SAMBA MACABROIN BRASILE UNA DONNA VIENE SEPOLTA VIVA PER ERRORE, I PARENTI RIAPRONO LA BARA DOPO 11 GIORNI E…

SAMBA MACABROIN BRASILE UNA DONNA VIENE SEPOLTA VIVA PER ERRORE, I PARENTI RIAPRONO LA BARA DOPO 11 GIORNI E…

Da www​.leggo​.it

rosangela rosangela

Una donna sarebbe stata sepolta viva per errore e, dopo essersi risvegliata dentro la bara, avrebbe cercato disperatamente per 11 giorni di uscire dalla tomba senza riuscirci. La storia agghiacciante, degna di un film dell'orrore, arriva da Riachao das Neves, nel nord-​est del Brasile. Secondo quanto scrive il 'DailyMail'Rosangela

Almeida dos Santos, 37 anni, avrebbe provato con tutte le sue forze ad aprire la bara di legno inchiodata.

Quando i familiari, allertati da alcuni testimoni che hanno riferito di aver sentito urla provenienti dalla tomba nel cimitero di Senhora Santana, hanno deciso di forzare la bara, la donna era già senza vita.

bara rosangela bara rosangela

La signora Santos era stata dichiarata morta da un ospedale il 28 gennaio ed era stata sepolta il giorno dopo. Le persone che vivono vicino al cimitero hanno avvertito la sua famiglia il 9 febbraio - 11 giorni dopo la sepoltura - dopo aver sentito urla e forti rumori provenienti dall'interno della tomba. Secondo quanto riferito, il corpo della donna era girato e ancora caldo, inoltre c'erano ferite sulle mani e sulla fronte come se avesse provato a combattere per uscire dalla bara. Anche i chiodi ai lati del coperchio della tomba erano stati spinti verso l'alto e c'erano graffi e sangue all'interno, affermano testimoni come riporta il 'DailyMail'.

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La signora Santos era stata ricoverata per una settimana all'Hospital do Oeste di Barreiras di Bahia e aveva avuto due arresti cardiaci prima di morire per "shock settico", secondo quanto registrato sul suo certificato di morte. Undici giorni dopo la sepoltura, i residenti che vivono in una strada vicino al cimitero hanno lanciato l'allarme. Una donna ha detto al sito web brasiliano G1 che molte persone hanno sentito urla soffocate e ha raccontato: "Quando sono arrivata proprio davanti alla tomba, ho sentito sbattere da dentro".

Sul caso è stata aperta un'inchiesta. Il capo della polizia Arnaldo Monte, riferisce il 'DailyMail', ha dichiarato: "Oggi abbiamo iniziato a prendere le testimonianze dei familiari e di altre persone", aggiungendo che se necessario sarà riesaminato il corpo della Santos in modo da poter arrivare fino in fondo a ciò che è realmente accaduto. Un portavoce dell'ospedale che l'ha dichiarata morta ha detto che la struttura "fornirà tutte le informazioni necessarie richieste dalla famiglia e dalle autorità".

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MICHELA VITTORIA METTE MANO AL PORTAFOGLIOLA BRAMBILLA PRONTA A PAGARE PUR DI USCIRE DAL CRACK DELLE TRAFILERIE DI PAPA

MICHELA VITTORIA METTE MANO AL PORTAFOGLIOLA BRAMBILLA PRONTA A PAGARE PUR DI USCIRE DAL CRACK DELLE TRAFILERIE DI PAPA’ – GIACHIUSA LA PARTITA CON IL FISCOANCORA IN BALLO QUELLA PER DEFINIRE IL RISARCIMENTO DEL FALLIMENTO

Da www​.leccoonline​.com

VITTORIO E MARIA VITTORIA BRAMBILLA VITTORIO E MARIA VITTORIA BRAMBILLA

Si è tornati a parlare del crack della Trafileria del Lario in liquidazione quest’oggi in Tribunale a Lecco: se il 17 ottobre l’udienza dinnanzi al Gup Massimo Mercaldo era durata giusto una manciata di minuti, quest’oggi il confronto in camera di consiglio è stato un pelo più lungo ma non ancora “risolutivo”. I legali dell’ex patron Vittorio Brambilla e della figlia Michela Vittoria Brambilla, indagata quale supposto amministratore di fatto della storica società calolziese più nota con l’originale denominazione e dunque con il cognome della famiglia della forzista in insegna, hanno comunicato al giudice l’avvenuta estinzione di debiti tributari in contestazione.

SILVIO BERLUSCONI MICHELA VITTORIA BRAMBILLA SILVIO BERLUSCONI MICHELA VITTORIA BRAMBILLA

Due, nello specifico, gli assegni staccati per riportare il “conto” a zero, coprendo anche gli interessi nel frattempo maturati: il primo, da circa un milione di euro, ha sanato gli aspetti relativi all’omesso versamento di ritenute evidenziato dalla Procura, mentre il secondo, arrecante all’incirca il doppio della cifra, risalente a qualche giorno fa, ha invece coperto l’Iva che – i PM Nicola Pretori e Paolo Del Grosso, quest’ultimo presente personalmente in Aula – ritengono essere stata “dimenticata” negli anni oggetto d’indagine.

Ancora aperta, invece, la trattativa (riservata) per la quantificazione del risarcimento che padre e figlia sembrerebbero essere pronti a corrispondere al fallimento, senza che tale apertura in qualche modo possa essere letta quale assunzione di responsabilità come evidenziato, uscendo dal Tribunale, dall’avvocato Fabrizio Consoloni, legale dell’ex ministro al Turismo, in corsa per le prossime elezioni del 4 marzo tra le fila del Movimento Animalista a sostegno di “Berlusconi presidente”.

BERLUSCONI BRAMBILLA BERLUSCONI BRAMBILLA

Le due proposte sono consistenti” ha dichiarato l’avvocato Carlo Galli per conto del fallimento, senza chiaramente potersi ulteriormente sbilanciare. “Dovranno ora essere valutate dal curatore, dal comitato dei creditori e poi dal giudice delegato”. Il tutto entro il 26 giugno, nuova data a cui è stato aggiornato il fascicolo, che tocca anche Nicola Vaccani (liquidatore della società) e Alessandro Valsecchi (amministratore delegato) nonché i tre membri del collegio sindacale, i piemontesi Francesco Ercole (presidente), Mario Ercole e Aida Tia. Ancora da chiarire, come spiegato dall’avvocato Cristian Malighetti che assiste l’ex A.D., se i primi due potranno beneficiare sotto il profilo penale dei vantaggi introdotti dai Brambilla estinguendo – a loro spese – i reati tributari.

Non c’è ancora giurisprudenza della Cassazione sul punto e dunque se la causa di non punibilità si trasmetta anche a chi non ha effettivamente pagato”. Ha invece provveduto a meglio delineare le contestazioni mosse ai singoli imputati il sostituto procuratore Paolo Del Grosso, rispondendo quest’oggi ad una sollecitazione arrivata in tal senso alla scorsa udienza sempre dall’avvocato Malighetti.

michela brambilla luciano fontana (1) michela brambilla luciano fontana (1)

Genericamente, ai sette indagati, a vario titolo, i PM ascrivono due episodi di bancarotta fraudolenta: il primo, datato 2010, in relazione all’acquisto da parte della Trafileria del Lario di quote della Brava srl ed il secondo incentrato invece su presunte fatture false (circa 280, per un totale di 15 milioni di euro).  Come anticipato, si torna in aula a giugno, quando sarà delineata anche la strada processuale che intendono intraprendere gli imputati.

Posticipata, invece, da marzo a settembre, l’udienza dinnanzi al Tribunale delle imprese nell’ambito dell'azione di responsabilità civile esercitata - tramite l'avvocato Carlo Galli - dal dottor Luigi Bolis che, nella qualità di curatore della fallita, si surroga alla società stessa e alla massa dei creditori "battendo cassa" nei confronti degli organi sociali di diritto (gli amministratori e il collegio sindacale), dell'ipotizzato amministratore di fatto (appunto la parlamentare Michela Vittoria Brambilla) nonché di chi, con il proprio comportamento, avrebbe contribuito - stando l'impianto accusatorio - ad aggravare il dissesto "foraggiando" la spa con un'iniezione di liquidità per 15 milioni di euro a fronte della presentazione di fatture giudicate dagli inquirenti quantomeno sospette e dunque, concretamente, il ceto bancario (Unicredit, Intesa San Paolo, Banca Popolare di Milano e Credito Bergamasco, quest'ultimi entrambi ora sotto l'etichetta Banco BPM).

MICHELA VITTORIA BRAMBILLA AL NEGOZIO DI SCARPE MICHELA VITTORIA BRAMBILLA AL NEGOZIO DI SCARPE

27 i milioni di euro chiesti dal legale lecchese, pari al divario tra la situazione al 31 dicembre 2010 - data in cui, ritengono il dottor Bolis e l'avvocato Galli, l'impresa avrebbe dovuto cessare l'attività avendo perso il proprio patrimonio netto – e quella riscontrata il giorno dell'effettiva messa in liquidazione ovvero il 18 ottobre 2013, con il "concorso" dei quattro istituti - tacciati di omesso controllo in relazione a ciò che stava avvenendo - individuato a partire dal 31 dicembre 2011 (da qui la chiamata in causa per "appena" 25 milioni). Qualora a Lecco si concretizzasse la corresponsione di un risarcimento da parte dei Brambilla, i loro nomi – ovviamente – verranno espunti dalla lista dei “citati” in questa seconda – parallela – vertenza.

 

http://​www​.dagospia​.com/​r​u​b​r​i​c​a​-​3​/​p​o​l​i​t​i​c​a​/​m​i​c​h​e​l​a​-​v​i​t​t​o​r​i​a​-​m​e​t​t​e​-​m​a​n​o​-​p​o​r​t​a​f​o​g​l​i​o​-​n​d​a​s​h​-​b​r​a​m​b​i​l​l​a​-​p​r​o​n​t​a​-​1​6​5​5​7​9​.​htm

Blaserna71

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LINKIESTADISTRUGGE LUCIANA LITTIZZETTO

LINKIESTADISTRUGGE LUCIANA LITTIZZETTO: “ASSISTIAMO AL  DECLINO LENTO MA PROGRESSIVO DELLA SUA VERVE COMICA: BATTUTE GIÀ SENTITE SUI SOCIAL, SUI GIORNALI, AL BAR SOTTO CASA, O USATE IN SETTIMANA NEL SUO PROGRAMMA SU 'RADIO DEEJAY'. FATICA A RINNOVARSI E IL PUBBLICO SE N’E’ ACCORTO…"

Lady V per http://​www​.linkiesta​.it

fabio fazio luciana littizzetto fabio fazio luciana littizzetto

Nella tristezza generale della trasmissione di Fabio Fazio, strapagato per passare dalla terza rete alla prima e fare gli stessi ascolti o poco meno, c'è un dramma nel dramma. Il declino lento ma progressivo della verve comica di Luciana Littizzetto. La vispa piemontese che dovrebbe svegliare il pubblico di Raiuno, a Che tempo che fa, lo addormenta con più efficacia di un Tavor.

Battute già sentite sui social, sui giornali, al bar sotto casa, o usate in settimana nel suo programma su Radio Deejay, rilievi di costume più noiosi di Bondi che legge poesie d’amore, gag trite e ritrite come il bacio in bocca a Baudo. Anche se non si sprecano per lei articolesse indignate come per il maiale Claretta Petacci di Gene Gnocchi, caso estremo di gag che non fa ridere, silenziosamente Lucianina si avvia sul viale del tramonto. Il fatto che non faccia più scandalo, peraltro, la dice lunga sul potere mediatico che ormai detiene la nostra eroina.

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Fabio Fazio ha i suoi problemi, è vero. All’inizio dell’anno la trasmissione sembrava aver dato segni di vita, salendo fino al 18% di share. Il miracolo era dovuto all’assenza di rivali. Era il canto del cigno. Lunedì scorso (22 gennaio) lo spin-​off di seconda serata è drammaticamente sceso sotto il 10%, una catastrofe per Raiuno, schiacciato dall’esordio dell’Isola dei famosi su Canale 5.

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Ma se Fazio è sempre Fazio, con la sua aria da prelatino, le non domande e le gag fantozziane con Boris Becker, la Littizzetto non è più la Littizzetto. Poetessa del Walter e della Jolanda, lanciata dalla Gialappa’s negli anni Novanta, tre volte a Sanremo, autrice di libri, ex professoressa, fa coppia fissa con Fazio ormai da dodici anni, tutte le settimane: è normale che fatichi a rinnovarsi. Malsano, però, l'accanimento terapeutico.

luciana littizzetto luciana littizzetto

Il pubblico se ne è accorto. “È il momento della Littizzetto: vediamo in che modo riciclerà le battute prese da Twitter questa settimana”. “Per il canone Rai no problem…basterebbe abolire Fazio e la Littizzetto”, “A me la Littizzetto fa tanta pena”, sono alcuni dei commenti dei telespettatori davanti allo spettacolo, particolarmente scatenati quando nell’ultima puntata del 2017 lei è arrivata addirittura ad alzarsi il vestitino e mostrare le mutande.

La Littizzetto prende ventimila euro a puntata, nota Il Giornale, duemila euro al minuto per fare l’analisi della parola dialettale “suca”, su cui una studentessa di Palermo ha fatto una tesi. Dieci minuti a parlare di “suca”, sì. Il Moige chiede la sua testa, ma non è il turpiloquio il problema più urgente di Luciana.

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Avevamo notato che la comica 53enne era all’inverno della sua spinta umoristica intorno alla metà di ottobre. Fazio arrancava al 14% di share e Lucianina faceva facile satira sul piumone che Berlusconi aveva regalato all’amico Putin per il suo compleanno con il faccione dei due leader, episodio che risaliva a dieci giorni prima, rifilava battutine all’avanguardia sul fatto che oggi gli uomini sono tutti gay e ci sarebbe tanto bisogno di un Etero Pride, con maschi che indossano loden, e poi “Malgioglio, quello che si pettina con l’evidenziatore”, “Bossari toy boy di Filippa Lagerback”…

luciana littizzetto versione bella luciana littizzetto versione bella

Veniva addirittura da pensare – siamo messi male – che tutto sommato Fazio meriti tutti i soldi che scuce alla Rai, 11 milioni in 4 anni, per sorbirsi un tale strazio e fare pure quello che finge di divertirsi. Spesso poi si ha l’impressione, analizzando i siparietti, di una scarsa tolleranza reciproca tra la Littizzetto e il suo mentore.

Quando Fabio la interrompe, e lo fa spesso, Luciana reagisce con più stizza di un Renato Brunetta incalzato da un giornalista. Per non parlare di Filippa, che si sforza di sorridere, quando inquadrata, ma intanto guarda la collega con la stessa espressione con cui si affronta il vecchio zio che al pranzo di Natale racconta barzellette già sentite mille volte. Pure la Lagerback meriterebbe un aumento.

luciana littizzetto sabbri luciana littizzetto sabbri

Luciana spesso toppa anche quando si fa seria. Come nel caso delle osservazioni sui pacchetti di sigarette, quando chiese alle major di mettere foto meno spaventose, meno sangue. Un messaggio che non potrebbe essere più fuori luogo. Diciamo che la comica ha un problema di autori. E non giovano, oggi, i diktat della par condicio e il conseguente divieto, in campagna elettorale, di parlare di politica, cosa che ha limitato non poco la signora. “Di politica non si può parlare, di religione figurati, parlerò di rutti”.

luciana littizzetto luciana littizzetto

Non era una battuta, l’ha fatto davvero, domenica scorsa (21 gennaio) in prima serata su Raiuno. Dieci minuti dedicati all’argomento. “I ricercatori Nasa hanno scoperto che i buchi neri ruttano”, ha esordito. E via così: “Dopo i baci stellari ci sono i rutti stellari”; “ruttano perché mangiano, quindi anche loro digeriscono”, “amore, è una stella cadente? No amore, è un rutto”, fino a un tragico: “Ecco perché la Luna è così pallida”. Dieci minuti così.

Anche oltre: “Ci sono tipologie diverse di rutti. C’è quello che per digerire arretra col collo, altri lo spingono in avanti come tacchini, quelli che fanno finta di nulla e lo strozzano, oppure quelli che ostentano”. Per alzare il livello, sebbene con qualche mese in ritardo, dopo i rutti riflette sulle molestie sessuali, con una lettera indirizzata ai giovani, uomini e donne, che entrano nel mondo del lavoro, in cui li invitava a non concedersi ma a coltivare il talento.

luciana littizzetto luciana littizzetto

Un paio settimane prima, il 7 gennaio dopo la pausa natalizia, Luciana torna in onda con una missione effettivamente impossibile: fare più ridere del premier Paolo Gentiloni che prima di lei, da Fazio, asserisce: “Credo che il 4 marzo il Pd possa essere il primo partito”. Una serata in salita. Si occupa dunque dei famigerati sacchetti bio diventati a pagamento nei supermercati.

Una delle polemiche più stucchevoli dell’ultimo decennio e Luciana si schiera dalla parte dei contestatori, sceglie la strada del populismo facile, roba che nemmeno Del Debbio: “Era meglio non saperlo, come le corna. Se non sai che ti mette le corna, è meglio. Per i sacchetti uguale, meglio non sapere che li paghi”. “Tra l'altro i guanti non sono a pagamento, quindi ti puoi mettere un fagiolino ad ogni dito”. Gelo.

LITTIZZETTO SANREMO LITTIZZETTO SANREMO

Talvolta la Littizzetto guarda il pubblico aspettandosi una risata, o quantomeno un segno di vita, ma niente. Prova a scherzare sul famoso spot della Conad, quello in cui fanno partorire una donna all’interno del supermercato. “Come fa a fare uscire il bambino dal super, che non ha il codice a barre?”. Brividi. Anche Fazio ci mette il carico da novanta per peggiorare il quadretto già desolante. “Devo avere un legame karmico con Ikea”, dice la Littizzetto. E Fazio: “Perché anche a te manca sempre qualche vite”. Sipario.

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Costanzo71

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Pedofilo organizza appuntamento per violentare un bambino disabile: i genitori lo scoprono e lo picchiano in diretta Facebook

Pedofilo organizza appuntamento per violentare un bambino disabile: i genitori lo scoprono e lo picchiano in diretta Facebook

Credeva di poter abusare di un ragazzino di 11 anni, invece è finito nella trappola dei familiari della sua vittima. Un presunto pedofilo, un giovane di circa 25 anni, era andato a casa dell'11enne per violentarlo, ma i suoi cari lo hanno aggredito violentemente facendo una diretta su Facebook.

Il filmato è stato pubblicato su 'Il Quotidiano italiano' di Bari. "L'uomo, convinto di scrivere al ragazzino, - si legge nell'articolo che accompagna il filmato dove i volti sono stati criptati - ha interagito in chat con la mamma del bambino, che gli ha dato appuntamento per praticare del sesso". "Sono solo a casa", gli ha scritto la donna per attirarlo in trappola. I parenti del ragazzino hanno bloccato il giovane prima che il rapporto sessuale fosse consumato e lo hanno picchiato postando tutto in diretta su Fb, fino a fargli confessare il suo intento.

Nel video si vedono anche i documenti dell'uomo, ripreso volutamente in faccia per renderlo riconoscibile. Il tutto dura circa 30 minuti.I parenti dell'11enne hanno chiamato poi le Forze dell'Ordine, che hanno raccolto il racconto dei protagonisti e stanno valutando la vicenda.

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Siria: Mosca invia i nuovissimi caccia 'stealth' SU-​57

E' battesimo del jet, tornano anche i SU-​35 e i SU-​25

La distruzione a Ghuta

Un uomo ferito nei raid su Ghuta (foto del Ghouta Media Center

La Russia ha dislocato nella sua base siriana di Khmeimim due caccia SU-​57 di quinta generazione (ovvero con tecnologia stealth). E' la prima volta che questi aerei vengono utilizzati attivamente. Lo riporta Meduza che cita a sua volta il blogger Wael Al Hussaini, che ha pubblicato su Twitter un video con i due velivoli. I jet SU-​57 sono 'il gioiello della corona' dell'aviazione russa. Mosca avrebbe inoltre inviato 4 jet SU-​35, 4 SU-​25 e 1 aereo da ricognizione A-​50U. Il ministero della Difesa non ha commentato.

E' di una decina di morti il bilancio di nuovi raid aerei governativi sulla Ghuta orientale, l'area a est di Damasco assediata dalle truppe lealiste e controllata da gruppi anti-​regime. Lo riferiscono fonti mediche, citate dall'Osservatorio nazionale per i diritti umani, secondo cui i bombardamenti più intensi proseguono nella parte sud della Ghuta, in particolare a Kfar Batna, dove si registrano le prime vittime di stamani.

Ieri, un mese esatto dopo l'inizio dell'offensiva turca su Afrin, nel nord della Siria, milizie fedeli al regime di Damasco sono entrate nell'enclave per cercare di dare man forte alle unità curde, portando a livelli di guardia le tensioni tra Ankara e Damasco. L'artiglieria turca ha immediatamente risposto, costringendo le milizie filo-​Assad a ritirarsi di una decina di chilometri, secondo l'agenzia turca Anadolu. Alle porte di Damasco, intanto, si è consumata una delle peggiori tragedie dei sette anni di conflitto civile. Quasi 250 civili, di cui 57 bambini o adolescenti, sono stati uccisi a partire da domenica dai bombardamenti governativi con artiglieria, aerei ed elicotteri sulla regione della Ghuta orientale, controllata da una congerie di gruppi ribelli e fondamentalisti. Questi ultimi hanno risposto facendo piovere razzi e obici di mortaio su alcuni quartieri della capitale, dove almeno 8 civili, di cui 3 bambini, sono stati uccisi e 15 feriti.

La situazione nella regione della Ghuta orientale, in Siria, va "oltre l'immaginazione", ha detto alla Bbc il coordinatore umanitario regionale delle Nazioni Unite, Panos Moumtzis, alla luce degli ultimi tre giorni di bombardamenti da parte delle forze governative.

La sconfitta militare dello 'Stato islamico' non ha messo fine alla guerra in Siria, cominciata ben prima dell'avvento dell'Isis nel 2013, e destinata a continuare a lungo mentre le cellule jihadiste si riorganizzano in clandestinità in aree "liberate", controllate da un mosaico di eserciti regolari, milizie, signori della guerra siriani e stranieri. Nella Siria dilaniata dalla guerra si combattono due conflitti principali: uno a ovest, dove la Russia, l'Iran, la Turchia e la Giordania si stanno spartendo i territori che vanno dall'estremo sud al confine col regno hascemita, all'estremo nord alla frontiera turca; e uno a est, lungo la valle dell'Eufrate, nella parte più ricca dal punto di vista energetico, dove gli Stati Uniti sostengono il Pkk curdo per arginare l'avanzata russo-​iraniana verso l'Iraq.

Negli accordi siglati ad Astana, in Kazakhstan, la Russia ha raggiunto l'anno scorso con Turchia e Iran un'intesa - detto di "de-​escalation" - in cui i tre Paesi stabiliscono delle linee di demarcazione tra le rispettive aree di influenza: alla Turchia il nord-​ovest, anche se c'è da sciogliere il nodo dell'enclave curda di Afrin e del distretto di Manbij, conquistato dai curdi ma rivendicato da popolazioni arabe. Alla Russia la zona costiera, con le importanti basi militari, aeree e marittime sul Mediterraneo, e ampie zone della Siria centrale e dell'area di Damasco. All'Iran la zona attorno al Libano, dove opera la milizia filo-​iraniana Hezbollah, presente in Siria da anni, e vaste aree a ridosso delle Alture del Golan, controllate da Israele ma rivendicate dalla Siria. Lungo questo asse, rimangono delle sacche di oppositori armati ormai quasi del tutto controllati da attori esterni: dalla Turchia nel nord-​ovest, dalla Giordania nel sud, dal Qatar e dall'Arabia Saudita nel nord e nel centro del paese. Nell'est e nel nord-​est, l'ala siriana del Pkk, appoggiata dalla Coalizione a guida Usa e che al suo interno ha coinvolto milizie di altre comunità, si è allargata a zone non curde ma miste o del tutto arabizzate, come Raqqa, ex capitale dell'Isis in Siria, e la riva orientale del distretto di Dayr az Zor, tradizionalmente feudo di tribù sunnite legate a quelle della vicina regione irachena di Anbar, da 15 anni culla del qaidismo e del jihadismo.

(ANSA)

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Come funziona il controllo dell'informazione in Italia durante la campagna elettorale

Come funziona il controllo dell'informazione in Italia durante la campagna elettorale

di MoVimento 5 Stelle

In queste ore si parla molto di quanto succede alla libera stampa in Turchia, dove sei giornalisti sono stati condannati all'ergastolo per il tentato golpe del luglio 2016. Il controllo dell'informazione però non lo tiene solo chi condanna al carcere i giornalisti, ma anche chi decide quali notizie vanno in onda. Questo succede in Italia, al confronto il presidente turco è un dilettante. Renzi e Berlusconi hanno sotto il loro totale controllo il servizio pubblico radiotelevisivo e il suo principale competitore.

Basta seguire le orme di Silvio, che quando era presidente del Consiglio ha messo uomini di propria fiducia nei tg e nelle reti, uomini che adesso sono rimasti in Rai. Li trovi al Tg1, così come al Giornale Radio o al Tg2. Se invece vuoi adottare il metodo del Pd prendi esempio da Renzi, scegli i vertici della tv pubblica e fai nominare loro direttori fedeli nei telegiornali. Ricordandoti anche di fargli scegliere i propri vicedirettori in quota politica in modo da non scontentare gli alleati, ma tieni fuori chi vuole addirittura ambire a sostituirti tramite le elezioni. Oltre ai direttori poi non dimenticare di nominare i caporedattori che eseguano gli ordini, nascondendo le notizie scomode fra la moda e lo sport. Dei leader amici invece bisogna fare una costante agiografia. Per lo svolgimento del tema basta osservare un paio di servizi su Gentiloni, Renzi o Berlusconi.

Sono gli stessi giornalisti a indicare le quote di appartenenza di direttori, vicedirettori, capiredattori e redattori in Rai, in articoli che si trovano online o su carta stampata. Per esempio qualcuno scrive che il direttore del Tg1 Andrea Montanari sia in quota Pd “da sempre”. Scrivono anche che il suo vice Costanza Crescimbeni sia in “quota Renzi” e che un altro vice come Gennaro Sangiuliano sia in quota centrodestra. Ne parla la stampa e i diretti interessati non hanno mai smentito. C’è invece chi seguiva direttamente Berlusconi a Porta a Porta per poi essere assunta con chiamata diretta al Tg1, parliamo di Cecilia Primerano che non solo fa i servizi e le interviste a Berlusconi, ma ha anche il compito di scrivere la pagina politica quando il caporedattore non c’è. E chi è il caporedattore del Tg1? Natalia Augias, figlia di Corrado, che ha spesso partecipato a feste del Pd e che qualche anno fa è stata protagonista di un appello delle Democratiche. C’è poi chi, come Francesco Maesano ha lavorato con Filippo Sensi (portavoce di Gentiloni) a Europa (quotidiano della Margherita prima e del Pd dopo) per poi approdare al Tg1 e seguire oggi proprio Palazzo Chigi.

Questo è il modello della lottizzazione. Non è un caso che al Tg2 la giornalista che segue Palazzo Chigi è Ilaria Capitani, ex portavoce di Walter Veltroni, il fondatore del Pd. C’è però uguale attenzione a destra e sinistra in Rai, questo ricordalo Erdogan. Qualcuno poi sostiene che il direttore del Tg2 Ida Colucci sia in quota Forza Italia, mentre il suo vice più fidato Rocco Tolfa qualcuno insista a definirlo in quota Pd. Sono voci maligne, che girano fra i corridoi di viale Mazzini: i diretti interessati le smentiranno? Ce lo auguriamo, sia con le parole che con i fatti.

C'è poi un ingrediente fondamentale: l'ipocrisia. Perché destra e sinistra parlano dell'indipendenza dell'informazione dalla politica, sottolineano l'eccessivo controllo dell'informazione negli altri Paesi. Attaccano il MoVimento 5 Stelle dicendo che siamo noi che vogliamo controllare il sistema mediatico. L'importante è che quando viene fuori uno scandalo come quello dei rifiuti in Campania i loro uomini siano fedeli, e ne parlino il meno possibile. Insomma tutti al guinzaglio dei due uomini Rai di Pd e Forza Italia, ovvero Anzaldi e Gasparri, due facce della stessa medaglia.

 

https://​www​.ilblogdellestelle​.it/​2​0​1​8​/​0​2​/​c​o​m​e​_​f​u​n​z​i​o​n​a​_​i​l​_​c​o​n​t​r​o​l​l​o​_​d​e​l​l​i​n​f​o​r​m​a​z​i​o​n​e​_​i​n​_​i​t​a​l​i​a​_​d​u​r​a​n​t​e​_​l​a​_​c​a​m​p​a​g​n​a​_​e​l​e​t​t​o​r​a​l​e​_​.​h​tml

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"Soldi della camorra? No problem", l'inchiesta Bloody money arriva in Veneto

"Soldi della camorra? No problem", l'inchiesta Bloody money arriva in Veneto

Fanpage ha pubblicato un'anticipazione della quarta puntata dell'inchiesta Bloody Money, su rifiuti, appalti e politica in Campania. Alcune immagini della puntata s'intitola «L'oro di Marghera» sono state mostrate durante il programma «Bersaglio Mobile» di Enrico Mentana. L'ambientazione è stavolta al Nord, in Veneto, dove Nunzio Perrella, ex boss della camorra infiltrato parla con un'interlocutrice veneta. I due discutono di denaro della camorra da utilizzare per un affare e la donna risponde: «Questi sono soldi della camorra? Va bene, dov'è il problema». La donna, da quanto scrive Fanpage, sarebbe la moglie di un colonnello dei carabinieri e parla della costruzione di un sito di stoccaggio a Marghera fungendo da intermediario per una cordata di imprenditori. In un incontro successivo chiederà due milioni di euro.

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INCIUCIO PER LE ELEZIONI DELLA REGIONE LAZIO?

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(google)

La nostra gola profonda in parlamento, particolarmente vogliosa di segnalarci qu4esti giorni le "dicerie" che girano lì dentro. Stavolta riguarda l'elezione a presidente della Regione Lazio che secondo lui sarebbe già decisa a tavolino e cioè che Zingaretti deve rimanere altri 5 anni a continuare a non far nulla.

Decisa da chi la sua elezione? Ovvio dalla coppia più bella del mondo: Berlusconi Renzi.

Infatti la candidatura di Parisi sarebbe stata scelta per "ostacolare" Pirozzi, considerato, paradossalmente, un avversario credibile per il governatore uscente del Lazio.

Martedì sera ero al teatro Ghione a sentire Parisi, un uomo che mi ispira simpatia perchè molto più abile di quello che può sembrare a prima vista. Ha cominciato il suo discorso verso le 18:30 e alle 18:40, circa, aveva già finito. la "scusante" era che doveva fare altri giri elettorali perchè con la sua azione starebbe solo a 3/​4 punti da Zingaretti.

Io penso, invece, che quei 10 minuti siano indicativi sulla volontà vera del centro destra di battere il governatore uscente della mia regione.

In quei pochi minuti Parisi ha ricordato che non è milanese ma romano di piazza Galeno e che a Milano fu chiamato dall'allora sindaco Albertini per le sue qualità manageriali. E il suo programma, udite udite, sarebbe una volta eletto a presidente, di riportare roma ai suoi antichi fasti. Si riferiva per caso alla Roma al tempo di Giulio Cesare? Scherzi a parte Roma è finita negli anni 60 con l'avvento dei palazzinari che hanno reso un cesso quewsta città.

Parisi ha aggiunto che Roma ha un grande patrimonio culturale che consiste anche nei suoi teatri. Ma dai, davbvero?

Il Lazio ha bisogno di un manager così illuminato.........

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(google)

Ricapitolando Zingaretti ha un solo turno con la'ppoggio oltre che del Pd, di Leu più Parisi. possiamo già considerarlo rieletto.

 

Fenix

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Madre e figlia morte, scarcerato Villa

Gip accoglie richiesta, indagini ipotizzano decesso naturale

È stato scarcerato Paolo Villa, 75 anni, arrestato lo scorso 10 febbraio perché sospettato di aver ucciso Amalia Villa e Marinella Ronco, madre e figlia di 85 e 52 anni, trovate cadavere nell'appartamento di Ornago (Monza) che condividevano con l'uomo. A rendere nota la decisione del Gip del Tribunale di Monza è l'avvocato difensore di Villa, Maura Traverso.
La scarcerazione è stata decisa dopo l'esito degli accertamenti medico-​legali che ipotizza per le due donne una morte naturale.

(ANSA)

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Strasburgo, azienda può accedere a file dipendente

Assoluzione perché non erano etichettati come 'privati'

STRASBURGO - Le ferrovie francesi non hanno violato la privacy di un loro impiegato accedendo ai file che aveva salvato sul computer utilizzato in ufficio e i tribunali nazionali hanno fatto bene a dare ragione alla società di trasporto piuttosto che al lavoratore. L'ha stabilito la Corte europea dei diritti umani nella sentenza di assoluzione emessa oggi nei confronti della Francia, precisando che i file non riportavano la dicitura 'privati' e quindi potevano essere aperti anche senza la presenza del dipendente.

 

I giudici affermano che non vi è stata una violazione della privacy perché i documenti non includevano la dicitura 'privati' che avrebbe imposto, in base alla legge allora in vigore, la presenza del lavoratore all'apertura dei file. I fatti risalgono al 2008 quando la società statale francese che gestisce le ferrovie (Sncf) ha licenziato uno dei suoi quadri dirigenti dopo aver scoperto che tra i file salvati sul suo computer in ufficio, c'erano false attestazioni in favore di terzi e materiale pornografico. L'uomo ha perso tutti i ricorsi fatti dinanzi alla giustizia francese. I togati d'oltralpe hanno sposato, infatti, la posizione della Sncf secondo cui l'accesso ai documenti era lecito perché non erano etichettati, come previsto dal regolamento interno, come 'privati' ma come 'personali'. Inoltre i giudici francesi hanno tenuto conto del fatto che i file aperti occupavano gran parte del disco duro e che era quindi poco probabile che potessero essere di natura privata. Oggi i loro colleghi della Corte di Strasburgo gli hanno dato ragione.

(ANSA)
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