Da Sud America con caimano imbalsamato

Scoperto in aeroporto a Torino. Rischia multa fino a 6.000 euro 

 TORINO, 31 AGO - Aveva con se', nella valigia, un caimano imbalsamato, ma senza la documentazione per il trasporto, il turista proveniente dal Sudamerica che e' stato individuato dalla Guardia di Finanza e dai funzionari dell'Ufficio Dogane all'aeroporto di Torino-​​Caselle.

Si trattava, per di pui', di un esemplare di Caiman Yacare, protetto dalle convenzioni per la tutela delle specie in via di estinzione. Per l'uomo sono scattate le procedure amministrative che prevedono sanzioni fino a seimila euro.

 (ANSA)

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Mille spazzacamini a raduno in Piemonte

Manifestazione giunta alla 31/​a edizione

SANTA MARIA MAGGIORE (VCO), 31 AGO - Sono attesi mille spazzacamini per il tradizionale raduno annuale in valle Vigezzo. Mille ''uomini neri'' che invaderanno la valle da domani sino a domenica, quando e' prevista la sfilata finale.

Delegazioni arriveranno da Svizzera, Germania, Austria, Francia, Belgio, Olanda, Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia, Lituania, Estonia, Romania, Inghilterra, Scozia, Giappone e Stati Uniti. Quello di quest'anno e' il 31/​o raduno che si tiene in valle Vigezzo.

(ANSA

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Incendio in Sila, danni case e capannoni

Distrutti macchinari, impegnate due squadre vigili del fuoco

CATANZARO, 31 AGO - Un incendio di bosco di vaste proporzioni ha provocato danni oggi pomeriggio nella Sila catanzarese, in localita' Cutura. Investite dalle fiamme due case, allevamenti, con conseguente morte di equini e bovini, e capannoni, in uno dei quali sono andati distrutti alcuni macchinari. Le due case estive raggiunte dalle fiamme, in cui non c'era nessuno, hanno subito danni ai tetti ed agli infissi.

Sul posto due squadre dei vigili del fuoco di Catanzaro e mezzi aerei.

(ANSA

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Sanzioni ad agenti che non fanno multe

Richiami a chi non ha rilevato infrazioni nell'ultima settimana 

 NOVARA, 31 AGO - Sanzioni disciplinari ad alcuni agenti della Polizia stradale in Provincia di Novara per non aver fatto multe: lo afferma il Consap (Confederazione sindacale autonoma di polizia), in una lettera al Capo della Polizia.

Secondo il Consap, alcuni agenti in servizio nei reparti minori della Polizia stradale di Novara sono stati oggetto di richiami perche' nel corso dell'ultima settimana non hanno rilevato alcuna violazione al Codice della strada e, quindi, non hanno fatto contravvenzioni.
 

(ANSA)

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Pakistan, 15 decapitati da talebani. Bomba a Peshawar

Bomb explosion killed four people in Peshawar

Altre 16 hanno riportato ferite per l'esplosione di un ordigno

E' accaduto nella piazza di un mercato del quartiere di Matani, alla periferia di Peshawar

La bomba era stata collocata in un furgone parcheggiato proprio all'esterno della moschea di Matani

  Da parte loro fonti ospedaliere hanno fornito un bilancio di sei persone uccise e 16 ferite per l'effetto della deflagrazione

Le autorita' hanno spesso utilizzato per contrastarla una milizia privata

Gli analisti sottolineano che l'area di Matani di questa provincia e' rimasta per molto tempo sotto l'influenza dei militanti antigovernativi

I talebani del Pakistan hanno rivendicato con un video l'uccisione di 15 soldati pachistani di cui si erano perse le tracce nei giorni scorsi dopo scontri nel nord-​​ovest del Paese. Le immagini inviate all'Afp mostrano delle teste decapitate.
Un portavoce del Movimento dei Talebani del Pakistan (Ttp), Sirajud Din, aveva contattato l'Afp nei giorni scorsi per rivendicare la decapitazione di 15 membri delle forze di sicurezza pachistane, annunciando il video inviato oggi. Nel filmato si vedono dodici teste per terra e un comandante dei talebani che recita versetti del Corano davanti a uomini armati, di cui uno tiene in mano un'ascia gigante. "Se incrociate degli infedeli, tagliate loro la testa. Lodate dio, perché i mujaheddin sono riusciti a uccidere questi soldati infedeli nel distretto di Bajaur", dice il comandante nel video, precisando che "molti di loro sono stati uccisi da colpi d'arma da fuoco, 12 sono stati decapitati, come potete vedere". Il video mostra anche le carte di identità delle vittime, ma fonti militari pachistane non sono state in grado di confermare se si tratti dei soldati dispersi, né di soldati pachistani. I combattimenti tra l'esercito e i talebani pachistani nel distretto tribale di Bajaur hanno fatto almeno 50 morti in una settimana, di cui 31 tra gli insorti.
Almeno sei persone sono state uccise in Pakistan ed altre 16 hanno riportato ferite quando un ordigno è esploso oggi nella piazza di un mercato del quartiere di Matani, alla periferia di Peshawar (Pakistan nord-​​occidentale). Lo riferiscono i media ad Islamabad. Secondo una prima ricostruzione fornita dal ministro dell'Informazione della provincia di Khyber Pakhtunkhwa, Mian Iftikhar Hussain, "la bomba era stata collocata in un furgone parcheggiato proprio all'esterno della moschea di Matani".
Da parte loro fonti ospedaliere hanno fornito un bilancio di "sei persone uccise e 16 ferite per l'effetto della deflagrazione". Gli analisti sottolineano che l'area di Matani di questa provincia è rimasta per molto tempo sotto l'influenza dei militanti antigovernativi e che le autorità hanno spesso utilizzato per contrastarla una milizia privata (Aman Lashkat) che è stata spesso attaccata con kamikaze ed altri tipi di attentati. (ANSA)

  

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Orrore in Afghanistan: decapitati un bimbo di 12 anni e una bimba di 6

I due episodi non sono collegati tra loro

Episodi raccapriccianti continuano a segnare in modo implacabile la vita quotidiana in Afghanistan dove il conflitto interno si mescola in modo spesso indecifrabile con la criminalità comune, e dove c'é anche chi trova perfino la forza per decapitare dei bambini. Non si era ancora spento l'orrore del massacro di 17 persone orribilmente sgozzate giorni fa durante una festa in un villaggio remoto della provincia meridionale di Helmand, quando oggi è circolata in un baleno la notizia di due bambini, uno di 12 anni e una di 6, che sono stati decapitati ed abbandonati nelle province, lontane fra loro, di Kandahar e Kapisa. Mentre in Pakistan i talebani hanno rivendicato con un video la decapitazione di 12 soldati pachistani.
Il portavoce del governo provinciale di Kandahar, Jawid Faisal, ha detto ai giornalisti che non vi sono dubbi che il bambino sia stato decapitato mercoledì dai talebani, "per vendicarsi del fatto che il fratello maggiore si fosse arruolato nella polizia afghana". Lo stesso Faisal ha aggiunto che sconosciuti hanno bloccato il piccolo mentre dal distretto di Zherai si stava recando a quello di Panjwai. Il suo cadavere, si é infine appreso, è stato abbandonato sul ciglio della strada. Soltanto qualche settimana fa, ha concluso, gli insorti avevano riservato lo stesso trattamento ad un ragazzo di 14 anni nel distretto di Zherai, dopo averlo accusato di aver spiato a favore del governo afghano. Più misterioso, e se possibile ancora più assurdo, il caso della bimba decapitata nella provincia di Kapisa. Abdul Hakim Akhundzada, capo del distretto di Tagab della provincia di Kapisa, ha fornito durante una conferenza stampa gli scarni elementi disponibili. Il corpo della bambina di cui non è nota l'identità, ha detto, "é stato trovato in un giardino del villaggio di Jalu Khel".
Oltre ad avere la testa staccata dal corpo, ha poi indicato, "gli inquirenti hanno constatato che il cadavere aveva subito anche la mutilazione delle due gambe". Non è ancora possibile dire, ha concluso Akhundzada, "chi può essere stato responsabile di questo orrendo crimine". Nella vicenda del massacro delle 17 persone sgozzate il 26 agosto durante una festa nel distretto di Kajaki, nella provincia di Helmand, la responsabilità è stata ufficialmente addossata ai talebani, che però l'hanno vigorosamente respinta.
Resta il fatto che i civili, e soprattutto i bambini, continuano ad essere i protagonisti involontari di questa crisi. Secondo l'ultimo rapporto dell'ufficio Onu in Afghanistan, infatti, quasi il 30% delle vittime della violenza nel paese sono donne o bambini e che questo fenomeno continua ad avere "livelli allarmanti".
Atroce anche la sorte toccata ad almeno 12 soldati pachistani, di cui le autorità avevano perso le tracce - insieme ad altri 3 - da tre giorni, in seguito agli scontri con i talebani nel distretto tribale di Bajaur, nel nord-​​ovest del Paese, in un'operazione dell'esercito scattata per cacciare dalla zona dei talebani arrivati la scorsa settimana dalla provincia afghana di Kunar. In un video raccapricciante, annunciato dal Movimento dei Talebani del Pakistan (Ttp) nei giorni scorsi e inviato oggi all'Afp, uomini armati mostrano 12 teste per terra. Un comandante recita versi del Corano e rivendica: "Abbiamo ucciso soldati infedeli, 12 sono stati decapitati". (ANSA)

 

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Apple, no app per seguire attacchi droni

 

Applicazione ha ''contenuto discutibile''

 

  NEW YORK, 31 AGO - Apple dice no a Drones+, l'applicazione per seguire su iPad e iPhone gli attacchi dei droni americani e mettere in guardia gli utilizzatori quando qualcuno viene ucciso dall'attacco di drone. L'applicazione e' stata sviluppata da Josh Begley ed e' gia' stata respinta tre volte da Apple. Secondo il portavoce di Apple, Tom Neumayr, l'app ha un ''contenuto discutibile''.

(ANSA)

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Quando i terroristi consegnarono le armi al Cardinale

(di Enzo Quaratino) 

Era il 13 giugno 1984: nell'Arcivescovado di Milano uno sconosciuto si presento' al segretario dell'epoca del cardinale Carlo Maria Martini, don Paolo Cortesi, e, mentre questi era al telefono, abbandono' sul tavolo tre borse, contenenti due fucili kalashnikov con caricatore, un fucile beretta, un moschetto automatico, tre pistole, un razzo per bazooka, quattro bombe a mano, due caricatori e centoquaranta proiettili. Era l'arsenale dei ''Comitati Comunisti Rivoluzionari'', gruppo terroristico di sinistra, ritenuto contiguo alle Brigate Rosse, che nella seconda meta' degli anni settanta aveva firmato alcune eclatanti azioni di sangue. L'arsenale fu consegnato al cardinal Martini, figura carismatica a Milano, per indicare una volta di piu' la fine definitiva della lotta armata e per sollecitare una mediazione della Chiesa per una ''riconciliazione umana, sociale e politica''. L'uomo non proferi' parola e ando' via. Il cardinale Martini, informato dal segretario, chiamo' le autorita', e le armi furono affidate alla polizia. Il cardinale scelse il silenzio su quel gesto emblematico degli ormai ex terroristi, ed il fatto emerse solo alcuni giorni dopo durante un processo a circa 200 imputati, molti dei quali accusati di banda armata. Tra questi vi era Ernesto Balducchi, che il 27 maggio 1984, dal carcere di San Vittore, aveva inviato al cardinale Martini una lettera per chiedere l'intervento della Chiesa in una sorta di mediazione per la ripresa del dialogo con lo Stato. Nel documento si diceva tra l' altro: ''Noi vi affidiamo le nostre armi''. Si penso' a consegna figurata. L' episodio del 13 giugno, invece, diede concretezza a quel che era scritto nella lettera. Due giorni prima che si presentasse lo sconosciuto, descritto da don Cortesi come un giovane tra i 25 e i 30 anni, alto circa uno e ottanta, lo stesso segretario del cardinale aveva ricevuto una telefonata da un anonimo il quale sosteneva di avere del materiale da consegnare all' Arcivescovo di Milano. Si penso' in quella circostanza che si trattasse di omaggi che solitamente venivano fatti al Cardinale. Quando la notizia della consegna delle armi da parte dei terroristi al cardinal Martini divenne pubblica, un portavoce dell' arcivescovado forni' una versione ufficiale: ''La mattina del giorno 13 giugno si e' presentato alla segreteria dell' Arcivescovo un uomo che ha consegnato tre borse per il cardinal Martini, andandosene immediatamente. Quando, in tempo successivo, le tre borse sono state aperte scoprendovi in esse delle armi, sono state subito avvisate le autorita' competenti che hanno provveduto a farle ritirare dalla polizia''. ''No, non ebbi paura'', racconto' lo scorso anno il cardinal Martini al giornalista Aldo Maria Valli, che ha riportato quel colloquio nel suo libro ''Storia di un uomo''. ''Quando portarono le borse con le armi - disse il cardinale - chiamai il prefetto. Arrivò e io dissi: bene, apriamo le borse. Lui resto' inorridito ed esclamo': per carita', non tocchiamo niente! Una situazione curiosa. Temo che un po' di paura l'ebbe invece il mio segretario di allora''. (ANSA)

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Morto Card. Martini, biblista che parlava a gente

Il cardinale Carlo Maria Martini in una foto d'archivio Il cardinale Carlo Maria Martini in una foto d'archivio
 

 

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Martini: 'Saggio non prolungare trattamenti inutili'

"La crescente capacità terapeutica della medicina consente di protrarre la vita pure in condizioni un tempo impensabili. Senz'altro il progresso medico è assai positivo. Ma nello stesso tempo le nuove tecnologie che permettono interventi sempre più efficaci sul corpo umano richiedono un supplemento di saggezza per non prolungare i trattamenti quando ormai non giovano più alla persona". E' stata sempre questa la posizione del cardinal Carlo Maria Martini sull'accanimento terapeutico, espressa più volte sia in occasione di suoi interventi a convegni sia nell'ultimo libro pubblicato nel marzo scorso 'Credere e conoscere'. Nel suo dialogo con Ignazio Marino il sacerdote spiegava: "Il punto delicato è che per stabilire se un intervento medico é appropriato non ci si può richiamare a una regola generale quasi matematica, da cui dedurre il comportamento adeguato, ma occorre un attento discernimento che consideri le condizioni concrete, le circostanze e le intenzioni dei soggetti coinvolti". "In particolare - aggiungeva Martini - non può essere trascurata la volontà del malato". E continuava: "non si può mai approvare il gesto di chi induce la morte di altri, in particolare se si tratta di un medico. E tuttavia non me la sentirei di condannare le persone che compiono un simile gesto su richiesta di un ammalato ridotto agli estremi e per puro sentimento di altruismo, come pure quelli che in condizioni fisiche e psichiche disastrose lo chiedono per sé". Il suo pensiero, dunque, sull'eutanasia e l'accanimento terapeutico è sempre stato chiaro fin da quando, già malato di Parkinson e bisognoso di continue cure e terapie per "reggere alla fatica quotidiana e per prevenire malanni debilitanti", Martini, intervenne nel dibattito politico aperto dal caso Welby. "C'é l'esigenza - scriveva in un suo articolo sul Sole 24 ore - di elaborare norme che consentano di respingere le cure, anche se per stabilire se un intervento medico è appropriato non ci sono regole generali e non può essere trascurata la volontà del malato".Casi come quello di Piergiorgio Welby "saranno sempre più frequenti" e "la Chiesa dovrà darvi più attenta considerazione pastorale". Martini, tra l' altro, indicava l' esigenza "dal punto di vista giuridico di elaborare una normativa" che tuteli paziente e medico "senza che questo implichi in alcun modo la legalizzazione dell' eutanasia". "Un' impresa difficile, ma non impossibile. Mi dicono - sosteneva Martini - che ad esempio la recente legge francese in questa materia sembri aver trovato un equilibrio se non perfetto, almeno capace di realizzare un sufficiente consenso in una società pluralista". Quella che serve, sottolineava Martini, è una normativa giuridica che, in particolare, "da una parte consenta di riconoscere la possibilità del rifiuto (informato) delle cure, in quanto ritenute sproporzionate dal paziente, dall' altra protegga il medico da eventuali accuse, come omicidio del consenziente o aiuto al suicidio, senza che questo implichi in alcun modo la legalizzazione dell' eutanasia". (ANSA)

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