Michael Landon and Melissa Sue Anderson on the set of Little House on the Prairie

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Michael Lan­don and Melis­sa Sue Ander­son on the set of Lit­tle House on the Prairie

Slået op af Rare & vin­tage pho­tosOns­dag den 20. juni 2018

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Malasanità, donna risarcita dopo 56 anni

Oggi 78enne. Era scritto in cartella ma nessuno l’aveva avvisata

Ha dell’incredibile la vicen­da di un’anziana milanese che si è vista riconoscere un dan­no per una ques­tione di malasan­ità dopo 56 anni. Alla don­na, oggi 78enne, nel 1962, quan­do ne ave­va 22, venne dimen­ti­ca­to un ago da sutu­ra nell’addome, ma nes­suno lo disse. Oggi, come ripor­ta il Cor­riere del­la Sera, ha ottenu­to un ris­arci­men­to di 200mila euro. La don­na sof­frì di fitte addom­i­nali improvvise per qua­si quarant’anni, sen­za che si rius­cisse mai a capirne le cause.

Ebbe comunque due figli, per for­tu­na sen­za com­pli­cazioni. Nel 2000 però, gra­zie a una las­tra all’addome, venne a sapere di quel cor­po estra­neo. Dopo una lunghissi­ma battaglia giudiziaria, è rius­ci­ta a evitare la pre­scrizione (i giu­di­ci han­no riconosci­u­to che la causa pote­va decor­rere dal 2000, anno in cui era venu­ta a conoscen­za dei fat­ti) e poi a trovare la cartel­la clin­i­ca, sul­la quale era scrit­to a chiare let­tere del­la dimen­ti­can­za.

(ANSA)

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Prende 90 multe in 2 anni, poi la scoperta choc: «Sono tutte auto guidate da rom»

Il verbale da cinquemila euro ricevuto da Cardone

di Alessia Marani
“Inse­gui­to” dal­la polizia stradale di mezz’Italia, bersaglia­to da multe a tre zeri, “ricer­ca­to” dalle com­pag­nie assi­cu­ra­tive nazion­ali, tut­to per col­pa di 16 auto, tra cui una Jaguar, Mer­cedes e Bmw, a lui intes­tate frau­do­len­te­mente. L’incubo non conosce tregua per Rena­to Car­done, 70 anni, un ignaro impren­di­tore di San Severo (Fog­gia), la cui iden­tità è sta­ta ruba­ta e che si è scop­er­to “pro­pri­etario” di un’incredibile par­co auto di vet­ture che cir­colano sul ter­ri­to­rio di Roma e del­la sua provin­cia (ma anche in Toscana, Lig­uria, Puglia e Trenti­no) gui­date da cit­ta­di­ni, soprat­tut­to stranieri dell’Est, che non si pre­oc­cu­pano di viag­gia­re sprovvisti di cop­er­tu­ra assi­cu­ra­ti­va o con la patente scadu­ta o sospe­sa.
La mul­ta da oltre 5.000 euro

Alcu­ni sono sen­za fis­sa dimo­ra, altri sono risul­tati domi­cil­iati nei campi rom del­la Cap­i­tale. Non solo, i nuovi “pro­pri­etari”, invece, sapen­do di far­la fran­ca e di non dovere pagare mai, sfrec­ciano a veloc­ità fol­li, entra­no nelle aree ris­er­vate alla Ztl, si fan­no bef­fa dei divi­eti di sos­ta, non pagano i pedag­gi autostradali. Accu­mu­lan­do con­travven­zioni che, poi, ven­gono pun­tual­mente ind­i­riz­zate a Car­done.

«Se non fos­si rius­ci­to a fare annullare alcu­ni ver­bali e non aves­si pre­sen­ta­to i ricor­si — rac­con­ta Car­done — solo per i pun­ti, avrei già strac­cia­to sette o otto paten­ti. Ma sola­mente di spese legali ques­ta vicen­da pazzesca mi è costa­ta 10mila euro». Tut­to ha inizio nel dicem­bre 2016 quan­do i cara­binieri bus­sano a casa di Car­done alla ricer­ca del fug­gi­ti­vo alla gui­da di un’auto che non si era fer­ma­ta all’alt impos­to. In due anni l’imprenditore si è vis­to con­testare novan­ta ver­bali. «L’ultimo che mi ha recap­i­ta­to la Stradale — aggiunge Car­done — è da ben 5.016 euro. Lo han­no sti­la­to dopo avere fer­ma­to sul­la via Ardeati­na un romeno alla gui­da di un vei­co­lo sen­za assi­cu­razione. Quell’uomo ha dichiara­to agli agen­ti che io gli ave­vo presta­to l’auto. La macchi­na è sta­ta seques­tra­ta, il romeno las­ci­a­to andare e io ecco­mi con l’ennesima mul­ta da con­testare. Ma mi han­no det­to che se pago presto mi scon­tano duemi­la euro. Assur­do». Car­done ha fat­to il giro di Pro­cure, prefet­ture, caserme dei cara­binieri e com­mis­sariati.

«A Roma, per esem­pio, il vice-prefet­to ha capi­to la situ­azione e sta cer­can­do di aiu­tar­mi. Ma non so più come fare per fer­mare ques­ta valan­ga di con­tes­tazioni che mi arrivano — dice — soprat­tut­to non riesco a capire che cosa si aspet­ti ad aprire un’unica grande inchi­es­ta uni­ca che fac­cia luce sull’organizzazione che si è servi­ta dei miei dati per­son­ali, per­ché è chiaro che si trat­ta di una ban­da con base a Roma e nel Lazio e che si avvale spes­so delle stesse agen­zie di pratiche auto o di inter­me­di­ari per effet­tuare i pas­sag­gi di pro­pri­età fasul­li a nome mio. Gli autori usano foto­copie di doc­u­men­ti intes­ta­ti a me, una vol­ta su uno di questi c’era scrit­to che ero vedo­vo».

Le sedi­ci auto sono: un’Audi tar­ga­ta CM (pas­sag­gio effet­tua­to in via Col­lati­na, multe collezion­ate a Cagliari; una Pun­to tar­ga­ta CE (pas­sag­gio Aci, multe prese a Roma e Frosi­none); una Zafi­ra tar­ga­ta CA (pas­sag­gio in Molise, multe per Ztl, veloc­ità e man­can­za di assi­cu­razione a Roma e Fer­rara); una Bmw serie 3 tar­ga­ta BP (pas­sag­gio agen­zia Tivoli, ex pro­pri­etario domi­cil­ia­to al cam­po rom di via Salviati, multe in Fran­cia e a Roma); una Mer­cedes tar­ga­ta BV (agen­zia dei Par­i­oli, ecces­so di veloc­ità in Spagna); una Focus tar­ga­ta CT (pas­sag­gio di pro­pri­età effet­tua­to a Roma e ver­bali a Brin­disi, Vibo Valen­tia e Saler­no); una Bra­vo tar­ga­ta DZ (pas­sag­gio in Roma ed ex pro­pri­etario un altro ospite del cam­po di via Salviati); una Mer­cedes tar­ga­ta BZ (pas­sag­gio in un’agenzia di Lati­na e multe prese a Roma e Pra­to); una Jaguar tar­ga­ta BL (pas­sag­gio a San Cesareo, pro­pri­etario prece­dente un con­ces­sion­ario); una Megane tar­ga­ta CG (ex pro­pri­etario res­i­dente a Fontana Can­di­da e multe prese a Fiu­mi­ci­no e Roma); una Volk­swa­gen Polo tar­ga­ta CH (pas­sag­gio fat­to a Cen­to­celle, ex pro­pri­etario lo stes­so res­i­dente a Fontana Can­di­da, multe prese a Bari, la Spezia, Livorno, Firen­ze e rato); una Megane tar­ga­ta CM (anco­ra un’agenzia al Col­lati­no), multe a Roma, Iser­nia, Pra­to, Pis­toia, Formel­lo, e Bel­luno); una Focus tar­ga­ta AZ (pas­sag­gio a Pon­tecor­vo, ver­bali collezionati a Cam­pag­nano, Formel­lo, Palesrti­na, Peru­gia e Zagaro­lo); una Peu­geot 1007 tar­ga­ta CX (pas­sag­gio a castelverde, con multe a Roma, Arez­zo, Terni, Cassi­no, La Spezia, Veroli e Roc­ca dei Volsci a Lati­na); una Clio tar­ga­ta CD (pas­sag­gio a Colle­fer­ro, multe a Cam­pag­nano, Ladis­poli, Tivoli, Fiu­mi­ci­no, Formel­lo, Zagaro­lo); una Cro­ma tar­ga­ta DD (pas­sag­gio a Cor­colle, ex pro­pri­etario un cit­tadi­no bul­garo). Il legale di Car­done, ora, chiederà al giu­dice di depen­narle dal Pra. «Per­ché se lo fac­cio io — affer­ma — è come se ammettes­si che sono real­mente mie». Quin­di pro­ced­erà denun­cian­do le agen­zie poco cor­rette. «Ho scrit­to anche al Min­is­tero dei Trasporti, aiu­tamei a uscire da questo incubo».

https://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/multe_rom_truffa_auto_intestate_anziano-3814421.html
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Roma, spedizione in stile “Gomorra” al Tuscolano: massacrato tatuatore e picchiati i clienti

Roma, spedizione in stile

di Mar­co De Risi
Spedi­zione stile “Gomor­ra” al Tus­colano, a Roma. Quat­tro ban­di­ti di orgine napo­le­tana, ieri pomerig­gio, han­no fat­to irruzione in un negozio per tat­u­ag­gi in via Quin­to Pedio, aggre­den­do in modo feroce il tito­lare, un gio­vane sui 30 anni e mal­me­nan­do anche i cli­en­ti. Un ban­di­to ha col­pi­to con il cal­cio dell’arma il viso del tat­u­a­tore procu­ran­dogli una pro­fon­da feri­ta. I quat­tro, con il volto cop­er­to e con guan­ti in lat­tice per non las­cia­re impronte, si sono impos­ses­sati del Rolex del­la vit­ti­ma, di mille euro, dei macchi­nari per tat­u­are riposti in due bor­soni e di una cas­set­ta con 4.000 euro.

Il ”raid” fini­to nel sangue è accadu­to ver­so le 18.30 e sono sta­ti in tan­ti ad assis­tere alle fasi dram­matiche dell’azione dei ban­di­ti. Sul pos­to è inter­venu­to un equipag­gio del­la polizia che ha sol­lecita­to l’intervento urgente di un’ambulanza. Il gio­vane rap­ina­to, appari­va in sta­to con­fu­sion­ale e ricop­er­to di sangue che gli usci­va dal­la feri­ta al volto.

E’ sta­to trasporta­to all’ospedale Figlie di San Camil­lo dove i medici ne han­no dis­pos­to il ricovero. Le sue con­dizioni non sono gravi ma des­ta pre­oc­cu­pazione la pro­fon­da lesione al volto. E’ la polizia ad inda­gare. Nel negozio c’è sta­to un sopral­lu­o­go del­la polizia sci­en­tifi­ca. Inqui­etan­ti le fasi dell’aggressione che potrebbe non essere una sem­plice rap­ina ma anche un’estorsione. I ban­di­ti cam­pani han­no por­ta­to via gli attrezzi del mestiere al tat­u­a­tore come se non gli inter­es­sasse il bot­ti­no ma piut­tosto man­dare un mes­sag­gio crim­i­nale e trasver­sale al tito­lare del negozio. A suf­fra­gio del­la sec­on­da ipote­si anche la par­ti­co­lare vio­len­za dimostra­ta dai crim­i­nali.

https://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/roma_tuscolana_tatuatore_pestaggio-3814408.html

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Viminale, tolta la scorta a Antonio Ingroia. Il pm Nino Di Matteo: “È in pericolo”

A mag­gio il Vim­i­nale ha comu­ni­ca­to all’ex pm, “con­dan­na­to a morte” da Cosa Nos­tra, che ora non è più “a ris­chio”. Lui ha rispos­to, per las­ciar trac­cia del suo dis­senso

Nel mirino –  Allievo di Falcone e Borsellino, Ingroia  è stato per vent’anni pm a Palermo – Ansa

di

Il mag­is­tra­to Nino Di Mat­teo pesa le parole: “La mafia e i poten­ti che col­ludono con la mafia non dimen­ti­cano”. Eppure – annun­cia in una man­i­fes­tazione pub­bli­ca a Milano – lo Sta­to ha deciso di togliere la scor­ta ad Anto­nio Ingroia. Ora avvo­ca­to, già gio­vane col­lab­o­ra­tore di Pao­lo Borselli­no, Ingroia è sta­to il pm paler­mi­tano che ha avvi­a­to le indagi­ni sul­la trat­ta­ti­va tra Sta­to e mafia, poi por­tate a proces­so da Di Mat­teo, il quale il 20 aprile 2018 ha ottenu­to la con­dan­na in pri­mo gra­do di uomi­ni delle isti­tuzioni come Mario Mori, Anto­nio Sub­ran­ni e Giuseppe De Don­no, di boss di Cosa nos­tra come Leolu­ca Bagarel­la e Antoni­no Cinà e del “medi­a­toreMar­cel­lo Dell’Utri.

Pos­sono pas­sare gli anni, ma Cosa Nos­tra non dimen­ti­ca”, gli fa eco Francesco Del Bene, con lui pm in quel proces­so, “la revo­ca del­la pro­tezione a Ingroia fa orrore”. E il soci­ol­o­go Nan­do dal­la Chiesa, sul pal­co del­la Cam­era del Lavoro milanese insieme a Di Mat­teo e Del Bene, aggiunge: “Sem­bra che sot­to la deci­sione buro­crat­i­ca di revo­care la scor­ta a Ingroia ci sia una rap­pre­saglia nei con­fron­ti di un mag­is­tra­to che ha dato fas­tidio”.

I fat­ti. Un paio di set­ti­mane dopo la sen­ten­za sul­la trat­ta­ti­va, agli inizi di mag­gio, a Ingroia arri­va una let­tera del prefet­to di Paler­mo. Con lin­guag­gio buro­crati­co gli comu­ni­ca che, d’intesa con il prefet­to di Roma, l’Ucis, l’uffi­cio cen­trale inter­forze per la sicurez­za per­son­ale, ha val­u­ta­to che non esiste più per lui “una conc­re­ta e attuale espo­sizione a peri­coli o minac­ce”, dunque gli viene revo­ca­ta la pro­tezione.

L’ex mag­is­tra­to ha la scor­ta dal 1991, quan­do lavo­ra­va a fian­co di Borselli­no, dunque da 27 anni. Nel tem­po è più volte cam­bi­a­ta l’intensità del­la pro­tezione, pas­san­do dal sec­on­do al quar­to liv­el­lo di ris­chio. Negli ulti­mi anni si era ridot­ta a soli due uomi­ni che lo scor­ta­vano però in tut­ti i suoi sposta­men­ti.

Un paio di giorni dopo la let­tera del prefet­to di Paler­mo, come annun­ci­a­to, la scor­ta scom­pare. Il 16 mag­gio Ingroia scrive all’allora min­istro dell’Interno del gov­er­no di Pao­lo Gen­tiloni, Mar­co Min­ni­ti, e al capo del­la Polizia, Fran­co Gabriel­li.

L’ex mag­is­tra­to non con­tes­ta la scelta dell’Ufficio inter­forze, non dis­cute la deci­sione pre­sa dagli organi che han­no la com­pe­ten­za – ma anche la respon­s­abil­ità – di quel­la scelta, ci tiene però a las­cia­re trac­cia scrit­ta che non solo è rimas­to sor­pre­so dal­la deci­sione, ma anche che non la con­di­vide. Sia chiaro, a futu­ra memo­ria, che non c’è sta­to il suo assen­so alla sospen­sione del­la pro­tezione. Per­ché alcu­ni seg­nali di peri­co­lo restano a suo avvi­so attuali.

Ci sono anni di indagi­ni a Paler­mo su Cosa nos­tra, che Cosa nos­tra non dimen­ti­ca. E ci sono fat­ti più recen­ti. Totò Riina, inter­cetta­to in carcere pri­ma del­la sua morte, ha defini­to Ingroia “il re dei cor­nu­ti”, men­tre rac­con­ta­va al suo inter­locu­tore la con­dan­na a morte dec­re­ta­ta per Di Mat­teo. Un col­lab­o­ra­tore di gius­tizia, Mar­co Mari­no, ha rifer­i­to al procu­ra­tore aggiun­to di Reg­gio Cal­abria Giuseppe Lom­bar­do, impeg­na­to nel proces­so che potrebbe essere chiam­a­to “Trat­ta­ti­va 2”, sul­la parte­ci­pazione delle cosche cal­abre­si alla strate­gia strag­ista, che Cosa nos­tra e la ’ndrangheta ave­vano insieme con­dan­na­to a morte Ingroia con il propos­i­to di far­lo saltare in aria con ven­ti chili di esplo­si­vo. L’attentato non c’è sta­to, ma i mafiosi, si sa, dif­fi­cil­mente revo­cano le con­danne a morte. Un altro “pen­ti­to”, Carme­lo D’Amico, ha rifer­i­to che nel 2015 anche i servizi seg­reti ce l’avevano con Ingroia e Di Mat­teo.

C’è il pas­sato di mag­is­tra­to a met­tere in peri­co­lo Ingroia, ma anche il pre­sente di avvo­ca­to di parte civile e difen­sore di col­lab­o­ra­tori di gius­tizia in pro­ces­si di mafia in cor­so. Come quel­lo per l’uccisione di due cara­binieri, Antoni­no Fava e Vin­cen­zo Garo­fa­lo, uccisi nel 1994. Ai suoi numeri arrivano di tan­to in tan­to mis­te­riose tele­fonate mute. Ancor più inqui­etante una tele­fona­ta par­lante, invece, fat­ta allo stu­dio di Ingroia da una delle figlie di Totò Riina che chiede­va con insis­ten­za di par­lare per­sonal­mente con l’ex mag­is­tra­to.

Il min­istro uscente Min­ni­ti pas­sa la pal­la al capo del­la polizia e al nuo­vo gov­er­no. A questo pun­to Ingroia man­da una let­tera, il 4 giug­no, al nuo­vo min­istro dell’Interno Mat­teo Salvi­ni. Una ulte­ri­ore, data­ta 21 giug­no, la invia a Salvi­ni e al suo sot­toseg­re­tario Car­lo Sibil­ia, del Movi­men­to 5 stelle. Chiede di essere rice­vu­to per spie­gare di per­sona. Nes­suna rispos­ta. Una con­ces­sione però gli viene fat­ta, gli viene asseg­na­ta una “pro­tezione di vig­i­lan­za dinam­i­ca a orari con­venu­ti”: se comu­ni­ca per tem­po via email quan­do esce di casa, per quell’ora arri­va un’auto del­la polizia che si piaz­za sot­to casa. Una pro­tezione ritenu­ta dagli esper­ti del tut­to inef­fi­cace, in pre­sen­za di peri­coli seri.

Ci sono per­son­ag­gi del­la polit­i­ca che restano sot­to scor­ta”, ricor­da Nino Di Mat­teo, “e alcu­ni da anni non han­no più alcun ruo­lo pub­bli­co. Ingroia invece è las­ci­a­to sen­za pro­tezione”. I nomi non li fa, ma non sono dif­fi­cili da ricostru­ire: Maria Ele­na Boschi, Mas­si­mo D’Alema, Nichi Ven­dola e tan­ti altri gira­no pro­tet­ti. Anto­nio Ingroia, colui che ha dato il via alle indagi­ni sui rap­por­ti inces­tu­osi tra mafia e Sta­to, è invece las­ci­a­to solo.

https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/tolta-la-scorta-a-ingroia-di-matteo-e-in-pericolo/

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Ernest Hemingway nel bar Floridita a l’Avana

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Ernest Hem­ing­way nel bar Floridi­ta a l’Avana

Slået op af Ivan Del­la Roc­caLørdag den 23. juni 2018

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Bellissima Marylin — 1956

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Bel­lis­si­ma Marylin — 1956

Slået op af Loredana Mas­cioc­coLørdag den 23. juni 2018

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Michael Jackson registra i battiti del suo cuore per usarli nella sua canzone “SMOOTH CRIMINALE”.

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Michael Jack­son reg­is­tra i bat­ti­ti del suo cuore per usar­li nel­la sua can­zone “SMOOTH CRIMINALE”.

Slået op af Alfre­do FontanaLørdag den 23. juni 2018

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Per la prima volta, la nasa cattura in hd le dune scure di Marte

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Per la pri­ma vol­ta, la nasa cat­tura in hd le dune scure di Marte

Slået op af Alfre­do FontanaLørdag den 23. juni 2018

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felicita’

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felici­ta’

Slået op af Alfre­do FontanaLørdag den 23. juni 2018

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