Fiumicino, via i crocifissi dalla scuola per non turbare i musulmani

Sec­on­do la stam­pa locale, l’episodio è accadu­to in una scuo­la ele­mentare di Fiu­mi­ci­no. L’ira di Salvi­ni: “Roba da mat­ti! Spero non sia vero”

“Roba da mat­ti! Spero non sia vero… Quan­ti episo­di avre­mo da qui al Natale? Io rilan­cio: #vivail­Na­tale, giù le mani dal­la nos­tra sto­ria mil­lenar­ia”.

Così su twit­ter il vicepremier e min­istro dell’Interno Mat­teo Salvi­ni, postan­do il link al quo­tid­i­ano locale on line “Il Faro” che rac­coglie la denun­cia del sen­a­tore leghista di Fiu­mi­ci­no William De Vec­chis.

Che ha rac­con­ta­to: “Lo scor­so 8 novem­bre in una riu­nione all’interno del­la scuo­la, alcu­ni gen­i­tori si sono accor­ti che da qualche classe era­no spar­i­ti i cro­ci­fis­si, sim­boli del­la cris­tian­ità e del­la nos­tra cul­tura. Alle richi­este di chiari­men­ti, la rispos­ta è sta­ta che l’eliminazione del cro­ci­fis­so era sta­ta decisa per non met­tere in imbaraz­zo i bam­bi­ni di fede musul­mana pre­sen­ti nell’istituto. Una scelta che non con­di­vi­do, che per tute­lare le esi­gen­ze di alcu­ni, mor­ti­fi­ca i sen­ti­men­ti di molti”.

De Vec­chis poi ha aggiun­to: “Anche in una con­cezione laica, nes­suno ha mai mes­so in dis­cus­sione il val­ore del cro­ci­fis­so, pur man­te­nen­do ogni famiglia una pro­pria lin­ea e un pro­prio cre­do. Ora però, per un modo dis­tor­to di inten­dere l’accoglienza, si abdi­cano a val­ori, pras­si e sen­ti­men­ti popo­lari degli ital­iani per striz­zare l’occhio ad altre cul­ture. Non è questo il sen­so dell’accoglienza e del­lo scam­bio cul­tur­ale. Don­erò i cro­ci­fis­si alla scuo­la con estremo piacere”.

Sec­on­do Ilfaroonline.it, l’episodio sarebbe avvenu­to all’istituto ele­mentare Rodano di Fiu­mi­ci­no. Sul­la vicen­da è inter­venu­to anche il sin­da­co Esteri­no Mon­ti­no che ha scrit­to su Face­book: “Appren­do da fonti di stam­pa che è in cor­so una polem­i­ca per­ché da alcune aule del­la scuo­la Rodano sareb­bero sta­ti tolti i cro­ci­fis­si. Non sap­pi­amo se la vicen­da sia vera. Abbi­amo inter­pel­la­to la pre­side del plesso sco­las­ti­co che era total­mente all’oscuro dei fat­ti denun­ciati dal sen­a­tore De Vec­chis. Sti­amo appro­fonden­do per venirne a capo. Mi auguro che nes­suno abbia pre­so inizia­tive di ques­ta natu­ra autono­ma­mente e sen­za con­frontar­si con la diri­gente sco­las­ti­ca. Ricor­do che, trat­tan­dosi di una scuo­la pri­maria, anche il Comune ha le sue com­pe­ten­ze. Nes­suno può arrog­a­r­si il dirit­to di pren­dere deci­sioni, spe­cial­mente su temi di questo genere, sen­za l’accordo di chi ha la respon­s­abil­ità didat­ti­ca da una parte e ammin­is­tra­ti­va dall’altra”.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/fiumicino-i-crocifissi-scuola-non-turbare-i-musulmani-1603876.html?mobile_detect=false

 

Battaglia71

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Lucca, sul manifesto funebre fa scrivere: “Non fiori ma gol di CR7

Lucca, sul manifesto funebre fa scrivere: "Non fiori ma gol di CR7"

Foto Il Gior­nale di Bar­ga e del­la Valle del Ser­chio 

E’ suc­ces­so a Bar­ga. Il pen­sion­a­to, 77 anni, era un appas­sion­a­to tifoso del­la Juven­tus

Non fiori ma goals di CR7!” Ques­ta la sin­go­lare scrit­ta apparsa sul man­i­festo fune­bre aff­is­so a For­naci di Bar­ga, in provin­cia di Luc­ca, per la morte avvenu­ta due giorni fa di un anziano di 77 anni. Mario Ste­fani­ni, conosci­u­to in paese con il sopran­nome di “Doro”, era un  gran­dis­si­mo tifoso del­la Juven­tus. E con l’arrivo di Cris­tiano Ronal­do ogni vol­ta che assis­te­va alla par­ti­ta il suo deside­rio più grande era di vedere un gol siglato dal cam­pi­one por­togh­ese. “Così il figlio Clau­dio — si legge sul quo­tid­i­ano online Il Gior­nale di Bar­ga che ha rac­con­ta­to la sto­ria — ha volu­to ricor­dare la sua fede e la sua pas­sione per il cal­ci­a­tore bian­conero nell’annunciare la morte del padre a tut­to il paese”.

https://firenze.repubblica.it/cronaca/2018/11/17/news/lucca_sul_manifesto_funebre_fa_scrivere_non_fiori_ma_gol_di_cr7_-211933234/?ref=fbpr&fbclid=IwAR1UGmvKYgw2VB7Zejjd7CkaAcbn45IDbThbhKm3aDkjI1XjHT9NsyW_X34

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Lutto nel mondo del calcio dilettantistico: Colucci trovato morto nel garage di casa

Il gio­ca­tore, classe ’99, del Mar­ti­na Fran­ca Fabi­ano Coluc­ci è sta­to rin­venu­to mor­to nel garage di casa. Prende cor­po l’ipotesi del sui­cidio dato che il ragaz­zo non sta­va attra­ver­san­do un buon momen­to

Una trage­dia ha col­pi­to il cal­cio dilet­tan­tis­ti­co: il gio­ca­tore Fabi­ano Coluc­ci, classe ’99, è sta­to rin­venu­to mor­to nel garage di casa.

Il ragaz­zo, nati­vo di Mon­tal­bano, frazione di Fasano nel­la provin­cia di Brin­disi, era uno degli under più affid­abili e gio­ca­va nel Mar­ti­na Fran­ca, in Pro­mozione. La triste notizia è sta­ta data dal cap­i­tano del­la squadra sec­on­da in cam­pi­ona­to Mar­co Ama­to che è sta­to l’ultimo a sen­tire l’ex com­pag­no per met­ter­si d’accordo sull’orario in cui ritrovar­si il mat­ti­no seguente. Ama­to è rimas­to in atte­sa per tan­to tem­po fino a quan­do ha deciso di chia­mare il fratel­lo minore del­la vit­ti­ma.

Fabi­ano è sta­to dunque rin­venu­to esanime nel garage del­la sua abitazione dal­lo stes­so fratelli­no che ha dato subito l’allarme anche se per Coluc­ci non c’era più niente da fare. Il ragaz­zo non sta­ta attra­ver­san­do un buon momen­to dato che i gen­i­tori si sono sep­a­rati. L’ipotesi del sui­cidio sta pren­den­do cor­po anche se il ragaz­zo si era allena­to rego­lar­mente fino a ven­erdì sera ed era anche un tito­lare inamovi­bile del Mar­ti­na Fran­ca. In seg­no di rispet­to ver­so Fabi­ano, la famiglia e i suoi com­pag­ni di squadra la par­ti­ta con­tro il Bar­let­ta, che si sarebbe dovu­ta dis­putare oggi, è sta­to riman­da­ta a data da des­ti­nar­si.

http://www.ilgiornale.it/news/sport/lutto-nel-mondo-calcio-dilettantistico-colucci-trovato-morto-1603908.html

Battaglia71

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Ndrangheta stragista, il pentito Romeo: ”Spatuzza disse che dietro le stragi c’era quello di Canale 5’’

17 Novem­bre 2018

berlusconi sivili forza italia c imagoeconomica

di Aaron Pet­ti­nari e Davide de Bari
Ieri anche la depo­sizione del col­lab­o­ra­tore Pietro Car­ra

“Un giorno erava­mo io Francesco Giu­liano e Gas­pare Spatuz­za che era lati­tante. Ci trovava­mo a Ciac­ul­li. Giu­liano vol­e­va sapere per­ché ave­va­mo fat­to quelle stra­gi (quelle del 1993, ndr). Disse: ‘Ma per­ché l’abbiamo fat­te? Chi è che l’ha deciso? Andreot­ti o Berlus­coni?’ E Spatuz­za rispose: ‘Quel­lo di canale 5’”. Come ave­va già rac­con­ta­to a par­tire dal 1996, il col­lab­o­ra­tore di gius­tizia Pietro Romeo, arti­ficiere del­la cosca mafiosa di Bran­cac­cio che face­va capo ai boss Fil­ip­po e Giuseppe Gra­viano, autori delle stra­gi del ’93 nel nord Italia, è tor­na­to a tirare in bal­lo l’ex Pre­mier Sil­vio Berlus­coni durante la sua depo­sizione al proces­so ‘Ndrangheta strag­ista. Alla sbar­ra ci sono il capo mafia di Bran­cac­cio Giuseppe Gra­viano, e il boss Roc­co San­to Fil­ip­pone, entram­bi accusati per gli atten­tati ai Cara­binieri avvenu­ti tra il 1993 e il 1994 in cui morirono anche i due appun­tati Garo­fa­lo e Fava. “Questo è quel­lo che ho sen­ti­to — ha pros­e­gui­to il teste, sen­ti­to in video­col­lega­men­to — poi se sono vere o non sono vere non lo so. E’ sta­to lui (Francesco Giu­liano, ndr) a rac­con­tar­mi delle stra­gi di Roma, Firen­ze e Milano. Mi ha det­to che le stra­gi le han­no fat­te loro per far togliere il 41bis”. Romeo, rispon­den­do alle domande del Procu­ra­tore aggiun­to di Reg­gio Cal­abria, Giuseppe Lom­bar­do, ha anche spie­ga­to che quegli atten­tati furono riven­di­cati con la mis­te­riosa sigla del­la “Falange Arma­ta”“Giu­liano mi disse che con Scara­no anda­vano in una cab­i­na tele­fon­i­ca a dire che era­no la Falange Arma­ta. Loro per­sonal­mente face­vano le chia­mate per riven­di­care. Cer­ca­vano di far capire che non era la mafia ma che era­no le Brigate Rosse. Depis­ta­vano. Chi diede l’ordine? Io pos­so dire che era Gra­viano a dire di fare queste cose qua. Era lui a coman­dare assieme a Francesco Tagli­avia e il grup­po di fuo­co face­va capo a loro”. A un cer­to pun­to le stra­gi in Con­ti­nente ven­gono inter­rotte. “Era arriva­to l’ordine di fer­mare tut­to - ha det­to il pen­ti­to - Nino Mangano (capo man­da­men­to di Bran­cac­cio dopo l’arresto dei Gra­viano nel ’94, ndr) ci disse che era arriva­to il momen­to di fer­mar­si. Si dove­va togliere l’esplosivo a Roma che era per l’attentato a Con­torno per­ché Pasquale Di Fil­ip­po pote­va col­lab­o­rare. E Mangano disse di met­ter­lo da parte che mag­a­ri ‘pote­va servire più avan­ti’. In quel momen­to c’era anche casi­no, c’era polizia in giro a Paler­mo, la ques­tione di Pasquale Di Fil­ip­po, suo fratel­lo che ave­va col­lab­o­ra­to. Queste cose qui”.

I lega­mi e gli affari tra ‘Ndrangheta e Cosa nos­tra
Durante l’udienza è sta­to affronta­to uno dei temi prin­ci­pali del proces­so: i rap­por­ti tra la crim­i­nal­ità orga­niz­za­ta sicil­iana e cal­abrese. Par­lan­do di questi rap­por­ti Romeo ha rifer­i­to Cosi­mo Lo Nigro, altro com­po­nente del man­da­men­to di Bran­cac­cio, “cura­va” questi rap­por­ti e che ave­va “con­tat­ti con due cal­abre­si”. In par­ti­co­lare questi avrebbe “com­pra­to delle armi in Olan­da”. Ma non si sarebbe fer­ma­to a quel­lo. Il teste ha rifer­i­to un episo­dio dove avrebbe parte­ci­pa­to in pri­ma per­sona. “Mi ricor­do che siamo andati in Maroc­co con il padre di Lo Nigro a recu­per­are l’hasish - ha rac­con­ta­to Romeo - siamo andati lì e al pri­mo viag­gio abbi­amo fat­to vuo­to poi siamo tor­nati e un’altra vol­ta anco­ra e poi abbi­amo car­i­ca­to una venti­na di bloc­chi di hasish dove c’erano i due cal­abre­si con Lo Nigro in un gom­mone che si era buca­to … Lo Nigro traf­fi­ca­va stu­pe­facen­ti con questi cal­abre­si”. Riguar­do i nomi dei cal­abre­si il teste non ha ricorda­to con esat­tez­za chi fos­sero: “Uno si face­va chia­mare Vir­gilio men­tre l’altro Sal­va­tore o Totò”. Romeo ha anche rac­con­ta­to di un altro rap­por­to tra Lo Nigro e un altro cal­abrese che si chia­ma “Peppe”“Quel­lo (rifer­en­dosi al cal­abrese, ndr) era vici­no casa di Lo Nigro, dove­va andare alla comu­nione. Era venu­to a Paler­mo con una Clio di col­ore blu. Io non l’ho conosci­u­to sono anda­to via, ma questo me l’ha rifer­i­to Lo Nigro - ha det­to il teste - Lo Nigro anda­va ai mat­ri­moni o bat­tes­i­mi o comu­nioni di ques­ta famiglia del­la ‘Ndrangheta che si cel­e­bra­vano in Cal­abria”. Il teste ha rac­con­ta­to un altro episo­dio in cui Lo Nigro sarebbe anda­to in Cal­abria per portare i sol­di dell’”hasish” sem­pre allo stes­so “Peppe” in quan­to i cal­abre­si era­no “una poten­za” e “più spe­cial­iz­za­ti”“Quan­do han­no arresta­to Pasquale Di Fil­ip­po, Lo Nigro era anda­to in Cal­abria — ha spie­ga­to - mi sem­bra che Giu­liano e Lo Nigro han­no mes­so 500 mil­ioni nel pan­nel­lo del­la macchi­na per por­tar­lo in Cal­abria”.
Per quan­to riguar­da il traf­fi­co di armi Romeo ha ricorda­to anche del coin­vol­gi­men­to di Pietro Car­ra, auto­trasporta­tore anche lui sen­ti­to oggi di fronte la Corte d’Assise. Pro­prio Car­ra ha rifer­i­to in mer­i­to al ruo­lo avu­to nel trasporto di stu­pe­facen­ti, armi ed in par­ti­co­lare dell’esplosivo uti­liz­za­to per le stra­gi di Roma, Firen­ze e Milano. I suoi con­tat­ti era­no in par­ti­co­lare con Lo Nigro e Giu­liano. “Che sta­vo trasportan­do esplo­si­vo l’ho scop­er­to dopo - ha det­to il teste - i pri­mi viag­gi ero con­vin­to fos­se hasish. Poi una vol­ta alla radi­oli­na sen­tii il tele­gior­nale ch parla­va dell’esplosione di Firen­ze e capii che c’entravano loro e com­pre­si che non ave­vo por­ta­to dro­ga. Quan­do arrivai a Paler­mo mi fu det­to di non par­lare con nes­suno di quel­lo che ave­vo vis­to”.
Car­ra ha anche rac­con­ta­to di aver trasporta­to l’esplosivo che sarebbe servi­to per l’attentato a Con­torno. “Lo dove­vano uccidere in modo ecla­tante - ha ricorda­to - Lo con­seg­nai a Roma in un piaz­za­le vici­no un super­me­r­ca­to”. “In quell’occasione - ha rac­con­ta­to Car­ra - c’era anche Gas­pare Spatuz­za che mi chiese se volessi andare a casa a riposare dove c’era anche Giuseppe Gra­viano. Io gli dis­si che era tar­di per­ché dove­vo con­tin­uare a lavo­rare”.
Anche Car­ra ha rifer­i­to dei rap­por­ti con i cal­abre­si e di aver conosci­u­to un cer­to “Peppe” con dei “carichi di armi”. L’identità di questo sogget­to l’avrebbe conosci­u­ta quan­do, inter­roga­to alla Dia, “ho vis­to delle foto dove c’era questo Peppe”. “La pri­ma vol­ta l’ho incon­tra­to con Lo Nigro (che lo accom­pa­g­na­va in alcune spedi­zioni di dro­ga e armi, ndr) e lui si pre­sen­tò come Beppe - ha con­tin­u­a­to a spie­gare - con Lo Nigro ci fu un’occasione di un mat­ri­mo­nio e bat­tes­i­mo dove andò con tut­ta la famiglia”. In un’occasione, sem­pre con Lo Nigro, era sta­to in “un appar­ta­men­to pieno di armi di tut­ti i tipi” dove “c’erano tre o quat­tro cal­abre­si” e “Lo Nigro sceglie­va le armi e non so se le ha pagate”.
L’ udien­za è sta­ta infine rin­vi­a­ta a mart­edì 20 novem­bre alle ore 9.30.

Foto © Ima­goe­co­nom­i­ca

http://www.antimafiaduemila.com/dossier/processo-ndrangheta-stragista/72375-ndrangheta-stragista-il-pentito-romeo-spatuzza-disse-che-dietro-le-stragi-c-era-quello-di-canale-5.html?fbclid=IwAR3sd39AboprnNehqBh-TwiK9nPm5tw_HynG7M5LV6Zui_7pQ2RCHJddgSE

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Salvini piazzista (e mini-socio) del colosso degli inceneritori

da Contro*Corrente

LO SPONSOR – Ha azioni di A2a, multiutility lombarda che vuole farne un altro a Napoli

Sor­pre­sa, c’è un con­flit­to d’interesse verde sul­la spaz­zatu­ra napo­le­tana, che forse spie­ga per­ché il tema è molto più sen­ti­to in Lom­bar­dia che in Cam­pa­nia. Il vicepremier e min­istro dell’Interno Mat­teo Salvi­ni, che giovedì dal pul­pi­to di Napoli ha lan­ci­a­to l’allarme sul ris­chio a gen­naio di una nuo­va emer­gen­za rifiu­ti in Cam­pa­nia, e sul­la neces­sità di scon­giu­rarne di nuove in futuro attra­ver­so la real­iz­zazione di un ter­moval­oriz­za­tore in ogni provin­cia cam­pana, detiene 3500 azioni ordi­nar­ie di A2a.

SI TRATTA del­la mul­ti-util­i­ty dell’energia nata dalle fusioni di due parte­ci­pate dei comu­ni di Milano e di Bres­cia che gestisce l’unico impianto di ter­mo­com­bus­tione dei rifiu­ti atti­vo sul ter­ri­to­rio cam­pano, quel­lo di Acer­ra (Napoli). Il dato si rica­va dal­la dichiarazione pat­ri­mo­ni­ale che i min­istri sono tenu­ti per legge a pub­bli­care sul sito del gov­er­no, e pone Salvi­ni e le sue dichiarazioni in una situ­azione di – sia pur pic­co­lo – con­flit­to d’interesse. Non che le sue parole abbiano provo­ca­to chissà quale scon­quas­so: il val­ore delle azioni di A2a è sal­i­to da 1,49 a 1,51 euro, un flus­so asso­lu­ta­mente nor­male. E se per assur­do il leader del­la Lega fos­se rius­ci­to a sus­citare un entu­si­as­mo tale negli investi­tori da pro­durre un’impennata del 20% (sti­amo ragio­nan­do di pura fan­ta­sia), il suo guadag­no sarebbe sta­to la poco roboante cifra di 1043 euro. Non è questo il pun­to. Il pun­to è che A2a ha dichiara­to in pas­sato la volon­tà di real­iz­zare un nuo­vo ter­moval­oriz­za­tore a Napoli ed è inter­es­sante e deg­no di rif­les­sione che a per­orare con forza la causa di nuovi incener­i­tori in queste aree – dove sono nati e vivono min­istri e leader politi­ci Cinque Stelle che si oppon­gono sen­za se e sen­za ma, da Lui­gi Di Maio a Ser­gio Cos­ta pas­san­do per Rober­to Fico –sia un min­istro “lum­bard”, un politi­co che ha il suo core-busi­ness politi­co tra Milano (è anche ex con­sigliere comu­nale) e din­torni, ed è persi­no azion­ista di un’azienda leader del set­tore.

HA QUESTE azioni da ven­ti anni”, repli­cano fonti dell’entourage di Salvi­ni inter­pel­late dal Fat­to “da quan­do sono iniziate le lib­er­al­iz­zazioni nel set­tore, ed è tut­to pub­bli­co”. Delle mire di A2a su un ipoteti­co impianto a Napoli c’è trac­cia in atti uffi­ciali. Lo ricor­da l’ex gov­er­na­tore azzur­ro del­la Cam­pa­nia Ste­fano Cal­doro in un lun­go post con il quale risponde alle critiche di Salvi­ni sull’immobilismo degli ammin­is­tra­tori locali. E spie­ga, dal suo pun­to di vista, per­ché durante la sua pres­i­den­za, dal 2010 al 2015, a Napoli e Saler­no i prog­et­ti si sono bloc­cati (“per l’opposizione dei due sin­daci, Lui­gi de Mag­istris e Vin­cen­zo De Luca”), e quin­di a Napoli non si è andati oltre la fase “di dial­o­go com­pet­i­ti­vo con la disponi­bil­ità a real­iz­zazione l’impianto da parte dell’impresa A2a”. Le pre­oc­cu­pazioni di Salvi­ni sul­lo scop­pio di una nuo­va emer­gen­za rifiu­ti – a gen­naio si fer­merà una lin­ea di Acer­ra – potreb­bero esplodere a set­tem­bre 2019, quan­do l’impianto che bru­cia 800mila ton­nel­late annue di mate­ri­ale potrebbe fer­mar­si intera­mente per una manuten­zione stra­or­di­nar­ia.

DIVISI sug­li incener­i­tori non pre­visti nel con­trat­to di gov­er­no (“Ormai c’è un sis­tema di ter­moval­oriz­za­tori sicuri”, insiste il min­istro dell’Interno), Salvi­ni e Di Maio si lan­ciano seg­nali di pace su un altro tema che spes­so viene con­fu­so con il pri­mo, quel­lo del­la “Ter­ra dei Fuochi”, i roghi tossi­ci. Oggi il pre­mier Con­te e sette min­istri si raduner­an­no a Caser­ta per fir­mare un pro­to­col­lo di inte­sa per azioni urgen­ti con­tro i roghi. “Il Gov­er­no del cam­bi­a­men­to –attac­ca Con­te su Face­book – dichiara guer­ra a mala ges­tione e traf­fi­ci illeciti che per trop­pi anni han­no dev­as­ta­to un ter­ri­to­rio mer­av­iglioso”. Con­te sta pen­san­do di uti­liz­zare l’esercito per pre­sidiare i ter­ri­tori dove sono più fre­quen­ti gli incen­di velenosi. Luoghi che tut­ti san­no ma che van­no in fumo peri­odica­mente lo stes­so.

Vin­cen­zo Iuril­lo – il Fat­to Quo­tid­i­ano 19.11.2018

Salvi­ni piazz­ista (e mini-socio) del colos­so degli incener­i­tori

Bossi71

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Roma, un’altra vittima della strada: Sebastian investito e ucciso fuori da un locale

Sebastian investito e ucciso fuori da un locale

di Alessia Marani

Anco­ra un pedone investi­to sull’asfalto del­la Cap­i­tale, il cen­to­quar­an­tadues­i­mo mor­to per inci­dente dall’inizio dell’anno. Un nuo­vo lut­to che arri­va pro­prio nel­la Gior­na­ta in memo­ria delle vit­time del­la stra­da cel­e­bra­ta ieri mat­ti­na in piaz­za del Popo­lo dai famil­iari di chi ormai non c’è più. Un tur­ista tedesco di 29 anni, Sebas­t­ian Fron­ing, orig­i­nario di Kamen, cit­tad­i­na del­la Rena­nia Set­ten­tri­onale-Vest­falia, è sta­to fal­ci­a­to e ucciso alle 4.50 del­la notte tra saba­to e domeni­ca da una Volk­swa­gen Up gui­da­ta da un romano di 24 anni, in via Anagn­i­na, di fronte al locale Black­out, poco pri­ma del Gra. Il gio­vane era in com­pag­nia di due ami­ci, suoi con­nazion­ali, con i quali sta­va trascor­ren­do qualche giorno a Roma. Ave­vano pas­sato la ser­a­ta a bere e ascoltare musi­ca, all’uscita l’impatto.

A TESTIMONIANZA
«Me li sono trovati di fronte all’improvviso — rac­con­ta G.D.M., di Mari­no, che pro­cede­va in direzione fuori Roma — la vis­i­bil­ità era scarsa e non era­no sulle strisce pedonali. I pri­mi due sono rius­ci­to a evi­tar­li, ma il ter­zo che era più dietro rispet­to agli altri no. È sta­ta una dis­grazia tremen­da, sono anco­ra sot­to choc. È sta­to ter­ri­bile, non ho la forza di par­lare». L’automobilista si è subito fer­ma­to, ha chiam­a­to per pri­mo il 112 e ha presta­to i soc­cor­si. Sebas­t­ian è sta­to trasporta­to in ambu­lan­za al Poli­clin­i­co Casili­no dove, però, è mor­to per i gravi trau­mi ripor­tati. La stra­da è sta­ta tem­po­ranea­mente chiusa per per­me­t­tere agli agen­ti del Grup­po Pren­esti­no del­la Polizia locale di effet­tuare i rile­vi di rito. Sull’incidente è sta­ta aper­ta un’inchiesta. L’automobilista, come di pras­si, è inda­ga­to per omi­cidio col­poso. È sta­to accom­pa­g­na­to in ospedale per i test tossi­co­logi­ci per l’assunzione di alcol e droghe. I risul­tati, ieri sera, non era­no anco­ra disponi­bili. Ma il 24enne è appar­so comunque luci­do e vig­ile ai soc­cor­ri­tori. I caschi bianchi stan­no lavo­ran­do per ricostru­ire la dinam­i­ca esat­ta del­lo schi­anto. Soprat­tut­to per capire se i tre ragazzi stessero attra­ver­san­do o meno sulle strisce, in quel pun­to comunque pre­sen­ti. Anche se il cor­po di Sebas­t­ian era più lon­tano, prob­a­bil­mente trasci­na­to dall’auto. Il pm ha dis­pos­to l’autopsia. La Volk­swa­gen, intan­to, è sta­ta pos­ta sot­to seque­stro. Solo nel­la tar­da mat­ti­na­ta gli agen­ti del Pren­esti­no han­no potu­to pren­dere a ver­bale le tes­ti­mo­ni­anze dei due ami­ci di Sebas­t­ian gra­zie all’aiuto di un inter­prete. Sebas­t­ian Fron­ing era molto conosci­u­to a Kamen dove gio­ca­va nel­la squadra di foot­ball amer­i­cano, ed era pilota di aereo. Il suo è il sec­on­do inves­ti­men­to mor­tale a dis­tan­za di poche ore in cit­tà. Saba­to pomerig­gio un’anziana, Pie­ri­na Tavano, 77 anni, era sta­ta tra­vol­ta da uno scoot­er in via Tina Pica a Fidene, nel­lo stes­so pun­to in cui un’altra don­na venne investi­ta un anno fa. Solo ven­erdì la Polizia locale era inter­venu­ta per altri tre inves­ti­men­ti gravi, men­tre mart­edì al km 21,300 del­la via Casili­na era sta­to fal­ci­a­to da una Ford Fies­ta, Nico­lae Jiman. Spes­so ad avere la peg­gio sono pro­prio gli stranieri, come era accadu­to il 20 agos­to a una tur­ista scozzese di 59 anni, cen­tra­ta da un’auto in via Bernardi­no Ali­me­na men­tre attra­ver­sa­va sulle strisce a brac­cet­to con il mar­i­to, mira­colosa­mente ille­so.

Cam­mi­na­vano abbrac­ciati sot­to la piog­gia anche il viceprefet­to Gior­gio Di Francesco, 54 anni, e la moglie: un pull­man lo travolse a otto­bre nel­la cen­tralis­si­ma via Cavour. «La stra­da non deve uccidere vieta­to morire», il moni­to chiaro e ton­do è par­ti­to ieri mat­ti­na da piaz­za del Popo­lo. Gra­ziel­la Viviano mam­ma di Ele­na Aubry mor­ta a 25 anni in un inci­dente in moto sul­la via Ostiense, «per col­pa delle radi­ci e dell’asfalto malanda­to», ha volu­to che ci fos­se «una fes­ta tra cielo e ter­ra» a ricor­dare le vit­time del­la stra­da nel­la gior­na­ta mon­di­ale a loro ded­i­ca­ta. Magli­ette bianche, pal­lonci­ni, i bal­let­ti del­la scuo­la Cines­tar e delle madri e nonne a inneg­gia­re alla vita che con­tin­ua anche dopo, «e che è mer­av­igliosa e va tute­la­ta a ogni cos­to», l’abbraccio ide­ale dei bik­er. I volti di Ele­na e di Mar­co Pietrobono, mor­to in un inci­dente nel 2013, era­no sulle maglie «a sim­bo­leg­gia­re tut­ti gli altri che non ci sono più ma che ci guidano nel nos­tro per­cor­so», dice mam­ma Gra­ziel­la.

SENZA SOSTEGNO
La fes­ta rischi­a­va di cadere nel dimen­ti­ca­toio, zero fon­di, zero inizia­tive per ricor­dar­la: Gra­ziel­la e Bruno, il papà di Mar­co, non si sono scor­ag­giati, anzi. Non han­no avu­to l’autorizzazione per un pal­co, «e allo­ra ce lo siamo dis­eg­nati con una riga trac­cia­ta a ter­ra», han­no «mes­so dei pali sui sec­chi dell’immondizia per sostenere gli striscioni», si sono aut­o­fi­nanziati. «La legge che ha isti­tu­ito ques­ta gior­na­ta — spie­ga Gra­ziel­la, amareg­gia­ta — prevede che siano i Comu­ni a far­si cari­co degli even­ti e a far­si pro­mo­tori delle inizia­tive. Qui a Roma l’amministrazione non solo non è per­venu­ta ma ha rema­to con­tro». La mam­ma di Ele­na si riferisce al bloc­co del traf­fi­co per la domeni­ca eco­log­i­ca: «Ha cre­ato tan­tis­sime dif­fi­coltà e molti han­no dovu­to rin­un­cia­re a parte­ci­pare — affer­ma — Chi si com­por­ta male soprat­tut­to con i pro­pri mor­ti se la vedrà con cit­ta­di­ni. L’importante è che ci sia sta­to il Padreter­no dal­la parte nos­tra, facen­do risplen­dere almeno un bel­lis­si­mo sole sul­la piaz­za».

https://www.leggo.it/roma/cronaca/sebastian_froning_investito_roma_anagnina-4116221.html

 

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Terribile schianto all’alba: l’Alfa si schianto sul lungomare, Gervasio muore a 22 anni

Terribile schianto all'alba: l'Alfa si schianto sul lungomare, Gervasio muore a 22 anni

di Mat­teo Bian­chi­ni

Ter­ri­bile schi­anto in auto sul lun­go­mare di Tor­tore­to, muore 22enne di Mos­ciano, La trage­dia è avvenu­ta all’alba, poco pri­ma delle 6 quan­do, per cause anco­ra in via d’accertamento, il con­du­cente di un’Alfa Romeo 145, che pare stesse viag­gian­do a gran veloc­ità, ha per­so il con­trol­lo del mez­zo che si è rib­al­ta­to finen­do la cor­sa a cir­ca 100 metri dall’impatto. Il gio­vane alla gui­da, M.G, 22 anni, ha ripor­ta­to una serie di trau­mi ed è sta­to trasporta­to in ospedale, Ger­va­sio Spinel­li, sem­pre 22 anni, sedu­to lato con­du­cente, è, purtrop­po, mor­to sul colpo.

La dinam­i­ca. Come accer­ta­to dalle forze dell’ordine giunte imme­di­ata­mente sul luo­go del ter­ri­bile schi­anto, l’auto, che pro­cede­va ver­so sud sul lun­go­mare Sire­na di Tor­tore­to Lido, all’altezza dell’incrocio con via Con­cor­dia, non dis­tante dal­lo chalet Mure­na, è fini­ta pri­ma con­tro il bor­do del­la roton­da stradale e poi con­tro un muret­to in cemen­to arma­to di un’abitazione a bor­do stra­da. Dopo esser­si rib­al­ta­ta più volte sul tet­tuc­cio, l’auto ha per­cor­so altri 100 metri cir­ca, arre­standosi al lato del mar­ci­apie­di. Si è atti­va­ta imme­di­ata­mente la macchi­na dei soc­cor­si e sul pos­to si sono por­tate diverse ambu­lanze del 118, giunte da Alba Adri­at­i­ca e Giu­liano­va, e una squadra dei vig­ili del fuo­co di Nere­to. I pom­pieri, per rag­giun­gere il pos­to del passeg­gero han­no dovu­to uti­liz­zare un divar­i­ca­tore idrauli­co, con­sen­ten­do così al medico del 118 di ril­e­vare i para­metri vitali del ragaz­zo. Quest’ultimo, però, non ha potu­to far altro che costatarne, purtrop­po, il deces­so.

L’altro 22enne è sta­to invece trasporta­to in ambu­lan­za all’ospedale Mazz­i­ni di Ter­amo dove si tro­va tut­to­ra ricov­er­a­to in gravi con­dizioni nel repar­to di rian­i­mazione. Al momen­to i medici non han­no anco­ra sci­olto la prog­nosi e le sue con­dizioni ven­gono costan­te­mente tenute sot­to stret­to mon­i­tor­ag­gio. I vig­ili del fuo­co di Nere­to han­no col­lab­o­ra­to con il per­son­ale san­i­tario nelle oper­azioni di soc­cor­so e suc­ces­si­va­mente provve­du­to a met­tere in sicurez­za il mez­zo inci­den­ta­to, poi recu­per­a­to da car­ro attrezzi. Sul pos­to anche i cara­binieri del nucleo radiomo­bile di Alba Adri­at­i­ca che han­no effet­tua­to i rilievi e han­no dato il via a tut­ti gli accer­ta­men­ti del caso.

https://www.leggo.it/italia/cronache/gervasio_spinelli_morto_incidente_auto_tortoreto-4117312.html

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Addio al partigiano Eros: Umberto Lorenzoni, storico presidente dell’Anpi

Addio al partigiano Eros: Umberto Lorenzoni, storico presidente dell'Anpi

Si è spen­to nel­la notte a Tre­vi­so Umber­to Loren­zoni, il par­ti­giano Eros, stori­co com­bat­tente e pres­i­dente dell’Anpi provin­ciale tre­vi­giana.

Nato a Nervesa del­la Battaglia, 92 anni fa, grande appas­sion­a­to di sto­ria e di polit­i­ca, Loren­zoni è sta­to anche fiero oppos­i­tore del­la Lega. Com­mis­sario del battaglione “Castel­li” del­la briga­ta “Piave” divi­sione Nan­net­ti, ave­va per­so tre dita di una mano in battaglia, men­tre prepar­a­va un atten­ta­to sui bina­ri per fer­mare un treno tedesco.

Loren­zoni — assieme ad Aldo Tog­nana, pres­i­dente dell’Avl, altro eroe di guer­ra —  ave­va tenu­to il dis­cor­so per il 70.  anniver­sario del 25 aprile, fes­ta del­la Lib­er­azione, in piaz­za dei Sig­nori. Las­cia due  figlie: Antonel­la e San­dra.

https://www.leggo.it/italia/cronache/umberto_lorenzoni_morto_anpi-4117461.html

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Arezzo, insulti razzisti a calciatore 15enne di colore: lui reagisce e viene squalificato

Insulti razzisti a calciatore 15enne di colore: reagisce e viene squalificato

È anco­ra una vol­ta il mon­do del cal­cio a fare da teatro a un brut­to episo­dio di razz­is­mo, che sta­vol­ta è arriva­to a coin­vol­gere ragazz­i­ni poco più che ado­les­cen­ti. Un 15enne di orig­i­ni segale­si ha cer­ca­to di far­si gius­tizia da solo, dopo che per tut­ta la par­ti­ta gli avver­sari lo ave­vano pre­so in giro a suon di epiteti razz­isti. Per il baby cal­ci­a­tore di col­ore è arriva­ta sì la squal­i­fi­ca, ma sono arrivate anche le scuse dell’altra soci­età, com­p­rese quelle di col­oro che lo avreb­bero insul­ta­to, con­dot­ti per mano dal loro allena­tore. «Il ragaz­zo ha sbaglia­to ma va tenu­to con­to anche delle provo­cazioni». Prende posizione il Bib­bi­ena (Arez­zo) dopo la squal­i­fi­ca con la quale il giu­dice sporti­vo ha puni­to un ragaz­zo del­la for­mazione Allievi B del team casen­ti­nese di orig­i­ni sene­gale­si. Cinque gior­nate di stop per aver cer­ca­to di aggredire un avver­sario a fine par­ti­ta.

Così viene ripor­ta­to sul bol­let­ti­no del­la Lnd Toscana, ma quel­la reazione sarebbe frut­to di quan­to accadu­to poco pri­ma sul ret­tan­go­lo verde, riferisce la cronaca areti­na del­la “Nazione” che ricostru­isce l’accaduto. Il ragaz­zo manda­to in cam­po nei minu­ti finali mette in dif­fi­coltà gli avver­sari che cer­cano di arginarlo. Oltre ai con­trasti di gio­co vola anche qualche paro­la decisa­mente fuori luo­go, di stam­po razz­ista. Una pre­sa in giro per provare a fer­mare quel ragaz­zo longi­li­neo e davvero veloce che svaria su tut­to il fronte offen­si­vo. Il baby cal­ci­a­tore del Bib­bi­ena, classe 2003, accusa il colpo e al trip­lice fis­chio pro­va a far valere le pro­prie ragioni.

L’arbitro anno­ta quan­to vede sul pro­prio tac­cuino men­tre l’episodio las­cia inter­det­to l’allenatore dell’Arez­zo Foot­ball Acad­e­my, come rac­con­tano i diri­gen­ti del Bib­bi­ena. «Si è reso con­to di quan­to accadu­to e a fine par­ti­ta ha manda­to i ragazzi che ave­vano pro­nun­ci­a­to quelle frasi nel nos­tro spoglia­toio per chiedere scusa — spie­ga Alber­to Larghi, allena­tore degli Allievi B del Bib­bi­ena — sot­to questo pun­to di vista nul­la da dire al tec­ni­co e alla soci­età ama­ran­to. Più che allena­tori, io e il mio col­le­ga dell’Arezzo Foot­ball Acad­e­my, a questi liv­el­li siamo degli istrut­tori che dob­bi­amo aiutare i ragazzi a diventare uomi­ni». L’episodio sem­bra chiu­so qui, ma poi ecco arrivare la stan­ga­ta da parte del­la gius­tizia sporti­va.

«Cinque gior­nate sono davvero molte», aggiun­gono da Bib­bi­ena sot­to­lin­e­an­do come lo scor­so anno la for­mazione dei 2003, oggi impeg­nati nel cam­pi­ona­to Allievi B, abbia vin­to il pre­mio fair play come squadra più dis­ci­plina­ta. La soci­età casen­ti­nese, sep­pur amareg­gia­ta, con­fer­ma che non pre­sen­terà ricor­so.

«Cosa ho det­to al mio gio­ca­tore? Che anche lui ha commes­so un errore — risponde Alber­to Larghi — ho scrit­to un sms a tut­ti i miei ragazzi dicen­do loro che ave­va­mo vin­to in cam­po ma per­so la par­ti­ta più impor­tante, quel­la del com­por­ta­men­to. Anche se ci sono state delle offese una reazione del genere non può essere gius­ti­fi­ca­ta. Non si può pen­sare di risol­vere ogni dis­cus­sione ricor­ren­do all’uso del­la forza sul cam­po di cal­cio o nel­la vita quo­tid­i­ana. Così si pas­sa dal­la parte del tor­to». Il tec­ni­co dell’Arezzo Foot­ball Acad­e­my dopo aver con­dan­na­to l’episodio ha impos­to ai suoi ragazzi di vision­are alcu­ni doc­u­men­tari e film per­ché «spes­so i ragazzi par­lano sen­za sapere e oltre ad una punizione serve riflet­tere per com­pren­dere e costru­ire una morale».

https://www.leggo.it/italia/cronache/razzismo_insulti_calciatore_arezzo_bibbiena_squalifica-4117460.html

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Liste di attesa lunghe e pochi soldi: 6 milioni di italiani non si curano

Liste di attesa lunghe e pochi soldi: 6 milioni di italiani non si curano

di Lore­na Loia­cono

L’importante è la salute, si dice­va una vol­ta. Oggi non più: in tem­pi di crisi, infat­ti, gli ital­iani tagliano sulle cure mediche e sul­la pre­ven­zione.
A pagar­ne le con­seguen­ze è pro­prio la salute. Sec­on­do i dati Istat, ripor­tati in audizione alla Cam­era per le mis­ure da adottare in Manovra, gli ital­iani che risparmi­ano sul medico sono 6 mil­ioni, com­pre­si soprat­tut­to nel­la fas­cia di età tra i 45 e i 64 anni. E le cause sono soprat­tut­to due: «Cir­ca due mil­ioni di ital­iani rin­un­ciano a vis­ite o accer­ta­men­ti spe­cial­is­ti­ci per prob­le­mi di liste di atte­sa — ha spie­ga­to il pres­i­dente dell’Istat, Mau­r­izio Franzi­ni — men­tre sono oltre 4 mil­ioni le per­sone che rin­un­ciano per motivi eco­nomi­ci. Ril­e­vante è l’intreccio tra rin­un­cia e con­dizioni eco­nomiche».

La col­pa, quin­di, è soprat­tut­to dei costi del­la San­ità che si dif­feren­ziano anche per area geografi­ca. Dal­lo stu­dio dell’Osservatorio sul bilan­cio di wel­fare delle famiglie ital­iane di MBS Con­sult­ing emer­gono dif­feren­ze sig­ni­fica­tive sui costi del­la spe­sa san­i­taria: le famiglie del Nord infat­ti spendono ogni anno 1.356 euro, quelle del Cen­tro 1.488 e quelle del Sud e delle Isole 1212 euro.
Ovvi­a­mente la spe­sa, che si dis­cos­ta di qualche centi­naio di euro dal Merid­ione al Cen­tro, pesa in maniera diver­sa sui red­di­ti famigliari che al Sud sono medi­a­mente più bassi. Ma non solo. La fuga dal­la San­ità pub­bli­ca è dovu­ta anche alle lunghe attese che devono affrontare i pazi­en­ti per avere un appun­ta­men­to: attese che, di fronte al tim­o­re di una malat­tia, sono insosteni­bili.
E così il Servizio san­i­tario nazionale las­cia andare via i pazi­en­ti che, se nec­es­sario, sono costret­ti a riv­ol­ger­si al pri­va­to. Una scelta non sem­pre cor­re­la­ta alle pos­si­bil­ità eco­nomiche quan­to, piut­tosto, alla disponi­bil­ità del servizio: a riv­ol­ger­si alla san­ità pri­va­ta, infat­ti, sono soprat­tut­to le famiglie del Sud, evi­den­te­mente per­ché al Nord il servizio san­i­tario nazionale fun­ziona. Qualche esem­pio: per una visi­ta spe­cial­is­ti­ca si riv­olge al medico pri­va­to il 55,1% delle famiglie del Sud con­tro il 44,7% del Nord, per gli esa­mi diag­nos­ti­ci come un’ecografia va dal pri­va­to il 44,3% delle famiglie del Sud con­tro il 21,7% del Nord. Oltre il doppio: Tut­to questo spie­ga l’Osservatorio com­por­ta una grave lim­i­tazione del dirit­to alla salute.

https://www.leggo.it/italia/cronache/medici_ospedali_italiani_non_si_curano-4116315.html

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