Champions: Atletico Madrid-Juventus 2–0

Reti Gimenez e Godin negli ultimi 15′. Var interviene due volte (ANSA) — ROMA, 20 FEB — Atletico Madrid-Juventus 2–0 nell’andata degli ottavi di Champions, disputata al ‘Wanda Metropolitano”. La gara di ritorno martedì 12 marzo a Torino. Per i colchoneros gol di Gimenez al 78′ e Godin all’83′.
Protagonista la Var con due interventi: un rigore prima coincesso e poi revocato all’Atletico per un fallo iniziato da fuori area e poi per un gol annullato a Morata, con la partita ferma sullo 0–0, per una spinta di Morata su Chiellini.
Griezmann nel primo tempo ha colpito la traversa.

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LA PIATTAFORMA ROUSSEAU È ILLEGITTIMA, E LO È LA VOTAZIONE SU SALVINI”. E LO DICONO GLI EX ATTIVISTI DEL M5S -

L’AVVOCATO ORESTE AGOSTO, DEL DEFUNTO GRUPPO ROUSSEAU DI SALERNO, LANCIA L’ALLARME: ”CHI VOTA È IN BALIA DEGLI HACKER, E I GESTORI SANNO CHE PREFERENZA ESPRIME. VIOLA LE LEGGI SULLA PRIVACY E IL REGOLAMENTO UE, QUINDI LE PARLAMENTARIE, IL CONTRATTO DI GOVERNO E LE CONSULTAZIONI IN VISTA DELLE EUROPEE SONO DA ANNULLARE

L’EX GRUPPO J.J. ROUSSEAU DI SALERNO SCRIVE A DAGOSPIA

VOTAZIONE ON LINE SULLA PIATTAFORMA ROUSSEAU: IRREGOLARI LE PARLAMENTARIE, IL CONTRATTO DI GOVERNO E LE VOTAZIONI SU SALVINI           

rousseau il sistema operativoROUSSEAU IL SISTEMA OPERATIVO

La Piattafor­ma Rousseau non si è mai adegua­ta al provved­i­men­to del 21.12.2017 dell’Autorità Garante per la Pro­tezione dei dati per­son­ali.

Un Movi­men­to che si baserebbe sul­la democrazia cosid­det­ta “diret­ta” e svolge la sua azione su una piattafor­ma obso­le­ta e non sicu­ra da un pun­to di vista infor­mati­co, è a dir poco scon­cer­tante.

Varie volte infat­ti, a quan­to è dato sapere, la piattafor­ma Rousseau è sta­ta ogget­to di attac­chi da parte dei pirati infor­mati­ci che sono rius­ci­ti ad acca­parrar­si infor­mazioni e dati sen­si­bili degli iscrit­ti.

Il Garante ha già dal 2017 evi­den­zi­a­to: “ fer­ma restando la lib­ertà di ogni asso­ci­azione pri­va­ta – quale appun­to un movi­men­to o par­ti­to politi­co — di strut­turar­si con pro­prie regole (e a con­dizione che delle stesse sia for­ni­ta adegua­ta infor­mazione a tut­ti gli asso­ciati), si evi­den­zia come, alla luce delle risul­tanze istrut­to­rie, le mis­ure di sicurez­za con­nesse al con­trol­lo delle oper­azioni di voto des­ti­no alcune per­p­lessità.

oreste agostoORESTE AGOSTO

In par­ti­co­lare, men­tre la scelta di asso­cia­re a ogni voto espres­so il numero tele­fon­i­co dell’iscritto “ver­i­fi­ca­to”, può avere, in astrat­to, moti­vazioni di carat­tere tec­ni­co o di sicurez­za rel­a­ti­va­mente all’esigenza di assi­cu­rare la “certez­za” del voto, la stes­sa pre­sen­ta delle for­ti crit­ic­ità rispet­to all’esigenza (se tale è, alla luce di quan­to dichiara­to a ver­bale) di garan­tire la ris­er­vatez­za delle votazioni.

I voti espres­si tramite le fun­zion­al­ità di e-vot­ing offerte dal­la piattafor­ma, infat­ti, ven­gono archiviati, stori­ciz­za­ti e restano imputabili a uno speci­fi­co elet­tore anche suc­ces­si­va­mente alla chiusura delle oper­azioni di voto, con­sen­ten­do elab­o­razioni a ritroso con — in astrat­to — la pos­si­bil­ità di pro­fi­lare costan­te­mente gli iscrit­ti sul­la base di ogni scelta o pref­eren­za espres­sa tramite il “sis­tema oper­a­ti­vo” (siano esse rel­a­tive alla scelta di un can­dida­to ovvero all’approvazione di un’iniziativa polit­i­ca o leg­isla­ti­va); ciò sen­za che sia pre­vis­to un mec­ca­n­is­mo di anon­i­miz­zazione o pseudon­imiz­zazione ex post (se non imme­di­ata­mente dopo l’espressione del voto almeno alla con­clu­sione delle votazioni e delle rel­a­tive ver­i­fiche), e sen­za che sia pre­vis­to un ter­mine, decor­so il quale, le infor­mazioni riferi­bili ad inter­es­sati vengano rimosse o trasfor­mate in for­ma anon­i­ma.

luigi di maio davide casaleggioLUIGI DI MAIO DAVIDE CASALEGGIO

Il Garante, quin­di, sot­to­lin­ea che la pro­ce­du­ra di voto risul­ti alta­mente viola­ti­va dei dirit­ti di pri­va­cy e ris­er­vatez­za del voto dei cit­ta­di­ni iscrit­ti a Rousseau, che ven­gono pri­ma chia­mati ad esprimer­si lib­era­mente e poi, sono con­trol­lati poten­dosi accertare da parte dei tito­lari del­la piattafor­ma (e purtrop­po anche dagli hack­er) in qual­si­asi momen­to, come abbiano espres­so le pro­prie pref­eren­ze di voto.

Il Garante dell’Authority in defin­i­ti­va ril­e­va che i sis­te­mi infor­mati­ci rifer­i­ti alla Piattafor­ma Rousseau ed altri siti con­nes­si al Movi­men­to 5 Stelle, non sono con­for­mi alle dis­po­sizioni di cui al Rego­la­men­to UE n. 679/2016.

rousseau voto sul processo a salvini 4ROUSSEAU VOTO SUL PROCESSO A SALVINI 4

Per­tan­to, tutte le con­sul­tazioni tenute­si sul­la Piattafor­ma dal dicem­bre 2017 ad oggi, com­p­rese le Par­la­men­tarie per le elezioni del mar­zo 2018, lo stes­so Con­trat­to di Gov­er­no e da ulti­mo le con­sul­tazioni su Salvi­ni sono da con­sid­er­ar­si ille­git­time.

Sen­za il doveroso e nec­es­sario adegua­men­to alla legge ed alle diret­tive comu­ni­tarie, anche le votazioni sulle can­di­da­ture per le Europee, si pre­an­nun­ciano ille­git­time.

Saler­no, 19.02.2019

Ex Grup­po Rousseau di Saler­no

oreste agosto ex gruppo rousseau salernoORESTE AGOSTO EX GRUPPO ROUSSEAU SALERNOrousseauROUSSEAUdavide casaleggioDAVIDE CASALEGGIOdavide casaleggio 3DAVIDE CASALEGGIO 3

Avv. Oreste Agos­to

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ADDIO A GIULIO BROGI, GRANDE INTERPRETE DEL TEATRO E DEL CINEMA ITALIANO SCOMPARSO A 84 ANNI

IL NECROLOGIO DEI GIUSTIADDIO A GIULIO BROGI, GRANDE INTERPRETE DEL TEATRO E DEL CINEMA ITALIANO SCOMPARSO A 84 ANNIERA STATO IN GIOVENTÙ UN GRANDE ENEA PER LA TV, MAZZINI, ITALO BALBO, DON GIOVANNI, L’ATTORE FETICCIO DEI FRATELLI TAVIANI PER TUTTI GLI ANNI ’60 E ’70 — IL SUO FILM CHE RICORDIAMO CON PIÙ AFFETTO E NOSTALGIA È IL FONDAMENTALELA STRATEGIA DEL RAGNODI BERNARDO BERTOLUCCI

Mar­co Giusti per Dagospia

giulio brogi giulio bro­gi

Era sta­to in gioven­tù un grande Enea per la tv, Mazz­i­ni, Ita­lo Bal­bo, Don Gio­van­ni, l’attore fet­ic­cio dei fratel­li Taviani per tut­ti gli anni ’60 e ’70, da I sovver­sivi a San Michele ave­va un gal­lo, ave­va recita­to per Glauber Rocha in Africa, Der leone Has Sev­en Cabezas, per Theo Angh­elopo­lus in Gre­cia, Viag­gio a Cit­era, per tut­ti i gran­di reg­isti ital­iani, da Mar­co Bel­loc­chio, Il gab­biano e Fai bei sog­ni, a Erman­no Olmi, Il seg­re­to del bosco vec­chio, da Daniele Luchet­ti a Pao­lo Sor­renti­no, anche se la sua sce­na ne La grande bellez­za venne tagli­a­ta.

giulio brogi 8 giulio bro­gi 8

Ma il film che ricor­diamo forse con più affet­to e nos­tal­gia di Giulio Bro­gi, grande inter­prete del teatro e del cin­e­ma ital­iano scom­par­so a 84 anni, è il fon­da­men­tale La strate­gia del rag­no di Bernar­do Bertoluc­ci, trat­to da un rac­con­to di Borges, dove inter­pre­ta il “tra­di­tore” Athos Mag­nani. Forse meno forte e popo­lare, ma più sot­tile, più dut­tile di Gian Maria Volon­té, con il quale divise la sce­na in Sot­to il seg­no del­lo scor­pi­one dei Taviani, ma anche tut­ta quel­la grande sta­gione di cin­e­ma, tv e teatro, Bro­gi fu l’immagine più chiara del­la riv­o­luzione cul­tur­ale di una ben pre­cisa gen­er­azione.

giulio brogi giulio bro­gi

Dici­amo quel­la che dai Taviani anda­va a Lil­iana Cavani, da Mar­co Bel­loc­chio a Bernar­do Bertoluc­ci, pas­san­do per Gian­ni Ame­lio, Gian­fran­co Min­gozzi e Lionel­lo Mas­so­brio e per il teatro in tv di Mario Mis­siroli, rius­cen­do in un anno come il 1970 a pas­sare dal set di Vale­rio Zurli­ni, La promes­sa in tv, a quel­lo di Glauber Rocha a quel­lo di Bertoluc­ci per tri­on­fare poi nell’Eneide tv di Fran­co Rossi.

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E por­tan­dosi sem­pre e comunque dietro tutte le con­trad­dizioni e le mille gira­volte ide­o­logiche di Athos Mag­nani e dei suoi eroi neg­a­tivi e mal­in­coni­ci. Al pun­to che quan­do, negli anni ’80 e poi ’90, venne riscop­er­to dalle nuove gen­er­azioni di cineasti, segui­tò a rap­p­re­sentare anco­ra un vec­chio pro­tag­o­nista con­trad­dit­to­rio e ambiguo. Così, curiosa­mente, lo ritro­ver­e­mo ne Il portaborse, a fian­co di Nan­ni Moret­ti, in Pic­co­la patria di Alessan­dro Ros­set­to, ma anche in tan­ti film e serie recen­ti, come 1993, dove è Alber­to Mura­tori, padre e padri­no del “cat­ti­vo” Ste­fano Accor­si, in Dove non ho mai abi­ta­to di Pao­lo Franchi o nel recen­tis­si­mo ulti­mo episo­dio del Com­mis­sario Mon­tal­bano, “Un diario del ’43”, anda­to in onda con dieci mil­ioni di spet­ta­tori pro­prio due sere fa nell’ultimo giorno del­la sua vita.

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Meno for­tu­na­to di Gian Maria Volon­té e di Gian­car­lo Gian­ni­ni, Giulio Bro­gi, dalle prime apparizioni in tv, , a fian­co di gran­di del teatro come Lina Volonghi e Tino Car­raro, Le baruffe chioz­zotte e I per­siani e al cin­e­ma, dove esplose ne I sovver­sivi dei Taviani, per­corre da asso­lu­to pro­tag­o­nista gli anni ’70 non negan­dosi mai a un film d’impegno o dif­fi­cile, da Quan­to è bel­lo lu murire accisu di Ennio Loren­zi­ni a La cit­tà del sole di Gian­ni Ame­lio, o alle opere non così di suc­ces­so di Gian­fran­co Bet­te­ti­ni scritte da Aldo Gras­so, Stre­gone di cit­tà e Sem­mel­weiss.

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E con­tin­uan­do sem­pre a far teatro. Esclu­den­dosi così dal mon­do del cin­e­ma più di genere, dove forse con la sua bellez­za, la sua dut­til­ità avrebbe potu­to ottenere qual­cosa di più in ter­mi­ni di popo­lar­ità, oltre a apparire in un lon­tano Gang­ster 70 di Mino Guer­ri­ni a fian­co di Joseph Cot­ten e Fran­ca Pole­sel­lo. Ma cer­to il suo Enea in tv gli dette allo­ra una immen­sa popo­lar­ità che nes­sun film né di genere né d’autore avrebbe potu­to rag­giun­gere.

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http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/necrologio-giusti-addio-giulio-brogi-grande-interprete-196096.htm

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Scritte razziste su casa nel Milanese

Seconda intimidazione per coppia che ha adottato un senegalese

Scritte razz­iste nel Milanese, nuo­va frase sul muro di casa

Ammaz­za al negar”, ammaz­za il negro: è ques­ta la scrit­ta minac­ciosa, segui­ta da una svas­ti­ca, apparsa sul muro di casa di una cop­pia che ha adot­ta­to un ragaz­zo africano, a Meleg­nano, nel Milanese.

L’episodio è sta­to scop­er­to lo scor­so lunedì mat­ti­na (ma è emer­so oggi) quan­do i due, un edu­ca­tore e la sua com­pagna, han­no trova­to la scrit­ta sul muro perime­trale di casa. Non si trat­ta inoltre del pri­mo episo­dio in quan­to una scrit­ta analo­ga (“Pagate per questi negri di m…”) era già apparsa sem­pre sul muro di casa del­la famiglia, che ospi­ta da due anni, e infine ha adot­ta­to, un 22enne sene­galese.

La cop­pia poi ha sporto denun­cia nel­la caser­ma di Meleg­nano, e delle indagi­ni si occu­pano i cara­binieri del­la Com­pag­nia di S.Donato Milanese e del­la Procu­ra del­la Repub­bli­ca di Lodi.

(ANSA)

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DUE VELIVOLI MILITARI DELLINDIAN AIR FORCE SI SONO SCONTRATI SOPRA I CIELI DI BENGALURU DURANTE UNA MANIFESTAZIONE

LA MORTE VIAGGIA IN AEREODUE VELIVOLI MILITARI DELLINDIAN AIR FORCE SI SONO SCONTRATI SOPRA I CIELI DI BENGALURU DURANTE UNA MANIFESTAZIONE: DUE PILOTI SONO RIUSCITI A LANCIARSI FUORI DALLAEREO, IL TERZO È RIMASTO INCASTRATO ED È PRECIPITATO INSIEME AL JET… (VIDEO)

Da “www.ilfattoquotidiano.it”

incidente air force india 4 inci­dente air force india 4

Durante un volo di pro­va, due aerei mil­i­tari dell’Indian Air Force si sono scon­trati sopra i cieli di Ben­galu­ru, dove dal 20 al 24 di feb­braio è pre­vista la man­i­fes­tazione Aero India show.

Due piloti sono rius­ci­ti a lan­cia­r­si fuori dal veliv­o­lo, men­tre il ter­zo è rimas­to bloc­ca­to ed è pre­cip­i­ta­to a ter­ra insieme al jet. Una com­mis­sione sta ora inda­gan­do sulle cause dell’incidente.

incidente air force india 2 inci­dente air force india 2 incidente air force india 3 inci­dente air force india 3 incidente air force india 1 inci­dente air force india 1 incidente air force india 7 inci­dente air force india 7 incidente air force india 5 inci­dente air force india 5 incidente air force india 6 inci­dente air force india 6

http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/morte-viaggia-aereo-due-velivoli-militari-dell-rsquo-indian-air-196137.htm

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Corea Nord, il dissidente: ‘Figlia del diplomatico-disertore rimpatriata con la forza dall’Italia’. M5s e opposizioni: ‘Salvini riferisca’

Corea Nord, il dissidente: ‘Figlia del diplomatico-disertore rimpatriata con la forza dall’Italia’. M5s e opposizioni: ‘Salvini riferisca’
Si trat­ta del­la figlia 17enne di Jo Song-gil, l’ex ambas­ci­a­tore nord­core­ano reggente a Roma “scom­par­so” a novem­bre. A par­lare del rien­tro forza­to è un ex diplo­mati­co di Pyongyang. Fonti alle agen­zie: “Far­nesina sape­va, gio­vane accom­pa­g­na­ta in aero­por­to da per­son­ale ambas­ci­a­ta”. 5 Stelle, Pd, Forza Italia e Fratel­li d’Italia chiedono al min­istro dell’Interno di fare chiarez­za

Per il diplo­mati­co, la figlia del col­le­ga – dis­er­tore come lui – è sta­ta prel­e­va­ta con la forza e ripor­ta­ta a Pyongyang. Ma sec­on­do quan­ti riv­e­la­to alle agen­zie da fonti diplo­matiche, le cose sono andate diver­sa­mente: la 17enne, che ave­va chiesto di tornare dai non­ni una vol­ta fini­ti gli stu­di, è ripar­ti­ta il 15 novem­bre dopo che il padre ambas­ci­a­tore, insieme alla moglie, ave­va fat­to perdere le pro­prie trac­ce i pri­mi di quel­lo stes­so mese, a pochi giorni dal­la con­clu­sione del suo manda­to, fis­sato per il 20 novem­bre. Il caso – che ricor­da quel­lo di Alma Sha­l­abaye­va, moglie del dis­si­dente kaza­ko Muk­tar Ablya­zov – è quel­lo del­la figlia di Jo Song-gill’ex ambas­ci­a­tore nord­core­ano reggente a Roma “scom­par­so” a novem­bre. Sec­on­do Thae Yong-ho, ex numero due dell’ambasciata del­la Corea del Nord a Lon­dra che dal 2016 si è rifu­gia­to a Seul, la ragaz­za è sta­ta prel­e­va­ta nel cor­so di un blitz pri­ma che i suoi gen­i­tori rag­giungessero il luo­go, al momen­to seg­re­to, dove si trovano.

Ma men­tre il min­istro degli Esteri Enzo Moavero spie­ga che la Far­nesina sta facen­do “le ver­i­fiche nec­es­sarie”, fonti ripor­tate da AdnKro­nos riferiscono che la ragaz­za è tor­na­ta in patria il 15 novem­bre 2018 e che l’ambasciata ha comu­ni­ca­to uffi­cial­mente il suo rien­tro alla Far­nesina. Non solo: la gio­vane sarebbe sta­ta accom­pa­g­na­ta in aero­por­to a Roma dal­lo staff dell’ambasciata. “La sto­ria di Jo Song-gil e di sua figlia, rapi­ta dall’intelligence nord­core­ana in Italia, se con­fer­ma­ta, sarebbe un caso di una grav­ità inau­di­ta – scrove su face­book il sot­toseg­re­tario agli Esteri Man­lio Di Ste­fano – Quan­do avvenne una cosa sim­i­le, il caso Sha­l­abaye­va, andai diret­ta­mente in Kaza­k­istan per incon­trar­la e capire cosa fos­se accadu­to e appu­ram­mo respon­s­abil­ità dirette dell’allora Min­istro dell’Interno Alfano. Chi ha respon­s­abil­ità pagherà, statene cer­ti”.

Man­lio Di Ste­fano

4 ore fa

La sto­ria di Jo Song-gil e di sua figlia, dici­as­set­tenne, rapi­ta dall’intelligence nord­core­ana in Italia, se con­fer­ma­ta, sarebbe un caso di una grav­ità inau­di­ta.
Quan­do avvenne una cosa sim­i­le, ovvero il famoso caso Sha­l­abaye­va, andai diret­ta­mente in Kaza­k­istan per incon­trar­la e capire cosa fos­se accadu­to e appu­ram­mo respon­s­abil­ità dirette dell’allora Min­istro dell’Interno Alfano.
Ora è tem­po di fare chiarez­za anche su questo caso di novem­bre che riguar­da l’ex ambas­ci­a­tore nord­core­ano a Roma e sua figlia, una gio­vane incolpev­ole che, nonos­tante dovesse essere tute­la­ta in Italia, rischia di essere persi­no tor­tu­ra­ta da uno dei peg­giori regi­mi al mon­do.
Ho già atti­va­to la Far­nesina per avere tutte le infor­mazioni pos­si­bili e lo stes­so sti­amo facen­do all’Interno col Sot­toseg­re­tario Car­lo Sibil­ia.
Chi ha respon­s­abil­ità pagherà, statene cer­ti.

E sul caso inter­ven­gono anche i dep­u­tati e sen­a­tori del Movi­men­to 5 Stelle delle Com­mis­sioni Affari Esteri di Cam­era e Sen­a­to che chiedono “al Min­istro dell’Interno di riferire in Par­la­men­to e di fare chiarez­za sulle notizie rel­a­tive al rapi­men­to e al rim­pa­trio forza­to del­la figlia minorenne dell’ex ambas­ci­a­tore nord­core­ano da parte dei servizi di Pyongyang. Se i fat­ti fos­sero con­fer­mati – pros­eguono – sareb­bero gravis­si­mi, un nuo­vo caso Sha­l­abaye­va. Non è toller­a­bile che agen­ti dell’intelligence di un Paese straniero agis­cano indis­tur­bati in ter­ri­to­rio ital­iano com­pi­en­do attiv­ità ille­gali. La gio­vane rischia nel suo Paese di essere imp­ri­gion­a­ta e tor­tu­ra­ta”. Chiede al min­istro di fare chiarez­za anche la dem Lia Quar­tapelle, capogrup­po in Com­mis­sione Esteri del­la Cam­era. “Se con­fer­ma­to – dice- sarebbe un fat­to gravis­si­mo. Per di più si pro­fil­erebbe una vio­lazione clam­orosa del­la nos­tra sovran­ità nazionale con l’incursione da parte di un’intelligence straniera per rapire una minorenne e ricon­durla in uno Sta­to dove vige una dit­tatu­ra feroce e dove sarà sogget­ta a pesan­ti ritor­sioni e vendette per il tradi­men­to del padre”. E anche Andrea Del­mas­tro, capogrup­po Fdi in com­mis­sione Esteri alla Cam­era, e la pres­i­dente dei sen­a­tori Forza Italia Anna Maria Berni­ni chiedono a Salvi­ni di riferire in aula.

L’appello per accogliere Jo Song-gil -“Non sono sicuro di quan­ti figli avesse Jo, ma quel­la che era in Italia è sta­ta riman­da­ta in Corea del Nord. Jo è attual­mente con la moglie”, ha det­to Thae Yong-ho, sec­on­do cui Jo si tro­va prob­a­bil­mente ad affrontare una “situ­azione dif­fi­cile, nel­la quale non gli è pos­si­bile far sapere dove si tro­vi o apparire in pub­bli­co per il tim­o­re lega­to alla sicurez­za del­la figlia”. Jo era arriva­to in Italia con un nuo­vo manda­to diplo­mati­co a mag­gio del 2015, dive­nen­do incar­i­ca­to d’affari e quin­di reggente del­la sede fino a novem­bre 2018, a segui­to dell’espulsione dell’ ambas­ci­a­tore Mun Jong-nam a otto­bre 2017 in rispos­ta al ses­to test nucleare fat­to dal Nord appe­na un mese pri­ma. “Non pos­so più dire pub­bli­ca­mente a Jo di venire in Corea del Sud“, ha aggiun­to Thae, ricor­dan­do che il Nord è soli­to pro­cedere ad aspre ritor­sioni nei con­fron­ti dei famil­iari delle per­sone che deci­dono di dis­ertare a Seul piut­tosto che in Pae­si terzi. Il “liv­el­lo di punizione per i figli e i famigliari è com­ple­ta­mente diver­so” quan­do un diplo­mati­co nord­core­ano dis­er­ta per la Corea del Sud, piut­tosto che per gli Sta­ti Uni­ti o i Pae­si europei, ha spie­ga­to Thae. Il mese scor­so, un grup­po di impor­tan­ti dis­er­tori e attivisti nord­core­ani, tra i quali lo stes­so Thae, ave­vano lan­ci­a­to un appel­lo al gov­er­no sud­core­ano affinché for­nisse rifu­gio a Jo e alla sua famiglia, nel caso avessero deciso di fug­gire a Seul. L’ex diplo­mati­co nord­core­ano nel cor­so del­la con­feren­za stam­pa ha però fat­to mar­cia indi­etro su questo pun­to, soste­nen­do che le cir­costanze del­la dis­erzione di Jo e il fat­to che la figlia si tro­vi ora in mano alle autorità nord­core­ane ren­dereb­bero trop­po peri­colosa la fuga in Corea del Sud dell’ex incar­i­ca­to d’affari a Roma.

Chi è Jo Song Gil – Ha 48 anni. È sta­to ambas­ci­a­tore a Roma dall’ottobre 2017, dopo che l’Italia ave­va espul­so l’ambasciatore Mun Jong-nam in seg­no di protes­ta con­tro un test nucleare del­la Corea del Nord avvenu­to un mese pri­ma in vio­lazione delle risoluzioni dell’Onu. Jo avrebbe dovu­to ter­minare il suo incar­i­co alla fine di novem­bre 2018. È espo­nente di una delle famiglie più impor­tan­ti del regime nord­core­ano e questo spiegherebbe per­ché, quan­do Jo si trasferì a Roma nel mag­gio del 2015, gli fu con­sen­ti­to di portare con sé la famiglia. Le autorità di Pyongyang, infat­ti, gen­eral­mente sono obbli­gati a las­cia­re in patria i loro famigliari, per scor­ag­gia­re even­tu­ali defezioni. All’epoca del­la sua defezione, la stam­pa sud­core­ana dif­fuse la notizia che Jo ave­va chiesto pro­tezione per­son­ale al gov­er­no ital­iano all’inizio di dicem­bre, una pro­ce­du­ra diplo­mat­i­ca vol­ta a garan­tire che non venisse rim­pa­tri­a­to, in atte­sa che venisse sia accol­ta la richi­es­ta di asi­lo in un paese ter­zo. La Far­nesina smen­tì la cir­costan­za.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/20/corea-nord-rimpatria-con-la-forza-da-italia-figlia-del-diplomatico-disertore-m5s-gravissimo-salvini-riferisca/4984868/

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Napoli, il fioraio che regala libri ai passanti: “Leggere ci rende migliori”

Napoli, il fioraio che regala libri ai passanti: "Leggere ci rende migliori"

La gen­erosa inizia­ti­va di Lui­gi Espos­i­to: ha mes­so ces­ti­ni di lib­ri accan­to a piante  e vasi di fiori per incen­ti­vare le per­sone a leg­gere

di ANNA LAURA DE ROSA

Un fiore e un libro. Per­ché, entram­bi, nutrono la cul­tura del­la vita. E’ la gen­erosa inizia­ti­va di un fio­raio nel cuore anti­co di Napoli, Lui­gi Espos­i­to, che regala romanzi ai pas­san­ti. Così nel gaze­bo di Chi­a­ia si pos­sono trovare “Sid­dhar­ta” e “Il pro­fe­ta” di Gibran accan­to ai vasi di gerani e ciclami­ni. I gial­li di Camil­leri tra i pro­fu­mi di nar­ciso e lavan­da.

Un fiore e un libro. Per­ché, entram­bi, nutrono la cul­tura del­la vita. E’ la gen­erosa inizia­ti­va di un fio­raio nel cuore anti­co di Napoli, Lui­gi Espos­i­to, che regala romanzi ai pas­san­ti. Così nel gaze­bo di Chi­a­ia si pos­sono trovare “Sid­dhar­ta” e “Il pro­fe­ta” di Gibran accan­to ai vasi di gerani e ciclami­ni. I gial­li di Camil­leri tra i pro­fu­mi di nar­ciso e lavan­da.

Napoli, il fioraio che regala libri a Chiaia: “Che fatica convincere i clienti a leggere”

Rega­lo lib­ri a chi­unque — spie­ga il 53enne — non si devono nec­es­sari­a­mente acquistare fiori. Le per­sone pos­sono anche portare via romanzi e sag­gi, come è accadu­to l’altro giorno con due sig­nore dei Quartieri spag­no­li. Per­ché lo fac­cio? Amo leg­gere, mi entu­si­as­ma. Voglio essere anco­ra capace di immag­inare, in un’era in cui conoscen­za e fan­ta­sia spes­so si riducono a uno smart­phone, e le per­sone cam­mi­nano con la tes­ta bas­sa sui cel­lu­lari. Un libro allarga gli oriz­zon­ti, ci aiu­ta a conoscere gli altri. Ci rende migliori. E regalare lib­ri può essere un modo per con­vin­cere la gente a leg­gere. Ma non sa che fat­i­ca immane sia con­vin­cer­li ad accettare — sor­ride — alcu­ni non han­no tem­po per la let­tura, dicono, altri si met­tono persi­no a rid­ere”.

Napoli, il fioraio che regala libri ai passanti: "Leggere ci rende migliori"
L’idea di sis­temare ces­ti­ni col­mi di lib­ri accan­to ai fiori gli è venu­ta un mese fa: “Un pas­sante mi chiese di prestar­gli un gial­lo di Mau­r­izio De Gio­van­ni che ave­vo sul ban­co. Così pen­sai al book cross­ing e i miei cli­en­ti com­in­cia­rono a regalar­mi i lib­ri di cui dove­vano dis­far­si. Sono giu­di­ci, medici, notai, avvo­cati. Gente che ha stu­di­a­to davvero”.

Ormai tut­ti conoscono il fio­raio che divo­ra le pagine, Lui­gi lavo­ra all’angolo di largo Fer­ran­d­i­na da quan­do ave­va 13 anni. “Sono venu­to ad aiutare mio padre da ragazz­i­no — spie­ga — non ho stu­di­a­to molto, ho la licen­za media. Ma mi sono appas­sion­a­to alla let­tura gra­zie ai fumet­ti: Topoli­no, Dia­bo­lik, Intre­pi­do. Poi inter­a­gire in negozio con per­sone colte ha fat­to crescere la mia curiosità. Ormai siamo un club let­ter­ario: qui è uno spet­ta­co­lo quan­do pas­sano le sig­nore più eru­dite, par­liamo di tut­to”. Tra feb­braio e mar­zo la ven­di­ta di fiori è più inten­sa, per San Valenti­no e la fes­ta delle donne, “e quest’anno i cli­en­ti più atten­ti, oltre a rose e mimose, qui tro­ver­an­no anche una poe­sia di Baude­laire”.

https://napoli.repubblica.it/cronaca/2019/02/17/news/napoli_il_fioraio_che_regala_libri_ai_passanti_leggere_ci_rende_migliori_-219316641/?ref=fbpr&fbclid=IwAR17cQc8EeN_yx2oL-JbX4j7ZHzVeqmi4WmKsfOylQv1m-fFlBdVhojOoiA
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Francia, multa record da 3,7 miliardi alla banca svizzera Ubs: “Aiutò i clienti a evadere il fisco”

Francia, multa record da 3,7 miliardi alla banca svizzera Ubs: “Aiutò i clienti a evadere il fisco”
La procu­ra con­tes­ta­va all’istituto di aver invi­a­to ille­gal­mente i suoi con­sulen­ti finanziari nel Paese per con­tattare la ric­ca clien­tela di Ubs Fran­cia avvic­i­nan­dola durante rice­vi­men­ti, bat­tute di cac­cia ed even­ti sportivi e con­vin­cer­la ad aprire con­ti non dichiarati nel­la Con­fed­er­azione. La ban­ca annun­cia ricor­so e sostiene che la sen­ten­za “mina la sovran­ità del­la legge svizzera e pone ques­tioni sig­ni­fica­tive di ter­ri­to­ri­al­ità”

Il Tri­bunale cor­rezionale di Pari­gi ha com­mi­na­to una mul­ta da 3,7 mil­iar­di di euro, esat­ta­mente quan­to chiesto dal­la Procu­ra nazionale finanziaria, alla ban­ca svizzera Ubs per aver aiu­ta­to i cli­en­ti a evadere il fis­co. In par­ti­co­lare, Ubs è accusa­ta di aver con­sen­ti­to a facoltosi cli­en­ti france­si di nascon­dere fon­di in con­ti svizzeri non dichiarati e di aver for­ni­to servizi ban­cari per rici­clarne i proven­ti. Il proces­so è sta­to aper­to lo scor­so autun­no dopo sette anni di indagi­ni, avvi­ate quan­do diver­si ex dipen­den­ti si sono fat­ti avan­ti par­lan­do di con­dotte ille­cite. Si trat­ta del­la pena più pesante mai inflit­ta dal­la gius­tizia francese in un caso di eva­sione fis­cale. Tramite i suoi avvo­cati Ubs ha subito fat­to sapere che farà appel­lo.

Il proces­so si è svolto in autun­no e ha vis­to il prin­ci­pale grup­po ban­car­io elveti­co – che è anche il prin­ci­pale gestore pat­ri­mo­ni­ale al mon­do – accusato di for­ni­tu­ra illecita di servizi finanziari a domi­cilio (“démar­chage”) e rici­clag­gio aggra­va­to del proven­to fis­cale. Alla ban­ca è sta­to con­tes­ta­to di aver invi­a­to ille­gal­mente i suoi con­sulen­ti finanziari in Fran­cia per con­tattare la ric­ca clien­tela di Ubs Fran­cia avvic­i­nan­dola durante rice­vi­men­ti, bat­tute di cac­cia ed even­ti sportivi e con­vin­cer­la ad aprire con­ti non dichiarati nel­la Con­fed­er­azione. Ubs era anche sospet­ta­ta di aver isti­tu­ito una doppia con­tabil­ità, per mascher­are i movi­men­ti di cap­i­tali illeciti tra i due pae­si. Per la Procu­ra si è trat­ta­to di un “sis­tema di frode di por­ta­ta eccezionale” attua­to fra il 2004 e il 2012. La dife­sa dal can­to suo ave­va cer­ca­to di smontare un’accusa che vol­e­va “dimostrare un sis­tema glob­ale” di frode e ave­va chiesto l’assoluzione.

La fil­iale francese di Ubs è a sua vol­ta sta­ta con­dan­na­ta a una mul­ta di 15 mil­ioni di euro per com­plic­ità. Anche in questo caso è sta­to dato segui­to alla richi­es­ta dei pm.
Lo Sta­to, in quan­to parte civile, ave­va dal can­to suo chiesto un ris­arci­men­to dan­ni di 1,6 mil­iar­di, ma il tri­bunale ha con­ces­so soltan­to la cifra di 800mila euro. Subito dopo la sen­ten­za il tito­lo del­la mag­giore ban­ca elveti­ca ha inizia­to una rap­i­da disce­sa e al momen­to perde oltre il 3% in un listi­no in lieve rial­zo.

Ubs ha dif­fu­so un comu­ni­ca­to in cui spie­ga di essere “in forte dis­ac­cor­do con il verdet­to” e fa sapere che pre­sen­terà ricor­so per­ché “la con­dan­na non è sup­por­t­a­ta da alcu­na pro­va conc­re­ta, ma si basa invece su accuse infon­date di ex dipen­den­ti che non era­no nem­meno sta­ti ascoltati nel cor­so del proces­so”. Sec­on­do Ubs – che sostiene di avere offer­to “servizi legit­ti­mi e stan­dard di dirit­to svizze­ro comu­ni ad altre giuris­dizioni”- la sen­ten­za “appli­ca alla Svizzera la leg­is­lazione francese”, una scelta che “mina la sovran­ità del­la legge svizzera e pone ques­tioni sig­ni­fica­tive di ter­ri­to­ri­al­ità”. “Il verdet­to man­ca anche di prove e di una metodolo­gia cred­i­bile per il cal­co­lo del­la mul­ta e dei dan­ni” con­clude Ubs.

In segui­to alla crisi finanziaria inizia­ta nel 2007, le autorità di tut­ta Europa han­no dato un deciso giro di vite in tema di eva­sione fis­cale e pratiche ban­car­ie dub­bie: una pres­sione che ha spin­to la Svizzera a venire meno alla sua tradizione di seg­re­to ban­car­io, unen­dosi agli oltre 90 pae­si che han­no accetta­to di con­di­videre tra loro alcune infor­mazioni rel­a­tive ai cli­en­ti. Ubs era già sta­ta coin­vol­ta in casi di questo tipo, in par­ti­co­lare negli Sta­ti Uni­ti, dove sec­on­do le autorità ha uti­liz­za­to il seg­re­to ban­car­io svizze­ro per aiutare ric­chi cli­en­ti a evitare le imposte. Accuse che han­no por­ta­to a un accor­do tra la ban­ca e le stesse autorità amer­i­cane da 780 mil­ioni di dol­lari.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/20/francia-multa-record-da-37-miliardi-alla-banca-svizzera-ubs-aiuto-i-clienti-a-evadere-il-fisco/4985667/

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Gino Strada ha curato 9 milioni di persone “a casa loro”. Cos’ha fatto chi lo insulta?

DI Mat­tia Mado­nia    7 Feb­braio 2019

In Italia, il proces­so di cam­bi­a­men­to con cui il futuro invade le nos­tre vite di cui parla­va il sag­gista Alvin Tof­fler, è in atto. Più che di un cam­bi­a­men­to, però, sem­bra trat­tar­si di una mutazione antropo­log­i­ca. Quelle fig­ure che un tem­po rap­p­re­sen­ta­vano le eccel­len­ze del nos­tro Paese in giro per il mon­do, anche sen­za cadere nel­la retor­i­ca del ruo­lo qua­si mes­sian­i­co, adesso ven­gono oltrag­giate. Il bene viene raf­fig­u­ra­to con nuove crepe, mina­to da ipote­si di com­plot­ti, dal­la ricer­ca di mac­chie e dall’invito all’odio patro­ci­na­to dalle forze politiche al potere. In poche parole: sono tem­pi duri, se ti chi­a­mi Gino Stra­da.

Fino a qualche mese fa Gino Stra­da era con­sid­er­a­to uno degli uomi­ni più rispet­ta­bili del Paese. Anche i più restii alle cel­e­brazioni e alle beat­i­fi­cazioni smo­date non pote­vano che inchi­nar­si di fronte all’operato dell’associazione da lui fon­da­ta, alle vite sal­vate in tut­to il mon­do, ai 9 mil­ioni di per­sone curate e agli ospedali costru­iti nelle zone più dis­agiate del piane­ta. Nelle rare inter­viste tele­vi­sive Stra­da appari­va burbero, schi­et­to, a trat­ti antipati­co. Ma nes­suno ci face­va caso: dove­va curare i malati nelle zone di guer­ra, non vin­cere un real­i­ty show pun­tan­do sul­la sim­pa­tia. Attac­ca­va tut­ti. Berlus­coni, D’Alema, Min­ni­ti: i suoi avver­sari non era­no delle fig­urine stan­dard­iz­zate legate a un par­ti­to politi­co, ben­sì i porta­bandiera – diret­ti o indi­ret­ti – di qual­si­asi azione mil­itare. La sua frase man­i­festo è sem­pre sta­ta: “Io non sono paci­fista, io sono con­tro la guer­ra”. Quan­do però le sue critiche han­no toc­ca­to il nuo­vo gov­er­no, qual­cosa è cam­bi­a­to. 

Spes­so gli elet­tori assor­bono il lin­guag­gio dei pro­pri rap­p­re­sen­tan­ti. Bas­ta che questi diano il via e parte la car­rel­la­ta di insul­ti. Quan­do Gino Stra­da crit­i­ca­va gli altri gov­erni veni­va con­sid­er­a­to un uomo ret­to, una figu­ra totem­i­ca da vener­are pro­prio per la trasver­sal­ità e i suoi nobili fini. Adesso, per realtà come Riscat­to Nazionale, è par­ente stret­to di uno scafista. La scin­til­la è sta­ta la net­ta pre­sa di posizione di Stra­da sul­la ques­tione dell’immigrazione: “Gli esseri umani non sono sac­chi di patate che ven­gono dirot­tati, tu ne pren­di 10, io 15. Ma dico, siamo impazz­i­ti? Questo è un mon­do di bar­bari. Qui sti­amo tor­nan­do con le stesse logiche di tem­pi che sper­ava­mo non dovessero più pre­sen­tar­si. Ques­ta idea di un’Europa che si chi­ude con muri è un’idea che ha un nome molto chiaro: è un’idea hit­le­ri­ana”. Qual­cuno la chi­amerebbe coeren­za, ricor­dan­do l’opin­ione del medico sull’operato di Min­ni­ti; altri, ovvero la mag­gio­ran­za rumor­osa che ha pre­so piede nel Paese, lo con­sid­er­a­no il tradi­men­to di un nemi­co del popo­lo. 

Sui casi Aquar­ius, Diciot­ti e Sea Watch 3, fino al Decre­to Sicurez­za, Stra­da non ha usato le mezze mis­ure, crit­i­can­do il gov­er­no e dicen­do che “in Italia sti­amo viven­do una nuo­va for­ma di fas­cis­mo”. Nuo­va, appun­to. Chi l’ha accusato di vedere fan­tas­mi dap­per­tut­to, o di tirare fuori un’epoca mor­ta e sepol­ta, è con­vin­to che Stra­da si riferisse ai nos­tal­gi­ci col bus­to del Duce sul comodi­no, a quei rei­et­ti che si radunano a Predap­pio per ono­rare una memo­ria immeritev­ole d’ossequio. Quel­lo è un folk­lore equipara­bile a un cos­play di pes­si­mo gus­to. Stra­da parla­va di una nuo­va intoller­an­za strisciante, quel­la che si nutre dell’odio di mas­sa con­fluito in un uni­co con­dot­tiero. Anzi, “cap­i­tano”. “Mi stupisce la com­ple­ta dis­uman­ità di questo sig­nore,” ha det­to Stra­da rifer­en­dosi a Mat­teo Salvi­ni. “Il suo è un atteggia­men­to che non è soltan­to non sol­i­dale o indif­fer­ente, ma è gret­to, igno­rante. È un atteggia­men­to crim­i­nale. È il nuo­vo fas­cis­tel­lo che indos­sa tutte le divise pos­si­bili, eccet­to quel­la dei carcerati”. 

Sen­za vol­er­lo, i suoi sfoghi sono diven­tati lin­fa vitale per le cam­pagne di Salvi­ni, sem­pre alla ricer­ca di un nemi­co da dare in pas­to al suo popo­lo, dell’osso da spol­pare e poi sputare. E il popo­lo, incat­tiv­i­to e dai con­no­tati sem­pre più sim­ili a quel­li del pro­prio cap­i­tano, non si è tira­to indi­etro. La macchi­na del fan­go si è azion­a­ta all’istante. Salvi­ni ha svolto la fun­zione del­la mic­cia, dichiaran­do in mer­i­to agli attac­chi di Stra­da: “La fine del­la man­gia­toia sull’immigrazione li sta facen­do impazz­ire”. Ai più, per for­tu­na, sfugge il par­al­lelis­mo tra Stra­da e la “man­gia­toia sull’immigrazione”. Nel­la mente sovranista invece è molto chiaro: Emer­gency è una Ong, e questo bas­ta per rin­vig­orire i loro sen­ti­men­ti di repres­sione.

Gino Stra­da ha fonda­to Emer­gency nel 1994 e, con il prezioso aiu­to del­la moglie Tere­sa Sar­ti pri­ma, e del­la figlia Cecil­ia poi, è rius­ci­to a offrire cure mediche gra­tu­ite nelle zone dev­as­tate dalle guerre e dal­la povertà. È diven­ta­ta giuridica­mente una onlus nel 1998, e l’anno dopo un’organizzazione non gov­er­na­ti­va, quell’acronimo (Ong) che oggi è sinon­i­mo di igno­minia tra i nazion­al­isti mod­erni. Quel­li del mantra “aiu­ti­amoli a casa loro”, per inten­der­ci. Emer­gency l’ha fat­to: ha costru­ito ospedali, cen­tri pedi­atri­ci e ambu­la­tori mobili a casa loro, cioè in Iraq, Sier­ra Leone, Sudan, Ruan­da, Eritrea, Afghanistan, Ango­la, Lib­ia, Koso­vo, Cam­bo­gia e tante altre nazioni mar­to­ri­ate dal lato oscuro dell’uomo. 

Di soli­to, arrivati a questo pun­to del dis­cor­so, i salvini­ani duri e puri tira­no fuori l’asso nel­la man­i­ca. Aiu­tar­li a casa loro si trasfor­ma in un sup­ple­men­to non richiesto, entra in gio­co il piano B: “E non pen­sate agli ital­iani?”. Bene, Emer­gency dal 2006 agisce anche nel nos­tro Paese: poliambu­la­tori in Sicil­ia, in Vene­to, in Cal­abria in un palaz­zo con­fis­ca­to alla ‘ndrangheta, prog­et­ti nelle carceri del­la nos­tra peniso­la garan­ten­do assis­ten­za med­ica, nelle coste a medicare i migranti dopo le angustie patite in viag­gio. Non poten­do attac­care Emer­gency sul suo oper­a­to, gli odi­a­tori seri­ali han­no estrat­to la più sub­dola delle armi: quel­la delle bufale. Par­tendo da quel­la di Salvi­ni sul­la man­gia­toia, smon­ta­ta dal­lo stes­so Stra­da sem­plice­mente ricor­dan­do che i con­ti di Emer­gency sono traspar­en­ti e con­sulta­bili in rete, sui social ne è com­parsa un’altra, quel­la di una pre­sun­ta res­i­den­za in Svizzera di Gino Stra­da per evitare di pagare le tasse in Italia. Anche in questo caso si è riv­e­la­ta un’accusa infon­da­ta

Cen­tro Pedi­atri­co gesti­to da Emer­gency a Ban­gui, Repub­bli­ca Cen­trafricana – immag­i­ni prese da www.emergency.it

Se il con­flit­to con Salvi­ni appare fisi­o­logi­co, la nat­u­rale con­seguen­za quan­do si scon­tra­no due poli opposti del pen­siero, l’aspetto con­tro­ver­so riguar­da la posizione del M5S. Nel 2013 i grilli­ni orga­niz­zarono sul loro blog le Quiri­nar­ie per scegliere il loro can­dida­to alla pres­i­den­za del­la Repub­bli­ca. I tre nomi più votati furono Mile­na Gabanel­li, Gino Stra­da e Ste­fano Rodotà. Gabanel­li si defilò, las­cian­do a Stra­da l’onere del­la can­di­datu­ra. Quest’ultimo, infine, decise di non accettare, ma rimase anco­ra per anni una stel­la polare nel fir­ma­men­to grilli­no. Gril­lo lo ospitò sul suo blog, gli elet­tori fedeli all’onestà e alla ret­ti­tu­dine – a orologe­ria – lo ammi­ra­vano sen­za ris­erve, nonos­tante la sua chiarez­za nell’affermare che non ave­va vota­to per il M5S, vis­to che dopo trent’anni di assen­za dai seg­gi elet­torali – causa dis­gus­to per tutte le forze politiche ital­iane – il suo endorse­ment era anda­to all’evanescente par­ente­si di L’altra Europa con Tsipras.

Adesso i grilli­ni, sia i rap­p­re­sen­tan­ti che gli elet­tori, si sono appi­at­ti­ti sulle stor­ture del salvin­is­mo dila­gante, e Stra­da è dall’altro lato del­la bar­ri­ca­ta. Non si è di cer­to fat­to intimidire dal­la rab­bia social di chi pri­ma lo posizion­a­va su un piedis­tal­lo, ed è arriva­to a dichiarare: “Quan­do alla fine si è gov­er­nati da una ban­da dove una metà sono fascisti e l’altra metà sono coglioni non c’è una grande prospet­ti­va per il Paese”. Il prob­le­ma è dis­tinguere il con­fine.

È l’epoca in cui le bar­barie ven­gono sdo­ganate come se fos­sero la nor­mal­ità delle cose, in cui il buon­sen­so ha snat­u­ra­to il suo sig­ni­fi­ca­to dietro il mega­fono di un aiz­za-popo­lo vesti­to da poliziot­to; è nor­male dunque per Gino Stra­da scivolare nel girone infer­nale dei buon­isti, quel­li che han­no l’unica col­pa di sen­tire anco­ra il gri­do degli ulti­mi. Se però a gri­dare sono loro, non ven­gono sen­ti­ti, poiché tac­ciati di essere boriosi chi­ac­chieroni col culo cop­er­to – anche se oper­are tra i campi minati dovrebbe esclud­er­ti di dirit­to da ques­ta definizione – degli scafisti pagati da Soros, con il sup­por­to di Macron e del padre di Ren­zi. È un pas­sag­gio stori­co, uno come tan­ti, e come gli altri passerà. Men­tre i politi­ci par­lano di bar­coni da affon­dare e di migranti da rispedire nei lager libi­ci, pro­tet­ti dal­lo scher­mo di uno smart­phone o di una tele­cam­era, qual­cuno pri­ma o poi si ren­derà con­to che esiste una sec­on­da nar­razione, fuori da ogni retor­i­ca, e le cose torner­an­no al loro pos­to. Le buone azioni saran­no sem­plice­mente buone azioni. Nul­la più.

Gino Stra­da non è un eroe, è un medico – anche se i due ruoli, a volte, sono inter­cam­bi­a­bili. Eppure, tra cinquant’anni, quan­do ques­ta rab­bia svanirà, la gente si darà appun­ta­men­to in Piaz­za Stra­da, in una qual­si­asi cit­tà. Cercherà sul­la map­pa altri seg­ni di questo tem­po, sposterà il dito sui quad­ran­ti urbani alla ricer­ca di Cor­so Salvi­ni, di Viale Di Bat­tista, di Piaz­za­le Pil­lon, e non li tro­verà.

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