Stadi in mano ai clan e i calciatori amici dei boss: nella relazione dell’Antimafia i tentacoli delle piovre sul calcio italiano

Stadi in mano ai clan e i calciatori amici dei boss: nella relazione dell’Antimafia i tentacoli delle piovre sul calcio italiano

Dopo diversi mesi di audizioni, la commissione Antimafia ha approvato all'unanimità la relazione su mafia e pallone. "Il crimine organizzato intuisce nel calcio e nelle attività collegate - scrive Palazzo San Macuto - ghiotte opportunità per ampliare i traffici illeciti e i canali di reinvestimento dei capitali sporchi". Dalle piccole società dilettantistiche fino alle vicende che hanno coinvolto Fabrizio Miccoli, l'altra faccia dello sport più popolare tra gli italiani

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Gli stadi in mano ai clan. Un tifoso su tre che ha precedenti penali. I gruppi ultras fondati solo dopo che dalla Calabria è arrivato il via libera. E poi biglietti e merchandising in mano allo ‘ndrine. Ma anche personaggi legati al clan dei casalesi che decidono di comprarsele direttamente le società. Senza dimenticare, ovviamente, quelli che dovrebbero essere i protagonisti di questa storia: i calciatori. Corteggiati dai mafiosi, in qualche caso ci diventano talmente amici che arrivano a chiedere dei “favori“. Cortesie poi finite dentro le aule di tribunale. Oppure sono costretti ad aprire il portafogli e contribuire alle “spese processuali” della famiglia. È l’altra faccia del calcio italiano. Un volto marcio e fortemente compromesso con le associazioni criminali di questo Paese. E solo apparentemente lontano dai talk show domenicali e dagli stipendi milionari di Icardi e Higuain. Sì, perché i legami tra lo sport più amato del mondo e le piovre italiane non si esauriscono in curva: al contrario i tentacoli delle mafie sono arrivati in certi casi dentro le società.

A scriverlo è la commissione Antimafia in una dettagliata relazione di 99 pagine. “Fatti emersi dalle indagini indicano come il crimine organizzato intuisce nel calcio e nelle attività collegate ghiotte opportunità per ampliare i traffici illeciti e i canali di reinvestimento dei capitali sporchi, nonché per insinuarsi in maniera strisciante e pervasiva nel tessuto sociale”, annotano da Palazzo San Macuto dopo aver ascoltato investigatori, magistrati e addetti ai lavori. Mesi di audizioni per arrivare a tratteggiare l’anima nera del pallone nostrano. Diventato un business anche per le mafie e non solo a livello economico. Le associazioni criminali, infatti, hanno capito da tempo un dettaglio fondamentale: essendo il calcio di gran lunga lo sport più popolare d’Italia, amministrarlo consente di accrescere il proprio consenso sociale. E le mafie senza consenso sociale neanche sarebbero mai esisitite.

In questo senso le parole dei commissari guidati da Rosy Bindi e da Marco di Lello sono nette. “Le numerose vicende richiamate nella relazione e i procedimenti penali ad esse connesse indicano come il crimine organizzato sia in grado di cogliere nel calcio e nelle attività collegate importanti opportunità, al fine di ampliare il panorama già vasto dei propri traffici illeciti, aprire nuovi canali per il riciclaggio dei capitali di illecita provenienza e, non ultimo, per perseguire strategie di acquisizione o consolidamento del consenso sociale in più o meno ampi segmenti della popolazione rappresentati dalla tifoseria della squadra di calcio oggetto di attenzione di una determinata consorteria criminale”, scrive l’Antimafia. Secondo cui, come raccontano fonti di polizia, alcune tifoserie sono formate “dal 30% di persone pregiudicate”: in pratica un tifoso su tre. “I gruppi ultras – si legge nella relazione – sono costituiti, spesso, da soggetti con gravi precedenti penali o, comunque, con storie personali contraddistinte da comportamenti aggressivi e antisociali, pronti a dare luogo a violenze, fuori dello stadio o sugli spalti, contro la tifoseria avversaria o contro le forze dell’ordine”. Ma non solo. Perché, secondo il numero uno della polizia Franco Gabrielli, “la criminalità organizzata di tipo mafioso vede nel settore calcistico un’opportunità per ampliare non solamente il campo dei traffici illeciti e dei canali per il riciclaggio dei capitali sporchi, ma anche per insinuarsi in maniera strisciante e pervasiva nel tessuto sociale”.

Già il riciclaggio. Il calcio, come si sa, costa. “La domanda legata ai crescenti bisogni di natura finanziaria cui il calcio è andato incontro – spiega l’Antimafia – trova una facile offerta in coloro che, disponendo di ingenti flussi di denaro sporco, devono trovare sbocchi per reimmettere nel circuito legale tali disponibilità”. Insomma: le squadre di calcio sono diventate come le società decotte spolpate dai clan. “Uno degli schemi di riciclaggio più ricorrenti in questo settore – continua la relazione è l’acquisto di club calcistici che versano in difficoltà economiche. Le dinamiche alla base di tali ipotesi non sono molto differenti da quelle riscontrate per le infiltrazioni criminali in altri settori economici: una volta individuato un soggetto in evidente e urgente bisogno finanziario, gli si offre la possibilità di porre rimedio allo stato di dissesto tramite la vendita a una nuova proprietà, sovente celata dallo schermo di uno o più prestanome”. Un meccanismo che è già finito al centro delle indagini della magistratura. Palazzo San Macuto fa soprattutto un esempio: quello del Mantova calcio. “Soggetti legati a un clan della camorra, al fine di tener celata la propria riconducibilità all’organizzazione criminale, avrebbero frazionato artatamente le proprie quote nella società, in modo da evitare la soglia del 10% oltre la quale è invece richiesta l’informazione antimafia”. Uno schema criminale già visto ma applicato soprattutto in altri settori imprenditoriali.

Anche se, in passato, c’era chi voleva “importarlo” nel mondo del pallone. “Il riferimento è a quanto emerso in una indagine del 2006, coordinata dalla procura della Repubblica di Roma e della direzione distrettuale Antimafia di Napoli, sulle trattative per la vendita delle azioni della Lazio a un gruppo societario dell’est europeo, risultato poi legato al clan camorristico dei casalesi. Le indagini condotte dalla magistratura avevano messo in luce come l’operazione fosse stata congegnata in modo tale da dissimulare l’identità degli effettivi acquirenti della squadra di calcio attraverso l’utilizzo di prestanome e lo schermo di una complessa catena societaria. La trattativan ha  risvolti finanziari importanti per le turbolenze che interessarono la quotazione in borsa dei titoli della società e che indussero la Consob ad intervenire per impedire manovre indebite”, ricorda la commissione. Il bello è che i casalesi avevano in mente di lanciare un investimento su larga scala nel mondo del calcio.  “Le indagini giudiziarie – si legge sempre nella relazione – svelarono come il progetto criminale del clan dei casalesi fosse ancora più vasto e ambizioso, tant’è che erano state programmate altre acquisizioni societarie in compagini calcistiche (Lanciano, Marsala, Benevento) che, militando in serie minori, si prestavano ancor meglio e con rischi minori a questa tipologia di reinvestimento di capitali sporchi”.

Ovviamente a rischiare maggiormente di essere “infiltrate” dai clan sono le società che miltiano nelle serie minori.  Il motivo? “Le peculiari tipologie di forma giuridica utilizzate dalle società iscritte alla Lega nazionale dilettanti che, si ricorda, non richiedono particolari formalità contabili, fiscali e di bilancio, ben si prestano all’esecuzione di operazioni opache, di inserimento di capitali illeciti e di utilizzo del contante e di altri strumenti di pagamento non tracciabili”, dice l’Antimafia alla quale sono arrivati “da alcuni uffici giudiziari ben 5 segnalazioni negli ultimi 12 mesi”. Si tratta dei casi della Polisportiva Laureanese, della società Fronti di Lamezia Terme, del Città di Foligno, dell’Ilva Maddalena e dell’Isola Capo Rizzuto. Elementi che non lasciano dubbi: il calcio minore è praticamente abbandonato ai clan. “La percezione che ne deriva, in sintesi, è che il mondo del calcio dilettantistico sia lasciato alla propria mercé, privo di controlli efficaci sul piano sportivo ma anche difficilmente controllabile anche sul piano fiscale e penale in quanto organizzato in associazioni non riconosciute prive di documentazione contabile e bilanci attendibili. Un segmento importante dello sport diventa, così, facile preda di organizzazioni criminali che intendono promuoversi su un circoscritto territorio attraverso il consenso sociale che ne deriva dall’acquisto di una società di calcio locale, nonché potenziale veicolo di riciclaggio di capitali di dubbia provenienza”.

Fin qui il capitolo legato agli affari. Diverso invece è il caso dei calciatori che hanno rapporti diretti con i boss. Anche i mafiosi, si sa, hanno passioni sportive.  E come tutti gli appassionati non vedono l’ora di potere chiedere una foto ai loro beniamini. In certi casi, però, quella foto ricordo diventa l’inizio di rapporti peggiori. Gli esempi si sprecano. Un caso emblematico – ricordato dalla commissione-​​ in questo senso è quello del calciatore Fabrizio Miccoli, condannato dal tribunale di Palermo il 20 ottobre 2017 a tre anni e sei mesi per estorsione, aggravata dal metodo mafioso. Per anni Miccoli è stato fantasista, capitano, e bandiera della squadra del Palermo. E tra gli amici più stretti che si fa in Sicilia c’è Mauro Lauricella, figlio del boss mafioso della Kalsa Antonino Lauricella detto “Scintilluni”.  Un legame, quello tra Miccoli e Lauricella junior che porterà il fantasista dei rosanero addirittura a conoscere Francesco Guttadauro, nipote del boss latitante Matteo Messina Denaro. Tutti congiunti di mafiosi e come tali controllati dagli investigatori. E infatti, a un certo punto, Miccoli viene intercettato mentre con Lauricella pronuncia una frase agghiacciante: “Ci vediamo sotto l’albero di quel fango di Falcone”. Per quei fatti il fantasista chiederà scusa. Nel frattempo, però, finirà sotto processo – venendo condannato in primo grado – perché approfittando dell’amicizia di Lauricella aveva chiesto un favore particolare. Quale?  L’ex bomber rosanero avrebbe chiesto al suo amico Mauro Lauricella di recuperare 12mila euro che sarebbero stati vantati da un suo amico per una vicenda legata alla gestione della discoteca “Paparazzi” di Isola delle Femmine. “Essendo il calcio un efficace volano di consenso sociale – annota l’Antimafia – in quel periodo la frequentazione di Miccoli assicurava certamente, a livello cittadino e non solo, un sicuro prestigio e le organizzazioni criminali mafiose, dovendosi accreditare come ordinamento alternativo allo Stato, di quel consenso sociale si nutrono”.

Per capire la sfrontatezza degli ultras, la commissione Antimafia parte da Catania e dal “mutuo soccorso” all’interno della curva dopo gli arresti per gli scontri prima di Catania-​​Palermo nei quali morì l’ispettore Filippo Raciti. “Vere e proprie raccolte di fondi” tra gli i tifosi organizzati “per sostenere le spese legali delle famiglie” con metodi “analoghi” a quelli riscontrati, sostengono i parlamentari “per le consorterie mafiose”. In una curva dove i legami con i clan non mancano: “Alcuni leader dei gruppi ultras maggiormente rappresentativi all’interno del locale stadio Angelo Massimino vantavano rapporti diretti con la criminalità organizzata mafiosa – si legge nella relazione – sia per i legami di parentela con alcuni esponenti, sia per i precedenti penali specifici che gli stessi annoveravano”. Due nomi per tutti: il leader degli “Irriducibili”, Rosario Piacenti, “appartenente alla omonima famiglia mafiosa del quartiere Picanello”, e Stefano Africano, condannati nel 2016 per tentata estorsione ai danni del calciatore rossoblù Marco Biagianti per “agevolare l’associazione mafiosa dei Cursoti”. La sentenza viene definita “emblematica” dai parlamentari: il giocatore, ancora oggi capitano della squadra, viene avvicinato dai due capi ultras che “tentano di estorcergli una somma di denaro di 5 mila euro al fine di poter sostenere, come accerterà il tribunale, alcune “spese processuali”, con chiaro riferimento alla loro appartenenza ad ambienti criminali”. Biagianti non denunciò né si è costituito parte civile “intimidito dal chiaro contesto criminale mafioso” e durante il processo “ha sostenuto la tesi difensiva degli imputati – poi smentita dal tribunale – secondo la quale i soldi gli erano stati chiesti come forma di sostegno alla tifoseria delle spese attinenti alle coreografie”.

 

 

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Voglio abitare a Castel Sant'Angelo

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Opslået af Glorie e Misteri di Roma på 14. juni 2017

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Repressione in Argentina, la denuncia del Nobel Pérez Esquivel: «Non possiamo continuare così, ci sono morti e feriti»

Repressione in Argentina, la denuncia del Nobel Pérez Esquivel: «Non possiamo continuare così, ci sono morti e feriti»

«Non possono continuare a reprimere la gente. (Il ministro della sicurezza, Patricia) Bullrich deve essere allontanata. La gendarmeria ha puntato le sue armi contro il popolo. Questo non è democratico, chiediamo che lo Stato di diritto sia rispettato e che i diritti umani siano rispettati»

 

La repressione delle proteste contro la riforma delle pensioni di Macri è brutale. Il regime neoliberista non ammette dissenso, evidentemente. Mentre il silenzio dei grandi media è assordante. A parlare, però, con forza e senza paura, sono associazioni per i diritti umani, sindacati, organizzazioni sociali e deputati, con l’appoggio del premio nobel Adolfo Pérez Esquivel.

 

«Non possono continuare a reprimere la gente. (Il ministro della sicurezza, Patricia) Bullrich deve essere allontanata. La gendarmeria ha puntato le sue armi contro il popolo. Questo non è democratico, chiediamo che lo Stato di diritto sia rispettato e che i diritti umani siano rispettati», ha denunciato Pérez Esquivel presso la sede del Servicio de Paz y Justicia.

 

 

«Esigiamo che cessi la repressione», ha aggiunto il Premio Nobel, evidenziando come il regime di Macri ricordi molto da vicino «epoche passate di militarizzazione, di repressione e non voler ascoltare la voce del popolo. Il governo vuole imporre una politica dove le pensioni vengono tagliate per pagare gli interessi sul debito».

 

«Non possiamo continuare così, ci sono morti e feriti», ha infine denunciato Pérez Esquivel. Accanto a lui c’erano Nora Cortinas delle Madri di Plaza de Mayo, Joseph Schulman, della Lega Argentina per i Diritti Umani (LADH), i membri della Commissione Provinciale per la memoria, Sergio Maldonado, fratello di Giacomo Maldonado, e i deputati Leo Groso e Victoria Donda.

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Per i servizi segreti italiani Biden diffonde fake news

Per i servizi segreti italiani Biden diffonde fake news

Quella di Biden era una fake news, anzi la madre di tutte le fake news. Il Governo Gentiloni convochi immediatamente l'Ambasciatore Usa

In tanti devono aver avuto una qualche crisi d’identità dopo le parole scritte da Biden su Foreign Affairs. Ma, tranquilli, oggi potete affermare con certezza che non vi eravate trasformati in troll russi quando nel dicembre scorso votavate per salvare la Costituzione italiana.

A confermare che il vostro cervello il 4 dicembre non era stato hackerato da qualche nuovo sistema informatico ideato dal Cremlino, infatti, sono stati i direttori dei servizi segreti italiani, Aisi ed Aise -  Mario Parente e Alberto Manenti - in audizione oggi al Copasir. I due hanno riferito che non ci sono evidenze su quanto denunciato dall'ex vicepresidente Usa Joe Biden.

Lo riporta l’ANSA con queste parole:

C'è un "attento monitoraggio" da parte dell'intelligence sul rischio di ingerenze straniere sulle consultazioni elettorali italiane. E, finora, non ci sono evidenze che quanto denunciato dall'ex vicepresidente Usa Joe Biden a proposito di interferenze russe nella campagna per il referendum sulla riforma costituzionale, si sia verificato. Lo hanno riferito - si apprende - i direttori di Aisi e Aise, Mario Parente e Alberto Manenti, ascoltati rispettivamente ieri e oggi dal Copasir.
Vi ricordate l’orgia goliardica con cui i giornali mainstream avevano rilanciato per giorni la “prova” del coinvolgimento russo nelle elezioni italiane e gridato alla vittoria? Sono bastate due righe di Biden, colui che tanto per intenderci si era lasciato sfuggire che la NATO (Turchia) finanziava l’Isis, per fermare il paese.Bene, quella di Biden era una fake news, anzi la madre di tutte le fake news smascherata oggi dai servizi segreti italiani. Ma la reazione dei giornali non è affatto orgiastica. Tutt’altro. Aspettiamo fiduciosi le prossime ore.

Aspettiamo fiduciosi anche che il governo Gentiloni trovi finalmente il coraggio di convocare l’ambasciatore degli Stati Uniti e pretenda che l’ex Vice-​​ Presidente di quel paese porti le prove di quello che ha scritto.

A mentire in questa vicenda sono i servizi segreti italiani o J. Biden. Una terza via non esiste.

Dopo le parole dei nostri servizi al Copasir si conferma che l’unica ingerenza esterna avvenuta per condizionare il referendum costituzionale italiano del dicembre 2016 fu quella degli Stati Uniti di Obama - l’ambasciatore dell’epoca addirittura minacciò la tenuta degli investimenti - e quella dell’Unione Europea (particolare impegnato a cercare di distruggere la Costituzione italiana è stato in particolare il governo tedesco)

In conclusione, ma ci torneremo ancora nel futuro prossimo, sarebbe davvero molto interessante sapere se qualche deputato della Repubblica all’interno del Copasir abbia chiesto delucidazioni a proposito dello Scoop de il Sole 24 ore sui legami tra i servizi segreti italiani e l’”informazione” in questo paese attraverso i conti della Banca Popolare di Vicenza (Video sotto). E' da quelle informazioni che si potrebbe davvero far luce sulle migliaia di fake news giornaliere che infestano il nostro paese e sulla reale provenienza di quell'ingerenza esterna che minaccia la nostra democrazia.

La Redazione 

P.S. Avete ancora pochi giorni per votare la bufala dell'anno, la fake news del mainstream. In questo video tutte le indicazioni per votare

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Deutsche Bank svela chi sta speculando al rialzo sul Bitcoin

Deutsche Bank svela chi sta speculando al rialzo sul Bitcoin

14 dicembre 2017, di Alberto Battaglia

Giapponesi, di età compresa fra i 30 e i 50 anni e con una cultura finanziaria non molto elevata: è questo l’identikit corrispondente alla maggioranza degli investitori attivi sul mercato delle criptovalute. A fornirlo è un’indagine condotta da Deutsche Bank, secondo la quale il 40% di tutte le transazioni in Bitcoin sono denominate in yen. Un boom sperimentato da quando la Cina, ex regno del Bitcoin, ha stretto le maglie relativamente al suo utilizzo.

 

In particolare si tratterebbe di uomini attivi nel mercato Forex, e che investono utilizzando la leva finanziaria (cioè “scommettendo” cifre superiori a quelle dei propri depositi, facendosi prestare denaro dal broker, in cambio di un interesse). Secondo un survey della banca del Giappone l’investitore retail di età compresa fra i 35 e i 54 anni, nel Paese, è meno colto dal punto di vista finanziario rispetto alle controparti statunitensi, britanniche o tedesche.
Secondo quanto emerge dall’indagine di Deutsche Bank (citata da ZeroHedge) i giapponesi sono particolarmente attratti dal leveraged trading in valute perché hanno elevate aspettative di ritorni, per la facilità del processo d’investimento in questo ambito e perché molti stanno effettivamente traendone grossi ritorni.
Lo stile di investimento dei giapponesi è caratterizzato da una combinazione di depositi a basso rischio, a basso rendimento e investimenti ad alto rischio e alto rendimento, spiega la banca tedesca.

Riteniamo che gli investitori retail si stiano spostando dal trading FX leveraged a quello basato su criptovaluta a leva. Aziende come il GMO e SBI si stanno adattando con urgenza, iniziando a offrire servizi di trading di criptovaluta”.

 

http://​www​.wallstreetitalia​.com/​d​e​u​t​s​c​h​e​-​b​a​n​k​-​s​v​e​l​a​-​c​h​i​-​s​t​a​-​s​p​e​c​u​l​a​n​d​o​-​a​l​-​r​i​a​l​z​o​-​s​u​l​-​b​i​t​c​o​in/

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Bancarelle sul biondo tevere quasi pronte 😍

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Bancarelle sul biondo tevere quasi pronte 😍

Opslået af Glorie e Misteri di Roma på 15. juni 2017

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Sembra un presepe, ma è una strada vera. Via di San Simone, un vicolo cieco che sbocca su Via dei Coronari.

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Fonte Ig_​Italia Gelateria del Teatro.

Sembra un presepe, ma è una strada vera.Via di San Simone, un vicolo cieco che sbocca su Via dei Coronari.Fonte Ig_​Italia

Opslået af Glorie e Misteri di Roma på 15. juni 2017

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Estate romana... - 5 😍

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Pronti ?

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Opslået af Glorie e Misteri di Roma på 16. juni 2017

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Quanto sei bella Roma

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Opslået af Glorie e Misteri di Roma på 18. juni 2017

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Laghetto di Villa Ada

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Laghetto di Villa Ada <3

Opslået af Glorie e Misteri di Roma på 19. juni 2017

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