Lo zombie preferito di Sasha in The Walking Dead L’attrice che interpreta Sasha ha cambiato idea

Lo zombie preferito di Sasha in The Walking Dead

L’attrice che interpreta Sasha ha cambiato idea sul suo zombie preferito di queste cinque stagioni

L’ultimo tostissimo episodio di The Walking Dead ha mietuto ben due vittime e sconvolto i restanti sopravvissuti. Il primo è stato Gareth, perfido cannibale leader dei cacciatori, il secondo, Bob, degli altri Termininiani mangiatori di cristiani: chissene.
Gareth, quindi, era un cattivo, ma Bob era un buono e, anche se quell’ex barista (maggiori info qui) gli aveva amputato e mangiato una gamba proprio di fronte a lui, non è per questo motivo che è morto. Il pover’uomo era stato morso da un camminatore (a proposito, nell’ultima puntata vi siete accorti che un doppiatore italiano ha detto la parola zombie???? AAAHHH, se lo sapesse Kirkman…).
Così la povera innamoratina Sasha è rimasta senza il suo uomo, ma cosa ne pensa la sua interprete dell’ultima puntata di The Walking Dead?
Sonequa Martin-​​Green, come riportato nel blog di AMC, ha dichiarato che l’ultimo episodio di The Walking Dead è stato come andare sulle montagne russe per Sasha e per lei come attrice è stato il più difficile da girare, sia fisicamente che emotivamente, però è stato anche incredibile!
Per il blog, a Sonequa è stato anche chiesto quale fosse il suo zombie preferito e l’attrice ha dichiarato che prima rispondeva sempre a questa domanda che era quello della stagione 2 (vi ricordate lo zombie finito nel pozzo che si divide in due quando provano a tirarlo fuori? Beh, quello!) perché veramente disgustoso, ma non lo è più. Sicuramente l’hanno disgustata molto anche gli zombie putrefatti in acqua dello scorso episodio, per cui ha fatto anche i complimenti al reparto makeup, ma adesso il suo zombie preferito è quella ragazza che ha solo il torso perché per lei è il simbolo di The Walking Dead.
Ve la ricordate quella del primissimo episodio? Ci hanno fatto anche la webserie che racconta della giovane madre prima che diventasse uno zombie, eccola qui sotto:
The Walking Dead zombie
http://​www​.optimaitalia​.com/​b​l​o​g​/​2​0​1​4​/​1​0​/​3​1​/​l​o​-​z​o​m​b​i​e​-​p​r​e​f​e​r​i​t​o​-​d​i​-​s​a​s​h​a​-​i​n​-​t​h​e​-​w​a​l​k​i​n​g​-​d​e​a​d​/​1​7​3​524
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Daryl di The Walking Dead: “stron**te, non ho mai implorato…” Norman Reedus chiarisce con efficacia

Daryl di The Walking Dead: “stron**te, non ho mai implorato…”

Norman Reedus chiarisce con efficacia la sua posizione su una notizia che o ha riguardato da vicino

he Walking Dead è una serie di successo, piace e fa anche notizia, è per
questo che ogni tanto qualcuno se ne inventa una priva di qualsiasi fondamento solo per attirare l’attenzione…
Di recente il Celeb Dirty Laundry (e poi il The Globe, l’ Inquisitr e così via…) ha dichiarato chel’interprete di Daryl nello show di AMC aveva implorato la produzione perché non voleva che il suo personaggio fosse gay, altrimenti avrebbe perso la sua nutrita schiera di fan femmine.
Nell’articolo non si diceva infatti che Norman Reedus fosse anti-​​gay, ma che essendo diventato uno dei più grandi sex symbol della tv (riceve migliaia di lettere da fan donne ogni settimana, insieme a dozzine di proposte di matrimonio) ci teneva a non deludere le sue fan.
Ultimamente in effetti si era speculato molto sulla possibile omosessualità di Daryl di The Walking Dead e, lo stesso Robert Kirkman, ideatore del fumetto a cui si ispira la serie e anche produttore esecutivo dello show televisivo, aveva lasciato intendere questa possibilità.
Ad ogni modo, lo stesso Norman Reedus ha voluto chiarire una volta per tutte la sua posizione con un messaggio in stile Daryl pubblicato su twitter:
“Comunque questa è una stron**ta totale” indicando l’articolo dell’Inquisitr.
http://​www​.optimaitalia​.com/​b​l​o​g​/​2​0​1​4​/​1​0​/​3​1​/​d​a​r​y​l​-​d​i​-​t​h​e​-​w​a​l​k​i​n​g​-​d​e​a​d​-​s​t​r​o​n​t​e​-​n​o​n​-​h​o​-​m​a​i​-​i​m​p​l​o​r​a​t​o​/​1​7​3​577
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The Walking Dead 5×03: chi era Gareth prima dell’apocalisse zombie? La minaccia dei cannibali si è

The Walking Dead 5×03: chi era Gareth prima dell’apocalisse zombie?

La minaccia dei cannibali si è spenta presto, ma chi era quel “bravo ragazzo” prima di diventare un killer senza cuore?

The Walking Dead ci ha lasciato veramente sorpresi con l’ultimo episodio andato in onda lunedì scorso in Italia.
La minaccia dei cannibali di Terminus è già finita, e chi se lo aspettava?
Il The Hollywood Reporter ha parlato proprio con Andrew J. West per sapere tutto sull’uscita anticipata di Gareth e dei suoi cacciatori da The Walking Dead 5.
L’attore ha così rivelato che è stato piuttosto scioccante per lui sapere che la storyline del suo personaggio sarebbe terminata al terzo episodio, d’altra parte, però, nella quarta stagione aveva il contratto per un solo episodio e quando ha ricevuto la telefonata di Scott M. Gimple, lo showrunner di The Walking Dead, che gli diceva che sarebbe morto presto, allo stesso tempo gli chiedeva anche di tornare nella quinta stagione dello show, per cui la sua disapprovazione non è durata molto.
Durante Talking Dead, lo speciale che va in onda in America la domenica sera dopo The Walking Dead, invece, a West è stato chiesto chi fosse stato Gareth, secondo lui, prima dell’apocalisse zombie.
L’attore ha risposto che secondo lui il ragazzo era un barista con problemi di gestione della rabbia! Secondo me invece Gareth era un figlio di papà, uno abituato ad avere tutto, facile e subito che, durante l’invasione di zombie, ha provato a diventare un benefattore ma, senza soldi, non ci è riuscito e allora è diventato un macellaio di carne umana…
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http://​www​.optimaitalia​.com/​b​l​o​g​/​2​0​1​4​/​1​0​/​3​0​/​t​h​e​-​w​a​l​k​i​n​g​-​d​e​a​d​-​5​x​0​3​-​c​h​i​-​e​r​a​-​g​a​r​e​t​h​-​p​r​i​m​a​-​d​e​l​l​a​p​o​c​a​l​i​s​s​e​-​z​o​m​b​i​e​/​1​7​3​394
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Knockout game a Milano, pugni a una ragazza mentre passeggiava in strada (foto d'archivio) MILANO

Knockout game a Milano, pugni a una ragazza mentre passeggiava in strada


Guarda la versione ingrandita di (foto d'archivio)
(foto d'archivio)
MILANO – Lo chiamano knockout game ovvero prendere a pugni all’improvviso passanti ignari per strada e in questi giorni la strampalata, violenta e pericolosa moda è arrivata anche a Milano. Vittima dei vigliacchi una ragazza italiana di 30 anni, trasportata in ospedale con il setto nasale frantumato. Passeggiava in un orario tranquillo (erano le nove d’un lunedì di due settimane fa) in un luogo affollato e trafficato (piazzale Loreto) quando è stata colpita.  
Adesso si spera che le videocamere di  sicurezzaabbiano ripreso la scena per identificare i colpevoli.
“Camminava dietro ad altre due ragazze che parlavano tra loro – racconta un’amica – Quelle hanno svoltato a un angolo e la mia amica ha proseguito. Ha notato un’ombra sgusciare dalle macchine parcheggiate e s’è ritrovata al suolo”.
http://​www​.blitzquotidiano​.it/​c​r​o​n​a​c​a​-​i​t​a​l​i​a​/​k​n​o​c​k​o​u​t​-​g​a​m​e​-​a​-​m​i​l​a​n​o​-​p​u​g​n​i​-​a​-​u​n​a​-​r​a​g​a​z​z​a​-​m​e​n​t​r​e​-​p​a​s​s​e​g​g​i​a​v​a​-​i​n​-​s​t​r​a​d​a​-​2​0​0​8​4​45/
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Elena Ceste, telone accanto al corpo. Controlli in serra di Michele Buoninconti Elena Ceste, telone

Elena Ceste, telone accanto al corpo. Controlli in serra di Michele Buoninconti

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Elena Ceste, telone accanto al corpo. Controlli in serra di Michele Buoninconti
TORINO  - Spunta un nuovo indizio nelle indagini per la scomparsa, e la morte, di Elena Ceste. Si tratta un telone, di quelli usati in agricoltura per proteggere le colture da gelo e grandine, trovato nei pressi del rio Mersa, il canale da cui il 18 ottobre sono emersi i resti della donna scomparsa nove mesi prima.
La scoperta nel corso del sopralluogo effettuato giovedì 30 ottobre dai carabinieri, con il supporto tecnico dei vigili del fuoco e la supervisione del medico legale che ha effettuato l’autopsia.
Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo. “Sono in corso verifiche su tutti gli elementi raccolti in questi nove mesi”, è la versione ufficiale degli investigatori, che giovedì pomeriggio si sono presentati a casa di Michele Buoninconti, il marito di Elena Ceste.
Un vero e proprio sopralluogo, che si è soffermato in particolare sulla serra dell’uomo, al momento l’unico indagato per la scomparsa e la morte della donna da cui ha avuto quattro figli di età compresa tra i 6 e i 14 anni.
Nella casa di Costigliole d’Asti, a poche centinaia di metri dal canale di scolo nascosto tra i rovi in cui è stato trovato il cadavere, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Asti hanno scattato diverse fotografie. Serviranno a paragonare il telo con quelli presenti nella serra, da dove sarebbero stati prelevati anche alcuni campioni di terra.
Il telo potrebbe essere stato utilizzato per trasportare il corpo della donna nelle campagne di Motta, appunto dove è stato trovato. Ricostruzione, quest’ultima, che farebbe pensare a un delitto e non ad una caduta accidentale o al suicidio. Ma potrebbe anche non c’entrare nulla con la morte della donna che sabato scorso avrebbe compiuto 38 anni.
L’autopsia eseguita sabato scorso non ha infatti stabilito le cause della morte. “Le condizioni dei resti erano tali da non consentire di rilevare tracce chiare di violenza”, è stato il primo responso degli esperti, che sin qui sono stati in grado di escludere soltanto la presenza di ferite da fuoco e da arma da taglio.
Così, mentre dal rio Mersa continuano a emergere resti di Elena Ceste – gli ultimi sono stati trovati oggi -, si attende l’esito degli esami tossicologici e istologici, ultimo appiglio a cui aggrappare le speranze di far luce ai tanti perché di questa triste vicenda.
http://​www​.blitzquotidiano​.it/​c​r​o​n​a​c​a​-​i​t​a​l​i​a​/​e​l​e​n​a​-​c​e​s​t​e​-​t​e​l​o​n​e​-​a​c​c​a​n​t​o​-​a​l​-​c​o​r​p​o​-​c​o​n​t​r​o​l​l​i​-​i​n​-​s​e​r​r​a​-​d​i​-​m​i​c​h​e​l​e​-​b​u​o​n​i​n​c​o​n​t​i​-​2​0​0​8​3​66/
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Articolo 18 horror. Reintegrati: ubriaco fisso, rapinatore, finto malato… Articolo 18 horror.

Articolo 18 horror. Reintegrati: ubriaco fisso, rapinatore, finto malato…

Guarda la versione ingrandita di Articolo 18 horror. Reintegrati: ubriaco fisso, rapinatore, finto malato...
Articolo 18 horror. Reintegrati: ubriaco fisso, rapinatore, finto malato...
ROMAArticolo 18 horror. Reintegrati: ubriaco fisso, rapinatore, finto malato… Sorpresi chi a fare il doppio lavoro mentre ufficialmente è in malattia, chi le rapine, chi a mostrare i genitali ai colleghi, chi a ubriacarsi regolarmente in orario d’ufficio, sono stati tutti licenziati, com’era prevedibile, ma poi riassunti per ordine di un giudice. La lista degli orrori che discendono da un’applicazione arbitraria dell’articolo 18 è lunga. Parliamo del reintegro neilicenziamenti senza giusta causa, motivo di scontro politico dopo la riforma che sostituisce con l’indennizzo economico la forzata reintegra sul posto di lavoro.
Sergio Rizzo sul Corriere della Sera ha raccolto un florilegio dei casi più eclatanti, a partire dalle sentenze. Per esempio il lavoratore alcolista cronico conclamato, un caso di scuola tanto da meritarsi il titolo di “sentenza dell’ubriaco fisso”. Non andava a lavorare, non avvertiva delle sue assenze: licenziato e poi reintegrato dal giudice. Questa la motivazione: “l’assenza dal servizio e l’inosservanza dell’obbligo di comunicazione non possono costituire giustificato motivo soggettivo di licenziamento quando son dovute non già a stati di ubriachezza, bensì a un danno cerebrale costituente l’esito della prolungata assunzione dell’alcol e dei suoi effetti”.
Ha trovato un giudice compiacente anche l’infermiere licenziato per aver picchiato un paziente: “si è trattato di un fatto isolato ed eccezionale in relazione a un paziente particolare [...] aver perso per una volta il controllo delle proprie azioni non può giustificare quella che rimane un’estrema ratio”.
Trova giustificazioni cinefile la motivazione con cui un giudice ha reintegrato (con pagamento di tutti gli arretrati) il vigile del fuoco che arrotondava facendo rapine in banca. Citazione da Rapina a mano armata di Kubrick (parla il protagonista Sterling Hayden): “Vedi, nessuno di loro è un vero e proprio criminale, hanno tutti un lavoro e apparentemente conducono una vita normale, ma hanno i loro problemi”. Che c’entra Kubrick nella sentenza? Secondo il giudice, era “vergognoso rovinare prima di una condanna una persona e la sua famiglia per una sostanziale esigenza di immagine, di apparenza dell’istituzione, in assenza di un concreto pericolo in ambiente lavorativo e nella società…”
A volte neanche assentarsi per malattia e approfittarne per svolgere un secondo lavoro può garantire la reintegra. Si può leggere la sentenza di un pretore di Viareggio: “È illegittimo il licenziamento intimato al lavoratore che, in costanza di malattia, ha svolto attività lavorativa ma nessun danno ha arrecato al datore di lavoro, in quanto la suddetta malattia richiedeva oltre che le cure anche la necessità del lavoratore di vivere con familiari e amici e di trovare interesse nell’ambiente esterno, cosicché l’attività svolta era compatibile con lo stato di malattia la cui guarigione non solo non è stata ritardata, ma è stata anche accelerata”.
http://​www​.blitzquotidiano​.it/​e​c​o​n​o​m​i​a​/​a​r​t​i​c​o​l​o​-​1​8​-​h​o​r​r​o​r​-​r​e​i​n​t​e​g​r​a​t​i​-​u​b​r​i​a​c​o​-​2​0​0​8​4​79/
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Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Tutte le stragi portano a Roma” Marco Travaglio sul Fatto

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Tutte le stragi portano a Roma”


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Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Tutte le stragi portano a Roma"
ROMA – “Chi legge il Fatto dal 2009 sa con quanta passione e costanza ci siamo sempre occupati della trattativa Stato-​​mafia – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano – Non perché siamo dei fissati o l’organo delle procure, come scrivono i fessi. Ma perché ce lo impone la nostra linea politica: la Costituzione del 1948. Quella che è stata calpestata – insieme alle tombe dei magistrati, degli agenti di scorta e dei cittadini caduti o feriti a Palermo, Firenze, Milano e Roma fra il 1992 e il ‘93 – da politici traditori e da alti ufficiali felloni”.
L’articolo completo:
Gentaglia che piangeva ai funerali di Stato e intanto trescava con chi aveva seminato terrore e morte. Fingeva di indagare, e intanto depistava. Fingeva di pretendere tutta la verità, e intanto la nascondeva. La nostra battaglia per informare i cittadini è stata spesso solitaria. Ci siamo beccati querele, cause milionarie per danni, ironie, insulti. Ora che l’audizione del capo dello Stato ha costretto la grande stampa a occuparsi della trattativa col giusto risalto, ci toccano pure le lezioncine dei tuttologi del nulla, i quali ci spiegano che dai, su, in fondo si sapeva tutto, non c’è nessuna novità, siamo uomini di mondo, abbiamo fatto tre anni di militare a Cuneo. La verità, cari professorini, è che non si sapeva un cazzo. O meglio, sapevamo molte cose noi che le cercavamo e le scrivevamo, ma i cosiddetti servitori dello Stato facevano carriera a botte di “non so” e “non ricordo”, almeno finché qualche mafioso (Brusca, Spatuzza, Mutolo) o figlio di mafioso (il famigerato Massimo Ciancimino) non svelava altarini che li obbligavano a ricordare.
Ciancimino dice che il padre Vito pretese “garanzie politiche” prima di trattare con Riina per conto del Ros: non solo dal ministro Mancino, ma anche dall’opposizione tramite Violante. A quel punto Violante si batte una mano sulla fronte inutilmente spaziosa e corre a Palermo a rivelare, con appena 17 anni di ritardo, che nell’estate ‘92 venne da lui Mori a proporgli un incontro top secret con don Vito. E lui, presidente dell’Antimafia, non pensò d’informare i magistrati. Però, del fatto che Ciancimino voleva parlare, avvertì il presidente della Camera Napolitano. Ma questo Violante s’era scordato di dirlo, e pure Napolitano, almeno finché i pm non gliel’han chiesto martedì, nella testimonianza “inutile”. Inutile perché “si sapeva già tutto”. Anche che le stragi del ‘93 erano opera dei corleonesi per ricattare lo Stato sul 41-​​bis. Peccato che nessuno l’avesse detto, anzi: il Cesis creò un tavolo fra tutte le forze di polizia e di intelligence per partorire un’informativa che ipotizzava, oltre alla pista corleonese, quelle dei poteri occulti, dei palestinesi, dei serbi e dei narcos. Mancavano solo i venusiani. Guardacaso tre mesi dopo il ministro Conso levò il 41-​​bis non ai detenuti serbi, o palestinesi, o narcotrafficanti, o venusiani: ma a 334 mafiosi. Il Sismi intanto aveva scoperto che il ricatto mafioso passava anche per due progetti di attentato ai presidenti delle Camere, Napolitano e Spadolini, già avvisati dalle bombe contro due basiliche che portavano i loro nomi (San Giorgio e San Giovanni). Scorte rafforzate, misure di sicurezza eccezionali, allarme e riunioni in Parlamento, al Viminale, alla Difesa, ai servizi. Tutti sapevano, dai, su. Però ai pm di Palermo che da anni si spaccano la testa per indagare su quel ricatto allo Stato, nessuno era andato a raccontare nulla. Né Mancino, allora ministro dell’Interno, né il Sismi, né lo stesso Napolitano. Manco una telefonata. Han dovuto scoprirlo da soli, il rapporto del Sismi, ben nascosto in un fascicolo archiviato a Firenze, e andarselo a prendere il 15 ottobre, vigilia della visita al Colle. A quel punto Napolitano s’è battuto una mano sulla fronte inutilmente spaziosa e ha risposto che sì, ora gli tornano alla mente l’allarme di attentato, la visita di Parisi, la scorta rafforzata e tutto il cucuzzaro. D’altronde mica è Pico della Mirandola: di progetti di attentato lui ne subisce due o tre al giorno, non è che possa ricordarseli tutti. E poi, nel giro dei politici, queste cose si dicevano. Ma è meglio che le sappiano solo i politici, che quanto a omertà sono molto più affidabili e impenetrabili dei mafiosi. I magistrati e i cittadini, invece, sono sempre gli ultimi a sapere. Come i cornuti.

http://​www​.blitzquotidiano​.it/​r​a​s​s​e​g​n​a​-​s​t​a​m​p​a​/​m​a​r​c​o​-​t​r​a​v​a​g​l​i​o​-​s​u​l​-​f​a​t​t​o​-​q​u​o​t​i​d​i​a​n​o​-​t​u​t​t​e​-​2​-​2​0​0​8​4​28/ 

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La metropolitana di Roma “è minimalista”: su Facebook la foto ironica ROMA – Mentre i romani hanno

La metropolitana di Roma “è minimalista”: su Facebook la foto ironica

ROMA – Mentre i romani hanno appreso in queste ore dal presidente di Roma MetropolitanePaolo Omodeo Salè, che per vedere arrivare la Metro C ad Ottaviano ci vorranno altri 10 anni di lavoro, su Facebook sta diventando virale una foto che ironizza sul numero di linee che ci sono a Roma.
Mentre a Parigi, Londra e New York, le cartine che mostrano le diverse linee sono molto intrecciate a causa dei tanti percorsi che sono stati scavati sottoterra, Roma ha una cartina minimalista fatta a X. Ovviamente, dietro l’ironia si cela la constatazione che in città sorgono solo due linee, la A e la B, che si intrecciano in un solo punto: la famigerata fermata della stazione Termini, il punto che ogni romano deve raggiungere quando vuole cambiare linea di metropolitana. La foto:
La metropolitana di Roma
La metropolitana di Roma minimalista

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http://​www​.blitzquotidiano​.it/​f​o​t​o​-​n​o​t​i​z​i​e​/​l​a​-​m​e​t​r​o​p​o​l​i​t​a​n​a​-​d​i​-​r​o​m​a​-​e​-​m​i​n​i​m​a​l​i​s​t​a​-​s​u​-​f​a​c​e​b​o​o​k​-​l​a​-​f​o​t​o​-​i​r​o​n​i​c​a​-​2​0​0​8​9​88/
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