Calcio. La Polonia ci presenta i suoi stadi

La Polonia e gli stadi "europei". In attesa di veder scendere in campo i propri beniamini il Paese mette in evidenza il suo impegno ed il suo desiderio di stupire con le nuove strutture, i campi da calcio. Andiamo a conoscerli insieme.  Quello di Poznan è l’unico stadio polacco a non essere stato costruito ex novo per l’occasione. Progettato nel 1968, l’impianto orginale era stato ultimato solo nel 1980, diventando però il più grande di tutta la Polonia. A tempo record, lo stadio è stato il primo a essere finito con quasi due anni di anticipo, per gli Europei sono state rifatte le quattro tribune, costruita la copertura e rinnovate  le strutture accessorie, tra cui un maxischermo di 116 metri quadrati e un generatore elettrico che permetterebbe di concludere la partita anche se dovesse mancare la luce in tutta la città. L’impianto di Poznan è pure moderatamente ecologico: per l’irrigazione del prato infatti viene utilizzata acqua piovana riciclata.
Nome: Stadion Miejski, stadio municipale
Capienza: 42.004 posti
Squadra: ospita le partite casalinghe del Lech Poznan e del Warta Poznan
Costo: 180 milioni di zloty per la ristrutturazione (circa 40 milioni di euro).
Fans zone: situata nel cuore del centro, in piazza Wolnosci, ospiterà 30mila persone e nei giorni delle partite sarà aperta dalle 12 alle 2 di notte.
DANZICA
A parere degli esperti è lo stadio più bello di questi Europei. Grazie a 18mila pannelli di policarbonato, l’impianto di Danzica assomiglia a un gigantesco cristallo d’ambra e al tramonto riluce. Disegnato dallo studio tedesco Rhode Kellermann e Wawrosky, sorge nel quartiere Letnica, tra il centro e i cantieri navali. Pensato per ospitare partite e concerti, al suo interno ha un ristorante con vista campo, una pista di pattinaggio e una palestra. Durante le gare diventerà il primo stadio al mondo senza denaro: i tifosi all’ingresso potranno accreditare denaro su speciali carte che varranno all’interno dell’impianto.
Nome: Pge Arena
Capienza: 43.615 posti
Squadra: ospita le partite casalinghe del Lechia Danzica
Costo: 775 milioni di zloty (circa 170 milioni di euro)
Fans zone: situata a 500 metri dalla stazione ferroviaria, ospiterà 30mila tifosi e offrirà ristoranti di cucina regionale e maxischermi per le partite.
BRESLAVIA
 Vista di giorno la struttura esterna assomiglia a un anonimo contenitore metallico; ma di sera l’effetto è totalmente diverso. La stadio lanterna progettato dallo studio polacco Jsk ha una scocca esterna argentea realizzata in fibra di vetro che si illumina completamente permettendo di vedere in controluce sia la struttura portante sia gli spettatori che si muovono sulle rampe di accesso alle gradinate come se si fosse dietro una tenda. Dalle tribune la visibilità è ottima sia che ci si trovi a ridosso del terreno di gioco, sia che si assista dall’ultima fila in alto. A lavori ultimati al suo interno verranno aperti una discoteca, un casinò e una palestra.
Nome: Stadion Miejski, stadio municipale
Capienza: 42.771 posti
Squadra: Slåsk Wroclaw
Costo: 730 milioni di zloty (circa 160 milioni di euro)
VARSAVIA
Costruito sul sito del vecchio stadio del Decennale, per lungo tempo utilizzato come mercato clandestino, l’impianto progettato dallo studio Jsk solca  il profilo della capitale. Situato nel quartiere Praga,
 all’esterno è interamente colorato di biancorosso. Di notte, illuminato, assomiglia a una gigantesca corona. Unico tra gli impianti di Euro 2012, è dotato di una copertura mobile a ombrello realizzata da un’azienda padovana. Pensato in prospettiva, dopo le partite si trasformerà in un’arena multifunzionale con un centro commerciale, una piscina olimpionica e spazi per uffici vista campo.
Nome: Stadion Narodowy, stadio nazionale
Capienza: 58.145 posti
Squadra: ospiterà solo le partire della nazionale polacca e altri eventi
Costo: 1,9 miliardi di zloty (circa 440 milioni di euro)
Fans zone: situata in piazza Defilad, davanti al palazzo della Cultura, ospiterà 100mila persone, offrendo concerti, ristoranti e  maxi schermi per le partite. Di tutto di piu' e per tutti i gusti. Buon calcio a tutti!

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Calciomercato: tutti i trasferimenti

Chiusa la campagna acquisti invernale. Ora Soltanto gli svincolati potranno essere ingaggiati fino al 31 marzo, mentre a partire dal primo febbraio i giocatori in scadenza di contratto saranno liberi di firmare con altri club in vista della prossima stagione. 

ATALANTA
Acquisti: Stendardo (d, Lazio), Carrozza (c, Varese), Cazzola (c, Juve Stabia)
Cessioni: Pettinari (c, Varese), Ardemagni (a, Modena), Padoin (c, Juventus).

BOLOGNA
Acquisti: Rubin (d, Parma), Sorensen (d, Juventus), Belfodil (a, Lione)
Cessioni: Coda (a, Siracusa), Gavilan (a, Piacenza).

CAGLIARI
Acquisti: Dessena (c, Sampdoria), Bovi (c, Reggiana), Pinilla (a, Palermo).
Cessioni: Burrai (c, Latina), Magliocchetti (Reggiana), Biondini (c, Genoa).

CATANIA
Acquisti: Motta (d, Juventus), Carrizo (p, Lazio), Ebagua (a, Torino), Seymour (c, Genoa)
Cessioni: Keko (Grosseto), Sciacca (Grosseto), Andujar (p, Estudiantes), Ledesma (c, Boca), Maxi Lopez (a, Milan), Delvecchio (c, Lecce), Alvarez (c, Saragozza), Donnaruma (C, Lanciano)

CESENA
Acquisti: Moras (Swansea), Pudil (d, Genk), Iaquinta (a, Juventus), Santana (c, Napoli), Del Nero (c, Lazio).
Cessioni: Mezacolli (a, Alaves), Riski (c, Honefoss), Ricci (d, Spezia), Eder (a, Sampdoria), Candreva (c, Lazio), Bogdani (a, Siena). Ghezzal (a, Levante)

CHIEVO
Acquisti: Merli Sala (d, Foligno), Gulan (d. Fiorentina), Dainelli (c, Genoa)
Cessioni: Viotti (p. Grosseto)

FIORENTINA
Acquisti: Amauri (a, Juventus), Pizarro (c, Lanus), Olivera (c, Lecce), Zohore (a, Copenaghen).
Cessioni: Gilardino (a, Genoa), Romizi (c, Bari), Santiago Silva (a, Boca Juniors), Savio (c, Vaslui), Seferovic (a, Lecce), Gulan (d, Chievo), Munari (c, Fiorentina)

GENOA
Acquisti: Gilardino (a, Fiorentina), Biondini (c, Cagliari), Sculli (c, Lazio), Belluschi (c, Porto), De Carvalho (d, Tombense).
Cessioni: Caracciolo (a, Novara), Ribas (a, Sporting Lisbona), Merkel (c, Milan), Aleksic (a, Saint-​​Etienne), Dainelli (d, Chievo),  Seymour (c, Catania)

INTER
Acquisti: Juan Jesus (d, Internacional), Guarin (c, Porto), Palombo (c, Sampdoria)
Cessioni: Caldirola (d, Brescia), Viviano (p, Palermo), Jonathan (d, Parma), Coutinho (c, Espanyol), Muntari (c, Milan), T. Motta (c, Psg).

JUVENTUS
Acquisti: Borriello (a, Roma), Caceres (d, Siviglia), Padoin (c, Atalanta).
Cessioni: Sorensen (d, Bologna), Amauri (a, Fiorentina), Toni (a, Al-​​Nasr), Motta (d, Catania), Pazienza (c, Udinese), Iaquinta (a, Cesena).

LAZIO
Acquisti: Alfaro (a, Liverpool Montevideo), Candreva (c, Cesena).
Cessioni: Sculli (c, Genoa), Stendardo (d, Atalanta), Cisse (a, QPR), Carrizo (p, Catania), Del Nero (c, Cesena).

LECCE
Acquisti: Miglionico (d, Livorno), Blasi (c, Parma), Seferovic (a, Fiorentina), Delvecchio (c, Catania), Bojinov (a, Sporting Lisbona), Di Matteo (c, Palermo).
Cessioni: Legittimo (Sudtirol), Mesbah (c, Milan), Strasser (c, Milan), Ferrario (d, Parma), Bergougnoux (c, Omonia Nicosia).

MILAN
Acquisti: Merkel (c, Genoa), Mesbah (c, Lecce), Strasser (c, Lecce), Maxi Lopez (a, Milan), Prosenik (a, Chelsea), Muntari (c, Inter), Albertazzi (d, Getafe), Lucas Roggia (a, Internacional).
Cessioni: Taiwo (d, QPR), Albertazzi (d, Varese).

NAPOLI
Acquisti: Vargas (a, Universidad de Cile).
Cessioni: Rinaudo (d, Novara), Mascara (a, Novara), Santana (c, Cesena).

NOVARA
Acquisti: Caracciolo (a, Genoa), Jensen (c, svincolato), Rinaudo (d, Napoli), Mascara (a, Napoli), Gabriel Silva (d, Udinese).
Cessioni: Labrin (d, Palermo), Giorgi (c, Siena), Meggiorini (a, Torino), Pinardi (c, Vicenza).

PALERMO
Acquisti: Vazquez (c, Belgrano); Mehmeti (a, Malmoe), Milanovic (d, Siena), Labrin (d, Novara), Viviano (p, Inter), Donati (c, Bari).
Cessioni: Benussi (p, Torino), Simon (c, Bari), Pinilla (a, Cagliari), Cetto (d, Lille), Di Matteo (c, Lecce).

PARMA
Acquisti: Lofquist (c, Mjallby), Jonathan (d, Inter), Okaka (a, Roma), Ferrario (d, Lecce), Mariga (c, Real Sociedad), Ihrig Farkas (c, Honved).
Cessioni: Rubin (d, rescissione), Nwankwo (c, Gubbio), Ze Eduardo (c, Empoli), Blasi (c, Lecce), Jadid (Grosseto), Pellè (a, Sampdoria), Lofquist (c, Gubbio)

ROMA
Acquisti: Nico Lopez (a, Nacional Montevideo), Ferrante (a, Piacenza), Marquinho (c, Fluminense).
Cessioni: Borriello (a, Juventus), Okaka (a, Parma), Caprari (a, Pescara).

SIENA
Acquisti: Giorgi (c, Novara), Bogdani (a, Cesena).
Cessioni: Troianello (c, Sassuolo), Milanovic (d, Palermo), Angella (d, Reggina).

UDINESE
Acquisti: Fanchone (d, svincolato), Fernandes (c, Leicester), Pazienza (c, Juventus)
Cessioni: Doubai (c, Sochaux), Gabriel Silva (d, Novara), Sissoko (c, Brest), Belardi (p, Reggina).

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Calciomercato: gli acquisti a 7 ore dalla chiusura

ATALANTA
Acquisti: Stendardo (d, Lazio), Carrozza (c, Varese).
Cessioni: Pettinari (c, Varese), Ardemagni (a, Modena), Padoin (c, Juventus)

BOLOGNA
Acquisti: Rubin (d, Parma), Sorensen (d, Juventus).
Cessioni: Coda (a, Siracusa), Gavilan (a, Piacenza)

CAGLIARI
Acquisti: Dessena (c, Sampdoria), Bovi (c, Reggiana), Pinilla (a, Palermo)
Cessioni: Burrai (c, Latina), Magliocchetti (Reggiana), Biondini (c, Genoa).

CATANIA
Acquisti: Motta (d, Juventus)
Cessioni: Keko (Grosseto), Sciacca (Grosseto), Andujar (p, Estudiantes), Delvecchio (c, Lecce).

CESENA
Acquisti: Moras (Swansea), Pudil (d, Genk).
Cessioni: Mezacolli (a, Alaves), Riski (c, Honefoss), Eder (a, Sampdoria), Teodorani (p, Carrarese)

CHIEVO
Acquisti: Merli Sala (d, Foligno).
Cessioni:

FIORENTINA
Acquisti: Amauri (a, Juventus), Pizarro (c, Lanus), Olivera (c, Lecce), Zohore (a, Copenaghen)
Cessioni: Gilardino (a, Genoa), Romizi (c, Bari), Santiago Silva (a, Boca Juniors), Seferovic (a, Lecce).

GENOA
Acquisti: Gilardino (a, Fiorentina), Biondini (c, Cagliari), Sculli (c, Lazio), Polo (a, Universitario Lima).
Cessioni: Caracciolo (a, Novara), Ribas (a, Sporting Lisbona), Merkel (c, Milan), Aleksic (a, Saint-​​Etienne).

INTER
Acquisti: Juan Jesus (d, Internacional)
Cessioni: Caldirola (d, Brescia), Viviano (p, Palermo), Jonathan (d, Parma), Coutinho (c, Espanyol), Mariga (C, Parma), Natalino (d, Crotone)

JUVENTUS
Acquisti: Borriello (a, Roma), Caceres (d, Siviglia), Padoin (c, Atalanta)
Cessioni: Sorensen (d, Bologna), Pinsoglio (p, Vicenza), Amauri (a, Fiorentina), Pasquato (c, Torino), Toni (a, Al-​​Nasr), Costantino (p, Spal), Rossi (c, Brescia), Motta (d, Catania), Immobile (a, Genoa), Pazienza (c, Udinese)

LAZIO
Acquisti: Alfaro (a, Liverpool Montevideo).
Cessioni: Sculli (c, Genoa), Stendardo (d, Atalanta), Mendicino (a, Taranto)

LECCE
Acquisti: Miglionico (d, Livorno), Blasi (c, Parma), Seferovic (a, Fiorentina), Delvecchio (c, Catania), Bojinov (a, Sporting Lisbona)
Cessioni: Legittimo (Sudtirol), Mesbah (c, Milan), Strasser (c, Milan), Ferrario (d, Parma), Bergougnoux (c, Omonia Nicosia).

MILAN
Acquisti: Merkel (c, Genoa), Mesbah (c, Lecce), Strasser (c, Lecce), Maxi Lopez (a, Milan), Prosenik (a, Chelsea)
Cessioni: Taiwo (d, QPR).

NAPOLI
Acquisti: Edu Vargas (a, Universidad de Cile), Kabine (a, Carpi).
Cessioni: Rinaudo (d, Novara), Mascara (a, Novara).

NOVARA
Acquisti: Caracciolo (a, Genoa), Jensen (c, svincolato), Rinaudo (d, Napoli), Mascara (a, Napoli), Silva (d, Granada)
Cessioni: Labrin (d, Palermo), Giorgi (c, Siena), Meggiorini (a, Torino), Pinardi (c, Vicenza)

PALERMO
Acquisti: Vazquez (c, Belgrano); Mehmeti (a, Malmoe), Milanovic (d, Siena), Labrin (d, Novara), Viviano (p, Inter), Donati (c, Bari), Viola (c, Reggina)
Cessioni: Benussi (p, Torino), Simon (c, Bari), Pinilla (a, Cagliari), Cetto (d, Lille)

PARMA
Acquisti: Lofquist (c, Mjallby), Jonathan (d, Inter), Okaka (a, Roma), Ferrario (d, Lecce), Mariga (c, Inter)
Cessioni: Rubin (d, rescissione), Nwankwo (c, Gubbio), Ze Eduardo (c, Empoli), Blasi (c, Lecce).

ROMA
Acquisti: Nico Lopez (a, Nacional Montevideo), Marquinho (c, Fluminense)
Cessioni: Borriello (a, Juventus). Okaka (a, Parma), Pizarro (c, Manchester City)

SIENA
Acquisti: Giorgi (c, Novara).
Cessioni: Troianello (c, Sassuolo), Milanovic (d, Palermo).

UDINESE
Acquisti: Fanchone (d, svincolato), Fernandes (c, Leicester), Pazienza (c, Udinese)
Cessioni: Doubai (c, Sochaux). Alle 19 il verdetto finale!
 

     

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Ponte sullo stretto: la saga prosegue.

Per più di quarant’anni si è parlato della costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Lo scorso 20 gennaio 2012, con il decreto legge varato dal Governo Monti che prevedeva di definanziare il progetto del manufatto stabile per indirizzare le risorse pari a 1,6 miliardi verso programmi di piccole opere sul territorio, sembrava essere stata posta una pietra tombale sul progetto tanto discusso e mai realizzato. Ma il Sindaco di Messina, l’On. Giuseppe Buzzanca, non ci sta: “ Per la questione Ponte sullo Stretto di Messina siamo stanchi delle incertezze. Siamo stanchi del rimpallo di responsabilità tra Governo nazionale e Cipe. – ha dichiarato Buzzanca-​​ Siamo stanchi di sentire esultare chi in qualche maniera prima aveva auspicato che il Ponte nascesse. Siamo stanchi del cambio continuo di idee”. Il Primo Cittadino, facendo riferimento all’incoerenza di alcuni politici prima favorevoli e adesso improvvisamente contrari alla costruzione del Ponte sullo Stretto, ha colto l’occasione per sferrare un ennesimo attacco mediatico al senatore D’Alia, con cui i rapporti sembrano peggiorare sempre di più (Dopo che, negli ultimi mesi, D´Alia non ha perso occasione per criticare Giuseppe Buzzanca per il suo doppio incarico di Sindaco di Messina e deputato alla Regione Sicilia): “ Oggi sentiamo che l’avvocato D’Alia si dice contrario da sempre al Ponte. Non ci risulta: abbiamo sottoscritto insieme, nel 2008, un programma che prevedeva la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina.” Il Sindaco ha tuonato:“ Bisogna fare una ”operazione chiarezza”. Bisogna sapere fin da adesso che vi sarà certamente una richiesta di risarcimento di danni da parte della ditta che eventualmente non potesse avere la possibilità di iniziare i lavori della costruzione. Ma anche noi, noi Comune di Messina, oltre alle altre realtà che si dovranno inserire in questo meccanismo di risarcimento di penali, chiederemo i danni. Perché la nostra città, in questi ultimi decenni, ha costruito il proprio modello di sviluppo impiegando risorse umane e finanziarie pensando al Ponte, immaginando quella realtà che, insieme alle opere compensative, avrebbe dato un nuovo volto alla città di Messina. La storia senza fine de ponte senza pace!

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Liberation: la crisi greca raccontata dai francesi

Tutti i giorni si ripete sempre la stessa scena: a mezzogiorno una folla silenziosa si accalca davanti ai cancelli del municipio di Atene, a due passi da piazza Omonia. Difficile dire quanti sono, un centinaio o forse di più. "La sera sono due o tre volte più numerosi", sospira Xanthi, una ragazza incaricata dal comune di "gestire la folla". L'atmosfera è tesa quando i cancelli si aprono e una lunga coda si forma fino alla stand dove si distribuisce una Coca Cola light e una sorta di purè di patate in un piatto di plastica. Ci sono grida, litigate, tutto deve essere fatto molto velocemente, la distribuzione dura solo mezzora.

In mezzo ai barboni e ai vecchi con i vestiti logori, si nota subito una nuova categoria di persone finora poco abituate a fare l'elemosina per mangiare. La maggior parte di loro si rifiuta di parlare ai giornalisti. "Si vergognano", dice Sotiris, 55 anni, che si è ritrovato disoccupato dopo aver lavorato 20 anni in una compagnia di assicurazioni. "Ma in Grecia i sussidi di disoccupazione durano solo un anno".

In Grecia sono definiti i "neopoveri" o i "barboni con l'iPhone". Sono i dipendenti licenziati dalle numerose piccole e medie imprese fallite, e i funzionari in esubero in seguito alle misure di austerità prese negli ultimi due anni.

Tutti si sono ritrovati disoccupati, dopo che i crediti al consumo li avevano spinti a indebitarsi troppo durante gli anni migliori. Anni non lontani: fra il 2000 e il 2007 la Grecia esibiva un promettente tasso di crescita del 4,2 per cento. Poi la crisi del 2008 e l'annuncio improvviso di un deficit di bilancio record del 12,7 per cento del pil alla fine del 2009 hanno fatto crollare, come un castello di carte, un'economia dalle basi troppo fragili per resistere alle manovre speculative dei mercati.

Lavoro nero, frodi fiscali, amministrazione pubblica inefficiente: i mali sono noti e gran parte della popolazione accetta la necessità delle riforme strutturali chieste da "Merkozy", come viene chiamata la coppia Angela Merkel-​​Nicolas Sarkozy che domina i negoziati a Bruxelles.

Ma i piani di austerità imposti al paese dalla primavera 2010 vengono accettati con sempre maggiore difficoltà, perché colpiscono soprattutto i lavoratori dipendenti e i pensionati, che hanno visto i loro redditi diminuire o addirittura scomparire quando sono stati licenziati, e le loro imposte prelevate alla fonte aumentare in modo esponenziale. Il risultato è che in due anni il numero di persone senza fissa dimora è aumentato del 25 percento e per alcuni sfamarsi è diventata la prima preoccupazione.

"Ho cominciato a preoccuparmi quando durante le visite mediche diversi bambini venivano per farsi curare lo stomaco vuoto, perché non avevano mangiato niente il giorno prima", racconta Nikita Kanakis, presidente della sezione greca di Médecines du monde.

La crisi dell'Europa ed il caso Grecia. Racconto di una crisi. Una decina di anni fa l'ong francese aveva aperto una struttura in Grecia per rispondere all'afflusso improvviso e massiccio di immigrati clandestini. "Da un anno a questa parte sono i greci che vengono da noi. Persone di classe media che hanno perso i loro diritti sociali e non hanno più la possibilità di andare all'ospedale pubblico. Da sei mesi distribuiamo anche cibo, come nei paesi del terzo mondo", osserva Kanakis. "Il problema del debito è reale, ma fino a dove possono arrivare le esigenze di Bruxelles quando dei bambini che vivono a sole tre ore di aereo da Parigi e Berlino non possono più curarsi o nutrirsi. Nei giorni scorsi una scena insolita si è svolta nel centro di Atene, in piazza Syntagma, proprio di fronte al parlamento: degli agricoltori giunti da Tebe, a 83 chilometri dalla capitale, hanno distribuito gratuitamente 50 tonnellate di patate e di cipolle. Annunciata alla televisione, la distribuzione è degenerata in una serie di incidenti. Tutti si sono precipitati sugli stand. Di nuovo si è assistito a liti e grida. "Non vedevamo una cosa del genere dai tempi dell'occupazione", si arrabbia Andreas, che osservava lo spettacolo a distanza. L'occupazione tedesca durante la Seconda guerra mondiale aveva provocato una terribile carestia, che è rimasta nella memoria di tutti.

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Riforme: stop al pediatra dai sette anni

Tanti saluti al pediatra dopo il compimento del settimo anno di età, se entrerà in vigore il nuovo Patto per la salute in scadenza quest'anno. Attualmente nella seconda fascia di età che va, appunto, dai 7 anni fino ai 14 anni si può scegliere se far assistere il proprio figlio dal pediatra oppure affidarsi ad un medico di base. Il documento verrà discusso questa settimana dalla Conferenza Stato-​​Regioni, ma da giorni si susseguono polemiche su questo, più che possibile, cambiamento. C'è chi sostiene che l'età pediatrica arrivi fino ai 18 anni ed è un dato di fatto che in Europa 15 paesi su 29 estendono l'assistenza pediatrica fino alla maggiore età. In Emilia Romagna sono 780 gli assistiti con meno di 14 anni per pediatra a fronte di una media nazionale di 841, mentre sono 172 i bambini tra i 6 a i 14 anni che invece sono seguiti dal medico di base. La società italiana di pediatria ha calcolato un totale di 15mila specialisti attivi sul territorio nazionale, mentre potrebbero ridursi a 8mila nel 2025.

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Calcio. Zico: Udinese senza limiti

L'ennesima conferma del campionato di calcio italiano, l'Udinese, non smette mai di stupire. Bilancio in attivo, campioni ceduti a grandi club, tanti giovani dal futuro roseo e due grandi protagonisti Di Natale e Guidolin. Un ex grande campione che ha militato all'Udinese invita tutti a crederci fino in fondo. C’è un legame indissolubile tra Udine e Zico, un sentimento che il tempo non sminuisce, anzi solidifica. Merito di Alessandro Scarbolo, che con il club dedicato al Galinho mantiene costantemente vivi i rapporti, ma merito anche di Zico, persona più unica che rara nel panorama calcistico e non. Il neo allenatore dell’Iraq si entusiasma ogni qualvolta il Friuli chiama. Indescrivibile l’emozione che ha lasciato trasparire anche in questa occasione. Parlare di Udinese, per lui, è sempre un piacere. E lo fa con il coinvolgimento del tifoso appassionato.

 

Senza Sanchez e Inler, l'Udinese fa sempre paura. Sotto Natale ha intimorito anche la capolista Juve. Ma ai suoi tempi non accadeva l’inverso?

Io non ho mai avuto paura! Di nessuna squadra. Non ci deve essere paura nel calcio, i giocatori devono credere sempre in se stessi. Questo è il problema principale per le squadre piccole: avere giocatori che non sono abituati ai grandi risultati”.

Quindi Guidolin sbaglia a parlare di salvezza?

Io non lo farei. Non bisogna porre limiti alle ambizioni, altrimenti è naturale che i giocatori si accontentano. Sei tra i primi, giocatela! Nel calcio bisogna puntare sempre più in alto, mai mollare o perdere fiducia. Bisogna osare!”

Non è facile per una società come l’Udinese, soprattutto adesso che dovrà impegnarsi su due fronti molto importanti. Campionato o Europa League: su cosa puntare?

Su tutto! Se c’è la possibilità, migliorare la rosa e non mollare niente!”

Gerolin, suo ex compagno a Udine, viene a monitorare il mercato brasiliano. Vi siete mai incontrati?

A dire la verità no. Non mi meraviglia, però, che l’Udinese sia presente qui: a gennaio ci sono competizioni per ragazzi di 18 anni che sono autentiche vetrine e molti addetti ai lavori non si lasciano scappare l’occasione per scovare talenti. L’Udinese, che è esperta in questo, non mancherà di certo”.

Dal Brasile sono arrivati diversi giocatori: Danilo, Pereyra, Neuton. Li conosceva?

Ad essere sincero solo Danilo. Non seguo molto bene il calcio brasiliano in questo momento”

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L'Italia vista dai giornali tedeschi (Die Zeit), Amburgo

Gli italiani hanno sempre preso in giro il rigore dei tedeschi, ma anche rispettato la loro serietà. Con l'arrivo del serissimo Mario Monti, questo rapporto potrebbe cambiare. Estratti.

È un lunedì pomeriggio all’aeroporto Leonardo da Vinci di Roma. Alle partenze, la fila per passare il controllo di sicurezza si allunga sempre di più. Due tedeschi perdono la pazienza e cominciano a inveire ad alta voce. Uno di loro grida nel suo italiano stentato: “Un caos come questo si trova solo in Italia”. A questo punto un italiano si gira verso uno dei due tedeschi e dice, con espressione irritata: “Germans never change”, i tedeschi non cambiano mai. “Sapete sempre tutto, ci guardate dall’alto in basso”. I tedeschi ammutoliscono imbarazzati, l’italiano li ignora. Poco dopo, sul volo Lufthansa diretto a Düsseldorf, si sente il capitano dire: “Dovremmo decollare tra mezz’ora. Ma con gli italiani non si sa mai”.

Tutto questo succedeva mentre il governo Berlusconi esalava gli ultimi respiri. In quel momento l’Italia era derisa da mezza Europa, e la Germania forse rideva un po’ più forte degli altri. La terza economia del continente veniva vista soprattutto come il paese del bunga bunga. La cancelliera tedesca Angela Merkel si è persino fatta beffe pubblicamente dell’Italia. È successo alla fine di ottobre 2011, in una conferenza stampa con il presidente francese Nicolas Sarkozy a margine di un vertice europeo. Un giornalista ha chiesto se si fidassero delle promesse di riforma di Berlusconi.

Il francese e la tedesca si sono esibiti in una pantomima sarcastica di fronte ai giornalisti. Dopo essersi scambiati un’occhiata eloquente, i due hanno storto la bocca e hanno sorriso ironicamente.

Quello che a Bruxelles è stato percepito come un simpatico siparietto, in Italia è stato interpretato come un’offesa a tutta la nazione, come un’“ingiusta umiliazione”, per citare le parole dell’ex premier Romano Prodi. La cancelliera tedesca non aveva mai criticato Berlusconi apertamente, ma aveva ignorato quasi completamente sia lui che l’Italia. I rapporti istituzionali tra i due paese erano freddi tanto quanto quelli personali tra la figlia di un pastore luterano della Germania est e uno sboccato imprenditore lombardo. Eppure in Italia Angela Merkel godeva di grande popolarità. Per molti italiani stanchi di Berlusconi la cancelliera incarnava le virtù che mancavano ai politici italiani: il senso del bene comune, la moderazione e l’integrità.

Ma oggi l’Italia è governata da un uomo che oltre ad avere queste qualità ne può vantare anche alcune che Merkel non possiede, come un certo cosmopolitismo e la conoscenza approfondita dei temi economici. Gli italiani si sono divertiti a scoprire che la stampa tedesca descrive Mario Monti e Mario Draghi, il nuovo presidente della Banca centrale europea, come “italiani prussiani”: in fondo le cosiddette virtù prussiane venivano celebrate già 1.700 anni fa nell’esercito romano. Monti non era neanche entrato a palazzo Chigi che già l’immagine d’integrità di Angela Merkel cominciava a sfumare. Da figura di riferimento, la donna si è trasformata in una maestrina che bacchetta gli alunni più disubbidienti della classe senza accorgersi che a volte sono proprio loro ad avere le idee migliori.

Quando Berlusconi, nel sollievo generale, ha dato le dimissioni, in Italia i tedeschi sono diventati all’improvviso il vero problema dell’Europa. “Con il suo rigido dogmatismo, Angela Merkel sta mettendo a rischio non solo l’euro ma anche l’idea di Europa nata nel dopoguerra”, mi ha detto un’opinionista vicina al governo. “L’immagine della Germania come motore dell’Europa è inappropriata: Berlino comanda, ma non è una guida”. A Roma questa sensazione è sempre più diffusa. In occasione della sua prima conferenza stampa internazionale, Mario Monti ha parlato a lungo e con entusiasmo della Scandinavia. Il contributo dei paesi nordeuropei all’Europa, ha detto, ha ricevuto troppa poca attenzione. “Eppure hanno un sistema sociale funzionante e mercati più competitivi di quelli dell’area euro”. Un modo per dire che il sistema tedesco non servirà necessariamente a risanare l’Europa: esistono anche altri modelli.

Con Monti l’Italia ha riconquistato il suo orgoglio. In poche settimane sono stati messi in atto programmi di riduzione del deficit e riforme radicali, nel tentativo di abolire i privilegi e incastrare gli evasori fiscali. Si direbbe che il berlusconismo sia finito da anni. Ai protestanti del nord, che si portano dietro i loro peccati fino al giorno del giudizio, il processo di redenzione sarà sembrato troppo rapido. Ma l’Italia è già passata oltre. E mentre Berlusconi si poteva liquidare facilmente come pagliaccio della politica, Mario Monti è un leader serio da ascoltare con attenzione. A metà gennaio, prima di recarsi in visita a Berlino, Monti ha fatto qualcosa che Berlusconi non avrebbe mai osato fare: ha presentato delle richieste alla sua collega tedesca. Ha preteso che la Germania e la Francia smettano di comportarsi con “eccessivo autoritarismo” e ha ricordato ai due stati membri dell’Ue gli errori che hanno commesso nella politica comunitaria. Inoltre ha messo in guardia Merkel dalle proteste che scoppierebbero in Italia contro i tedeschi se Berlino non dovesse riconoscere gli sforzi del paese.

A Roma il consenso di Angela Merkel alle riforme di Monti è stato accolto con sollievo. Ma non è mancato un certo fastidio per la sufficienza con cui la cancelliera loda i provvedimenti del governo italiano. Così negli ultimi giorni Monti è stato ancora più chiaro: “La cultura della stabilità imposta dalla Germania è un prodotto prezioso”, ha detto il primo ministro al Financial Times. “Ma mentre i paesi più indebitati mostrano di aver capito l’importanza della disciplina, i tedeschi dovrebbero rilassarsi”.
I tedeschi dovranno abituarsi a essere rimproverati amichevolmente dagli italiani. Per troppo tempo è successo il contrario. In Germania il nazionalismo si è sempre definito in rapporto all’Italia. La vittoria di un’armata germanica sulle legioni romane nella foresta di Teutoburgo, nel 9 dC, è stato un momento importante per la costruzione del patriottismo tedesco. Per molto tempo essere tedeschi ha significato soprattutto non essere italiani. Martin Lutero denunciò inorridito i peccati di Roma, proprio come avrebbero fatto secoli dopo alcuni giornalisti televisivi parlando dell’Italia di Berlusconi. D’altra parte, i tedeschi hanno spesso imitato lo stile di vita italiano. A nord delle Alpi la pasta, l’aceto balsamico e l’olio d’oliva sono diffusi quanto a sud, e ormai in Germania si comprano più macchine per il caffè espresso che in Italia. A volte si direbbe che i tedeschi siano italiani migliori. Ma che cosa succederà se per una volta gli italiani vorranno essere tedeschi migliori? Sia l’una che l’altra cosa non potranno che far bene all’Europ

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L'agricoltura naturale di Masanobu Fukuoka

Ecco come migliorare il pianeta, l'agricoltura ed il mondo. I consigli di Fukuoka
Nessuna lavorazione...Nessun concime chimico o compost, nessun impiego di prodotti chimici.
Le tecniche agricole moderne sembrano necessarie perchè l'equilibrio naturale dell'ecosistema è stato così profondamente alterato che la terra oggi non può più farne a meno.
Questa logica non vale solo per l'agricoltura ma anche per altri aspetti della società. Allo stesso modo, i medici e la medicina diventano necessari quando la gente si costruisce un ambiente malato.
Prima della fine della guerra, quando andai su all’agrumeto a mettere in pratica quella che allora credevo fosse agricoltura naturale, non feci alcuna potatura e lasciai il frutteto a sé stesso. I rami si aggrovigliarono fra loro, le piante furono attaccate dai parassiti e quasi un ettaro di mandarineto seccò e morì.
Da allora ebbi sempre in mente un interrogativo?: “Qual è la forma naturale?”. Per arrivare alla risposta fui costretto a sacrificare altre 400 piante e finalmente oggi posso dire: “Il metodo naturale è questo”. Devo ammettere di aver avuto la mia parte di insuccessi durante i quarant’anni che ho dedicato alla ricerca, ma adesso riesco a ottenere raccolti uguali o anche migliori, sotto ogni aspetto, rispetto a quelli coltivati in maniera convenzionale.

E cosa più importante: il mio metodo ha successo con una minimo apporto di lavoro e con costi decisamente ridotti, inoltre in nessun momento del processo di coltivazione c’è il più piccolo impiego di prodotti inquinanti, il tutto senza depauperare la fertilità del terreno.

Il metodo della “non-​​azione” è basato su quattro principi fondamentali:

1. Nessuna lavorazione, cioè niente aratura, né capovolgimento del terreno. Per secoli, i contadini hanno creduto che l’aratro fosse indispensabile per incrementare i raccolti. Eppure non lavorare la terra è di fondamentale importanza per l’agricoltura naturale. La terra si lavora da sé grazie all’azione di penetrazione delle radici e all’attività dei microrganismi e della microfauna del suolo.

2. Nessun concime chimico o compost. Ottuse pratiche agricole impoveriscono il suolo delle sue sostanze nutritive essenziali causando un progressivo esaurimento della fertilità naturale. Lasciato a se stesso, il suolo conserva naturalmente la propria fertilità, in accordo con il ciclo naturale della vita vegetale e animale.

3. Né diserbanti, né erpici. Le piante spontanee hanno un ruolo specifico nella fertilità del suolo e nell’equilibrio dell’ecosistema. Come norma fondamentale dovrebbero essere controllate (per esempio con una pacciamatura di paglia o la copertura con trifoglio bianco), non eliminate del tutto.
4. Nessun impiego di prodotti chimici. Dall’epoca in cui si svilupparono piante deboli per effetto di pratiche innaturali come l’aratura e la concimazione, le malattie e gli squilibri fra insetti divennero un grande problema in agricoltura. La natura, lascia fare, è in equilibrio perfetto. Insetti nocivi e agenti patogeni sono sempre presenti, ma non prendono mai il sopravvento fino al punto da rendere necessario l’uso di prodotti chimici. L’atteggiamento più sensato per il controllo delle malattie e degli insetti è avere delle colture vigorose in un ambiente sano.

 Masanobu Fukuoka è un microbiologo giapponese che sviluppò, già a partire dagli anni '40, un metodo definito "agricoltura naturale" o anche "agricoltura del non fare".
Istruitosi come microbiologo in Giappone, ha iniziato la sua carriera come scienziato del suolo, specializzandosi nelle patologie delle piante.
A 25 anni cominciò a mettere in dubbio i preconcetti della scienza dell'agricoltura. Quindi, lasciò il suo posto come ricercatore scientifico, tornò nella fattoria della sua famiglia nella isola di Shikoku nel Giappone del sud per coltivare mandarini, iniziando a dedicarsi allo sviluppo di un sistema di agricoltura biologica ed ecocompatibile. L'obiettivo della sua ricerca è stato minimizzare il più possibile gli interventi dell'uomo, che si limita ad accompagnare un processo largamente gestito dalla natura, entrando in competizione con le tecniche agricole tradizionali e moderne.
Da un punto di vista filosofico, il metodo di Fukuoka si ispira al principio della non azione, alla filosofia del "non fare", nel senso indicato in particolare dalla filosofia taoista. Il Taoismo infatti esalta la spontaneità fino a farne un ideale, e sostiene che tutto avviene spontaneamente senza un perché. Per questo, ritiene che il miglior modo di agire sia la "non azione, ovvero il lasciare libero il campo a quel "meccanismo di autoregolazione che può manifestarsi soltanto se non gli si fa violenza", come si può ben notare in particolare nell'agricoltura, la quale obbedisce a orologi interni ed esterni, atmosferici, e il cui vero motore è la natura.
Per M. Fukuoka infatti lo scopo vero dell'agricoltura non è far crescere i raccolti, ma la coltivazione e il perfezionamento degli esseri umani: una via di ricerca interiore.
Per Fukuoka bastano 1000mq a persona per arrivare all'autosufficienza alimentare, ma la cosa più importante è che la cura del proprio campo, armonizzandosi con i cicli della natura, nutre non solo il corpo, ma anche l'anima.
Fukuoka stava dicendo a quei contadini che, col suo metodo, potevano smettere di "faticare" e trovare il tempo per fare anche arte, poesia, crescere spiritualmente. Questa era per lui la cosa più importante da comunicare.
I principi rivoluzionari del metodo Fukuoka sono:  non arare,  non diserbare,  non concimare e  non potare.
In tal modo egli riesce a coltivare sullo stesso appezzamento una grande varietà di piante e la fertilità del terreno aumenta stagione dopo stagione, ottenendo anche due raccolti nello stesso anno.
Con questo approccio, in 50 anni di effettivi e straordinari risultati, ha messo in serio dubbio tutte le certezze sia dell'agricoltura tradizionale che di quella scientifica.
Ad esempio egli ha dimostrato che l'effetto provocato dall'aratura è controproducente perché compatta il terreno e ne diminuisce la porosità rendendolo progressivamente sempre più duro.

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I suoni misteriosi.

In questi giorni nella rete Internet sta destando molta attenzione un misterioso fenomeno che ha cominciato a verificarsi in maniera consistente nella seconda metà del 2011 in varie località del pianeta, sino a dilagare letteralmente in queste ultime settimane. Malgrado stiano circolando testimonianze e registrazioni palesemente false, detto fenomeno è assolutamente reale. Due le possibili opzioni da valutare: un’intensa e anomala attività solare, che interagisce con la cosiddetta “Cavità di Schumann” innescando delle risonanze che si manifestano sotto forma di rombi, colpi e suoni, spesso simili a quelli di corni o strumenti a fiato (non a caso qualcuno ha evocato le “trombe dell’apocalisse”).

Uno spregiudicato utilizzo di tecnologie elettromagnetiche, in primis HAARP, per scopi di natura psicologica in operazioni volte a instaurare una volta per tutte un Nuovo Ordine Mondiale (in altre parole, si tratta delle fasi preparatorie del tanto vociferato Progetto Blue Beam).
 L'ultimo caso arriva dalla Costa Rica dove sono stati ascoltati dei misteriosi suoni in tutta la regione. Molti credono che queste insolite manifestazioni siano dei suoni dell'Apocalisse... L'ultima volta e' avvenuto dopo la mezzanotte e, i sismologi, hanno riferito di non aver registrato alcuna anomala attivita' sismica nella zona, testimoni riferiscono invece di aver ascoltato come un rombo che riverberava sulla citta'.

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