Keira.............. rinnega i pirati dei Caraibi.........................

 "Ho odiato I Pirati dei Caraibi", ha preso parte alla famosa serie dei "Pirati dei Caraibi" ma pare che Keira Knightley non abbia amato troppo il suo impegno cinematografico: "Non volevo fare più l'attrice - ha dichiarato a "GQ" - non mi riconoscevo più. Adesso però sono felice. A tanta gente sarebbe piaciuto molto girare la trilogia ma io l'ho odiata".
Il lavoro era troppo e lei era confusa ("Lavoravo troppo e, soprattutto, mi domandavo: 'Chi c...o sono io?, in tutto questo che c...o di ruolo ho?'"), cosa che le è passata sul set del suo ultimo film, "A Dangerous Method": "Prima di quella pellicola non sapevo nulla di psicoanalisi - conclude -. Passare mesi a leggere è una delle cose che amo di questo lavoro".
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Il flop dei Neutrini: lascia Ereditato

Dopo il flop, le dimissioni. Il fisico Antonio Ereditato, coordinatore della collaborazione Opera i cui dati nel settembre scorso hanno indicato i neutrini come più veloci della luce, ha lasciato il suo incarico.
Le dimissioni sono state presentate da Ereditato dopo la presentazione, da parte di alcuni membri di Opera, di una mozione che chiedeva la rimozione del ricercatore dalla guida della collaborazione.

Neutrini

La mozione non è passata ma ha comunque creato una spaccatura fra i ricercatori.
Intanto, a confermare che la velocità della luce resta imbattuta ci hanno pensato i nuovi dati presentati dell’esperimento coordinato da Antonino Zichichi nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).
Le misure hanno ribadito l’errore dovuto alle anomalie negli strumenti del rivelatore di neutrini Opera, segnalate nel febbraio scorso dagli stessi responsabili di Opera, guidati da Antonio Ereditato.
Dai dati è emerso che a partire dal 2008 è stato rilevato un cambiamento nei tempi di percorrenza delle particelle (chiamati tempi di volo), una differenza di nanosecondi che coincide sostanzialmente con quella che nel settembre scorso era stata rilevata nei neutrini e che aveva fatto pensare alla possibilità che queste particelle potessero battere la velocità della luce.
A metà marzo un altro esperimento dei Laboratori del Gran Sasso, Icarus, coordinato dal Nobel Carlo Rubbia, aveva dimostrato che i neutrini non sono più veloci della luce. "Quelle presentate dall’esperimento Lvd sono misure che vanno nella stessa direzione dei dati presentati da Rubbia e costituiscono una conferma dell’errore molto importante", ha rilevato il presidente dell’Infn, Fernando Ferroni.

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Il muro del pianto degli stipendi

 
Roma - (Adnkronos) - Circa la metà non supera i 15.000 e solamente l'1% sfonda il tetto dei 100mila. Gli imprenditori sono i più poveri con 18.170. La media nel 2010 è stata di 19.250. Il capo dello Stato: "Dare impulso a nuove politiche per la crescita". Monti: "La recessione non ci fermerà". Cei: sacrifici siano equi, preoccupati per giovani e famiglie. Retribuzioni, Istat: a febbraio +1,4%. Inflazione stabile a marzo al 3,3%
Noi continuiamo a non capire come chi ci governa non si vergogni di come stanno mettendo alal prova gli italiani................
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Yespica: 200mila euro dalla Rai per prendere il sole su un'isola di Famosi

                                  foto e speciale la Yespica su                                                                               http://​les​-grognards​.blogspot​.it/

Un nuovo scempio giunge dalla RAI.
La showgirl venezuelana Aida Yespica appare sempre sorridente durante i collegamenti con l'Isola dei Famosi. Il motivo? Forse la conquista della finale, dove al vicintore viene assicurato un premio di 200.000 euro. Oppure perché, anche perdendo la finale, avrebbe già racimolato 220.000 euro. In che modo? La Rai, secondo quanto riferisce Novella 2000, paga alla Yespica un cachet a puntata di 20.000 euro. Una cifra esorbitante, stante la crisi economica in atto e la politica di tagli adottata recentemente da viale Mazzini. "Non potendo essere gestita da Lele Mora, in carcere dallo scorso 20 giugno, la showgirl si è fatta rappresentare da Beppe Pettinato, ex uomo della scuderia di Mora. Un contratto a peso d'oro, quello che la Yespica ha portato a casa grazie al reality. In totale, per ora, 20 mila euro a puntata. Quindi Aida, indipendentemente dal monte premi finale di 200 mila euro, si è già assicurata 220 mila euro. Cifra raggiunta grazie alla permanenza sull'isola per tutte le undici puntate". Quindi facendo due conti, se al cachet si aggiungesse il montepremi, la cifra guadagnata dalla Yespica sarebbe veramente consistente. Quasi mezzo milione di euro per stare a prendere il sole su un'isola caraibica. Il tutto pagato dal servizio pubblico italico, la Rai.

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Lo stile non stanca mai.................

Adesso gli applausi giungono da ogni parte: uno dei rarissimi casi in cui l'Italia intera della politica si ritrova unita nell'usare lo stesso alfabeto per commentare un fatto di cronaca quotidiana. Il fatto è di ordinaria attualità: lo scontro tra un manifestante No Tav (Marco Bruno, nella foto) e un poliziotto che si trovava lì per il puro svolgimento del suo lavoro. Le considerazioni sulla validità o meno della costruzione le lasciamo agli esperti; quello che colpisce è la freddezza usata dal giovane dell'Arma che agli insulti ha reagito con l'elegante silenzio di chi sta sul fronte a difendere la giustizia. Non è la prima volta che succede: ogni occasione sembra buona per assaltare la polizia, per mettersi contro chi difende la legalità, per fare della violenza l'arma migliore per cercare un possibile compromesso.
C'è da giurarci che fino a qualche mese fa questa notizia sarebbe passata in sottotono: in fine dei conti sono anni che assistiamo a scene di questo tipo. Oggi la notizia fa scalpore – e tutti tendono ad impossessarsi del copyright – perché l'Italia ha perso il senso della normalità: il gesto di un ragazzo di 25 anni con la divisa addosso diventa incredibile pur nella sua semplice quotidianità, perché una cosa normale diventa eccezionale quando viene a mancare la normalità. "Ehi, pecorella, sei venuto a sparare? Per quello che guadagni non ne vale la pena. Fatti riconoscere. Io non so chi sei. Parla. Noi ci divertiamo un sacco a guardare voi stronzi." Certo, ha ragione il manifestante (che a microfoni spenti ha detto d'aver parlato per esorcizzare la paura, ndr): vale la pena per mille euro al mese stare sul fronte di battaglia e rischiare la vita? Eppure con quei mille euro al mese – simbolo della dignità di una fetta di nazione che con quei pochi spiccioli continua a credere nel suo futuro – una famiglia campa, cerca di provvedere alle sue necessità e manda avanti la sua storia. Probabilmente quel giovane carabiniere l'ha fatto perché quello è il suo stile e c'è forse da crederci che l'ultima cosa che ha pensato – nel mezzo di un caos primordiale – sia stata l'intenzione di farlo per essere riconosciuto, stupito pure lui da così tanta attenzione: "signor generale, ho fatto solo il mio dovere. Non sono un eroe, altri colleghi avrebbero fatto lo stesso". Ogni manifestazione nasce da un qualcosa sul quale voler portare l'attenzione: alla fine sarà lo stile col quale è condotta tale manifestazione a decretare la possibilità o meno di trovare un accordo.
C'è stato un tempo in cui chi faceva il proprio dovere correva il rischio di essere messo a morte. Oggi la moda della morte è stata forse superata, siamo entrati nella fase del "mettere in ridicolo": siamo nel tempo dell'intelligenza. Cosicché il bambino che a scuola s'applica al suo dovere viene preso in giro dai compagni perché secchione; il prete che s'affatica nel suo quotidiano operare viene ritenuto ingenuo; l'operaio che s'adopra per 900 euro al mese è ritenuto un "non figlio di papà"; quel giovane calciatore che rifiuta l'offerta per truccare la partita è tacciato da "sfigato"; il commerciante che denuncia l'intero fatturato è ridicolo perché fedele allo Stato. Oggi il ridicolizzare la dignità con la quale una grossa fetta dell'Italia continua a portare avanti la sua storia è l'arma che ha in mano la Menzogna per confondere la speranza. Tre mesi fa una notizia del genere non avrebbe scombussolato più di tanto i piani alti del Potere: oggi si riservano di versare fiumi di inchiostro.
Forse pure loro si stanno accorgendo che esiste un'altra Italia alla quale dare voce: l'Italia che non smette di dimostrarsi una signora di stile. L'Italia che ha onore, rispetto e disciplina, quell'Italia che a noi piace............

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Civiltà oltre lo scontro: "che Dio ci aiuti"

Gianfranco Ravasi-​​ Il vocabolo «cultura» è divenuto ai nostri giorni una sorta di parola-​​chiave che apre le serrature più diverse. Quando il termine fu coniato, nel Settecento tedesco (Cultur, divenuto poi Kultur), il concetto sotteso era chiaro e circoscritto: esso abbracciava l’orizzonte intellettuale alto, l’aristocrazia del pensiero, dell’arte, dell’umanesimo.

Da decenni, invece, questa categoria si è «democratizzata», ha allargato i suoi confini, ha assunto caratteri antropologici più generali, sulla scia della nota definizione creata nel 1982 dall’Unesco, tant’è vero che si adotta ormai l’aggettivo «trasversale» per indicare la molteplicità di ambiti ed esperienze umane che essa «attraversa». È in questa luce che si comprendono le riserve avanzate dal sociologo tedesco Niklas Luhmann, convinto che il termine «cultura» sia «il peggiore concetto mai formulato», e a lui farà eco il collega americano Clifford Geertz quando affermerà che «esso è destituito di ogni capacità euristica».

Eppure, questa genericità o, se si vuole, «generalismo» ci riporta alla concezione classica allorché in vigore erano altri termini sinonimici molto significativi: pensiamo al greco paideia, al latino humanitas, o al nostro «civiltà» (preferito, ad esempio, da Pio XII). È in questa prospettiva più aperta che la parola «cultura» è stata accolta con convinzione dal Concilio Vaticano II che, sulla scia del magistero di Paolo VI, la fa risuonare ben 91 volte nei suoi documenti. Al concetto di «cultura» che ha sollecitato infinite riflessioni e precisazioni, si deve associare quello di «acculturazione» o «inculturazione», che un saggio dell’American Anthropologist del 1935 così delineava: «Si tratta di tutti quei fenomeni che hanno luogo quando tra gruppi di individui con culture diverse intercorrono per lungo tempo dei contatti primari, provocando una trasformazione nei modelli culturali di un gruppo o di entrambi i gruppi».

Tendenzialmente il termine volse verso un’accezione negativa: la cultura egemone non si piega a un’osmosi, ma cerca di imporre il suo marchio a quella più debole, creando uno shock degenerativo e una vera e propria forma di colonialismo. Se si vuole essere meno astratti, si pensi all’ideologia eurocentrica che ha imposto non solo la sua «eredità epistemologica», ma anche il suo modello pratico ed economico al «sistema mondo», rivelandosi spesso in Africa e in Asia come l’interfaccia del colonialismo. In questo processo anche il cristianesimo fu trascinato a diventare una delle componenti acculturanti. Si comprende, così, il fenomeno di reazione costituito dai movimenti «revivalisti» o da forme di etnocentrismo, nazionalismo, indigenismo, fenomeno così vigoroso da aver spinto non pochi osservatori a variare la terminologia da «globalizzazione» in «glocalizzazione».

È con questo antefatto che si spiega perché la Chiesa contemporanea abbia preferito evitare il termine «acculturazione» sostituendolo con «inculturazione» per descrivere l’opera di evangelizzazione. Il vocabolo «inculturazione» si è, così, connotato soprattutto a livello teologico come segno di compenetrazione tra cristianesimo e culture in un confronto fecondo, gloriosamente attestato dall’incontro tra la teologia cristiana dei primi secoli e la poderosa eredità classica greco-​​romana. Fu proprio in quel Settecento tedesco, nel quale – come si è detto sopra – si era coniato il termine Cultur/​Kultur, che si iniziò anche a parlare di «culture» al plurale, gettando così le basi per riconoscere e comprendere quel fenomeno che ora è definito come «multiculturalità».

Ad aprire questa via, che superava il perimetro eurocentrico e intellettualistico e si inoltrava verso nuovi e più vasti orizzonti, era stato Johann Gottfried Herder con le sue Idee sulla filosofia della storia dell’umanità (1784-​​91), lui che tra l’altro si era già dedicato nel 1782 allo Spirito della poesia ebraica. L’idea, però, balenava ancora nel pensiero di Vico, Montesquieu e Voltaire che riconoscevano nelle evoluzioni e involuzioni storiche, negli stessi condizionamenti ambientali, nell’incipiente incontro tra i popoli, al seguito delle varie scoperte, nelle prime osmosi ideali, sociali ed economiche, l’emergere di un pluralismo culturale.

Certo, questo approccio si innestava all’interno di una dialettica antica, quella che – con qualche semplificazione – vedeva incrociarsi etnocentrismo e interculturalità. È stata costante, infatti, l’oscillazione tra questi due estremi e noi ne siamo ancor oggi testimoni. L’etnocentrismo si esaspera in ambiti politici o religiosi di stampo integralistico, aggrappati fieramente alla convinzione del primato assoluto della propria civiltà, in una scala di gradazioni che giungono fino al deprezzamento di altre culture classificate come «primitive» o «barbare».

Lapidaria era l’affermazione di Tito Livio nelle sue Storie: «Guerra esiste e sempre esisterà tra i barbari e tutti i greci». Questo atteggiamento è riproposto ai nostri giorni sotto la formula dello «scontro di civiltà», codificata nell’ormai famoso saggio del 1996 del politologo Samuel Huntington, scomparso nel 2008, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale.

In questo testo erano elencate 8 culture (occidentale, confuciana, giapponese, islamica, hindu, slavo-​​ortodossa, latino-​​americana e africana), enfatizzandone le differenze, così da far scattare nell’Occidente un segnale d’allarme per l’autodifesa del proprio tesoro di valori, assediato da modelli alternativi e dalle «sfide delle società non-​​occidentali». Significativa in questa visione era l’intuizione che, sotto la superficie dei fenomeni politici, economici, militari, si aveva uno zoccolo duro e profondo di matrice culturale e religiosa. Certo è, però, che, se si adotta il paradigma dello «scontro delle civiltà», si entra nella spirale di una guerra infinita, come già aveva intuito Tito Livio.

Ai nostri giorni tale modello ha fortuna in alcuni ambienti, soprattutto quando si affronta il rapporto tra Occidente e islam, e può essere adattato a manifesto teorico per giustificare operazioni politico-​​militari di «prevenzione», mentre in passato avallava interventi di colonizzazione o colonialismo (già i Romani erano in questo maestri). La prospettiva più corretta sia umanisticamente sia teologicamente è, invece, quella dell’interculturalità, che è un ben differente approccio alla «multiculturalità». Esso si basa sul riconoscimento della diversità come una fioritura necessaria e preziosa della radice comune «adamica», senza però perdere la propria specificità.

Si propone, allora, l’attenzione, lo studio, il dialogo con civiltà prima ignorate o remote, ma che ora si affacciano prepotentemente su una ribalta culturale finora occupata dall’Occidente (si pensi, oltre all’islam, all’India e alla Cina), un affacciarsi che è favorito non solo dall’attuale globalizzazione, ma anche da mezzi di comunicazione capaci di varcare ogni frontiera .

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Calcio italiano: tante spese e pochi risultati................

L'indebitamento complessivo della Serie A nel 2010-​​2011 è di 2,6 miliardi di euro ed è in aumento del 14% rispetto all'anno precedente (2,3). E' questo uno dei dati del 'Report Calcio 2012', il rapporto presentato stamani all'Abi a Roma, da Figc, Arel e PricewaterhouseCoopers, sulla situazione economica del calcio.
Figc, Arel e PricewaterhouseCoopers sono i tre soggetti che hanno promosso lo studio. I debiti finanziari pesano per il 35% (27% nel 2009-​​2010), 16% quelli commerciali (15% la stagione scorsa), 21% i debiti verso enti settore specifico (12% nel 2009-​​2010), il rimanente 28% si riferisce agli altri debiti (46% nel 2009-​​2010).

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Addio Adrienne Rich!

Adrienne Rich è spirata il 27 marzo 2012, nella sua casa di  santa Cruz, in California, a causa di complicazioni da artrite  reumatoide di cui era sofferente da  tempo stando al comunicato  del  figlio, Pablo Conrad.

Adrienne Rich.nacque a Baltimora il 16 maggio1929 era una poetessa, saggista, insegnante e femminista statiunitense​.Si laureò nel 1951 al Radcliffe College e, nello stesso anno, vinse il premio Yale Series of Younger Poets per i poeti emergenti. Questo riconoscimento le permise di pubblicare il suo primo libro, A Change of the World. W. H.Auden che presiedeva la giuria quell'anno scrisse l'introduzione al volume.
L'anno seguente ricevette una borsa di studio per viaggiare in Europa. Nel 1953 sposò l'economista Alfred Conrad e due anni dopo pubblicò il suo secondo libro, The Diamond Cutters. È solo con il terzo libro Snapshots of a Daughter-​​in-​​Law del 1963 che fu riconosciuta come una delle scrittrici più importanti a livello nazionale per la sua voce poetica e per i temi femministi dei suoi testi.
Con i tre figli, Rich e Conrad si trasferirono nel 1966 a New York dove venneroo a contatto con l'attivismo sociopolitico del periodo. I suoi libri di quegli anni (Necessities of Life, 1966; Leaflets, 1969; Will to Change, 1971) rifletterono questo fermento politico e culturale. Nel 1969 Rich si allontanò dal marito e diventò attivista dei movimenti di liberazione femminista. Nel 1974 il volume Diving Into the Wreck ricevette il «National Book Award for Poetry», prestigioso premio statunitense per la poesia. Rich rifiutò di ritirare il premio a titolo personale e decise di accettarlo, insieme ad altre due poetesse, a nome di tutte le donne che restano in silenzio.
Le posizioni radicali femministe di Adrienne Rich si consolidarono quando si dichiarò lesbica nel 1976, anno che vide la pubblicazione del controverso e innovativo volume Nato di Donna a cui fa seguito l'anno seguente Twenty-​​One Love Poems, poi incluso in Dream of a Common Language del 1978. È di questo periodo il più importante e influente contributo da saggista di Adrienne Rich, Compulsory Heteresexuality and Lesbian Existence.
Nel 1997 rifiutò la «National Medal of Arts» affermando che non poteva accettare un premio della presidenza Clinton in quanto «l'arte, per come la concepisco io, è incompatibile con la politica cinica di questa amministrazione». Nello stesso discorso la poetessa affermava che «l'arte non significa nulla se serve semplicemente ad abbellire la tavola del potere che la tiene in ostaggio».
Dal 1999 viveva a Santa Cruz, in California, con la compagna Michelle Cliff, a sua volta romanziera, poetessa e accademica. Le due donne stavano insieme dal 1976. Nel febbraio del 2003, Adrienne Rich e altri poeti, per protestare contro la guerra in Iraq, rifiutarono di partecipare a una conferenza alla Casa Bianca sul tema Poetry and the American Voice.

Opere

Poesia

  • A Change of World (Yale UP, 1951)
  • The Diamond Cutters and Other Poems (Harper, 1955)
  • Snapshots of a Daughter-​​in-​​Law: Poems, 1954-​​1962 (Harper, 1963; rev. ed., Norton, 1967)
  • Necessities of Life (Norton, 1966)
  • Leaflets: Poems, 1965-​​1968 (Norton, 1969)
  • The Will to Change: Poems, 1968-​​1970 (Norton, 1971)
  • Diving into the Wreck: Poems, 1971-​​1972 (Norton, 1973)
  • Poems: Selected and New, 1950-​​1974 (Norton, 1974)
  • Twenty-​​One Love Poems (Effie's Press, 1977)
  • The Dream of a Common Language: Poems, 1974-​​1977 (Norton, 1978)
  • A Wild Patience Has Taken Me This Far: Poems, 19 78-​​ 1981 (Norton, 1981)
  • Sources (Heyeck Press, 1983)
  • The Fact of a Doorframe: Poems Selected and New, 1950-​​ 1984 (Norton, 1984)
  • Your Native Land, Your Life (Norton, 1986)
  • Time's Power: Poems, 1985-​​1988 (Norton, 1988)
  • An Atlas of the Difficult World: Poems, 1988-​​1991 (Norton, 1991)
  • Collected Early Poems, 1950-​​1970 (Norton, 1993)
  • Dark Fields of the Republic, 1991-​​1995 (Norton, 1995)
  • Midnight Salvage: Poems 1995-​​1998 (Norton, 1999)
  • Fox: Poems 1998-​​2000 (Norton, 2001)
  • The School Among the Ruins: Poems 2000-​​2004 (Norton, 2004)
  • Telephone Ringing in the Labyrinth: Poems: 2004-​​2006 (Norton, 2007)

    Saggistica

    • Of Woman Born: Motherhood as Experience and Institution (Norton, 1976, rev. ed., 1986)
    • On Lies, Secrets and Silence: Selected Prose, 1966-​​ 1978 (Norton, 1979)
    • Blood, Bread and Poetry: Selected Prose, 1979-​​1986 (Norton, 1986)
    • What Is Found There: Notebooks on Poetry and Politics (Norton, 1993)
    • Arts of the Possible: Essays and Conversations (Norton, 2001)
    • Poetry and Commitment: An Essay (Norton, 2007)

      Traduzioni italiane

      • "Come la tela del ragno. Poesie e saggi di Adrienne Rich", a cura di Camboni M., Euroma La Goliardica , 1985, Pagine: 244 ,
      • Adrienne Rich, "Segreti, silenzi, bugie : il mondo comune delle donne", La Tartaruga, 1982.
      • Adrienne Rich, "Nato di donna", Garzanti (Gli Elefanti Saggi), 1996, 
      • Adrienne Rich, "Cartografie del silenzio", a cura di Maria Luisa Vezzali, Crocetti, 2000, pp. 244, 
      • Adrienne Rich, "Eterosessualità obbligatoria ed esistenza lesbica", pubblicato nel (numero monografico della rivista Dwf del 1985 dedicato alle “ricerche americane sull’esistenza lesbica”), n. 23-​​24, pp. 5-​​40, 1985 (apparso precedentemente in versione ridotta nei numeri 3 e 4 di Effe marzo e aprile 1981), Traduzione di Maria Luisa Moretti; trascrizione di Nerina Miletti.
      • Adrienne Rich, "La politica del  posizionamento", in «Mediterranean», n.2, 1996, pp.15-22, (ed. or. "Notes Toward a Politics of Location", in EAD., Blood, Bread and Poetry: Selected Prose 1979-​​1985, Virago, London 1987).
      • Adrienne Rich, "La guida nel labirinto", a cura di Maria Luisa Vezzali, Crocetti, 2011, pp. 160,

        Su Adrienne Rich 

      • Paola Zaccaria, "A lettere scarlatte: poesia come stregoneria. Emily Dickinson H(ilda) D(oolittle) Sylvia Plath Anne Sexton Robin Morgan Adrienne Rich (e altre...)", FrancoAngeli edizioni, 1ª edizione 1995,

       

                                                                                                                                         Fenix


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MACELLERIA SOCIALE

Bologna, uomo si dà fuoco davanti Agenzia delle Entrate: gravissimo

Roma, 28 mar. (Adnkronos Salute) - Si è dato fuoco questa mattina dentro una vettura davanti alla sede della Agenzia delle entrate a Bologna. L'uomo, 58 anni, è stato trasportato in elisoccorso a Parma.
 

A dare l'allarme è stato un passante. Gli agenti della polizia municipale lo hanno trovato, intorno alle 8.20, fuori dalla sua auto in fiamme, parcheggiata in via Nanni Costa, nel piazzale davanti all'Agenzia delle Entrate di Bologna.

L'uomo è stato trasportato all'ospedale Maggiore in codice rosso all'ospedale Maggiore di Bologna, da qui è stato ricoverato "in gravissime condizioni" in rianimazione al Centro Hub per la terapia delle grandi ustioni di Parma. A quanto si apprende dalla struttura sanitaria di Parma, "il paziente presenta ustioni quasi del 100%".
Secondo una prima ipotesi si potrebbe trattare di un tentativo di suicidio per ragioni legate a debiti, probabilmente anche con il fisco.

http://it.notizie.yahoo.com/bologna-uomo-si-d%C3%A0-fuoco-davanti-agenzia-delle-114700173.html?nc

 

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Hacker troppo in gamba...

Fbi, non vinciamo guerra contro hacker

Lo dice massimo esperto cybersicurezza dell'agenzia Usa

NEW YORK, 28 MAR - Nella partita contro gli hacker gli Usa "non stanno vincendo": l'attuale approccio pubblico e privato è insostenibile. I criminali del web sono troppo bravi, le misure per difendersi dai loro attacchi troppo deboli. Lo confessa Shawn Henry, numero 1 dell'Fbi per la lotta al crimine sul web. Per Henry, che lascia l'Fbi dopo 20 anni per una società privata come responsabile della sicurezza informatica, le aziende debbano apportare importanti cambiamenti nel loro modo d'uso dei network. (ANSA)

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