Proteste contro Zaia: “Il vaccino non lo vogliamo, piuttosto dimettiti”

Sit-in sot­to la Regione con­tro Zaia: «Il vac­ci­no non lo vogliamo, piut­tosto dai le dimis­sioni»
Un centi­naio di cit­ta­di­ni e grup­pi di famiglie si sono radunate lunedì mat­ti­na attorno alle 10 a Venezia sot­to il palaz­zo del­la Regione in Fon­da­men­ta Rio Nuo­vo per rispon­dere alle dichiarazioni del gov­er­na­tore Luca Zaia che qualche giorno fa ave­va invo­ca­to il TSO e gli arresti «a chi non si sot­to­pone­va alle cure Covid».
Mamme, nonne, ma anche par­tite Iva, indipen­den­tisti, comi­tati sovranisti e cat­toli­ci e alcu­ni mil­i­tan­ti di Forza Nuo­va, si sono ritrovati nel piaz­za­le anti­s­tante il palaz­zo per gri­dare il loro scon­cer­to nei con­fron­ti delle parole pro­nun­ci­ate dal pres­i­dente del Vene­to. Per alcu­ni: «Le dichiarazioni fat­te qualche giorno fa da parte di Zaia sono inam­mis­si­bili soprat­tut­to in un momen­to in cui vi sono evi­den­ze cliniche e sci­en­ti­fiche che il virus non sia più un peri­co­lo. Zaia dovrebbe essere tra col­oro che si oppon­gono a scelte e decreti che ledono il dirit­to del­la per­sona e invece lui come la mag­gior parte di col­oro che apparten­gono alla cas­ta polit­i­ca pen­sano al piano da eseguire e alle poltrone da occu­pare. Solo noi cit­ta­di­ni siamo la vera oppo­sizione a questo sis­tema».Una non­na ha spie­ga­to di non vol­ere asso­lu­ta­mente i vac­ci­ni Covid «che ammazzer­an­no» rib­aden­do con forza «la volon­tà di difend­ere i bam­bi­ni e i più pic­coli dal­la dit­tatu­ra san­i­taria». Al ter­mine del sit-in un bigli­et­to è sta­to lan­ci­a­to dagli uffi­ci del­la Regione: «Il gov­er­na­tore non è qui».“
https://www.veneziatoday.it/attualita/sit-in-zaia-20-luglio-2020.html
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Sindaco di Carrara non dice che i contagiati sono nigeriani: “Una scelta neutrale in periodo elettorale”

Aldo Gran­di
Quel­lo che è accadu­to in queste ultime ore a Car­rara è, incred­i­bil­mente, la dimostrazione di come anche l’informazione sia, ormai, pri­gion­iera di un politi­ca­mente (s)corretto che impreg­na le isti­tuzioni le quali, per prime, al con­trario, dovreb­bero dire la ver­ità ai cit­ta­di­ni.
A Car­rara, all’interno di una strut­tura des­ti­na­ta all’accoglienza, sono sta­ti scop­er­ti 21, dice il sin­da­co, 18, sec­on­do le ultime notizie, casi di Covid-19. Ieri sera, dal comune, è sta­to dif­fu­so un comu­ni­ca­to nel quale non è sta­ta spec­i­fi­ca­ta la nazion­al­ità, per cui si pote­va, tran­quil­la­mente, pen­sare che potesse trat­tar­si di ital­iani e/o anziani. Invece no. Non era­no e non solo né ital­iani né anziani. Anzi sono tut­ti in carne, ma extra-comu­ni­tari, migranti o clan­des­ti­ni che dir si voglia.
Pec­ca­to, però, che nes­suno, all’interno dell’amministrazione comu­nale di Car­rara, si sia sen­ti­to in dovere, morale, eti­co, pro­fes­sion­ale, di dare la gius­ta infor­mazione. Così, noi abbi­amo pen­sato di chiedere diret­ta­mente al sin­da­co Francesco De Pasquale le ragioni di una deci­sione, a nos­tro avvi­so,” rac­capric­ciante”.
Sin­da­co buon­giorno, sono Aldo Gran­di, il diret­tore delle Gazzette, la dis­tur­bo?
No, ci mancherebbe.
La chia­ma­vo per sapere qual è la reale por­ta­ta del foco­laio di Covid-19 indi­vid­u­a­to nel­la casa di riposo Beta­nia.
A me risul­tano 21 con­ta­giati – a noi, al con­trario, 18 (ndr) – ma sono tut­ti asin­tomati­ci e stan­no bene. Sot­to con­trol­lo è tenu­ta una don­na che sta per par­torire e, allo­ra, le autorità san­i­tarie stan­no un po’ più attente. Ci ten­go, però, a ras­si­cu­rare la popo­lazione.
Ieri sera avete diram­a­to un comu­ni­ca­to uffi­ciale nel quale avete par­la­to di 21 con­ta­gi, ma non avete scrit­to che si trat­ta­va, come abbi­amo saputo solo ques­ta mat­ti­na, di immi­grati nige­ri­ani.
Guar­di, il comu­ni­ca­to lo ha redat­to la mia por­tav­oce Cinzia Chi­ap­pi­ni che, in questo momen­to, è anche fuori. Abbi­amo deciso di dare una infor­mazione neu­trale.
Per­chè, scusi, scri­vere che i con­ta­giati era­no nige­ri­ani o, comunque, non ital­iani sarebbe sta­to non essere neu­trali?
Vede, siamo in cam­pagna elet­torale e abbi­amo volu­ta­mente evi­ta­to di scri­vere la nazion­al­ità per impedire, a chi avrebbe potu­to cav­al­care la cosa, di fare polem­i­ca.
Sin­da­co, ma lei era al cor­rente di questo comu­ni­ca­to e del­la deci­sione di non riv­e­lare la nazion­al­ità dei con­ta­giati?
Io ho una por­tav­oce che si occu­pa di scri­vere i comu­ni­cati per la stam­pa.
Ci per­doni, ma un por­tav­oce agisce su indi­cazione di colui dal quale dipende o lei mi sta dicen­do che la Chi­ap­pi­ni può scri­vere quel­lo che vuole?
Vede, tra noi esiste un rap­por­to fidu­cia­rio per cui non sem­pre è obbli­ga­to­rio sen­tir­ci.
Finisce qui il nos­tro, allu­ci­nante, col­lo­quio tele­fon­i­co col sin­da­co grilli­no di Car­rara. Siamo arrivati al pun­to in cui, come accade ormai rego­lar­mente in Fran­cia, la ver­ità viene tenu­ta sis­tem­ati­ca­mente nascos­ta da col­oro che deten­gono i mezzi di infor­mazione che si assumono la respon­s­abil­ità di non far conoscere ciò che vera­mente accade alla popo­lazione. Il tut­to con la scu­sante di non vol­er sol­leti­care, sol­lecitare, destare, le proteste di chi avrebbe tut­to il dirit­to di sapere, ma viene, per questo, tac­cia­to di essere pop­ulista, sovranista, razz­ista e finan­co fascista. A voi l’ardua sen­ten­za.
www.lagazzettadimassaecarrara.it
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La crisi politica del Libano, spiegatA


SOCIETÀ
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Futu­ra D’Aprile
9 AGOSTO 2020

Min­is­teri asse­diati, lan­ci di pietre e molo­tov, slo­gan con­tro la classe polit­i­ca cor­rot­ta risuo­nano nell’aria di una Beirut che non ha più nul­la da perdere. A innescare le nuove proteste è sta­ta l’esplosione che il 4 agos­to ha dis­trut­to il por­to e le zone lim­itrofe a causa dal­la neg­li­gen­za dei politi­ci libane­si e da quelle divi­sioni set­tarie nel­la ges­tione del potere con­tro cui la popo­lazione del Paese dei cedri man­i­fes­ta da qua­si un anno.

Le proteste

Le man­i­fes­tazioni in Libano sono iniziate a otto­bre del 2019 per chiedere la rimozione del­la classe polit­i­ca diri­gente, il supera­men­to del sis­tema set­tario e l’indipendenza del Paese dall’influenza più o meno diret­ta di Sta­ti terzi, oltre a riforme sociali ed eco­nomiche che aiu­tassero il Libano a super­are un peri­o­do par­ti­co­lar­mente criti­co. Le proteste ave­vano costret­to il pre­mier Saad Hariri a dimet­ter­si, ma le sper­anze del­la popo­lazione cir­ca un reale rin­no­vo del­la polit­i­ca si sono ben presto riv­e­late vane. Dopo mesi di incertez­za e di insta­bil­ità, il ruo­lo di pri­mo min­istro è sta­to affida­to a Has­san Diab, ex min­istro delle Comu­ni­cazioni con for­ti lega­mi con l’Iran e ben lon­tano dal leader indipen­dente richiesto a gran voce dai man­i­fes­tanti. Le proteste era­no quin­di con­tin­u­ate e – sal­vo alcu­ni casi – la popo­lazione era rimas­ta uni­ta sot­to gli stes­si slo­gan e le stesse richi­este, al di là delle divi­sioni set­tarie e con­fes­sion­ali tipiche del Libano. La crisi det­ta­ta dal coro­n­avirus e l’incapacità del Gov­er­no di trovare una soluzione ai prob­le­mi finanziari ed eco­nomi­ci del Paese ha esasper­a­to ulte­ri­or­mente la situ­azione, costrin­gen­do le per­sone a tornare in piaz­za. Ma a seg­nare il pun­to di non ritorno è sta­ta l’esplosione del por­to di Beirut, la dis­truzione degli edi­fi­ci cir­costan­ti e la morte di più di 100 per­sone. La popo­lazione si è river­sa­ta per le strade del­la cap­i­tale chieden­do a gran voce la rimozione del­la classe polit­i­ca, dal pres­i­dente al pre­mier fino alle fig­ure meno ril­e­van­ti del Gov­er­no, tut­ti ugual­mente respon­s­abili per quan­to accadu­to. Ques­ta vol­ta però le proteste non sono state del tut­to paci­fiche: i man­i­fes­tanti sono rius­ci­ti ad asse­di­are il min­is­tero degli Esteri, dell’Economia, dell’Ambiente e dell’Energia, lan­cian­do pietre e molo­tov con­tro le forze dell’ordine che han­no rispos­to a loro vol­ta con il lan­cio di lac­rimo­geni nel ten­ta­ti­vo di dis­perdere la fol­la.

La crisi politica

La rab­bia dei man­i­fes­tanti, come era preved­i­bile, si è diret­ta con­tro tut­ti i par­ti­ti libane­si e le più alte cariche politiche. I nomi che risuon­a­vano mag­gior­mente nel­la piaz­za era­no quel­li del pre­mier Diab, del pres­i­dente Aoun e del leader di Hezbol­lah Nas­ral­lah, ma non solo. La classe polit­i­ca libanese in realtà è in bil­i­co già da un anno e la crisi eco­nom­i­ca ha ulte­ri­or­mente raf­forza­to le richi­este di riforme e cam­bi­a­men­ti ai ver­ti­ci da parte di una popo­lazione ormai strema­ta. L’incidente del 4 agos­to si è quin­di inser­i­to in un con­testo già par­ti­co­lar­mente del­i­ca­to, con­fer­man­do la cor­ruzione e l’inadeguatezza del­la classe polit­i­ca e dan­do nuo­va lin­fa alle proteste. A com­pli­care il quadro vi è poi la sen­ten­za atte­sa per il 18 agos­to sull’omicidio dell’ex pre­mier Rafik Hariri, ucciso nel 2005 a segui­to di un atten­ta­to: gli impu­tati sono quat­tro espo­nen­ti di Hezbol­lah e la loro con­dan­na o assoluzione avran­no effet­ti non trascur­abili sul panora­ma politi­co e sociale libanese.

Intan­to il pre­mier Diab, nel ten­ta­ti­vo di paci­fi­care la popo­lazione e met­tere fine a una crisi polit­i­ca che non tro­va anco­ra soluzione, ha annun­ci­a­to che lunedì 10 agos­to pro­por­rà di far tornare il Libano alle urne. “Non è pos­si­bile uscire dal­la crisi strut­turale del Paese se non tramite elezioni antic­i­pate che diano vita a una nuo­va classe polit­i­ca”, ha affer­ma­to il pri­mo min­istro durante una con­feren­za stam­pa. La prospet­ti­va delin­ea­ta dal pre­mier però risul­ta alquan­to utopis­ti­ca: per­ché si arrivi ad un vero cam­bi­a­men­to ai ver­ti­ci del Paese è pri­ma di tut­to nec­es­saria una rifor­ma del sis­tema elet­torale e il supera­men­to del­la divi­sione del potere su base set­taria, come richiesto dagli stes­si man­i­fes­tanti, ma nes­sun par­ti­to ha anco­ra affronta­to questo argo­men­to. A qua­si un anno dall’inizio delle proteste un nuo­vo Libano è anco­ra un sog­no lon­tano, ma sem­pre più nec­es­sario per evitare il col­las­so di un Paese un tem­po noto come la “Svizzera del Medio Ori­ente”.

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FATE I NOMI

Ma i nomi dei 5 dep­u­tati e del con­dut­tore TV che si sono incas­sati i con­tribu­ti inps durante la pan­demia si pos­sono avere ?
No così tan­to per sapere

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Beirut: Macron, ‘il mondo deve agire in fretta’

Il caso non deve vin­cere’

(ANSA-AFP) — ROMA, 09 AGO — “Il mon­do deve agire in fret­ta e con effi­ca­cia” per aiutare il Libano. Lo ha det­to il pres­i­dente francese Emmanuel Macron apren­do la con­feren­za inter­nazionale dei dona­tori da lui volu­ta per aiutare Beirut dopo la dev­as­tante esplo­sione del 4 agos­to. “Il caos non deve vin­cere”, ha det­to Macron. “L’o­bi­et­ti­vo di oggi è agire in fret­ta e in modo effi­cace per coor­dinare i nos­tri aiu­ti in modo che arriv­i­no al popo­lo libanese”, ha det­to anco­ra il pres­i­dente francese riv­ol­gen­do un appel­lo alle autorità del Libano a fare in modo che il Paese “non spro­fon­di” e a “rispon­dere alle richi­este del­la popo­lazione che man­i­fes­ta paci­fi­ca­mente nelle strade di Beirut”. Apren­do la con­feren­za dei dona­tori per rac­cogliere fon­di in favore del Libano Macron ha invi­ta­to tut­ti a evitare che “la vio­len­za e il caos preval­gano”. (ANSA-AFP).

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