L’indecente segreto di Stato sui contratti di concessione

Gli accor­di sul­la ges­tione delle autostrade non pos­sono essere resi pub­bli­ci: «Van­no pro­tet­ti i dati delle soci­età»

Quat­tro o cinque anni fa la neona­ta Autorità dei trasporti chiese al min­is­tero delle Infra­strut­ture i testi dei con­trat­ti di con­ces­sione autostradale.

Sem­bra­va una richi­es­ta di rou­tine e invece i fun­zionari min­is­te­ri­ali fecero muro: i doc­u­men­ti, spie­garono, con­tengono dati del­i­cati per le aziende coin­volte e quin­di non pos­sono essere divul­gati. Nem­meno all’organismo di con­trol­lo. Affer­mazione sor­pren­dente ma del tut­to in lin­ea con quel­lo che era accadu­to al momen­to stes­so del­la creazione dell’Autorità. L’Aiscat, l’associazione dei gestori, era rius­ci­ta a ottenere una sostanziale riduzione dei suoi poteri: con­trari­a­mente a quel­lo che accade in altri Pae­si l’Autorità deve anco­ra oggi lim­i­tar­si alle nuove con­ces­sioni, ma non può met­tere bec­co in quelle già fir­mate, tutte le più impor­tan­ti com­pre­sa quel­la di Autostrade.

Non mer­av­iglia dunque che Phas­tidio, il sito dell’economista Mario Sem­i­ne­r­io, abbia defini­to le con­ces­sioni «un inde­cente seg­re­to di Sta­to», più tute­la­to di quel­li mil­i­tari. In questo caso, però a essere pro­tet­ta non è la col­let­tiv­ità, ma le soci­età che incas­sano i pedag­gi. Il muro di gom­ma ha fino ad ora sem­pre tenu­to, sven­tan­do ogni peri­co­lo; l’esempio più recente risale all’inizio di quest’anno: man­te­nen­do all’apparenza le ripetute promesse di trasparen­za, Graziano Del­rio, min­istro dei trasporti del gov­er­no Gen­tiloni, ha fat­to pub­bli­care su inter­net i testi incrim­i­nati. Pec­ca­to però che siano state escluse le par­ti più impor­tan­ti, quelle davvero utili per far­si un’idea del­la sen­satez­za eco­nom­i­ca degli accor­di.

Le con­ces­sioni, in tut­to una venti­na o poco più, sono i con­trat­ti con cui lo Sta­to (attra­ver­so il Min­is­tero delle Infra­strut­ture) affi­da a una soci­età la ges­tione di un tron­co autostradale, i rispet­tivi obb­lighi e dirit­ti, i ricavi che l’operatore pri­va­to ne potrà trarre e gli inves­ti­men­ti a cui si impeg­na. Nel­la mag­gior parte dei casi risal­go­no alla fine degli anni Novan­ta, il peri­o­do delle gran­di pri­va­tiz­zazioni. Quel­la di Autostrade per l’Italia, siglata nel 1997, scade­va nel 2038, ma di recente, in cam­bio dei lavori sul­la nuo­va super tan­gen­ziale di Gen­o­va, la cosid­det­ta Gron­da, è sta­ta pro­ro­ga­ta al 2042.

Pro­prio le pro­roghe sono uno dei tasti più del­i­cati. La legge euro­pea prevede che una vol­ta scadute, le con­ven­zioni vengano messe a gara, nel nome di una sana com­pe­tizione. Pec­ca­to che in Italia non suc­ce­da prati­ca­mente mai. Il cav­al­lo di Troia sono di soli­to i nuovi inves­ti­men­ti: il gestore si impeg­na a costru­ire un nuo­vo tron­co, una terza (o quar­ta cor­sia), opere con­sid­er­ate indis­pens­abili, e come remu­ner­azione finisce con l’ottenere dal gov­er­no un aumen­to dei pedag­gi o una pro­ro­ga del con­trat­to (tal­vol­ta entram­bi). Spes­so, tra l’altro, l’investimento provo­ca un aumen­to del traf­fi­co e il gestore ci guadagna due volte. Atlantia dei Benet­ton (con Autostrade pri­mo gestore ital­iano) o il grup­po Gavio (sec­on­do) han­no un altro van­tag­gio: possiedono delle soci­età di costruzioni interne a cui, almeno in parte, affi­dano i lavori. L’incasso tende così a trip­li­car­si.

Uno dei domi­nus del sis­tema è Fab­rizio Palen­zona, tra i più for­mi­da­bili uomi­ni di potere dell’Italia degli ulti­mi decen­ni. Ai tem­pi del­la pri­ma Repub­bli­ca era già un democris­tiano in car­ri­era (è sta­to sin­da­co di Tor­tona e pres­i­dente del­la provin­cia di Alessan­dria). Poi è diven­ta­to banchiere (vicepres­i­dente di Uni­cred­it) e pro­con­sole dei Benet­ton nel set­tore infra­strut­ture. In ques­ta veste è pres­i­dente di Ais­cat (come det­to l’associazione dei gestori autostradali) e di Assoaero­por­ti (i Benet­ton con­trol­lano lo sca­lo di Fiu­mi­ci­no).

La famiglia di Pon­zano Vene­to, oggi in dif­fi­coltà di fronte all’accanita com­pe­tizione nel set­tore dei maglionci­ni (dove da anni perde sol­di) è entra­ta nel più red­di­tizio com­par­to dei servizi in con­ces­sione già dal­la pri­ma pri­va­tiz­zazione nel 1998. Più o meno nel­lo stes­so peri­o­do sono entrati i Gavio. Le soci­età del­la famiglia di Tor­tona sono state coin­volte qualche anno fa in una grottesca vicen­da che rende bene la scarsa trasparen­za del set­tore. La cosid­det­ta legge sbloc­ca Italia del 2015 prevede­va a loro van­tag­gio la soli­ta pro­ro­ga (con rel­a­tivi incas­si) in cam­bio di lavori per 10 mil­iar­di. Arriva­ta a Brux­elles la nor­ma fu boc­cia­ta tra mille imbarazzi: i «nuovi» lavori, dis­sero i fun­zionari Ue, sono gli stes­si che ci avete pre­sen­ta­to negli anni prece­den­ti. Quante volte volete farveli pagare?

http://www.ilgiornale.it/news/politica/lindecente-segreto-stato-sui-contratti-concessione-1565581.html

Battaglia71
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Ponte Morandi, Bertolaso: “Quando lo attraversavo, correvo il più possibile e violavo tutti i limiti di velocità”

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Ponte Moran­di? Quan­do attra­ver­sa­vo quel ponte, se ovvi­a­mente il traf­fi­co me lo per­me­t­te­va, viola­vo tut­ti i lim­i­ti di veloc­ità e ci pas­sa­vo il più velo­ce­mente pos­si­bile”. Sono le parole di Gui­do Berto­la­so, dal 2001 al 2010 diret­tore del Dipar­ti­men­to del­la Pro­tezione Civile. Inter­ve­nen­do a In Onda (La7), Berto­la­so accusa le falle nei con­trol­li e nel­la mes­sa in sicurez­za del ponte e pun­tu­al­iz­za: “Non fac­cio nes­suna ipote­si sul crol­lo, ma ricor­do che sono anche ingeg­nere, per­ché ho avu­to una lau­rea in ingeg­ne­r­ia hon­oris causa. E non in Alba­nia, ma in una delle pres­ti­giose uni­ver­sità ital­iane”. L’ex capo del­la Pro­tezione Civile non si esime dal toglier­si diver­si sas­soli­ni dal­la scarpa: “A dif­feren­za di tan­ti che oggi pon­tif­i­cano su ques­ta ennes­i­ma trage­dia, io dal 2001 ogni giorno dico che vivi­amo nel Paese più bel­lo, ma anche il più frag­ile del mon­do”.

Berto­la­so elen­ca tut­ti i rischi che corre l’Italia e rin­cara: “Non voglio neanche pen­sare a cosa accadrà quan­do il Vesu­vio si risveg­lierà dal suo son­no, per­ché ques­ta è un’altra cosa cer­ta: il Vesu­vio un giorno tornerà a essere un vul­cano atti­vo. E allo­ra non solo Napoli, ma tut­ta la nazione subirà le con­seguen­ze di ques­ta ennes­i­ma futu­ra trage­dia sen­za che si sia fat­to nul­la per met­tere seri­amente sot­to con­trol­lo questo vul­cano, che è il più peri­coloso del mon­do“. E aggiunge: “Ogni giorno, nel­la mia attiv­ità di capo del­la Pro­tezione Civile, con­tin­u­a­vo a par­lare del­la pre­ven­zione e del­la neces­sità di met­tere in sicurez­za il nos­tro Paese. Poi la sto­ria è nota. Mi han­no riem­pi­to di accuse che si sono dimostrate asso­lu­ta­mente infon­date dopo 8 anni, e non dopo 8 mesi. E nel frat­tem­po è sta­ta demoli­ta una strut­tura che, anche dal pun­to di vista del­la pre­ven­zione e del­la pre­vi­sione, fun­zion­a­va alla grande”

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/16/ponte-morandi-bertolaso-ogni-volta-che-lo-attraversavo-correvo-il-piu-possibile-e-violavo-tutti-i-limiti-di-velocita/4562945/

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Roma, abusi sessuali e violenza: arrestato il ‘principe del Boario’

Una trentenne rom­e­na, la vit­ti­ma delle angherie e delle ripetute aggres­sioni, all’interno dell’insediamento, sor­to alle spalle del Mat­ta­toio

Roma, abusi sessuali e violenza: arrestato il 'principe del Boario' Spadroneg­gia­va all’interno del cam­po, cos­ti­tu­ito da una serie di barac­che in via del Cam­po Boario, dietro l’ex Mat­ta­toio a Tes­tac­cio. Impone­va con pre­poten­za la pro­pria volon­tà su tut­ti gli occu­pan­ti dell’insediamento. Ma soprat­tut­to eserci­ta­va con­tin­ue vio­len­ze e pre­var­i­cazioni ai dan­ni di una rom­e­na di 30 anni. Vio­len­ze, sfo­ci­ate in approc­ci ses­su­ali, impedi­ti solo dal­la reazione del­la don­na e dal pron­to inter­ven­to dei cara­binieri che han­no arresta­to l’uomo, un cit­tadi­no ira­ni­ano di 46 anni, sopran­nom­i­na­to il ‘principe del cam­po Boario’

Al ter­mine di del­i­cate e arti­co­late indagi­ni, all’aggressore è sta­to noti­fi­ca­ta un’ordinanza di cus­to­dia caute­lare, emes­sa dal gip del tri­bunale di Roma, per le accuse di vio­len­za ses­suale, atti per­se­cu­tori e lesioni per­son­ali. Tut­to era par­ti­to lo scor­so giug­no, quan­do la cit­tad­i­na rom­e­na, costret­ta ad abitare nell’insediamento abu­si­vo, con­fi­da­va lo sta­to d’angoscia e di ter­rore che sta­va viven­do per le con­tin­ue angherie subite dall’uomo, trovan­do fidu­cia in due mil­i­tari donne del­la stazione Roma Aventi­no.

Tra queste con­fi­den­ze i cara­binieri han­no rac­colto una vera e pro­pria attivi­ta’ per­se­cu­to­ria, anche con atti ses­su­ali prete­si dal cit­tadi­no ira­ni­ano, sicuro del silen­zio del­la don­na, ter­ror­iz­za­ta da minac­ce e da per­cosse tali da procu­rar­le ripetute lesioni. Le ras­si­cu­razioni dei cara­binieri, l’hanno por­ta­ta a rac­con­tare la dram­mat­i­ca cronaca che dopo essere sta­ta pun­tual­mente riscon­tra­ta  ha per­me­s­so di accertare che il crim­i­nale, forte del­lo sta­to di supre­mazia e del­la sua “osten­ta­ta pre­poten­za”, incute­va tim­o­re non solo nei con­fron­ti del­la don­na, ma di tut­ti gli occu­pan­ti dell’estemporanea comu­ni­ta’.
L’arrestato e’ sta­to por­ta­to a  Regi­na Coeli. La don­na vit­ti­ma, madre di due bam­bine, sara’ affi­da­ta a un cen­tro anti vio­len­za.

http://roma.repubblica.it/cronaca/2018/08/17/news/roma_abusi_sessuali_e_violenza_arrestato_il_principe_del_boario_-204299600/

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Toscani difende i Benetton: “Italiani popolo di incattiviti”

Il fotografo Oliviero Toscani difende i Benet­ton, pro­pri­etari di Autostrade per l’Italia e attac­ca gli ital­iani: “Siamo un popo­lo di infe­li­ci, incat­tiv­i­ti”

“Cos’è ques­ta cat­tive­ria, questo livore?”. A chieder­lo è Oliviero Toscani che, in un’intervista al Cor­riere del­la Sera, difende i Benet­ton per quan­to riguar­da le loro respon­s­abil­ità per il crol­lo del Ponte Moran­di di Gen­o­va.

Non sono un tec­ni­co, ma ho sem­pre sen­ti­to che era segui­to con dei para­metri molto più ampi del­la media euro­pea”, dice il fotografo che attac­ca i Cinque Stelle:“Par­lano i grilli­ni che ne han­no fat­te di tut­ti i col­ori, che sono con­tro tut­to, con­tro la Gron­da? Siamo un Paese che deve andare dal­lo psi­canal­ista. Ma ha vis­to la mia foto che gira”. Sec­on­do Toscani pren­der­sela con i Benet­ton è sbaglia­to per­ché “loro sono delle per­sone seris­sime” e lo rib­adisce più volte: “Sì, sono sem­pre sta­ti seri, han­no sem­pre fat­to le cose al mas­si­mo.. e lo dico io che ci ho lavo­ra­to insieme”. Il fotografo si dice dispiaci­u­to per il crol­lo del Ponte Moran­di ma anche “per tutte le bugie che la gente rac­con­ta”. Sec­on­do lui il popo­lo ital­iano è “frus­tra­to” e “infe­lice”: “Da fotografo e da uomo immag­ine — aggiunge — pos­so dire pro­prio questo: siamo un popo­lo di infe­li­ci, incat­tiv­i­ti. Ce l’abbiamo con la nos­tra con­dizione, sec­on­do me è per una col­pa nos­tra. Ma allo­ra pren­di­amo­ci a sber­le per stra­da, sarebbe più sano a questo pun­to. Che popo­lo cat­ti­vo… E non dico solo quel­lo ital­iano, l’umanità. Ce l’abbiamo con tut­ti…”.

Toscani, poi, riv­ela che, solo per un for­tu­ito ritar­do, quel­la mat­ti­na non si è trova­to a dover pas­sare per il ponte crol­la­to. Lui, pro­prio quel­la mat­ti­na avrebbe dovu­to per­cor­rere quel viadot­to in moto, insieme al figlio per andare in Fran­cia. “Men­tre sta­vo par­tendo da casa mi ha chiam­a­to un tec­ni­co del mio ser­vice, che dove­va rag­giunger­mi a casa. E mi ha det­to: sono in ritar­do. Ho volu­to aspet­tar­lo…”, rac­con­ta e aggiunge:“Gra­zie a quel ritar­do sono par­ti­to un’ora e mez­za dopo, sen­no sarei sta­to là”.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/toscani-difende-i-benetton-italiani-popolo-incattiviti-1565689.html

Battaglia71
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Ndrangheta: arrestato boss Abbruzzese

Irreperibile dal 2015 era in elenco ricercati più pericolosi

COSENZA, 18 AGO — Gli inves­ti­ga­tori del­lo Sco e delle Squadre Mobili di Cosen­za e Catan­zaro, con il sup­por­to del­la Polizia sci­en­tifi­ca, han­no arresta­to a Cas­sano allo Ionio il lati­tante Lui­gi Abbruzzese, di 29 anni. Irreperi­bile dal 2015, era inser­i­to nell’elenco dei ricer­cati più peri­colosi.
Abbruzzese è il capo dell’omonima cosca, ege­mone nel­la Sibar­i­tide. Abbruzzese è sta­to con­dan­na­to in appel­lo a 20 anni per traf­fi­co di dro­ga ed è des­ti­natario di una misura caute­lare sem­pre per dro­ga. Al momen­to del­la cat­tura ave­va 2 pis­tole, munizioni e un doc­u­men­to fal­so.

(ANSA)

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Claudio Lolli

Claudio Lolli Lut­to nel mon­do del­la musi­ca ital­iana: dopo una lun­ga malat­tia, s’è spen­to all’età di 68 anni Clau­dio Lol­li, uno dei sim­boli del­la can­zone d’autore ital­iana. Can­tau­tore, poeta e scrit­tore, nell’arco di una trenti­na d’anni, Lol­li ha saputo trattare svariati temi, dal­la polit­i­ca all’amicizia, dal­la des­o­lazione alle crisi sociali e cul­tur­ali cre­an­do un cul­to più o meno sot­ter­ra­neo di appas­sion­ati e fan che lo han­no segui­to con devozione. Dopo anni di silen­zio, alla soglia dei settant’anni, ha vin­to nel 2017 la Tar­ga Ten­co nel­la cat­e­go­ria «Miglior dis­co dell’anno in asso­lu­to» con l’album “Il grande fred­do”, ogget­to di un crowd­fund­ing lan­ci­a­to via web.

http://www.totomorti.com/

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Gaza: uccisi 2 palestinesi, 270 feriti

Lo dicono fonti mediche. Esercito, hanno lanciato ordigni

TEL AVIV, 17 AGO — Due man­i­fes­tanti palesti­ne­si sono rimasti uccisi negli scon­tri con l’esercito israeliano lun­go la bar­ri­era difen­si­va tra Israele e la Striscia di Gaza durante la ‘Mar­cia del Ritorno’, appog­gia­ta da Hamas. Lo han­no annun­ci­a­to fonti mediche del­la Striscia, citate dai media palesti­ne­si, che han­no por­ta­to il numero dei fer­i­ti a 270.
L’esercito israeliano si è schier­a­to lun­go il con­fine e ha fat­to sapere che era­no migli­a­ia i man­i­fes­ta­ti palesti­ne­si e che sono sta­ti lan­ciati “numerose bombe incen­di­arie e ordig­ni esplo­sivi improvvisati con­tro la bar­ri­era difen­si­va”. Inoltre, sono sta­ti indi­vid­uati “numerosi sospet­ti che han­no attra­ver­sato il con­fine e che subito dopo han­no fat­to ritorno nel­la Striscia”. “L’esercito — ha det­to il por­tav­oce — ha rispos­to con mezzi di dis­per­sione dei riv­oltosi e ha spara­to munizioni vere selet­tive in accor­do con le pro­ce­dure stan­dard oper­a­tive”.

(ANSA)

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Appello internazionale per Santiago Maldonado

Santiago è scomparso il il 1 agosto 2017 in Argentina durante una repressione poliziesca contro il popolo Mapuche. Firma e sostieni la mobilitazione di solidarietà: lo Stato è responsabile, vogliamo Santiago vivo tra noi subito!

Il 1 Agos­to 2017, cir­ca 100 mem­bri del­la Gen­darme­ria Nazionale Argenti­na han­no repres­so una protes­ta sul­la stra­da statale 40, pres­so il pun­to Leleque, nel nord-est di Chubut, nel­la Patag­o­nia argenti­na, cir­ca 100 km a nord di Esquel. L’azione era sta­ta mes­sa in cam­po dai mem­bri del­la comu­nità Mapuche “Pu Lof en Resisten­cia del depar­ta­men­to Cushamen”. A segui­to del­lo sgombero dell’area, la Gen­darme­ria ha perse­gui­to i man­i­fes­tanti fin den­tro i campi, entran­do nei ter­ri­tori del­la comu­nità ed usan­do armi da fuo­co.

Durante questo insegui­men­to San­ti­a­go Mal­don­a­do, un gio­vane di 28 anni, che si era trasfer­i­to solo pochi mesi fa nelle vic­i­na cit­tà di El Bol­són, nel­la provin­cia di Rio Negro, è spar­i­to. San­ti­a­go Mal­don­a­do non è mem­bro del Popo­lo Mapuche, si era avvi­c­i­na­to alla comu­nità “Pu Lof en Resisten­cia del Depar­ta­men­to Cushamen” per esprimere la sua sol­i­da­ri­età in rispos­ta ad altri even­ti repres­sivi da cui era sta­ta recen­te­mente col­pi­ta. Le tes­ti­mo­ni­anze di chi sta­va scap­pan­do dal­la Gen­darme­ria, ripor­tano che è sta­to cat­tura­to, col­pi­to e car­i­ca­to in un fur­gone, che ripor­ta­va le scritte di ques­ta stes­sa forza di sicurez­za. Da questo momen­to in poi, non si è saputo più nul­la su di lui.

Indichi­amo come respon­s­abili lo Sta­to Nazionale e Pablo Noceti, Capo di Gabi­net­to del Min­is­tero del­la Sicurez­za Inter­na e diret­tore a cari­co dell’operativo repres­si­vo in situ; con­sid­e­ri­amo il Min­istro di Sicurez­za Patri­cia Bull­rich ed il Pres­i­dente del­la Nazione Mauri­cio Macri respon­s­abili per la sicurez­za ed integrità fisi­ca di San­ti­a­go Mal­don­a­do. Rifiu­ti­amo, inoltre, il ten­ta­ti­vo da parte del gov­er­no di crim­i­nal­iz­zare la protes­ta e l’uso del­la repres­sione come meto­do di “risoluzione” dei con­flit­ti sociali. Sti­amo assis­ten­do ad un caso di SPARIZIONE FORZATA nel con­testo di una protes­ta sociale.

Mai più!¡Nunca Más!

Esigiamo l’immediata riapparizione con vita di Santiago Maldonado!
Per adesioni scrivere a: centrodoc@gmail.com
ENGLISH VERSION

On August 1st 2017, about 100 Argen­tine Nation­al Gen­darmerie per­son­nel repressed a protest on route 40, in the Leleque site, north-east of Chubut, in Argen­tin­ian Patag­o­nia, about 100 kilo­me­tres north of Esquel. The action had been put forth by the mem­bers of the “Pu Lof en Resisten­cia del depar­ta­men­to Cushamen”, Mapuche com­mu­ni­ty. After evict­ing the pro­test­ers from the area, the Gen­darmerie chased them into the fields, enter­ing the community’s ter­ri­to­ry using firearms. Dur­ing this chase San­ti­a­go Mal­don­a­do, 28 years old, who had moved only a few months ago to the near­by city of El Bol­són, en Rio Negro, dis­ap­peared.

San­ti­a­go Mal­don­a­do is not a mem­ber of the Mapuche peo­ple, he had approached the “Pu Lof en Resisten­cia del Depar­ta­men­to Cushamen” com­mu­ni­ty to express his sol­i­dar­i­ty, in response to oth­er recent repres­sion that it had suf­fered. The tes­ti­monies of who was escap­ing from the Gen­darmerie, indi­cate that he was cap­tured, beat­en, and loaded onto a white truck, with this secu­ri­ty forces’ let­ter­ing on it. From this moment onwards, he has been nowhere to be found or heard of.

We hold the State and Pablo Noceti, Chief of Staff of the Min­istry of Inte­ri­or Secu­ri­ty and direc­tor of the repres­sive oper­a­tion in place, respon­si­ble; we hold the Min­is­ter of Secu­ri­ty Patri­cia Bull­rich and the Pres­i­dent Mauri­cio Macri respon­si­ble for the safe­ty and phys­i­cal integri­ty of San­ti­a­go Mal­don­a­do. We also refuse the government’s attempt to crim­i­nal­ize the protest and the use of repres­sion as a means of “res­o­lu­tion” of social con­flicts.

We are assist­ing a case of ENFORCED DISAPPEARANCE in the con­text of a social protest.

Nev­er again! ¡Nun­ca Más!

We demand the imme­di­ate reap­pear­ance of San­ti­a­go Mal­don­a­do, alive!

Write to: centrodoc@gmail.com

VERSION EN ESPAÑOL

¡APARICIÓN CON VIDA DE SANTIAGO MALDONADO! SOLICITUD DE SOLIDARIDAD INTERNACIONAL

El pasa­do 1 de Agos­to de 2017 unos cien efec­tivos de la Gen­darmería Nacional Argenti­na reprim­ieron una protes­ta sobre la ruta 40 en el para­je Leleque, en el noroeste del Chubut, en la Patag­o­nia argenti­na, a unos cien kilómet­ros al norte de Esquel. La medi­da de fuerza era lle­va­da ade­lante por miem­bros de la comu­nidad mapuche “Pu Lof en Resisten­cia del depar­ta­men­to Cushamen”. Tras desa­lo­jar a los man­i­fes­tantes de la car­retera, Gen­darmería los per­sigu­ió cam­po aden­tro, ingre­san­do al ter­ri­to­rio de la comu­nidad y hacien­do uso de armas de fuego. En el mar­co de esa per­se­cusión desa­pare­ció el joven San­ti­a­go Mal­don­a­do, de 28 años, quien des­de pocos meses atrás hab­it­a­ba la cer­cana ciu­dad de El Bol­són, en Rio Negro.

San­ti­a­go Mal­don­a­do no es miem­bro del pueblo mapuche, sino que se había acer­ca­do a la comu­nidad “Pu Lof en Resisten­cia del Depar­ta­men­to Cushamen” para expre­sar su sol­i­dari­dad frente a otros hechos repre­sivos recientes que había sufri­do. Los tes­ti­mo­nios de quienes escapa­ban de la Gen­darmería señalan que fue cap­tura­do, gol­pea­do y subido a una camione­ta blan­ca con las insignias de esa fuerza de seguri­dad. A par­tir de ese momen­to, nada más se supo de él. Hace­mos respon­s­able al Esta­do nacional y a las fig­uras de Pablo Noceti, Jefe de Gabi­nete del Min­is­te­rio de Seguri­dad Inte­ri­or y direc­tor del oper­a­ti­vo repre­si­vo in situ; a la Min­istro de Seguri­dad Patri­cia Bull­rich y al Pres­i­dente de la Nación Mauri­cio Macri por la seguri­dad y la inte­gri­dad físi­ca de San­ti­a­go Mal­don­a­do. Asimis­mo repu­di­amos los inten­tos de crim­i­nal­ización de la protes­ta que se han lle­va­do ade­lante des­de el gob­ier­no y la repre­sión como medio de “solu­ción” de con­flic­tos sociales. Esta­mos frente a un caso de DESAPARICIÓN FORZADA en el mar­co de una protes­ta social. ¡Nun­ca Más!

¡Exigi­mos la inmedi­a­ta apari­ción con vida de San­ti­a­go Mal­don­a­do!

Adhe­siones a centrodoc@gmail.com

Appel­lo inter­nazionale per San­ti­a­go Mal­don­a­do

Placidi71

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La storia dell’impero Benetton, il padrone della Patagonia

Dove è Santiago Maldonado, sequestrato dalla Gendarmeria un mese fa durante una repressione nelle terre (usurpate da) di Benetton in Argentina e mai più riapparso? Perchè gli indigeni mapuche lottano contro Luciano Benetton, il proprietario (italiano) di territori (indigeni) smisurati? Come ha costruito il suo impero economico? Perché lo Stato argentino e la Gendarmeria lo difendono?

La Patag­o­nia è la regione più este­sa del paese, e anche quel­la in cui c’è la mag­gior con­cen­trazione di terre che riman­gono in poche mani. For­ma­ta da enor­mi campi piani e bei pae­sag­gi pre­an­di­ni, fu ripar­ti­ta sen­za nes­sun tipo di con­trol­lo tra eccen­tri­ci mil­ionari stranieri e aziende multi­nazion­ali con l’avvallo del­lo sta­to e del sis­tema giudiziario. Il mag­nante Joe Lewis padrone e sig­nore di tutte le terre che cir­con­dano il Lago Escon­di­do, e anfitri­one del­la visi­ta al sud che fecero assieme Oba­ma e Macri l’anno scor­so, è uno di loro. Fan­no parte di questo grup­po selezion­a­to anche il cre­atore del­la CNN Ted Turn­er, i Suchard (padroni del­la Nestlè), l’investitore ungherese Georges Soros, l’attore Sylvester Stal­lone, e fino a pochi anni fa il figlio di uno dei fonda­tori del­la Pep­si­co. Ward Lay. Tut­tavia chi si prende tut­ti i pre­mi di lat­i­fondista dell’anno è Luciano Benet­ton che tra il 1991 e il 1997 accu­mu­la 900.000 ettari, che equiv­al­go­no a quar­an­ta volte le super­fi­cie del­la cit­tà di Buenos Aires.

La feroce cac­cia all’uomo del­la Gen­darme­ria nei con­fron­ti del­la comu­nità Pu Lof nel dipar­ti­men­to di Cushamen, alla fron­tiera nor­doc­ci­den­tale di Chubut, che si è con­clusa con il seque­stro e la scom­parsa di San­ti­a­go Mal­don­a­do meno di due set­ti­mane fa, ( fat­to che non avu­to anco­ra nes­sun tipo di rispos­ta statale), si è prodot­ta pro­prio nelle terre che sono oggi sot­to il dominio dei Benet­ton.

Anche se la mag­gior parte di esse sono state com­per­ate negli anni 90, la con­seg­na e poi il sac­cheg­gio delle terre patag­o­niche e delle loro risorse nazion­ali da parte di imp­rese straniere risale indi­etro negli anni, così come le richi­este per riaver­le indi­etro e la lot­ta del popo­lo mapuche per recu­perale.

< Map­pa di terre ven­dute a mag­nati o multi­nazion­ali straniere (FONTE TIEMPO ARGENTINO)

La sto­ria di un’occupazione

Benet­ton arri­va alla fine di una lun­ga cate­na di affaris­mo e sot­trazione di risorse nat­u­rali che com­in­cia nell’ultimo quar­to del sec­o­lo dician­noves­i­mo.

In quegli anni, mal­gra­do quel­lo che dice il can­dida­to a sen­a­tore di Cam­biemos, Este­ban Bull­rich, in Patag­o­nia non ci fu una “Con­quista del deser­to”. Quel­lo che si pro­dusse fu un geno­cidio a par­tire dall’occupazione mil­itare del ter­ri­to­rio più a sud del con­ti­nente, effet­tua­to con la final­ità di esten­dere le fron­tiere del­lo sta­to nazionale argenti­no (e il suo mer­ca­to di materie prime nel mon­do) che era in pieno proces­so di strut­turazione. Al pas­so dell’occupazione mil­itare annichilirono gli abi­tan­ti preesisten­ti o li fecero pri­gion­ieri per con­ver­tir­li in mano d’opera a bas­so cos­to des­ti­na­ta tan­to a lavo­rare nei campi con­quis­ta­ti quan­to in fac­cende domes­tiche nelle zone urbane. I pochi sopravvis­su­ti furono srad­i­cati e inviati in ordine spar­so ver­so la fron­tiera del­la cordigliera and­i­na. Tra i popoli mas­sacrati c’erano pure i mapuche, che vive­vano in una este­sa porzione del nor­dovest del­la Patag­o­nia. Non era­no né cileni né argen­ti­ni, sem­plice­mente per­ché entram­bi gli sta­ti sono costruzioni storiche pos­te­ri­ori alla vita e allo svilup­po di questi popoli.

Fini­ta la cam­pagna nel 1885 (a segui­to del­la scon­fit­ta defin­i­ti­va del capo locale Say­hueque) si iniz­iò il proces­so di ripar­tizione e sfrut­ta­men­to delle terre che oggi for­mano parte delle province di Buenos Aires, il sud di Cor­do­ba, San Luis e Men­doza, e quelle cre­ate a par­tire dal­la con­quista, Neuquen, Rio Negro, Chubut e San­ta Cruz.

Lo sta­to argenti­no regalò gran parte di queste terre a più di cinquan­ta imp­rese ingle­si che inizia­vano a oper­are den­tro il paese, chieden­do che le col­o­niz­zassero. Solo a Chubut era­no padroni di 2.300.000 ettari. Gran parte di esse furono ammin­is­trate con un fon­do di inves­ti­men­to comune chiam­a­to “Com­pag­nia di Terre del Sud argenti­no”. In questo lon­tano Sud, Ramon Minieri rac­con­ta che la Com­pag­nia, come di soli­to si nomi­na­va «sfrut­tò queste erre durante qua­si un sec­o­lo in con­dizioni eccezional­mente favorevoli, ha potu­to pro­durre, importare, esportare e ottenere prof­itti, sen­za dover pagare per anni i dirit­ti doganali né altri generi di tasse, o ben­e­fi­cian­dosene, con cam­bi di mon­e­ta pref­eren­ziali e dazi ridot­ti». Pas­sarono più di 130 anni e nes­sun gov­er­no toc­cò le basi strut­turali di questo mod­el­lo eco­nom­i­co di rap­ina.

Nel 1975 l’impresa “Great West­ern” che appar­tiene a pro­pri­etari ter­ri­eri del­la borgh­e­sia argenti­na com­pra il pac­chet­to azionario de “La Com­pag­nia” e arriv­i­amo così al 1991 quan­do sot­to il gov­er­no Men­em, Luciano Benet­ton si appro­pria di queste terre. Attra­ver­so la hold­ing inter­nazionale del grup­po Benet­ton, Edi­zione, il mag­nate ital­iano com­pra per 50 mil­ioni di dol­lari i qua­si 900.000 ettari sit­uati per il 98 % nelle province di San­ta San­ta Cruz, Chubut, Río Negro, Neuquén e Buenos Aires, dove si ded­i­ca per lo più alla pro­duzione del­la lana anche se ora c’è un nuo­vo mer­ca­to da sfruttare cioè il petro­lio, sim­boliz­za­to da un giaci­men­to ove vi è pure dis­pu­ta ter­ri­to­ri­ale, quel­lo di Vaca Muer­ta.

La sto­ria di un impero glob­al­iz­za­to “il principe dei col­ori”

Look infor­male e inno­vazione nel maglione di lana con col­ori for­ti e una indus­tria tes­sile di liv­el­lo mon­di­ale sono sta­ti la carat­ter­is­ti­ca del grup­po Benet­ton fin dalle sue orig­i­ni. L’impresa famil­iare for­ma­ta da Luciano, Giu­liana, Gilber­to e Car­lo si for­mò nel 1965. Quat­tro anni dopo inau­gu­ra­va il suo pri­mo negozio a Pari­gi.

Ha sede nel­la son­tu­osa dimo­ra di Vil­la Minel­li nel­la cit­tà di Tre­vi­so. A vent’anni Luciano diven­tò pres­i­dente dell’impresa. Negli anni a seguire si espansero nelle prin­ci­pali strade del­la moda del mon­do, i prof­itti creb­bero e si som­marono nuove marche: Sis­ley, Playlife e Killer Loop. Oggi ha negozi in più di 120 pae­si. Anni dopo ha investi­to in una scud­e­ria di For­mu­la 1 che ha gareg­gia­to tra il 1986 e il 2001 e che ebbe un momen­to di glo­ria con Michael Schu­mach­er. La famiglia è anche pro­pri­etaria di 21 inves­ti­men­ti in una Ban­ca di inves­ti­men­ti immo­bil­iari ed è azion­ista del grup­po Pirelli. […]

L’industria tes­sile è una delle più sfrut­ta­tri­ci sul mer­ca­to, e con i peg­giori salari. Per ridurre i costi i Benet­ton, che fat­tura­no 11.000 mil­ioni di dol­lari all’anno, han­no ester­nal­iz­za­to la pro­duzione in pae­si dove la mano d’opera è eco­nom­i­ca e abbon­dante, come la Turchia dove sono sta­ti denun­ciati per sfrut­ta­men­to infan­tile di bam­bi­ni tra i 9 e 13 anni che fab­bri­ca­vano le loro stoffe.

Un altro caso che è sta­to al cen­tro dell’attenzione è quel­lo del 2013 quan­do una fab­bri­ca tes­sile in Bangladesh che pro­duce­va tes­su­ti per Benet­ton, è venu­ta giù provo­can­do la morte di 1132 lavo­ra­tori e 2500 fer­i­ti. All’inizio Benet­ton si era rifi­u­ta­to a pagare qual­si­asi inden­niz­zo ma a segui­to del­la cadu­ta del pres­ti­gio per la pro­pria indif­feren­za si è vis­to obbli­ga­to a far­lo. Oggi l’impero famiglia con­ta, sec­on­do Forbes, approssi­ma­ti­va­mente 3,4 mil­iar­di di dol­lari.

Sola­mente nelle terre che possiede in Argenti­na Luciano Benet­ton possiede 280.000 pecore che pro­ducono 1.300.000 chili di lana all’anno. Lo sfrut­ta­men­to delle terre del­la Com­pag­nia delle Terre del Sud Argenti­no si è uni­ta allo sfrut­ta­men­to minerario di giaci­men­ti sit­uati nel­la provin­cia di San Juan – attra­ver­so di Min Sud (Min­era Sud Argenti­na S.A.) che ha sede cen­trale in Cana­da.

Per molti anni i Benet­ton han­no por­ta­to via le risorse nazion­ali sen­za pagare tasse, sen­za reg­is­trare i lus­su­osi edi­fi­ci che real­iz­za­vano sulle loro terre. Ironi­ca­mente, han­no inau­gu­ra­to un museo con pezze arche­o­logiche di cul­ture autoc­tone, alcune di esse antiche di 13.000 anni, sit­u­a­to a Leleque (Cushamen) Prob­a­bil­mente furono sac­cheg­giate nel ter­ri­to­rio del­la comu­nità mapuche Tehuelch­es, tra le altre.

Per­chè lo Sta­to e la Gen­darme­ria difendono Benet­ton?

Alcu­ni anni fa Karl Marx met­te­va fine alla leggen­da sec­on­do cui lo sta­to difende gli inter­es­si comu­ni di tut­ta la la popo­lazione. Dice­va nel Man­i­festo Comu­nista che il gov­er­no mod­er­no era comi­ta­to che ammin­is­tra­va il busi­ness del­la classe borgh­ese e non si sbagli­a­va. Lo sta­to è il guardiano dell’ordine del­la pro­pri­età pri­va­ta, ma non di qualunque, quel­la dei cap­i­tal­isti che vivono a scapi­to del lavoro di una grande mag­gio­ran­za lavo­ra­trice. Questo “dirit­to che abbi­amo tut­ti”: accedere alla ter­ra, è uno scher­mo dietro cui si nasconde la con­cen­trazione di ric­chez­za in poche mani. Per otten­er­lo cer­cano di trovare un qualche con­sen­so con la popo­lazione o uti­liz­zano le forze armate per garan­tire che queste relazioni di dis­ug­uaglian­za si sostengano e ripro­d­u­cano. Il caso del­la dife­sa degli inter­es­si di Benet­ton da parte del­lo sta­to argenti­no è appe­na un esem­pio di una relazione stor­i­ca che è pro­pria del sis­tema cap­i­tal­ista.

Il com­por­ta­men­to del­la Gen­der­me­ria nelle terre che l’italiano riven­di­ca per sé, che ha repres­so da mesi la comu­nità Pu Lot (tra loro anche donne e bam­bi­ni) e ha fat­to scom­par­ire San­ti­a­go Mal­don­a­do con la diret­ta respon­s­abil­ità del­la min­is­tra del­la Sicurez­za Patri­cia Bull­rich, del capo di gabi­net­to Pablo Noceti e del­lo sta­to, sono la dimostrazione più chiara del carat­tere di classe che eserci­tano le forze armate fin dal­la loro creazione. Il gov­er­na­tore di Chubut del PJ Mario Dan Neves anche è com­plice dell’azione repres­si­va poiché ha aval­la­to l’ingresso del­la gen­darme­ria nel luo­go demo­niz­zan­do i mapuche attra­ver­so una cam­pagna medi­at­i­ca che è com­in­ci­a­ta l’anno scor­so, facen­do pres­sione sul giu­dice Otran­to per­ché incar­ceri i diri­gen­ti con­siderati, sen­za pro­va, ter­ror­isti.

E’ chiaro che tut­ti i gov­erni han­no legal­iz­za­to e legit­ti­ma­to l’avanzamento lat­i­fondista a cos­to del sangue dei popoli orig­i­nari. Anche il kirchernismo tra questi. Nel 2011 ha pro­mosso la Legge delle Terre che lim­i­ta­va il pos­ses­so straniero di terre a 1000 ettari per pro­pri­etario, ma non era retroat­ti­va, per tan­to tut­ti i mag­nati stranieri che nel 90 si appro­pri­arono di gran parte del ter­ri­to­rio nazionale pote­vano rimanere tran­quil­li. Macri ha flessibi­liz­za­to la legge las­cian­do chiaro quali siano gli inter­es­si che difende a oltran­za il suo “gov­er­no dei diri­gen­ti di azien­da”, ma sia nell’uno che nell’altro gov­er­no la natu­ra del­lo sta­to è la stes­sa. Prob­a­bil­mente in una delle quat­tro vis­ite annue che fa Luciano Benet­ton al paese ver­rà a ringraziare di per­sona il pres­i­dente e la sua cer­chia per l’efficacia dei servizi offer­ti.

 

Arti­co­lo pub­bli­ca­to su La Izquier­da Diario

Traduzione di Ric­car­do Car­raro per DINAMO­press

La sto­ria dell’impero Benet­ton, il padrone del­la Patag­o­nia

Placidi71

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Autostrade, quelle privatizzazioni all’italiana: il trionfo della lobby del casello

Il truc­co orig­i­nario — Fine anni 90: lo Sta­to cede ai pri­vati il servizio di ges­tione delle strade, i Benet­ton si indeb­i­tano per com­prare ma poi scar­i­cano il deb­ito sul­la soci­età appe­na acquis­ta­ta

L’affare nel 1999 – Il presidente dell’Iri Gian Maria Gros-Pietro e il presidente di Edizioni Holding Gilberto Benetton all’acquisizione del 30% di autostrade – Ansa

1996-1998 – È il primo governo Prodi a scegliere privatizzazioni senza vincoli adeguati – Ansa

La trage­dia del ponte Moran­di ha atti­ra­to l’attenzione sul ruo­lo delle con­ces­sion­ar­ie. Il gov­er­no ha dichiara­to l’intenzione di revo­care la con­ces­sione all’Aspi (Autostrade per l’Italia), Gior­gia Mel­oni invo­ca la nazion­al­iz­zazione del set­tore. L’istituto delle con­ces­sioni si gius­ti­fi­ca in teo­ria per l’idea che opere pub­bliche pos­sano essere finanzi­ate con cap­i­tali pri­vati e poi devo­lute allo Sta­to a fine con­ces­sione, sen­za oneri per il bilan­cio pub­bli­co. Ma questo non è mai avvenu­to in Italia: il grosso del­la rete fu costru­i­ta, negli anni ‘60 e ‘70, tut­ta a deb­ito, qua­si sem­pre con garanzia del­lo Sta­to, men­tre gli azion­isti, Iri com­pre­sa, ver­sa­vano solo pochi spic­ci­oli in con­to cap­i­tale. Rim­bor­sa­ti i deb­iti con il get­ti­to dei pedag­gi, invece di devol­vere le infra­strut­ture allo Sta­to come pre­vis­to dai con­trat­ti, le con­ces­sioni sono state via via e spes­so più volte pro­ro­gate “gra­tuita­mente”: veri regali gra­zie ai quali i con­ces­sion­ari han­no inizia­to ad arric­chir­si sen­za alcu­na gius­ti­fi­cazione.

La via delle pro­roghe gra­tu­ite fu inizia­ta per facil­itare la pri­va­tiz­zazione del­la Autostrade e con­sen­tire quin­di un ril­e­vante incas­so all’Iri, ma ne ben­e­fi­cia­rono anche tut­ti gli altri con­ces­sion­ari, in prim­is il grup­po Gavio (per la sto­ria delle pro­roghe e delle riva­l­u­tazioni mon­e­tarie riman­do al mio libro I Sig­nori delle Autostrade, il Muli­no).

Gli uni­ci che han­no paga­to allo Sta­to (o meglio all’Iri) somme ril­e­van­ti per la con­ces­sione sono sta­ti gli azion­isti del­la Schemaven­tot­to (con­trol­la­ta al 60% dai Benet­ton) che, a fine 1999, ver­sarono 2,5 mil­iar­di per il 30% del­la Autostrade. Nei cinque anni suc­ces­sivi i pedag­gi aumen­tarono del 21%, con un incas­so com­p­lessi­vo di oltre 11 mil­iar­di, men­tre gli inves­ti­men­ti veni­vano con­tenu­ti al min­i­mo, appe­na il 16% di quan­to pre­vis­to nel­la con­ven­zione e nell’atto aggiun­ti­vo. Si crea­va quin­di un ampio pol­mone finanziario che con­sen­ti­va alla Schemaven­tot­to di lan­cia­re un’Opa total­i­taria sul­la Autostrade che si con­clude­va, nel feb­braio 2003, por­tan­do la quo­ta di Schemaven­tot­to all’84% cir­ca.

Questo acquis­to, con un esbor­so di cir­ca 6 mil­iar­di (quan­to incas­sato dall’Iri per la ven­di­ta di tut­ta la soci­età), venne finanzi­a­to intera­mente a deb­ito tramite una new­co poi subito fusa nel­la Autostrade: così Schemaven­tot­to passò dal 30 all’84% del­la Autostrade sen­za sbor­sare un euro, accol­lan­do alla soci­età un deb­ito che ques­ta avrebbe rip­a­ga­to coi pedag­gi. Suc­ces­si­va­mente, Schemaven­tot­to fece cas­sa ceden­do le quote in esubero rispet­to a quan­to oppor­tuno per man­tenere il con­trol­lo e così, dopo appe­na tre anni, recu­però qua­si intera­mente quan­to paga­to all’Iri, restando però al con­trol­lo di una soci­età con davan­ti anco­ra 30 anni di con­ces­sione e prof­itti attorno al mil­iar­do l’anno. Un affare strepi­toso per i Benet­ton e loro coazion­isti, sen­za il min­i­mo ris­chio! E pare che oggi, in caso di revo­ca del­la con­ces­sione, pos­sano chiedere una penale-inden­niz­zo di 20 mil­iar­di!

Le con­ces­sion­ar­ie non han­no mai svolto un ruo­lo social­mente utile e oggi sono una pal­la al piede per l’economia, prin­ci­pal­mente per­ché inve­stono in Italia solo una pic­co­la parte del cospic­uo flus­so di cas­sa che deri­va dai pedag­gi: gran parte del resto viene investi­to all’estero o per diver­si­fi­care, men­tre i pedag­gi gra­vano sul­la mobil­ità e riducono la com­pet­i­tiv­ità dell’economia. Nel 2017 Aspi ha avu­to un mar­gine oper­a­ti­vo lor­do di 2.450 mil­ioni ma ne ha investi­ti nel­la rete solo 517. La hold­ing Atlantia acquista invece quote del tun­nel sot­to la Man­i­ca e il con­trol­lo del­la spag­no­la Aber­tis.

Lo Sta­to ha regala­to qua­si tut­ta la rete autostradale a sogget­ti che di sol­di loro, all’origine, ne han­no investi­ti pochissi­mi. Ma i con­trat­ti devono essere rispet­tati: per revo­care la con­ces­sione all’Aspi il gov­er­no dovrà dimostrare che vi sia sta­ta grave inadem­pien­za da parte del­la con­ces­sion­ar­ia; quand’anche riesca ad esi­bire le prove, la soci­età farà oppo­sizione sul piano legale, non solo in Italia, apren­do con­tro­ver­sie lunghe e dagli esi­ti impreved­i­bili. Esistono anche altri modi per elim­inare questo can­cro che è cresci­u­to nel­la nos­tra econo­mia. Innanzi tut­to occor­rerebbe evitare qualunque nuo­va pro­ro­ga e abrog­a­re almeno qual­cu­na delle tante pro­roghe con­cesse dal min­istro Graziano Del­rio, quan­do sia pos­si­bile far­lo sen­za vio­lare con­trat­ti, come sem­br­erebbe pos­si­bile per l’Auto­bren­nero. I prof­itti delle con­ces­sion­ar­ie potreb­bero poi essere con­tenu­ti con una val­u­tazione più rig­orosa degli inves­ti­men­ti e riducen­do il gen­eroso tas­so al quale ven­gono oggi remu­nerati. Si dovrebbe infine sta­bilire il prin­ci­pio che quan­do una con­ces­sione scade, l’opera ven­ga devo­lu­ta allo Sta­to, come pre­vis­to dal con­trat­to, sen­za essere né pro­ro­ga­ta né rimes­sa in gara. Quan­do un’autostrada è sta­ta ammor­tiz­za­ta, il pedag­gio diven­ta per lo più un’imposta. Meglio che la riscuo­ta lo Sta­to piut­tosto che un con­ces­sion­ario. Lo Sta­to può ben gestire “in house” le nos­tre autostrade sen­za che per questo si deb­ba par­lare di “nazion­al­iz­zazione”.

Lo Sta­to può facil­mente appaltare in gara le due fun­zioni svolte dalle con­ces­sion­ar­ie, manuten­zione ed esazione dei pedag­gi, sen­za assumere alcun dipen­dente pub­bli­co e con van­tag­gio per trasparen­za e con­cor­ren­za. Il get­ti­to dei pedag­gi in genere copre ampia­mente il cos­to di nuovi inves­ti­men­ti, che potreb­bero essere appal­tati con gare aperte invece che ris­er­vate a imp­rese con­trol­late delle con­ces­sion­ar­ie. Ci sono due casi in cui un tale cam­bi­a­men­to potrebbe essere appli­ca­to da subito: quel­li del­la Tori­no-Pia­cen­za e dell’Ativa (Tori­no-Ivrea-Val D’Aosta), entrambe con­trol­late dal grup­po Gavio, con con­ces­sioni già scadute e opere già ammor­tiz­zate e che non neces­si­tano di nuovi inves­ti­men­ti. Vedi­amo cosa deciderà questo gov­er­no.

https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/quelle-privatizzazioni-allitaliana-il-trionfo-della-lobby-del-casello/

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