allontanati». Questo consiglio deve aver macerato a lungo nella psiche ossessionata di Alexander e Martina, tra liti, pacificazioni e nuovi contatti con lo studente a Boston. L’aggressione sarebbe l’ultimo stadio di questa deriva, una vendetta verso «l’intruso», o la dimostrazione di una deviata devozione totale da parte della ragazza verso il compagno.
alexander boettcherALEXANDER BOETTCHER
Da ieri gli investigatori dell’Ufficio prevenzione generale della questura, guidati da Maria Josè Falcicchia, stanno confrontando l’agguato con le indagini ancora aperte su due ragazzi aggrediti a Milano negli ultimi mesi. Perché in casa di Boettcher hanno trovato una scorta ingiustificabile: sei flaconi di acido muriatico.
2. PALESTRA, POLITICA E OSSESSIONI I MILLE VOLTI DI ALEXANDER «IL RE» VIVE DI RENDITA, COSTRINGE LE DONNE A DIMAGRIRE. LE FERITE TATUATE SULLE SPALLE
Gianni Santucci per il “Corriere della Sera
Bisogna ripartire da due scene.
alexander boettcherALEXANDER BOETTCHER
Ora di pranzo di lunedì, aula delle direttissime del Tribunale. Martina indossa un pile verde, il volto sporcato dalla notte dell’arresto, l’avvocato le parla sottovoce, prova a convincerla in ogni modo: «Devi avvalerti della facoltà di non rispondere. Prima dobbiamo studiare le carte». Lei rifiuta, ostinata, vuole rispondere. Per un solo motivo: gridare di fronte al giudice che Alexander non c’entra nulla nell’aggressione con l’acido. Lo fa poco dopo: «La responsabilità è tutta mia». Nega l’evidenza: la mossa processuale non potrebbe essere più sbagliata, ma a lei non interessa nulla di sé, della sua sorte, vuole solo proteggere lui. Sacrificarsi per lui.
Poco dopo tocca ad Alexander. Lui non risponde. Declina solo le sue generalità e la professione. Dice: «Lavoro in Borsa». Non è vero. Fa solo un po’ di trading online di fronte al suo computer, in casa. Ma si presenta al giudice come broker finanziario. Un altro tassello del delirio d’onnipotenza impastato di narcisismo che trasuda dalle sue foto su Facebook : palestrato, tatuaggi che riproducono profonde ferite sulle spalle, tra messaggi di donne che lo fomentano tra un «quanto sei bello» e un «quanto sei sexy».
Ecco, poi c’è il lato nero. In casa i poliziotti gli trovano due coltellacci da combattimento, un tirapugni, una bottiglia di cloroformio, un bisturi che lui giustifica così: «Alcune ragazze mi chiedono di incidere le mie iniziali sul loro corpo. È un reato?».
acido e martello le armi di alexander boettcher e martina levatoACIDO E MARTELLO LE ARMI DI ALEXANDER BOETTCHER E MARTINA LEVATO
A casa ha una moglie, da 7 anni. Nel suo stesso stabile, ha la residenza sua madre, che è proprietaria di tutto il palazzo e di altri appartamenti in giro per Milano, un piccolo impero immobiliare gestito attraverso quattro società. Alexander, nato a Munster (Germania), vive di queste rendite. Nel 2013 s’è anche candidato alle elezioni regionali in Lombardia per la lista «3L», movimento fondato da Giulio Tremonti. Di quell’avventura resta un «santino» da campagna elettorale con la cravatta e la faccia sbarbata da bambolotto, il Duomo sullo sfondo. Risultato: una manciata di preferenze, qualche amico e poco più.
E poi c’è ancora il lato nero. Le relazioni con le donne che diventano ossessione di possesso (così è stato con Martina). S’erano conosciuti in discoteca. «Una ragazza con gravi fragilità emotive che ha incontrato la persona più sbagliata», sintetizza un investigatore. I genitori di lei, due professori di matematica che vivono a Bollate, a Nord di Milano, l’avevano conosciuto. Alexander s’era fatto vedere a casa della ragazza. Hanno raccontato: «Da quando è iniziata questa storia i suoi risultati all’università sono peggiorati giorno dopo giorno. E poi è dimagrita moltissimo».
Martina Levato Alexander BoettcherMARTINA LEVATO ALEXANDER BOETTCHER
Perché il sentiero sottile come una lama sul quale lei ha iniziato a camminare seguiva l’ansia continua di compiacere il suo Alexander the king (come si presenta su Facebook ). «Era lui a volere che dimagrisse perché doveva avvicinarsi ai suoi canoni di fisico sportivo», ha raccontato il padre di Martina.
Pezzi di storia di un piccolo re narciso che ha bisogno di «nemici», di vivere anche le relazioni sentimentali come una competizione, di affermarsi attraverso l’esibizionismo. Pietro, quel ragazzo che ora ha il volto sfigurato dall’acido, non poteva avere idea di questo gorgo in cui era entrata la sua ex compagna del liceo bene di Milano, il Parini, con cui aveva avuto una piccola storia.
martina levatoMARTINA LEVATO
Dopo aver detto a Martina di staccarsi da quel tipo, il ragazzo che studia negli Stati Uniti ha ricevuto qualche messaggio da Alexander: «Facciamogliela pagare insieme a quella là», gli diceva. Scendeva nell’intimità estrema e sadica del loro rapporto; sosteneva di poterglielo dimostrare con delle fotografie. Perché? Forse solo per spostare sempre più in là i limiti dei suoi deliri di macho .
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Quattro generazioni di uomini in Nuova Guinea, 1970. Fotografia di Irving Penn

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13 luglio 1977. Il blackout di 24 ore su Manhattan

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Il mitico scalatore Walter Bonatti

Walter Bonatti

<<..nella mia vita di scalatore ho sempre obbedito all'istinto creativo e contemplativo, ma fu grazie all'alpinismo solitario che ho potuto entrare in sintonia con la grande natura, e ancor più ho focalizzato i miei perchè e i miei limiti...>>

© Walter Bonatti

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Foresta di Compiegne (Francia), 21 giugno 1940, delegazione tedesca e delegazione francese, in un vagone ferroviario firmano la resa della Francia.

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Christine Cavanaugh, Voice Actress for 'Dexter's Laboratory' and 'Rugrats,' Dies at 51

Christine Cavanaugh, Voice Actress for 'Dexter's Laboratory' and 'Rugrats,' Dies at 51

 AP Photo/​Mark J. Terrill
by Diana Swartz
 
Voiceover actress Christine Cavanaugh, who played the pig in Babe, Dexter in Cartoon Network’s Dexter’s Laboratory and Chuckie Finster in Nickelodeon’s Rugrats, has died at the age of 51.
Cavanaugh died on Dec. 22, her family announced. Details surrounding her death were not immediately available.
She grew up in Utah and attended Utah State University and the University of Hawaii before moving to California to pursue her acting career, according to her obituary.
During her career, Cavanaugh voiced characters in dozens of television shows and films, including Disney’s Darkwing Duck and Aladdin, Nickelodeon’s Aaahh!!! Real MonstersThe Wild Thornberrys and The Rugrats Movie, Universal’s Balto and Cartoon Network’s The Powerpuff Girls.
Cavanaugh retired from voiceover acting in 2001. Nancy Cartwright took over as the voice of Chuckie in Rugrats.
 
http://​www​.hollywoodreporter​.com/​n​e​w​s​/​v​o​i​c​e​-​a​c​t​r​e​s​s​-​c​h​r​i​s​t​i​n​e​-​c​a​v​a​n​a​u​g​h​-​d​i​e​s​-​7​6​0​720
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Addio a Edward Herrmann, star di Ragazzi perduti e Una mamma per amica

Addio a Edward Herrmann, star di Ragazzi perduti e Una mamma per amica

 
di Lorenzo Pedrazzi
Si è spento l’attore americano Edward Herrmann, noto soprattutto per il ruolo di Max in Ragazzi perduti e per quello di Richard Gilmore nella serie Una mamma per amica.
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Proprio sul finire dell’anno, ci troviamo costretti ad aggiornare l’elenco dei personaggi cinetelevisivi che ci hanno lasciato nel 2014: Edward Herrmann è infatti deceduto all’età di 71 anni, dopo aver lottato contro un tumore.
Nato a Washington nel 1943, Edward Kirk Herrmann cominciò la sua carriera in teatro, attività che gli valse un Tony Award nel 1977 per La professione della signora Warren. Gli anni Settanta segnarono anche il suo esordio nel cinema, con ruoli ne Il temerario, Il grande Gatsby eBetsy, mentre negli anni Ottanta si ricordano soprattutto le sue partecipazioni a Reds, La rosa purpurea del Cairo e Ragazzi perduti, il cult di Joel Schumacher in cui Herrmann interpretò il personaggio di Max, leader segreto di un branco di vampiri adolescenti. Sono numerosi anche i suoi ruoli televisivi, ma il pubblico è particolarmente affezionato a quello diRichard Gilmore, il nonno di Rory in Una mamma per amica; da segnalare, inoltre, le sue apparizioni in The Practice, Oz, Grey’s AnatomyThe Good Wife.
FonteCollider
http://​blog​.screenweek​.it/​2​0​1​4​/​1​2​/​a​d​d​i​o​-​a​-​e​d​w​a​r​d​-​h​e​r​r​m​a​n​n​-​s​t​a​r​-​d​i​-​r​a​g​a​z​z​i​-​p​e​r​d​u​t​i​-​e​-​u​n​a​-​m​a​m​m​a​-​p​e​r​-​a​m​i​c​a​-​4​0​5​1​6​1​.​php
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Edward Herrmann è morto, addio al nonno di Una Mamma per Amica

Edward Herrmann è morto, addio al nonno di Una Mamma per Amica

Scritto da: 

Amatissimo per il ruolo di Richard Gilmore in Una Mamma per Amica, l'attore era affetto da un tumore al cervello.

Lutto nel mondo della serialità USAEdward Herrmann è morto oggi, mercoledì 31 dicembre 2014, a 71 anni. Da qualche tempo gli era stato diagiosticato un tumore al cervello. La notizia della sua scomparsa è stata confermata dal suo manager e rende molto più triste questo ultimo giorno del 2014.
L'attore, nato a Washington nel luglio del 1943, aveva studiato recitazione e musica a Londra e la sua carriera è iniziata proprio a teatro. Nel suo palmarès figura anche un prestigioso Tony Award, vinto nel 1976 come miglior attore non protagonista nella pièce Mrs. Warren's Profession di George Bernard Shaw.
La grande popolarità la si deve senza dubbio alla tv. Tra i ruoli di maggior successo negli USA quello di protagonista delle miniserie Eleanor and Franklin (1976) ed Eleanor and Franklin: The White House Years (1977) nei panni del Presidente americano Franklin Delano Roosevelt.
Quindi ha partecipato a diverse serie di successo: The Practice, Oz, Grey's Anatomy, nella quale ha interpretato un'attempata matricola, The Good Wife e ha partecipato alla prima, e unica, stagione di Black Box, in onda su ABC nella primavera 2014.
Ma il suo ruolo più amato e di maggior successo resta quello di Richard Gilmore, il nonno diUna Mamma per Amica. Il personaggio del padre di Lorelai e di nonno di Rory, patriarca di una ricca famiglia dell'Est, di professione assicuratore e con la sfegatata passione per la sua Yale, è rimasto nel cuore di chi ha amato quella serie, in onda per sette stagioni, dal 2000 al 2007.
Ci piace ricordarlo così, con un sigaro in bocca, uno scotch sul tavolino, immerso nella lettura del Wall Street Journal.
© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati
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UN VERO CAPO COME CARMINATI SI RICONOSCE ANCHE DA COME ACCOGLIE IL DEPUTATO PD CHE LO VA A TROVARE IN CARCERE

MARCIO SU ROMA – “STO BENE, GRAZIE. NON MI SERVE NIENTE. LA RINGRAZIO PER LA VISITA, ARRIVEDERCI” – UN VERO CAPO COME CARMINATI SI RICONOSCE ANCHE DA COME ACCOGLIE IL DEPUTATO PD CHE LO VA A TROVARE IN CARCERE

A fare visita, a Parma, al presunto capo di “Mafia Capitale” è stato il piddino Davide Mattiello, storico dirigente di Libera e componente delle commissioni Giustizia e Antimafia. Alla fine della rapida incursione carceraria dice che ha trovato Carminati “sobrio e freddo”…

Federica Angeli per "La Repubblica"
MASSIMO CARMINATIMASSIMO CARMINATI
«Sto bene, grazie. Non mi serve niente. La ringrazio per la visita, arrivederci». Quindi è uscito e se ne è andato. Così il boss della cupola di Mafia Capitale ha accolto, dopo una stretta di mano, Davide Mattiello, storico dirigente di Libera ora deputato Pd e componente delle Commissioni Giustizia e Antimafia, l’unico politico andato a trovarlo nel penitenziario di Parma, dove Massimo Carminati è detenuto in regime di 41 bis. «È uscito dalla cella ed è stato portato in una stanza. C’eravamo io, il personale del Gom, la polizia penitenziaria e la direttrice del carcere », ha raccontato Mattiello.
DAVIDE MATTIELLODAVIDE MATTIELLO
L’ex Nar, vestito con un maglione e pantaloni di colore scuro, è apparso di poche parole e in buone condizioni. Del resto i parlamentari possono incontrare i detenuti solo per accertarsi delle loro condizioni psicologiche e fisiche, «non possiamo parlare d’altro, commetteremmo un reato».
toto riinaTOTO RIINA
Nessun atteggiamento spavaldo del “Cecato”. «L’ho trovato sobrio, freddo», dice il deputato Pd. Gli hanno aperto la porta del carcere, lo hanno portato in una sala in cui a ventaglio erano seduti un parlamentare che non aveva mai incontrato prima, la direttrice del carcere e una serie di funzionari. «Mi ha guardato in faccia, ma non ho ravvisato un’aria di sfida. Ha controllato la situazione, si è limitato a una serie di scarne frasi di cortesia».
MARCELLO DELL'UTRIMARCELLO DELL'UTRI
Il 13 dicembre scorso Carminati fu spostato dal carcere romano di Rebibbia a quello di Tolmezzo (Udine) per «incompatibilità ambientale». Il 23 dicembre il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha disposto per lui, su richiesta della Procura di Roma, il 41 bis. E proprio per il tipo di detenzione richiesta il giorno di Natale Carminati è stato trasferito a Par-​​ dove si trovano anche Totò Riina e Marcello Dell’Utri.
Una volta accertate le condizioni dell’ex Nar, Davide Mattiello ha parlato con la direzione carceraria per conoscere la struttura. Scoprendo che il sistema di video sorveglianza è a rischio continuo di collasso perché l’impianto elettrico non è adeguato e servono e almeno 8 gruppi di continuità. «Noi dobbiamo preoccuparci tanto che il 41 bis funzioni verso l’esterno, impedendo le comunicazioni dei boss con le organizzazioni criminali, quanto che funzioni all’interno, garantendo il massimo della sicurezza ai detenuti stessi. Questo anche per creare le condizioni che possono far maturare nei boss detenuti la decisione di collaborare con la giustizia».
provenzano nel carcere di parmaPROVENZANO NEL CARCERE DI PARMA
Roma, intanto, ha assistito ieri sera a un altro agguato violento, quasi una esecuzione in strada nella borgata Ottavia: un uomo di 53 anni, noto alle forze dell’ordine, é stato ucciso a colpi di pistola mentre stava parcheggiando la macchina vicino a casa.
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