LA DITTATURA FINANZIARIA E ECONOMICA EUROPEA ORMAI HA GETTATO LA MASCHERA RASSICURANTE.

Marco Santero

L’Italia è il cam­pi­one del­la riscos­sa dei popoli mediter­ranei:

https://www.byoblu.com/2019/05/31/tsipras-il-traditore-giorgia-bitakou-intervistata-da-tiziana-alterio/

Le vicende di queste ultime set­ti­mane stan­no apren­do le men­ti di mil­ioni di ital­iani, per­ché aprire una enorme pro­ce­du­ra di infrazione (si par­la di 4/5 mil­iar­di di euro) con­tro un paese come l’Italia che ha i migliori fon­da­men­tali d’Europa per uno scosta­men­to del­lo 0,07% è un vero abo­minio e, a mio parere, un gravis­si­mo errore di strate­gia geopo­lit­i­ca den­tro la UE.

L’asse Fran­co –Tedesco davan­ti all’Italia che, dopo decen­ni di sud­di­tan­za e vicerè tedeschi pid­di­ni e berlus­co­ni­ani, RIALZA LA TESTA e bat­te i pug­ni sul tavo­lo con pieno dirit­to, per l’atteggiamento preda­to­rio e usuro­crati­co che ha subito, get­ta la maschera del sog­no europeo che ha ipno­tiz­za­to i nipo­ti­ni di Berlinguer e del­la parte peg­giore dell’ex Democrazia Cris­tiana, fusa in mat­ri­mo­nio inces­tu­oso dal­la finan­za spec­u­la­ti­va e del­la sete smo­da­ta di potere e dominio Francese e soprat­tut­to tedesca.

L’incredibile trasfor­mazione dell’Italia in poco più di un anno da cener­en­to­la sfrut­ta­ta, pre­sa in giro e dileg­gia­ta dalle sorelle cat­tive, ma nonos­tante questo supina e obbe­di­ente a tutte le angherie che le veni­vano fat­te come una vit­ti­ma masochista del­la sin­drome di Stoc­col­ma, IN PALADINA DELLA RISCOSSA DEI POPOLI MEDITERRANEI BRUTALMENTE COLONIZZATI A LIVELLO FINANZIARIO E ECONOMICO DAI POTENTATI FINANZIARI FRANCO TEDESCHI. Ebbene ques­ta trasfor­mazione sta facen­do diventare idro­fo­bi i leader del bran­co di lupi Nord Europei, ormai docili ese­cu­tori del “mas­chio” Alfa Tedesco.

A questo propos­i­to non cre­do che il mas­chio Alfa tedesco Merkel si potrà godere una vec­chi­a­ia tran­quil­la e ser­e­na dato che la smo­da­ta sete di potere e riscos­sa teu­ton­i­ca che sem­bra­va tri­on­fare lascerà il pos­to ad una cat­a­strofe eco­nom­i­ca tedesca che la seg­n­erà nel fisi­co e nel­la salute.

Quel­lo che il popo­lo tedesco ha fat­to, di nuo­vo, all’Europa sot­to il coman­do del­la Merkel nei lib­ri di sto­ria sarà ricorda­to come il ter­zo abo­minio tedesco ver­so i popoli europei e per la terza vol­ta a sal­vare le ter­ga a popoli europei bru­tal­iz­za­ti da ques­ta cul­tura psi­cot­i­ca tedesca sta arrivan­do l’America.

I “poveri” poten­tati eco­nom­i­co – finanziari tedeschi sono come la Rana del­la Favola che si gon­fia e si gon­fia davan­ti al toro amer­i­cano cre­den­do, in modo psi­coti­co, di poterne super­are la grandez­za e forza e inevitabil­mente finis­cono per esplodere nel ten­ta­ti­vo.

La situ­azione eco­nom­i­ca e finanziaria tedesca sta rap­i­da­mente degeneran­do: chi di mer­can­til­is­mo ferisce di mer­can­til­is­mo perisce:

Da quan­do Trump ha gius­ta­mente inizia­to a com­pen­sare con dazi le impor­tazioni dai due pae­si BARI del com­mer­cio inter­nazionale, cioè Cina (che sva­l­u­ta costan­te­mente la sua mon­e­ta e inon­da le imp­rese cine­si di liq­uid­ità pub­bli­ca) e appun­to Ger­ma­nia, che con dia­bol­i­ca astuzia ha usato l’Euro come mez­zo per sva­l­utare quel­lo che sarebbe il suo Mar­co Per met­tere il tur­bo alle sue esportazioni. A questo ser­vono i PIGS mediter­ranei, più spro­fon­dano nel­la Cac­ca più inde­bolis­cono la media Euro favoren­do le esportazioni tedesche. Ebbene la musi­ca con Trump è cam­bi­a­ta.

Final­mente con la riscos­sa Ital­iana queste cose stan­no emer­gen­do e un min­istro dei rap­por­ti con l’Europa come Alber­to Bag­nai sarebbe la per­sona gius­ta per “spie­gare” ai part­ner mediter­ranei come sono sta­ti FREGATI dai “fratel­li” teu­toni­ci e dai loro Vas­sal­li del Nord Europa.

Come un Savona Pres­i­dente del­la Con­sob sta cre­an­do un sano dibat­ti­to eco­nom­i­co fra Con­sob e Ban­ca d’Italia, dall’alto del­la sua smisura­ta espe­rien­za e conoscen­za anche stor­i­ca di quan­do la Ban­ca d’Italia era un ente pub­bli­co (per­ché tutte le banche pro­pri­etarie era­no pub­bliche) al servizio esclu­si­vo dell’economia Ital­iana e degli inter­es­si col­let­tivi del paese.

In Europa la Lega ha por­ta­to una nutri­ta squadra di tec­ni­ci e esper­ti di sovran­ità nazionale come Rinal­di, Zan­ni, Dona­to, ecc. e con Zan­ni già a capo di 73 eurodep­u­tati del nuo­vo grup­po europeo “Iden­tità e Democrazia“, che deve diventare il motore del­la rifor­ma Euro­pea per sal­vare l’UE dal­la prob­a­bile implo­sione che avrà come innesco il col­las­so del­la DEUTSCHE BANK che creerà uno tsuna­mi finanziario al cui con­fron­to il 2008 sarà sta­to una passeg­gia­ta di salute.

La DEUTSCHE BANK ha 48.000.000.000.000, cioè qua­si 15 volte il PIL TEDESCO 2018, DI DERIVATI TOSSICI IN PANCIA. La Bay­er ha appe­na rice­vu­to una mega “sola” dagli amer­i­cani con l’acquisto mega­mil­iar­dario del­la Mon­san­to che ha sul grop­pone una marea di cause col­let­tive in sca­den­za con­tro il ter­ri­bile gli­fos­ato che la spolper­an­no. L’industria dell’auto tedesca sput­tana­ta dal­lo scan­da­lo emis­sioni, mes­sa alle strette dai dazi, dall’assurda aus­ter­i­ty impos­ta dai tedeschi stes­si e dal­la con­cor­ren­za sta inizian­do a scric­chi­o­lare, ecc., ecc.

Chi di mer­can­til­is­mo ferisce di mer­can­til­is­mo perisce!

Ma i tedeschi niente, non si ren­dono con­to che solo una for­tis­si­ma polit­i­ca espan­si­va a liv­el­lo eco­nom­i­co e di doman­da inter­na per la Ger­ma­nia e per l’Europa intera potrebbe risoll­e­vare l’economia tedesca, ma le psi­cotiche élites Tedesche rispon­dono: NEIN!! DRITTO VERSO L’ICEBERG AMERICANO, pen­san­do di pot­er vin­cere.

La pri­or­ità per la salvez­za nazionale ital­iana è met­tere in sicurez­za l’Italia e in quest’ottica la vera pri­or­ità asso­lu­ta sono i mini­bot e se Tria si mette di tra­ver­so vuol dire che non può più essere il Min­istro dell’Economia di un gov­er­no nel cui con­trat­to fir­ma­to ha i Mini­bot come uno dei pun­ti car­dine fin dal­la nasci­ta.

Per finire las­cio a quel­lo che per­sonal­mente con­sidero un vero e pro­prio Gand­hi (una vera grande ani­ma ital­iana), cioè Mau­ro Scar­dovel­li, ovvi­a­mente sconosci­u­to alla gran parte degli ital­iani, una splen­di­da sin­te­si sul­la ques­tione Mini­bot e sul­la battaglia cul­tur­ale che deve essere fat­ta per “dis­in­tossi­care” gli ital­iani dalle lenti liberiste, ego­iste e indi­vid­u­al­iste che gli han­no defor­ma­to la realtà che li cir­con­da.

https://www.byoblu.com/2019/06/14/chi-ha-paura-dei-minibot-mauro-scardovelli/

Buona vita a tut­ti i cittadini/fratelli ital­iani, ricor­dat­e­vi la frase di Eis­tein: “la mente è come un para­cadute, per fun­zionare si deve aprire”

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Roma, sulla Cassia 200 metri di vergogna: il video sui rifiuti diventa virale

Roma, sulla Cassia 200 metri di vergogna: il video sui rifiuti diventa virale

Veron­i­ca Cur­si    

Un min­u­to e 200 metri di ver­gogna. Un tap­peto di rifiu­ti,buste di plas­ti­ca e car­toni che attra­ver­sa via Cas­sia, a Roma nord. Una dis­car­i­ca a cielo aper­to, non nascos­ta in qualche ango­lo di per­ife­ria, ma vis­i­bile a tut­ti, cit­ta­di­ni e isti­tuzioni, ai centi­na­ia di auto­mo­bilisti che ogni giorno per­cor­rono quel­la stra­da costret­ti a sop­portare l’odore che con il cal­do sta diven­tan­do sem­pre più insop­porta­bile.

«Inqual­i­fi­ca­bile quan­to sta avve­nen­do in ques­ta cit­tà», scrive un cit­tadi­no pub­bli­can­do un video di via Gia­co­mo Andreas­si. Un fil­ma­to che sui social viene con­di­vi­so da un pro­fi­lo all’altro. Stan­otte tre camion han­no puli­to quel­lo scem­pio, ma dal­la Gius­tini­ana a La Stor­ta a Iso­la Far­nese la situ­azione è sem­pre la stes­sa. Dis­as­trosa.

«Ripren­di­amo­ci Roma» è l’appello dei cit­ta­di­ni stanchi di vivere nel degra­do di quel­la che — nonos­tante tut­to — rimane la cit­tà più bel­la del mon­do. E allo­ra cit­ta­di­ni, gente comune, vip e non,  han­no deciso di fare squadra. E di met­tere in rete, di denun­cia­re l’incuria con cui sono costret­ti a vivere ogni giorno. Lo fa il sign­or Achille che abi­ta sul­la Cas­sia, lo fa Rita Dal­la Chiesa da Vigna Stel­lu­ti, quartiere chic sem­pre a Roma Nord, lo fa la show­girl Ele­na Santarel­li che pub­bli­ca una foto di cas­sonet­ti stra­bor­dan­ti, lo fa la mam­ma che pub­bli­ca la foto di sua figlia costret­ta a pas­sare ogi­ni giorno davan­ti a cumuli di immon­dizia per andare all’asilo.
L’emergenza rifiu­ti diven­ta virale, rim­balza sui pro­fili ded­i­cati ai quartieri, «ver­gogna», «mai vista una cosa sim­i­le», «vedere Roma così fa male».

 

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Roma, schianto tra moto della polizia e auto: traffico in tilt sulla Pineta Sacchetti

Andrea Neb­u­loso
   Spaven­toso inci­dente, ques­ta mat­ti­na, su via Pine­ta Sac­chet­ti. Una moto del­la Polizia locale di Roma Cap­i­tale, all’incrocio con via di Forte Boc­cea, si è scon­tra­ta con una Fiat Pun­to. il Vig­ile urbano è ststo trasporta­to con l’ambulanza al vici­no poli­clin­i­co Gemel­li ma le sue con­dizioni non sem­br­ereb­bero gravi. Sot­to choc, invece, la sig­no­ra che gui­da­va la macchi­na. Il traf­fi­co su via Pine­ta Sac­cetti in direzione Cen­tro è tem­po­ranea­mente bloc­ca­to.
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Il farmaco contro l’alcolismo? Tutt’altro che miracoloso: gli studi che smontano il bacoflene

Per più di un decen­nio è sta­to pre­sen­ta­to come il far­ma­co “mira­coloso” con­tro la dipen­den­za da alcool, ma una serie di stu­di smon­tano l’efficacia del bacof­lene, tan­to che Le Figaro ded­i­ca un arti­co­lo alla ques­tione dall’esplicativo tito­lo: “La fine del mirag­gio”.

La storia di un boom

Nel 2008, spie­ga il gior­nale francese, il car­di­ol­o­go Olivi­er Ameisen rac­con­ta in “The Last Glass” come ha super­a­to la sua dipen­den­za dall’alcol con un far­ma­co noto da tem­po, una mol­e­co­la per alle­viare le con­trat­ture mus­co­lari. Molto rap­i­da­mente, la mol­e­co­la sus­ci­ta entu­si­as­mo. Alcu­ni spe­cial­isti difendono la mol­e­co­la con zelo come la dot­tores­sa Renaud de Beau­re­paire, che nel 2010 ha scrit­to per pos­ta di dipen­den­ze: “Per­ché i medici per tan­to tem­po han­no guarda­to degradar­si e morire davan­ti a loro pazi­en­ti affet­ti da una malat­tia, l’alcolismo, men­tre era­no a por­ta­ta di mano una med­i­c­i­na che l’ha guari­ta?”. Un battage che por­ta l’Agenzia nazionale per la sicurez­za dei med­i­c­i­nali e dei prodot­ti san­i­tari (Asnm) in Fran­cia, nel 2014, a con­cedere al baclofene una rac­co­man­dazione tem­po­ranea per l’uso (Rtu) per il trat­ta­men­to del­la dipen­den­za da alcol.

Gli studi che negano

Dopo tre anni di Rtu, il lab­o­ra­to­rio Ethy­pharm ha pre­sen­ta­to in aprile 2017 una doman­da di autor­iz­zazione all’immissione in com­mer­cio per un far­ma­co con­te­nente baclofene nell’indicazione del­la riduzione del con­sumo di alcol. Nel luglio 2018, il comi­ta­to di esper­ti dell’Ansm pro­nun­cia un parere sfa­vorev­ole per l’autorizzazione all’immissione sul mer­ca­to. In effet­ti, gli esper­ti riten­gono che il rap­por­to ris­chio-ben­efi­cio del­la mol­e­co­la non sia favorev­ole. “Baclofen non dimostra la sua supe­ri­or­ità rispet­to al place­bo, tranne che per la voglia di bere” spie­ga Le Figaro, “Inoltre, la mol­e­co­la è all’origine di effet­ti indesiderati come dis­tur­bi psichi­atri­ci e del sis­tema ner­voso, affati­ca­men­to o dis­tur­bi gas­troin­testi­nali”. Uno stu­dio francese indipen­dente ha persi­no mostra­to un aumen­to del ris­chio di morte. Nonos­tante ques­ta opin­ione, il far­ma­co è sta­to approva­to per la com­mer­cial­iz­zazione nell’ottobre 2018, ma a dosi più basse di quelle uti­liz­zate da molti pazi­en­ti. Inoltre, è nec­es­sario pre­scri­vere in aggiun­ta a un mon­i­tor­ag­gio psi­coso­ciale, dopo il fal­li­men­to di altri trat­ta­men­ti.

Possibile revisione

Dopo essere sta­to pub­bli­ciz­za­to come la cura mira­colosa per la dipen­den­za da alcol, il baclofen oggi si unisce alla coorte di far­ma­ci già disponi­bili” con­tin­ua il quo­tid­i­ano francese. “Amplia la por­ta­ta delle pos­si­bil­ità per i pazi­en­ti pesan­ti. Ma abbi­amo bisog­no di più stu­di per speci­fi­care chi pre­scri­vere, come e con quale dose “, con­clude il pro­fes­sor François Paille, addic­tol­o­gist al Nan­cy Hos­pi­tal. Al momen­to del rilas­cio dell’autorizzazione all’immissione in com­mer­cio, l’Ansm ha dichiara­to che, a sec­on­da dell’evoluzione dei dati sci­en­tifi­ci, potrebbe essere richiesto di pre­sentare l’autorizzazione all’immissione in com­mer­cio, se il ben­efi­cio non era quel­lo che ci si aspet­ta­va. Oppure, al con­trario, aumentare le dosi gior­naliere in deter­mi­nate situ­azioni.  

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QUANDO DEUTSCHE BANK DIEDE IL VIA ALLA CRISI DEL DEBITO SOVRANO ITALIANO NEL 2011

Chi diede il via alla crisi del deb­ito ital­iano nel 2011, che poi portò alla let­te­ri­na di Draghi, alla mon­tagna di tasse, alle dimis­sioni di Berlus­coni, ed alla nasci­ta del gov­er­no di “Drac­u­la” Mon­ti? La Deutsche Bank.

Non è un’affermazione, ma un dato di fat­to con­va­l­ida­to da un arti­co­lo dell’epoca del Finan­cial Times che potete con­sultare a questo link, e diede poi il via ad una serie di inchi­este che, comunque, non arrivarono a nul­la di penal­mente ril­e­vante, anche se i fat­ti era­no chiari.

Tra­du­ci­amo un estrat­to

Deutsche Bank cut its net expo­sure to Ital­ian gov­ern­ment debt by 88 per cent in the first six months of the year in a dra­mat­ic sign of inter­na­tion­al investors back­ing away from the eurozone’s third-largest econ­o­my.

Germany’s biggest lender dis­closed with its sec­ond-quar­ter results that it had cut its net Ital­ian sov­er­eign expo­sure from €8bn at the end of 2010 to €997m by the start of July. Its over­all expo­sure to what it called the “PIIGS” – Por­tu­gal, Ire­land, Italy, Greece and Spain – fell 70 per cent to €3.7bn over the same peri­od.

Deutsche Bank taglia la sua espo­sizione net­ta nel deb­ito pub­bli­co ital­iano del 88% neei pri­mi sei mesi dell’anno (2011) seg­na­lan­do  una dram­mat­i­ca fuga degli investi­tori dal deb­ito del­la terza econo­mia dell’eurozona. 

I dati dif­fusi dal mag­gior isti­tu­to di cred­i­to tedesco rel­a­tivi al sec­on­do trimestre 2011 han­no riv­e­la­to che l’esposizione è sta­ta tagli­a­ta da 8 mil­iar­di a 997 mil­ioni a Luglio. L’esposizione totale ver­so i PIIGS è cadu­ta, nel­lo stes­so peri­o­do, del 70% per ridur­si a 3,7 mil­iar­di. 

Inoltre DB acquis­to molti Cred­it Default Swap per coprire le posizioni esposte, ma non è det­to che ne com­prò anche Naked, sen­za cop­er­tu­ra, cosa in quel momen­to ammes­sa, dan­do la via alla fuga dal deb­ito ital­iano ed alla nos­tra crisi?

Quin­di DB fu uno dei vari agen­ti che ci regalò il fis­cal com­pact, l’IMU; fa Fornero e le gioie del Gov­er­no Mon­ti.

Le avrà por­ta­to for­tu­na?  (LA GERMANIA NON E ’ MAI STATA AMICA DELLITALIA)    

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In caso di eruzione del Vesuvio, 50 mila campani verrebbero trasferiti in Sardegna

Lo prevede un pro­to­col­lo fir­ma­to oggi dall’amministrazione regionale dell’isola

eruzione vesuvio evacuazione sardegna

Cir­ca 50 mila per­sone potreb­bero ess­er trasferite dal­la Cam­pa­nia in Sardeg­na in caso di eruzione del Vesu­vio. L’ha con­fer­ma­to il neo asses­sore regionale dell’Ambiente Gian­ni Lamp­is del­la Regione sar­da, oggi a Napoli per la fir­ma dei pro­to­col­li per i gemel­lag­gi tra i Comu­ni del­la zona rossa del Vesu­vio e dei Campi Fle­grei e le Regioni e le Province autonome, alla pre­sen­za anche del Capo del dipar­ti­men­to nazionale di Pro­tezione civile, Ange­lo Bor­rel­li.

Il pro­to­col­lo fir­ma­to oggi dal­la Regione Sardeg­na è vali­do per cinque anni e serve a rat­i­fi­care i luoghi in cui gli abi­tan­ti del­la zona rossa saran­no trasfer­i­ti in caso di eruzione. “Ora ver­rà subito atti­va­to dal­la Direzione gen­erale del­la Pro­tezione civile regionale il tavo­lo tec­ni­co per l’elaborazione del piano di evac­uazione delle popo­lazioni inse­di­ate nel Comune di Pom­pei e nel quartiere Posil­lipo di Napoli”, ha annun­ci­a­to Lamp­is. “E’ ques­ta l’occasione per raf­forzare lega­mi isti­tuzion­ali oltre i con­fi­ni del­la nos­tra iso­la affinché anche queste siano occa­sioni per ridare cen­tral­ità nazionale alla Sardeg­na”.

Con la Regione Cam­pa­nia e con i Comu­ni di Napoli e Pom­pei”, ha aggiun­to l’assessore, “abbi­amo con­venu­to anche di intrapren­dere un rap­por­to di col­lab­o­razione ai fini del­la val­oriz­zazione dei diver­si pat­ri­moni stori­ci, arche­o­logi­ci, ambi­en­tali e pae­sag­gis­ti­ci come ulte­ri­ore stru­men­to di con­di­vi­sione di realtà ed espe­rien­ze che da sem­pre han­no reso grande l’Italia. Un ruo­lo di ril­e­vante impor­tan­za sarà asseg­na­to alle asso­ci­azioni di volon­tari­a­to di Pro­tezione civile dis­lo­cate fra le due Regioni tra le quali ver­ran­no stip­u­lati ulte­ri­ori accor­di e gemel­lag­gi”.         https://www.agi.it/cronaca/eruzione_vesuvio_evacuazione_sardegna-5688552/news/2019–06-

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Alcuni moderatori di Facebook hanno rotto il silenzio per raccontare quello che hanno visto

The Verge è rius­ci­to a inter­vistare tre ex mod­er­a­tori del­la piattafor­ma. Han­no rac­con­ta­to quel­lo che han­no vis­to: insosteni­bili scene di vio­len­za ver­so uomi­ni e ani­mali. Il loro rac­con­to è crudo. Alcu­ni di loro sono sot­to far­ma­ci per­ché col­pi­ti da dis­tur­bo post trau­mati­co da stress

moderatori facebook 
The Verge (YouTube)
Shawn Spa­gle durante l’intervista a The Verge

Le immag­i­ni più dif­fi­cili da vedere era­no gli abusi sug­li ani­mali. Ho vis­to un cuc­ci­o­lo di cane impic­ca­to a una cor­da. Un maiale vivo but­ta­to nel fuo­co, lo si sen­ti­va urlare”. Michelle Ben­net­ti è uno dei tre ex mod­er­a­tori di Face­book che han­no deciso di rac­con­tare il loro lavoro in una video inter­vista a The Verge.

Un doc­u­men­to raro, ottenu­to dal­la tes­ta­ta amer­i­cana che ha rac­colto le loro voci e le loro sto­rie andan­do a Tam­pa, in Flori­da, dove si tro­va Cog­nizant, una delle aziende che per con­to del­la soci­età di Men­lo Park si occu­pa di rip­ulire i social dai con­tenu­ti vio­len­ti e dai dis­cor­si inci­tan­ti all’odio. Dà lavoro a cir­ca 800 per­sone. I tre han­no deciso di rompere il pat­to di ‘non divul­gazione’ fir­ma­to con la soci­età mostran­dosi in volto. Altri invece han­no prefer­i­to restare anon­i­mi.

Ho vis­to due gemelli­ni lan­ciati ripetu­ta­mente sul suo­lo da una don­na, forse la madre”, rac­con­ta Melyn­da John­son. “Cre­do fos­se un video gira­to in Ara­bia Sau­di­ta. Ho vis­to poi la don­na tentare di sof­fo­care uno dei bam­bi­ni, l’ho sen­ti­to ranto­lare e cer­care di res­pi­rare. Per giorni ho pen­sato al suo des­ti­no, per giorni mi sono chi­es­ta che fine avesse fat­to”. I rac­con­ti che gli inter­vis­ta­ti han­no affida­to a The Verge sono molto sim­ili. Face­book ha cir­ca 15 mila mod­er­a­tori nel mon­do. Gen­eral­mente lavo­ra­no sei ore al giorno, e il loro lavoro è con­trol­lare i con­tenu­ti seg­nalati dagli uten­ti. La paga è di 15 dol­lari l’ora, cir­ca 28,8 mila dol­lari l’anno. 15 minu­ti di pausa, 30 da dedi­care al pran­zo.

Shawn Spa­gle scop­pia in lacrime pri­ma di rac­con­tare quel­lo che ha vis­to: “C’era un igua­na per stra­da. Un grup­po di ragazzi gli si avvic­i­na. Uno di loro prende l’iguana per la coda e com­in­cia a bat­ter­lo sull’asfalto. Ho sen­ti­to l’iguana urlare a lun­go. Lo han­no bat­tuto per ter­ra fino a far­lo diventare una poltiglia san­guino­len­ta”. Si scusa davan­ti alla tele­cam­era: “Purtrop­po non riesco a non pen­sare Il video, rac­con­ta, poi non è sta­to rimosso ma ind­i­riz­za­to solo ad un pub­bli­co di lin­gua spag­no­la.

Quel­lo che mi ram­mar­i­ca­va è che non pote­vo fare niente. Niente per gli ani­mali, ma niente nem­meno per gli umani. Ho vis­to una ragaz­za cer­care di sof­fo­care la sorel­li­na fino a far­le uscire il sangue dal naso. E sono con­tenu­ti come questo che dove­vi vedere tut­ti i giorni. Vedere dolore e sof­feren­za, e questo ti crea den­tro un pro­fon­do sen­so di rab­bia”. Spa­gle dopo l’esperienza come mod­er­a­tore del social ha dovu­to fare ricor­so a psi­co­far­ma­ci. Un con­trol­lo medico gli ha diag­nos­ti­ca­to un dis­tur­bo da stress post trau­mati­co: “Dormi­vo solo poche ore a notte, non rius­ci­vo a toglier­mi dal­la mente quelle immag­i­ni. Quan­do fini­vo di lavo­rare man­gia­vo dol­ci”, un modo per aneste­tiz­zare il male vis­to durante il giorno.

Alcu­ni mesi fa Face­book ave­va annun­ci­a­to un pro­gram­ma per usare l’intelligenza arti­fi­ciale al pos­to degli uomi­ni nel­la mod­er­azione dei con­tenu­ti. La soci­età sta anco­ra lavo­ran­do al prog­et­to, che dovrebbe sos­ti­tuire intera­mente i 15 mila mod­er­a­tori umani. Ma al momen­to le tec­nolo­gie usate non sono risul­tate anco­ra affid­abili.

@arcangeloroc

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Tetto 240mila euro per stipendi Csm

Tetto 240mila euro per stipendi Csm

Entro dicem­bre sarà approva­ta una rifor­ma del proces­so civile e penale, che ha l’obiettivo di dimez­zare i tem­pi dei pro­ces­si. Una rifor­ma in cui si dovrà inserire anche il Csm, e la mer­i­tocrazia che deve avere uno spazio cen­trale nel­la car­ri­era e per ambire a ruoli api­cali”. Così il min­istro del­la Gius­tia, Alfon­so Bonafede, al ter­mine del ver­tice a Palaz­zo Chi­gi a cui han­no pre­so parte l’altro vicepremier, Lui­gi Di Maio e quel­lo del­la Pa Giu­lia Bon­giorno.

Nell’idea di rifor­ma del Csm c’è poi “il tet­to a 240 mila euro per lo stipen­dio dei con­siglieri — ha spie­ga­to anco­ra Bonafede -. I cit­ta­di­ni non pos­sono avere un’idea di priv­i­le­gio che non sarebbe gius­ti­fi­ca­to”.

Bonafede ha par­la­to poi dei tem­pi del proces­so che “saran­no sta­bil­i­ti nel­la rifor­ma ma ci saran­no anche delle regole per far­li rispettare , altri­men­ti ci saran­no anche con­seguen­ze dis­ci­pli­nari” ha avver­ti­to.

Quan­to al capi­to­lo inter­cettazioni, “abbi­amo deciso di ten­er­le in un altro provved­i­men­to” diver­so dal­la rifor­ma dei pro­ces­si e del Csm, ha spie­ga­to Bonafede. “Le inter­cettazioni e il tro­jan sono stru­men­ti fon­da­men­tali”, ha sot­to­lin­eato.

Più in gen­erale, il ver­tice “è sta­to molto pos­i­ti­vo, ci siamo con­frontati a 360 gra­di” ha poi aggiun­to Bonafede. E del­lo stes­so avvi­so anche il vicepremier Mat­teo Salvi­ni che ha defini­to l’incontro “pos­i­ti­vo”.        https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2019/06/20/tetto-mila-euro-per-stipendi-csm_wIYIXxh6MAo8oS0q3WuKgL.html

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The Guardian rivela il grande ruolo del Regno Unito nel massacro yemenita

The Guardian rivela il grande ruolo del Regno Unito nel massacro yemenita

Il quotidiano The Guardian rivela come il Regno Unito sostiene l’Arabia Saudita e i suoi partner per continuare la sua aggressione contro lo Yemen, uccidendo migliaia di civili.

In un arti­co­lo pub­bli­ca­to ieri, il quo­tid­i­ano bri­tan­ni­co The Guardian riv­ela che il Reg­no Uni­to non ha solo un ruo­lo nel­la for­ni­tu­ra di armi e bombe all’Arabia Sau­di­ta ed ai suoi alleati region­ali, che li usano per bom­bar­dare il popo­lo yemeni­ta, ma sta for­nen­do sup­por­to logis­ti­co e adde­stra­men­to mil­itare ai suoi piloti.

Ogni giorno, lo Yemen è col­pi­to dalle bombe bri­tan­niche sgan­ci­ate da aerei ingle­si che sono gui­dati da per­son­ale for­ma­to dai piloti bri­tan­ni­ci, e man­tenu­ta e prepara­ta all’interno di Ara­bia Sau­di­ta per migli­a­ia di impren­di­tori bri­tan­ni­ci”, denun­cia il rap­por­to, scrit­to da Arron Mer­at, Esper­to in affari medior­i­en­tali.

A questo propos­i­to, egli osser­va che negli ulti­mi anni diver­si esper­ti e ingeg­neri del­la Roy­al Air Force, RAF, si sono recati in Ara­bia Sau­di­ta per la manuten­zione di aero­mo­bili da guer­ra sau­di­ta e per for­mare mil­i­tar­mente i piloti

La gigan­tesca soci­età di dife­sa bri­tan­ni­ca BAE Sys­tems è un’altra entità che svolge un ruo­lo impor­tante nell’aggressione sau­di­ta, attra­ver­so la ven­di­ta di attrez­za­ture mil­i­tari avan­zate e armi a Riad.

I capi sau­di­ti sono asso­lu­ta­mente dipen­den­ti da BAE Sys­tems … Non potreb­bero far­lo sen­za di noi”, ha det­to John Deverell, un ex uffi­ciale mil­itare bri­tan­ni­co.

Lo stes­so gior­nale ha rifer­i­to lo scor­so aprile che dall’inizio del­la cam­pagna bru­tale con­tro lo Yemen, più di 40 cadet­ti sau­di­ti sono sta­ti for­mati nelle uni­ver­sità mil­i­tari nel Reg­no Uni­to, in par­ti­co­lare, alla Roy­al Mil­i­tary Acad­e­my Sand­hurst, il Col­le­gio Cran­well del­la RAF e la Roy­al Naval Uni­ver­si­ty di Dart­mouth.

Fonte: The Guardian
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L’Adir F-35 dell’Air Force israeliana fa la sua prima apparizione in simulazioni di combattimento

L'Adir F-35 dell'Air Force israeliana fa la sua prima apparizione in simulazioni di combattimento

L’Aeronautica mil­itare israeliana (IAF) ha inclu­so per la pri­ma vol­ta il suo nuo­vo veliv­o­lo Adir stealth F-35I in eserci­tazioni di guer­ra.

 

Durante le eserci­tazioni ver­ran­no sim­u­late oper­azioni offen­sive e difen­sive da parte di un grup­po di aerei, unità di dife­sa aerea e forze di sup­por­to a ter­ra, sec­on­do quan­to ripor­ta­to dal Times of Israel. Includono jet da com­bat­ti­men­to, eli­cot­teri, aerei da cari­co, droni e la ver­sione IAF del Lock­heed Mar­tin F-35A, sopran­nom­i­na­to Adir, che sig­nifi­ca “potente” in ebraico.

 

L’obiettivo prin­ci­pale delle eserci­tazioni è quel­lo di esam­inare come l’IAF rispon­derà a un con­flit­to con Hezbol­lah, la milizia sci­ita con base in Libano i cui tun­nel che attra­ver­sano il con­fine di fat­to con Israele. Nel 2006 un’invasione israeliana del Libano merid­ionale è sta­ta com­bat­tuta fino ad essere fer­ma­ta da parte di Hezbol­lah.

 

Tut­tavia, le oper­azioni pratiche han­no anche esplorato una serie di altri sce­nari, tra cui i com­bat­ti­men­ti nel­la Striscia di Gaza e in Siria,dove l’IAF ha recen­te­mente effet­tua­to bom­bar­da­men­ti. Altri sce­nari han­no riguarda­to la rispos­ta a un mas­s­ic­cio bom­bar­da­men­to mis­silis­ti­co di Israele stes­so e han­no attra­ver­sato poten­ziali prob­le­mi sul cam­po di battaglia, come le comu­ni­cazioni dis­abil­i­tate o inter­mit­ten­ti e le piste dan­neg­giate.

 

Ci sti­amo adde­stran­do ad altissi­ma inten­sità con un nemi­co sti­molante e pen­sante che possiede tec­nolo­gia al di là di ciò che attual­mente esiste nell’arena”, ha dichiara­to ai gior­nal­isti all’inizio di ques­ta set­ti­mana un fun­zionario dell’aviazione.

L’F-35I ha aggiun­to “capac­ità letali e mul­ti-ruo­lo” alle forze aeree nei giochi di guer­ra, ha det­to il fun­zionario.  

Pri­ma non ave­va­mo queste capacità.“Gli sce­nari includono anche sim­u­lazioni in cui il nemi­co possiede sis­te­mi di dife­sa aerea S-300 e S-400: lan­ci­amis­sili di costruzione rus­sa for­ni­ti alla Siria e ven­du­ti a un numero cres­cente di altri acquiren­ti stranieri, tra cui Turchia, India e Cina. Gli Sta­ti Uni­ti han­no recen­te­mente sil­u­ra­to un accor­do per vendere 100 F-35A del­la Turchia dopo che Ankara si è rifi­u­ta­ta di bloc­care un acquis­to S-400 da Mosca. I leader del Pen­tagono temono che il fat­to di avere i due sis­te­mi oper­a­tivi insieme potrebbe esporre le debolezze dell’F-35 agli avver­sari statu­niten­si o israeliani che usano il sis­tema mis­silis­ti­co.

Tut­tavia, Israele ha rice­vu­to una licen­za esclu­si­va da Lock­heed per mod­i­fi­care gli F-35 acquis­ta­ti, di cui ora ne ha 14 ma ne possiederà 50. Una di queste mod­i­fiche include un’ala ester­na per­son­al­iz­za­ta prog­et­ta­ta per min­i­miz­zare ulte­ri­or­mente il suo bas­so pro­fi­lo invis­i­bile, riferisce Sput­nik.

Fonte: Sput­nik
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