MA PERCHÉ CONTINUATE A PORTARLI QUI? NON LI VOGLIAMO. PORTATELI ALTROVE

ANCHE I LAMPEDUSANI, NEL LORO PICCOLO, SI SONO ROTTI LE PALLECONTESTAZIONE SUL MOLO AL FONDATORE DI OPEN ARMS, OSCAR CAMPS, E AL CAPOMISSIONE DELLA ONG SPAGNOLA RICCARDO GATTI: “SIETE VOI A INSISTERE PER PORTARLI QUI. PERCHÉ NON LI PORTATE IN SPAGNA O IN FRANCIA?” — IL VIDEO DELLA CONTESTAZIONE

Maria Berlinguer per “la Stam­pa”

RICCARDO GATTI, CAPITANO DI OPEN ARMSRICCARDO GATTI, CAPITANO DI OPEN ARMS

La situ­azione è sem­pre più fuori con­trol­lo tra i 134 “pri­gion­ieri” che da sedi­ci not­ti sono a bor­do del­la Open Arms. Ogni evac­uazione sin­go­la rischia di alzare la ten­sione tra le per­sone provate dal­la fat­i­ca e dal ter­rore del mare che li cir­con­da. «Per­ché loro sì e noi no?». Ieri per la pri­ma vol­ta Ric­car­do Gat­ti e i volon­tari del­la Ong sono sal­i­ti a bor­do per chiedere a cias­cuno cosa volesse da ter­ra.

Pic­coli generi di con­for­to da acquistare nei negozi dell’ iso­la per alle­viare lo stress e abbas­sare la rab­bia e la dis­per­azione che iniziano a ser­peg­gia­re: saponi, lamette, schi­u­ma da bar­ba. Anche qualche pas­to diver­so dall’ ordi­nario, come una piz­za o dei dol­ci. I migranti, dopo essere rius­ci­ti a scap­pare dall’ infer­no dei lager libi­ci, non capis­cono infat­ti per­ché ora non pos­sono scen­dere a ter­ra.

LAMPEDUSA - CONTESTAZIONE ALL EQUIPAGGIO DI OPEN ARMSLAMPEDUSACONTESTAZIONE ALL EQUIPAGGIO DI OPEN ARMS

Costret­ti anco­ra a vedere solo il mare che tut­ti odi­ano.

Lampe­dusa è lì ma appare lon­tanis­si­ma. Imm­er­sa in una estate fer­ragostana da tut­to esauri­to, non sem­bra min­i­ma­mente inter­es­sa­ta al dram­ma che si con­suma al largo delle sue spi­agge. Alle 19,30 la guardia di finan­za fa scen­dere quat­tro tunisi­ni.

«Sono migranti del­la Open Arms?» chiede una tur­ista incu­riosi­ta. «No, sono diportisti», assi­cu­ra un mari­naio.

LAMPEDUSA - CONTESTAZIONE ALL EQUIPAGGIO DI OPEN ARMSLAMPEDUSACONTESTAZIONE ALL EQUIPAGGIO DI OPEN ARMS

Prob­a­bile una via di mez­zo. I quat­tro tunisi­ni sarebbe sta­ti trat­ti in sal­vo da una pic­co­la imbar­cazione e si sareb­bero dichiarati «pesca­tori». Loro pos­sono scen­dere a ter­ra.

Tut­to rego­lare. Non è così per i naufraghi delle Ong. Alla guer­ra sul­la pelle dei 134 profughi si aggiunge un nuo­vo capi­to­lo. L’ allarme lan­ci­a­to dai medici di Emer­gency e di Cisom che par­lano di 20 casi di scab­bia e di con­dizioni igien­iche san­i­tarie pes­sime.

Risponde il tito­lare dell’ ambu­la­to­rio di Lampe­dusa Francesco Cas­cio, il suc­ces­sore di Bar­to­lo: «Le tredi­ci per­sone sbar­cate non ave­vano alcu­na patolo­gia», assi­cu­ra.

migranti a bordo della open arms 3MIGRANTI A BORDO DELLA OPEN ARMS

Parole che fan­no esultare Mat­teo Salvi­ni che par­la di «ennes­i­ma pre­sa in giro delle ong spag­no­la». Qui però gira voce che Cas­cio sia vici­no alla Lega, forse prossi­mo a lan­cia­r­si in polit­i­ca. Del resto per Cas­cio sarebbe un ritorno di fiamma, pri­ma di fare il medico a tem­po pieno è sta­to par­la­mentare di Forza Italia e poi pres­i­dente dell’ Ars. «Io fac­cio il medico forse qual­cuno pen­sa che non pos­so far­lo per­ché ho fat­to polit­i­ca?», rib­at­te.

Per il resto nul­la appar­ente­mente si muove. La Guardia Costiera ha scrit­to al Vim­i­nale chiaren­do che pos­sono essere sbar­cati sen­za indu­gio.

Oscar CampsOSCAR CAMPS

Ma Mat­teo Salvi­ni con­tin­ua a fare muro. Qual­cosa si spera pos­sa cam­biare per i 29 minori a bor­do, dei quali uno solo è accom­pa­g­na­to. La procu­ra di Paler­mo ha fis­sato dei tutori. Il cli­ma che cir­con­da l’ oper­azione di sal­vatag­gio non è dei migliori. Una spia è la con­tes­tazione subi­ta ieri sera sul molo dal fonda­tore di Open Arms Oscar Camps e da Ric­car­do Gat­ti da parte di un grup­po di lampe­du­sani.

«Ma per­ché con­tin­u­ate a por­tar­li qui? Non li vogliamo. Por­tateli altrove». E anco­ra: «Questi guadag­nano 5.000 euro al mese — gri­da un altro — e noi mori­amo di fame». «Siete voi a insis­tere per por­tar­li qui — dice un’ altra per­sona — per­ché non li por­tate in Spagna o in Fran­cia?». Suo­nano lon­tane le parole pro­nun­ci­ate a Sky Tg24 da Richard Gere. « Queste per­sone sono angeli. Per­sone sopravvis­sute alla Lib­ia — dice l’ attore amer­i­cano in un video appel­lo — a tragedie e a trau­mi anche solo per rag­giun­gere le imbar­cazioni e met­ter­si in mare.

open arms 2OPEN ARMS 2

Sono per­sone stra­or­di­nar­ie, for­ti, nobili. Mi piac­ciono molto. E poi ci sono anche i volon­tari che han­no rin­un­ci­a­to alla loro vita per aiutare gli altri. Sono per­sone stra­or­di­nar­ie. Han­no bisog­no del nos­tro sosteg­no, eco­nom­i­co, emo­ti­vo e legale. Sono i migliori. Per­sone stra­or­di­nar­ie, gli angeli di ques­ta situ­azione. E per quan­to mi riguar­da io voglio stare dal­la parte degli angeli». Nel­la notte si dif­fonde la voce che i migranti potreb­bero sbar­care presto, prestis­si­mo. Forse già sta­mat­ti­na.

 

 

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Al Qaeda umilia l’Isis: pubblicati i fuorionda con errori dei combattenti del Califfato

l video è sta­to dif­fu­so da Hidayah Media Pro­duc­tion, emit­tente pro Al Qae­da. L’azione per umil­iare gli stori­ci rivali legati ad Al Bagh­da­di­Al Qae­da con­tro Isis. Ques­ta vol­ta, lo scon­tro tra i due grup­pi ter­ror­is­ti­ci, stori­ci rivali tra

loro per la pro­pria supre­mazia nel mon­do jihadista glob­ale ma acco­mu­nati solo dal­la sete di sangue ver­so i cosid­det­ti infedeli, non si com­bat­te con proi­et­tili, esplo­sioni o decap­i­tazioni su un cam­po di battaglia ma a suon di sber­l­ef­fi ed umil­i­azioni sul web.

Come ripor­ta BBC Mon­i­tor­ing, la tv Hidayah Media Pro­duc­tion, emit­tente pro Al Qae­da, ha dif­fu­so un video di pro­pa­gan­da inti­to­la­to “The Hol­ly­wood Real­i­ty of Bagh­da­di Group” (“La realtà hol­li­wood­i­ana del grup­po di Bagh­da­di”) che mostra i bloop­er, ossia gli errori com­piu­ti durante le riprese di un video, dei miliziani del sedi­cente Sta­to Islam­i­co nel­lo Yemen.

Il video è una sequela di errori, a volte comi­ci, commes­si dagli uomi­ni delle “bandiere nere” nel­la real­iz­zazione dei loro mes­sag­gi. Nelle immag­i­ni si vedono i com­bat­ten­ti che, di fronte alla tele­cam­era, dimen­ti­cano le frasi da recitare, ridono, si cor­reg­gono e ven­gono infas­tidi­ti da rumori in sot­to­fon­do.

Il tut­to men­tre una voce fuori cam­po con­siglia ai sol­dati dell’autoproclamato Calif­fo Al Bagh­da­di come com­por­tar­si. In un sot­toti­to­lo iniziale Hidayah scrive: “Guar­da fratel­lo ques­ta sce­na, come la stan­no alles­ten­do in modo che appa­ia spon­tanea quan­do, in realtà, è una recita”.

L’intento di chi lo ha pub­bli­ca­to è quel­lo di far pas­sare i ter­ror­isti del Calif­fo come pes­si­mi attori e non in gra­do di pro­nun­cia­re in maniera nat­u­rale un mes­sag­gio di pro­pa­gan­da. Ci potrebbe essere anche un altro scopo dietro la dif­fu­sione delle immag­i­ni: far crol­lare il mito di invin­ci­bil­ità e di per­fezione che amman­ta­va i ter­ror­isti dell’Isis attra­ver­so l’umiliazione pub­bli­ca.

Sec­on­do alcu­ni anal­isti, il fil­ma­to è un orig­i­nale reg­is­tra­to nel 2017 dal­la sezione yemeni­ta dell’Isis, quan­do la forza mil­itare delle “bandiere nere” nel Paese sta­va crescen­do.

Hidayah non ha, però, spec­i­fi­ca­to la prove­nien­za del video non edi­ta­to. Per BBC Mon­i­tor­ing il fil­ma­to potrebbe essere sta­to in pos­ses­so di un miliziano dell’Isis che ha dis­er­ta­to o che è sta­to fat­to pri­gion­iero da Al Qai­da, oppure potrebbe essere sta­to trova­to in una loro base poi abban­do­na­ta.

Non è la pri­ma vol­ta che l’emittente umil­ia i com­bat­ten­ti dell’Isis. Nel 2016 la tv mostrò un video con scene di battaglia, in cui sot­to­lin­ea­va come fos­se sta­ta usato un liquore di col­ore rosso, il Vim­to, per sim­u­la­re il sangue.  

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Le mille contraddizioni di Melilla

(Melil­la) A Melil­la vi si arri­va in aereo, da Mala­ga, aero­por­to dal quale partono quo­tid­i­ana­mente quat­tro voli per la cit­tà “cor­pus sep­a­ra­tum” del­la Penin­su­la, oppure via mare dai por­ti di Cadice e Mala­ga. Qua­si 300 chilometri che per cer­ti ver­si val­go­no un viag­gio indi­etro nel tem­po di almeno trent’anni, quan­do le ten­sioni fra l’Europa civ­i­liz­za­ta e quel­la facente parte del Pat­to di Varsavia la si mis­ura­va anche dall’altezza dei fili spinati e delle tor­rette di guardia. E a Melil­la l’aria di con­fine fra due mon­di la si res­pi­ra fin dall’uscita dall’aeroporto. Per­ché Melil­la è “Il Con­fine”, una cit­tà-ric­cio arroc­ca­ta su se stes­sa, alien­ata dal pro­prio retroter­ra. Vic­to­ria, inseg­nante di 36 anni, ci spie­ga com’è vivere nell’epoca dell’Europa comune attor­ni­a­ta da 12 chilometri di filo spina­to.

Per chi proviene dal ‘Con­ti­nente’, dove i con­fi­ni non esistono prati­ca­mente più, la nos­tra con­dizione può sem­brare fuori dal tem­po, ma questo è il prez­zo che dob­bi­amo pagare per rimanere spag­no­li e quin­di europei. Ci siamo abit­uati, d’altronde la bas­sa fis­cal­ità in questo ci aiu­ta molto”. Un con­fine che per gli abi­tan­ti di Melil­la è rel­a­ti­va­mente sem­plice da attra­ver­sare, men­tre lo è molto meno per chi vuole fare il per­cor­so inver­so.

Capi­ta peri­odica­mente, infat­ti, che il gov­er­no marocchi­no chi­u­da le pro­prie tre dogane con l’enclave di Melil­la, tre realtà che scan­dis­cono la vita di ques­ta gente di fron­tiera. La scor­sa estate, l’ultimo episo­dio in ordine di tem­po, quan­do il gov­er­no di Rabat decise in via uni­lat­erale la chiusura dei con­fi­ni con la Spagna. Tre mesi sen­za che potesse pas­sare neanche un sac­co di fari­na e la fila dei camion fer­mi ai posti di bloc­co e, con­tem­po­ranea­mente, impen­na­ta dei ten­ta­tivi di attra­ver­sa­men­ti del­la striscia con­fi­nar­ia. “L’intento è chiaro – ci viene in aiu­to Igna­cio, per tut­ti Nacho, melil­lense di nasci­ta e malagueño di adozione per motivi di lavoro – qua­si quan­to le con­seguen­ze che un atto del genere provo­ca a liv­el­lo eco­nom­i­co. Sia per noi che per gli abi­tan­ti delle due cit­tà attigue (Nador e Beni Ensar) sig­nifi­ca uno stal­lo eco­nom­i­co spaven­toso”. Ques­ta chiusura saltu­ar­ia e sen­za preavvi­so del­la fron­tiera si inter­se­ca con il con­trasto del flus­so migra­to­rio mes­so in opera dal gov­er­no marocchi­no. “L’obiettivo di Rabat – con­tin­ua Nacho – è solo quel­lo di ottenere finanzi­a­men­ti europei per con­trastare alla radice la trat­ta di migranti”. Finanzi­a­men­ti arrivati dall’Unione euro­pea (il cosid­det­to “com­pro­miso” che meglio non potreb­bero ren­dere l’idea del­la transazione) gra­zie allo sbloc­co avvenu­to a otto­bre di ben 140 mil­ioni di euro a favore del Maroc­co. I con­trol­li in realtà ci sono pros­egue Nacho – anche se non metod­i­ci – ogni tan­to qualche pat­tuglia dell’esercito marocchi­no s’imbatte in qualche carovana di profughi, li car­i­ca sulle camionette, li por­ta nell’interno e li abban­dona nei posti più imper­vi, con le con­seguen­ze che si pos­sono immag­inare.

Una Melil­la che, mal­gra­do i ripetu­ti ten­ta­tivi da parte del­la Nazione Madre di man­tenere attrat­ti­va la cit­tà autono­ma gra­zie alla sua zona fran­ca, si sta pro­gres­si­va­mente “maroc­chiniz­zan­do”. La com­po­nente spag­no­la è ormai ridot­ta a una mino­ran­za e rap­p­re­sen­ta ora non più del 35% del­la popo­lazione. La Melil­la dei para­dos­si fa la spo­la fra il pas­sato dalle tinte “nero – fran­chiste” e quelle attuali “nero – Isis” e rende pos­si­bile che nel­la stes­sa cit­tà vi pos­sano con­vi­vere minareti ara­bi e una stat­ua ded­i­ca­ta alla Falange fran­chista (uni­co caso in tut­ta la Spagna), una cit­tà che gri­da all’Europa la sua con­dizione di ani­ma fuori dal tem­po.

A questo para­dos­so però segue un com­pro­mes­so, ossia l’ospitalità offer­ta da alcu­ni melil­len­si di etnia marocchi­na a chi, fra i tan­ti immi­grati, è dis­pos­to ad ingrossare le fila degli inte­gral­isti salafi­ti che crescono anche in questo ango­lo di Europa in Africa, come scop­er­to recen­te­mente da un reportage del­la tv spag­no­la Ante­na 3. Abi­tano nel cosid­det­to quartiere chiam­a­to “La Caña­da de la Muerte” che, al pari di quel­lo de “La Prince­sa” di Ceu­ta, è un rione com­pos­to esclu­si­va­mente da musul­mani, dov’è dif­fi­cle acced­ervi anche per la stes­sa polizia. Provi­amo ad avvic­i­nar­ci a questo quartiere, ma la sem­plice vista del­la macchi­na fotografi­ca fa aiz­zare le antenne a qual­cuno. Provi­amo a fare qualche foto e poco dopo una pietra ci rim­balza a pochi cen­timetri facen­do­ci desistere. “I musul­mani di qui vedono quel­lo che suc­cede in Spagna e nel resto d’Europa – ci spie­ga sem­pre il nos­tro inter­locu­tore – come una provo­cazione nei loro con­fron­ti. Mol­ta gente ha famil­iari o ami­ci detenu­ti in qualche carcere per ter­ror­is­mo, fat­tore che non ha fat­to altro che aumentare la dis­tan­za fra com­po­nente ara­ba e cris­tiana. La gente è stu­fa dei cris­tiani per­ché sec­on­do loro siamo noi a ren­dere loro la vita impos­si­bile – ci viene det­to – solo per­ché le forze dell’ordine si per­me­t­tono di chiedere loro, di tan­to in tan­to, i doc­u­men­ti”. Una rad­i­cal­iz­zazione fra musul­mani e cris­tiani che potrebbe esplodere da un momen­to all’altro. “Al momen­to stan­no vin­cen­do loro – con­clude rasseg­na­to Nacho – gra­zie alla pro­gres­si­va dena­tal­ità da parte del­la com­po­nente spag­no­la che si spos­ta sem­pre di più ver­so le più attrat­tive cit­tà del­la ‘Penin­su­la’”. Al con­trario, per chi proviene dal vici­no Rif, una delle zone più povere del Maroc­co, la con­dizione di vita di una cit­tà come Melil­la cor­risponde a un salto di qual­ità che non ha pari. Una vit­to­ria fat­ta di tan­ti pic­coli pas­si e che potrebbe fun­gere da “prog­et­to pilota” di quan­to potrebbe accadere in Europa nei decen­ni a venire.

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Emmanuel Macron, il patto con l’Ue per farci invadere. Così ci mandano altri 300 migranti

Emmanuel Macron, il patto con l'Ue per farci invadere. Così ci mandano altri 300 migranti

Lo scon­tro sui 147 migranti rac­colti dal­la nave spag­no­la del­la Open Arms vede per ora scon­fit­to Mat­teo Salvi­ni la cui lin­ea di dife­sa ad ogni cos­to delle fron­tiere nazion­ali tro­va l’ oppo­sizione non solo dei giu­di­ci ma anche delle altre com­po­nen­ti del gov­er­no. E tut­tavia a incas­sare il suc­ces­so non è la parte grilli­no-con­tiana del tra­bal­lante esec­u­ti­vo ital­i­co. Il vero vinci­tore si tro­va infat­ti a Pari­gi: la pres­i­den­za francese ha ammes­so ieri per la pri­ma vol­ta con­tat­ti con la Com­mis­sione euro­pea di Ursu­la Von der Leyen a favore del­la causa delle Ong che accol­go­no migan­ti nel Mare Mediter­ra­neo. Emmanuel Macron è «in con­tat­to con la Com­mis­sione euro­pea» per dis­cutere del­la sorte di Open arms e Ocean Viking, le navi delle Ong a bor­do delle quali si trovano centi­na­ia di migranti soc­cor­si in mare in questi giorno.

Lo affer­ma una nota dell’ Eliseo, in cui, tra l’ altro, si sot­to­lin­ea che il pres­i­dente francese «segue da vici­no» la vicen­da che riguar­da le due navi. Quan­to a Ocean Viking, che ha a bor­do 356 migranti, ha chiesto a Roma e a La Val­let­ta l’ asseg­nazione di un por­to sicuro. La battaglia adesso si spos­ta su ques­ta sec­on­da nave e la pre­sa di posizione sen­za prece­den­ti da parte del leader francese fa capire che sarà uno scon­tro duro. Il 22 luglio scor­so era sta­to lo stes­so Macron ad annun­cia­re l’ esisten­za di un mec­ca­n­is­mo di sol­i­da­ri­età tra otto Pae­si europei per la dis­tribuzione di migranti. Suc­ces­si­va­mente, il 7 di agos­to, la Proac­ti­va Open Arms ave­va chiesto aiu­to ai gov­erni di Spagna, Ger­ma­nia e appun­to Fran­cia per sbloc­care la vicen­da del­la sua imbar­cazione bloc­ca­ta da Italia e Mal­ta.

di Gio­van­ni Lon­go­ni

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Meteo, finita la bella estate. Torna il caldo africano: afa e temperature di fuoco, chi si salva

Meteo, è finita la bella estate Afa e temperature di fuoco, caldo africano: chi si "salva"

L’estate “per­fet­ta” dur­erà il tem­po di un week­end, poi torner­an­no l’afa e cal­do africano. L’anticiclone delle Azzorre man­ter­rà le tem­per­a­ture grade­voli e sosteni­bili anco­ra per qualche giorno, spie­ga il sito 3Bmeteo, ma tra la fine del­la set­ti­mana e l’inizio del­la prossi­ma si sen­ti­ran­no gli effet­ti del­la nuo­va onda sahar­i­ana “che darà il via ad una nuo­va fiamma­ta rovente di matrice nordafricana sull’Italia, specie al Cen­tro-Sud”.

Occhio alle tem­per­a­ture: “già da lunedì si toc­cher­an­no val­ori mas­si­mi fino a 34/36° sulle cen­trali tir­renicheEmil­ia Romagna e Puglia”. Il peg­gio è atte­so a metà set­ti­mana, quan­do “si potran­no rag­giun­gere punte di 36/38°”. Il Nord, invece, respir­erà un po’: “Non si andrà oltre i 32/34°C, com­pli­ci anche alcu­ni tem­po­rali in arri­vo soprat­tut­to lun­go le zone alpine”.                       https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13493309/meteo-previsioni-dopo-ferragosto-afa-caldo-sahariano-temperature-record.html

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L’UCRAINA STUDIA PIANI PER RIPRENDERE IL CONTROLLO DEL DONBASS E DELLA CRIMEA?

Resti­tuire­mo Don­bass e Crimea”: l’ufficio di Zelen­sky prepara il “rein­ser­i­men­to”, affer­mano a Kiev.

L’ufficio del pres­i­dente dell’Ucraina, Volodymyr Zelen­sky, ha inizia­to a svilup­pare una strate­gia per riportare il Don­bass e la Crimea sot­to il con­trol­lo di Kiev. Le autorità ucraine inten­dono rat­i­fi­care lo statu­to di Roma del Tri­bunale penale inter­nazionale, nonché con­seg­nare alla gius­tizia i respon­s­abili dei cri­m­i­ni nel Don­bass e in Crimea. 
Nel frat­tem­po Mosca indi­ca che il prob­le­ma dell’appartenenza alla regione rus­sa del­la Crimea non esiste. La Crimea è ter­rri­to­rio rus­so e come tale non è negozi­a­bile.

Cosa ha det­to Putin a Zelen­sky

Le autorità ucraine stan­no svilup­pan­do modi per riportare il Don­bass e la Crimea sot­to il con­trol­lo di Kiev, ha affer­ma­to il vice capo dell’ufficio del pres­i­dente dell’Ucraina Rus­lan Rya­boshap­ka .

Sec­on­do lui, la ques­tione è sta­ta dis­cus­sa con il pres­i­dente del grup­po di lavoro sul rein­ser­i­men­to dei “ter­ri­tori tem­po­ranea­mente occu­pati” Anton Korinevich e Gun­duz Mam­madov – il procu­ra­tore del­la cosid­det­ta “Repub­bli­ca autono­ma di Crimea”, che, nonos­tante il nome, non ha nul­la a che fare con la regione rus­sa.

Abbi­amo dis­cus­so le aree pri­or­i­tarie di lavoro di questo grup­po nel­lo svilup­po del quadro giuridi­co per il ritorno di parte delle regioni di Donet­sk e Lugan­sk e del­la Repub­bli­ca autono­ma di Crimea e Sebastopoli al con­trol­lo ucraino. Tra le idee prin­ci­pali vi è la neces­sità di svilup­pare una strate­gia per il rein­ser­i­men­to dei ter­ri­tori “, ha spie­ga­to il capo dell’ufficio del pres­i­dente dell’Ucraina Volodymyr Zelen­sky .

Ha anche det­to che Kiev intende elim­inare le vio­lazioni dei dirit­ti dei cit­ta­di­ni, con­seg­nare alla gius­tizia i respon­s­abili per i cri­m­i­ni, tut­tavia, non ha indi­ca­to chi. Rya­boshap­ka ha anche defini­to la rat­i­fi­ca del­lo Statu­to di Roma del Tri­bunale penale inter­nazionale una delle pri­or­ità. L’Ucraina si vuole appel­lare a questo trat­ta­to per recla­mare il pos­ses­so dei ter­ri­tori per­si e in par­ti­co­lare la Crimea, igno­ran­do che la peniso­la è ormai ritor­na­ta a tut­ti gli effet­ti nel ter­ri­to­rio del­la Fed­er­azione Rus­sa e il gov­er­no di Mosca non ha alcu­na inten­zione di dis­cutere su tale ques­tione. La Crimea è parte essen­ziale del­la Rus­sia e non è ques­tione negozi­a­bile, ha rib­a­di­to più volte Putin.

Ponte fra Crimea e Rus­sia real­iz­za­to dopo il ritorno del­la peniso­la alla Rus­sia

Mosca ha fir­ma­to lo Statu­to di Roma il 13 set­tem­bre 2000, ma non lo ha rat­i­fi­ca­to fino al 2016.
Nel novem­bre 2016, il pres­i­dente rus­so Vladimir Putin ha fir­ma­to un decre­to che rifi­u­ta di parte­ci­pare allo statu­to di Roma. Da tale trat­ta­to sono fuori anche gli USA e altri pae­si.

Un por­tav­oce del pres­i­dente rus­so Dmit­ry Peskov ha affer­ma­to che l’uscita dal­la giuris­dizione del­la Corte penale inter­nazionale è sta­ta det­ta­ta “pre­cisa­mente dagli inter­es­si nazion­ali” e “non è sta­ta col­le­ga­ta in alcun modo” con il rap­por­to del­la procu­ra del­la Corte sull’occupazione del­la Crimea pub­bli­ca­to il giorno pri­ma, riferisce FAN .

Nel frat­tem­po, la set­ti­mana scor­sa, il capo del servizio stam­pa del­la milizia popo­lare dell’autoproclamata repub­bli­ca popo­lare di Donet­sk, Dani­il Bez­sonov, ha affer­ma­to che il coman­do dell’operazione ucraina delle forze com­bi­nate ha invi­a­to i cec­chi­ni sul­la lin­ea di con­tat­to per sparare, anche sui civili.

Bez­sonov ha par­la­to delle istruzioni, sec­on­do cui i cec­chi­ni ucrai­ni pos­sono scegliere autono­ma­mente un obi­et­ti­vo da scon­fig­gere se qual­cuno minac­cia la sicurez­za del paese. Inoltre, il fun­zionario del­la sicurez­za del DPR ha spec­i­fi­ca­to che il doc­u­men­to indi­ca­va che l’obiettivo pote­va essere sia un mem­bro dei grup­pi armati che un civile. Sec­on­do Bez­sonov, ques­ta istruzione con­trad­dice i ter­mi­ni del nuo­vo armistizio e tutte le con­ven­zioni inter­nazion­ali.

In prece­den­za Zelen­sky ave­va avu­to una con­ver­sazione tele­fon­i­ca con Putin. Il pres­i­dente ucraino lo ha annun­ci­a­to in un brief­ing a segui­to di una riu­nione di emer­gen­za con fun­zionari del­la sicurez­za. Il Crem­li­no ha con­fer­ma­to che la con­ver­sazione tele­fon­i­ca tra i leader dei due pae­si ha avu­to luo­go su inizia­ti­va di Kiev. I pres­i­den­ti han­no dis­cus­so degli svilup­pi del con­flit­to nel Don­bass.

Per ridurre le ostil­ità, il leader rus­so ha esor­ta­to, pri­ma di tut­to, ad esclud­ere il bom­bar­da­men­to degli inse­di­a­men­ti da parte delle truppe ucraine che “por­tano a vit­time civili”.

Repub­bli­ca di Donet­sk Sfi­la­ta patri­ot­ti­ca

Putin ha anche sot­to­lin­eato l’importanza fon­da­men­tale del­la coer­ente attuazione degli accor­di di Min­sk, com­pre­si gli aspet­ti legali del­la con­ces­sione del­lo sta­tus spe­ciale alle auto­procla­mate repub­bliche popo­lari di Donet­sk e Lugan­sk.

Per quan­to riguar­da la Crimea, all’inizio di questo mese, l’istituzione statale ucraina “Idro­grafia”, impeg­na­ta nel­la sicurez­za del­la nav­igazione nel­la regione marit­ti­ma e sulle vie nav­i­ga­bili interne, ha pro­pos­to la creazione di un’area di regime attorno alla peniso­la rus­sa al fine di impedire l’avvicinamento delle navi alle sue coste, riferisce l’ NSN .

Vale la pena notare che il ritorno del­la Crimea in Ucraina è incor­po­ra­to nel pro­gram­ma politi­co di Vladimir Zelen­sky. Anche durante la cor­sa elet­torale, lo definì uno dei suoi obi­et­tivi prin­ci­pali, oltre a porre fine al con­flit­to arma­to nel­la parte ori­en­tale del paese.

Ha affer­ma­to la stes­sa cosa a mag­gio nel suo dis­cor­so inau­gu­rale. Il seg­re­tario stam­pa del pres­i­dente del­la Rus­sia Dmit­ry Peskov, in rispos­ta a questo, ha sot­to­lin­eato che la ques­tione dell’adesione del­la peniso­la all’Ucraina “non esiste e non può esistere”, poiché la Crimea è una delle entità cos­ti­tu­tive del­la Fed­er­azione rus­sa.

In prece­den­za, Ucraina e Sta­ti Uni­ti han­no espres­so indig­nazione per la visi­ta di Putin in Crimea, durante la quale ha guida­to sul­la moto­ci­clet­ta degli Urali in occa­sione del dec­i­mo anniver­sario del bik­er night Wolves, e ha anche vis­to una pro­duzione uni­ca sul­la sto­ria di Sebastopoli, che è sta­ta mes­sa in sce­na Museo statale-Ris­er­va “Tau­ric Cher­son­e­sos”.

Un mem­bro del Comi­ta­to per gli affari esteri del Con­siglio del­la Fed­er­azione del­la Repub­bli­ca di Crimea Sergey Tsekov a questo propos­i­to ha indi­ca­to che l’indignazione di Wash­ing­ton e Kiev sul­la visi­ta di Putin sem­bra piut­tosto stu­p­i­da ed è un’interferenza nel­la polit­i­ca inter­na del­la Rus­sia.                           https://www.controinformazione.info/lucraina-studia-piani-per-riprendere-il-controllo-del-donbass-e-della-crimea/

Fonte: Gazeta.ru

Traduzione: Sergei Leonov

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ERDOGAN HAFATTO AFFIDAMENTO SU PUTIN” E HA SCONFITTO TRUMP

La stam­pa di Lon­dra è indig­na­ta: nes­suno ha puni­to il pres­i­dente tur­co per aver tra­di­to la sol­i­da­ri­età euro-atlanti­ca e acquis­ta­to sis­te­mi di dife­sa aerea rus­si.
Si è scop­er­to che Erdo­gan è sta­to minac­cia­to invano da politi­ci, fun­zionari e leader del­la NATO amer­i­cani. Il fiore all’occhiello del Finan­cial Times, del­la West­ern Finan­cial Press è pre­oc­cu­pa­to e pro­fon­da­mente tur­ba­to: non pos­sono ingannare le aspet­ta­tive di col­oro che, con fia­to annoia­to, han­no con­ta­to i giorni pri­ma dell’imposizione delle sanzioni statu­niten­si alla Turchia e la real­iz­zazione delle azioni Erdo­gan, giu­di­cate da loro un errore imper­don­abile . In prat­i­ca, è vero il con­trario: i gior­nal­isti bri­tan­ni­ci scrivono che Erdo­gan si è riv­olto “alla Rus­sia” e gli esper­ti degli influ­en­ti “cen­tri di manipo­lazione” occi­den­tali si lamen­tano, “Erdo­gan ha intrapre­so una grande avven­tu­ra, e dovrà pagare – almeno per ora”. ,

Vale la pena porre una doman­da: per­ché la pub­bli­cazione finanziaria è così inter­es­sa­ta alle sanzioni a cui gli Sta­ti Uni­ti non han­no anco­ra con­dan­na­to la Turchia per l’acquisto dei sis­te­mi rus­si S-400? Ci sono due spie­gazioni che si com­ple­tano a vicen­da. Innanz­i­tut­to, alla mag­gior parte dei media occi­den­tali non piace Don­ald Trump.
Ovvero, la capac­ità di mostrare la sua debolez­za reale o immag­i­nar­ia è un ele­men­to impor­tante dell’agenda di infor­mazione dei media, inclusi sport, intrat­ten­i­men­to e finan­za, anche nei casi in cui la pos­si­bil­ità di criti­care il “burat­ti­no di Putin alla Casa Bian­ca” , non è diret­ta­mente cor­re­la­ta all’argomento del­la pub­bli­cazione.

Ma c’è un altro pun­to impor­tante: i media occi­den­tali han­no ter­ror­iz­za­to col­let­ti­va­mente gli investi­tori nell’economia tur­ca con ter­ri­bili sanzioni statu­niten­si e altre sanzioni per uno “scivola­men­to del­la Turchia ver­so la Rus­sia”. In effet­ti, si sco­pre che non solo dob­bi­amo spie­gare per­ché non c’erano sanzioni, ma anche riflet­tere sulle con­seguen­ze del­lo spi­acev­ole prece­dente sta­bil­i­to da Recep Tayyip Erdo­gan.

Il prob­le­ma è che la capac­ità di spaventare qual­si­asi paese con minac­ce di sanzioni o di una “guer­ra eco­nom­i­ca” (come sta attual­mente acca­den­do con la Cina) è sen­za dub­bio un ele­men­to essen­ziale dell’influenza Wash­ing­ton sull’economia mon­di­ale .

Se improvvisa­mente si sco­pre che la minac­cia amer­i­cana di causare un dan­no eco­nom­i­co irrepara­bile è un bluff e non un fat­tore qua­si deter­mi­nante, gran parte del­la polit­i­ca e dell’economia mon­di­ale può cam­biare oltre il riconosci­men­to implic­i­to. Il fat­to che l’economia rus­sa sia sta­ta sanzion­a­ta per cinque anni e non sia crol­la­ta è un prece­dente impor­tante ma inadegua­to, poiché la Rus­sia è anco­ra un caso iso­la­to a causa di una serie di carat­ter­is­tiche del paese eurasi­ati­co e del­la sua popo­lazione. La Cina, che rifi­u­ta di arren­der­si a Trump, è anche un caso iso­la­to a causa delle pecu­liar­ità del­la strut­tura eco­nom­i­ca e delle dimen­sioni dell’economia. Non ci sono molti pae­si al mon­do che potreb­bero assumere il ruo­lo del­la Rus­sia o del­la Cina.

Ma quel­li che vogliono dire “se la Turchia se ne andasse dall’orbita di Wash­ing­ton in una for­ma così dis­obbe­di­ente, allo­ra potrà provare le con­seguen­ze”, sarà suf­fi­ciente.

Il numero di impres­sioni degli esper­ti sull’impotenza delle sanzioni amer­i­cane si basa sul­la val­u­tazione degli esper­ti del Finan­cial Times . «Ho pen­sato:« È la fine, loro (la Turchia) ven­gono scon­fit­ti dalle sanzioni », affer­ma Aaron Stein, diret­tore del pro­gram­ma per il Medio Ori­ente del Philadel­phia Insti­tute for For­eign Pol­i­cy Stud­ies.

” nel Comi­ta­to del Sen­a­to Force, John McCain (defun­to sen­a­tore repub­bli­cano) – tut­ti parla­vano di quan­to fos­se grave”. Il risul­ta­to è sta­to scor­ag­giante: “Le minac­ce amer­i­cane era­no in gran parte parole vuote”, affer­ma Soli Ozel, pro­fes­sore di relazioni inter­nazion­ali al Kadir Has di Istan­bul. “La Turchia ha anco­ra una vol­ta fat­to affi­da­men­to sul­la sua impor­tan­za strate­gi­ca e la scommes­sa sem­bra aver fun­zion­a­to”.

Per quan­to riguar­da le mis­ure sim­boliche, Wash­ing­ton è rius­ci­ta solo ad abolire la coop­er­azione con la Turchia nell’ambito del pro­gram­ma di svilup­po e pro­duzione dell’F-35, ma non è sev­era­mente puni­ti­vo per il leader tur­co, e anche i media occi­den­tali e la comu­nità di esper­ti lo riconoscono.

La situ­azione attuale può essere intera­mente attribui­ta a fat­tori legati alla par­ti­co­lare posizione strate­gi­ca del­la Turchia e al suo ruo­lo nei con­flit­ti in Medio Ori­ente, nonché al sig­ni­fi­ca­to spe­ciale del­la Turchia per la NATO, che limi­ta grave­mente ogni pos­si­bil­ità di punizione indica­ti­va di Ankara. Indub­bi­a­mente, questi fat­tori sono impor­tan­ti, ma sarebbe fon­da­men­tal­mente sbaglia­to trascu­rare fat­tori anco­ra più impor­tan­ti a cui la stam­pa amer­i­cana e gli esper­ti amer­i­cani prestano atten­zione.

Il quo­tid­i­ano amer­i­cano più influ­ente, il New York Times, pub­bli­ca un arti­co­lo con note di pan­i­co scarsa­mente nascoste. Il tito­lo recita: “Il potere degli amer­i­cani sta dimin­u­en­do? Trump ha prob­le­mi con l’Asia in crisi ». Gli autori del mate­ri­ale citano un elen­co di prob­le­mi e con­flit­ti in cui gli Sta­ti Uni­ti dovreb­bero inter­venire ma non potreb­bero risol­vere: “Wash­ing­ton ha opta­to per l’inattività e i gov­erni (pae­si asi­ati­ci) stan­no igno­ran­do i silen­ziosi avver­ti­men­ti dell’amministrazione Trump e le sue richi­este dopo il peri­o­do tran­si­to­rio. (Non impor­ta se si trat­ta di un con­flit­to inter­no in India (sta­to del Kash­mir) e di Hong Kong o di rival­ità tra i due alleati amer­i­cani, Giap­pone e Corea del Sud, Trump e i suoi con­siglieri riman­gono cau­ti.

Sec­on­do gli anal­isti, l’incapacità o la rilut­tan­za di Wash­ing­ton a sradi­care le ten­sioni è uno dei seg­ni più evi­den­ti dell’erosione del potere amer­i­cano e dell’influenza glob­ale sot­to la gui­da di Trump, che si era aggrap­pa­to alla sua idea di risol­vere (i prob­le­mi del mon­do) sot­to il mot­to “Amer­i­ca first ” per risol­vere tut­to.

Truppe turche ad Afrin Siria

Il prob­le­ma con la ver­sione del­la respon­s­abil­ità per­son­ale di Don­ald Trump è che in pas­sato gli Sta­ti Uni­ti non pote­vano più mostrare alcu­na agilità per costrin­gere altri pae­si ad aderire alle “regole dell’ordine mon­di­ale amer­i­cano”. Non si adat­ta all’ideologia e al carat­tere di Trump stes­so e del­la sua squadra: il pres­i­dente degli Sta­ti Uni­ti, il seg­re­tario di sta­to Pom­peo (ex diret­tore del­la CIA) e il con­sigliere per la sicurez­za nazionale Bolton (un sosten­i­tore del­la guer­ra con qua­si tut­ti gli avver­sari geopoliti­ci statu­niten­si) non sono paci­fisti iso­lazion­isti. Sebbene siano seguaci così appas­sion­ati del­la Pax Amer­i­cana non sem­bra siano dis­posti a dis­trug­gere tut­to ciò che li cir­con­da con uno staff sanzion­a­to e grup­pi di por­taerei, questo sig­nifi­ca solo una cosa, anche se non tut­ti la capis­cono: l’America è un gigante con i pie­di d’argilla.

Per­tan­to, al pos­to delle por­taerei e delle sanzioni con­tro Venezuela, Turchia, Cina e Rus­sia, gli strateghi amer­i­cani usano prin­ci­pal­mente la sobil­lazione inter­na con le “riv­o­luzionari di col­ore” e le “quinte colonne” domes­tiche – per­ché il loro uso è meno ris­chioso ed eco­nom­i­co rispet­to a guerre o sanzioni in tut­ti gli effet­ti. Il tito­lo del New York Times, che chiede, per così dire, se è inizia­ta l ‘”estinzione del potere amer­i­cano”, può sicu­ra­mente sos­ti­tuire il pun­to inter­rog­a­ti­vo con un pun­to escla­ma­ti­vo. Il decli­no del potere amer­i­cano non è appe­na inizia­to, ma è già evi­dente a chi­unque segua almeno un po ‘l’agenda mon­di­ale.   https://www.controinformazione.info/erdogan-ha-fatto-affidamento-su-putin-e-ha-sconfitto-trump/

Fonte: Deutsch­land News Front

Traduzione: Luciano Lago

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ASSE AMERICANO DI AGGRESSIONE NEL GOLFO

Fin­ian Cun­ning­ham (*)

Quan­do Wash­ing­ton ha annun­ci­a­to alcune set­ti­mane fa la for­mazione di una “coal­izione inter­nazionale” marit­ti­ma per “pro­teggere la nav­igazione” nel Gol­fo Per­si­co, molti osser­va­tori era­no scetti­ci. Ora lo scetti­cis­mo si è gius­ta­mente trasfor­ma­to in allarme, men­tre la pro­pos­ta “coal­izione” gui­da­ta dagli Sta­ti Uni­ti traspare per com­pren­dere un totale di sole tre nazioni: gli Sta­ti Uni­ti, la Gran Bre­tagna e Israele.

Il ter­mine “coal­izione” è sem­pre sta­to una paro­la da don­no­la usa­ta da Wash­ing­ton per dare alle sue oper­azioni mil­i­tari in tut­to il mon­do un aspet­to di con­sen­so inter­nazionale e autorità morale. Se gli Sta­ti Uni­ti pro­ce­dono con lo schiera­men­to di forze nel Gol­fo Per­si­co, l’aspetto di “coal­izione” è logoro. Sarà vis­to per quel­lo che è: scop­er­ta aggres­sione .

L’Iran ha pronta­mente avver­ti­to che se gli Sta­ti Uni­ti, la Gran Bre­tagna e Israele si muovono nel­la loro inten­zione di disp­ie­gar­si nel Gol­fo Per­si­co, non esiterà a difend­er­si da una “chiara minac­cia”.

La Gran Bre­tagna ha ordi­na­to­ques­ta set­ti­mana un’altra nave da guer­ra, la HMS Kent, nel Gol­fo. La mossa, in modo sig­ni­fica­ti­vo, è avvenu­ta quan­do John Bolton, con­sigliere per la sicurez­za nazionale di Trump, era a Lon­dra per due giorni di incon­tri uffi­ciali con il Pri­mo Min­istro Boris John­son e altri min­istri senior. Bolton ha elo­gia­to la deci­sione del­la Gran Bre­tagna di unir­si alla mis­sione Oper­a­tion Sen­tinel gui­da­ta dagli Sta­ti Uni­ti, piut­tosto che una pro­pos­ta alter­na­ti­va di mis­sione navale euro­pea. Non è chiaro se HMS Kent stia sem­plice­mente sos­tituen­do un’altra nave da guer­ra bri­tan­ni­ca nel Gol­fo, HMS Dun­can, o se questo è un ulte­ri­ore accu­mu­lo di forze . Ad ogni modo, lo schiera­men­to degli Sta­ti Uni­ti, sec­on­do quan­to rifer­i­to ad Israele, è una pre­sun­ta poten­ziale offen­si­va.

Nel recente pas­sato i leader israeliani han­no ripetu­ta­mente chiesto attac­chi mil­i­tari all’Iran, soste­nen­do sen­za prove che la Repub­bli­ca islam­i­ca sta costru­en­do seg­re­ta­mente armi nucleari, quin­di pre­sum­i­bil­mente rap­p­re­sen­tan­do una minac­cia esisten­ziale per lo sta­to ebraico, nonos­tante quest’ultimo possie­da una sti­ma di 200–300 tes­tate nucleari .

Data l’ostilità mani­a­cale dell’amministrazione Trump nei con­fron­ti di Teheran, che definisce un “regime ter­ror­is­ti­co”, e data la lun­ga sto­ria di tradi­men­to tra Sta­ti Uni­ti e Gran Bre­tagna con­tro l’Iran, è com­pren­si­bile l’allarme sus­ci­ta­to se Wash­ing­ton, Lon­dra e Tel Aviv pro­ce­dono con la loro flot­tiglia in il Gol­fo.

Il mag­giore gen­erale Hos­sein Sala­mi, coman­dante in capo del Cor­po di guardia riv­o­luzionario islam­i­co ira­ni­ano, ha attac­ca­to il pro­pos­to trio di forze guida­to dagli Sta­ti Uni­ti come una “coal­izione di demoni”.

Il min­istro del­la Dife­sa ira­ni­ano, il gen­erale di briga­ta Amir Hata­mi, ha avver­ti­to che qual­si­asi disp­ie­ga­men­to di tali navi da parte degli Sta­ti Uni­ti, che coin­vol­ga Israele in una via nav­i­ga­bile con­tigua alla cos­ta merid­ionale dell’Iran, avrebbe “con­seguen­ze dis­as­trose per la regione”. Teheran lo con­sid­er­erebbe un atto di guer­ra.

Difese mis­silis­tiche ira­ni­ane

Wash­ing­ton accen­derà la mic­cia? Il pres­i­dente Don­ald Trump e il suo con­sigliere di guer­ra psi­coti­co John Bolton han­no sicu­ra­mente par­la­to dura­mente in diverse occa­sioni nelle ultime set­ti­mane sull’attacco all’Iran e sul “dis­trug­gere” la nazione per­siana con forza travol­gente. In com­bi­nazione con il depra­va­to pri­mo min­istro israeliano Ben­jamin Netanyahu e il pre­mier pre­mier bri­tan­ni­co Boris John­son, l’asse del­la fol­lia è scon­cer­tante.

Tut­tavia, le minac­ce di Trump si sono spes­so riv­e­late vuote. Wash­ing­ton ha det­to pri­ma che avrebbe “dife­so” i suoi inter­es­si quan­do le navi mer­can­tili era­no state sab­o­tate nelle ultime set­ti­mane. L’Iran è sta­to incol­pa­to dagli Sta­ti Uni­ti sen­za prove per gli episo­di di sab­o­tag­gio, ma la retor­i­ca bel­li­cosa di Wash­ing­ton non si è mate­ri­al­iz­za­ta in un’azione mil­itare. Anche quan­do l’Iran ha abbat­tuto un drone spia da 220 mil­ioni di dol­lari sul suo ter­ri­to­rio il 20 giug­no, Trump ha esi­ta­to a ordinare attac­chi aerei di “ritor­sione”.

Un altro fat­tore dis­sua­si­vo sono i for­mi­da­bili mis­sili anti-nave e le difese aeree dell’Iran che sono aumen­tati dall’ultima tec­nolo­gia rus­sa, come doc­u­men­ta­to da John Helmer.

Vi è quin­di una buona pos­si­bil­ità che l’amministrazione Trump si ritir­erà dai suoi piani per un’incursione marit­ti­ma nel Gol­fo Per­si­co. Perfi­no la Casa Bian­ca, con una sfi­da intel­let­tuale, deve sapere che qual­si­asi mossa di questo tipo – spe­cial­mente coin­vol­gen­do un palese asse di aggres­sione di Sta­ti Uni­ti, Gran Bre­tagna e Israele – equi­var­rà a dichiarare guer­ra. Le con­seguen­ze per la regione dev­as­ta­ta dal­la guer­ra, l’economia glob­ale e la pace nel mon­do sareb­bero davvero poten­zial­mente dis­as­trose. Sicu­ra­mente, i leader indif­fer­en­ti amer­i­cani, bri­tan­ni­ci e israeliani lo san­no?

Forze ira­ni­ane in Siria

Il con­sen­so inter­nazionale e l’opinione mon­di­ale pos­sono anche essere un con­trol­lo vitale del­la fol­lia gui­da­ta dagli USA di antag­o­niz­zare l’Iran. Il rifi­u­to da parte di Ger­ma­nia, Fran­cia e altre nazioni europee di parte­ci­pare alla forza marit­ti­ma degli Sta­ti Uni­ti ha infer­to un duro colpo al sot­terfu­gio di Wash­ing­ton di for­mare un camuf­fa­men­to del­la coal­izione per la sua aggres­sione con­tro l’Iran.

Gli amer­i­cani era­no infu­riati. Sec­on­do quan­to rifer­i­to, i fun­zionari statu­niten­si han­no fat­to pres­sioni sul gov­er­no di Berli­no per cam­biare idea, sen­za risul­tati. È sta­to rifer­i­to che un fun­zionario amer­i­cano si è lamen­ta­to: “I fun­zionari tedeschi con­tin­u­ano a dirci che stan­no dal­la nos­tra parte, ma devono schier­ar­si con l’Iran su ques­tioni rel­a­tive al nucleare a causa dell’accordo sul nucleare. L’Iran attac­ca le petroliere che non han­no nul­la a che fare con l’accordo. Quin­di qual è la scusa del­la Ger­ma­nia per non schier­ar­si con noi ques­ta vol­ta? ”

Richard Grenell, il fas­tidioso ambas­ci­a­tore amer­i­cano a Berli­no, ha mostra­to esasper­azione per il rifi­u­to del­la Ger­ma­nia al piano di coal­izione navale, sopran­nom­i­na­to Oper­azione Sen­tinel. Imp­ie­gan­do il suo miglior doppio pen­siero, Grenell ha dichiara­to: “La parte­ci­pazione tedesca aiuterebbe a decifrare la situ­azione. Gli ira­ni­ani vedreb­bero un Occi­dente uni­to ”.

Ciò si scon­tra con lo sfon­do di varie “querelle” tra l’amministrazione Trump e Berli­no, com­p­rese le spese del­la NATO, le tar­iffe com­mer­ciali e il prog­et­to del gas­dot­to Nord Stream 2 con la Rus­sia.

Wash­ing­ton è irri­ta­ta dagli europei e dal­la Ger­ma­nia in par­ti­co­lare per non aver dato alla sua pre­sun­ta coal­izione navale nel Gol­fo l’aspetto desider­a­to del manda­to inter­nazionale.

Come ha osser­va­to il min­istro degli Esteri ira­ni­ano Moham­mad Javad Zarif, gli Sta­ti Uni­ti sono “iso­lati”, a parte il fat­to che gli ingle­si e gli israeliani guidi­no ò’iniziativa nel­la sua ormai evi­dente avven­tu­ra di aggres­sione. Da un pun­to di vista politi­co, giuridi­co e morale, sarà dif­fi­cile per l’amministrazione Trump pro­cedere con il suo piano di “pro­tezione del­la nav­igazione” nel Gol­fo Per­si­co per­ché è ampia­mente chiaro che il piano è una base di guer­ra fla­grante.

Se gli Sta­ti Uni­ti e i suoi alleati fos­sero sin­ceri sul­la creazione di un accor­do di pro­tezione per le rotte di nav­igazione com­mer­ciale attra­ver­so lo stret­to di Hor­muz nel Gol­fo – dove ogni giorno pas­sa il 20–30% del petro­lio sped­i­to a liv­el­lo glob­ale – fareb­bero bene a pren­dere il Pro­pos­ta rus­sa pre­sen­ta­ta alle Nazioni Unite l’8 agos­to.

Dmit­ry Polyan­sky, invi­a­to del­la Rus­sia alle Nazioni Unite, ha defini­to un con­cet­to di sicurez­za mul­ti­lat­erale. Ha sot­to­lin­eato che il parte­nar­i­a­to sarebbe una vera coal­izione inter­nazionale che agisce nel quadro del Con­siglio di sicurez­za delle Nazioni Unite. La pro­pos­ta, sostenu­ta dal­la Cina, includ­erebbe tutte le par­ti inter­es­sate per la sicurez­za del­la nav­igazione attra­ver­so il vitale Gol­fo Per­si­co, com­pre­so l’Iran. Ques­ta è sicu­ra­mente la stra­da da per­cor­rere per ridurre le peri­colose ten­sioni nel­la regione. La chi­ave è che tale inizia­ti­va deve essere for­mu­la­ta in con­for­mità con i prin­cipi delle Nazioni Unite e il dirit­to inter­nazionale. Non spet­ta a una, due o tre nazioni assumere il ruo­lo di “poliziot­ti” navali in un’area di vie nav­i­ga­bili inter­nazion­ali. Anche se pren­di­amo la retor­i­ca di Wash­ing­ton sul­la “pro­tezione del­la nav­igazione” al val­ore nom­i­nale, il suo disp­ie­ga­men­to di forze nel Gol­fo è un’assunzione ille­git­ti­ma del potere. È al di fuori dei prin­cipi delle Nazioni Unite e sen­za manda­to del Con­siglio di sicurez­za. In una paro­la, ille­gale. due o tre nazioni ad assumere il ruo­lo di “poliziot­ti” navali in un’area di vie nav­i­ga­bili inter­nazion­ali. Anche se pren­di­amo la retor­i­ca di Wash­ing­ton sul­la “pro­tezione del­la nav­igazione” al val­ore nom­i­nale, il suo disp­ie­ga­men­to di forze nel Gol­fo è un’assunzione ille­git­ti­ma del potere. È al di fuori dei prin­cipi delle Nazioni Unite e sen­za manda­to del Con­siglio di sicurez­za. In una paro­la, ille­gale. due o tre nazioni ad assumere il ruo­lo di “poliziot­ti” navali in un’area di vie nav­i­ga­bili inter­nazion­ali.
Anche se pren­di­amo la retor­i­ca di Wash­ing­ton sul­la “pro­tezione del­la nav­igazione” al val­ore nom­i­nale, il suo disp­ie­ga­men­to di forze nel Gol­fo è un’assunzione ille­git­ti­ma del potere. È al di fuori dei prin­cipi delle Nazioni Unite e sen­za manda­to del Con­siglio di sicurez­za. In una paro­la, ille­gale. È al di fuori dei prin­cipi delle Nazioni Unite e sen­za manda­to del Con­siglio di sicurez­za. In una paro­la, ille­gale. È al di fuori dei prin­cipi delle Nazioni Unite e sen­za manda­to del Con­siglio di sicurez­za. In una paro­la, ille­gale.

Le nazioni europee e asi­atiche sareb­bero invi­tate a sostenere l’iniziativa rus­sa al fine di man­tenere la pace nel Gol­fo. Al con­trario, i piani di Wash­ing­ton sono una provo­cazione speri­co­la­ta e riprovev­ole per la guer­ra.

*Fin­ian Cun­ning­ham ha scrit­to molto sug­li affari inter­nazion­ali, con arti­coli pub­bli­cati in diverse lingue. Si è lau­re­ato in Chim­i­ca agraria e ha lavo­ra­to come redat­tore sci­en­tifi­co per la Roy­al Soci­ety of Chem­istry, Cam­bridge, Inghilter­ra, pri­ma di intrapren­dere una car­ri­era nel gior­nal­is­mo gior­nal­is­ti­co.

Questo arti­co­lo è sta­to orig­i­nar­i­a­mente pub­bli­ca­to da ” Strate­gic Cul­ture Foun­da­tion ” – Traduzione: Luciano Lago

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SALVINI PUOVINCERE ANCORA

Ai let­tori che anco­ra cre­dono che ci saran­no le elezioni, e Salvi­ni le  vin­cerà, ripor­to il tito­lo del Cor­riere:

Open Arms, la procu­ra di Agri­gen­to apre un’inchiesta per seque­stro di per­sona e vio­len­za pri­va­ta

Aper­to un fas­ci­co­lo per seque­stro di per­sona e vio­len­za pri­va­ta sul­la base degli esposti pre­sen­tati dai legali del­la Open Arms, la nave Ong fer­ma nei pres­si di Lampe­dusa

https://www.corriere.it/cronache/19_agosto_16/open-arms-procura-agrigento-apre-fascicolo-sequestro-persona-fba8e32c-c036-11e9-ad81-fff821b81ebc.shtml

Si repli­ca dunque: la stes­sa procu­ra che ave­va già incrim­i­na­to Salvi­ni  per gli stes­si reati  mesi fa, trasci­nan­do­lo davan­ti al  tri­bunale dei min­istri. Come dovreste  ricor­dare, allo­ra il seg­re­tario del­la Lega fu sal­va­to da Con­te e Di Maio che (con­tro i 5Stelle, manet­tari per istin­to) si dichiararono cor­re­spon­s­abili politi­ca­mente delle azioni del min­istro degli Interni per il con­trasto dell’immigrazione clan­des­ti­na. Ovvi­a­mente ques­ta vol­ta Salvi­ni non avrà ques­ta cop­er­tu­ra, vis­to che ha rot­to il gov­er­no e in modo ostile con Con­te.  Il gov­er­no come allean­za gial­lo-verde non c’è  più, del resto.

 

Nul­la impedirà alla mag­i­s­tratu­ra di proces­sar­lo e con­dan­narlo.

Pateti­ca­mente, ha las­ci­a­to cor­rere  la  voce che è pron­to ad offrire a  Di Maio  la pres­i­den­za  del con­siglio.  Il che sig­nifi­ca che è in ritar­do di un giro rispet­to agli even­ti.

Ma  è già un ritar­do pic­co­lo, in con­fron­to a molti suoi fan che han­no com­men­ta­to i miei ulti­mi pezzi   con rab­bia per­ché ho pre­vis­to esat­ta­mente la dis­fat­ta che Salvi­ni si sta­va procu­ran­do con le sue mani.  Questi, sono in  ritar­do di tre o quat­tro volte: pen­sano anco­ra che andran­no a votare, e voter­an­no lui. Come det­to, non ci sarà alcu­na elezione e invece cui sarà il gov­er­no 5S e PD. Benedet­to da tut­ta la UE.

A loro ben­efi­cio pos­to i  sem­pli­ci con­cetti di Vit­to­rio Fel­tri, che ha ricorda­to allo scon­fit­to l’aritmetica:

Per oltre un anno – dice a Salvi­ni  –   hai gov­er­na­to insieme ai ciu­la del M5S, con i quali hai pure lit­i­ga­to di brut­to, ma tut­to som­ma­to sei rius­ci­to a tenere stret­ta la com­pag­nia, anzi guadag­nan­do con­sen­si per la Lega. Poi alle europee hai avu­to un tri­on­fo e un sac­co di gente ti ha implorato: «Rompi l’alleanza così si va ad elezioni antic­i­pate e si ridi­men­sio­n­ano le pretese scri­te­ri­ate dei pen­tastel­lati».

La quale gente però non sa che la polit­i­ca è con­nes­sa all’ arit­met­i­ca. Per cui igno­ra un fat­to: se tu vin­ci le europee con largo mar­gine, tut­tavia nel Par­la­men­to nazionale hai il 17 per cen­to dei voti, men­tre i grilli­ni con­ser­vano il 33, è evi­dente che il tor­rone ce l’hanno in mano questi ulti­mi. I quali, se tu Car­roc­cio sfas­ci la mag­gio­ran­za, aven­do una rap­p­re­sen­tan­za alla Cam­era e in Sen­a­to più cospicua del­la tua, pri­ma di tornarsene a casa cer­cano in aula un par­ti­to che per­me­t­ta loro di sostenere un gov­er­no di col­ore diver­so, e lo trovano nel Pd”… Insom­ma, “quel­lo di Salvi­ni è sta­to un ten­ta­ti­vo di sui­cidio. Egli va incon­tro alla crisi e non si accorge di fare il gio­co degli avver­sari, che non aspet­tano altro per cos­ti­tuire un esec­u­ti­vo tut­to loro, con­sen­ti­to dal­la matem­at­i­ca (le idee in polit­i­ca non con­tano un tubo) e dal­la Cos­ti­tuzione”.  Sì, c’è da restare stu­pe­fat­ti per tan­ta  inerme  stu­pid­ità  polit­i­ca, impreparazione e “inge­nu­ità”,  se così si  può chia­mar­la.

Ora,  per Salvi­ni vedo un’ultima estrema  pos­si­bil­ità  di  recu­per­are, e strap­pare la vit­to­ria dalle fau­ci del­la scon­fit­ta:  far­si proces­sare. Preparare un’arringa stor­i­ca (meglio se se la fa preparare dal­la Buon­giorno), e andare a tes­ta alta ver­so la galera che gli han­no prepara­to i Pala­mari fin da quan­do ha trasfor­ma­to al Lega Nord in Lega nazionale ed euro crit­i­ca.

Diven­terà un eroe  del pop­ulis­mo, un Nel­son Man­dela dei lum­bard, che potremo salutare quan­do uscirà dal­la pri­gione con l’aureola del mar­tire, tes­ti­mone vivente e rim­provero ambu­lante, tac­i­to ma elo­quen­tis­si­mo di quel­lo che è la “gius­tizia” in Italia. Dopo, potrà far­si eleg­gere a furor di popo­lo.

Quan­to a lui potrà approf­ittare del carcere per man­gia­re meno – tornerà col volto affi­la­to ed ema­ci­a­to dal­la vir­ile sof­feren­za e per stu­di­are un po’, mag­a­ri sul Machi­avel­li,  le nozioni essen­ziali del far polit­i­ca, delle opere “di lione o di golpe”, sen­za le quali si finisce da coniglio  – o da  pol­lo.

https://m.dagospia.com/vittorio-feltri-sculaccia-salvini-ha-tentato-il-suicidio-politico-la-sensazione-e-che-211305ù 

Nat­u­ral­mente potrebbe anche lottare  – con più effi­ca­cia  dei  suoi urli inutili su Face­book con  e meno errori  da prim­i­ti­vo anal­fa­be­ta di quel­li che ha commes­so,  accettan­do (per una vol­ta) i con­sigli di lot­ta non del suo cer­chi­et­to magi­co, ma di gente che ne sa di più. Vedo ad esem­pio questo:

Ora, leg­go da un twit­ter :  “Docen­ti di Dirit­to Uni­ver­si­ta ‘BO, FI, PV, RE, MO, PD, PR, MI, VE, TO + altre, sono DISPONIBILI a fir­mare e guidar #clas_action_contro_TAR_Lazio , per suo inter­ven­to NON ammis­si­bile, desta­bi­liz­za­tore Isti­tuzioni repub­bli­cane  e procu­ra­to Dan­no Erar­i­ale da Obbli­go di Sbar­co fin­ti Profughi”.

Provi. Si affi­di a gente che vuole aiu­tar­la.

(Chi­u­do i com­men­ti per un cer­to ecces­so di stu­pid­ità di quel­li prece­den­ti.  C’è un lim­ite alla pazien­za: in polit­i­ca,   “c’è di peg­gio di un crim­ine, ed è  un errore”. Fig­u­rar­si tan­ti. 

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