La volta che feci piangere il Califfo

Franco Califano (Ansa)

Ho trovato questa intervista inedita che feci a Franco Califano esattamente nove anni fa. Approfitto di questo spazio per pubblicarla. Racconta un Califfo diverso da come lo conosciamo. E forse non sta male in questo blog che di solito è dedicato ad altro, ma parla pure sempre di cose che non sono come sembrano.
Milano, 2004. «Io so’ stato Califano prima di essere Califano.  Quando non ero famoso, con le donne ci davo già da tutte le parti. Intanto, ero bello da far rabbrividire. E poi, ci sapevo fare come pochi. Io so quanto è importante la passione, so che richiede applicazione e io, modestamente, mi applico. Se vado a letto con una donna, lascio il segno. Mi sono fatto la fama di amatore andando con donne bellissime e facendo quello che dovevo fare. A Roma si dice: “Fatti il nome e fregatene” e io così ho fatto. Io, che sono stato bellissimo, oggi sono un uomo affascinante, una specie di Flavio Briatore della canzone». Franco Califano si interrompe: «Spenga quell’aggeggio. Alle donne non concedo di intervistarmi col registratore, la mia voce costa».
Cominciamo bene: il Califfo è proprio lo spaccone che mi aspetto. Non quello delle imitazioni di Fiorello («Ao’, me so’ svegliato alle quattro e ho svuotato il frigorifero» e via così), quanto l’ultimo sciupafemmine  in un mondo, a suo dire, di uomini-​​femminucce. A 65 anni, ha scritto tremila canzoni e ha amato, parola sua, altrettante donne. Ora è tornato con un disco-​​antologia.  Chiedo: che effetto le fa essere un’icona trash? «Dipende: se trash me lo dice una donna bella, mi sta bene; se me lo dice un uomo, non so se sono contento. E c’è trash e trash: Er Piotta e i nuovi coatti so’ trash, ma nun c’hanno grazia».
“Tutto il resto è noia…”
«… No, non ho detto gioia, ma noia, noia, noia». Impossibile  non avere queste parole in testa mentre vai a intervistare Califano. Io (ingenua!) non avevo mai capito che è «noia tutto, tranne il sesso». Io (ingenua!) pensavo che, se uno è spaccone, lo rimane sempre. Invece eccolo, Califano, parla di depressione e di crisi di panico, di acciacchi e di delusioni, confessa che sogna una donna che sia per sempre. Racconta di essersi lasciato da poco con Monica Ciccolini, trentacinquenne ex consigliere regionale di Forza Italia in Lazio: «È la prima volta che faccio sei mesi di castità», confessa. «Non è che stavo male per Monica, ma avevo le crisi di panico, ero al primo gradino della depressione. Il giorno del mio compleanno, sono venuti a casa nipoti e amici. Io mi sono chiuso dentro una stanza e non volevo più uscire. Io che so’ cantante  so’ nato per sta’ tra la folla, avevo paura della gente». Lui non sa darsene una spiegazione e minimizza: «Le malattie nervose quando arrivano, arrivano. Per fortuna, sono guarito prendendo mezza pillola al giorno». La spiegazione dei suoi malesseri, però, la capirò più avanti. Quando (beata ingenuità!) farò una domanda che non dovevo fare.
 Ha vissuto spericolatamente
È stato in galera due volte, tre anni in totale, indagato con Walter Chiari e poi con Enzo Tortora. L’hanno accusato (e assolto) quasi di tutto: «Sfruttamento della prostituzione e pedofilia, associazione per delinquere e spaccio internazionale di droga… Un grosso mafioso non c’ha la reputazione che c’ho avuto io», commenta. «Ho pagato per la mia faccia da colpevole». È stato poco attento a chi frequentava, sì, ma si difende: «A me non m’hanno mai trovato niente e so’ venuti a perquisirmi mille volte». Beata ingenuità, insisto su questo tasto, sulla vita notturna e i boss della mala, sulla cocaina e sulle condanne e finisce che lo devo riportare dal suo manager mentre sta male, si agita, ha una specie di tachicardia e le lacrime agli occhi: «Ancora con queste storie? Perché nessuno mi chiede quanto so’ stato male quando è morta mamma? Perché è una cosa delicata e non fa parlare». Però viene fuori il Califano più vero, quello che dice, tenerissimo: «Questa è la prima volta che una casa discografica mi mette su un aereo e mi manda a Milano, mi prende un albergo e mi fa incontrare tanti giornalisti.  Da anni pubblicavo con le etichette indipendenti e non mi sentivo considerato. A me una spinta non l’ha mai data nessuno». Ora si spiegano meglio gli attacchi di panico, l’ansia per una svolta tanto importante. Questo è il Califano che sa intristirsi: «Ho perso un fratello di 40 anni per un tumore e lo stesso mese se n’è andato suo figlio:  aveva 22 anni e la leucemia. Mia cognata passa la giornata sulle due tombe. Gira svanita e mi telefona: dice che il marito vuole che io preghi. Ma non puoi credere a Dio quando si prende tuo fratello e tuo nipote così. E non puoi credere a quello che dice la Chiesa quando sei stato in collegio coi preti». È il Califano che ricorda l’infanzia: «Eravamo poveri, ma non come i poveri di oggi con la parabola sul balcone. Perciò i miei mi mandarono in istituto». Uno pensa che già allora sognava di fare il cantante, macché: «Pensavo ai miei genitori che mi mancavano, mica sognavo».
Ha scritto venti album
E ha preso una laurea honoris causa in filosofia  all’università Costatinian University di New York per «aver scritto una delle più belle pagine della canzone italiana». In tanti dissero che se l’era inventata e ancora gli brucia: «Prima che a me, l’hanno dato a Edoardo De Filippo e al presidente della RepubblicaFrancesco Cossiga e nessuno ha detto “bah”. A me mi hanno invitato, ho fatto due anni di esami a distanza». Ora il «Prevert di Trastevere» ha firmato un contratto con la Bmg e il suo album Luci della notte viene distribuito dalla Virgin  in 330mila edicole. È il contratto più importante che abbia mai firmato: «Merito dei giovani che mi adorano. I TiromancinoFrankie Hi-​​nrgGianluca Grignanisono miei fan». E infatti, in questo disco, Grignani ha scritto Cammino in centro,Federico Zampaglione dei Tiromancino canta con lui L’ultima spiaggia. Racconta Franco, gongolante: «Mi hanno mandato in quella trasmissione di giovani, come si chiama. Pip of Pup?». Si impappina. Confessa che in tv è riuscito a dire Top of the pop solo perché c’era scritto sul pavimento. Che con l’inglese non va d’accordo, nonostante la laurea a New York.
Ora cerca una donna per la vita
«Adesso cerco sentimento e una storia seria», confida. Delle sue tante donne ne ricorda poche: «Qualche mese fa, mi sono presentato a una e si è offesa: eravamo stati insieme sei mesi, non una sera! E solo sette anni prima!». Un po’ spacconeggia («Cerco la donna della vita da sempre, per questo le ho provate tutte»), un po’ è stanco e non perché sta invecchiando («invecchierò cinque minuti prima di morire», giura), ma perché delle donne non ne può più: «Mi hanno perseguitato. Venivano di notte sotto casa, lasciavano marito e figli. Dopo 15 anni che c’eravamo lasciati, ancora telefonavano. Un inferno»! Ricorda le pratiche estreme, come quando se ne stava in agguato sull’armadio, fingendo di leggere il giornale e la sua donna si spogliava di sotto. «La più vecchia con cui sono stato aveva 35 anni, la più giovane 14 quando io ne avevo 30. E ultimamente ne ho avuta una di 19». Tutte avrebbero fatto follie: «Con una, 15 anni fa, ho fatto l’amore il giorno del matrimonio, con l’abito bianco e nel bagno dell’albergo. Lei aveva 22 anni, io 50 e l’avevo vista solo due volte. Poi lì so’ scattati gli sguardi e ci siamo infilati nel bagno». Sarebbe stato anche con una suora, su un letto di ospedale mentre era malato, e la sventurata per penitenza dopo si ritirò in clausura. Però ammette: «Ne ho amate solo quattro. L’ultima è Monica, è finita perché abitavamo lontani: io ai Castelli Romani, lei all’Olgiata. Non riuscivamo più a vederci. La prima è Dominique Boschero, un’attrice francese di una bellezza straordinaria. Fu la mia fortuna: stavo con lei e mi cadevano ai piedi tutte, non gliè pareva vero di soffiare l’uomo a una dea così. Le altre due so’ sconosciute».
Deluso anche dal figlio adottivo
I figli non gli mancano. «Silvia, di 47 anni, è come se non mi fosse figlia. Sua madre era incinta quando l’ho lasciata e me l’ha fatta conoscere 14 anni dopo. Come potevo affezionarmi?». Poi c’è Enrico Giarretta, il figlio adottivo che… non ha mai adottato. «È la prima volta che ne parlo, ma quel ragazzo di 26 anni che mi ero messo in casa e al quale volevo dare il mio nome mi ha dato una delusione e l’ho dovuto cacciare. Suonava nel mio locale e io, per non farlo  tornare la notte a Ladispoli, l’avevo ospitato e mi era diventato caro. Però, prima che firmassi le carte, ho scoperto che non era sincero». Una delusione, l’ennesima. Ma il Califfo sa vedere il bicchiere pieno: «Come la conosco io la vita, non la conosce nessuno. Perciò parlarne nelle canzoni è la cosa che so fare meglio di tutti», riflette. L’importante è non perdere l’animo da poeta e il Califfo crea versi senza sosta, per la musica, come per far colpo sulle donne.  Un esempio? «“Incontriamoci tra le mie braccia”. Poi c’è la sottomarca: “Incontriamoci tra le mie gambe”». Però sulla cover del disco c’è la versione nobile: «Incontriamoci nella mia anima e vi convincerò».

PER NIENTE CANDIDA /​ Candida Morvillo

Candida Morvillo Nata a Sorrento, vivo a Milano, ma anche un po’ su aerei, treni e nuvole. Quando in piena Tangentopoli ho cominciato a scrivere sui giornali, credevo che mi sarei occupata di cronaca e giudiziaria per tutta la vita. Invece, ho cominciato a scrivere di persone e personaggi, scoprendo che siamo tutti un romanzo che merita di essere raccontato e prendendo atto che, tuttavia, nelle interviste, preferisco la circonvenzione di capace. Scrivo anche di molte altre cose, prevalentemente futili, ma solo all’apparenza. Non posso fare a meno di scrutare i tempi che corrono, interrogarli, smontarli e illudermi di capire che cosa ne resterà e dove ci stanno portando.

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Parsifal, il Re Pescatore e la Ricerca della Guarigione

Parsifal, il Re Pescatore e la Ricerca della Guarigione (p.1)

di R. A. Sanderson
Traduzione di Anticorpi​.info

Introduzione.

Esiste una particolare ambizione spirituale nella cultura occidentale, votata al perseguimento della vittoria del bene contro il male nel mondo esterno. Tuttavia raramente essa è interiorizzata in termini di azioni quotidiane, pensieri e sentimenti. 
Molta mitologia occidentale si rifà alle leggende del XII secolo. I cavalieri, la cavalleria e la eroica missione di affrontare i 'cattivi' e prevalere su di essi con la spada della giustizia. Niente di meno che 'il Bene' contro 'il Male'! Il nemico era incarnato da draghi ed infedeli (gente non battezzata) che assediavano castelli. Tutto ciò suona familiare se messo in relazione allo 'attacco terroristico' dell'11 settembre 2001.

L'obiettivo perseguito con questo lavoro è ricondurre la sofferenza dell'uomo odierno ad un fatto interiore, sganciandola dal luogo comune secondo cui essa dipenda da elementi esterni. Senza curarci prima di noi stessi come singoli individui, ci sono poche possibilità che riusciremo mai a migliorare la coscienza dell'uomo e la sua capacità di relazionarsi con il prossimo e la società.

Svilupperemo il discorso sulla base del mito senza tempo di 'Parsifal ed il Re Pescatore.' Le opere originali medievali incentrate sulla storia di Parsifal - di Chrétien de Troyes e Wolfram von Eschenbach - continuano ad echeggiare nel tempo, al punto che ancora oggi vengono realizzate nuove versioni di questo 'mito vivente.'

Non ho ritenuto utile esaminare ogni singolo episodio vissuto dal personaggio di Parsifal, mentre ho preferito soffermarmi sugli aspetti relativi alla guarigione della virilità dell'uomo. Ho deciso di scrivere questo lavoro sia perché esso fa parte del mio personale percorso di guarigione, sia perché di questi tempi esistono davvero pochi modelli sani a cui i giovani uomini possano ispirarsi.

L'autostima dell'uomo in questo mondo si basa spesso sulla percezione - altrui e personale - della sua virilità. James Wyly (1987) asserisce che il nucleo centrale della maggior parte degli uomini sia il "loro fallo, la loro libido, la loro 'potenza' connessa alla capacità di modificare il loro destino, di modellare se stessi in accordo con la loro immagine interiore."

Il mito di Parsifal è una storia che parla dell'uomo, del riallineamento della sua virilità e del percorso di comprensione e riempimento del vuoto derivante dalla adesione ai valori collettivi. Una storia che ancora oggi continua ad essere molto attuale per tutti gli individui di sesso maschile.

L'avventura, o la ricerca del ricongiungimento con la fonte della propria vita, equivale al nostro desiderio innato di essere sani e felici. In tal senso siamo tutti impegnati in una lunga ricerca, proprio come l'eroe Parsifal. Tutti gli uomini sono realmente degli eroi moderni, in quanto ogni giorno sono impegnati in questa ricerca della felicità.
I personaggi principali del mito.
Gli attori principali di questa storia sono:
Parsifal, un giovane gallese.
Il Re Pescatore, sovrano del Castello del Graal.
Kundry, misteriosa e mistica maga (controparte femminile del mago Merlino).
Herzeleide, madre di Parsifal, che porta su di se il dolore delle azioni del padre di Parsifal.
Gamuret, padre di Parsifal, uomo ferito ed assente nella vita di Parsifal.
Il Santo Graal (l'unità con Dio), che assicura al regno la vita e l'amore.
Il Castello del Graal, centro di un regno celato tra le nebbie, invisibile a chi non sia in grado di vedere.
Infine, Il Lato Oscuro, una forza di distruzione che agisce per deviare il flusso del Santo Graal.
Il mito.

Nel cuore del Castello del Graal dimorano una Sacra Lancia ed un Santo Calice. Questi oggetti divini sono necessari per mantenere viva la luce nel regno, fonte del ciclo della vita e della morte. Essi rappresentano i principi Maschile e Femminile che - se perfettamente armonizzati - portano la Luce nel regno del Graal.

Il Calice incarna il principio femminile, del sentimento e della bellezza che contiene e trasforma. Nelle versioni cristianizzate del mito il calice è quello usato da Gesù durante l'Ultima Cena, il quale contiene il vino e lo trasforma nel suo sangue. La Sacra Lancia rappresenta il principio maschile; essa è tenuta a stare 'eretta' per poter proteggere il prezioso Graal. Nelle versioni cristianizzate del mito si tratta della lancia che trafisse il costato del Cristo in croce. Quotidianamente ogni cavaliere dell'ordine interno (della tradizione arturiana) rinnova il giuramento di difendere e servire il Graal a costo della propria stessa vita.

Il castello del Graal è stato inghiottito dalla oscurità, poiché la Lancia è stata rubata. Il mitico Re Pescatore è stato ferito ai testicoli proprio dalla Sacra Lancia durante il furto, e ora egli è 'troppo malato per vivere, ma non abbastanza malato per morire' (il malessere moderno). Anche Kundry, la misteriosa maga del regno del Graal è stata ferita e intrappolata come diretta conseguenza del furto. Molti cavalieri si avventurano per riconquistare la Lancia, ma nessuno di essi riesce a resistere all'influenza corrompente del 'lato oscuro.'

La ferita subita dal leggendario Sovrano (proprio in quella tenera parte dell'anatomia maschile), indica una ferita nella potenza sessuale dell'uomo, quindi nella sua autostima. Il ferimento in tale 'parte privata' comporta per il Re una 'espulsione dalla grazia.' Egli è stato metaforicamente espulso dal Giardino dell'Eden (Il Santo Graal).

È interessante notare come il Re Pescatore riesca ad ottenere un minimo sollievo dal patimento solo durante la attività della pesca, cioè operando un lavoro di riflessione intima. Tuttavia l'intero suo regno versa in uno stato di disfacimento; i prati ed i fiori si sono rinsecchiti e le acque si sono ritirate. Il significato qui è che ogni malessere accusato dal re si rispecchia nel suo regno. In altri termini, quando viene aperta una ferita nella 'regale interiorità dell'uomo", è il suo intero mondo a risultarne sconvolto.
La guarigione del re e del suo regno si compirà solo dopo l'intervento di un cavaliere buono, un 'folle innocente' che possa ripristinare la salute del Re Pescatore, della sua terra e della sua gente, formulando una domanda riservata solo ad un uomo puro che abbia compiuto prodigi di armi, bontà e nobiltà. La sconcertante domanda è:"Chi Serve il Graal?"

Vorrei sottolineare che nel mito la purezza non corrisponde alla castità sessuale. Parsifal cresce nel regno istintuale della foresta, in cui non acquisisce ingiunzioni puritane contro la bellezza e la naturalezza della attività sessuale.

Se il cavaliere puro non riuscirà a porre la domanda e ad indicare la giusta risposta, allora ogni suo sforzo sarà stato vano ed esso dovrà lasciare il castello e ritornare sulla via della ricerca e dello apprendimento. Il giorno che finalmente avrà appreso, potrà rientrare nel castello. Solo quel giorno la salute del re e del suo regno sarà ripristinata, e le acque della vita torneranno a scorrere.

Commento: la lancia che ha causato il ferimento del re è parte integrante di questo mito e del processo di guarigione degli uomini. La lancia rappresenta l'integrità e la relativa identità virile sottratte agli uomini, senza cui non esiste alcuna protezione, alcuna possibilità di fare riemergere il potere del Santo Graal. In psicologia, l'autore Robert Johnson ha osservato che "la ferita del Re Pescatore (ai testicoli) è il simbolo della difficoltà degli uomini in materia di interiorità e sessualità."
Il senso di un nome.

A cosa si deve il nome Re Pescatore? Il pesce è un antico simbolo dei misteri spirituali della vita, il simbolo di Cristo, dei cristiani e dei 'pescatori di uomini.' Nei miti celtici vi è una stretta correlazione tra il salmone e la conoscenza. A un certo punto della sua vita il salmone risale verso il proprio luogo di origine, lottando contro il flusso del fiume, al fine di riprodursi (creare).

L'espressione volgare per cui il maschio 'nasce dalla vagina e trascorre tutta la vita nel tentativo di rientrarvi' (ritorno alla pienezza) assume un nuovo significato se visto in quest'ottica. Può intendersi come la lotta perenne della tormentata anima umana per giungere alla riconciliazione con se stessa. Per finire, dal punto di vista astrologico il mito è ambientato nella fase di evoluzione umana dualistica dei Pesci.

La madre di Parsifal.
Herzeleide, la madre di Parsifal, è 'regina di due regni', presumibilmente quelli del Nord e del Sud del Galles,  i quali possono accostarsi ai regni Spirituale e Materiale. Il Galles aveva una tradizione di integrità ed onore già molto prima che i cavalieri inglesi giungessero con i loro codici di cavalleria. Herzeleide - il cui nome significa 'dolore nel cuore' - dà alla luce suo figlio Parsifal subito dopo essere rimasta vedova. Lascia quindi la sua casa nobiliare per andare a vivere in una remota capanna di guardaboschi, nel timore che il medesimo destino che ha colpito il suo sposo possa abbattersi sul suo unico figlio. In tal modo ella cela al fanciullo la consapevolezza di essere un cavaliere e la verità sul suo nome e la sua eredità. Quante madri cercano di insinuarsi nella integrità dei figli per proteggerli dalla temerarietà dei loro padri? In particolare la regina insegna al fanciullo ad essere cortese con tutte le donne ed a non fare troppe domande!
Il padre di Parsifal.
Per cui l'identità e l'eredità del padre di Parsifal restano circondati dal mistero, e Parsifal cresce senza un padre, situazione che si rispecchia nella vita reale di molti individui moderni (figura paterna assente).

Ciò detto, il padre di Parsifal era presumibilmente Gamuret, secondo alcune versioni del mito, fratello del Re Pescatore. Il giovane cavaliere Gamuret decide di viaggiare per il Medio Oriente in cerca di quella gloria e fortuna che possano fare di lui un vero cavaliere. Dopo avere vinto un grande torneo si innamora e si unisce in matrimonio con Belakane, la regina bruna di Zazamanc. Per qualche tempo Gamuret condivide il trono di Zazamanc, tuttavia la tranquilla vita di corte in un paese straniero non si addice al giovane guerriero, perciò presto decide di lasciare il regno. Dopo la sua partenza Belakane partorisce il primo figlio di Gamuret, Feirefiz, il 'pezzato' (meticcio), fratellastro di Parsifal. Miticamente il rapporto tra Feirefiz e Parsifal implica la grande fraternità necessaria tra tutte le razze e culture umane.

Gamuret giunge in Europa e durante una giostra la sua galanteria conquista il cuore di Herzeleide, regina del Galles. Quante donne oggigiorno si innamorano a causa di un atteggiamento galante?
Herzeleide convince Gamuret a dimenticare l'amore della 'non battezzata /​ infedele' regina Belakane e così si unisce con lui in matrimonio. Tuttavia quando a Gamuret giunge voce che il suo vecchio Signore - in Medio Oriente - stia fronteggiando una invasione da parte dei Babilonesi, senza indugio egli si rimette in viaggio per correre in soccorso del vecchio amico. Sul campo di battaglia, riarso dal caldo e dalla fatica, Gamuret si ferma per riposare, ed abbassa per qualche attimo il suo scudo magico nel tentativo di abbeverarsi. Proprio in quel momento un colpo di lancia lo trafigge al capo, uccidendolo.

Quando la regina Herzeleide viene informata del destino occorso al marito, decide di lasciare il castello ed andare a vivere in solituinde nella foresta, dove - ancora in lutto - dona alla luce Parsifal. In realtà il lutto di Herzeleide è qualcosa di più complesso, ed ha origine nella consapevolezza che suo marito amasse un'altra donna e fosse sposato con essa. La galanteria ed il fascino spavaldo di Gamuret erano esteriori e vuoti, perché smentiti dalla esistenza di due mogli: Herzeleide in Europa, e Belakane in Medio Oriente.

Parsifal diventa maggiorenne.
Parsifal vive i suoi anni giovanili nella foresta. "Cresce bello, forte, atletico, ma il suo pensiero razionale non si sviluppa pienamente. In seguito viene soprannominato 'semplice' o 'sciocco innocente', non perché sia realmente poco intelligente, ma per la sua profonda innocenza, la semplice percettività e fede" (Oderberg, IM, 1978). Si è anche ipotizzato che l'essere cresciuto nella foresta con una madre 'regale', lo abbia reso in grado di vedere i misteri del mondo 'interiore.'

Raggiunta la maggiore età, il giovane Parsifal incontra per caso una legione di cavalieri impegnati ad attraversare la foresta. Le loro sembianze divine lo colpiscono così tanto che immediatamente decide di diventare uno di loro. Quando comunica la propria scelta alla madre, questa si dispera per non essere riuscita a proteggerlo dalle insidie del cavalierato. Lo supplica di cambiare idea, tuttavia la decisione è presa, e alla fine Herzeleide gli concede la benedizione. Purtroppo, alcune versioni del mito vogliono che Herzeleide muoia poco dopo la partenza del figlio.

Ed è così che Parsifal si avventura in un mondo ove la sua ingenuità e il suo sincero entusiasmo bilanciano i suoi errori sociali. Salva una bella fanciulla, Blanchfleur, si innamora di lei e 'ruba il suo anello' (deflorazione). Inoltre incontra, combatte e prevale in duello sull'infame cavaliere rosso. Tutto ciò perché il cavaliere rosso aveva imbarazzato Re Artù e perché 'apprezzava l'aspetto della sua armatura'.

In realtà Parsifal si batte perché desidera un trofeo che rafforzi il proprio ego e gli consenta di proiettare sul suo prossimo una buona impressione. Il combattimento con il cavaliere rosso è il passo compiuto da tutti i giovani uomini quando sfidano la figura paterna, l'autorità, al fine di esercitare la loro emergente virilità. Tuttavia, durante il duello egli indossa sotto la armatura una veste materna ('homespun'), il che sottende che il giovane ha acquisito solo esteriormente il piglio cavalleresco. Il suo senso di virilità interiore è ancora incerto e adolescenziale.

Ad ogni modo, la vittoria di Parsifal sul cavaliere rosso fa si che contro ogni etichetta e convenzione Re Artù lo nomini cavaliere. La sua semplicità e la sua grazia restano intatte, grazie alla educazione non convenzionale ricevuta dalla madre. In seguito il giovane cavaliere vive diverse avventure, fino al giorno in cui si ritrova 'per caso' di fronte al ponte levatoio del misterioso Castello del Graal.

La prima esperienza nel Castello del Graal.

L'entusiasmo giovanile e la esaltazione dovuta ai primi successi sospingono Parsifal lungo il ponte levatoio. Si è guadagnato il diritto di accedere al Castello, e con gli occhi giovani pieni di speranza, procede a passo svelto verso l'entrata. L'ambizione di realizzarsi come cavaliere e di manifestare le proprie aspettative più profonde, lo conducono nel magico regno del Graal. Ricordate che il Castello del Graal è una esperienza misticainvisibile a chi non può vedere.
Il mito narra che ad ogni uomo siano concesse almeno due opportunità di accesso al Castello del Graal. La prima durante la giovinezza, e si tratta di un dono 'gratuito', (concesso da Dio?) affinché i giovani possano sperimentare le potenzialità del loro 'se numinoso.' La seconda opportunità non è gratuita e giunge con la crisi di mezza età, tempo in cui ogni uomo tende a valutare la propria esistenza riscoprendone - si spera - il senso e la potenza. La ubicazione del castello è concentrata nel punto di congiunzione tra i due mondi (interno ed esterno), i quali si incrociano in momenti e luoghi precisi, attraverso coincidenze significative.
Entrando nel castello Parsifal è colpito dalla maestosità dell'ambiente, ma si rende conto di non sapere bene che cosa fare. Cerca perciò di comportarsi secondo gli insegnamenti materni e l'etichetta cavalleresca; dopotutto è questo il modo razionale di procedere. Tra le genti del castello aleggia una speranza silenziosa, in quanto tutti conoscono la profezia secondo cui un 'folle innocente' avrebbe posto la domanda di guarigione per vivificare il re e il Graal. Un cavaliere chiede a Parsifal se conosca il significato di ciò che sta vedendo. Altri cavalieri inneggiano in coro al 'compimento della profezia', ​​che avrebbe restaurato il potere del Santo Graal. Tutta l'attenzione e la passione del castello sono focalizzate su quanto Parsifal sta per dire, tuttavia purtroppo il giovane fa scena muta. A quel punto sente le 'dame di corte' ridacchiare: "è solo un sempliciotto. Non è lui il prescelto!' Parsifal è impietrito. Un altro cavaliere rincara la dose: 'sei solo uno dei tanti sempliciotti comuni che passano di qui!'
Tutto ciò avviene perché Parsifal nel proprio itinerario ha represso l'istinto (la sua voce interiore) di indagare il mistero di questo mondo, mancanza che - alla resa dei conti - lo ha reso impotente. Sua madre gli ha insegnato a non fare troppe domande e Parsifal ha creduto ingenuamente che l'obbedienza sia una virtù.

Parsifal ora è consapevole che la cieca obbedienza ai precetti della madre e della società lo ha condotto al fallimento, perciò si ripromette di non commettere più lo stesso errore, e di seguire - non appena se ne presenterà ancora occasione - la voce della sua coscienza. E' stato ridicolizzato e profondamente ferito dall'esperienza nel Castello. Un duro colpo è stato inferto alla sua virilità, ai suoi sogni cavallereschi e alla sua dignità di uomo. Il castello scompare tra le nebbie e Parsifal si ritrova nel mondo del tempo e dello spazio, ai margini di una foresta, intento a 'leccarsi le ferite.'

Fine prima parte.

Vai alla seconda parte (inattivo).

Articolo in lingua inglese pubblicato sul sito Howell Group
Link diretto:
http://​howellgroup​.org/​p​a​r​s​i​f​a​l​.​h​tml

Traduzione a cura di Anticorpi​.info

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Parsifal, il Re Pescatore e la Ricerca della Guarigione (p.2)

di R. A. Sanderson

Traduzione di Anticorpi​.info

Continua dalla prima parte (link)

Ogni uomo vive l'esperienza del ferimento.
Quanti giovani uomini vivono una esperienza simile? Apparentemente, ogni giovane sperimenta un ferimento alla virilità nel corso della pubertà, una ferita sessuale come quella del Re Pescatore. "E' doloroso vedere un giovane uomo rendersi conto che il suo mondo non è fatto di sola gioia e felicità, e assistere impotente alla disintegrazione della infantile bellezza, fede, innocenza e fiducia" (Johnson. R. 1989).

Il passaggio dalla fanciullezza alla dimensione difficile e spesso dura dell'età adulta. L'abbandono, in un certo senso, delle meraviglie di un mondo fiabesco, primordiale, edenico vissuto sotto l'ala protettiva materna per accedere ad una 'realtà' competitiva ed esigente. Nelle culture tribali le iniziazioni alla età adulta sono spesso attuate mediante una serie di riti di passaggio molto gravosi e dolorosi. Per i giovani occidentali invece il passaggio alla pubertà non avviene in forma marcata e solenne, per cui il giovane vive un periodo doloroso e soprattutto privo di una guida che lo accompagni in questa fase.

L'inizio della pubertà li porta faccia a faccia con la realtà fisica dell'essere uomini. Pulsioni biologiche e fantasie culturali provocano un enorme impatto sul loro senso di se. Mentre crescono, il loro rapporto con lo erotismo (in gran parte masturbazione) diventa qualcosa da consumarsi di nascosto. Ciò è dovuto al fatto che la sessualità maschile non è integrata nelle nostre strutture culturali, familiari, religiose, ecc. C'è spesso un tale silenzio in merito (nessuna discussione sana sulla sua sessualità emergente) che per i giovani la sessualità inizia ad essere percepita come sporca, peccaminosa, vergognosa e da tenere nascosta alla famiglia.
Ulteriori possibili traumi che destabilizzano il suo già fragile senso della virilità sono: la solitudine; la prima esperienza sessuale (spesso un disastro), separazione /​ divorzio dei genitori; l'essere respinti da una ragazza o dal gruppo, in quanto considerati 'non conformi' agli standard culturali e sociali. Ognuno ha la sua storia!
Qualunque sia la causa, il senso della virilità di un giovane può essere ferito in maniera devastante in tale momento, e a volte distrutto. Purtroppo, alcuni possono giungere perfino alla miope soluzione delsuicidio, quando la loro condizione diventa troppo dolorosa. La loro ferita è vissuta come una perdita di speranza per il futuro, abbinata al crollo della autostima. Peter Gabriel nella sua canzone 'Don't give up' (non mollare - n.d.t.) narra delle difficoltà dei giovani uomini in questo momento di passaggio:"Mi hanno insegnato a combattere ed a vincere, ma non ho mai pensato che avrei potuto perdere." E poi: "Niente per cui lottare, o almeno così sembra. Sono un uomo abbandonato dai suoi sogni ..."
In genere tutto ciò viene vissuto come una grave ferita ed un senso opprimente di inutilità. Tale ferita colpisce la sua capacità di essere creativo interiormente e potente nel mondo esterno. Il giovane si sente psicologicamente impotente, privo di amor proprio ed incapace di vedere la sua propria bellezza. E' troppo giovane per affrontare questo schiacciane senso di incompletezza. Così il giovane metaforicamente corre a nascondersi dalla propria interiorità, esattamente come fa il giovane Parsifal!
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L'inizio di una grande ricerca.
Benché rimasto gravemente ferito dopo la sua esperienza nel Castello del Graal, Parsifal non ha alcuna voglia di rinunciare alla propria ambizione di completezza. Da quel momento egli dovrà mettersi in cerca della propria strada per riacquistare il diritto di entrare nel Castello del Graal per la seconda volta. Adesso ha bisogno di compiere un gesto nobile che lo riabiliti agli occhi di coloro i quali lo hanno 'ferito e messo in ridicolo." L'ispirazione gli suggerisce che solo restituendo la Lancia rubata al legittimo proprietario, e suscitando la guarigione al re, potrà riscattarsi, ridando vita al Regno.

Ecco che ha inizio una grande ricerca! Parsifal è pieno di vergogna per non aver fatto la cosa giusta nel castello, eppure è proprio quella ferita ad avere metaforicamente dato alla luce la sua coscienza, e la volontà di ricercare in tutto il mondo, e di fare tutto quanto necessario, sia esteriormente che interiormente, per portare a compimento quel lavoro che durerà anni. Parsifal è ben consapevole che tutti i cavalieri che in precedenza abbiano cercato di riconquistare la Lancia ad un certo punto si siano lasciati corrompere ed abbiano fallito. Così la sua iniziativa è pregna di coraggio, sebbene nelle fasi iniziali assomigli più ad una sfida in stile 'cavaliere rosso', fatta di un focoso e non sempre equilibrato 'desiderio' di  fare esperienza nel mondo. E' così che Parsifal salta in groppa al suo cavallo e riparte, alla ricerca del successo.

Corrispondenze con l'esperienza dei giovani moderni.
Gli uomini moderni sperano di trovare qualcosa che li faccia sentire di nuovo bene (che curi la loro virilità ferita). Molti giovani maschi si mettono in cerca di esperienze in stile 'cavaliere rosso' (rosse come il rosso delle moto e auto sportive), e di qualcuno che concedendo loro la propria considerazione confermi la loro esistenza nel mondo.Spesso i giovani tendono ad ignorare la loro parte ferita, nella speranza che il giorno in cui vivranno quelle esperienze e incontreranno quella persona, essi guariranno. Tuttavia - ahimè - tutto ciò avviene solo per un breve momento. La noia, l'inquietudine, il senso di vuoto presto riaprono la loro ferita. La ricerca della gloria esterna riesce soprattutto a gonfiare il loro ego ferito. Quanti giovani ogni giorno ignorano le loro ferite e continuano a cavalcare alla quotidiana ricerca di qualcosa che riempia il loro vuoto?
La cultura occidentale insegna ai giovani che qualsiasi cosa sia riducibile ad un fatto materiale; le donne, i soldi e le cose da fare. L'uomo può passare di donna in donna, tuttavia la sola presenza femminile non può curare la sua ferita più profonda. In generale, gli uomini coltivano la fede di trovare la 'donna perfetta.' In questa ricerca si rispecchia la convinzione di poter trovare qualcosa che infonda alla loro esistenza il significato e la bellezza di cui sono in cerca.

Un problema noto dell'uomo occidentale è che sovente cade nella trappola di ritenere che una bella donna sia sufficiente a farlo guarire, in quanto considerata come una specie di trofeo. Si tratta di una menzogna culturale in cui cadono sia gli uomini che le donne che cercano un partner soprattutto 'bello' esteriormente, tenendo da ben poco conto la dolcezza e la bellezza interiori di una persona. Alla fine l'uomo scopre che la sua donna 'perfetta' non è in grado di riscattare la sua anima, dato che anch'essa è terrena e fallibile ('la cellulite!').

Nella nostra società siamo bombardati da immagini sessuali ed incoraggiamenti alla infedeltà ed al sesso occasionale. La 'semina della avena selvatica' è una pratica culturalmente approvata per i giovani uomini. Se un giovane uomo ha molti incontri sessuali si sente bene con se stesso e si convince di essere un vero uomo. Quindi - sempre secondo la cultura dominante - i giovani alla fine si 'sistemano' e diventano buoni mariti e padri. Ci si potrebbe chiedere che fine abbiano fatto tutte le fanciulle (le figlie), incontrate lungo la strada. E' in questi termini che la nostra cultura codifica la virilità adolescenziale. Inoltre, "il raggiungimento della virilità è spesso identificato con l'uso attivo del fallo." (Monick, E, 1987).
I giovani in quanto tali non sono pronti a intraprendere il necessario 'lavoro interiore', quindi spesso non riescono ad opporsi ai luoghi comuni adolescenziali maschili.Però di certo non può dirsi la stessa cosa degli uomini adulti che proseguono a coltivare questo tipo di valori. Il proseguimento della 'mascolinità adolescenziale' è attribuibile a tre aspetti, vale a dire: la "Eredità del Don Giovanni", una vita erotica incompleta, e la incapacità di relazionarsi in modo autentico.
Don Giovanni ed il se erotico dell'uomo.
In quanto uomo. Don Giovanni è assalito da pensieri erotici e asseconda l'istinto sessuale come 'ingannevole' scopo della sua vita. Una prolungata intimità lo rende nervoso, ed ha bisogno di costanti stimoli sessuali per evitare di cadere nella noia. Ebbene, l'uomo moderno è mosso dalla stessa idea; più donne riesce a portare a letto, migliore dovrebbe essere la sua esistenza. La sua virilità ferita viene gonfiata da queste 'conquiste' che testimoniano la sua potenza sessuale, e gli valgono la ammirazione ed approvazione degli altri uomini.
Secondo la cultura dominante, gli uomini più virili sarebbero i dongiovanni, quelli che con la loro freddezza razionale riescono a fregare il prossimo. Robert Johnson (1989) asserisce che "è emblematico il fatto che nel linguaggio moderno gli uomini più ammirevoli siano definiti 'cool' (freddi, insensibili - n.d.t.)." L'incapacità dell'uomo di relazionarsi autenticamente viene lodata, e la cultura finisce per dirigere i giovani uomini sulla 'strada sbagliata', creando degli uomini alienati ed incapaci di esprimere i loro sentimenti. Tutto ciò fa si che dopo la mezza età spesso finiscano per sentirsi del tutto vuoti.
L'uomo moderno è 'vuoto' in quanto irretito dalla eredità di Don Giovanni. Finisce per emulare la virilità adolescenziale di Don Giovanni ben oltre la propria adolescenza, con conseguenze devastanti. La tendenza a cercare una nuova esperienza sessuale al di fuori del rapporto 'primario', comporta inconsciamente un costo terribile. Agitazione, depressione e problemi di relazione vanno a peggiorare la situazione del suo se già ferito. Questo perché l'inganno operato dal 'lato oscuro', rappresentato dalla eredità di Don Giovanni finisce per oscurare i lati più 'veri' e più 'nobili' della sua virilità.
L'amore erotico fa parte a buon diritto della bellezza e della relazionalità di cui ogni uomo va in cerca. L'amore erotico può integrarsi con successo nella vera virilità come un desiderio di sentirsi rivitalizzato e di relazionarsi autenticamente. Tuttavia, l'uomo moderno è ferito così gravemente, "troppo malato per vivere, ma non abbastanza malato per morire", che il cammino verso la vera virilità è raramente visibile ai suoi occhi. Nel mito di Parsifal, la Sacra Lancia (l'arma maschile, il fallo) è stata rubata (è assente) e dunque è stata separata dal Santo Calice (il sentimento e la bellezza). Per ogni uomo il viaggio è quello di imparare, guarire e cambiare la sua vita per vivere questa vera mascolinità. E' proprio Parsifal che indica agli uomini la via per guarire le loro ferite e metaforicamente riunire il 'calice' e la 'lancia dentro di se.
La Sacra Lancia e la seducente Kundry.

La vera mascolinità di Parsifal emerge quando incontra Kundry. E' a questo punto che impara a relazionarsi in modo autentico alla vita e soprattutto alle donne.
La sua vita è stata fino ad oggi una sorta di campo di battaglia in cui avversari - interiori ed esteriori - si sono battuti al fine di creare o distruggere la sua interezza. Alla fine giunge nel luogo della Sacra Lancia, ma prima che possa riconquistala incontra la bella e seducente maga Kundry. Kundry come accennato è stata intrappolata dalle forze del 'lato oscuro', e quando Parsifal è ormai vicino alla Lancia, la maga lo sottopone all'ultimo test per sondare la sua virilità.
L'incontro con Kundry è degno di nota in quanto si tratta di un passo molto istruttivo su come mantenere intatta la vera virilità di fronte alle tentazioni erotiche. Kundry è stata inviata con il preciso obiettivo di indurre Parsifal a commettere azioni ingiuste, così che automaticamente la Sacra Lancia gli fosse negata. Tutti noi conosciamo Parsifal come uomo istintivo; inoltre Kundry è una donna molto seducente ... per cui sembra scontata l'evoluzione di tale situazione.
Sono in debito con il sito di Joseph Kerrick e mi accingo a parafrasare le sue parole, le quali illustrano nel migliore dei modi le tentazioni sofferte da Parsifal:

Kundry è vestita con i veli seducenti di una regale cortigiana, così che qualsiasi uomo vedendola frema del desiderio del suo cuore. Parsifal la vede sdraiata e sente ardere le fiamme della passione risvegliata. Kundry gli circonda il collo con il braccio e lo trascina in un bacio. Parsifal però si allontana, disturbato, stringendo il suo cuore. "Che cosa?" chiede Kundry, scossa da questa reazione inspiegabile. "Il costo di tale beatitudine" - le risponde Parsifal - "comporterebbe infiniti cicli di tormento per entrambe. Il peccato non risiede nelle azioni, ma negli attori. Se il cuore e la ragione sono puri, l'amore è benedetto. In caso contrario il Diavolo esige il suo prezzo." A questo punto la maga apre la sua lieve veste e allarga le braccia e le gambe, offrendosi disperatamente per una spinta e una penetrazione che tuttavia non accadono. Parsifal si limita a fissarla con pietà; il suo sguardo da sciocco è ormai sparito, ma la compassione è rimasta. (Kerrick, J., "Parsifal e il Sacro Graal", 1999).

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Parsifal sa in cuor proprio che assecondare Kundry sarebbe in realtà un atto di disonore sia per se stesso che  per la stessa Kundry. Sceglie di abbracciare i propri pensieri erotici, di riconoscere la loro presenza, ma di dominarliIstintivamente è consapevole che trasformarli in qualcosa di concreto non sia la cosa giusta da fare, in quanto quell'atto non sarebbe accompagnato da alcuna bellezza e sentimento. Abbraccia Kundry ma rifiuta le sue offerte, e guardandola con sincera compassione diventa una cosa sola con lei.
Con il rifiuto compassionevole di Kundry, Parsifal riconquista forza e stima del suo essere. E' proprio mediante questa azione che egli ha risposto alla famosa domanda su "cosa o chi intendesse servire", agendo in un certo modo. Non solo il cavaliere supera la prova, ma attraverso la sua compassione verso Kundry, l'anima della maga "torna regina di se" e si affranca dalle trappole che l'avevano stregata. E' stata redenta dalla forza interiore della vera virilità di Parsifal.
Kundry in effetti è talmente grata per essere stata redenta da Parsifal che gli mostra il luogo in cui la Sacra Lancia è custodita. Simbolicamente, la scoperta della Lancia rappresenta il ritrovamento della vera virilità di Parsifal, attraverso la scoperta della sua parte femminile nella comunione con Kudry. La scoperta della sua sensibilità, della compassione, gli ha permesso di diventare tutto e 'uno.' Nella sua esperienza con la maga, il cavaliere ha scelto la via di onorare i propri veri sentimenti e la vera forza maschile. Superando nobilmente la prova di Kundry, Parsifal guadagna il diritto di entrare per la seconda volta nel castello del Graal.
La seconda esperienza nel Castello.
La seconda opportunità di accesso al Castello del Graal, come detto, coincide con la crisi di mezza età,  un tempo in cui l'uomo riflette e rivaluta tutta la propria vita, e spera di ritrovare il significato e la potenza nei suoi anni restanti. Il mito narra che ogni notte mentre dormiamo la "esperienza del Graal" torna a riproporsi.
Parsifal si è guadagnato il diritto di entrare una seconda volta nel Castello e porre di nuovo la domanda, dopo 30 anni di cavalleria ed esperienze. Simbolicamente, prima di entrare si sveste dello homespun della madre, che indossava sotto la armatura. Egli "si districa dal complesso adolescenziale collettivo e materno, ed ora riemerge come uomo capace di dominare il proprio destino individuale" (Wyly, J, 1989).
Dalla sua innocenza è scaturita una profonda saggezza. Tuttavia la sua innocenza non è andata perduta: Parsifal ha ora acquisito una 'innocenza cosciente.' Ha portato a compimento il Viaggio dell'Eroe.
L'interno del Castello del Graal è impressionante e maestoso come lo ricordava, tuttavia questa volta egli sa bene cosa fare. Per prima cosa tocca con la Sacra Lancia la ferita del Re Pescatore, (i testicoli feriti). Con ciò vuole mettere in chiaro che la causa della malattia del sovrano sia da imputarsi al suo comportamento sessuale inadeguato e alla carenza di integrità. Il Re Pescatore aveva reciso la connessione del suo regno con il Santo Graal, consentendo al lato oscuro di insinuarsi nella sua anima e nel suo dominio.
Parsifal pone allora la famosa domanda "Chi serve il Graal?" ed immediatamente aggiunge la risposta: "Il Re del Graal serve il Graal." Nel dare voce al mistero egli è ormai consapevole che "il Graal si trova dentro di se." E la domanda significa che l'uomo è obbligato a scegliere se servire o meno la propria coscienza e l'onore che lo rende Re di se stesso.
Con la restituzione della Sacra Lancia il Re Pescatore guarisce all'istante. Il miracolo del Graal riporta la luce nel regno. Il terreno torna ad essere vivo e fertile, e le acque riprendono a scorrere potenti. L'acqua,  elemento psichico, torna a scorrere quando finalmente gli aspetti femminili (Calice) tornano a combinarsi armonicamente con quelli maschili (Lancia).
Alcune versioni del mito narrano che il Re Pescatore muoia tre giorni dopo e che Parsifal diventi il nuovo  sovrano, custode e servitore del Graal e del suo regno.
Parsifal ha appreso il motivo della propria sofferenza e di quella del Re Pescatore (e dell'uomo moderno), perché nel corso delle sue peripezie è riuscito a trascendere la sofferenza che deriva dalla scissione della integrità personale. Il raggiungimento della virilità 'regale' è un traguardo, non un diritto di nascita, e si conquista con la sofferenza, la auto-​​riflessione e la limpidezza di ogni azione. Il Re Pescatore era solo lo zio di Parsifal, quindi a Parsifal non era concesso di ereditare semplicemente il 'regno': doveva guadagnarsi la dignità di tale privilegio. Proprio come gli uomini che partono alla ricerca della loro vera virilità.
Il Segreto del Successo di Parsifal.
Il segreto del successo di Parsifal è dato dalla sua assenza di artificiosità e dal suo codice d'onore interiore rimasto saldo nel superamento delle avversità. Tutto ciò è scaturito dalla consapevolezza che anni prima, come un 'folle sempliciotto' aveva lasciato il Castello sconfitto e ferito in quanto - proprio come il Re Pescatore - non aveva avuto sufficiente forza virile a sostegno della propria nobiltà interiore (il Graal)  per fare e dire la cosa giusta al momento giusto.
Parsifal, come qualsiasi altro uomo, intraprende il viaggio dell'eroe convinto che sia il Graal a dovere servire il suo ego, tuttavia durante il percorso impara che - al contrario - sta a lui porsi al servizio del Santo Graal. Nel servire il Graal egli ha semplicemente imparato ad ascoltare e onorare la propria coscienza, supportandola con la sua forza virile.
In quasi tutte le culture la coscienza è intesa come "il dazio unico, il personale imperativo morale, il senso del giusto e dell'ingiusto, la voce interiore, la voce dolce e sommessa di Dio" (Thesaurus Bloomsbury). Tale voce interiore parla a ognuno di noi; nostro compito dovrebbe essere fare attenzione a ciò che dice! Parsifal, per poter diventare realmente uomo, ha cercato e ritrovato la propria voce interiore, ed a quel punto gli è stato concesso di fare ritorno nel Castello del Graal per porre la famosa domanda.
Parsifal ha trasceso la dualità in se e con grande umiltà ha raggiunto la conoscenza della fonte (interiore) della sua forza virile e gli impulsi che quest'ultima non avrebbe dovuto servire. Il suo 'cuore rosso' (passione) si è aperto ai sentimenti, diventando una cosa sola con la mente. Egli ha integrato il nero (erotismo) con il bianco (castità) per giungere alla fede suprema nell'essere" (Burt, K, 1988). Senza l'integrazione della dualità, l'uomo resta dominato da una scissione interiore. "Solo in quanto individuo indiviso l'uomo è in grado di continuare il proprio viaggio, approcciarsi al femminile (internamente ed esternamente) come ad un 'opposto uguale' e compiere il proprio destino creativo" (Wyly, J, 1989).
Compito dell''uomo moderno è di guarire la propria mascolinità adolescenziale. Può, infine, impegnarsi (come Parsifal) a mantenere la fedeltà del cuore (verso se stesso), la fedeltà sessuale (verso il suo partner) e la fedeltà delle azioni (negli affari).
Personalmente credo che Gesù Cristo fosse proprio come Parsifal, un uomo ribelle, istintuale, amorevole, che  diventò potente nelle battaglie di questo mondo. Quando l'uomo inizia a sperimentare la 'vera virilità', è in quel momento che inizia a reputarsi un 'buon uomo', sviluppando un carattere caloroso e diventando meno 'cool.' In quel momento si da ad obbedire alla propria autorità interiore e a perseguire l'onore interiore mediante la limpidezza della coscienza che si rispecchia in ogni sua parola e relazione. Quando un uomo riesce in tutto ciò, l'amore verso il se interiore comincia a crescere e questo amore sana il suo rapporto con il mondo esterno. L'amore ed il successo dunque non più finalizzati a ricevere amore, ma soprattutto ad 'essere amore' mediante ogni singola azione!
Ogni giorno è una ricerca.
In verità ogni nostra azione modifica il nostro carattere ed il nostro senso di stare in questo mondo. Così mentre l'uomo procede nella propria esteriore vita ordinaria, nella sua interiorità egli cavalca alla ricerca del Castello del Graal. Questa semplice ma profonda verità fa molta differenza nel modo in cui l'uomo vive la sua giornata, ed ha un impatto enorme sul suo senso della rettitudine e sulla salute del suo essere. I maestri zen incoraggiano acutamente i loro allievi a mantenere il loro specchio interiore privo di polvere. Quando un uomo fa qualcosa di sbagliato non deve correre a rifugiarsi dietro inganni e scuse banali, ma piuttosto fare uno sforzo di nobiltà per risolvere la causa in se stesso e riparare il danno sul proprio prossimo ed il mondo esteriore.
"La rinuncia al proprio ego debordante su cui ognuno di noi investe anni significativi, implica per un uomo un tremendo confronto con le persone che lo circondano ed a volte perfino l'allontanamento da parte di persone ritenute importanti" (Wyly, J. 1989). Inoltre, "sia i giovani uomini che gli uomini anziani soffrono quando la loro immagine fallica viene minacciata" (Monick, E, 1987). Tuttavia, è proprio la trasformazione della virilità adolescenziale nella vera virilità il processo che deve avvenire. Vivere da uomini 'liberi', implica il non vendere o assoggettare l'integrità della nostra anima agli stereotipi culturali.
Se l'uomo prosegue a coltivare la vecchia mentalità secondo cui ogni soluzione sia a portata di mano nel mondo esterno, oppure l'abitudine di incolpare della propria condizione sempre qualcosa al di fuori di se, allora non potrà mai essere guarito e si condanna alla solitudine e al vuoto interiore. "Spesso, un uomo culturale (artificiale, omologato, maschio adolescente) uccide la sua (nobile) natura, ed in risposta la natura lo rende impotente" (Johnson. R. 1989).

La vera virilità esige che l'uomo concili in se la parte razionale e quella irrazionale.Nella maggioranza dei casi il Cavaliere non è in grado di trovare da solo il Castello del Graal, tuttavia c'è qualcosa che intercede con il fine di indirizzarlo verso il giusto cammino (la voce interiore della coscienza) ed è  proprio quello l'aspetto irrazionale al quale affidarsi. E' Parsifal, lo 'sciocco innocente' che viaggia verso il cambiamento. Per fare questo, è necessario che l'uomo accetti l'idea di essere vulnerabile e ignorante ed abbandoni gli inganni che lo sostengono nella vita sociale. Ricordate che ogni giorno, ogni cavaliere dell'ordine interno del Castello del Graal rinnova il proprio giuramento di dare se stesso per servire il Santo Graal. Il gioco potente della vita prosegue, giorno dopo giorno, ed ogni uomo è chiamato a contribuire.

I veri eroi vivono per sempre, così come il mito di Parsifal continua a vivere nel cuore dell'uomo moderno!
Note sull'autore.
Richard A. Sanderson è docente di psicologia, scrittore freelance e custode della natura. Vive a Perth, Australia Occidentale.
A cura di Paul Howell

Articolo in lingua inglese pubblicato sul sito Howell Group

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Traduzione a cura di  Anticorpi​.info
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