Virus letale: Chimera? una quisquilia

Virus killer. Mondo a rischio.               In un'università olandese, all'Erasmus Medical Centre di Rotterdam per la precisione, si sono dilettati a produrre una devastante variazione sul tema dell'influenza aviaria H5N1, in grado di contagiare  milioni di persone e di scatenare una pandemia senza precedenti. Il pool di scienziati, al cui capo c'è il virologo Ron Foucher, hanno scoperto che sono sufficienti cinque variazioni genetiche per trasformare il virus dell'aviaria in un agente patogeno talmente contagioso da poter uccidere metà della popolazione mondiale (ad oggi, l'H5N1 ha mietuto 500 vittime nel globo). L'elevata capacità di diffusione è stata dimostrata in esperimenti condotti sui furetti, che hanno un sistema di respirazione che funziona secondo dinamiche molto simili a quelle dell'essere umana. Continuiamo a farci del male!!!!! Complimenti.

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Quando la politica lascia disarmati!!!!

15000 euro al mese per giocare con l'ipad. Da oggi non sarà più permesso...fotografarli!

Una fotografia  scattata durante una seduta parlamentare: ha immortalato, incurante dei lavori della Camera, il parlamentare Roberto Menia (Fli) è impegnato a giocare con "Super Mario Bros" sul proprio iPad.
Lo scandalo dov'è?
Lo scandalo non è nel fatto che noi paghiamo 15.000 euro al mese a questo signore per giocare sul suo iPad, acquistato anch'esso a carico dello stato con i tremila euro che ricevono i parlamentari per l'acquisto di materiale informatico (a proposito, la scorsa settimana i consiglieri regionali abruzzesi avevano provato ad imitarli).
No, non è solo questo: lo scandalo è che da oggi sarà vietato ai fotografi riprendere i deputati in queste loro impegnative attività.
Il codice di autoregolamentazione per i fotografi accreditati ad entrare a Montecitorio, deliberato oggi dall'ufficio di presidenza della Camera, parla chiaro in merito:  "non utilizzare strumenti di ripresa fotografica o visiva per cogliere gli atti o i comportamenti dei deputati e dei membri del governo presenti nell'aula della Camera che, non risultando essenziali per l'informazione sullo svolgimento dei lavori parlamentari,  si risolvano in un trattamento di dati personali non consentito".
....... Senza parole!!!!!!!

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Spagna: "derrota" socialista

Derrota socialista : vittoria dei popolari in Spagna
I conservatori del Partito popolare di Mariano Rajoy hanno conquistato la maggioranza assoluta del parlamento di Madrid. Il Pp ha ottenuto il 44,5 per cento dei voti, conquistando 186 seggi, 32 più del 2008 e tre più del suo massimo storico nel 2000.
I socialisti si sono fermati al 28,6 per cento dei voti, conquistando 110 seggi, 59 in meno del 2008. Stanotte Rajoy ha dichiarato che "il popolo ha deciso per il cambiamento" in maniera inequivocabile. Al neo primo ministro, spetta il difficile compito di guidare il paese fuori dalla crisi economica.
Il nuovo Parlamento spagnolo presenta importanti cambiamenti ed è più frammentato, con sette gruppi paralmentari e un gruppo misto di cui fanno parte sei formazioni. L'estrema sinistra di Izquierda Unita approfitta del crollo socialista, passando da due a 11 deputati. Crescono anche i radicali.

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Antonin Artaud - variazioni italiane

Antonin Artaud - variazioni italiane", L’Ambasciata di Francia in Italia e Sapienza Università di Roma organizzano dal 22 novembre al 4 dicembre 2011 "Antonin Artaud, variazioni italiane", un ciclo di eventi dedicati a Antonin Artaud (1896-​​1948), personalità eclettica che fu insieme poeta, attore di cinema e di teatro, drammaturgo e sceneggiatore, regista e teorico del teatro.
Mercoledì 23 e giovedì 24 novembre 2011, si inizia alla Sapienza dove sono previste due Giornate di Studio dedicate alla ricezione italiana dell’opera di Artaud nel campo delle arti dello spettacolo e della letteratura, organizzate con la collaborazione del Centro Teatro Ateneo. "E non potrete dimenticarmi mai più", è la grande serata radiofonica organizzata da Radio Rai 3 mercoledì 23 novembre – ad inviti – che propone una lettura scenica di brani tratti dagli suoi ultimi scritti di Antonin Artaud. Una retrospettiva cinematografica all’Accademia di Francia-​​Villa Medici, venerdì 25, sabato 26 e domenica 27 novembre offre al pubblico l’occasione di vedere una selezione di film degli anni Venti e Trenta nei quali Antonin Artaud ha recitato: tra cui "La passione di Giovanna d’Arco" di C. T. Dreyer (1928), "L’opera da tre soldi" di Wilhem Pabst (1931) e "La leggenda di Liliom" di Fritz Lang (1931). Il ciclo si conclude domenica 4 dicembre al Teatro Argentina con "Folies d’amour – Lettere a Génica" : Carole Bouquet leggerà alcuni frammenti della corrispondenza amorosa tra il poeta e Génica Athanasiou, artista rumena di cui Artaud si era innamorato nel 1922. La serata del 4 dicembre 2011 sarà l’unica rappresentazione italiana dello spettacolo di Carole Bouquet.
In Italia, Antonin Artaud, figura imprescindibile della scena letteraria e artistica del XX secolo, fa parte degli autori più studiati nei dipartimenti di letteratura francese e di spettacolo delle università, le sue opere sono state abbondantemente tradotte e pubblicate, e la sua teoria teatrale ha avuto un impatto decisivo su diverse generazioni di registi e attori italiani. "Antonin Artaud, variazioni italiane" sarà inaugurato martedì 22 e mercoledì 23 novembre da due Laboratori per gli studenti, organizzati dal Dipartimento di Storia dell’Arte e Spettacolo e dal Dipartimento di Studi Europei, Americani e Interculturali di Sapienza Università di Roma, che coinvolgeranno professionisti del teatro, docenti e traduttori.

Cosi l’apertura degli eventi al pubblico
: - Giornate di studio, laboratori all’università così e retrospettiva cinematografica all’Accademia di Francia : ingresso libero fino ad esaurimento posti. - Serata radiofonica di Radio Rai Tre : serata esclusivamente ad inviti. - Spettacolo al Teatro Argentina, ingresso a pagamento : platea : intero 15€, ridotto (studenti) 10€ ; palchi : intero 10€, ridotto 7€. Ambasciata di Francia in Italia Muriel Peretti -
Marguerite Bordry –
muriel.​peretti@​diplomatie.​gouv.​fr - (T) 06 68 60 12 03 marguerite.​bordry@​diplomatie.​gouv.​fr – (T) 06 68 60 16 25 Accademia di Francia-​​Villa Medici : Michela Terreri –
Teatro Argentina : Antonia Ammirati -
michela.​terreri@​villamedici.​it (T) 06 67 61 291 ufficiostampa@​teatrodiroma.​net (T) 06.684000308

Contatti stampa

a Roma, dal 22 novembre al 4 dicembre 2011 :
un percorso tra incontri, radio, cinema
e teatro con la grande Carole Bouquet.

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Trasporti. Treni. Pendolari disagi senza fine. In arrivo tagli

La scure dei tagli alla spesa pubblica si abbatte anche sui treni dei pendolari. La denuncia arriva dai comitati degli utenti, che rappresentano i circa due milioni di italiani (+14,5% tra il 2001 e il 2008) che, ogni giorno, si spostano con il treno per studio o per lavoro, ed è confermata dalle Ferrovie. Così, un servizio che i clienti giudicano carente sotto molteplici aspetti (puntualità, comunicazione, pulizia, affollamento delle carrozze), non potrà che peggiorare, come quotidianamente certificato dalle migliaia di segnalazioni di disagi e disservizi.

Soltanto in Lombardia, territorio dove i pendolari ferroviari sono più di 300mila, il Comitato regionale ha stimato in 50 le ore di ritardo che ciascun viaggiatore accumula ogni anno, per un danno economico di 500 euro, considerato 10 euro il valore economico di ogni singola ora. E tutto ciò a fronte di un aumento del prezzo del biglietti che, nell’ultimo anno, è stato del 22,68%. Una ricerca a livello nazionale, promossa un paio d’anni fa, quantificava tale disservizio in addirittura 100 ore all’anno per pendolare, perse tra ritardi e treni soppressi.

E la situazione è destinata, come detto, a peggiorare, appunto alla luce dei recenti tagli ai trasferimenti regionali. Secondo la denuncia dei pendolari, che hanno scritto a tutti i parlamentari, a fronte di un «fabbisogno consolidato» di 1,9 miliardi di euro, per il 2012, per il trasporto pubblico locale sono stati previsti solamente 400 milioni, meno di un quarto. E tutto ciò, ricordano gli utenti ferroviari, «mentre il 95% delle risorse viene indirizzato sull’alta velocità».

«Le conseguenze sarebbero devastanti», scrivono i pendolari in una nota, paventando addirittura «il default dell’intero sistema dei trasporti pubblici». Sempre in Lombardia, i viaggiatori prevedono che, se i tagli non rientrassero, i biglietti dovrebbero «raddoppiare il prezzo», cosa che consiglierebbe molti a spostarsi in auto, provocando un «aumento delle code di almeno 6mila chilometri».

Da qui l’appello al Parlamento, dove è sottolineato «il ruolo irrinunciabile del servizio di trasporto pubblico per rilanciare lo sviluppo del sistema economico» e le «gravissime conseguenze per le famiglie, per l’occupazione e per la salute», in caso di fallimento delle società di trasporto locale.

L’allarme dei pendolari è rilanciato dall’amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti: se i tagli della legge di stabilità fossero confermati, i treni regionali saranno a rischio a partire da gennaio 2012.
«Pare che nella legge di stabilità non ci sia alcun provvedimento per il servizio del trasporto ferroviario regionale, quello per cui le Regioni chiedono i soldi», ha detto Moretti, ricordando che l’entità dei tagli previsti è nell’ordine di 1,5 miliardi. «Richiederemo alle Regioni se hanno la copertura per i servizi – ha aggiunto –. Ma se i soldi non ci sono non so cosa fare, non ho i soldi per pagare gli stipendi».
Intanto, proprio per il taglio dei fondi alle Regioni, Trenitalia è stata recentemente costretta a congelare due commesse per 170 nuovi treni (tra elettrici e diesel) destinati al trasporto locale.
«I nostri committenti – confermano fonti delle Ferrovie – hanno grossi problemi finanziari e, di conseguenza, non abbiamo la certezza che riescano ad onorare i contratti di servizio sottoscritti con la nostra azienda. Non avendo più questa sicurezza di cassa, siamo stati costretti a sospendere il progetto di due miliardi di euro in due anni per nuovi treni e a rinviare a data da destinarsi le commesse».
I fondi tagliati servivano anche a pagare il servizio, visto che con il solo ricavato della vendita dei biglietti, si copre appena un terzo del costo effettivo. I restanti due terzi erano assicurati dai trasferimenti regionali, di cui, però, sono rimaste poco più che le briciole. Urgente correre ai ripari. I pendolari meritano rispetto e dignità.

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Quando la violenza fa spettacolo

Quando la violenza fa spettacolo
AGD – «L’11% dell’emissione giornalistica è dedicato alla cronaca nera. Undici ore al giorno della programmazione televisiva tratta storie di violenza. La violenza fa spettacolo. Tutta questa marea di storie e violenza spaventa, produce paura, induce un bisogno ossessivo di sicurezza». Sono le parole con cui il criminologo Duccio Scatolero ha aperto mercoledì la tre giorni dedicata alle “Rel-​​azioni violente” organizzata dal Gruppo Abele alla Certosa di Avigliana. «La violenza fa male – ha proseguito Scatolero -. A tutti. Di più a chi la subisce, ma anche a chi vi si trova contatto. E’ un istinto aggressivo che nasce da un istinto impulsivo. Con il tempo la definizione si è estesa, la violenza è diventato non un gesto di risposta all’impulso, ma il far male ad un altro a prescindere dall’istinto, dalla volontà, dalla consapevolezza. Il far del male al corpo o alla psiche di qualcuno è come violare una cosa inviolabile, vuol dire de-​​umanizzare l’altro e sé stessi. Vuol dire privarsi di qualcosa di grosso. Chi viene trascinato in questo mondo non trova più nulla di quello che conosceva. Trova vergogna. cerca di lavarsi per far andare via questa sensazione che gli è entrata dentro. Fare violenza è perdersi l’anima e rubare l’anima dell’altro».
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Cultura. Intrighi storici. La vera storia della maschera di ferro

Giù la maschera (di ferro)
Dalla leggenda alla storia, le ipotesi improbabili e quelle verosimili.

Sulla vicenda della Maschera di Ferro, in tutte le ipotesi avanzate da storici e studiosi dell’argomento, sostanzialmente poco si è riuscito a ricavare di certo e definitivo.
Rimangono sempre aspetti di dubbio e insicurezza sulle conclusioni portate, nonostante ormai sia attestato – almeno dalle documentazioni archivistiche ufficiali – che il misterioso prigioniero mascherato tenuto nel Castello pinerolese (nella vecchia cittadella francese, divenuta seconda Prigione di Stato dopo la Bastiglia), era l’avventuriero ed assassino Eustache D’Auger De Cavoye (semplificato poi in Dauger), identificato per tutta una serie di conferme testuali ritrovate negli scritti originali e nei registri dei reclusi.
Anche se la sua condizione di carcerato speciale (costantemente mascherato e senza identità precisata, nonchè nella proibizione di scrivere o parlare con qualcuno se non al governatore della prigione e al confessore, al proprio valletto, ed ai custodi ammessi) è stata ormai chiarita, ed il suo nome ha ricevuto una riconoscibilità effettiva, rimane comunque il segreto della sua possibile autenticità.
L’ipotesi più attendibile ed accettata di attribuzione (certificata da documenti storici esistenti e ritrovati, analizzati e sistemati in particolare dalle ricerche di Jean-​​Christian Petitfils e di Maurice Duvivier) che riconosce la Maschera di Ferro nel Dauger (recentemente trascritto, in maniera più corretta, in Danger), viene confermata anche da altri ricercatori (tra cui Rupert Furneaux) che si basano su attestazioni materiali non congetturanti o fantasiose, e ne ritrovano la motivazione fondamentale nella semplice constatazione che è stata la “sola persona che ha seguito Saint-​​Mars” (lo scrupoloso Governatore delle Prigioni dove la Maschera di Ferro è stata vicendevolmente trasferita) “da un carcere all’altro”, venendo tenuto in completa segregazione perchè era al corrente di compromettenti informazioni di Corte e di Stato (e molto probabilmente del complotto che Louvois, Ministro della Guerra del Re Sole, aveva tramato per eliminare il proprio predecessore Colbert).
Per altri invece il personaggio mascherato è riferibile al Duca di Beaufort (sospettato di essere il vero padre naturale del Re Sole), se non addirittura rapportabile, come ha mostrato Pierre-​​Marie Dijol, al Valletto di Corte negro Nabo, da cui la Regina Maria Antonietta avrebbe avuto un figlio mulatto (come era difatti la pelle – molto scura – della Maschera di Ferro) la cui illegittimità aveva portato alla sua incarcerazione e scomparsa pubblica.
Eppure anche in questi intrighi e segreti statali rimane sempre Dauger il maggiore sospettato e indagato: egli era stato, durante la sua prigionia a Pinerolo, Cameriere di Fouquet (il Ministro delle Finanze di Luigi XIV che aveva sottratto al Re un enorme patrimonio monetario, e per questo imprigionato a vita), e poteva facilmente essere venuto a conoscenza di altri eventi scandalistici da nascondere. Ma altrimenti sono emersi ulteriori aspetti critici sul suo operato, e particolarmente il proprio coinvolgimento nel cosiddetto “Affare delle Pozioni” o “Scandalo dei Veleni”, una sorta di spaventosa ritualità satanistica perseguita da diverse esponenti nobili della città per uccidere i propri mariti ed impossessarsi dei loro patrimoni o semplicemente per disfarsi di scomodi consorti (e di tale turbante vicenda, di recente – nel 2005, da parte del restauratore dei sotterranei della Reggia di Versailles, Joaquin Venice – è stato scoperto un possibile luogo di detenzione con un inquietante busto di parvenza regale, ancòra da identificare, diabolicamente cornuto e vampirescamente dentato).
Altre dubbie circostanze intervengono inoltre nel difficile svelamento dell’enigma storico della Maschera di Ferro; e nella sua vicenda complessa e contorta si sono intromessi (o sono stati appositamente insinuati) numerosi fattori di ulteriore occultamento, non solo del volto del carcerato ma anche della sua identità nominale, dei nomi di certi personaggi – determinanti o marginali – che possono venire ritrovati in vari errori, di trascrizione e pronuncia: condizioni che sono da indagare più approfonditamente.
Cominciando proprio dal Dauger (altrimenti scritto D’Auger o D’Oger) Bernard Caire ha spiegato da tempo (nel 1992) che si deve leggere Danger, poichè nella normale scrittura manuale dell’epoca (ma anche odierna) spesso “le n sono scritte come u”. Una banale condizione che però non ha cambiato nulla nelle conclusioni reali dei fatti, ma che può suscitare non pochi altri dubbi di disguidi interpretativi (e di coincidenze insospettabili).
Innanzitutto viene la strana rispondenza dei nominativi dei vari Servitori di Fouqet (tra cui Dauger/​Danger è stato il nome che è sopravvissuto agli altri), i cui significati letterari, molto particolari (Danger appunto, La Vallée, La Foret, La Rivière, e Champagne), si riferiscono curiosamente ad aspetti che possono apparire appositi elementi espressivi di comodo (rispettivamente significanti – traducendoli dal francese – Pericolo, la Valle, la Foresta, la Riviera, ed il famoso vino o la omonima regione di sua produzione) per confondere una vera identificazione.
Ma il rebus più stravagante appartiene al nome di Ercole Mattioli (Segretario di Stato del Duca di Mantova, che aveva cercato di truffare Luigi XIV sulla vendita segreta della Fortezza di Casale alla Francia, e pertanto incarcerato dei Francesi – lo ha catturato proprio il Catinat – a Pinerolo e poi nella Bastiglia), ritenuto possibile Maschera di Ferro da Marius Topin e da Franz Funck-​​Brentano in quanto le circostanze cronologiche e di suo incarceramento coinciderebbero con gli eventi effettivi, che nella dizione francese veniva trascritto Matthioli, ed il cui nome è stato utilizzato sulla tomba di Danger per impedire ulteriormente la veritiera identificazione del Valletto di Fouquet (o chi altri egli rappresentasse).
È proprio con due cognomi simili a quello del diplomatico italiano (un poco storpiati, come al solito, nelle trascrizioni) che le registrazioni di morte del Danger (avvenuta nel 1703) vengono appositamente confuse: mentre nel Diario del Luogotenente della Bastiglia, Etienne Du Junca, si legge infatti che “il prigioniero sconosciuto sempre coperto da una maschera” ha ricevuto il nome di “Marchiel” (dizione “sottoscritta” dal Comandante della Prigione parigina e dal medico legale che ha constatato il decesso del detenuto), nel Libro dei Morti della Parrocchia di San Paolo (dove è stato sepolto l’uomo dalla Maschera di Ferro) è riportato che il defunto è stato chiamato “Marchioly” (in altri casi trascritto anche “Marchialy”).
I dati si complicano di più osservando altre testimonianze ufficiali sugli appellativi e sulla possibile identità del prigioniero mascherato rilasciate dai suoi guardiani: che a causa del proprio aspetto moresco (come incidentalmente riporta Dijol nel 1978, seza rimarcare però le corrispondenze che tra poco evidenzierò) lo chiamavano – in francese – “Marquis Ali” (la cui pronuncia italiana, Marchì-​​alì, corrisponde del tutto a Marchiali, e dunque è rapportabile al Marchialy del documento mortuario parrocchiale sopra citato); e che a Pinerolo (come testimonia una lettera del Saint-​​Mars al Louvois del 1669) sospettavano invece fosse un “marechal” (il cui accento in francese – marsciàl – si avvicina di molto al Marchiel – pronunciato Marscièl – riportato nel Registro della Bastiglia).
Si tratta soltanto di fatali errori di trascrizione, o di voluti sistemi per confondere l’autentico riconoscimento del prigioniero mascherato? Oppure sono astuti mezzi di distrazione (alterazione) per un codice cifrato (di cui un altro riferimento criptico potrebbe inoltre celarsi nella sigla numerica – “Detenu 64389000: l’Homme au Masque de Fer” – registrata nel Libro dei Carcerati della Bastiglia, ritrovato nel 1789 dai rivoluzionari francesi quando si impadronirono del carcere parigino) contenente una deviante indicazione, idonea a coprire il segreto del nome nascosto?
E che cosa dobbiamo pensare poi del termine Saint-​​Mars, che altrove viene scritto – senza variarne la pronuncia – Cinq-​​Mars (e potrebbe diventare – sebbene forzatamente – anche Saint-​​Marc, o perfino Sainte-​​Marque)?
Come diversi autori hanno sospettato e suggerito, è forse possibile che dietro ai nominativi attribuiti al Danger (e non solo alla sua mascheratura, metallica o di panno, se non impalpabilmente di solo significato emblematico) si celino personaggi del tutto impensabili e differenti.
Che la Maschera di Ferro sia davvero il Mattioli (in effetti con tale nome essa è stata sepolta quale presunto Danger), oppure il Fouquet (come ha proposto già dal 1836 Paul Lacroix) dato per morto di apoplessia nel 1680 ed occultato sotto la provvidenziale mascheratura ferrea, o che possa rivelarsi uno sconosciuto Maresciallo di Francia ancòra da scoprire, è un argomento tutto da verificare e di cui occorre ritrovare tuttavia le effettive prove di conferma.
Tra le altre interpretazioni recenti, la più paradossale è stata esposta, anch’essa nel 2005, da Jean-​​Luc Dauphin, che considera Saint-​​Mars “il vero padre della Maschera di Ferro” (e a ben vedere, diversamente da tutti gli altri incarcerati di sua competenza, egli – sempre – si portava gelosamente con sé quel prigioniero, come un figlio da proteggere).
Sono comunque in molti gli autori che ritengono il mascheramento del detenuto un espediente eclatante e di comodo per continuare a ricevere gli appannaggi provenienti dalla sua custodia; ma forse qualcos’altro si può celare dietro quella strana supposizione: ad esempio, che esistesse una tacita complicità (come si può ricavare da un vago riporto piccante, soltanto accennato da Nello Manduca) tra il Carceriere del Prigioniero Mascherato e il Louvois; perché il Ministro francese era divenuto l’amante della moglie del Commissario della Guerra pinerolese, Damorezan, la cui tresca segreta era nota alla sorella di lei, la quale a sua volta non era altrimenti che … la sposa del Saint-​​Mars!
Ad ogni modo, fortunatamente per il Governatore della Prigione di Pinerolo, il ferreo mascherato decede nel 1703, appena in tempo per liberare il proprio custode da quella lunga incombenza protettiva tenacemente perseguita per tutta la sua vita, e lasciarlo finalmente morire a sua volta qualche anno dopo – nel 1708 – alla veneranda età di 82 anni, senza più crucci di mistificazioni segrete e sotterfugi falsificanti (affidati volentieri alla problematica risoluzione dei posteri).

(Vita diocesana Pinerolese)
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Solidarieta' da Vita diocesana pinerolese

Un carico di speranza
Mali. Partito da Villar Perosa il container di “Cuore Aperto Onlus”
Sei tonnellate di riso, banchi di scuola con sedie e lavagne, pacchi di vestiario, rete metallica che servirà per recintare la scuola nel villaggio di Dioumatenè, armadietti, letti per il centro nutrizionale, un trattore con dischi e aratro per avviare un’attività di orti nei villaggi, biciclette, materiale sanitario, macchine da cucire, e ancora molto altro. Un altro container, un altro segno di speranza per un popolo che di speranze ne ha molte ma concretezze poche. È partito lunedì 3 ottobre da Villar Perosa, carico di aiuti umanitari per i villaggi del Mali che vivono in condizioni poverissime. L’operazione è stata organizzata dall’Associazione Cuore Aperto Onlus capitanata da Franco Gallea, parroco di Villar e presidente dell’associazione. Sono ormai 21 anni che l’associazione svolge un lavoro con grande dedizione ed energia con la convinzione che i profondi disequilibri e le disuguaglianze del cosiddetto “ordine mondiale” sono conseguenze di decenni di prevaricazioni, di sfruttamenti e di meccanismi perversi. Le azioni e le attività che si portano avanti nei paesi di intervento insieme alle comunità locali, potranno lentamente cambiare la realtà delle cose. Per questo motivo si utilizza, quando è possibile, l’invio di un container con materiale di varia natura per far sì che gli abitanti dei villaggi possano migliorare le loro condizioni di vita. «Abbiamo visto delle mamme partorire per terra – racconta una volontaria - i letti serviranno a loro; il trattore per arare la loro dura terra, i banchi e le sedie per la scuola sostituiranno i tronchi di legno sui quali si siedono i bambini. Realtà così diverse e lontane dalle nostre quotidiane abitudini. L’associazione Cuore Aperta Onlus è aperta a tutti e ogni anno a gennaio un gruppo di volontari si reca sul posto per il campo di lavoro e condivisione. È un impegno personale per scoprire e maturare un nuovo stile di vita. Per chi fosse interessato a partecipare alle varie attività: 0121-​​51325 (Piero).
Cristina Zanon

Grazie a tutti di cuore
Siamo partiti, chi prima, chi dopo, tutti mossi da qualcosa non sempre di ben definito. E l’Africa si è mostrata. Pur nel nostro piccolo abbiamo visto, abbiamo toccato con mano la difficoltà delle persone e non è stato possibile restare indifferenti. Allora vogliamo fare, essere attivi, per crescere noi e per aiutare a crescere anche quelli che non hanno la nostra fortuna. Non è sempre facile, ma siamo ancora qui. Vogliamo esserci, e provarci anche domani. Con l’aiuto di tutti.
L’associazione Cuore Aperto desidera ringraziare le tantissime persone che hanno lavorato (per un intera giornata) a caricare il container, tutte le persone (e sono davvero tante!) che hanno donato del materiale come la scuola Ebraica di Torino che con la donazione di banchi, lavagne e cattedre (nuovi!) renderà possibile l’allestimento di una scuola in un villaggio presso Koutiala. Grazie di cuore alla ditta Pansa-​​Pizzuto per il suo particolare interessamento, a Fabrizio Carini della Panta-​​Rei, spedizioniere, alle tante associazioni presenti del pinerolese, (il San Domenico di Pinerolo, il Cottolengo di Pinasca ecc..), al donatore per le 3 tonnellate di riso offerte, alla Top Casa perle piastrelle, alla ditta Vecchiato per la rete metallica, necessaria per la recinzione della scuola di Dioumatenè, al comune di Pinerolo (Sig. Piccardino) per i banchi di scuola e le lavagne, a Fulvio, Paolo e Franco per la disponibilità continua dei furgoni. Grazie a tutti di cuore

Associazione Cuore Aperto Onlus

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Diritto alla salute: Gemelli per la tutela dei malati

Gemelli?  Stop alle polemiche per il bene di tutti.
Inaugurazione dell’anno accademico celebrata il 17 Novembre nella sede romana dell’Università Cattolica. Da una parte la gioia per la nomina a ministro del rettore Lorenzo Ornaghi. Dall’altra la situazione finanziaria preoccupante del Policlinico Gemelli, oggetto negli ultimi mesi di un virulento attacco mediatico. Appassionata la relazione del preside di Medicina, il professor Rocco Bellantone, che dopo aver ribadito punto per punto i meriti e l’eccellenza della Cattolica nel campo dell’assistenza sanitaria e della ricerca, ha ricordato il caso estivo dei contagi da Tbc tra alcuni neonati.
Sul Policlinico Gemelli, ha detto, «si è abbattuto un ciclone in cui le legittime angosce di famiglie in ansia per i propri bambini sono state anche sfruttate per un attacco ideologico alla istituzione cattolica». Un «attacco violento, becero e spesso in malafede che in molti casi ha utilizzato le sofferenze altrui per fini ideologici o di puro mercimonio». «Abbiamo scoperto – ha aggiunto – che esistono contagi mediatici, contagi politici, contagi cattolici e contagi laici, abbiamo scoperto che la stessa identica situazione in Emilia si chiama profilassi precauzionale e nel Lazio ospedale untore». «Io so per certo – ha ribadito Bellantone – che l’istituzione Gemelli è stata, è e sarà fattivamente impegnata per dare massima trasparenza, affettuosa solidarietà, competente professionalità. E questo i cittadini italiani lo sanno.
Ed infatti, nonostante tutto, il Gemelli ha retto. La percentuale di occupazione di posti letto non si è mutata di una virgola, le richieste di migliaia di cittadini italiani sono rimaste inalterate». Dopo questa puntualizzazione il preside ha lanciato un “grido di dolore” accompagnato da un appello alla presidente della Regione Lazio, Renata Polverini – presente all’inaugurazione – affinché «affronti in prima persona la situazione finanziaria del Gemelli, garantendo giuste decisioni in tempi rapidi, prima che sia troppo tardi». «Siamo preoccupati – ha affermato Bellantone – che il Gemelli diventi un facile obiettivo in quanto non di proprietà pubblica. Infatti, il mancato pagamento di quanto concordato e dovuto comprometterebbe a breve le sue capacità operative».
Da qui l’appello a Polverini poiché, ha sottolineato Bellantone, «in assenza di diverse notizie, in tempi brevissimi si aprono scenari preoccupanti per i lavoratori del Gemelli e c’è il rischio di dover procedere nei prossimi mesi ad un ridimensionamento dell’offerta sanitaria, che toglierebbe di colpo alla sanità del Lazio, già dall’anno che sta per iniziare, decine di migliaia di ricoveri e prestazioni sanitarie che non riesco a prevedere chi sarà in grado di soddisfare».
E il “grido di dolore” sembra aver colpito nel segno. La Polverini, pur lamentando il tono a suo dire «inadeguato e ingiusto» usato da Bellantone, ha comunque affermato: «Credo che troveremo una soluzione. È da un anno e mezzo, cioè dal mio insediamento, che stiamo lavorando per risolvere la questione del Gemelli. Sappiamo che il Policlinico è una struttura straordinariamente importante nell’ambito del sistema sanitario regionale e la Regione ha dimostrato, anche nel mese di agosto, per il caso Tbc, la vicinanza assoluta a questa struttura».
L’inaugurazione della Cattolica era iniziata al mattino con una celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale vicario Agostino Vallini. Nell’omelia il porporato, dopo aver sottolineato la necessità della «coerenza nel vivere e professare la fede» ha auspicato che nella Cattolica, «centro accademico prestigioso non solo per l’alta qualità e serietà negli studi, ma anche per le finalità di formazione cristiana volute dal fondatore padre Agostino Gemelli, cresca l’attenzione educativa perché, nel rispetto della libertà di coscienza dei singoli, sappia proporre motivazioni ed esperienze di fede vissuta e testimoniata, consapevole e coraggiosa».
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India: uccisa suora cristiana. Movente: il vile denaro.

L’hanno uccisa perché si opponeva alla mafia delle miniere di carbone.  Suor Valsa John, delle Suore della Carità di Gesù e Maria, è stata uccisa alle prime ore di mercoledì in circostanze ancora non chiarite nello Stato indiano nord-​​orientale del Jharkhand. Secondo le ricostruzioni, la religiosa 53enne è stata assassinata durante la protesta di una cinquantina di persone davanti alla sua abitazione, probabilmente istigate dalle compagnie minerarie del carbone che in lei avevano trovano una combattiva oppositrice ai loro progetti sulle terre tribali.  La sua morte ha interrotto 20 anni di lavoro pastorale svolti tra i diseredati e i gruppi minoritari del distretto di Pakur. Ai funerali celebrati nella cattedrale di Dumka hanno partecipato 700 fedeli ed esponenti del clero locali, con alcuni arrivati appositamente dal Kerala, all’estremo Sud dell’India, Stato natale di suor Valsa, che ha dato al paese un gran numero di religiose. Come ha ricordato durante la celebrazione il gesuita padre Varkey Chenna, la religiosa – arrestata nel 2007 per avere guidato la protesta contro l’apertura di una miniera nella regione – «ha dato la vita per Cristo, la sua testimonianza è un invito a porci alla sequela radicale di Gesù Cristo, come veri discepoli».
Secondo la testimonianza del Provinciale dei Gesuiti di Dumka, padre Nirmal Raj, tra quelli che più conoscevano l’impegno della suora uccisa – raccolta dall’agenzia Fides – «suor Valsa viveva con i poveri, offriva la sua testimonianza cristiana e li evangelizzava, condividendo le loro fatiche e difficoltà. Viveva accanto alle comunità tribali più emarginate, i gruppi di etnia Santhal nel distretto di Pakur». . Per gli inquirenti una delle piste seguite nelle indagini è quella delle organizzazioni criminali che sostengono lo sfruttamento dei tribali e il business delle compagnie estrattive.
Secondo una nota inviata a Fides dal Consiglio globale dei cristiani dell’India, «la suora era stato più volte minacciata da criminali che l’avevano diffidata dal contrastare l’opera di compagnie come la Panem Limited, e aveva anche avvisato le autorità competenti delle minacce ricevute. Ma le autorità del Jharkhand, che appartengono a partiti nazionalisti indù, hanno ignorato le sue richieste, lasciandola senza protezione». Convinti che l’omicidio abbia radici nell’impegno della religiosa, sono sia la sua famiglia, sia la Chiesa Siro-​​malabarica indiana, fortemente presente nel Kerala.
Il tempo passa, il tempo scorre, gli anni ed i secoli passano ma i cristiani continiuano ad essere perseguitati in ogni parte del mondo senza che nessuno intervenga. "Vi invio come agnelli tra i lupi" recita il Vangelo... ma chi tutela sulla Terra questi agnelli? Per il denaro si scatenano guerre ma per avvenimenti come questi non si muove una foglia ed anzi spesso non si arriva neppure ad arrestare i colpevoli. Ancora una volta non resta che appellarsi alla GIUSTIZIA DIVINA. Grazie di tutto sorella Valsa.

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