Tetto al contante, ecco i nuovi limiti

Tetto al contante, ecco i nuovi limiti

A decor­rere dall’1 gen­naio 2020 e fino al 31 dicem­bre 2021 il divi­eto per l’utilizzo del con­tante è fis­sato a 2.000 euro. A decor­rere dal pri­mo gen­naio 2022 il divi­eto scat­ta a 1.000 euro. E’ la soglia con­fer­ma­ta nell’ulti­ma boz­za del decre­to fis­cale in mate­ria di mod­i­fiche al regime di uti­liz­zo del con­tante.

La nor­ma, spie­ga la relazione illus­tra­ti­va, intro­duce mod­i­fiche volte a ridurre pro­gres­si­va­mente, sec­on­do una log­i­ca tran­si­to­ria spalma­ta sul prossi­mo bien­nio, dap­pri­ma a 2.000 euro e suc­ces­si­va­mente a 1.000 euro la soglia che limi­ta le transazioni in denaro con­tante che pos­sono essere effet­tuate al di fuori del cir­cuito degli inter­me­di­ari ban­cari e finanziari abil­i­tati.

La nor­ma vigente prevede il divi­eto di trasferire denaro con­tante e titoli al por­ta­tore in euro e in val­u­ta estera per un val­ore com­p­lessi­va­mente pari o supe­ri­ore a 3.000 euro. La dis­po­sizione, si legge nel­la relazione tec­ni­ca, non pro­duce nuovi o mag­giori oneri a cari­co del­la finan­za pub­bli­ca, essendo per­al­tro assis­ti­ta da una regime tran­si­to­rio capace di neu­tral­iz­zare qual­si­asi effet­to a regime.  https://www.adnkronos.com/soldi/economia/2019/10/21/tetto-contante-ecco-nuovi-limiti_WbH4U8nx6w5FQhJY49A7oN.html

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Influenza, c’è il primo caso grave

Influenza, c'è il primo caso grave

Si annun­cia aggres­si­va l’ondata influen­za­le dell’inverno 2019–20. Il pri­mo caso ital­iano di influen­za grave del­la sta­gione risale già al 27 set­tem­bre ed è sta­to reg­is­tra­to all’ospedale di Udine. A richia­mare l’attenzione degli infet­tivolo­gi, insieme alla pre­coc­ità, anche le carat­ter­is­tiche del paziente: una per­sona di 50 anni per­fet­ta­mente sana e sen­za alcun tipo di comor­bid­ità, che non rien­tra quin­di tra le cat­e­gorie a ris­chio. A causa delle com­pli­canze bat­teriche e fungine il paziente, che oggi è in via di gua­ri­gione, è sta­to intu­ba­to e ha dovu­to affrontare una degen­za che si è pro­trat­ta per oltre 20 giorni. Ne dà notizia, in una nota, la Soci­età ital­iana di ter­apia anti­n­fet­ti­va (Sita), che rib­adisce l’importanza del­la vac­ci­nazione anti­n­fluen­za­le.

 

Se questi sono i seg­nali — dice Mat­teo Bas­set­ti, ordi­nario di Malat­tie infet­tive all’ospedale San Mar­ti­no di Gen­o­va e pres­i­dente del­la Sita — con una pri­ma diag­nosi già alla fine di set­tem­bre, e se si ripeterà lo sce­nario che ha inter­es­sato l’Australia e altre par­ti del mon­do, andremo incon­tro a una sta­gione influen­za­le par­ti­co­lar­mente aggres­si­va, con cir­co­lazione di virus influen­za­li molto diver­si: H3N2, come nel caso in ques­tione, H1N1, virus B”.

Per l’esperto, “questo caso sug­gerisce che la for­ma influen­za­le di quest’anno, anche se non dovesse avere numeri stra­or­di­nari come quel­li dell’inverno 2017–18, può colpire anche le per­sone sane e raf­forza il mes­sag­gio che la vac­ci­nazione anti­n­fluen­za­le deve essere uni­ver­sale per­ché non esiste cat­e­go­ria di sogget­ti risparmi­a­ta dalle poten­ziali com­pli­canze dell’influenza”.

La Sita dunque, come indi­ca­to al recente con­gres­so nazionale che si è svolto a Napoli, sot­to­lin­ea quin­di l’importanza di coin­vol­gere nel­la cam­pagna vac­ci­nale tut­ta la popo­lazione: non solo le cat­e­gorie a ris­chio (per­sone over 65, bam­bi­ni sot­to i due anni, per­sone immun­ode­presse) ma anche le per­sone che non rien­tra­no in questi grup­pi. Attual­mente, però, meno di un ital­iano su 4 si pro­tegge con la cop­er­tu­ra vac­ci­nale anti­n­fluen­za­le.  https://www.adnkronos.com/salute/sanita/2019/10/21/influenza-primo-caso-grave_WztDzaOxhPUeAmZGvZhfhL.html

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FATTI I FATTI TUOI, GUARDONE!”

MA CON CHI CE L’HA LA MELONI? CON IL BANCOMAT – “GIORGETTASCATENATA SUL PALCO DI PIAZZA SAN GIOVANNI: “PARLANO DI LOTTA ALLA GRANDE EVASIONE E PENSANO DI RISOLVERLA METTENDO UN TETTO AI CONTANTI. TRA UN POIL BANCOMAT CI CHIEDERÀ A COSA CI SERVONO I SOLDI. METODI STALINIANI…” –

meloniMELONI

Da repubblica.it

Sul pal­co di Piaz­za San Gio­van­ni per la man­i­fes­tazione del cen­trode­stra uni­to, la leader di Fratel­li d’Italia si lan­cia con­tro il gov­er­no gial­lo-rosso. “Par­lano di lot­ta alla grande eva­sione e pen­sano di risolver­la met­ten­do un tet­to ai con­tan­ti. Tra un po’ il ban­co­mat ci chiederà a cosa ci ser­vono i sol­di. Fat­ti i fat­ti tuoi, guardone!”.

meloniMELONIBERLUSCONI MELONI SALVINIBERLUSCONI MELONI SALVINIsalvini meloni tesei berlusconiSALVINI MELONI TESEI BERLUSCONImeloniMELONI

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RINALDI PERDE LA PAZIENZA: si perseguita il piccolo, e si dimenticano i 1000 miliardi di evasione del Lussemburgo

Anto­nio Maria Rinal­di perde la pazien­za, ed ha per­fet­ta­mente ragione. Quan­do lo Sta­to, il Min­is­tero delle Entrate, non fa NULLA con­tro i par­a­disi fis­cali esteri, perfi­no nell’Unione Euro­pea, dove si evadono mille mil­iar­di all’anno, ma perse­gui­ta il pic­co­lo com­mer­ciante per­chè non fa lo scon­tri­no, qual­cosa di grave non va. Per Con­te è trop­po facile perse­gui­tare i pic­coli ed igno­rare le eva­sioni dei gran­di grup­pi indus­tri­ali , delle famiglie di mag­nati, delle major straniere.

Un gov­er­no maramal­do, che attac­ca i deboli ed igno­ra i for­ti, non meri­ta altro che invet­tive e rab­bia.                https://scenarieconomici.it/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Video-2019–10-21-at-9.56.23-AM-1.mp4

 

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Oxfam: FMI e Banca Mondiale ampliano il divario della disuguaglianza nel mondo

Oxfam: FMI e Banca Mondiale ampliano il divario della disuguaglianza nel mondo

stituzioni finanziarie come la Banca mondiale e il FMI ampliano il divario di disuguaglianza in tutto il mondo, avverte l’organizzazione umanitaria Oxfam

“La dis­ug­uaglian­za sta peg­gio­ran­do. Abbi­amo un’economia in cui alcu­ni in cima stan­no ben­e­fi­cian­do dei van­tag­gi. 26 per­sone oggi han­no più ric­chez­za del­la metà con meno ric­chez­za dell’umanità, 3800 mil­ioni di per­sone”, ha dichiara­to il diret­tore esec­u­ti­vo dell’organizzazione uman­i­taria bri­tan­ni­ca Oxfam, Win­nie Byany­i­ma, in un’intervista con l’agenzia di stam­pa spag­no­la Efe, pub­bli­ca­to ieri.

Rifer­en­dosi alla cres­cente dis­par­ità eco­nom­i­ca, Byany­i­ma, ugan­dese, 60 anni, ha det­to ai media spag­no­li che è nec­es­sario cam­biare l’economia glob­ale, affinché fun­zioni per tut­ti. “In questo momen­to fun­ziona solo per mil­iar­dari e gran­di soci­età”, ha denun­ci­a­to.

Dopo aver denun­ci­a­to che le gran­di multi­nazion­ali, con le loro politiche eco­nomiche aggres­sive, han­no mes­so in prat­i­ca una for­ma estrema di cap­i­tal­is­mo, il rap­p­re­sen­tante di Oxfam si è ram­mar­i­ca­to che isti­tuzioni come la Ban­ca mon­di­ale (Ban­ca mon­di­ale) e il Fon­do mon­e­tario inter­nazionale (FMI) seguano il gio­co le multi­nazion­ali diven­tano così parte del prob­le­ma, “invece di essere parte del­la soluzione per­ché han­no molto potere”, ha crit­i­ca­to.

Sec­on­do l’opinione del rap­p­re­sen­tante di Oxfam, è nec­es­sario che i più ric­chi si presti­no a cam­biare le regole del gio­co e, in questo sen­so, ha pos­to il Mes­si­co come esem­pio, dove l’uomo d’affari Car­los Slim ha ben­e­fi­ci­a­to per anni di qua­si un monop­o­lio e un Liv­el­lo fis­cale molto bas­so.

Questo è qual­cosa che vedi­amo in tut­to il mon­do.

I molto ric­chi sono molto vici­ni al potere e sono in gra­do di cam­biare le regole del gio­co “, ha spie­ga­to Byany­i­ma.

Inoltre, ha pre­cisato come il sis­tema fis­cale sia un rif­lesso e una fonte di queste cres­cen­ti dis­par­ità eco­nomiche.

In Brasile, il 10% più povero sta pagan­do un’aliquota fis­cale supe­ri­ore al 10% più ric­co. Il sis­tema fis­cale è così regres­si­vo che la per­centuale paga­ta dai poveri in relazione al loro red­di­to è supe­ri­ore a quel­la paga­ta dai ric­chi. Riesci a immag­i­narlo?

Byany­i­ma ha anche com­men­ta­to i recen­ti even­ti in Ecuador, in cui le mis­ure eco­nomiche dec­re­tate dal gov­er­no del pres­i­dente Lenín Moreno, che include­vano l’abolizione dei sus­si­di per il car­bu­rante, han­no causato un’ondata di proteste di mas­sa che han­no costret­to alla loro abrogazione.

Il FMI e la BM devono capire due cose. In pri­mo luo­go, quan­do por­ti l’austerità alle per­sone in una situ­azione di crisi eco­nom­i­ca, la spe­sa sociale dovrebbe sem­pre essere pro­tet­ta, non dovrebbe mai essere tagli­a­ta. Due: il gov­er­no dovrebbe negoziare questo con il popo­lo, non in seg­re­to, e colpen­do poi il popo­lo”, ha evi­den­zi­a­to la rap­p­re­sen­tante di Oxfam.

Byany­i­ma ha anche fat­to appel­lo a tut­ti i gov­erni affinché intrapren­dano le riforme nec­es­sarie per cam­biare il proces­so di glob­al­iz­zazione, che, sec­on­do lei, è un sis­tema che non è rego­la­men­ta­to ed è nec­es­sario che questi diri­gen­ti las­ci­no alle spalle quel­lo del­la cresci­ta per crescere.
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-oxfam_fmi_e_banca_mondiale_ampliano_il_divario_della_disuguaglianza_nel_mondo/82_31255/

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NATO ALLA GUERRAATOMICA E NON SOLO.

 

La Litu­a­nia ha ritenu­to nec­es­sario smen­tire, con un comu­ni­ca­to stam­pa  uffi­ciale, che l’indiscrezione (bol­la­ta come “fake  news”)   sec­on­do  cui il paese balti­co ha accetta­to di ospitare  le bombe atom­iche Usa che gli amer­i­cani  pen­sano di spostare dal­la base tur­ca di Incir­lik.

 

La smen­ti­ta di Vil­nius

No, i 500 mil­i­tari amer­i­cani che  si sono visti instal­lar­si in Litu­a­nia, non stan­no preparan­do una base; no, tan­to meno per  met­ter­ci le  armi nucleari. No, i 500 e i loro mate­ri­ali bel­li­ci sono lì “come parte degli forzi per scor­ag­gia­re la poten­ziale aggres­sione rus­sa”, e “torner­an­no a casa in pri­mav­era”,  giu­ra Star & Stripes, il gior­nale delle truppe Usa. Il quale ricor­da che no, sem­plice­mente,  “nel 2017, la NATO e l’Unione Euro­pea han­no  lan­ci­a­to un cen­tro di eccel­len­za “a Helsin­ki per aiutare gli alleati e i part­ner ad affrontare gli attac­chi” ibri­di “, che coin­vol­go­no la guer­ra infor­mat­i­ca e infor­mat­i­ca, insieme ad azioni politiche, eco­nomiche e mil­i­tari. Un cen­tro ciber­neti­co di eccel­len­za è sta­to isti­tu­ito dal­la NATO a Tallinn, in Esto­nia, nel 2008, un anno dopo che quel paese è sta­to ogget­to di un este­so attac­co infor­mati­co da parte dei rus­si”.

Quin­di è col­pa di Mosca che aggre­disce, altri­men­ti “la NATO” non avrebbe bisog­no di avvic­inare a ridos­so del con­fine rus­so la cinquan­ti­na di Bombe a grav­ità B61, 10 volte più  poten­ti di quel­la di Hiroshi­ma, che tiene ad Incir­lik. Ci si pote­va accon­tentare   delle atom­iche   “immagazz­i­nate nelle basi di Kleine Bro­gel in Bel­gio, Buechel in Ger­ma­nia, Aviano e Ghe­di-Torre in Italia, Volkel nei Pae­si Bassi e Incir­lik in Turchia” . Solo che ora la Turchia “sta uscen­do dall’orbita occi­den­tale”,  tut­ti posti un po’ lon­tani per un inter­ven­to ful­mi­neo –  e poi  la base di  Incir­lik è a 250 chilometri dal­la fron­tiera del­la Siria   –   e  il  recente attac­co alle  instal­lazioni ARAMCO,  i droni e mis­sili da crociera yemeni­ti  han­no col­pi­to il sito a  650  chilometri all’interno del ter­ri­to­rio sau­di­ta. Quin­di ci sono motivi per ripo­sizionare le atom­iche  Usa in Europa.

L’operazione Steadfast Noon

Sicu­ra­mente è  una coin­ci­den­za, ma quan­do la Litu­a­nia ha smen­ti­to come ”fake”  la voce che la pic­co­la  nazione avrebbe ospi­ta­to le tes­tate, più o meno  negli stes­si giorni l’aviazione tedesca e altri (anche ital­iani) del­la NATO era­no impeg­nati in una eserci­tazione chia­ma­ta Stead­fast Noon, con­sis­tente, sec­on­do il Pas­sauer Neue Presse che ne ha dato notizia, nell’addestrare il per­son­ale a trasferire in sicurez­za tes­tate nucleari dai bunker sot­ter­ranei ver­so i bom­bardieri strate­gi­ci B-52. Quel­li dell’apocalisse nucleare, ma anche sui Tor­na­do   –  quel­li tedeschi era­no del­la squadriglia tat­ti­ca 33,  di stan­za alla base di Buchel, dove si ritiene che siano immagazz­i­nate le tes­tate B61.

Dunque effet­ti­va­mente l’Alleanza si prepara ad uno sce­nario di guer­ra atom­i­ca, in coeren­za con il recente ripu­dio, da parte degli Sta­ti Uni­ti,  del Trat­ta­to sulle forze nucleari inter­me­die (FNI), fir­ma­to d a Gor­ba­ciov e Rea­gan,  che per trentadue anni ha garan­ti­to l’eliminazione, dalle due par­ti, dei mis­sili con por­tate fra i 500 e i 5550 chilometri  –  il cui lan­cio non dava il tem­po alla parte avver­sa di rispon­dere.  Chi avesse sfer­ra­to l’attacco nucleare per pri­mo, con questi mis­sili ravvi­c­i­nati all’obbiettivo, avrebbe vin­to il con­flit­to atom­i­co, sen­za dover temere la “mutua dis­truzione  assi­cu­ra­ta”.   Il Trat­ta­to ha con­tem­pla­to per tre  decen­ni sev­eri con­trol­li ed ispezioni  rec­i­proche; adesso  gli amer­i­cani non con­sentono più queste ispezioni ai rus­si, e quin­di anche i rus­si non con­sentono più i con­trol­li agli amer­i­cani. Un peri­coloso ango­lo cieco s’è prodot­to.

La com­parsa dei mis­sili super­son­i­ci, e la cres­cente poten­za del­la Cina,   sta inducen­do a vasti ripen­sa­men­ti strate­gi­ci negli ambi­en­ti mil­i­tari USA. Le 11 por­taerei, mez­zo di  proiezione di poten­za ocean­i­ca quan­do si trat­ta di intimidire e mostrare i mus­coli a  poten­ze di poco peso, diven­tano un bersaglio  imbaraz­zante in caso di guer­ra vera.

Cos­ta come 2 mila mis­sili iper­son­i­ci

Di cosa avrebbe più pau­ra il gov­er­no cinese: di 2 mila mis­sili super­son­i­ci di stan­za nel Paci­fi­co, o di una por­taerei?  Per­ché il cos­to nei due casi è all’incirca uguale”: così Mike Grif­fin, il capo del­la ricer­ca  ed engi­neer­ing  del Pen­tagono,  nel­la tradizionale  “Con­feren­za stam­pa del­la dife­sa”, alla quale han­no parte­ci­pa­to alti uffi­ciali mil­i­tari, anal­isti, rap­p­re­sen­tan­ti del set­tore e lob­bisti.

Abolire le portaerei?

Non solo il cos­to delle por­taerei è enorme  ( l’ultima , l’USS Ger­ald R. Ford, ha divo­ra­to $ 13 mil­iar­di), ma i costi oper­a­tivi sono immani,  se si con­sid­era la flot­ta d’appoggio e pro­tezione che deve accom­pa­g­narne cias­cu­na,  per­ché non sia un bersaglio grosso e ridi­co­lo: cinque incro­ci­a­tori o cac­cia­tor­pe­diniere, due sot­tomari­ni da cac­cia e la nave cis­ter­na da riforn­i­men­to. Si unis­cano gli equipag­gi da stipen­di­are di ques­ta flot­ta, e si han­no costi oper­a­tivi  così proibitivi, da con­sigliare di lim­i­tarne le mis­sioni e far­le riposare a lun­go nei por­ti.

Da  cui la doman­da pos­ta da Grif­fin: forse è meglio rin­un­cia­re alle por­taerei, e costru­ire più mis­sili iper­son­i­ci.  In recen­ti eserci­tazioni NATO, si è vis­to che i sot­tomari­ni tedeschi a propul­sione con­ven­zionale (silen­zio­sis­si­mi)  rius­ci­vano ad avvic­i­nar­si trop­po alla por­taerei.  L’incredibilmente effi­cace attac­co ai ser­ba­toi ARAMCO in Ara­bia Sau­di­ta con droni e mis­sili da crociera lenti e a bas­sa ha rap­p­re­sen­ta­to l’entrata in sce­na di armi estrema­mente eco­nomiche e alla por­ta­ta di pic­cole poten­ze mil­i­tari, come i 18 droni “sui­ci­di” che han­no rag­giun­to tut­ti gli obi­et­tivi (una repli­ca ira­ni­ana del “Rafi” israeliano), ancor meglio dei 7 mis­sili da crociera (3 dei quali sono cadu­ti pri­ma) che comunque sono  mac­chine venute dall’Ucraina a Teheran, con motore a reazione ceco.

I droni sono sul pun­to di ren­dere obso­le­to l’equivalente mod­er­no delle arma­ture dei cav­a­lieri antichi: i gigan­teschi, cos­to­sis­si­mi e  vul­ner­a­bilis­si­mi grup­pi di navi di scor­ta a una por­taerei”, dice  Ugo Bar­di, l’analista strate­gi­co.

Non solo:  viene mes­sa in crisi la con­cezione amer­i­cana di poten­za bel­li­ca   –    affi­dare la vit­to­ria al supe­ri­ore e schi­ac­ciante vol­ume di fuo­co,  alla bru­ta capac­ità   di “riportare l’Irak all’età  del­la pietra a suon di bombe” (come mi disse a suo tem­po Edward Luttwak)   di fronte a una guer­ra con­dot­ta con intel­li­gen­za, sor­p­rese  e strat­a­gem­mi:  l’attacco all’ARAMCO  ha get­ta­to nel pan­i­co gli israeliani che non sup­ponevano tali raf­fi­nate capac­ità negli ira­ni­ani, come la com­parsa dell’aviazione rus­sa a dife­sa di Dam­as­co nel 2015 get­tò nel pan­i­co il Pen­tagono, che non ave­va vis­to arrivare gli aerei  di Mosca.

I resti di un mis­sile ira­ni­ano.

Pan­i­co e  rab­bia a cui il Deep State bel­licista (che evi­den­te­mente agisce sen­za il con­trol­lo di Trump)  reagisce preparan­do anche la guer­ra atom­i­ca.  E non solo: amplian­do la NATO non solo per  esten­sione geografi­ca ingloban­do sem­pre nuovi sta­ti,  e  usan­do  sem­pre più gli alleati europei per le imp­rese mil­i­tari lon­tane  dal­la sfera di inter­es­si europei   (Irak, Afghanistan…)  sec­on­do gli inter­es­si impe­ri­ali amer­i­cani;   ma   esten­den­do l’Alleanza mil­itare a set­tori nuovi come lo spazio, il cyber-spazio,  la sicurez­za ener­get­i­ca, la “lot­ta al  ter­ror­is­mo” , l’espansione del­la democrazia, l’intervento uman­i­tario, l’ordine sociale..

Il min­is­tero francese del­la dife­sa ha eccepi­to a questo propos­i­to “un cam­bi­a­men­to di natu­ra dell’Alleanza  che, sot­to l’impulso degli Sta­ti Uni­ti  si trasfor­ma in una orga­niz­zazione di sicurez­za a vocazione glob­ale, sia geografi­ca­mente che in sen­so fun­zionale”.

L’espansione della NATO al Tutto

O come ha ril­e­va­to l’analista bri­tan­ni­co Joly­on Howorth, “da un’organizzazione  il cui scopo era di assi­cu­rare l’impegno amer­i­cano alla sicurez­za euro­pea, in un’altra, il cui nuo­vo obi­et­ti­vo è  di assi­cu­rare l’impegno europeo a servizio del­la strate­gia glob­ale degli Sta­ti Uni­ti”.

Recen­te­mente gli amer­i­cani han­no  ordi­na­to di “inte­grare lo spazio alle strut­ture NATO di piani­fi­cazione e coman­do, con eserci­tazioni che dovran­no com­portare sce­nari di guer­ra spaziale che prevedano l’interdizione o la dis­at­ti­vazione tem­po­ranea del mezzi spaziali alleati

Madeleine Moon, Domaine spa­tial et défense alliée, Rap­port de l’Assemblée par­lemen­taire de l’OTAN, 162 DSCFC 17, sep­tem­bre 2017.

Per la sicurez­za ener­get­i­ca degli Alleati,  Wash­ing­ton ha pos­to come obi­et­ti­vo strate­gi­co di “diver­si­fi­care  gli approvvi­gion­a­men­to strate­gi­ci onde gli alleati non siano vul­ner­a­bili alla manipo­lazione e alla coer­cizione”, quin­di  ha obbli­ga­to  i balti­ci e polac­chi a com­prare il gas amer­i­cano:

 Les ventes de gaz améri­cain à l’Europe pro­gressent à grande vitesse, Le Figaro, 2 mai 2019.

Forse non tut­ti san­no che fan­no parte del­la NATO, per volon­tà amer­i­cana, Giap­pone ed Aus­tralia. L’analista amer­i­cano Stephen Walt ha scrit­to che  -per sal­vare la NATO – “gli europei devono diventare i nemi­ci del­la Cina”.

Stephen M. Walt, Europe’s Future Is as China’s Ene­my, For­eign Pol­i­cy, 22 jan­vi­er 2019.

Stan­ley R. Sloan ha teoriz­za­to  che la vocazione del­la NTAO “Non è solo mil­itare, ma polit­i­ca ed eco­nom­i­ca, è quel­la di difend­ere i sis­te­mi politi­ca­mente demo­c­ra­ti­ci ed eco­nomi­ca­mente liberisti dei suoi Sta­ti  mem­bri”

Gli europeisti  atlantisti più fanati­ci  ed entu­si­asti  si por­tano molto avan­ti su ques­ta stra­da. Jap de Hoop Schef­fer, seg­re­tario gen­erale ella NATO nel  2006, ha sanci­to: “Vir­tual­mente tut­ti i prob­le­mi sociali pos­sono trasfor­mar­si un una sfi­da  alla sicurez­za”

Dis­cor­so  di   Jaap de Hoop Schef­fer, Riga, 28 novem­bre 2006.

Il roves­ci­a­men­to di gov­erni “sovranisti” , o non abbas­tan­za liberisti, o mag­a­ri  con un deb­ito pub­bli­co ecces­si­vo che non fan­no i com­pi­ti a casa e le riforme volute dal­la BCE, potreb­bero evo­care una soluzione mil­itare dagli Alleati?

 

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L’ALKAZAR DELLA SIRIA

Nel mag­gio 2015, i mil­i­tan­ti del­lo Sta­to islam­i­co dell’Iraq e del Lev­ante (noto anche come IS, ISIS, ISIL e Daesh – CREATI DAI SAUDITI E APPOGGIATI DAGLI AMERICANI ) han­no lan­ci­a­to un’offensiva , cat­turan­do Palmyra e l’area cir­costante Deir ez-Zor e taglian­do la lin­ea di riforn­i­men­to rima­nente per Deir ez-Zor. La cit­tà fu quin­di asse­di­a­ta dall’ISIL , i riforn­i­men­ti arriva­vano a questi asse­diati esclu­si­va­mente da eli­cot­teri da trasporto. Di con­seguen­za, l’ISIL ha inizia­to a lan­cia­re fre­quen­ti attac­chi con­tro l’ aero­por­to Deir ez-Zor­con con l’obiettivo di inter­rompere i riforn­i­men­ti. Il riforn­i­men­to dei patri­oti asse­diati è sta­to reso pos­si­bile dal con­trol­lo da parte del gov­er­no siri­ano sui Mon­ti Thardah, una vic­i­na base di artiglieria e altre aree vici­no all’aeroporto poiché il con­trol­lo di queste aree ha imped­i­to all’ISIL di attac­care gli aerei di riforn­i­men­to che vola­vano den­tro e fuori l’aeroporto.

Poiché i demo­c­ra­ti­ci dell’ISIS non ce la face­vano, l’aviazione USA ha oper­a­to una serie di pesan­tis­si­mi attac­chi aerei sull’aeroporto di Deir ez-Zor e le truppe dei patri­oti asse­diati il 17 set­tem­bre 2016, durati dalle 15:55 alle 4:56 , che han­no ucciso tra 50 e 60 sol­dati dell’esercito siri­ano e fer­i­to altri 30. (gli USA stes­si par­lano di 62 mor­ti ed oltre 100 fer­i­ti: han­no lan­ci­a­to bombe a fram­men­tazione)

Gli Sta­ti Uni­ti han­no affer­ma­to che l’obiettivo pre­vis­to era lo Sta­to islam­i­co dell’Iraq e i mil­i­tan­ti del Lev­ante e che l’attacco ai sol­dati siri­ani era dovu­to a un’errata iden­ti­fi­cazione delle forze di ter­ra –  Fal­sità  dimostra­ta dal fat­to che subito dopo il bom­bar­da­men­to aereo amer­i­cano le tep­paglia dell’ISIS  ha attac­ca­to gli asse­diati e l’aeroporto, in un’aggressione evi­den­te­mente coor­di­na­ta con l’aiuto USAF

I gov­erni siri­ano e rus­so han­no ovvi­a­mente sostenu­to che si trat­ta­va di un attac­co inten­zionale con­tro le truppe siri­ane.
L’attacco ha innesca­to “una tem­pes­ta diplo­mat­i­ca” con la Rus­sia che con­vo­ca una riu­nione d’emergenza del Con­siglio di sicurez­za delle Nazioni Unite. A causa di ciò il gov­er­no siri­ano ha annul­la­to un ces­sate il fuo­co che era sta­to il risul­ta­to di mesi di inten­si sforzi diplo­mati­ci da parte dei gov­erni amer­i­cano e rus­so.

Gli asse­diati all’arrivo dei lib­er­a­tori dell’armata siri­ana https://alshahidwitness.com/syria-isis-deir-ez-zour/
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SONO PIÙ ESTREMO DEGLI ALTRI CHE FANNO CANZONETTE A TAVOLINO

I 50 ANNI DI CARRIERA DEL GRANDE SASSOFONISTA E COMPOSITORE JAMES SENESE: “LA SITUAZIONE DELLA MUSICA E’ PEGGIORATA. FANNO TUTTI LE GALLINE. LE GALLINELLE, ANZI. COPIANO E VOGLIONO TUTTO E SUBITOMI HANNO SEMPRE FATTO PESARE MOLTO L’AVERE LA PELLE DI UN ALTRO COLORE MA IO…”

Gian­maria Tam­maro per www.lastampa.it

james senese pino danieleJAMES SENESE PINO DANIELE

Dopo 50 anni di car­ri­era, James Senese — sas­so­fon­ista, com­pos­i­tore e can­tau­tore, mam­ma napo­le­tana, papà afroamer­i­cano — si rac­con­ta. Al «MIA Mar­ket» di Roma è sta­to pre­sen­ta­to il doc­u­men­tario di cui è pro­tag­o­nista, diret­to da Andrea Dal­la Monaca e prodot­to da Are­alive e Audioim­age. «Il bilan­cio che pos­so fare — dice — è che io sono anco­ra qua, e stringo i den­ti. Ques­ta è una soci­età dif­fi­cile. C’ è volu­to del tem­po per far­si accettare». Per­ché?

«Per­ché sono più estremo degli altri che fan­no can­zonette a tavoli­no. Chiara­mente non par­lo dei gran­di autori. Io sono un musicista che ha sem­pre pen­sato al domani, ciò che fac­cio non lo fac­cio solo per me, ma per la parte di popo­lo che non riesce a soprav­vi­vere».

In questi anni la musi­ca che ascolti­amo è peg­gio­ra­ta o è miglio­ra­ta?

«Sicu­ra­mente peg­gio­ra­ta. Fan­no tut­ti le galline. Le gallinelle, anzi. Copi­ano. Fan­no solo questo. Tolti i maestri, nes­suno va dove dovrebbe andare: nes­suno fa la sua musi­ca».

james senese ramazzotti jovanottiJAMES SENESE RAMAZZOTTI JOVANOTTI 

Col­pa dei nuovi o dei maestri assen­ti?

«Dei nuovi. Vogliono tut­to e subito, ed è anco­ra peg­gio. E in questo sen­so i vec­chi sono gius­ti­fi­cati: han­no quel­lo che han­no avu­to con il tem­po».

Man­ca spir­i­to di sac­ri­fi­cio?

«Il sac­ri­fi­cio è una realtà molto pre­cisa. Devi fare qual­cosa per te stes­so e allo stes­so tem­po per gli altri, e solo così puoi sco­prire com’ è fat­ta la vita. Vol­ere tut­to e subito sig­nifi­ca essere una macchi­na».

Quan­do ha capi­to di vol­er essere un musicista?

«Avrò avu­to 13 o 14 anni. Non par­lo di real­iz­zazione; la real­iz­zazione è un’ altra cosa, e si sco­pre più avan­ti nel­la vita. Par­lo di pas­sione. Mi piace­va lo stru­men­to e la dimen­sione musi­cale. Ques­ta scelta è sta­ta gius­ta per me».

james seneseJAMES SENESE

La musi­ca è una via di fuga?

«Non dal­la provin­cia, ma dal mio istin­to di essere un nero amer­i­cano. Mi han­no sem­pre fat­to pesare molto l’avere la pelle di un altro col­ore; alcu­ni dicono che apparten­go a un’altra raz­za».

E lei cosa risponde?

«Non ho mai nega­to chi sono; ho vis­su­to e vivo fino in fon­do. Non è una cosa che pos­so dimen­ti­care: le offese rice­vute, le den­i­grazioni».

L’Italia è un paese razz­ista?

«Il prob­le­ma esiste sem­pre; non cam­bia mai niente. La nuo­va gen­er­azione non attinge da sen­ti­men­ti pas­sati; la nuo­va gen­er­azione attinge dai suoi sen­ti­men­ti. È sem­pre lo stes­so. È una sto­ria che si ripete. Chi non mi conosce, mi vede solo come un nero».

james seneseJAMES SENESE

Cos’è Napoli per lei?

«È la mia cit­tà. È quel­lo che sono. Gli odori, i sapori, i sen­ti­men­ti: ogni cosa fa parte di me, non pos­so farne a meno».

Lei e la sua musi­ca siete arrivati in un momen­to di riv­o­luzione in Italia.

«Con Napoli Cen­trale abbi­amo rot­to qualunque argine e lim­ite, e nel­lo stes­so momen­to sono rius­ci­to ad aiutare un fratel­lo come Pino Daniele a trovare la stra­da gius­ta».

In che modo?

james senese pino danieleJAMES SENESE PINO DANIELE

«L’ho aiu­ta­to a capire dove sta­va la musi­ca. Pino all’inizio era solo rock’n’roll. Io, invece, ero da tutt’altra parte. Napoli Cen­trale è nata dal­la musi­ca di artisti come Miles Davis e John Coltrane».

La sua musi­ca è sta­ta sot­to­va­l­u­ta­ta?

«È sta­ta rispet­ta­ta. Il prob­le­ma, forse, è il popo­lo che fat­i­ca a capire i sen­ti­men­ti. Pino ci è rius­ci­to, ma ci ha mes­so molto tem­po. E se vede adesso, Pino è un po’ dimen­ti­ca­to. Lo sen­ti­amo trop­po poco».

Che cosa cer­ca nel futuro?

james seneseJAMES SENESE

«E chi lo sa. Futuro è una paro­la dif­fi­cile. Le dico la ver­ità: io pas­so tut­ti i miei giorni, tutte le mie ore, sul­la musi­ca. Ho anco­ra tan­to mate­ri­ale».

Alla fine, la musi­ca cos’è?

«La musi­ca è la vita. Mi ha dato una lib­ertà che non ave­vo. Una lib­ertà che vor­rei dare a tut­ti gli altri».

 

 

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SINDACATI: i difensori dei privilegi contro tutti i lavoratori

I sin­da­cati ital­iani si stan­no sem­pre più carat­ter­iz­zan­do per una pre­sa di posizione chiara e defini­ta: afa­vore dei priv­i­le­gi, e con­tro i lavo­ra­tori, soprat­tut­to autono­mi ma anche dipen­den­ti.

Le ultime posizione del leader del­la CGIL Lan­di­ni si con­trad­dis­tin­guono pro­prio per ques­ta posizione. Pren­di­amo un estrat­to:

Quin­di abbi­amo il sin­da­ca­to che, fino a ieri , si era oppos­to a qual­si­asi misura di carat­tere sociale del gov­er­no gialloverde, ora è dis­pos­to a scen­dere in piaz­za CONTRO i lavo­ra­tori autono­mi a favore del­la repres­sione fis­cale mes­sa in atto dal gov­er­no  di Giusep­pi, ed a favore di una misura, il taglio del cuneo fis­cale che, SENZA AUMENTO DELLA DOMANDA, si tradur­rà nell’ennesimo episo­dio di deflazione salar­i­ale. Inoltre com­bat­tere con­tro le par­tite IVA sig­nifi­ca com­bat­tere con­tro CHI CREA IL LAVORO DIPENDENTE, in modo diret­to o indi­ret­to, attra­ver­so le tasse.

Nat­u­ral­mente il sin­da­ca­to è invece in pri­ma fila nel­la dife­sa dei priv­i­le­gi, pro­prio nel set­tore pen­sion­is­ti­co. Come ripor­ta IL GIORNALE i sin­da­cal­isti, godono del priv­i­le­gio del­la  “Con­tribuzione aggiun­ti­va”. Questo, per­me­tte di   fornire dei trat­ta­men­ti pen­sion­is­ti­ci ai pro­pri diri­gen­ti spro­porzionati rispet­to ai ver­sa­men­ti con­tribu­tivi fat­ti dal datore di lavoro. Come dice il gior­nale:

Da un cam­pi­one Inps di sin­da­cal­isti è emer­so infat­ti che, rical­colan­do la loro pen­sione sul­la base degli ulti­mi dieci anni, l’assegno scen­derebbe, in media, del 27%, con un pic­co del 66%. Il pic­co riguar­da un “pen­sion­a­to d’oro”, ex sin­da­cal­ista ed ex diri­gente pub­bli­co, con asseg­no ann­uo di 114mila euro. Sen­za il cal­co­lo “di favore” scen­derebbe a 39mila euro.

Questo per­chè solo per i sin­da­cal­isti è ammes­so un cal­co­lo del­la pen­sioni sui con­trib­u­to come pri­ma del 1992. Quin­di men­tre tut­ti i lavo­ra­tori pas­sano al con­tribu­ti­vo e si vedono tagli­ate le pen­sioni future, i sin­da­cal­isti no, li pren­dono sulle ulti­mi stipen­di incas­sati, e quin­di è facile per il sin­da­ca­to pagare ulti­mi stipen­di molto alti per assi­cu­rare una super pen­sione al pro­prio diri­gente. Caso lam­pante è quel­lo di  Raf­faele Bonan­ni, la cui ret­ribuzione è sali­ta a 336mila euro lor­di alla fine de manda­to, tan­to da pot­er andare in pen­sio con cir­ca 8mila euro al mese.

Nat­u­ral­mente qual­cuno paga questi priv­i­le­gi: tut­ti gli altri lavo­ra­tori.                   

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