Buzzi vuota il sacco e inguaia il Pd: soldi a tutti, da Marino a Zingaretti

I rap­por­ti con le ammin­is­trazioni locali, le mazzette dis­tribuite a politi­ci di tut­ti gli schiera­men­ti per aggiu­di­car­si gli appalti. In lunghi inter­roga­tori Sal­va­tore Buzzi, una delle fig­ure di spic­co di Mafia Cap­i­tale e numero uno delle coop a Roma, fa nomi di politi­ci (dal sin­da­co Ignazio Mari­no al presin­dente del­la Regione Lazio, Nico­la Zin­garet­ti) e ricostru­isce il giro di mazzette con cui si assi­cu­ra­va le commesse. Ver­bali che com­paiono oggi su alcu­ni quo­tid­i­ani e da cui emerge l’intenzione di Buzzi di difend­er­si dalle accuse soste­nen­do di essere sta­to vit­ti­ma di un sis­tema cor­rut­ti­vo.

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L’ex capo del­la Coop­er­a­ti­va 29 giug­no, par­lan­do dal carcere in Sardeg­na dove si tro­va detenu­to dall’inverno scor­so, elen­ca fat­ti, nomi e cir­costanze ammet­ten­do però “che molte cose gli sono state rac­con­tate da Luca Ode­vaine” (altro per­son­ag­gio coin­volto nel­la max­inchi­es­ta).

Buzzi rac­con­ta dei rap­por­ti con l’attuale giun­ta capi­toli­na. “Nell’anomalia del Comune di Roma – affer­ma – i 78 mil­ioni di euro con Mari­no li decis­ero in maniera vaga addirit­tura sen­za appal­to, quin­di c’abbiamo questi mec­ca­n­is­mi, capi­to? Cioè io le vor­rei dire una cosa che sem­bra banale, i vuoti si riem­pi­ono, quin­di se io non mi occupo delle cose il mio pos­to viene pre­so sicu­ra­mente da qual­cun altro, quin­di qual era il nos­tro prob­le­ma quo­tid­i­ano tut­ti i giorni? Era sbat­ter­si tra la polit­i­ca e tra i diri­gen­ti, pas­sa’ sui cor­ri­doi, assumere per­sone”.

Nel cor­so dei col­lo­qui con i pm, Buzzi tira in bal­lo anche Zin­garet­ti tor­nan­do sul maxi appal­to per il Recup, il numero uni­co del­la san­ità laziale, vicen­da in cui com­pare anche un altro inda­ga­to: l’ex capo di gabi­net­to del gov­er­na­tore, Mau­r­izio Venafro. Buzzi, inoltre, indi­vid­ua in Peppe Cionci, “l’uomo di Zin­garet­ti”, come “la per­sona dei sol­di”. “Se uno deve fare una cam­pagna elet­torale – sostiene Buzzi – e se deve dare i sol­di al comi­ta­to di Zin­garet­ti si riv­olge a Cionci, se devi dare i sol­di a Mari­no, ti riv­ol­gi a Cionci, tut­ti a Cionci. È un uomo abbas­tan­za conosci­u­to a Roma”.

Infine il pre­sun­to brac­cio destro di Mas­si­mo Carmi­nati rac­con­ta anche del­la vicen­da lega­ta all’acquisto del­la sede del­la Provin­cia. Buzzi, ripor­tano alcu­ni quo­tid­i­ani in edi­co­la oggi, speci­fi­ca di non avere conoscen­za diret­ta del­la vicen­da “non gli so dire tut­ti i pas­sag­gi, glieli dico così”. “La sede del­la Provin­cia fu com­pra­ta da Par­nasi con con­trat­to di acquis­to prati­ca­mente pri­ma anco­ra di costrui’ l’immobile… Quin­di viene ban­di­ta la gara, vince Par­nasi, si incaz­za tan­to con Cal­t­a­girone, tant’è vero che il Mes­sag­gero fa cam­pagna per giorni e giorni su ques­ta sto­ria, per­ché ovvi­a­mente Cal­t­a­girone se perde un metro cubo si arrab­bia e anche per­ché Par­nasi facen­do ques­ta oper­azione si sal­va dal fal­li­men­to. Oper­azione che vale 180 mil­ioni di euro”. ansa

via Imo­la Oggi

 

Buzzi vuo­ta il sac­co e ingua­ia il Pd: sol­di a tut­ti, da Mari­no a Zin­garet­ti

 

LePen71

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Vuoi vedere il mio missile? Fabio Del Bergiolo e la storia del missile aria-aria in vendita su WhatsApp

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Cosa ci fa un estrem­ista di destra con un mis­sile aria-aria? La doman­da potrebbe essere una di quelle all’inizio delle clas­siche barzel­lette. Ma invece è la ver­ità. Ieri la Polizia ha seques­tra­to un ingente quan­ti­ta­ti­vo di armi tra cui uno Steyr Aug un M16, un  Heckler&Koch G3 e un AR14; tut­ti fucili d’assalto. Ma il pez­zo grosso è un mis­sile aria-aria Matra Super 530F di fab­bri­cazione francese. Un bestione lun­go oltre tre metri capace di portare una tes­ta­ta da 30 kg di esplo­si­vo.
Video incorporato
Fed­eri­co Ruf­fo @FedericoRuffo

C’era anche un mis­sile aria-aria nell’arsenale seques­tra­to dal­la Digos di Tori­no nel prosieguo delle perqui­sizioni negli ambi­en­ti dell’estrema destra in cui, la scor­sa settimana,era sta­to arresta­to un mem­bro dei Drughi Giovinez­za, grup­po ultras del­la Juve.

L’ex candidato di Forza Nuova che voleva vendere un missile “conto terzi”

L’arsenale mil­itare era nelle disponi­bil­ità del ses­san­tenne Fabio Del Ber­gi­o­lo, ex ispet­tore delle Dogane, can­dida­to al Sen­a­to nel 2001 per Forza Nuo­va, il par­ti­to neo­fascista di Rober­to Fiore. Il mis­sile è sta­to ritrova­to nel mag­a­zz­i­no del­la Star Air Ser­vice di Rivaz­zano Terme. I due tito­lari Alessan­dro Michele Aloise Mon­ti e Fabio Amalio Bernar­di sono sta­ti posti agli arresti domi­cil­iari. Sec­on­do gli inquiren­ti sareb­bero sta­ti loro a dare a Del Ber­gi­o­lo l’incarico di vendere il mis­sile. Il Matra Super 530, mostra­to dagli uomi­ni del­la Digos e Uci­gos di Tori­no che lo han­no estrat­to dal suo involu­cro di trasporto, sarebbe per­fet­ta­mente fun­zio­nante e potrebbe provenire dall’arsenale del Qatar. Non si sa però come sia arriva­to in Italia.

Video incorporato
Fed­eri­co Ruf­fo @FedericoRuffo

C’era anche un mis­sile aria-aria nell’arsenale seques­tra­to dal­la Digos di Tori­no nel prosieguo delle perqui­sizioni negli ambi­en­ti dell’estrema destra in cui, la scor­sa settimana,era sta­to arresta­to un mem­bro dei Drughi Giovinez­za, grup­po ultras del­la Juve.

Ma che cosa vol­e­vano far­ci gli inda­gati? Il mis­sile è prog­et­ta­to per essere usato su un par­ti­co­lare mod­el­lo di cac­cia (il Mirage, anch’esso di fab­bri­cazione francese) ed ha un val­ore che si aggi­ra intorno ai 500mila euro. Dif­fi­cile quin­di poter­lo usare – così com’è – per atten­tati ter­ror­is­ti­ci di varia natu­ra, dal momen­to che l’arma neces­sità di un sis­tema di gui­da radar non può nem­meno essere mon­ta­ta su un qual­si­asi aereo.
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Il mis­sile seques­tra­to

L’unica pos­si­bil­ità è quel­la di uti­liz­zarne l’esplosivo, ma oltre al fat­to ci sono modi migliori e più eco­nomi­ci per procu­rarse­lo in questo caso la tes­ta­ta non c’era. La dife­sa di Del Ber­gi­o­lo sostiene che «si trat­ta di un grande appas­sion­a­to, esper­to di armi che scrive su riv­iste on line di set­tore e parag­o­nabile ad un collezion­ista ille­gale di reper­ti arche­o­logi­ci o di quadri». Questo mag­a­ri vale per il moschet­to Car­cano Mod. 91, ma si può dire lo stes­so per un mis­sile aria-aria?  Altro par­ti­co­lare inter­es­sante: Del Ber­gi­o­lo non ave­va mai denun­ci­a­to le armi in suo pos­ses­so; i fucili d’assalto per­ché in Italia è vieta­to le altre per­ché gli era sta­to inibi­ta la pos­si­bil­ità detenere armi da fuo­co in segui­to ad un vec­chio pro­ced­i­men­to giudiziario.

Come mai a destra nessuno commenta la notizia?

Gli inquiren­ti riv­e­lano che il “collezion­ista” Del Ber­gi­o­lo stesse però ten­tan­do di vendere il Matra. In un mes­sag­gio invi­a­to tramite What­sApp ad un com­bat­tente ital­iano reduce del Don­bass che ave­va com­bat­tuto tra le fila delle forze filo-ucraine Del Ber­gi­o­lo scrive­va ingen­u­a­mente, qua­si dovesse vendere una moto­ci­clet­ta d’epoca: «ho un mis­sile aria-aria di fab­bri­cazione francese da vendere. Ti inter­es­sa?». In alle­ga­to le foto del Matra, che iniziano così a girare negli ambi­en­ti degli ex mil­i­tari e dei “reduci” del Don­bass, molti dei quali sono estrem­isti di destra. A quan­to pare però vendere il mis­sile si riv­ela più dif­fi­cile del pre­vis­to. Ad un cer­to pun­to la notizia arri­va alle orec­chie degli inves­ti­ga­tori dell’UCIGOS, che ven­gono a sapere del­la disponi­bil­ità di molte armi (ne ver­ran­no trovate una quar­an­ti­na) nelle mani di poche per­sone.

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L’arsenale seques­tra­to a Del Ber­gi­o­lo

Saran­no i giu­di­ci a sta­bilire le respon­s­abil­ità dei tre ma al di là dei con­torni da operetta del­la vicen­da stupisce l’assordante silen­zio dei politi­ci tut­ti law and order del­la destra ital­i­ca. Forza Nuo­va ha fat­to sapere che «nes­suna delle per­sone coin­volte è ormai da anni mil­i­tante di Forza Nuo­va», gli altri par­ti­ti tac­ciono. Eppure cosa sarebbe suc­ces­so se un sim­i­le arse­nale fos­se sta­to trova­to all’interno di un Cen­tro Sociale, di un cen­tro cul­tur­ale islam­i­co o in un covo di Cosa Nos­tra o del­la temi­bile mafia nige­ri­ana?

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Prob­a­bil­mente sarebbe par­ti­ta una sal­va di tweet, video, e post per chiedere la chiusura di tut­ti i cen­tri sociali o di tutte le moschee. Gius­to un paio di giorni fa Gior­gia Mel­oni pub­bli­ca­va indig­na­ta la foto di uno scopet­ti­no per il water con le sem­bianze di Don­ald Trump lamen­tan­dosi del­la “ver­gog­nosa doppia morale dei buon­isti”. Ma se uno scopet­ti­no può al mas­si­mo essere di cat­ti­vo gus­to il ritrova­men­to di un arse­nale da guer­ra è senz’altro una ques­tione con ris­volti che van­no ben oltre il bon ton. Eppure per Fratel­li d’Italia la notizia non esiste, non esiste nem­meno per la Lega. Per loro han­no arresta­to un collezion­ista? Oppure dal momen­to che si trat­ta di per­son­ag­gi vici­ni alla destra meglio non par­larne e con­cen­trar­si sui “cri­m­i­ni” di buon­isti e Ong?

Vuoi vedere il mio mis­sile? Fabio Del Ber­gi­o­lo e la sto­ria del mis­sile aria-aria in ven­di­ta su What­sApp

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Ladri di bambini, affidi illeciti Emilia/ “È pazzo, via i bimbi”: psicologi ridono..

Nic­colò Mag­nani

Affidi illeciti in Emilia Romagna, l’inchiesta sui “ladri di bambini”: nuovo caso a Castelnuovo, “il padre è pazzo, toglietegli i bimbi”. Poi la sentenza cambia, ma gli psicologi ridono..

Tribunale di Reggio Emilia
Tri­bunale di Reg­gio Emil­ia (LaPresse)

Il caso degli affi­di illeciti in Emil­ia Romagna non si pla­ca e come abbi­amo già più volte ripetu­to anche nei prece­den­ti arti­coli, siamo solo all’inizio: nell’inchi­es­ta “Angeli e Demoni” scop­pi­a­ta lo scor­so mese a Bib­biano e non solo, il con­cet­to di “ladri di bam­bi­ni” è più volte sta­to accosta­to ad alcu­ni medici e respon­s­abili dei servizi sociali emil­iani sul­la scia di quel­lo che già l’inchiesta di “Veleno” ave­va mes­so a conoscen­za diver­si anni fa. Il caso rac­con­ta­to oggi da Il Gior­nale riguar­da invece il Comune di Castel­n­uo­vo Mon­ti dove ad un padre, Ste­fano, sono sta­ti strap­pati i suoi tre figli dopo ess­er sta­to defini­to “paz­zo” dagli psi­colo­gi dei servizi sociali cit­ta­di­ni. «Una diag­nosi che poi è risul­ta­ta pri­va di ogni fon­da­men­ta per­ché Ste­fano paz­zo non lo è mai sta­to», ma che purtrop­po, come ben rac­con­ta la col­le­ga Costan­za Tosi, non ha risparmi­a­to anni di lot­ta, accuse e vita pro­fon­da­mente rov­ina­ta. Dopo il divorzio dal­la moglie la situ­azione in famiglia si fa molto tesa e la don­na minac­cia di por­tar via i figli da quel padre: ecco che com­in­cia lì il cal­vario, con i pri­mi esa­mi a cui viene sot­to­pos­to dai per­i­ti fino agli assis­ten­ti sociali. Ste­fano viene dichiara­to «inadegua­to per crescere i bam­bi­ni» e manda­to in cura pres­so un cen­tro di salute men­tale: «Mi han­no tolto i bam­bi­ni, non me li face­vano più vedere se non in bre­vi e spo­radi­ci incon­tri pro­tet­ti» ha rac­con­ta­to poi lo stes­so uomo alla fine di questo incubo negli scor­si mesi.

LE RISATE CHOC DEGLI PSICOLOGI IN UN ALTRO CASO IN EMILIA

Il caso avviene a soli 42 km da Bib­biano e per le modal­ità e le atroc­ità commesse purtrop­po sem­bra tut­to com­ba­cia­re con le tante altre sto­rie che abbi­amo sin­is­tra­mente rac­con­ta­to e sen­ti­to in queste set­ti­mane: con­vo­ca­to nuo­va­mente il ctu (con­sulente tec­ni­co d’ufficio) pres­so il tri­bunale di Reg­gio Emil­ia e, nonos­tante le vis­ite andate a buon fine con gli psichi­a­tri, la sen­ten­za è duris­si­ma: «dichiara­to ina­dat­to a svol­gere il ruo­lo di padre per­ché, sec­on­do i medici di parte, ave­va gravi prob­le­mi men­tale», spie­ga il Gior­nale. A quel pun­to Ste­fano non ci sta e decide di andare a par­lare con i servizi sociali por­tan­dosi però dietro un reg­is­tra­tore per sicurez­za: «Vole­vo avere le prove di come avreb­bero gius­ti­fi­ca­to la loro posizione. Io ho por­ta­to loro il refer­to medico che cer­ti­fi­ca­va la mia otti­ma salute men­tale. Era una cosa su cui nes­suno avrebbe potu­to con­tro­bat­tere. Era­no spalle al muro». L’avvocato dell’uomo rac­con­ta al Gior­nale come in quelle dichiarazioni reg­is­trate si è sen­ti­to di tut­to; «Questo è uno stron­zo (rifer­en­dosi allo psichi­a­tra che ave­va fat­to la pri­ma diag­nosi, ndr), come fac­ciamo a sostenere che questo è paz­zo adesso?», dice­vano gli psi­colo­gi del comune tra lunghe risate e con­get­ture per provare a fre­gare quell’uomo per toglier­gli defin­i­ti­va­mente quei 3 inno­cen­ti bam­bi­ni, Poco dopo l’incontro arri­va però la deci­sione provvi­den­ziale del tri­bunale: bisogna ripetere la ctu.

LA SENTENZA CAMBIA MA IL DRAMMA RESTA

E a quel pun­to il giu­dice cam­bia la sen­ten­za e rende di nuo­vo capace di inten­dere e di vol­ere quell’uomo che però fino ad allo­ra lo era sem­pre sta­to, a parte che per quelle insop­porta­bili accuse false get­tate dai servizi sociali: invece di rice­vere scuse, dopo il clam­ore gen­er­a­to Ste­fano viene quere­la­to per diffamazione dagli oper­a­tori e anche dal sin­da­co di Castel­no­vo Mon­ti, che comunque con il caso di quell’uomo è lo stes­so Ste­fano a spie­gare al Gior­nale come non c’entri nul­la il pri­mo cit­tadi­no. «Questi costru­is­cono diag­nosi false con le quali tol­go­no i bam­bi­ni alle per­sone! Ma come lavo­ra­no? Man­cano buon sen­so e com­pe­ten­za pro­fes­sion­ale. E in questo modo quante vite si sono rov­inate? Bisogna fare chiarezza», lamen­ta anco­ra l’avvocato ai col­leghi del Gior­nale. Da Bib­biano a Castel­n­uo­vo, il for­tis­si­mo dub­bio che quel improvvi­so ten­ta­to scred­i­ta­men­to lan­ci­a­to con­tro il padre pos­sa poi portare ad affi­di poco leciti ormai si è instil­la­to in tut­ti e le inchi­este dovran­no fare un lavoro di ricer­ca del­la ver­ità ancor più del­i­ca­to e com­p­lesso di quan­to già non richie­da l’urgenza e grav­ità del­la vicen­da.

https://www.ilsussidiario.net/news/ladri-di-bambini-affidi-illeciti-emilia-e-pazzo-via-i-bimbi-psicologi-ridono/1905151/?fbclid=IwAR0ecrL84HD6Rm8mqtLuTiQx9JNiOaG9sKFiBiWifCqhqn49abAZ_gmIIYs

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TRIBUNALE ROMA, ARRESTATI 2 MAGISTRATI: “MASSONERIA E SERVIZI DEVIATI”/ Le minacce di morte del giudice

Sil­vana Palaz­zo

Tangenti in Puglia, scandalo corruzione: arrestati due magistrati e un poliziotto. Sistema di soldi e diamanti per “aggiustare” sentenze: “tirati in ballo” massoneria e servizi deviati

Depistaggio Borsellino
Tri­bunale (Pix­abay)

Sec­on­do il Fat­to Quo­tid­i­ano, dietro all’inchiesta sui due pm arresta­ti vi sarebbe una “macchi­nazione” alquan­to più intri­g­ante e scon­vol­gente che parte dal­la mas­sone­r­ia e arri­va fino ai servizi seg­reti deviati: nelle con­fes­sioni rese da Flavio D’Introno, l’imprenditore inda­ga­to, si ricostru­ireb­bero diver­si “canali” di cor­ruzione all’interno del Tri­bunale di Trani, ma anche molto di più. Sec­on­do l’interrogato D’Introno – come risul­ta al Fat­to, il giu­dice Nar­di non avreb­bero esi­ta­to a “minac­cia­re di morte” l’imprenditore se avesse rac­con­ta­to del loro rap­por­to. «Disse che se io par­lo allo­ra mi dove­va far ammaz­zare da questi dei servizi seg­reti, tan­to lui a Lec­ce era molto potente, conosce­va gip, capo procu­ra, conosce­va tut­ti, disse: ‘Tu sei un mor­to che cam­mi­na se par­li», spie­ga D’Introno nei ver­bali dell’interrogatorio ripor­tati dal Fat­to Quo­tid­i­ano. Vol­e­vano pilotare i pro­ces­si e in alcu­ni casi ci rius­cirono, anche se per il momen­to res­ta tut­to un enorme impianto accusato­rio che andrà ver­i­fi­ca­to pun­to su pun­to dagli inquiren­ti che da tem­po indagano con­tro i pm ora arresta­ti. «Dopo dieci anni, il poz­zo si è prosci­u­ga­to e non pote­vo più pagare il mag­is­tra­to, che era arriva­to a chie­der­mi – oltre a orolo­gi, dia­man­ti e vari ben­e­fit per centi­na­ia di migli­a­ia di euro – anche due mil­ioni di euro per cor­rompere altri giu­di­ci». Un’organizzazione che appun­to “prende” stral­ci di mas­sone­r­ia e servizi deviati, o almeno così avreb­bero det­to i mag­is­trati inda­gati per “con­vin­cere” gli impren­di­tori a pagare. (agg. di Nic­colò Mag­nani)

ECCO COME È NATA L’INCHIESTA

Ha sus­ci­ta­to grande scal­pore l’arresto di due mag­is­trati del tri­bunale di Roma, i giu­di­ci Anto­nio Savas­ta e Michele Nar­di, accusati di aggiustare le sen­ten­ze dei pro­ces­si in cui era­no coin­volti facoltosi impren­di­tori in cam­bio di “regali” di vario tipo, dai Rolex ai dia­man­ti, dalle tan­gen­ti alla ristrut­turazione di una casa. Ma come ha avu­to orig­ine l’inchiesta che ha por­ta­to all’incarcerazione dei due? Come ripor­ta­to da Il Fat­to Quo­tid­i­ano, tut­to è par­ti­to da una serie di atten­tati dina­mi­tar­di avvenu­ti nel 2015 a Canosa di Puglia ai dan­ni di un dis­count fini­to nel miri­no del clan Piarul­li-Fer­raro di Cerig­no­la. Le indagi­ni han­no con­sen­ti­to di far venire alla luce un “pro­gram­ma crim­i­noso inde­ter­mi­na­to nel tem­po che, attra­ver­so il costante ricor­so alla cor­ruzione di pub­bli­ci uffi­ciali, assi­cu­ra­va favori nei con­fron­ti di facoltosi impren­di­tori”. I due mag­is­trati, sec­on­do l’accusa, “avreb­bero garan­ti­to pos­i­tivi esi­ti proces­su­ali” nelle vicende giudiziarie in cui era­no coin­volti gli impren­di­tori, “in cam­bio di ingen­ti somme di denaro e in alcu­ni casi di altre util­ità tra cui anche gioiel­li e pietre preziose”. (agg. di Dario D’Angelo)

SOLDI, DIAMANTI E ROLEX

Sono pesan­tis­sime le accuse ai dan­ni di Anto­nio Savas­ta e Michele Nar­di, i mag­is­trati chia­mati a rispon­dere di cor­ruzione in atti giudiziari, asso­ci­azione a delin­quere e fal­so. Sec­on­do l’inchiesta coor­di­na­ta dai pm Leonar­do Leone de Cas­tris e Rober­ta Lic­ci – che con­ta in totale 18 inda­gati – i due giu­di­ci avreb­bero aggius­ta­to i pro­ces­si a cari­co di facoltosi impren­di­tori bare­si e toscani in cam­bio di ben­efi­ci di diver­sa natu­ra, quali sol­di dia­man­ti, Rolex, viag­gi a Dubai, auto e pure la ristrut­turazione di una casa. Lo ripor­ta Il Fat­to Quo­tid­i­ano, sot­to­lin­e­an­do come Savas­ta avrebbe intas­ca­to qua­si mez­zo mil­ione di euro, Nar­di un qual­cosa come 1.300.000 euro. I fat­ti con­tes­ta­ti ai due mag­is­trati, ora in carcere, van­no dal 2014 al 2018, ma per i pm ce ne sono altri doc­u­men­tati fino a dieci anni fa, ormai pre­scrit­ti. (agg. di Dario D’Angelo)

CORRUZIONE IN PUGLIA, ARRESTATI DUE MAGISTRATI

Due mag­is­trati e un poliziot­to sono sta­ti arresta­ti in Puglia per­ché “aggius­ta­vano” pro­ces­si e indagi­ni in cam­bio di denaro. Tra le inchi­este “sis­te­m­ate” c’è pure quel­la a cari­co di Lui­gi D’Agostino, impren­di­tore che per un peri­o­do è sta­to vici­no al padre di Mat­teo Ren­zi. In carcere Anto­nio Savas­ta e Michele Nar­di, che all’epoca dei fat­ti era­no rispet­ti­va­mente pm e gip alla Procu­ra di Trani ma che attual­mente lavo­ra­no a Roma, il pri­mo come giu­dice e il sec­on­do come sos­ti­tu­to procu­ra­tore. In carcere anche Vin­cen­zo Di Chiaro, un ispet­tore di polizia in servizio al com­mis­sari­a­to di Cora­to. Invece per gli avvo­cati Simona Cuo­mo e Rug­giero Sfreco­la è sta­ta dis­pos­ta l’interdizione dall’esercizio del­la pro­fes­sione per un anno, men­tre all’imprenditore bar­let­tano D’Agostino è sta­to noti­fi­ca­to un divi­eto di eser­cizio dell’attività impren­di­to­ri­ale e degli uffi­ci diret­tivi delle imp­rese per un anno. Stan­do a quan­to ripor­ta­to da La Repub­bli­ca, la Procu­ra di Lec­ce ha quan­tifi­ca­to mazzette che ammon­tano a diver­si mil­ioni di euro.

TANGENTI IN PUGLIA, SOLDI E DIAMANTI PERAGGIUSTARESENTENZE

Le tan­gen­ti non veni­vano ver­sate solo con con­seg­ne di denaro ma anche con regali, come orolo­gi e pietre preziose. Le mazzette sve­lano dunque l’esistenza di un sis­tema di cor­ruzione nel quale i mag­is­trati pie­ga­vano l’uso del­la gius­tizia ai loro fini per­son­ali e chiede­vano una cor­sia pref­eren­ziale per avvic­i­nar­si a Palaz­zo Chi­gi e al Csm. Nar­di, Savas­ta, Di Chiaro e Cuo­mo sono accusati di asso­ci­azione per delin­quere final­iz­za­ta alla cor­ruzione in atti giudiziari, fal­so ide­o­logi­co e mate­ri­ale. Invece l’avvocato Sfreco­la e l’imprenditore D’Agostino sono accusati di con­cor­so in cor­ruzione; altri inda­gati rispon­dono di mil­lan­ta­to cred­i­to e calun­nia. L’ispettore di polizia arresta­to si sarebbe mes­so «al servizio dell’imprenditore corati­no Flavio D’Introno», fini­to tra gli inda­gati, come «col­lega­men­to con il mag­is­tra­to Savas­ta per il com­p­lessi­vo inquina­men­to dell’attività inves­tiga­ti­va e proces­suale da quest’ultimo pos­ta in essere». La Procu­ra di Lec­ce, che ha coor­di­na­to l’inchiesta con­dot­ta dai cara­binieri, ha chiesto e ottenu­to il seque­stro di beni e con­ti cor­rente per un val­ore di 489mila euro per Savas­ta, 672mila per Nar­di, a cui sono sta­ti seques­trati anche dia­man­ti e un Day­tona d’oro, 436mila per Di Chiario e la stes­sa cifra per Cuo­mo, men­tre 53mila per D’Agostino e Sfreco­la.

https://www.ilsussidiario.net/news/cronaca/2019/1/14/corruzione-in-puglia-arrestati-due-magistrati-e-un-poliziotto-soldi-e-diamanti-per-aggiustare-sentenze/1835123/?fbclid=IwAR3Ff40fi4vdW4z0Wbwhj8XHAT29cAGhC6N9ZGKap4U0C8_UHsCpKfR6zNo

 

Contrada71

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Andrea Camilleri, addio! Quello che forse non sapevi sulla vita del ‘papà’ di Montalbano

andrea camilleri
Con la morte di Andrea Camil­leri – avvenu­ta all’età di 93 anni, all’alba del 17 luglio 2019, dopo un lun­go ricovero in ospedale – se ne va una delle penne più apprez­zate del­la let­ter­atu­ra con­tem­po­ranea, non solo ital­iana. Un intel­let­tuale poliedri­co che gra­zie al suo per­son­ag­gio più famoso – il com­mis­sario Mon­tal­bano, reso anco­ra più cele­bre dal­la sua traspo­sizione tele­vi­si­va – ha saputo unire diver­si tipi di let­tori, dai più colti ai meno assidui, con­qui­s­tan­do persi­no i ragazzi, nonos­tante l’enorme dif­feren­za d’età. Quel­lo che, però, molti di loro non san­no è che nel­la vita di Camil­leri, pri­ma di Mon­tal­bano, c’è sta­to molto altro. Andi­amo per­ciò a riper­cor­rere le tappe fon­da­men­tali del­la sua asce­sa. Che ci faran­no sco­prire una per­son­al­ità davvero affasci­nante.

Dalla Sicilia a Roma con la passione del teatro nel cuore

Nato a Por­to Empe­do­cle (diven­ta­ta Viga­ta nei suoi romanzi) il 6 set­tem­bre del 1925, Andrea Camil­leri inizia la sua car­ri­era addirit­tura come reg­ista di teatro. Ma, sin da subito, la pas­sione per la scrit­tura lo por­ta a cimen­ta­r­si con i pri­mi rac­con­ti e le prime poe­sie. Tem­po pochi anni e, per lui, si aprono le porte dell’Accad­e­mia nazionale d’arte dram­mat­i­ca di Roma (uni­co aspi­rante reg­ista del suo cor­so), di cui diver­rà anche inseg­nante per cir­ca un ven­ten­nio (dal 1977 al 1997). Qui si spe­cial­izzerà nel­la rap­p­re­sen­tazione di opere dram­matiche, curan­do negli anni a venire la regia di oltre cen­to opere tra Piran­del­lo, Ionesco, Beck­ett, Strind­berg, Eliot, Majakovskij.

Con gli sceneggiati Rai i primi successi in Tv

Il vero salto, però, avver­rà nel 1954 – alla soglia dei 30 anni – quan­do vince un con­cor­so per fun­zionari Rai, entran­do a con­tat­to con quel mon­do del­la Tv che lo accom­pa­g­n­erà per tut­ta la vita. Dal 1959 in poi firmerà, nelle vesti di del­e­ga­to alla pro­duzione, alcu­ni degli sceneg­giati sim­bo­lo di quel­la sta­gione del­la tele­vi­sione ital­iana, come “Il tenente Sheri­dan” (con Ubal­do Lay) e “Le inchi­este del com­mis­sario Mai­gret” (con Gino Cervi). Guar­da caso qua­si tut­ti di genere poliziesco. Par­al­le­la­mente inseg­n­erà anche al Cen­tro sper­i­men­tale di cin­e­matografia.

L’esordio letterario a quasi 60 anni

Pro­prio in questo peri­o­do ‘tele­vi­si­vo’ inizia a colti­vare quel back­ground che lo porterà a spe­cial­iz­zarsi nei ‘gial­li’. Anche se, nel frat­tem­po, con­tin­uerà a pro­durre scrit­ti sul teatro pub­bli­cati su riv­iste di set­tore. Per il suo esor­dio let­ter­ario vero e pro­prio bisogn­erà atten­dere gli anni ’80. Dopo un pri­mo approc­cio alla nar­ra­ti­va (nel 1978) con “Il cor­so delle cose”, nel 1980 pub­bli­ca la pri­ma sto­ria ambi­en­ta­ta nell’immaginaria cit­tad­i­na di Viga­ta, a cav­al­lo tra Otto­cen­to e Nove­cen­to: “Un filo di fumo”. Nel 1984 pub­bli­ca il pri­mo roman­zo con Sel­l­e­rio, suo edi­tore stori­co; ma il flop de “La strage dimen­ti­ca­ta” (tito­lo dell’opera) lo porterà a pren­der­si una lun­ga pausa.

La forma dell’acqua”: nel 1994 inizia l’epopea di Montalbano

Per assis­tere al boom che lo proi­et­terà nell’olimpo degli intel­let­tuali del sec­on­do ‘900 ci vor­ran­no altri dieci anni. Nel 1994 (quan­do Camil­leri di anni ne ha qua­si 70), dopo un paio di rac­con­ti dal tiepi­do riscon­tro di pub­bli­co, esce “La for­ma dell’acqua”, la pri­ma sto­ria con pro­tag­o­nista il Com­mis­sario Sal­vo Mon­tal­bano. Il suc­ces­so cres­cente dei suoi romanzi e il pas­s­aparo­la faran­no il resto: nel 1999 Mon­tal­bano diven­ta una serie tv, trasmes­sa dal­la Rai. Il poliziot­to di Viga­ta nato dal­la pen­na di Camil­leri, por­ta­to sul pic­co­lo scher­mo da Luca Zin­garet­ti, entra nelle case degli ital­iani diven­tan­do, gra­zie al suo lin­guag­gio col­ori­to (per qual­cuno qua­si una nuo­va lin­gua) e a un carat­tere ‘com­pli­ca­to’, un per­son­ag­gio tra i più popo­lari di sem­pre.

I suoi romanzi letti da milioni di persone e tradotti in tutto il mondo

Di lì in poi ogni roman­zo sarà un suc­ces­so. Titoli come “Il ladro di meren­dine”, “Il cane di ter­rac­cot­ta”, “La pazien­za del rag­no”, “La vam­pa d’agosto” sono sta­ti let­ti da mil­ioni di per­sone (si sti­ma ne siano sta­ti ven­du­ti oltre 10 mil­ioni) e tradot­ti in tut­to il mon­do (in cir­ca 120 lingue). Alter­nati da fre­quen­ti incur­sioni da parte del­lo scrit­tore agri­genti­no nel roman­zo stori­co, qua­si sem­pre a carat­tere poliziesco. Una pro­duzione ric­chissi­ma, la sua, con pub­bli­cazioni mul­ti­ple durante l’anno (solo Mon­tal­bano è pre­sente in una quar­an­ti­na di opere). Oltre alle col­lab­o­razioni con quo­tid­i­ani, riv­iste, pro­gram­mi radio e tv (come dimen­ti­care il suo legame spe­ciale con Fiorel­lo, nato dall’imitazione inven­ta­ta dal comi­co sicil­iano che rese Camil­leri anco­ra più vici­no alla gente).

Un intellettuale senza laurea

Ma Camil­leri ver­rà ricorda­to anche come attore (a teatro, ad esem­pio, si ricor­dano le sue recen­ti “Con­ver­sazioni su Tire­sia”), ispi­razione per fumet­ti (è sta­to persi­no pro­tag­o­nista di una sto­ria su Topoli­no), libero pen­satore. Tan­ti impeg­ni che ha por­ta­to avan­ti sem­pre con la stes­sa costan­za, nonos­tante negli ulti­mi anni fos­se diven­ta­to cieco. E pen­sare che non era lau­re­ato: si iscrisse, infat­ti, alla facoltà di Let­tere e Filosofia dell’Università di Paler­mo, sen­za però ter­minare gli stu­di. Per lui, in com­pen­so, una valan­ga di lau­ree hon­oris causa, di pre­mi let­ter­ari e titoli onori­fi­ci. Niente male per uno fino all’ultimo ha fat­to quel­lo che ama­va di più: sem­plice­mente rac­con­tare sto­rie, come dice­va lui stes­so.

https://www.skuola.net/news/spettacolo/camilleri-vita-montalbano-romanzi-teatro-tv-rai.html?fbclid=IwAR2NRP94KFSxM-uEaaV5erZ8LncoZFA-fUoSeEJDk-aAxsk65uI0Yy4jscY
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CAMILLERI ERI/2

CAMILLERI ERI/2 — POTEVANO MANCARE GLI HATER? CERTO CHE NO: “ZECCA ANACRONISTICA”, “PDIOTA”, “UN COMUNISTA IN MENO” – MATTEO SALVINI TWITTA LA NOTIZIA DELLA MORTE DI CAMILLERI E SCATENA UN ESERCITO DI SPIETATIQUALCUNO LO RIMPROVERA: “MATTEO, QUESTA LA POTEVI EVITARE. RICORDARE UN SEMINATORE DI ODIO COME CAMILLERI, UN MEDIOCRE ASSURTO A GENIO SOLO PER LA SUA MILITANZA, CHE…”

Mat­teo Salvi­ni

@matteosalvinimi

Addio ad Andrea Camil­leri, papà di Mon­tal­bano e nar­ra­tore instan­ca­bile del­la sua Sicil­ia.

Mat­teo Salvi­ni

@matteosalvinimi

Addio ad Andrea Camil­leri, papà di Mon­tal­bano e nar­ra­tore instan­ca­bile del­la sua Sicil­ia.

Lory @LoryLynnTarallo

MA PER FAVORE! Via un’altra zec­ca anacro­nis­ti­ca di pro­pa­gan­da! Si res­pi­ra meglio sen­za quel tisi­co kom­pag­no komu­nista, molto meglio!

Mat­teo Salvi­ni

@matteosalvinimi

Addio ad Andrea Camil­leri, papà di Mon­tal­bano e nar­ra­tore instan­ca­bile del­la sua Sicil­ia.

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Luca Colom­bo 🇮🇹 @LucaColombo98

Mat­teo, ques­ta te la pote­vi evitare. Ricor­dare un sem­i­na­tore di odio come , un incal­li­to ammi­ra­tore del comu­nis­mo, la più mor­tifera delle ide­olo­gie, un mediocre assur­to a genio solo per la sua mil­i­tan­za, uno che dis­prez­za­va te e i mil­ioni di ital­iani che ti votano.…

Gio­van­ni Dro­go per www.nextquotidiano.it

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Ques­ta mat­ti­na è mor­to lo scrit­tore Andrea Camil­leri. L’autore del­la for­tu­na­ta serie de Il Com­mis­sario Mon­tal­bano si è spen­to oggi all’età di 93 anni, ad un mese dal suo ricovero in rian­i­mazione all’ospedale San­to Spir­i­to di Roma. Oggi come quel giorno di un mese fa Camil­leri è vit­ti­ma dell’oltraggio di chi ne fes­teggia la dipar­ti­ta. Ad esultare, e la cosa non sor­prende, sono i fan del min­istro dell’Interno, in pas­sato ogget­to di critiche da parte del­lo scrit­tore sicil­iano.

Quel­la zec­ca anacro­nis­ti­ca di Camil­leri!

L’elettore leghista, il fan salvini­ano, il patrid­io­ta quel­la dichiarazione di Camil­leri se l’è lega­ta al dito. Ed ha atte­so pazien­te­mente sulle rive del fiume che pas­sasse il cada­v­ere del “nemi­co” per dare il via ai fes­teggia­men­ti. Tut­ta col­pa di quan­do lo scrit­tore disse che la vista (Camil­leri ormai non ci vede­va più) di Salvi­ni con il Rosario in mano gli dava “un sen­so di vom­i­to”. Sec­on­do Salvi­ni e i suoi un insul­to gravis­si­mo. Ma in quell’intervista il nar­ra­tore sicil­iano ne ave­va anche per il PD e per il M5S. E già in un’intervista del 2013 ave­va espres­so giudizi anco­ra più duri nei con­fron­ti di Ren­zi e del M5S.

ANDREA CAMILLERIANDREA CAMILLERI

Salvi­ni oggi su Twit­ter ha volu­to mostrare di essere uno sporti­vo, ded­i­can­do un ricor­do e un salu­to al papà di Mon­tal­bano. I suoi fan però non han­no apprez­za­to il gesto. «Via un’altra zec­ca anacro­nis­ti­ca di pro­pa­gan­da» scrive Lory, con­tenta di pot­er res­pi­rare meglio «sen­za quel tisi­co kom­pag­no komu­nista».

Luca invece bac­chet­ta “Mat­teo” e gli rim­provera di «ricor­dare un sem­i­na­tore di odio come Camil­leri, un incal­li­to ammi­ra­tore del comu­nis­mo, la più mor­tifera delle ide­olo­gie, un mediocre assur­to a genio solo per la sua mil­i­tan­za, uno che dis­prez­za­va te e i mil­ioni di ital­iani che ti votano». Evi­den­te­mente criti­care un politi­co che si fa le foto con il Van­ge­lo o il Rosario in mano equiv­ale a dis­prez­zare tut­ti i suoi elet­tori. Chissà quan­ti di loro san­no recitare un Rosario.

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Le scariche d’odio degli sci­a­cal­li con­tro Camil­leri

Non va meglio nei com­men­ti spar­si sot­to i post dei gior­nali che dan­no la notizia del deces­so del­lo scrit­tore. Anche lì è una gara a chi si dimostra capace di dis­prez­zare meglio una per­sona che non può più rispon­dere agli insul­ti (e per for­tu­na Camil­leri ave­va trop­pa classe per far­lo quand’era in vita). «Una mer­da di meno!», «È sem­pre un comu­nista in meno» si con­solano alcu­ni che evi­den­te­mente non riescono a trat­tenere la gioia per la morte di una per­sona.

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Odi­a­tore seri­ale, pdio­ta è così che alcu­ni scel­go­no di ricor­dare Camil­leri, feli­ci che ci sia “un voto in meno per il PD” e augu­ran­dosi cris­tiana­mente che “nel reg­no dei comu­nisti” lo scrit­tore pos­sa trovar­si bene. Il migliore è sen­za dub­bio quel­lo che scrive “riposa non in pace comu­nista“, chissà quan­to l’ha pen­sa­ta pri­ma di scriver­la.

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Più che la frase sul rosario, che cer­ta­mente rimane impres­sa nelle men­ti sem­pli­ci, va ricor­da­ta in ques­ta inter­vista rilas­ci­a­ta al sito di Michele San­toro e che risale al 25 aprile scor­so dove fa notare al min­istro dell’Interno che la Lib­er­azione “non fu una ris­sa tra comu­nisti e fascisti come dice Salvi­ni: così offende i cadu­ti di entrambe le par­ti, per­ché i fascisti che anda­vano a morire gio­vani cre­de­vano in un ide­ale sbaglia­to, orren­do, ma ci cre­de­vano. Non pos­so trat­ten­er­mi dal dire che con il gov­er­no di oggi abbi­amo un esem­pio lam­pante di men­tal­ità fascista, quel­la del min­istro Salvi­ni”.

andrea camilleriandrea camil­lerihater contro andrea camillerihater con­tro andrea camil­leri

https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/camilleri-eri-potevano-mancare-hater-certo-che-no-ldquo-zecca-208918.htm

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CAMILLERI ERI/1

CAMILLERI ERI/1 — ABBIAMO RACCOLTO TUTTI I POST IN RICORDO DELLO SCRITTORE, COSÌ NON DOVETE FARLO VOIDAL LUNGO E COMMOSSO SALUTO DI LUCA ZINGARETTI: ”BASTAVA UN TRATTO DI PENNA A CAMBIARE LA MIA VITAALBESTIONELUCA MORISI, LO STRATEGA DI SALVINI CHE SQUADERNA TUTTI I VOLUMI: ”UN GENIO, ASSOLUTO. LE SUE STORIE MI HANNO FATTO COMPAGNIA PER VENTANNI”. E POI LA TAVERNA CRITICA LETTERARIA: ”UNO DEI POCHI A SAPER RACCONTARE LA SICILIA” — SIMONA VENTURA, SASSOLI, LERCIO,

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E alla fine mi hai spi­az­za­to anco­ra una vol­ta e ci hai las­ci­a­to. Nonos­tante le notizie sem­pre più tragiche, ho sper­a­to fino all’ultimo che apris­si gli occhi e ci apos­tro­fas­si con una delle tue frasi, tutte da ascoltare, tutte da con­ser­vare. E invece è arriva­to il momen­to di ricor­dare. Di cer­care le parole per spie­gare chi sarà per sem­pre per me Andrea Camil­leri. Un Mae­stro pri­ma di tut­to, un uomo fedele al suo pen­siero sem­pre leale, sem­pre dal­la parte del­la veri­ta’ che ha rac­con­ta­to tut­ti noi e il nos­tro paese. Mancherai. È inevitabile, è doveroso. Per la tua statu­ra artis­ti­ca, cul­tur­ale, intel­let­tuale e soprat­tut­to umana. Le tue parole rester­an­no sem­pre con la stes­sa sem­plic­ità e con l’immensa gen­erosità e saggez­za con cui le hai con­di­vise, da mente lib­era e super­ba quale sei. Ma soprat­tut­to mancherai a me per­ché in tut­ti questi anni mer­av­igliosi in cui ho incro­ci­a­to la mia vita con quel­la del com­mis­sario, mi sei sta­to ami­co. Ho avu­to la strana sen­sazione che bas­tasse un tuo trat­to di pen­na a cam­biare la mia vita. Ho vis­su­to accan­to a te, nel tuo mon­do, quel­lo che ave­vi cre­ato, quel­lo che ti appartene­va per­ché uno scrit­tore non può che riportare se stes­so nelle cose che scrive. E ho impara­to tan­tis­si­mo. Il rispet­to per le per­sone, tutte, per se stes­si, e per le per­sone deboli. Per­chè il tuo com­mis­sario è così che la pen­sa. A vol­er­ti bene no. Quel­lo già sape­vo far­lo dai tem­pi dell’accademia, quan­do non ci trat­tavi da allievi, ma piut­tosto da col­leghi. Ho impara­to che il val­ore delle per­sone non c’entra nul­la con quel­lo che guadag­nano, con le posizioni che rico­prono, con i titoli che ador­nano il loro cog­nome: le per­sone si val­u­tano per quel­lo che sono. Adesso te ne vai e mi las­ci con un sen­so incolma­bile di vuo­to, ma so che ogni vol­ta che dirò, anche da solo, nel­la mia tes­ta, “Mon­tal­bano sono!” dovunque te ne sia anda­to sor­rid­erai sornione, mag­a­ri fuman­doti una sigaret­ta e facen­do­mi l’occhiolino in seg­no di inte­sa, come l’ultima vol­ta che ci siamo visti a Sir­a­cusa. Addio mae­stro e ami­co, la ter­ra ti sia lieve! Tuo Luca

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Mat­teo Salvi­ni

@matteosalvinimi

Addio ad Andrea Camil­leri, papà di Mon­tal­bano e nar­ra­tore instan­ca­bile del­la sua Sicil­ia.

Luca Morisi

@lumorisi

era un genio, asso­lu­to. Le sue sto­rie mi han­no fat­to com­pag­nia per vent’anni. Gli bas­ta­va una man­ci­a­ta di parole per far mate­ri­al­iz­zare un per­son­ag­gio. Non solo Mon­tal­bano: i suoi cap­ola­vori sono i romanzi stori­ci, indi­men­ti­ca­bile “Il Re di Gir­gen­ti”. Addio Mae­stro.

Social M Man­ag­er di Taffo @RiccardoPirrone

Con­doglianze ai tem­pi del­la non RIP

Mat­teo Ren­zi

@matteorenzi

Un grande uomo di cul­tura che ha edu­ca­to alla let­tura donne e uomi­ni di tut­to il mon­do. Un grande ital­iano. Rip

Chef Rubio

@rubio_chef

Mae­stro

gior­gia

@Giorgia

T’arridduci a desider­are la mor­ti per­ché è un vuo­to asso­lu­to, un niente, liberati dal­la dan­nazione, dal­la per­se­cuzione del­la memo­ria.”
Andrea Camil­leri

Polizia di Sta­to

@poliziadistato

Un affet­tu­oso arrived­er­ci ad Andrea . Il Com­mis­sario ha sve­la­to tan­to del nos­tro lavoro met­ten­do in luce l’umanità dei poliziot­ti sem­pre al servizio delle comu­nità.
Ci mancherà Mae­stro

Luciana Lit­tizzet­to

@lucianinalitti

Sarai luce per sem­pre.

Nico­la Zin­garet­ti

@nzingaretti

Scom­pare una voce uni­ca e mer­av­igliosa. Andrea ha sus­ci­ta­to un sen­ti­men­to di vic­i­nan­za in una molti­tu­dine di per­sone. Abbi­amo per­so molto più di un grande scrit­tore. Resterà la bellez­za dei suoi rac­con­ti e del suo rac­con­tare i ris­volti del­la vita. Gra­zie Mae­stro

Sel­l­e­rio edi­tore @sellerioeditore

Con immen­so affet­to e infini­ta grat­i­tu­dine salu­ti­amo Andrea Camil­leri

Giuseppe Con­te

@GiuseppeConteIT

Se ne è anda­to Andrea , mae­stro di iro­nia e di saggez­za. Con inesauri­bile vena cre­ati­va ci ha rac­con­ta­to la sua Sicil­ia e il suo ric­co mon­do di fan­ta­sia. Per­diamo uno scrit­tore, un intel­let­tuale che ha saputo par­lare a tut­ti

Accad­e­mia del­la Crus­ca

@AccademiaCrusca

«Mi capi­ta di usare parole dialet­tali che esp­ri­mono com­pi­u­ta­mente, roton­da­mente, come un sas­so, quel­lo che io vole­vo dire, e non tro­vo l’equivalente nel­la lin­gua ital­iana. Non è solo una ques­tione di cuore, è anche di tes­ta. Tes­ta e cuore».
Andrea
♥️😢

Nico­la Lagioia @NicolaLagioia

A sti­mare da come l’alba sta­va app­re­sen­tan­dosi, la iur­na­ta s’annunziava cer­ta­mente smèusa, fat­ta cioè ora di botte di sole inca­ni­a­to, ora di geli­di stizzichii di piog­gia, il tut­to con­di­to da alzate improvvise di ven­to”.

Ciao

Fabio Fazio

@fabfazio

Con infini­ta tris­tez­za scri­vo queste parole per ricor­dare Andrea .
Un uomo gen­tile, cor­ag­gioso e gen­eroso. Un intel­let­tuale col cuore. Una per­sona limp­i­da la cui onestà ci ha fat­to da gui­da e ci ha con­so­la­to.
Da oggi siamo tut­ti più soli.

Anto­nio Spadaro

@antoniospadaro

Gra­zie, Andrea . La tua voce ci aiu­ta a vedere il nos­tro tem­po e la tua pas­sione ci accom­pa­gna nel fare la nos­tra parte per­ché il nos­tro mon­do e la nos­tra Italia 🇮🇹 sia più sana, sia migliore.

Pietro Bar­to­lo @bartolopietro1

Ha rac­con­ta­to la Sicil­ia migliore, sen­za fron­zoli, sen­za retor­i­ca, sem­pre dal­la parte degli ulti­mi. Ci mancherà, Mae­stro. Gra­zie di tut­to.

Quiri­nale

@Quirinale

: è sta­to un grande e mod­er­no nar­ra­tore, dota­to di una scrit­tura coin­vol­gente e orig­i­nale

Il mes­sag­gio alla famiglia:

Patrizia Prestipino

@patriziaprestip

La stand­ing ova­tion dei dep­u­tati alla memo­ria di .
Solo alcu­ni dep­u­tati del­la Lega restano, per­vi­cace­mente, sedu­ti e silen­ti.
Cial­troni!

Pao­la Tur­ci

@paolaturci

Non bisogna mai avere pau­ra dell’altro per­ché tu, rispet­to all’altro, sei l’altro”
Gra­zie Mae­stro

Teatro La Fenice

@teatrolafenice

«Che hosa cer­cate?» domandò il prefet­to che sen­za ren­der­sene con­to si era alza­to in pie­di.

«Una musi­ca, cil­len­za, che mi facesse provare la stes­sa felic­ità, ca mi facis­si vìdiri com’è fat­to u cielu».

Che la ter­ra ti si sia lieve, Andrea.

Ric­car­do Puglisi

@ricpuglisi

Una delle cose fan­tas­tiche di Camil­leri è che ha com­in­ci­a­to a scri­vere tardis­si­mo.

Quel­li intan­to prepen­sio­n­ano i ses­san­ten­ni per far­li “tornare a una vita nor­male” (cit. Salvi­ni)

ric­car­do cuc­chi @CucchiRiccardo

I suoi lib­ri, uno accan­to all’altro nel­la mia libre­ria, mi faran­no sen­tire meno solo quan­do li sfoglierò. Ci mancherà, eccome.

Alice Ven­turi

@AlicelikeAudrey

Mal­gra­do sia lon­tano più di cen­tomi­la miglia, mi sen­to molto tran­quil­lo.
E pen­so che la mia astron­ave sap­pia dove andare”

Arrived­er­ci Mae­stro.

Luca Telese

@lucatelese

Ha com­bat­tuto come un leone. E se ne va por­tan­dosi dietro lo stam­po.

Pao­la Tav­er­na

@PaolaTavernaM5S

Va via un sim­bo­lo del­la Sicil­ia e dell’Italia tut­ta. Uno dei pochi scrit­tori che ha saputo descri­vere il merid­ione, i suoi per­son­ag­gi, l’assurdo del­la vita reale e “u scr­us­ciu du mari”. Buon viag­gio Mae­stro restano qui i tuoi rac­con­ti e i sor­risi che ci hai ruba­to.

Lui­gi Di Maio

@luigidimaio

Una triste notizia per la Sicil­ia, che perde un suo figlio, e per l’Italia, che vede andarsene un suo mag­nifi­co mae­stro di vita. Addio Andrea Camil­leri, ci mancherai.

Mar­co Men­go­ni

@mengonimarco

Le parole sono pietre, sono pal­lot­tole. Bisogna saper pesare il peso delle parole e soprat­tut­to fer­mare il ven­to dell’odio”. Oggi le parole mi man­cano.
Spero che la sua arte, mae­stro Camil­leri, ci accom­pa­g­ni nel tem­po.

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https://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/camilleri-eri-abbiamo-raccolto-tutti-post-ricordo-scrittore-208920.htm

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IL FASCISMO? AVREI DOVUTO DIRE UN NO PIÙ CONVINTO

ARCHEO-INTERVISTE ALLO SCRITTORE SICILIANO SCOMPARSO STAMATTINA A ROMA -“IL FASCISMO? AVREI DOVUTO DIRE UN NO PIÙ CONVINTO” — PERNA: “IL SUO PRIMO ROMANZO FU RESPINTO 10 VOLTE E LO PUBBLICO’ A SUE SPESESUL PADRE, FASCISTISSIMO, MODELLÒ IL COMMISSARIO MONTALBANO. LUI DA COMUNISTA FECE IL TIFO PURE PER I CARRI ARMATI IN UNGHERIA…” — GLI INCONTRI CON SCIASCIA, PASOLINI, COSTANZO E CASELLI, L’EUTANASIA, LA CECITÀQUEL MISTERIOSO INCIDENTE IN CASA: FU TENTATO SUICIDIO? — VIDEO

1.INCIDENTE O TENTATO SUICIDIO

https://www.dagospia.com/rubrica-30/sport/incidente-tentato-suicidio-andrea-camilleri-mistero-quel-206204.htm

2.RITRATTONE DI PERNA

https://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/camilleri-sono-ritrattone-veleno-perna-39–39-comunista-192008.htm

2. CAMILLERI SONO

Aldo Caz­zul­lo per il Cor­riere del­la Sera

ANDREA CAMILLERI ANDREA CAMILLERI

«Vor­rei l’eutanasia, quan­do sarà il momen­to. La morte non mi fa pau­ra. Ma dopo non c’è niente. E niente di me resterà: sarò dimen­ti­ca­to, come sono sta­ti dimen­ti­cati scrit­tori molto più gran­di».

Ecco, Andrea Camil­leri non anda­va sem­pre pre­so alla let­tera. A volte esager­a­va, inven­ta­va, o men­ti­va: per­ché Andrea Camil­leri non sarà dimen­ti­ca­to. Ma era serio quan­do aggiunge­va: «Mi viene voglia di pren­dere il via­gra, di rin­gio­vanire, pur di vivere anco­ra qualche anno, e vedere come va a finire».

Quan­do rac­con­ta­va, le sue parole si sareb­bero potute reg­is­trare e stam­pare sen­za cam­biarne una, al lim­ite infi­lan­do qui e là «fig­ghiu», «tan­tic­chia d’olio» e ovvi­a­mente i «caba­sisi».

Ama­va par­lare di suo padre Giuseppe, «un uomo leale, iron­i­co, cor­ag­gioso, gen­eroso. Insom­ma: Mon­tal­bano».

Il padre di Andrea, però, era fascista.

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Insom­ma, uno scrit­tore vis­su­to e mor­to comu­nista ha model­la­to il pro­prio eroe — forse il per­son­ag­gio più popo­lare del­la let­ter­atu­ra e del­la fic­tion euro­pea degli ulti­mi vent’anni — su un capo milizia che ave­va fat­to la mar­cia su Roma.

Non a caso, rac­con­ta­va Camil­leri, sua madre — pri­ma di sposar­lo — detes­ta­va suo padre. Lo vede­va pas­sare con man­ganel­lo, fez e cam­i­cia nera, e lo con­sid­er­a­va «un delin­quente di prim’ordine». A Por­to Empe­do­cle gli scon­tri furono duri. Giuseppe Camil­leri, già vet­er­a­no del­la Grande Guer­ra — uno dei pochi uffi­ciali sicil­iani del­la Briga­ta Sas­sari — era il leader delle squadrac­ce; poi divenne seg­re­tario del fas­cio. «Mia madre fu costret­ta a sposar­lo: mat­ri­mo­nio com­bi­na­to. Nozze di zol­fo, toc­cate anche a Piran­del­lo: gli zol­fa­tari face­vano sposare i loro ere­di per con­cen­trare la pro­pri­età, e ritar­dare il fal­li­men­to cui era­no con­dan­nati. Ma lei cam­biò subito idea sul mar­i­to. Sco­prì un uomo mer­av­iglioso – nar­ra­va Andrea -. E’ sta­ta mia moglie, che l’ha conosci­u­to bene, a farme­lo notare: “Mon­tal­bano è per tre quar­ti tuo papà, e tu hai scrit­to una sua lun­ga biografia”».

ugo gregoretti andrea camilleri ugo gre­goret­ti andrea camil­leri

Un episo­dio in par­ti­co­lare accadu­to a Giuseppe Camil­leri sarebbe potu­to accadere a Mon­tal­bano. Il capo dei comu­nisti di Por­to Empe­do­cle era un sar­to: Sal­va­tore Hamel. Ala dura del par­ti­to, tipo Pietro Sec­chia. Cinque anni di carcere, sei di con­fi­no. Tor­na­to a casa, face­va la fame. Papà Camil­leri volle aiu­tar­lo, ma alla sua maniera: «Mas­tro Turid­do, fate una bel­la divisa nera per me e per quat­tro miei ami­ci, e non pren­de­tela come un’offesa». Gen­erosità, iro­nia, rispet­to dell’avversario; tutte cose da Mon­tal­bano. «Quan­do mio padre morì — ricor­da­va Andrea — al pas­sag­gio del tab­u­to, del fer­etro, Turid­do Hamel, tut­to vesti­to di nero, s’inchinò fino a ter­ra».

Gio­va ripeter­lo: non tut­to quel­lo che Camil­leri rac­con­ta­va anda­va pre­so alla let­tera. Dice­va ad esem­pio di essere sta­to tra i gio­vani sicil­iani che ave­vano sep­pel­li­to Piran­del­lo, mor­to nel 1936, quan­do lui ave­va undi­ci anni. Il Nobel ave­va chiesto di essere cre­ma­to e che le ceneri fos­sero dis­perse nel­la con­tra­da in cui era nato, Càvusu, dal gre­co Kaos. Ma il vesco­vo di Agri­gen­to rifi­utò di cel­e­brare le ese­quie a un’urna. Alcu­ni dis­ce­poli di Piran­del­lo affit­tarono una bara, in cui mis­ero le ceneri, e rius­cirono così a com­piere le ultime volon­tà del mae­stro. Tra loro c’era il pic­co­lo Andrea.

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Fu chiam­a­to alle armi il pri­mo luglio 1943. Si pre­sen­tò alla base navale di Augus­ta e chiese la divisa. «Quale divisa?» gli risposero, e lo man­darono a spalare mac­erie in pan­talonci­ni, magli­et­ta, san­dali e fas­cia con la scrit­ta Crem: Cor­po reale equipag­gi marit­ti­mi. La guer­ra di Camil­leri durò nove giorni. «Nel­la notte dell’8 luglio il com­pag­no che dormi­va nel let­to a castel­lo accan­to al mio sus­sur­rò: “Stan­no sbar­can­do”. Uscii sot­to le bombe, but­tai la fas­cia, ten­tai l’autostop: incred­i­bil­mente un camion si fer­mò. Arrivai così a Ser­rad­i­fal­co, nel­la vil­la con la grande pis­tac­chiera dove era­no sfol­late le donne di famiglia. Zia Gio­van­ni­na fece chi­ud­ere i can­cel­li e met­tere i cate­nac­ci: “Qui la guer­ra non deve entrare!”.

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Arrivarono gli amer­i­cani e abbat­terono tut­to con i car­ri armati. In tes­ta c’era un gen­erale su una jeep gui­da­ta da un negro. Pas­san­do vide una croce, là dove i tedeschi ave­vano sepolto un cam­er­a­ta fat­to a pezzi da una scheg­gia. Il gen­erale bat­té con le noc­che sull’elmetto del negro, e la jeep si fer­mò. Prese la croce, la spez­zò, la get­tò via. Poi diede altri due colpi sull’elmetto, e la jeep ripartì. Sfi­larono sedi­ci uomi­ni. Io ero annichili­to dal­la pau­ra. Era­no tut­ti sicil­iani. Mi sci­ol­si in un pianto dirot­to. Poi chiesi chi fos­se l’uomo sul­la jeep. Mi risposero: “Chis­to è o mejo gen­erale che ave­mo; ma como omo è fitusu. S’acchiama Pat­ton”».

Nel­la Sicil­ia lib­er­a­ta dal naz­i­fas­cis­mo, gli ami­ci di Camil­leri rifon­darono ognuno un par­ti­to. Uno, la Dc. Un altro prese il Psi. Lui decise di pren­der­si il Pci. Ma gli uffi­ciali amer­i­cani dis­sero di no; più in là dei social­isti, niente. «Così andai dal vesco­vo. Lui ci pen­sò su e acconsen­tì: “Se qual­cuno deve fare il par­ti­to comu­nista a Por­to Empe­do­cle, meglio tu di un altro”». Poi venne Portel­la del­la Gines­tra. «Era il pri­mo mag­gio. Al mat­ti­no mi sbron­zai, per fes­teggia­re. Poi mi dis­sero del­la strage di com­pag­ni, la pri­ma strage polit­i­ca, ordi­ta per impedire al Pci di gov­ernare. Vom­i­tai fiele per il resto del pomerig­gio. Da allo­ra non ho più toc­ca­to un goc­cio di vino». Le sigarette, sì.

Quan­do non era anco­ra uno scrit­tore di suc­ces­so, vede­va sovente pas­sare Moravia sot­to casa, in zona Rai, e fer­mar­si davan­ti alle vetrine del salu­miere. «Bestem­mi­a­va tra sé, cre­do per­ché non pote­va man­gia­re le lec­cornie che guar­da­va. Non ho mai avu­to il cor­ag­gio di riv­ol­ger­gli la paro­la». E Pasoli­ni? «Mi chiesero di portare a teatro il suo Pilade. Andai a trovar­lo a casa del­la comune ami­ca Lau­ra Bet­ti. Pier­pao­lo si rac­co­mandò che pren­dessi gli attori dal­la stra­da, non dall’accademia. Gli risposi che così gli spet­ta­tori non avreb­bero capi­to nul­la; piut­tosto avrei rin­un­ci­a­to. “Devo par­tire per un viag­gio, ci sen­tire­mo al mio ritorno” rispose Pasoli­ni. Lo ammaz­zarono pochi giorni dopo».

andrea camilleri conversazione su tiresia 3 andrea camil­leri con­ver­sazione su tire­sia 3

Il pri­mo roman­zo di Camil­leri, «Il cor­so delle cose» venne rifi­u­ta­to da dieci case editri­ci e uscì da Lal­li, un edi­tore che stam­pa­va i lib­ri a paga­men­to ma per quel­la vol­ta fece un’eccezione e lo pub­blicò gratis. Del sec­on­do, «Un filo di fumo», si accorsero Gina Lago­rio e Liv­io Garzan­ti. Una vocazione tar­di­va, dopo una vita da inseg­nante al cen­tro sper­i­men­tale, reg­ista Rai, pro­dut­tore delle serie di Mai­gret e Sheri­dan. Poi un giorno Camil­leri sug­gerì a Leonar­do Sci­as­cia di scri­vere un sag­gio sul­la torre di Car­lo V a Por­to Empe­do­cle, che fu teatro di un eccidio oscuro di cui è rimas­ta trac­cia nelle leggende locali: 114 uomi­ni uccisi alla stes­sa ora, nel­lo stes­so luo­go e nel­lo stes­so modo. Era­no scop­piati i moti del 1848. Piut­tosto che vedere liberi i reclusi, i carcerieri li ammaz­zarono facen­do esplodere due bombe e chi­u­den­do le con­dotte di areazione. Leonar­do disse ad Andrea che la sto­ria gli piace­va, ma avrebbe dovu­to scriver­la lui. Nacque così «La strage dimen­ti­ca­ta», Sel­l­e­rio. Il pri­mo di una serie di suc­ces­si.

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«Devo molto anche a Mau­r­izio Costan­zo — riconosce­va lui -. Mi portò in tv e disse: a chi com­pra il libro di Camil­leri e non è con­tento, rim­bor­so i sol­di io. Poi si riv­olse a un altro ospite del suo show, Pietro Cal­abrese, allo­ra diret­tore del Mes­sag­gero, e gli sug­gerì di far­mi col­lab­o­rare. Com­in­ci­ai così a scri­vere pure sui gior­nali».

camilleri la casina di campagna camil­leri la casi­na di cam­pagna

Per Camil­leri, «Sci­as­cia era un anti­co­mu­nista tri­nar­i­ci­u­to, e questo ci costò qualche lit­i­ga­ta. Si è servi­to del­la polit­i­ca per i – nobili – fini suoi. Gli pesa­va molto essere dep­u­ta­to ma gli inter­es­sa­va far parte del­la com­mis­sione Moro, per avere acces­so a cer­ti doc­u­men­ti. La lit­i­ga­ta più dura fu quan­do, nei giorni del rapi­men­to, Leonar­do andò a fare visi­ta a Berlinguer insieme con Gut­tuso. Berlinguer disse che c’erano poche sper­anze di ritrovare Moro vivo, poiché nel­la vicen­da era­no col­lusi la Cia e il Kgb. Sci­as­cia lo scrisse sul Cor­riere, Berlinguer smen­tì. Chiam­a­to a tes­ti­mone, Gut­tuso inevitabil­mente disse che Leonar­do non ave­va capi­to bene. Lui se ne lamen­tò con me, ma io pre­si le difese di Gut­tuso: “Tu hai sicu­ra­mente ragione, ma Rena­to siede nel comi­ta­to cen­trale del par­ti­to, che cos’altro pote­va dire?”. Sci­as­cia si arrab­biò moltissi­mo: “Tut­ti cusì siete voiau­ti com­mu­nisti, meglio il par­ti­to del­la ver­ità e dell’amicizia!”».

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Nel­la polit­i­ca di oggi, a Camil­leri non piace­va nes­suno. A Berlus­coni dedicò una poe­sia che lesse in piaz­za Navona a una man­i­fes­tazione dei giro­ton­di: «Ha più scheletri den­tro l’armadio lui/ che la crip­ta dei cap­puc­ci­ni a Palermo/ Ogni tan­to di notte, quan­do pas­sa il tram/ le ossa vibra­no leg­ger­mente, e a quel suono/ gli si riz­zano i capel­li sintetici/ Teme che le ante dell’armadio si aprano/ e che torme non di fan­tas­mi ma di giu­di­ci in toga/ balzi­no fuori agi­tan­do come nacchere/ tintin­nan­ti manette…».

D’Alema gli ispirò il per­son­ag­gio del diavo­lo «Dela­maz», «un bru­co coi baf­fet­ti che pilota­va ‘na var­ca sia pure fat­ta di foglie… Dici­vano macari che era ‘ntel­li­gen­ti, ma gre­vio e scostante…». Pro­di? «Dovrebbe fare un cor­so di dizione. Tra una sua paro­la e l’altra pas­sano due treni accelerati di una vol­ta». Sti­ma­va meno anco­ra Ren­zi, e alla vig­ilia del ref­er­en­dum disse al Cor­riere che si sarebbe fat­to portare a brac­cia – lui cieco – al seg­gio pur di votare No. Ma non era ten­ero nep­pure con i Cinque Stelle: «Non mi inter­es­sano. Non ci cre­do. Mi ricor­dano l’Uomo Qualunque: Gril­lo è Gugliel­mo Gian­ni­ni con Inter­net. Nascono dal dis­cred­i­to del­la polit­i­ca, ma non han­no ret­to alla pro­va dei fat­ti». Fig­uri­amo­ci Salvi­ni: «Mi fa vom­itare».

demolita la casa d'infanzia di camilleri 1 demoli­ta la casa d’infanzia di camil­leri 1

Era però grande ami­co dell’ex procu­ra­tore di Paler­mo Gian­car­lo Casel­li, che defini­va «il pri­mo ris­arci­men­to del Piemonte alla Sicil­ia dai tem­pi del­la con­quista. Ci siamo conosciu­ti per caso: ero a Tori­no, Mar­cel­lo Sor­gi che allo­ra dirige­va La Stam­pa mi ave­va orga­niz­za­to una cena con Frut­tero e Lucen­ti­ni. All’ultimo momen­to cam­biò pro­gram­ma: “Andrea, ti por­to da Casel­li”». Fu innamora­men­to, non incrina­to nep­pure dall’esito del proces­so Andreot­ti. «E per­ché mai? Non sono sta­ti forse dimostrati i suoi rap­por­ti con la mafia prece­den­ti il 1980? E ci ricor­diamo cosa accadde in quegli anni a Paler­mo? Chin­ni­ci salta­to per aria, Pier­san­ti Mattarel­la assas­si­na­to?».

Di Andreot­ti però con­ser­va­va un bigli­et­to amichev­ole. «Fu quan­do, di pas­sag­gio a Cata­nia, rilas­ci­ai un’intervista a una minus­co­la tv locale, del tut­to igno­ta fuori dal­la Sicil­ia e tan­to meno a Roma, in cui dis­tin­si l’atteggiamento di Berlus­coni che sfug­gi­va ai giu­di­ci da quel­lo di Andreot­ti che li affronta­va. Due giorni dopo mi arrivò un suo scrit­to: “Gra­zie per avere capi­to il mio cal­vario. Suo G.A.”».

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Non ave­va pudore a par­lare del­la cecità, cui ave­va ded­i­ca­to uno splen­di­do monol­o­go ispi­ra­to dal­la figu­ra di Tire­sia, l’indovino. «Da quan­do non vedo più, i pen­sieri tin­ti — così Camil­leri chia­ma­va la pau­ra del­la morte — mi vis­i­tano più spes­so. Cer­co di scar­tar­li; però tor­nano. A volte mi viene la pau­ra del buio, come da bam­bi­no. Una pau­ra fisi­ca, irrazionale. Allo­ra mi alzo e a ten­toni cor­ro di là, da mia moglie. Per for­tu­na ho Valenti­na Alferj, cui det­to i lib­ri: è l’unica che sa scri­vere nel­la lin­gua di Mon­tal­bano, anche se è abruzzese. Fino a poco fa vede­vo anco­ra le ombre. Sono felice di aver fat­to in tem­po a indov­inare il viso del­la mia pronipote, Matilde. Ora ha tre anni, è cresci­u­ta, mi dicono che è bel­lis­si­ma, ma io non la vedo più. Di notte però riesco a ricostru­ire le immag­i­ni. L’altra sera mi sono ricorda­to la Fla­gel­lazione di Piero del­la Francesca. Ho pen­sato all’ultima vol­ta che l’ho vista, a Urbino, e l’ho rimes­sa insieme pez­zo a pez­zo. È sta­to mer­av­iglioso».

camilleri ladro merendine camil­leri ladro meren­dine

4. L’ULTIMA INTERVISTA

Rober­ta Scor­ranese per corriere.it

«Mi per­me­tte di fare una cosa?». «Cer­to, mae­stro». Andrea Camil­leri si sporge un poco dal­la poltrona nel­la quale è sedu­to, allun­ga una mano e accarez­za la mia guan­cia. Poi la fronte e final­mente arri­va ai capel­li. Sor­ride e dice: «Ho impara­to a sen­tire le per­sone, da quan­do non pos­so più ved­er­le. Cer­co di dare cor­po a una voce, mod­u­lan­done le sfu­ma­ture. Una voce pro­fon­da e bene imposta­ta rispon­derà a una per­sona edu­ca­ta? Forse sì, forse no. E allo­ra a volte sen­to l’urgenza di sfio­rare i capel­li o il viso di chi mi sta di fronte, alla ricer­ca di indizi».

Milano. Un sole rincagna­to tra le nuv­ole. Un poco di ven­to e una sala d’albergo ele­gante, disc­re­ta, attra­ver­sa­ta da uomi­ni d’affari che sem­bra­no invis­i­bili e donne tutte uguali, tac­co e tailleur scuro. Tut­ti bis­bigliano, tut­ti paiono impeg­nati a fare qual­cosa di impor­tante. Sedu­to in quel­la poltrona, con la sua biz­zarra cop­po­la a quadri e con una boule dell’acqua cal­da, rosa, sulle ginoc­chia, Andrea Camil­leri è un’isola di calore umano. Par­la a voce altissi­ma e alle­gra — una delle tante licen­ze che gli ven­gono dai 93 anni e da una cecità che indos­sa con un’eleganza let­ter­aria, al pari di un Tire­sia coltissi­mo e ironi­ca­mente strav­a­gante.

Lei sem­bra un uomo felice. 

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«Lo sono. Per molti motivi. Per­ché ho avu­to una vita for­tu­na­ta, per­ché ho cam­pa­to di un lavoro che amo, per­ché ho ama­to tan­to. Ma sa qual è una delle cose che più mi han­no reso felice?»

Quale? 

«Ho fat­to in tem­po a scorg­ere i trat­ti del viso del­la mia nipoti­na di cinque anni, Matil­da».

La bam­bi­na alla quale lei si rac­con­ta nel­la sua auto­bi­ografia Ora dim­mi di te, usci­ta per Bom­piani. 

«Sì. Per­ché vede, quan­do uno è tan­to vec­chio come me e ha nipoti o pronipoti pic­coli, affio­ra una vena di tris­tez­za nel pen­sare che non potrai seguirne la cresci­ta, le prime delu­sioni e le prime con­quiste. E, soprat­tut­to, non sai mai come ver­rai ricorda­to. Mi cre­da, mi tor­men­ta­va il fat­to che, dopo la mia morte, qual­cuno mi potesse rac­con­tare male, in modo infedele. Così mi sono mes­so a nudo con lei, sve­landole tut­to, anche le cose brutte del mio pas­sato, anche gli errori».

Me ne dice uno? 

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«Per esem­pio, avrei potu­to e dovu­to dire un “no” più con­vin­to al fas­cis­mo, ma a essere onesti ci sarebbe volu­to un cor­ag­gio inu­mano. Ho det­to no, ma tar­di, dopo aver­ci cre­du­to come tut­ti. A guardar­mi indi­etro ora ai miei occhi appaio come uno che ci è cas­ca­to e questo mi fa tan­ta rab­bia».

Camil­leri, lei è un nar­ra­tore con una impres­sio­n­ante dimes­tichez­za con la scrit­tura. Potrebbe com­porre un roman­zo in poco tem­po, eppure in lei si avverte una rig­orosa intran­si­gen­za ver­so se stes­so. Come se non fos­se mai sod­dis­fat­to. 

«È molto vero. Ogni vol­ta che mi inflig­go la tor­tu­ra di rileg­gere una cosa che ho scrit­to mi inqui­eto, mi dico “ma guar­da, cial­trone, hai las­ci­a­to fuori questo, hai elu­so quell’altro, non hai dato spes­sore a quell’altro anco­ra”. Che orrore rileg­ger­si. Che orrore riper­cor­rere ciò che si è fat­to».

E come fa? 

«Sem­plice: non las­cio trac­ce di me. Una vol­ta fini­to un roman­zo, but­to via tut­to. Appun­ti, stesure, cor­rezioni, note di ispi­razione. Voglio che non resti più nul­la del­lo sfor­zo, nul­la che pos­sa ricor­dar­mi un errore, una man­can­za. Sa qual è una delle tor­ture del­la mia vita? Quan­do un tradut­tore, poni­amo gre­co, mi chiede di spie­gar­gli un pas­sag­gio. Ora, questo è molto com­pren­si­bile e tut­ti quel­li che conoscono i miei lib­ri lo san­no. Però impli­ca che io vada a rileg­gere una pag­i­na delle mie. Madon­na che pena!»

Lei scrive moltissi­mo. 

«Sì. Per­ché a novan­ta­tré anni ho bisog­no di fare cose, sen­tire gente, rid­ere. Ogni momen­to diven­ta prezio­sis­si­mo. E poi voglio scri­vere in mez­zo alla cacia­ra dei bam­bi­ni, tra nipoti, pronipoti e amichet­ti dei nipoti. Mia moglie mi dice che non sono uno scrit­tore, ben­sì un cor­rispon­dente di guer­ra, per­ché scri­vo in mez­zo a stril­li e risate. Ma come glielo pos­so spie­gare che la mia scrit­tura nasce dal casi­no del­la vita?»

La soli­tu­dine la spaven­ta? 

«La odio, la rifug­go, la com­bat­to con il rumore e con le sto­rie».

In che sen­so? 

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«Sono vec­chio, cieco e ci sen­to ormai pure poco. Quel­li come me si sentono doppi­a­mente soli. E allo­ra sa che fac­cio? Mi rac­con­to sto­rie. Abboz­zo rac­con­ti e romanzi solo per me, che non pub­blicherò mai e che dis­trug­go una vol­ta che mi han­no fat­to com­pag­nia. Mi inven­to situ­azioni, abbozzi di film, pren­do un per­son­ag­gio e gli stravol­go il des­ti­no, ne acchi­ap­po un altro e mi diver­to a ved­er­lo stupi­to per la gira­vol­ta che gli impon­go, nel mez­zo del­la sua vita. Che sen­sazione di poten­za che dà la scrit­tura. Se lo ricor­di».

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Mi rac­con­ta una di queste sto­rie, com­in­ci­ate e poi but­tate via? 

«Le rac­con­to del roman­zo che ho com­in­ci­a­to a scri­vere e che non ho fini­to. Gli ave­vo dato pure un tito­lo, La deser­ti­fi­cazione. Tut­to è nato da una rif­les­sione sul mon­do che ci cir­con­da. Sta diven­tan­do sem­pre più deser­to, i ghi­ac­ci si sci­ol­go­no, il cli­ma cam­bia per­ché ci sono par­ti del piane­ta che han­no sete. E allo­ra mi sono det­to: che cosa suc­ced­erebbe se ques­ta deser­ti­fi­cazione avvenisse nel cuore di una don­na? Se, all’improvviso, i suoi sen­ti­men­ti si sec­ca­ssero e se i suoi desideri diven­tassero sim­ili a terre aride?»

Mi sem­bra un’idea bel­lis­si­ma. Per­ché ha inter­rot­to il roman­zo? 

«Potrei rispon­der­le: per­ché non mi con­vince­va il pun­to di parten­za. Oppure potrei dirle che ho avu­to poco tem­po. Ma le dirò la ver­ità: l’ho inter­rot­to per­ché era trop­po dif­fi­cile».

Poche cose sem­bra­no dif­fi­cili a uno scrit­tore così ver­sa­tile. 

«Eppure l’onestà con se stes­si sta anche nel capire quan­do una cosa oltrepas­sa il pro­prio lim­ite. No, quel­la era una sto­ria trop­po triste per il Camil­leri di adesso, uno che vuole diver­tir­si, sen­tire la vita intorno».

Che cosa le man­ca, oggi? 

rosetta e andrea camilleri roset­ta e andrea camil­leri

«I col­ori. Mi man­ca non pot­er più vedere la sfu­matu­ra pre­cisa del giorno che si fa sera, il rossore sul viso di una ragaz­za, mi man­cano quei col­ori che com­paiono all’improvviso e che si col­go­no con una fit­ta al cuore. Ho pau­ra di perderne il ricor­do: com’era quel­la nuance di vio­let­to? mi chiedo. E in quale tin­ta scon­fi­na il rosso scuro? Allo­ra, den­tro di me, in uno di quei momen­ti di auto-affab­u­lazione, mi alleno a ricor­dare i col­ori, forse a com­porre sfu­ma­ture diverse. E sa dove me li ritro­vo? Nei sog­ni. Fac­cio sog­ni col­oratis­si­mi, come non ne ho mai fat­ti quan­do ci vede­vo bene».

Me ne rac­con­ta uno? 

marco travaglio saluta andrea camilleri mar­co travaglio salu­ta andrea camil­leri

«Sono alla stazione di Milano, mi pre­cip­i­to al bina­rio per pren­dere il treno ma non ci riesco, qual­cosa mi bloc­ca. Ma che cosa? Mi guar­do: sono vesti­to da pagli­ac­cio, con le scarpe grosse, il pigia­ma var­i­opin­to, non pos­so cor­rere. Alzo lo sguar­do e alla mia destra vedo un treno fer­mo. Ma è pieno di pagli­ac­ci col­orati che si affac­ciano ai finestri­ni e mi urlano “vieni con noi, vieni con noi”. Allo­ra, sgo­men­to, mi volto a sin­is­tra e scor­go un altro treno, pieno di passeg­geri. Anche questi sono affac­ciati ai finestri­ni ma ridono, ridono, ridono».

Un sog­no fellini­ano. 

«Be’, ma in fon­do una vita pas­sa­ta a baccagliare con Sci­as­cia, Elvi­ra Sel­l­e­rio, Mas­si­mo Bon­tem­pel­li e tan­ti altri, dovrà pur par­torire qual­cosa. Quan­do coltivi il sapere, questo cresce e non ti las­cia mai solo. Chi è curioso, non sof­fre la soli­tu­dine. Io sono con­vin­to che le vere gran­di dif­feren­ze sociali non siano eco­nomiche, anche se per car­ità queste ci sono e pesano. Pen­so che la frat­tura più pro­fon­da sia tra chi è capace di non essere da solo e tra chi non riesce a stare con gli altri».

CAMILLERI CAMILLERI

Un mes­sag­gio di sot­tilis­si­ma uman­ità, il suo. 

«Par­lo così per­ché io sono sta­to for­tu­na­to. Sono sta­to accu­d­i­to, innaf­fi­a­to. E non par­lo solo dei miei 61 anni di mat­ri­mo­nio. A “innaf­fi­ar­ti” è anche il tuo sangue, la tua ter­ra, l’appartenenza a un mon­do. Questo non è da tut­ti. In tan­ti si per­dono e smar­riscono il con­tat­to con un’identità che, con gli anni e con le vicis­si­tu­di­ni, può diventare rar­efat­ta. Ma non va mai per­sa. Ci nutre, ci sal­va».

commissario montalbano com­mis­sario mon­tal­bano

Come si arri­va a ses­san­tuno anni di mat­ri­mo­nio? 

«Accettan­do il fat­to che il mat­ri­mo­nio muta, per neces­sità e, aggiun­go io, per for­tu­na. Se ci si cura a vicen­da, se ci si “innaf­fia”, appun­to, si giunge insieme a quel mer­av­iglioso momen­to in cui l’altro “ti diven­ta caro”. E la sen­sazione che si pro­va è quel­la di appartenere a un solo cor­po. Si finisce per somigliar­si, l’uno con l’altro. Che cosa ha a che fare questo con l’amore? Nul­la. Tut­to».

Che ani­male vor­rebbe essere? 

«Un gat­to. Arriv­ista, ego­ista, ego­cen­tri­co, a volte infi­do. Mi piac­erebbe, anche solo per un giorno, vestire questi pan­ni e sen­tire che cosa si pro­va a essere cat­tivi. Poi, lo so già, mi met­terei a rid­ere e finirebbe tut­to».

Si è accor­to che siamo arrivati alla fine di ques­ta con­ver­sazione sen­za mai nom­inare Mon­tal­bano? 

«Non ce n’è sta­to bisog­no. Lui ormai vive per con­to suo e non ha bisog­no di me».

Mae­stro, come vor­rebbe essere ricorda­to? 

COMMISSARIO MONTALBANO COMMISSARIO MONTALBANO

«Come una per­sona per­bene».

CAMILLERI CAMILLERI Applausi per Andrea Camilleri Applausi per Andrea Camil­leri Andrea Camilleri Andrea Camil­leri INSEGUENDO UN OMBRA DI ANDREA CAMILLERI INSEGUENDO UN OMBRA DI ANDREA CAMILLERI

 

https://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/camilleri-sono-ndash-archeo-interviste-scrittore-siciliano-scomparso-208861.htm

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NAPOLETANI RAZZISTI CON ME

NAPOLETANI RAZZISTI CON ME” – L’ATTACCO DURISSIMO DELLA COMPAGNA DEL TERZINO AZZURRO MALCUIT SU INSTAGRAM: “DA QUANDO SONO ARRIVATI, SONO DISGUSTOSI CON ME. MI DICONO CHE SONO BRUTTA E SEMBRO LA SORELLA DEL MIO FIDANZATO PERCHÉ HO GLI STESSI CAPELLI. MI INVITANO A METTERMI A DIETA…” (A CORREDO DELLO SFOGO ANCHE UN DITO MEDIO) — IL CLUB SI È SUBITO SCUSATO: “SIAMO MORTIFICATI, SONO SOLO DEGLI IMBECILLI

malcuit con la fidanzata ashley mal­cuit con la fidan­za­ta ash­ley

Un attac­co duris­si­mo. Uno sfo­go con ris­volti sociali che ha scos­so l’ambiente azzur­ro e la seren­ità di Kevin Mal­cuit. La com­pagna del difen­sore del Napoli, Ash­ley Rose, ha pub­bli­ca­to ieri a mez­zo social una sto­ria-accusa dai con­torni inaspet­tati: «Da quan­do sono arriva­ta i napo­le­tani sono dis­gus­tosi con me: mi è sta­to det­to che ave­vano la rep­utazione di razz­isti ed è vero». E il club azzur­ro, anco­ra via social, si scusa.

E allo­ra, j’accuse. Tes­tuale: madame Ash­ley, pro­fes­sion­ista del make-up, ha infat­ti scrit­to e sped­i­to tut­to in rete attra­ver­so il suo pro­fi­lo Insta­gram. A quan­to pare, leggen­do tra le righe delle sue parole, a scatenare l’ira sareb­bero sta­ti alcu­ni com­men­ti in calce alle foto postate. «Da quan­do sono arriva­ta — si legge — i napo­le­tani sono dis­gus­tosi con me! Sono brut­ta, sono la sorel­la del mio fidan­za­to per­ché ho gli stes­si capel­li… Ah!!! Ho dimen­ti­ca­to! Devo fare una dieta».

malcuit con la fidanzata ashley mal­cuit con la fidan­za­ta ash­ley

Risate con emo­ji. «Ma ero sta­ta avver­ti­ta: non sono bian­ca e magra, con lunghi capel­li lis­ci. Ho gran­di capel­li afro, quan­do non ho le mie par­ruc­che, sono nera e con le forme… Non è la “don­na del cal­ci­a­tore” ide­ale qui. Mi piac­ciono le mie forme, amo la mia pelle, amo i miei capel­li e quan­do vedo i com­men­ti sono più bel­la di tut­ti voi per­ché ho l’anima più bel­la». E anco­ra: «Mi è sta­to det­to pri­ma di venire che i napo­le­tani ave­vano la rep­utazione di essere razz­isti, non vole­vo cred­er­ci, ma vedo che è molto vero. Non tut­ti per for­tu­na». E a chi­ud­ere un’altra emo­ji: dito medio.

Imme­di­ate le scuse del Cal­cio Napoli: «Abbi­amo let­to lo sfo­go del­la fidan­za­ta di Mal­cuit, che ha rice­vu­to insul­ti razz­isti. Ne siamo mor­ti­fi­cati. I napo­le­tani non sono razz­isti. Ma ci pos­sono cer­ta­mente essere degli imbe­cil­li che lo sono. E noi li con­dan­ni­amo con fer­mez­za. Scusaci Ash­ley».

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https://www.dagospia.com/rubrica-30/sport/quot-napoletani-razzisti-me-quot-ndash-rsquo-attacco-durissimo-208874.htm

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